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MANUALS
BELLA LETTERATURA
DEL PRIMO SECOLO
ItELLA LINGUA ITALIAiVA
COHPILATO
DAL PROFESSORE
VINCENZIO NANNVCCl
P E R U S O
BELLA STUDIOSA GlOVENTd
DELLE ISOLE JONIE
Tlbll> SXC08IDD
FIREmZE
DAl-U TIPOGRAFIA MAGHERI
1838
Sunt enim illi f^eteres, qui omare nondum
poterant qucB dicebant , omnes prope prceclare lo^
cuti : quotum sermone assue/acti qui trimt y ne cu^
pientes quidem poterunt loqui , nisi Latine • Neque
tamen erit utendum verbis iis quibus jam consuetur
do nostra non utitur, nisi quando ornandi causa
parccy quod ostendam: sed usitatis ita poterit uti,
lectissimis ut utatur, is, qui in veteribus erit scriptis
studiose et multum wlutatus.
GlGER. DX OaAT. LIB. 3. CAP. 10.
« • 4
« * • . •
• •.
IVOZIOiVI PRELIM IIVAlil
CAP. VII.
Db' VARII ACCIOBliTI CHB PATOMMO I HOMI
paxsso OLi AJoncHi .
$. I-
,»
DBUE tEEllINAZIOin DB ROMI •
jUibbero anticamente i nomi aloane desineoze partioolari , che oggi
Bono quasi tutte abolite • CoA fu carissima ai Poeti del primo Secolo ed
ai Troyatori
I. La terminazione in anza , cV h deirinfima LatiniU, quando la
pi& gran parte de' nomi si finiya in antiay come acceUrantia j condensantia ec*
Quindi noi leggiamo ne' nostri Antichi mllegranza per aUegrczza , pietan^
za per pteik j riposanza per riposo , riptnianza per ripentimento , iristanza
per tristezza, comincianza per cominciametUo ^ amanza per atnore, e al-
tri mille. [i) Guido delle G>lonue:
Amor, che Uingiamente m'hai menato
A freno stretto senza riposanza,
Allarga le tue redini in ptetanza .
Semprebene da Bologna :
Assai val meglio bnono incominciare^
Che poi io fare - non val ripentanza.
Fra Jacopone:
Solo abbonda entro noi pena e tristanza .
Guido Guinicelli:
Non mi sie fallo , s' io le posi amanza •
Brunetto lAtini nei Tesoretto:
Ma la sua gran possan^
Fu sanza comincianza.
E Mazzeo Ricco:
Gioiosamente canto
E yiyo in allegranza. (2)
II. La terminazione in ore ^ come iaudore per laude ^ follore per
foUia , riccore per ricchezza j btttore per bettezza ^ follore per folio , ge^
(1) I Proyenzali: al^fransa, henanonso, maUmansa, aeordatua «c. (2) Jlkgnaua,
bepche sia yocal>olo fuggito affatto dalle nostre bande, tultayia e di piu doloe luano,
9 piu yago deir altro cae gli e succeduto, pio« allegrezaa.
lore per gdo , iwcre pBt luedj gi&b^ pbt gbiuj UisidfT per trisio
%a ec. (1) Dante da Majano:
Di ci6 cb' audivi dir primieramente,
Geiitil mta donna., di voatro laudore.
Di tal foUore ci6 che pu6 m' aYvegna •
Ma d'esto gran &Uor mi partiraggio*
Brnnetto Latini :
Anzi sarai tuttore
In grandezta e riooore • •
Pier delle Vigne:
Poi tanta canoscenza
A compimento di tanto liellor^
Senza mancare Natura le ha da to •
Jacopo da Lentino:
Tant' faa di male usaggio
Che di state ha gelore.
Guido Guinicelli:
Tanta vi h piacenza
Gik per cui lo meo core
Altisce (2) in tal lucore •
Ser Monaldo da Soffena:
£ di cio mi rammanto,
£ vivone in gioiore.
E Fra Jacopone:
£ M tristor ch' alberga in core,
La midolla gli ha seccato.
III. La terminazione in aggio j come coraggio per cuore j usaggid p6r
uso , dannaggio per danno j allegraggio per allegretza^ signoraggio per ^Z-
gnoria, jaliag^io per folio j visaggio per visa ec. (3) Daqte da JVIajaaos
Nei mio coraggio non considerai •
Che 'a 91 grande allegraggio mi ritene
La Tostra innamoranza ec.
Che fora son del suo mal segnoraggio
£ lo piacer del Tostro car visaggio •
Pier delle Vigue;
£ piango per usaggio,
Come fa lo malato,
Che si sente gravato ,
£ dotta (4) in suo coraggio .
Jacopo da Lentino:
Al meo yirente, Amore,
lo non t( falliraggio;
(1)1 Proyenzali: laudor ^ follor , ricor cc. (2) S' inftlza. (3) I Provenzali: coratge,
usatge, dampnatgej aleeratge, senhoratge ec. Ma si essi che gl' Italiani presero questa
desinenza da' Latini de bassi tempi , che diceyano ex. gr. hominticium, homenagium,
hommagiw'n, ovragium, paragiumj usagium e usatgium, baronagium^ sei*yagium e ser'*
\fentagium ec. Vedi il Du-Cange. (4) Teme.
V
Pevtk *\ la'singator^,
Che p^rla di tal fiillli^io i
Gaido cl«lle Golonnd. i
Amor tion cnra di far siioi dannaggi. ('t) I
E Fra Jaeopoive disse atnaggio per amore:
No 11a si cura di si grande amaggio •
IV. 1a terminazione in gione , come prtgagione per preghiera , do"
mandafiione per d^manda^ pensagione per pewiero, fdUigione per failo ^
pentigione per pentimento ec. Fra Guittone :
£ seihpre le to' stare in pregagione
Ch' ella mi renda V amorosa vogtta »
lliapo Gianni c
Che interamente m' avete appa^to^
Ed addoblato — mia domandagione •
&mnetto Latini:
Ma la sua pfensagione
Li Tenae A faliutn ec.
lAghil&^i Siciliano:
Ne Don m' ^ a piftcimento
Bar lode a chi commette falligionek
£ il BarbiBrino :
i^oi gnarda V affezione
£ la lor pentigione •
V. tia terminazione in ura , come caIuta e freddttra per ealdo e
freddo , dolzura per doictzta, vanura per vanitij onestura per onesta ,
jorfattura per forf alto j cioe misfatto, gialura per gelo ec. (2) Guide delie
Golonne:
Amor non cura di far snoi dahnaggi,
Che li coraggi — mette in tal cat ura
Che non pon rifreddare per freddura .
Pra Jacopone:
Innanzi ch' io '1 provasse, domandaya
Amar Gesji , cradendo cio doizura • (3)
Fra Guittone:
Qaand' io m* acoorsi della sua vanura .
U Barberinoff
£ poi per onestura
Non per significanza il covre alquanto.
(1) Mesaer Io AbAte da Napoli disse damWus^o^ al modo Napolitano:
God comparte il pro con il dammaggio.
£ Fra Guittone, ayyidnanaosi piii al Provenzale^ scrisse piii rozzameate dampnaggio:
Che place lei per mia morte dampnaggio.
Dannaggio, bench6 antico, fu usato dal Monti nella Basyilliana:
£ dir6 come congiurato uscio ^
A dannaggio di Francia il mondo tutto.
(2) I ProvenzaU yo^urtf^ tortura, rancura ec. (3) Questi due yersi sono di una Can*
zone che incomincia:
Amor di caritate,
Perche m' hai si ferito ,
die TEditore Fiorentino de' Poeti del primo Secolo della lingua Italiana assegna a S.
Francesco di Assisi . Ma non solo il Tresatti , ma anche tutti i Codici cKe ahbiamo. y6-»
duti, e sono in buon numero, la danno concordemente a Fra Jacopone.
yi
Guido Orlandi:
Che iioti perdoDO tnai la forfattani*
£ Bonaggiunta Urbiciani:
£ diinonmdo nella sna giafara.
$. n.
DI ALtai ACCUkatl DBt ttOMI •
S' incontrano parimente ne' primi Scrittort alcnne altrd terminazioni
doi notni , oggi ripiidiale, o Faramente aromesbey obe noi ^ui noteremo,
L'Ab. Zannoni a quei Tersi del Tesoretto di Brunetto Latini^
Ben ti GOfisiglio ouesto :
Che se coo lo Legisto
Atar te ne potc^ssi ,
Vorrei cbe lo faeenf,
annota; c La voce Le»isto manca nel VocabolariO • Vale lo stesAi cbe Le^i-
sia, e forse si h adoperata per cagion della rima . b Questi ncstri Gruscao-
ti danno alcune volte in ciamnanelle: e' pare impoaBibile cbe un Sefi;re-
tario del Frullone ignorasse cne gU Antichi ebbero in uso di cbiadere
in O alcnni nomi che presso noi chiudonsi in ^. Fazio degU Uberti ei*
gr. nel Dittamondo, lib. II. Cap, XIX« ha artiHo per artista:
£ ficritto yi parea per buon artttto
In nna stola d'or, lungo oostni:
/ Delia Vei^in Maria nascerk Crislo*
£ fAl G. V. Sofisio per Safisia:
Similemente dissi a quel SoBsto
Cbe ata in Bueinme a piantar vigne e lichi ,
£ che non cura di si caro acqutito.
Ser Pace pi one to per plane ta:
Nessun pianeto doveria parere ,
Poi ch' nanno in me perduta lor yerttate •
Frate Angelo da Camerino Battisto per BaitisU:
Con Messer santo GioTanui Battisto.
£ percbe non si creda che sia in forza delta rtma , eecnne alcnni esent*
]>j ancor della prosa . II Malespini : e per lo migliore pianeto e maggtor
die si trosfasse e per la prima citta rifatta si fue in tutto chiamata Fieso-
le . II Villani: per mogfie ebbe la figliuoia del dispqio di Romania. Mat-
teo Spinel lo: alii 3 di Dicembre ^259. venne lo dispoto de la Morea* E
nelle Vite de'SS.Padri: e avvegnache fosse pagano e idolatro , con tuUa
la SUA famiglia ec.
In O tenniaarODO pure alcuni altri nomi cbe oggidi banno la dessi-
nenza regolare in £, come nomo per nome , sublimo per sublime _^ osto
fer oste^ Tevero per Tevere^ giovano per giovouc, generQ per genercj ta^
mo per rame. Comuno per Comune ec. Fra Gaittone.*
Nome ba costni Y Amore ;
Ahi Deo 9 cbe falso nomo!
£ R^lla Lett. 25. O giovana € vano oorpo. Bonaggittnta Urbiciani s
£ puoi 'I conoscer pure al piii sublimo.
II Barber! no:
Troppo noi metta tosfo
In calda stalla d' osto •
II Villani lib <0. c. 94. E iscavati dalle monimenta gU tranavano per
Vlf
Boma e gtUas^angU in Tevero. Nel Volgarizzaineiilo di Palladio: tui/e
qutU* altre ie quali io dissL di sopra m genero^ II Boti Del GNnu. a I C.
XI V deir Inf. tutto I* eUtro corpo era di ramo in fine al festo. Bruaetto
Latini :
E' nasce prima mente ^
Al padre e a I pa rente,
E poscia al sao GomtiDO • ('I)
E DtiDte nel C. VI. delF Inf. disse vermo per verme:
Qaando ci soorse Gerbero ii gran vemio,
E nel C« XXX. Giuseppo per Giuseppe :
L' una i la falsa cue accuso Giuseppo. (2)
Per Io contrario in E alcuni cbe linisoono in O od in A. Monte
Andrea.
G>niie tesore h delT ootno corona,
Fra Giordano nella Predica XII. I* orecchie, ode i suoiU e le voci . Franca
Saocbetti :
Che questo mio Sonetto, ch' i il quarte,
T* aspetter^ da Innge rot lie miglia •
Dante nel G. XXIII. del Purgat. disse figUuole al modo del yocat. de* Lati*
mJUioUi
Lo piii cbe padre oii dicea: figlioole,
Vienne oramai • (3)
E nel C. XIX. del r Inf. idolatre per idoUtra:
E cbe altro h da voi a IT idolatre
Se oon ch'egli uno, e Toi n' orate cento?
E TAriosto, intendentissimo di nostra fayella, non meno cbe di poena,
scrisse vase iuvece di vaso nel C. XXIII.
Gosl Teggiam restar T acqna nel yase. (4)
la medesima yariazione patirono ancora gli aggettiyi, come /Sue per Jliiio,
lente per lento , vidente per violenio ec. Goal nel Gentiloquio del Pucci
G. 38. St* 85. kfiere per fieroi
AecioGchi ciascan fosse ardito e fiere •
E negli Anticbi il male staio , ii mole uomo ec. O^i , qnantunque ben
si dica mesiiero e mestiere j prigioniero e prigionierr ec. tuttayia sarcbbe
da scrittore barbogio lo scriyere ex. gr. fume fer fumo , pome fer porno j
anelle per ancllo eo.
(1) L' Aatore del libro deUa volg, eloq. lib. 1. Gap. XIII. attribuisce questa desi-
neaza ai Lucchesiy che diconoiyb voto a Dio che ingassaria eie lo Comimo di Lucca.
Franceioo lamera ha sempro per sempre:
La speranza^ la quale io meco ho sempro.
E Jacopo da Lentino neiento per neienu oesia niente:
Per6 ae m' amate,
Gia non y' ingannate
Neiento .
Tutte deiinenze da fuggini. (2) E cosi dice la nostra plebe, in bocca della quale si
sente tuttodi confetsoro, arUecessoro, inta*esso, crinoj giuUbbo, pescio ec. (3) Giusta
de'Conti nella Bella mono ha Nile per 19ilo:
Orso, ne 1' Amo gia, ne il Tibro, o il Nile ec.
(4) Bonaggiunta Urbiciani termin6 in E anche il pronome stesso:
Qual uomo e laudatore
Dello suo fatto stesse.
E le Storie Pistolesi haamo^ne, preposizione , per Jino: E feceU accotnpagruu'H fine
mi confini di Firenze.
' ytif
Anche alouni aTTerbj, cbe on Bniscoiio in A 9 ebbero anticameiite
la termtoazione in £• II Barberino:
Ma, qaanto sat, tattore
Fuggi I' uom traditore •
Inghilfredi Siciliano:
Che da piccolo odore ^
Ingrandisce talove*
Ciullo d'Alcamo:
Femtna d'esto secolo non amai tanto ancore.
E Dante nelle rime:
DicQ pensando I' ovra sua d' allore .
S* inobntrano parimante assai spesso nei vecchi Scrittork ternninaH ttt
E nel plurale parecclii nomi cbe hanno ]a desinenza in I, come porttantfn-
te J sospire J tormente ^ idole, martore ee. per portumeotiy sospiri ec-
Guidp dalle Colon ne:
E faono yista di lor portamento «
Se Madonna 'SaTesse li martore»
Amore h nno spirito d' ardore
Che non si pu6 Tedire,
Ma sol per li sospire
Si fa sentire — a quello eh' h amadore^
Ingbilfredi Siciliano:
Amor comincia prima a dar tormenle*
Gttido Gttinicelli:
Li aflfanni e li martire,
Cbe Amor mi fa sentire.
CtttUo d' Al<iamo:
A meoe non aitano amtci nh parente.
Nel la Storia di Barlaam : e mostrh a loro la falsitade ch* era nM idale •
II Malespini, C. 75. Ma in fine pure crearono U maladette parte j cite
furbn^ poi in Ft rente. Qoesta termtnazione fo data pure agli aggettiri •
Co8\ Fra Guittone nelle Lettere ha grtuuievze grande per grandi . £ W
Poliziaaa neli' Orfeo sollazzevoh per soilazzevoii:
Quanto le rime toe son sollazzevole ! (4)
Questo tdiotismo s' incontra di frequente nel Morgante del Pulci c in altri
Scrittori Fiorentini, e si usa ancbo oggidi dalla nostra plebe , la quale
dice le genie per le gently le noce per It nod ec* Laonde il Varcbi be*
ne avyerte neil* Ercolano : egli hanno mangiato nod > benche il sH}lgo.
dica noce. (2) ^
E ad imitazione della decUnaziohe Latina^ cioe del mascolino della
prima, dal singolare Vangelista, Profeta ec« si fece nel plurale la termi-«
(i) Dante nel Credo disse tarde per tardi:
A dispettare e pronta e al bene e tarde.
£ otme e (^ne per ogni e familiarissimo agli Antichi. (2) Su questo idiotismo de'Eioreo^
tini co8i scherzo facetamente il Berni nel Suo Sonetto contro Pietro Aretiiio:
quelle yeste ducale,
O ducali, accattate e furfantate.
1 Napolitani dicono Napole per NapoU ec
1%
naziooe in £.. *F)r<ii Gioirdai^p ti^Ila Pcedica XIV. tali fece aposto(i ^ taU
%^afigeliste , tali dottori e tali prof'tte , II fiarberrno:
Con li Iiimte agft^ntfi i •
, , Trsitta ^d^l ^tetnar dbe & gittstiEia •
Daote wi G. IX* delV Ii>f.
. , Ei m[\ a me ; qui «on gli eresjarobe. '
E I'Ariofito nd C. X^, ,
. ) : . Di ^iatidaoU e d' in&lici iMuite . ^
f) >p^ ;UD .cotal yeEzp di noatra Untgna termiitali in I altJ^i tobe. fini^
scoao in ^y. o in O, o ii^ A^ come Oesari., condavi , cimieri , \ am^ori ^
pesan^a, am^nfi ec... invec^ di Cesqre ^ cahclas^^ cimikro, urtmdpfssj pefan^
te J a^ame/ecp l\ But! nel.Conim. al G I* delllnf. ntbcqu^ al tempo eke
Julio Cetufi regnf^ nell' Jmperio .A\ Malespidi: mettendoM un etnto, dov^ erk
uii' tfquiUi di 9opjRa d^arg^nt^ ppr cimteri* Jacopo da liOiiliBoe - : .
Cosl come la jOaVe , ' • ^
Phe ^^tta aih fprluna ognt pesanli f ' '
MaaHooJE^ifBaq;:
■ • /
1,1 .4 ->
Olid' io pr^o I' Amore , - •
A cui .pro^ ogBi.aiiiAtitii
Come fino amadori , <
iD& Kfoi, parAei^o, lawovi a bti limamtew
Fia GMittpoe disse Eticki ^r ^a'c<»;>neUa \eit. ^2lii^ldioe:^9fistoiMe ih Eiii-
chi : che vertu non. cphiiiQ, (4) E mo^liet\i per mo^tHbrd^ nella lett. 13.
che moglieri aggio J Oifvero av£t voglio. (2). Welle Stori^iPiflfcdlest 'mw&^A
per maniera: ora facendo gu^rra in ted mameri.j U Duca J'ece bandire
oste. Id Daate stessi ,^p^ sies$Oj C. XIX. de4P Ittik .* ^ i > •. .1
, . ' .Cbsi dis^e iym^^stxOj ed eglistesei- / -
.. Mi.¥^PS e0*. .. '^ *' '/
E.n^l^?^ V. del Para4* ....
,, Si coineil $ol, cbe si cela b^U alessb« (3}
£ PanaucciQ dal JS^gfoha Qgnon per !Ojfaar«r . i . ' ..; '
PenaateTi ad ogoofi ^ \ ' -^
M^lti c»eder periti* ', t../v. ^ '.:
Aqfsbe i plurali fexaminiiu v che termihdbo re^larmeivte in 'E, ai
teiv^^oarDnp autican^nte in I, cqm^ parecchi per jDoirecc Aos >(^<»6» per fiM^
U^j^rbi per erbe j usti |)0r as^e^ porti f)er pcaMt» , tosH pec cartii>'«o. *Bl0i
Fioretti di S. Francesco: E cost tutto sollecito va cdla terra ^ e accatta
parecchi pentole , (4) Nelle Storie Pistolesi: c mangiavansi I* erbi (5) sal-
vatiche J come se fosse stato pane. Dino Compagni::.e.. /e Iq!{0^ ifisegne
ttlay^dno ^ spiccandole ail^ asti ^ = J5 cost j}erdeiaim,p il prim<^MtnfK> yperoc"
che hon ardimmo a chiudere le porti . Nelle Vite da', SS. .PadiAic, mand^
il campofno suo , ch* m^ta name Frate Smhesiroj a modo d' unbiiftditahR
idle porti delia ciUa . ^=»Eh partUe^i da rm ^ che g(a H&n \fO'giio prcnder
■. - '' ■ ' ''' \ ' * '
(1) U Bottari dice clie EfiMe piu seoondo la parafe origmale, puich^ I' Etica e
una . 9tQrpiatura i^^odot<ta 4»iqai ia nostra favella. Va. rj^tgioite. e,Tera>e giusta; Ina 1' uso
ha ^pproy^to Euca, e ripudidiio Etichi, (2) Moglieri dicona pure oggidi i Napolitani.
Questa termiuauone e proprifi^ d«i Pietoiesi e de' Pisani, e di alonn altro lu^go fuoti
di Firense . (3) Nel nostro Contad<> a' ode twttora pronunziare Chimenti per Chtmenti ,
096ia Clemeute, FoiUelucenti per Fonteli4cente , 5. Salvi, che S. Std^^io or^finalmente
dir si dovrebbe. E presso i. Siciliani nivi per luVe o neve ec. (4) Anehe Benireituio Cel-
lini nella sua Vita: il Duca parecchi i^citH gti Occenno che aivaov tgU mi doi^esse con-'
foriare ajermcwmi. (5) Cosi dicono tuttord i nostri Contadiiti.
T. II. b
X
mobile per avert i tnali dt e le moH notti. E i( I'licci ofel Geatiloqula' C.
54. St 36.
Veggendosi i nemici si allti costi . (I)'
Ed in A alcune voci che secondo la blioiia regola lianno presso di
noi la desinenza in £, come febbra per febbre , aunqua per dam/ue ,
qualunqua per qualunque , enorma par ttiotnw , ca^npeitra \>er campestrr ^
Pentecosta "per Pentecoste , Firenza per Firenze ec. Fra Gaitt<»ne iieMtt
Lett. 8. notte ^ia fatta j oontinua ii prese febbra . II Buti uei Goinin. al
G. II» del Int*. spinge chiunqua entra iH eiso . Al G« I. qUdtUn^ua iiomo
perfettamente cognosce ec. £ al G. VIII. io wncerb U pugna j difisndansi
quantunca poesano^ H Viilaoi lib. 8. c. 38. e crebbe tanto che si fediro^
no insieme , non perb di cosa (norma; cioi tnortiui. Nelle 'Vile d«'SS«
Padri: Per la Pasqua della Besurressione , e per la PentecOHa • VeWEpi-
stola di Papa Gregario IX- a Fedenigo II • si C0H\^rte in ammremd di %^ftc
Membrando la ginia nestra^
Ch'' avavaino/ bella, iobembra-.
Cos! ogna per ofi:ne o ogni j para per pare o pari ec. sono fVe^u^nfissimi
negli Antichi . (2)
£ la stessa deaiiikiiui fu data eziandio alcane voHe vile Toci termina-
te in O. Banouecio dal Bagno disse in sempiierna per in seiUpitetno :
£ di ciaBCvno ban merto m seupitern^.
£ Fra Guittone adessa ^ quasi ad ipsarh horam j per adesso :
MoYi , Ganft^ne , adedsa •
E nella letl. I. adessa ohe pensaste essere ammaeitrati . f3) • •
I nomi sostautiyi, o per dar loro pi^ gmtLia, o per mriaref o per
Tezzo o bizzarria degli Scrittori, o per cbe obe illtro,^ stato uso antico
di terminarli nel plan in isdrucciolo, al modo it* pectoraj torpora ec.
de'Latini. Cosi si soriste prmtora per p^ctti , tetidra "per tetti , nomora per
nomi ec. Bono Giamboni nel vvolgarizz. di Vegesio Flavio: ed ancota net
JBrevi si scnx^ono le nomora di coloro che fanno i srrsHzJ per quelle perso-
ne , a cui c data la licenza. E gradora epaleora ba il Novel lino: logora ,
borgera, corpora^ itrcora il Villani : ramora Daotei e per comprendervi
alcuno de' buoni pi^ modern i , donora^ caihpora , mondora it Dihvanzati
nel Tacilo . Oggi sifiatte desioenze suno afFatto diisusate ^ e non abbiamo
(1) II leggersi nelle, scrttture de* primi tempi porte e potti , aste c asti^ C9ste ^
costi ec. h^ fiitto supporre ad alcuni Giammatici che nel sing, si dicesse anticameule
poriit e pares ^ asta e dite, eosta e coste, come indilTerentemente si trova usato froii--
da ^Jroade, t^ena e taeieaec. ed allegano 1' esempio del Yittani che tante vohe disae
poi'te del DuonaOj porte ^. Piero^ parte S' Maxia ^. Ma questo eaemnao^ toflfte (m-
serva 1' Autore deUe note a quello Storico , non e tale da levare o^i aubbio , perchu
non ripugna che ivi porte possa essere del numero del piii; e potea aenza du])bio dire
part(K e porte iS. Pi&H) ec. come noi dieiamo la porta e le parte di casa , benohe non
C6 ne abbiamo che una sola . E' bisognava aver qualche eeem^b piii decisiino , e ' che si
fo^se trovato alcune volte, la porte ^ della porte ec. come troviarao la frtrnde , delta
JrQndfi ec, ma non ne abbiamo esempj. Onde pare che porta j asta;, costa, sia la sola
voce del singolare, e doppia uscita abbia soltanfo il plurale, cioe porte e porti , aste
e (istij, Qoste e costi. (2) La plebe Fiorentina dice tuttodi la pesta per la peste, dua
per due, ec (3) U nostro volgo la mana per la mono. n'Fulci n«l Morgante:
£ poi distese ridendo la mana,
£ reudegli la s^xida Durlindana.
XI
ritenuto clie 4a.v^e tempora in quattfo tempore j clie «(on6 dtgiuni che A
fsinno nelle qimUro stagioni delTanno; e la vooe donora , cbe sono qae-
gll arnesi, o altre cose cbe, oltre alia dotCy si danno alia sposa , quan-
do se ne ya a casa del marifo.
Si uso pure di porre ai nocni T afHsso mo, to > so ec. invece di /nio^
tao > suo ec. e si disse fratelmo per mio fratello >, figUuoUo per iuo figliuo^
io , signorso per suo signore , mo^Utma per mia inoglie , vitama per vita
nua ^ casata per tua casa ec. Ciiiilo d' Alcamo :
Se ci ti trova |)atremo coa gli altri miei parent! •
Di cio cbe dici, yitama, neiente non ti bale.
Moiti son 1i gnrofani) cb'a casata mandal •
I>ante nel C. XXIX. deir Inf.
£ non vidi gianimai menare streggbia
Da ragazzo aspettato dal signorso •
E il Pncci nel Centiloqnio, C. 66. St. 97. disse %i$o per suo zio:
Cosl non Tolle tralignar dal ziso.
Alcane di queste yoci s' odono aocb' oggi in bocca de' Napolitani, cbe
dicono mammata per tua mamma ec. ma non si amraettono piu nelle scrit-
ture.
Osserreremo finalmente cbe si leggono negll Anticbi alcune altre
desinenze dei norni, cbe parimente non sono o^gi piii in uso, come ex*
gr. bontadioso , facondioso , contrarioso ec. II Viliani, lib. 5* G. \, questo
Federigo fu lar^o y bontadioso e facondioso e gentile ec. Arrigo da Setti*
niello: lunga prosperity non fa I' uomo bontadioso . Guido Guinicelli :
Lamentomi di mia disaTTCntura,
£ d' un contrarioso distinato. ("1)
Verdero j lacciero , finero j mentiero ec. Federigo II.
Bella, dipoi cb' alia verdera
Riva ec.
Gonnella degl* Interminelli :
Pensavati non fare indiyinero.
E in altro luogo;
Poi cb* io sperava non esser fallero.
Fra Guittone:
prende laude o blasmo ogni mentiero.
In una Canzone antica d'Incerto:
Cbe non posso 'I meo core
Dimostrare finero •
E Lnnardo del Gualacca :
E Sanson malamente
Tradillo una lacciera. (2)
Pensivo J gradivo ec. Fra Guittone:
Percb' io n' bo tanto V anima pensiya •
.III I 1 1 ■
Ta sonatore e cantator gradiyo.
Cbe bel m' h forte cd aggradiyo or dire. (3)
(1) Il Provenzale cnntrarios «c. (2) II ProVenzale: plazentier, drechuner, cossU
rier, dezirier ec. (3) II Provenzale pessiv, agradiv*
XII
Sezzaio , primaw ec. Nella Vita di Barlaam : ^ueHo i ie^izaio manicare
carporale J che noi faremo insieme » £ Dante oel G* XVUl. del Parad.
Diligfte just it i am prima i
Fur verbo e norue di tutto '1 dipinto,
Qui judicatis terram fur sezzai • (4)
PrQssimano , tostano j certano ec. Branetto Latin! nel TesoTo: I* uomo dee
§uardare ven'lk sopra tutte le cose ^ perchi ei fa prossimani a Dio , ch,' i
tutta s^erita . Dino Compagni : tarde sono le profferte del re , e troppo
tostana i la \fenuta di Messer Gios^anni . Dante nel G. XXXIIL dell' inf.
Ghe questi lascio '1 Diavolo in sua vece
Nel corpo suo e d' an suo prosairnano •
£ nelle rime:
Gl>e ti merranno per la Tia tostana • (2)
£ neir£pistola di Papa Gregorio IX. a Federigo II. se le cose certane
pregiudicano alle oscure •
Temorente j ^iulente ec. Fra Gaittone :
Gha sempre sto pensoso e temorente.
£ Mazzeo Ricco :
Go6i mi tene Amor lo cor ginlante .
Qualche altra deainenza, oggid\ disusata, potrassi apprendere dalla letttt*
ra degli antichi Scrittori •
$. HI.
BBI GEHEBI Db' IfOMI •
I nostri Antichi hanno soTcnte usati nel genere femminino parecclii
nomi, clie oggi non s' adoperano che nel mascoKno . Essi dissero ex. gr.
la fiore per il fiore. (Z) Dante da Majano:
La fior d'Amor, veggendola parlare,
Innamorar d' amare ogni uom dovria •
£ Ranieri da Palermo:
Si com' CO, cb^amo Talta fiore aulente*
La mare per il mare . (4) Semprebene da Bologna :
Piii bella par la mare , e piii soHazza
Quand' ^ in bonazza , — che quand' e tarbata .
La cosluma per */ costume . (5) Dante , Inf. G. XXIX.
£ Niccolo che la costuma ricca ec.
La scampa per lo scampo* Maestro Antonio da Ferraras
£ ultimo rifugio di mia scampa.
La desia per il desio • Mino Macon i : i
Yenuta m' ^ in disia ,
Avyegnach^ neiente ec*
L' oblia per l^ oblio . Fra Jacopone :
I>Rmmi pnra nmilitade,
£ del mondo ultima oblia .
(1) Da sezzo Tper da ultimo e mode ^n£or vivo nelb bocca de* nostri Gontadini.
(2) L*u8o ha rigettato tostano, ed ha conservato tosto e tostamente. (3) I Proyenzali
laflors, e i Francesi la fteur . (4) I Francesi la mer . (5) Cosi dissero anche i Pro-
venzali. Izamo:
Mai' aventura '1 yengua qui la coatuma i mes ,
maV avventura gli venga chi la costuma ci messe .
XIII
ta «nt/ons per it ^atore. (f) Pra Guitbtie:
Diletto cat6 fttio, nUoTa ralorfi .
La diu f^r jl dl. Ruggerone da Palermo:
Ed a me pare miiranni la dia
Ghed eo ritorni a toi. Madonna mia.
La trnvaglia per il travagtio , (2) Gutdo delte Colonne:
Ma voi, Madonna, della mia traTaglia,
Che 81 mi sqoaglia;^ — prendati meroede.
£ Dante nel C. VII. deir Inf.
Ahi giustizia di Dio! tante chi stipa
Nttove travaglie e pene, quante io viddi?
La prega per il prego • Pandolfo Gonenuccio nella sua Canzone alia Morte :
A te mie preghe yolto. (3)
E viceTersa fecero mascoliui atcani allri , cbe ora sono di genere
femminino, come il pietro per la pietra. Folgore da S» Gemignano ;
A quel gentil, ch' no dato la corona
Di pietri pretlfosi li piii fini .
II nolo per la noia . Gioranni Marotolo:
Uopo h celare in tutta la pesanfli ,
Lo grande nolo, I'ira, e Io dannaggio •
La spero'^er la spera , eioi speech io • Meo Abbracciavacca :
Onde aimando a Toi, cbe siete spero ec.
// sedio per la sedia • Monte Andrea da Firense:
Chi pfji vi afBna , quegli h in ma^gior tedio • (4) '
E Brnnetio Latini nel Tesoro: eollera i calda e seccUj ed ha il sua sedio
Hei fieie,
II p0rporo per la parpora • Nelle Stbrie Bistolefi : domandogfi assai
montta , drappi e porpori.
H lumero per la turner a , ossia lumiera .Meo Abbracci^Tacca ;
Donqua chi non per se T^de lumero •
// veto per la vela. Dante del C. II. del Purg.
Si che remo non yuol , n^ alfm Telo.
// dimando per la dimanda • Dante nel C. XV. dell' Inf.
Se fosse pieno tutto '1 mio dimando.
11 prece e il preghiero per la prece e la preghitra^ II Barber i no:
Ancor ti faccio un prece,
S'el ti saluta il matto, fa risposta •
Branetto Latini nel Tesoretto:
B-' faccio a Dio preghero
Che ti conduca e guidi •
Fra Gnittone:
Poichi tal donna intende ^1 meo preghero •
E Daate nelle rime :
Ed alia fine fiafle umit preghero •
Salte quat! vtici prece e pregHierd cosl il Mjonti nella Proposta^ « Noa
credo che prece possa usarsi indistiDtameBte ael £emiii« e nel masc. da
chi non voglia far rider ler bjrigatB. P^reh^i le Preei sono donne fino dal
tempo che Omero mandolle rugose, guercie e scianeate per f titlor il mcndo
(1) I Francesi, la ualeur. (2) I Protttizafi, Ik trehutha, (3) Alduni di siffatti Boroi
80BO rimasi anche fra noi, come la bisagna ec. (4) Noi diciamo il seggio, ma il sedia
e riprovato. Oirioia fiicoeada!
.XIV
a riparare i danni cagionati da Ate (i) E!d ora dolenti cbe la Grnsca all-
bia in esse operato cio che 1o stagoodi Garia nella meschina Salmacide, (2)
pregano cbe suU' esempio del Barberino Tetiga posto il sigillo di mor-
te, come gi& sta suU* altra voce preghiero per preghiera*T» Questo scher-
zo ci sembra fuor di proposito; irnperoccbe la Griisca non ba gik riporta-
fa la Toce prece percb^ si possa usare indistintamente ncl generemascoltno
e nel femaiinino, ma era sue dovere di registrarla come usata dagli
Anticbi anche nel genere mascolino ; il cbe ha fatto . pure di parecchie
altre yoci.
$. IV.
DBLLE VOGI ACCRESCIUTE IN FUIE •
La nostra lingna non ama usare yocl acdentate suiF ultima sillaba, per-
cbe, dolcissima com' el la h di sua uatura, fagge a suo potere ogoi aspres-
za di suono • Percio gli Anticbi padri della nostra favella alle yoci , che
oggi si scriYono e si pronunziano con accento suU' ultima sillaba, aggiun-
gevano, per dare riposo quasi naturale alia voce, ora un ^e o nn te^
come virtude J etade j pietate j veritate ec. Ora un'E, come quae, piue^
lie J tee ec. per qua, piii, li ^ te ec. Nelle Vite de'SS. Padri: lie trovb
uccelti di molte fatte . £=» E cosie vi venne lo detto papa con grandissima
solennita* = E acciocch^ questo mi credi, si ti dico la tale cosa che tu
hai in segreto nella coscienza tua, il quale hoi avuto giae pUi tempo , e
mai no 7 paiesasti • » Pigfi^ H corpo morto , e ponlo in qualunque luogo
tue vogli, egli non ti contastera • Ser Brunetto Latini nelrEtica: questo
privato luogo, ove io dico, ristrigne V abbondanza e 7 modo del mio
parlare in tee , Cesare . Fra Guittone :
Gbe r alma e lo saver deletta ci6e ^
Percb^ tutto me doe
Voi, cui "piik cbe meo soe.
£ in altro luogo:
Qnanto landare, amar, pregiar deo tee^ .
Dimostra ognor a mee. (3)
E Dante Inf. G. XXVI.
Himonto il duca mio, e trasse mee .
Questi modi sono rimasi oggi in bocca al volgo, e principaimente nel
(1) Vedi Omero Iliade IX. (2) Vedi il Diz. Mitologico . (3) Guittone e ami largo
Belle sue rime di siffatto idiotismo; e nelle Lettere . aggiunse la E perfino alia parti-
cella O, ovvero: in perdita £ amore , d' onore, e di virtii, oe in acquisto di yizj.
Come pure ai non, diceado none:
£ certo sono che addivien che tale
Fiata e che T uomo ama^ e tal che noQ6«
Lo stesso fece il Barberino:
Per tal vizio che none
Si dee giammai perdonar^ ne punire^
Dante da Majano:
E discacciato none troyo aiuto.
E nelle Vite de' SS. Padri: io non trouo pace ne riposo ^ ne tranquiUitade se none
qui con essQ tfoi. Modi che yogliono essere banditi atfatto da qualuncjue scrittura..
XV
Gontado, e si concedono talvolta alcani di essi, ma sobriamente , al poeta
in grazia della rima .
Invece delTE si. aggianse alcnbe volte TI, come set per scj tei p<*r
te J mei per me ec. Fra Guittone nella lett 39. conforto quanto posso chc
tesaureggt e tei ec. E poco dopo; con Dio pieta abb I di tei meaesimo ^=^
Ed ora non per virtH di mei ec* Meo Abbracciavacca :
£ cbi direbbe a tei, donna, mai contra?
E Franco Saccbetti disse oimei: il messo comincib a dire oimci! Sicch^
quando Dante nel G. XVI. dell' Inf. disse trei per tre^
Fenno una rota di se tutti e trei,
noQ feoe mica una cosa strana , tiratovi dalla rima (^),'ma seguj T uso
del 800 tempo. Per la stessa ragione noi leggiamo ne'priml poeti piui
per piu • Guido Guinicelli:
Da me fanno partota , e yenno in Tui,
L& u' son tutti e piui •
£ Rinaldo d* Aquino:
Ghe gi& non posso piui
Soffrir la pena dui^a.
Siccome poi parera cbe nella desinenza in E V unione deTle due voca-
\\ fadesse un suono' troppo smaccato, cosi vi frapposero un^^, usando
dire andone per andb j fane ferfnj terie per tCj /w<?/ie per mCj sen^ per
sii ec. il che e rimaso adesso ai nostri layoratori , siccome gran parte del
layellare del Trecento • E ci6 sia detfo, dic6 il Bottari, per disingannare
coloro, cbe credono cbe la buona Toscana favella sia perduta a guisa
della Latina, e cbe percio sia d' uopo I' apprenderia dai libri; laonde
scrivono con soTcrcbia affettazione . Fra Jacopone:
Gristo c' in vita a sene • ^
£ dice : venite a mene.
Fra Guittone:
11 Barber i no:
Fatem' a me ci6 cbe volete cb' eo >
Gbe gran conforto m' ene .
E gi& lie! basso stane
Tutia' la gente , cbe sperando vane .
Dante nelle rime:
Vaga di se- medesmo andar mi fane .
E nel C. IV. del Purgat.
Gbe non era lo calle, onde saline,
Lo duca mio ed io appresso soli,
Gome da noi la scbiera si partine. (2)
'.^ »
M ) Questo generalmente e il solito ricorso de' Commentatori di Dante e di altri
^ticni poeti , non riflettenio costoro che quelli j che essi chiamano liceaze poetiche ,
Bono tutti modi o del tempo, o dell' indole della lingua d' allora ; imperocche non dee
<^si facibnente credersi che un poeta, per servire aUa rima, voglia commeUere una
stravaganza o un errore . (2) Anche qui fuvvi chi sospetto cte Dante usasse siuatte voci
ed altre simili, come lanCj V€uie, puone ^ mene ec. per servire molte volte alia riikia.
Ma, oltre al sajpersi che Piero suo figliuolo attest6; che sue padre nulla disse, giammai
dalla rima obbligatd, il Varchi nelle sue Lezioni, parlando in particolare della yoob
^'^''^^ * J^sseri che ' Dante U86 questa ed altre simiglianti secondo la loquela Fiorentina,
non gia per licenza poetica; che a Dante nbn niancavano rime, ue mai rima il Iraise
* dire altro che quelio che avca in suo proponimento .
XVI
E Lorenzo del Medici in nna Canzooe a bftUo disse pUne per pii : (i)
S* Qii ti tocca mano o piene,
Nod mostrare ayerlo a male*
TalvoUa inyece dell' N yi si frappose il V, e si disse mevej teve, e\fe,
per me^ te jf i » Salle qua It voci oosl il Cafitelyetro nelleGiaote allc Prose
del Bern bo, lib. III. « Non e da tacere come si troTa preaso gU Anticbi
poeti ve siilaba disacceptata, che ^i. appoggia a certe Toci di una sillaba
finiente in E, e non ha significazione niunai ma dk proQerenza piii ripo-
sata solamente alia Toce, e le Toci, a cui a'l^ppoggia, son qu^l^ ; me ,
te J e J dicendosi ma^ej tevCj eve, 9 Dante da Majapo:
P^on eve in grata a cai aggjo servito*
Ouido .delle Colonne .*
Se Toi , donna sovrana y
Non foste voi mezzana
Infra V Amore e mev^*
E Cione Baglioni:
La donna fece teve donazioiie
Di yerde cosa bella.
0;ra queste ,yQci non sono piJL ammesse •
Finatuie^te si aggiunse ad ulcune voci la particelU ci, e si scrisse
qut^t per qua, quid per qjui^laci ferla^liciyerlljCOtticiyev^Qtliec, (2)
Ciiillo 4' Alcamo:
Se tu non levi e yattine di quaci • '
E Dantfe nel C, VII. del Purgat.
Poco allungati c'eravam di lici,
Quando m' accorsi che '1 monte era sceiOfiOf
A guisa che i yalloni soeman q^ipt • •
Ancora queste malamente s' nserebbero oggi da me ]«urgato scrittore •
S. V.
DELL A TRASPOSIZIOIIE DELLB LETTERB .
«
Fu costume de* nostri Anticbi di trasporre nejle .pamle le lettere per
maggiore facility di pronunzia , e dire xerh\p*fkz\si prcta a fif^iet^ p^r pieira,
capresto per capestro , stormento per stromerUQ j fi^da pe;* sedia j padule
l^r palude J grolia per gloria, impretare per impetr^r^ j, gmila^^ per
ghirlanda ec. (3) Fra Guittone:
Dice la via de' rei grave e preto^a. ,
Nelle Vite de' SS. Padri : di che pretdj owerq 4i ch^ .metallo comandi ^
Messere , che si faccia il vostrb sepolcro ? =- F'eggendo I* abate loro vestito
di porpora e come donzella e figliuola del re stare in suUa sieda ec. es Ed
essendo il cam mi no <t per cagione dei paduli , a loro , che n* erano nuovi ,
scuro e dubbioso • = E quegli stormenti pendono ancora sopra I* aliare di
jTl) Cosi dicono tuUora i nostri ContadinJ, iraitanclp i. qiial^ dissQ $1 ^oetissimo
liippi n^l Malmantile:
Messer sine, rispose il contadino.
(2)'C,taWolca vi si frappose V N, guirici ,^Unci , cosUiici ec Vedi i Deputati al Deca-
merone, e quello che n abbiamo detto nel Vol. I. p. 22. nota 91 (3) I Greci pfire di-
cevano '!o^{a per p^^w , ^wpa^ov per ?ffxo&ov, xg^^x^^ p^r x^ros, xf)aoV4 pQr ax^I^a CC. e
ill Virgllio En. lib. 2. ^ Tymhrc pei; Tymher .
1$. Francesco* Marco Polo nel Miiione: e gli cas^agli , eke non ke sono
ust , si spa\^ntano si forte chc rompono capresti e ogni cosa j e fuggono •
Nella vita di Tobia e Tobiazzo: beneditelo , e a ltd cantate groti a ,Bo»on^
da Gubbio neir avventuroso Gioitiano : uomo non dee delle prosperity
delle cose di questo secolo prendere audacia nt) vanagrolin . Ginllo d* Alcattio:
Solo per questa cosa ad impretare •
II Poliziano in una Ballata:
Ricchezze non cerchiam, n^ piii ventara,
Se non be'fiori, e facciam gritlandelle. {i)
Gosi si disse storiomia per astronomia , strolamo per astronomo . orlique
e orliquie per reliquie ec. Fra Giordano : poi a un tempo clie 4i queste
sante orlique ec. II Villani , lib. 9. c. 13. come in Ftrenze s^ennono orlique
di santo Barnaba • £ nel lib. 3. c. I. ancora tcneano eerie oriiquie a cO"
stume de'pagani. Nel Novell i no: e fece una tavola per istorlomin. II
Matespini .* e quando Dardano udie e intese la risposta , andoe ad Apol^
lonio suo strolamo* Molte delle suddette yoci sono fauiiliarissime alia
plebe fiorentina, e piu nel Contado dove tuttodi si sente drento per den^
tro , ditto per dittro j gax^eggiarts per s^agheggiare , gralimare per lagri^
mare , brullare per burlare , pianere per paniere j palora per parola ,
rispiarmo e rispiarmare per risparmio e risparnnare j frebbe per Jebbre ,
frabbo per fabbro , ed altre infinite «
S. VI
DBLtB PAEOIE SIKCOPATE E TBONGHE »
II sincopare molte parole , col toglierne del mezzo qnalche lettera o
sillaba, fu molto in uso presso gli Antichi , i quali scrissero ex. gr. s'erth
per \ferita . (2) Fra Guittone :
Cbe di cosa piacente
Sapemo , ed e vertk , ch' h nato Amore •
Clarta per clarita , ossia chiaritk, splendore . Inghilfredi Siciltano: ^
Cbe per clart& di foco va a morire .
Carta per carita • Lo stesso :
£ fate vista di scura cartate •
Inferta per infermita • Meo Abbracciavacca :
Cbi non ti segue in infertk penato .
Santa per sanita. II fiarberino:
Se con medici sarai^
Tratta con lor del conservar santade.
£ nelie Vite de' SS. Padri: la donna nostra il rende alia madre sua, e
prende commiato e santa •
Kicista per nicissitk. Dante nelle rime:
Qaando il consiglio degli augei si tenne ,
Di nicistk convenne
Cbe ciascun comparisse a tal novella.
(1 ) GriUanda per chirlanda e voce comane fra i aostri contadini , e sta assai bene,
come in questo luogo del Poliziano, in bocca di fanciuUe campestri; ma non »i creda,
come bene avverte V AmbrosoU , che si possa usare indiffereatemente 1' una per 1' allra.
(2) Lo Spagnuolo, verdad , e il Provenzale vartatz.
T. II. C
xyiii
Fema i^vfemmina. Chiaro Dayanzati:
Id cio cooduce spesso uomo o fema.
Semmana per settimana . Folgore da S. GemigBano :
II lunedi per capo di semmaDa*
FiUa per vigUia. Fra Guittone:
Che al mio yoler non faocia e festa e Tilia.
E nella vita di Barlaam : eeli medesimo era tutiwia in ormoni e im viUe* [4 )
Dozi per dodici. (2) II Barberino:
Che dozi parti sono
Id questo suo bel trooo.
Sincopi di simil fatta, quaotaoqae ooo sieao oggi ammessey non- si fe-
cero anticawente senza una qualche ragionq. Ma che ntotiyo addur si po-
trebbe delle seguenti, affatto strane, come verbigrazia .
Gioia per gioiosa • Federigo II.
In gioia maniera
Tattora imprimera
Ritorna eo*
Ordo per orrido • Pannaccio dal Bagoo:
Si che miso bo ia obrio
OgDi sentir di lui ferino e ricordo,
Stando a membranza di lui sempre ordo.
Spermo per sperimento . Lo stesso :
Poi yesi spermo fa di sotto 1 salto •
Vest per yedesi. Bacciarone:
Di pensar ci6 n^ far yesi gecohita*
Fblno per vagliono* Ubaldo di Marco:
^ Che gik oregli buon oon yolno strida.
Feno per s^ono • Arrigo Baldonasco :
Li saggi cogDOSceati
Starbano lo amare,
Quel che yeno ch' amar h •
Fienno per vengono • Gaido Gainicelli :
Da me fanno partuta e yenno in yui*
Strb per siarb • Panoaccio dal Bagno :
Ma tuttora str6 fisso,
N^ per tormento alcun mutando yia .
Sria per saria . Bonaggiunta Urbiciani ;
Gosi & ben partita,
Ghe a dir dod sria finita*
Pensra per penserkj srb , srai, ara, srete j sranna per ^aro, sarcU ec. II
Barberino :
Se yogliendo seryire,
Ayrai prestato ad alci^iao an cayallo ,
Pensrk di rimandallo
Ad ora, che ti fia tolto fra yia.
i^mp *
(1) F'ilia per uigilia h tuttora in uso fra la nostra plebe. E da notare che alcune
▼oci, die a prima ykta sembrano essere accorciamenti di altre, sono piuttosto levate
di pianta dal Francese idioma , come santa da sante , fema , voce pur Provenzale , da
femmej semmana ^ ancor questa Provenzale, da semaine, viUa da veille ec. (2) Da!
Francese douze; e da dozi e originato dozzina.
XIX
In tin castello stretto ed ass^iato
Non dir: io sro spezzato ec.
Che non ten penwrai che srai caduto.
CoatL gentile e para
Farai di fuor, e srk fermo tno stato.
Quando sarete da me visitati ,
Non srete ammaestrati
S\ come pienamente intenderanno
Color, cbe sranno degni
Passar per gli alti segni.
Ed altre molte che si leggonp di frequente negli Scrittori del primoseco-
lo, e che si debbono fuggire a tut to potere. (i)
Disnsati pure sono certi troncamenti de'quali si compiacquero bene
spesso i nostri Antichi , come ex. gr. Madon* per Madonna • (2) Jacopo
da Lentino:
Ed io non sono meo ni pi& xA tanto
Se non qnanto — Madon' y^ di me fore .
An per anco . II Barberino:
Dico di quelli appresso,
£ blasmo gF indiyini, ed an coloro ec.
San e sen per sanza e senza* Guido Goinicelli:
Pero san dimorare,
Canzonetta piacente ec.
Odo deile Golonne:
Ma feri \k chi 'i tene,
Ancidila sen falio.
Avon* per avanti . Fra Gnittone :
E yalor grande puo nulio cbiamare
Merto avan' te .
Sos^en* per sovente . Lo stesso:
Si punto soven' stando ognor yeggente .
Tan* per tanto . Meo Abbracciayacca :
Tan' m' abbonda materia di soyercbio.
Don^ per donde • (3) Dante da Majano :
domandare
Non oso ci& don' son piii disioso.
Coralmen* per eoralmente J ciok cordialmente , di caore. (4) Pier delle
Vigne :
Uno possente sguardo
Goralmen' m' ba feruto •
Avtnf, dolen* ec. per ayfcndo, doiendo ec. (5) Bonaggianta Urbiciani :
Bella y poich^ fallio
(1) I Gred, vipelfinit per •V'»**/*i*^ «VwtT» per iyt^totro, tn^tx. per 9t9«^ct ec.
(2) Al modo del Proyenzale mi dons . (3) II Proyenzale don c dont . (4) Al modo de' Pro-
yenzaliy cbe acriyeano condmen. Un yesti^io di siffatto troncamento h rimaso presso d^
noi in alcuni nomi numerali, come ven, quaran, cen ec. dicendosi uenzette, quaran"
wtte, cencinquanta, inyece di uentisette, quarantasette j centocinquanta cc. (5) I Pro-
yenzali deziran, aven, castian ec.
Xik
Arrigo Buldonasco:
Lo vostl*o gralo cora^
Aren' d'*altri peDsieri •
Dolen', cognoscimento
Hanno ben, cb' ^ fallire.
Fos' per fossi e fosse, ashes' per aveese , pos* per posso 6c. {\) CiuUo
d'Alcamo:
Dio lo volesse, vitama , ck te fos' morto in casa.
Pier delle Vigne:
Se dello siio parlare
Non mi fos' tanto fera .
Masarello da Todi :
Se Dio non ates' tutto a giudicare •
Montuccio Fiorentino :
Cbe solo un punto non poA' me ritrarne*
^ppres* per appresso . (2) Bonaggiunta Urbiciani:
Cbe appres' degli attri par cb' i' sia montato*
T^en* per vedono . Pannuccio dal Bagno:
Di cbe si yen' gran segni .
Conta per Coniado . Folgore da S. Gemignano:
D'Ottobre ael Goot^, cb' ba buono ntallo •
Ca per casa. (3) Bonaggiunta Urbiciani*
Vanne, donetto, a ca de' Lambertini •
E Dante nel C. XV- dell' Inf.
£ riducemi a ca per questo calle.
To' per capo . (4) Dante nel C. III. del PurgaU
L' ossa del corpo mio sarieno ancora
In co' del ponte presso a BcncTento.
Fi per figlio* Brunelto Latini n<?l Tesoretto:
Disse: fi dt Latino,
Guarda cbe '1 gran cainmino ec
Dante nel C. XI. del Parad.
N^ gli gravo vilt^ di cor le ciglia
Per esser fi di Pietro Bernardone«
Cos! nom^ per nome (5) di Bonaggiunta Urbiciani ^ i^o^ p6r s^ogtia 6\ Fra
Guittone,/b/ per folle d^l Barberino, nul per nuUo di Dante da Majano «
sper per spero di Pannuccio dal Bagno, s^ar per vario di Guido Guinicel-
li cc. i quali troncanienti erano da aominarsi per saper cbe vi 8ono«
piuttosto cbe per dare in essi esempio e liberta ad ognuno di formarne
altri simili a suo piacere.
(1) li Provenzale parimente hai fos ec. (2) II Francese apres ^ (5) I (Jreci dimfeh)
it> per ^w/Aa, ed Ennio do per domum. Ca % ode tiittodi in Romagna, e non i al
tutto disusata della lingua Yeneziana^ e lo dicono delle famiglie patrizie. II Malespini
C. GLVL Ed e?-a Ammiraglio uno di quel da Ca Querino ; cioe della nobile casa Que-
rino . Lo stesso storico al C. IX. disse tempesia per tempestadi : Ma per tempesth che
gli ai^vennono , si apportarono nel paese della reind Dido di Cartagine . (4) I Vene-
ziani dicono cao. (5) Alcuni troncamenti, al modo di quelli degli Antichi, sono rimasi
anche oggidi. Gosi noi diciamo ex. gr. Fra per Frate, Saiacopo per Santo Jacopo, Or
S. Michele, una Ghiesa in Firenze, cioe Ot^to 5. Michele ec. Ed i nostri Coatadini di-
coiio Pa per Padre, Ma per Madre ec. I Greci: lioasiJu per Uosttdwvoc, t^/>w per
lopuTi ec.
XXI
S. Vtt.
f^tlit ^AJildL^ AUM QVAlk fi T(M.T1 O AGGlViNTA QUAKl^HE 1.£TT£RA O ittXABi •
S' lnC(>nha adsiai spesso negli Anticlii uud gmn ieopift dt y6ct, dal ctii
)>rincipio, o dal mezzo ^ tolta alcana cosa, od h aggiantti , o sia sillaba
intera , o lettei'a, locale > e consonante. £ tanta ^ la libertJi chesi presero
in iquiesto lor fare, che qudluDCJiie ragione Bie ne voiesse addurre^ non
Barebbe iriiai sodisfacente quanto quella che si trova nelP uso , it qtiale
spesse volte iion ammette rogiotie alcuna, essendo egli V arbitro e il legi-
fihitore delle Hague. S^ iuterroglii Terbigrazia i Graiiifnatidi , per qual
ragione gli Antichi sfu{^ivauo T incontro di pii!i vocali insieme , ti rispon-
doDo che questo lasciare qualchle vo6ale viene dalT abbondarne molto la
nostra lingaa, e dall' essere percio soTerchiamente dolce • Interrogali da
capo perchi taiai trameschiai^aDO al contrario qualche Tocale per molte
Toei, senza ch' essa v' avesse che fare, ti risponderanno aTvetiir ci& per
dar loro dolcezza maggiore; che h quanto a dire: nel primo caso si tog4ie
via la vocale per temperare la troppa dolcezza delta lingua ; nel secondo
s* aggiunge per rendere la medesima lingua piji dolce • Vedi ora che
sorta di ragioni e di contradizioni!
Cominciando dalle vocali, frequentissime sono appresso gli Antichi
le parole, dal corpo delle qiiali h tolta la I, come memora per memoria^
desidero per desideriOj rimedo per ri medio , matera per materia , molesta
per moiestia J lussura per lussurinj superbti per superbia, carrera per
Carrie ra ^ manera per manieraj lumera ^r lumiera jcompagna ^r compa^
^nia^ atare per aitare , chesto , inchesto c ricke^to per chiesto' ^ inchiesto
e richiesto ec. Guido Cava leant i:
In quella parte dove sta memora.
Guido Cuinicelli:
£ yiemmi di nederla nn desidero.
Pannuccio dal Bagno x
Poich' eo non presi , allor potea , rimedo •
Brunetto Latini:
Gerto per gbiottornia
S' apparecchia la via
Di commetter lussura.
O s' hai mostrato facdia
Crucciata per superba .
Secondo la matera
Giascuna in sua manera*
Pttcciandone Martelli:
Se non te che scampare
Mi puoi d' esta molesta •
Meo AbbracciavAcca :
£o non faccio disdetto,
Se simil dissi mai cangio carrera .
Guido delle Colonne:
Lo Sol sta alto, e si face lumera
Viva , quanto piu in alto ha da passare •
>
xxn
II Barberino:
E fa onesta Y*
Ogni tua chesta .
Gianni Alfani:
Se quella donna, ched io tegno a mente»
Atasse (i) il sao serrente ec.
Dante nel C XXVI. de\V Inf.
Ma misimi per V alto mare aperto
Sol con an legno, e con quella compagna (2)
Piccola, dalla qual non fui diserto.
E nel C. VII. del Farad.
£ cosi nulla fu di tanta ingiura •
Ne solo dai nomi toglieano gli Antichi la lettera I, ma si ancora la sop-
primeano nei Tcrbi. Ciullo d' Alcamo ha perdera per perderia:
Ck I si mi perdera lo solaccio e lo diporto .
E mcvera per moveria:
Di quaci non mi movera , se non aio dello frutto •
E Jacopo da Lentino affondara e gravara per t^ondaria e gravaria:
Similemente eo gitto
A voi, bella, li miei sospiri e pianti •
Chhy s'eo non li gittasse,
Parria che s' affondasse •
E bene s' affondara
Lo cor , tanto gravara — in sno disio (3)
Ed al contrario la ficcavano in molte parole » senza che re ne fosse
btsogno, (4) dicendo ex. gr. triemare per tremare , criep^re per crepare ,
voito e voitare per \foto e votare , bolntk per honXa , leiale per leale ,
istraino per isirano, paiese i^ paese , aguaito per agguato, guaUare per
guaiare j traicotato per tracotato ^ Europia per Europa ^ mainero e mainera
per manero o maniero, manera o manlera, superbia e superbio fev super-
ba e superbo ec. Guido Cavalcanti:
Deb, Ballatetta, alia tua amistate
Quest' anima cbe triema raccomando*
Brnnetto Latini:
Ben ^ ten n to Bacco
Chi fa del corpo sacco,
£ mette tanto in epa
Che talora ne criepa .
(1) jitare h voce Ahtot viva nel nostro Contado. II togliere 1' 1 dalle parole e pro-
prio pure de' Napolitani che dicono bandera, ec. (2) Quantunque dicessero i nostri
Yeccni compagna e compagnia, nondimeno si dee ossenrare che negli antichi testi a
penna, quando si parla di quelle adunanze di soldati^ che tagUe^iavano e ponevano
in contribuzione i paesi, quasi sempre si legge compagna' (3) Guarda a quante varieta
e bizzarrie e soggetta la nostra lingua! Noi diciamo impero, dmitero , vitupero, ma-
gisterOj emisfero, concistoro, ministero ec. gittando via la I, e non possiamo gittarla e
dire stdarOj desidero, adulterOj cio^ adulterio, segretaro, refrigero ec. e sarebbero
sol tolerati, e nemmeno indistintamente , nel verso: eppure dEerivano tutti dalle voci
latme terminate in ium. (4) La vocale I, dice £1 Bartoli, quanto 6 fra le altre la me-
noma in figura, e la piu sottile in suono, tanto piii agevolmente si ficca ed entra per
le parole : a fervi che r Nulla che v' abbisogni , se non se pur sia qualche cosa 1' inte-
nerir ch' ella fa le voci , alle quali si da per compagna , benche le piii volte le renda ,
anzi che no^ smaccate.
XXIU
Monte Andrea da Firenze:
Che d'ogni ben ne voita il corpo nostro.
Tommaso Baczuola :
Che '1 core e gli occhi voler fan guaitare. {i)
Pacciandone Martelli:
E fammi stare in tal loco mainero*
II Boccaccio nella Teseide:
II gran Teseo quella risposta intesa
Snperbia assai.
II Pulci nel Morg. C XVIII. St. i42.
Superbio, (2) invidioso e importuno.
Fra Guittone:
E mi fa tntto folle ,
Smarrito e traicotato (3) malamente .
Nella lett. 25. ne ^ da loro orrata che per bointa . Nella lett. M. e sic*
come io dissi j catuno vi loda per leiale (4) e disereto, Wella lett. 3.fuor£ ^
sent di casa nostra in istraino paiese- 11 Viliani, lib* 6. c. 84. a quesio
hoi tu condotto te e me e gli altri per la tua audace e superhia signoria •
II Malespini , C. II. e cosl i circondata la Europia dal mare • II Buti r.el
Comm. al G. XVIII. dell' Inf. doi^e i tanto di voito ehe pare un pozzo .
£ appresso: yaneggia un pozzo, cioh, dosf* i un voito a similitudine di
un pozzo . £ al G. V. Paris allora si puose in aguaito , (5) e saettollo ed
ucciselo . (6)
Talvolta si tolse TI anche dal principio delle parole, e si disse magine
e maginare per imagine e imaginare j pocrisia per ipocrisia j stigato per
istigato ec. Brunetto Latini.
In magine e 'n figura
Di tatta saa fattura.
Nei miracoli della Maddalena: era la magine della Pergine acconciamente
fatiam Dante nelle rime:
E qaando il maginar mi tien ben fiso .
Fra Jacopone:
E la fama alberga e aocoglie
Pocrisia delle contrate*
E il Malespini J G. XCIX. incontanente stigato da spirito diabolico , preso
e innamorato di lei , la promise e sposo a moglie . Cosi noi leggiamo pari-
mente in parecchi Antichi Talia e Taliano per Italia e ItalianOj (7) stinio
per istintOj stitui per istitui, niquith per iniquitaj stanza per istanza ec.
i quali modi non sono piu ammessi .
Noi, se la voce che ya innanzi nan termina in vocale , alia susseguente
che cominci da S impnra asiamo , per fuggire T asprezza, aggiungere
ri, come in iscienza profondo j per isposa^ di scoglio in iscoglio j in
(1) 11 Provenzale, guaytar* (2) Cosi dicono tuttodi i nostri Contadini. (3) Dallat.
trans cogitare, che significa oi^er pensieri oUre il eonvenevole , presumere; onde tra-
cotato per arrogante. (4) Al modo del Proyenzale leied. (5) II Proveazale guajrta,
(6) Questo siffatto costume di frapporre 1' I nelle parole e familiarissimo alia plebe
Fiorentina, e piii ai Contadini che dicono viengo , uadia, tiengo j ailtro , caildo, i'oilta ,
moilto, graizia, Preite ec. I Napolitani pure: tiempo, wento^ aocordio ec (7) Cosi i
nostri Contadini che dicono anche stigato, gnudo ec.
XXfV
Ispagna ec. Ma gli Antichi re V aggiansero soTente ancbe senui quesia reff^
]a. Gosi GiuUo a Alcamo:
Istranio mi son, carama, infra esta bona jente.
Enzo Re: *
Ispesso mi Tefria
Gh' i' penso ogni maoera ec*
Dante net G. XXXI. del Pureat.
O isplendor di Tiya lace eterna .
E il Boccaccio nell'Ameto: al dolce tempo che cantano gli augelli istanH
air ombra.
Bene spesso dal principio delle toci si totse T A , e u disse ex. gr.
manza per amanzuj moroso per amoroso, mica per arnica, 9ciuUo per
asciutio , pagare e pagamento per appagare e appagamenio , scoltare per
ascoUare, cusare pier accusare ee. yapo Gianni:
Ghe stea fermo a sua manza
Di buono amore, degno da laudare*
Arrigo Testa:
lo ton Yostro moroso. (f)
Gittllo d' Alcamo:
Ahi compli mio talento, mica bella.
Fra Jacopone:
Se tu cadi nel pelago,
Non te ne levi sciutto. (2)
Gino da Ptstoja:
Si ch' io non cuso gi& persona morta .
E Monte Andrea:
Guseremmi ogni uom morto.
II Petrarca :
Ed altre mille ch' hai scoltate e lette. (3)
Fra Guittone lett. 1. e catuno uomo vi\fente beatitudine chere , cioi compiuia
perfezione di tutto bene , ove pagar possa » tajine d' ogni disio e paga^
mento . E nelie Rime disse Rezzo [)er Arezzo :
Vanne, Ganzone, a Rezzo. (4)
E il Diario del Monaldi ha loggio per aUoggio : e andarono a ioggio verso
I' Ancisa . (5)
Al coiitrario , come che nc riascisse pi^ fluida e dolce la pronunzia t
ebbero il costume di poria in principio di molte parole, dicendo aspei"
tacoLo per spettacolo , adolare per dotare , avvisione per visiqne , avantare
per vantare , auccidere per uccidere , ausare per usare , aoperare per
operare , abbramare per bramare , allapidare per lapidare , arromptre per
rompere ec. Jacopo da Lentino:
Gb' ogn' uom s* avanta cb' ama .
Giovanni dairOrto:
Se la forza d' Amore , cbe me lene ,
Auccidendo (6) mi gisse recreando eo.
(1 ) Cosi i Veneziani . (2) Tuttora in uto fra la plebe . (3) Da scokare che s' ode
nel Gontado, derivo la voce scoUa, aeotinella. (4) E in altro luogo disse perfino lora
per allora:
£ quanto brutto piu loco fui lora.
(5) Anche i Greci usayano di toglier 1' A dal principio di alcune parole, dicende
oivoi^tinoi • voi»>j/uio«, d(;*poTfn « qifioisri , oc^Qcxv^ e ^acxuj «c. (6) II Provenzale aucir .
Fra Jacopooe.
Cbe queir amore per cio cbe f {^bbr^ma ,
Tutti noi bfi fatli per a se lira re . {{)
Guido delle Colonne:
Ch' eo noD fosse co^l allapidatQ.
E altroire:
Poco di bene audare ammigliorapd^)
Ed attardaudo per molto adastiare.
Giallo d'AIcamo:
Lo mar potresti arrompere avanti ^ sienae^are.
Dante nel C. XI. deir Inf.
Si cbe s' ausi in prima un pociQ U seo^ •.
Nelle Vite de'SS. Padri: chi vipotra venire j, Si^n(^fija 've(tpr^ ii /iflc\r(M
so aspetiacolo? H Villani, lib. I. c. 59. e adoth la Chiesa di tutto lo * mm-
rio di Roma. E nel lib 5. c. 4. e veram^ntf^. fi^ qyvfifipne di aerq pfoffziu .
E Dino Compagni ; Messer Cor so era forte di goite ^ggravc^to^ cj /lu/j.
poteva aoperare le arme . (2)
Dal principio delle parole si lolse purq rE,e si ^rifse dificio , difi-
care e dificamentOj per ediflcio , edificare e ediftcamento ^ straftq fi^f ^^tpfih
to J scluso per esclusOj echo per et^ceifo^ (3) r^it^i^r^ ? rede per ereditare
ed erede y Pifania per Epifania ^ pitaffio per epitMo ^q* Giovanni delle
Celle: tu vuogU che io il rin^razj j nerche m' ha ja4to deJUteir^ j ppftt^rp
e mano\*o.le del palazzo ch' egli si aifica iVf vita eternq*. ^ono Ciail^boni
nel yolgarizzamento di Vege^ip PlaYio: ma de* nernifi ancpr/i i grand i
dificamenti fiaccano • Bruqetto Latini oel Tcsqto : convie^e , . , fapciA ,tre-
mare e muovere tutta la tvrrg, p l\ difici che yi spi\ $opra .Il.Vijlaqi, lib#
5. c. 29. ordinb trombe grandissime si diJiQate chf <^d o,gni yef^tq irom-
jl^ Ip 'nfernp hai redjitc^to .
Messer Antonio degli Alberti:
O celsa pacQ, ^e da noi f r^viso epi
(1) L' Editore Fioi9i4iii9 de' Poeti del prim ^iBicofo i^m Ut^gu^, U(4ima am^ot^
a queato luogo che abbramare Vale hramare arapfitemejite . Ma che significhi femphce-
mente bramare lo dimostra 1411 altrp luogo dello ste^so poeta, ove apiramof'e t, accre-
sciuto coll' avyerfoio tanto: ; ••-
P«ichi trovMre tanto tu mt abbtfami.
La proposizione A pertanto, aggiunta dagli Antichi a tnotte Toci^ -|l»a.vfigidfii:« nulla {
e lo stesso e presso di noi ex. gr. io qd4ifn§n4are , t^bifpgxufi^e ^ wrecMt'e ec. che suo-
nano lo stesso che dimandare, bifognffre^ r^Oftre ec. (2) f i^oatri Gontadmi usano spes-
sissimo di aggiungere 1' A ai yerbi , dicendo assapere , arricoraai'e ec. e piit di tutti il
fanno i Napolitani . (3) Al modo del latino ceisus . (4) Si d^e ^tairp che , sebbene ap-
presso gl^ Antichi si trovi talora di^cio pet edijicioj cioe ftbbrlca muraglia, tutUvia
quella voce era usata ^ propriniAeD^e t quasi s^pre a sigaifitare oitJiigatt , macehina
eoitruita ing^twanente j e in aeiiso ^JMnca scnitipo edificid^ Cq(u il <Petraroa,
parlando di un tempio, disse:
Perdusse a sommo 1* edificio santo .
E il Villani nel lib. XI. ogni edificio e casa che appresso I' Arno fosse . Al contrario
Dante J aUudeodp a un nulino ^ vento:
Yeder mi parvfi un tal difioio allotta .
£. parlando delU nviqc^ina d un <^rro:
Trasformatp ^^ '1 diAcip «aQto.
Da dijicio poi ne venne il verbo dificare» usato dal Vilbuii, c da edificio, edj^nre*
T. II. d
E il Pucci nel Centiloqujo , C» 47. tt. 5.
Acoonsenti a quel Signor Tedesco,
Ed in Melano il 'm'ise in di nomato
Vilia di Pifania cbiaro e fresco. (1)
Ed anclie dal corpo delle parole , come momentano, subiianoj^ pipertm-
canOjEpicuro eo. per momentaneo^ subitaneo j supetvacaneo ^ Epicnr^ ec.
II Passayanti: Jddio li diede ia grazta delta corUrizione o per subiUuia
morte j o per non aver eopia di confeatori • E Dante nel C. III. d^l.Pi^»At.
AvTegnacbi la subitana fuga
Didpergesse cofor per la campagna*
II Pulci nel Morgante C. 27. st. ^74.
E dice alcon: mi par sttpenracano.
E il Matespini: e *n tutti ( diletii corporali si ditfdej e auad vita epicura
tenne. (2)
L' n si trame8chi& alcana yolta per le parole fuori del bisogno e si
scrisse ex. gr. appruovate per approvare^ jimbruogio i>er Jmbrogio ^ puosc
per pose^ taupino per tapiuo. ec. Dante net G. XIX. deir Inferno:
Quiyi abatemente puose il carco^
Onesto Bolognese:
Abi lasso taupinof altro cbe taaaa
Non posso dir ec.
Ifelle Vite de' SS. Padri : e leggendo e coitferendo appruwemo t detH
de* cristiani . Nei Gradi di S. Girolamo : e sanio Ambruogio dis&e the tale
pub tenete silenzia dalla nona per insina a vespro . E tispuase talvolta
net Decamerope e spesso in Gaido Giudice; spuoscmo ^ puosdnsi ec. net
Villanl , ed attre simili in altri Scrittori • Questa ortografia i da laaciarst
agli Anticbi , per lo dar cbe fa troppo nel duro. (3)
All' opposto si tolse e si disse Aguslo e Agusta per Augusto e Augu^
sia J riscita per riuscita ec. II Giamboni nel Tolgarizsamento di Vegesio
Flayio: perchi h imperadore ^ quando pigH^ il nome d'' easere Agusio ec.
Matteo VUlani: Messer Antorgo veseovo d* Agusta* 11 B^rberina:
Per6 cb' ella ti tira
In molti VIZ) e dannosa riscita •
CoA dal lat. auguria si fece agura, come si ba nelle Noyelle antiche e
nel Noyellinp. £ Matteo Villani feUci aguH , stoUizia degli aguri, via
maU agurata ec« E Giov. Villani: molti agttrosi temeUano • Anche questa
ortografia ogci pi j^ non s' attendee
Si tolse I* O , come micidio per omicidio j brobbia e brohbioso per
obbrobrio e obb/^rioso ec. Fra Guittone nolle Lettero: e ima pena^ ma
merio ri€»Mom> de* mieidt. Ftb. Jacoponee
U altro capo h r inTidia
Ch' a Cain fb far micidia «
Bacqiarone;
Brobbiosa soffisrendo e crudel morte «
E il Villani lib. 40. o. 94. le quali cose per giusta smtenuadi Kofisro^
»o al Ba^fora e si sua antipapa e a* lor seguaei grande brabbiQ e abbond-^
uazione* (4j ^
1 1
(1) I nostri Cootadiiu dicono p«W> rettitarejf rede, scmso, stratto, pitafh ec?.
Presao i Grecl opv^ per iopni, xuwi per txiivas, CfC^ Ed i Beozi^ come qivvertc il Sal—
masiOj. diceaaa y«J» per «y«». (2) Com i Greci i>8« per i«|w'4, (3) L' aggiunger 1' U e
propria particolannmtfi de^NapbUUuii, che dicono perdmno^ fmostro ec (4) I Greci
nyo« per iXt'yoi *
X3LV1I
Taitotta st i$^n6 in alcttmi parole^ comef/wla per favola, tavlaf^t
t^vota ec. II Buti nel Conim. al C IV. dell* luL e pcrb avea raite Ic tavle ec.
E al G. IX. ifuesta non fu buonn foesi eke I' Angiolo dia esemplo delle
f\i^le de'poeti. fi f*ra Guittone diflsfe dimlo per dias^olo nella lett. ^3.
sSo/^one ( scioltone ) voi una, il diavlo n' aggroppa due. E nella lett. 3.
€Havle al modo d6l Francese diable: chi i>uole ricco ^nirt,cade iatenUk^
xioHCj € in laccio del diavle* iTutte VOci da fu&girst •
Eispetto alle cotisooaDti, si tolse sovente 1*11, e si disse eoniastare e
contasto per contrastare e contrasto, arato per aratro ^ propio e propiamenie
per proprh e propriameniej sipolco per sipoUrOj ossia sepolcro ec. II Bar-
jberioo:
Nel metzo a tai coDtasU
Che tutto dia i migliord*
II Malespini : ddppoichi Jtrifio fece pi^iare il re Outlet mo, ebbe sanza
grande contasio il regno di Cicilia • Fra Gi<^rd^DO: le dette cose non poter
eoniastare in nullo modo. Nel yolgarizzamentd ilelle Metamorfosi d' Oti-
dio : allora quivi colla crudel mono ruppe gli arati volgeHil le ghiove , c\oh
le glebe, le zolle. [\) Nel libro della vendetta di G. G. fu posio nel
sipolco. (2J Gaido Guinicelli t
£ prende Ainor^ in gentilezza loco
Gosi propiCamente
Come calore in claritii di foco • (3)
E taltolta si aggiunse sofercbiamente, come i>iilentre y vatentremente e
s^alentria per valente , valentemtnie e ^alentiajnesaenirenHfHie per nescien--
temente , ciiestre e cilestriaie per celeste e celestiale ec. Arrigo da Settimel-
lo : per certo quante volte il valentre s* affatica di sincere il misero /-
cotante volte si sforza di essere simigliante ad esso. II MaWpini : ve
n* ebbe de* A ^alentri che non fue in quello tempo loro pari di prodezza
e si di alire valentrte . Come pure egli usa dir sempre papa Cetestrino e
Palestnna per Celestino e Palestina • Nel volgarizzamento del CatiUnario
di Sallustio: la valentria dell* uomo. Nello Specchio di Croce: tntte le
criature cilestriali. K Fra Giordano nella Predica XVI. E ancora uccise
un aitro suo figliuoloj ch' era a nutricare , quando furono morti quMi
fanciullij si fu morto il suo cogli attri nesdeniremente . E in altro luogo:
co^i i corpi Celestri e terresti sono governati e retti da spiriti divini Co^
si disse trono j intronare e attronito, per tuono^ intonare e attonito. (4) L
cosa^ singolare che la nostra lingua per comodo della pronunsia cacci via
1' R, e per comodo pur della stessa la metta dove ella non ha luogo . II
Salyiati dice che V h si tolse ad alcune parole non tanto per fuggir la
fatica, quanto per ischivare lb strepito e 1^ asprezza del suono; e nd altre
ai aggiunse {)er dar loro spirito e farle sentire pi& espresse • Credat ludaeus
apella: la ragione migliore di questo fare degli Antichi non h che T uso*
Si tolse r S dal principio e dal corpo delle parole, comes cisma per
scisma^ arbucello per arbuscellOj dicostare per discostare ^ dicernere per
(1) I nostri coniadini didono (aatolo. (2) Siffolco s ode tutiora nel Contailo, e si
conseryaya neUa plebe Fiorentina ahche ai tempi del Salviati , che per questo V uso nel
volgarizzamento della Nov. IX. G. I. del Boccaccio nella lingua Fiorentina di Mercato
Vecchid. (3) Propio e propiamerUe ec. sono femiliarissimi ai Fiorentini, che per.piu
I R anche ai altre parole, dicendo ex. gr. scdea per sea-"
4) £ cosi dice la nostra plebe. Aache i Grc
. _ _ ^ ^.,, ^irole la R. com6 atlaai < av]L«0oc. iXatoi e I
XXVIII
iif^aernere , dighingere per disgiungere cc. Fra GniUone nclla letl. 20.
\ferith dd fdlso dicernendo * E apprlssso: e dal re di s^ertA e disiunto . E
stracinatb per strnscinato disse ii Bull nel Comm. al G. XXtY. del Purgat.
a coda d^ uha btstia tratto , cio^ stracfnato a coda d* una bestia . (4)
E ad a It re si agginnse come sposare per posare , - sprovamento per
prffK^amcnto J sea! care per calcare ec. II Buti nel Comm. al G. XXXL
detr Inf. dimostra Dante come furono sposati nel fondo da Anteo . Al G.
XIX. nori >ni sposb gia , a/tro ( cioi ami) mi tenne sull* anca , E al G.
XXXII. pUardn . , •. che tu non scalchi co' piedi ie teste de* miseri daienti,
£ net Gradi ^i 5. Girolamo: lo sproi^amento deW amista di Dig* (2)
E si i'rappose pi^ spesso in alcune parole innanzi al GI, ed al Gf^
come basao , per bacio ^ cascio per cacio j masgione per magione ^ ra-
sgione )>er ragione , imbrasciare per imbraciare , camiscia per cafnicia ec.
Brunetto Latini nel Tesoretto :
Lo cor s' imbrascia tutto •
Rinaldo d' Aquino:
II BarbK^Wno:
E quel bascio m' irifiammao
Aceto e sal portarne^
Olio, ctescio^ e legume.
II Villani lib. 2. c. '13. e la giugnendo le porte della cittk e di tutie le
chiese bascio • Nel Volgarizzamento di Lucano : la rasgiohe i vinta lialia
i^otdnta. £ appresso : ykceano reconciliare le masgloni. Nell* Esposizione
dtel Paternostro: costume ^ di verace umile d* altrui presgiar*e , Cosi nellc
NdVelle del Sacchetti ^ asg'ato e busgie : nelle predtche di Fra Giordano
camiscia «c. per taceie di altri accreditati Scrittori .
Si aggiunse T N al principto della parola. Gosi dal lat. in inferno si
fece nih/'erno, I! Viilani lib. 9. c. 136. c traitb in cento tapitoli , ovi'ero
canti J dell'' essetv e stdto del ninferno , pur^atorio e paradiso . E Meo
Abbracctavacca :
Gbe alia Bne f arma (3j non percuota
In ninferno ec.
Da in abysso J nabisso e nabissare. Nelle Lettere di Fra Oniltone: ahi
carnal desiderio j qiianti n'obili e grandi hai nabissati! Da in angustia,
na/tL'ustia. Lo stesso nel la Lett. \ lo mondo che d' amaritudini tante
tormenta in not in nangusiia di tante tribulazioni ec. Nel Sacchetti naspo
per aspoi (4)
Gittate gli areola i ,
I naspi colle rocche.
E in Fra Jacopone nantiposto per antipostoi
Nantiposto il suo volire.
Gosi si disse Ifarcdtri per in Arcetri , Nipotecosa per Tpotecosa ec. (5)
(1) I nostri Gontadini dicono risucitare, cucino ec. per risuscitare , cu8cino cc.
(2) Quest' aggiunta dell' S ia principio della parola equivale all' ex de' Latini , appresso
5 quali tanto vale exspatiari, exoscutari ec. quanto spatiari, osculari ec. Nel aostro
Contado s' ode tiittodi sconfondere _, sconfermare , saimenticarsi , scroncrusione ec I
Greci : ffaix/305 per ,un/.p6c. (3) Per alma, anima^ dal Provenzale arma, (4) Cosi an-
ch' oggi i nostri contadini, che dicono pure nescire per escire. II Baldovini nel La-
ment© di Cecco da Varlungo St. X.
S' i' fo una fossa ^ i' non ne so nescire.
(5) Nata dalla vo<ie greca uTror^ouoa , ch' e uno di quegli attribuli <3ic dagli Antichi
Greci furon dati a Maria Vergine.
Si aggionse il G dopo VS. Cosl il But! ha seiepe ^persiepe neiComm.
«1 C. Xh dell'Inf» crudele stipa , cM sdepe , eke ckiude e circonda. £
'Sceiia per setta al G. IX. co^ lor seguaci d ogni scelta •
E talora fa lasciato il G, cfae troyar si dovea coagianto coU'S, oome
BismaUco per scismatico , sollo per sciolto, vasello per vascello ec. Fra
Cruittone, nella lett. 43. soltone sfoi uno, il diavlo n* aggroppa due. £
Dante net G. XXVIII. deil' Inf.
Gittati aaran faor di lor Tasello.
Si agginnse il D, oome aditzato per aizsato , adizzunie per otszante ec.
Meo AbbracciaTacca :
Onde moye adizzato lo meo core.
£ nel Serapiooe: ia sua virdk Una si i adizzanU. di lussuria*
Si tolse il V abominato da' Fiorentini ^ chiamati perci6 dal Gigli, se
non errO) mangiatori di V, i quali lo leyan yia da moltissime voci , e
dicono ex. gr.fao i^r favo ^ paone per pasfone ^ faorisca per fas^orisca,
Hceuto per riccviUOj gioane per giovane ec* II Malespini G. LXXXl. iier-
chr non rispondea il censo alia Chiesa ^ siccome era douto • E nel G.
CLXXXIII. i quail dal detto papa furono graziosamente riceuii •
5i tolae r L, e si scrisse abergare per albergare, sempice per sempli-
ce ^ mafaltore per malfaUart ec. Il Pncci nel Gentiloqaio, G» 30. St. 47.
E che mandasser prest i ma&ttori.
£ Btunetto Lattm:
Ma ta sempieemente
Gredi yeracemente ec. [K)
U Ab Zannoni in una sna nota at primo di qnesti yersi ossenra che
eziandio si i'lsse piui^ico inyece di pabblicOj togliendo 1' L, e cangiando
i due B. in V. Ma^ ^ cii fosse, ne sarebbe nscito puweo e tmnpiuvieo.
il piuvico degli asticbt peroio h originate cosW da publico si lece per
metutesi plubico , come si ha nella lett. 8. di Fra Guittone: e come in
plubica aisse predicavotte il FraH; e da plubico^ cangiata P L in I, e il
B in V, si ebbe piuvico*
Si aggiunse il G^ e si serisse tegnendoy spognendo , sostegnendo ,
appartegnenza ec. per tenendo, sponendo ec. Oioyanni delle Gelle: onde
santo Gregorio spognendo queste peHe ec. Nella Storia di Barlaam : sostC"
gnrndo per essa molte ptne. Nelie Pistole d'Oyidio: Troja chiamata Ilio ,
e distruUa eon tuUe ie sue appartcgnenze . Nella Vita di G. G. e non
Ugnendo a menie le ingiuris . £ Fra Gaittone dine agiudare per aiudare ^
ossia aiutare nella lett. 3. Prudenzia ^ amore buono che Dio agiuda* La
qnat yoce i rimasa in ubo fuori di Toscaoa , e parlieolarmente in alcun
luogo della Lombardia e del Veneziano* E soprattutto si agginnse ai
yerbi volere , dolere j solere e simili. Gos\ il Boccaccio ha vogliendole^
^agUrh, sagUendOj eomhgliendosi ec Gioy. Villani voglieadoli; git Am-
maestr. degli Anticbi smogli e suogli; Albertano Giodice assagHe eo. Ed
a I yerbo conoscere si restital taWolta il G del latino, onde leggesi nel
Boccaccio cognoscere e tagno)sc^a; (2) Tielle Notelle antiche ricogno^
scendolo ; negli Amm. degli Antichi ricoonosciuti ; nel Passayanti cogno"
scendoci ec. II Barberino aggiunse la detta lettera ancfae alle yoci ^~''
fedeli j sottili , scrivendo tagU , fedegjli^ soUigli -
Mei 4\ rlparo, o di paiti y o di paoe
(1) La nostra pl^»e dice udmo per uUimo ec. (2) Cognoscere ooa tutti i si|oi tem-
pi e tuttora in uso nel Goncado.
Se V & rimedio peitfa^
£ co' fedqjii dispensa*
TagU per rei^ogna, e lagii per iiobiltate«
Ma tra' sottigli poranno
Usar quel che sarniDiio*
E nelle Vile de' SS. Padri gi ha pecugUo per peeulio, cioi otile; tapeeo*
ra che fugge del pecuglio , $pe9se volte viene a mano del lupo • (1)
Per lo coDtrario si tolse da parecchie Toci, oome peio e pido per
pcggio e pregio • Jacopo da Lentino:
Madonna y in Tot non acqnittai gian preio^
Se non pore io peio.
E Masceo Rieeo:
Cbe andar di male in peio.
Gome faccio eio (2) -^ direnen' geloso ;
Che se Toi perdo, e Toi perdete preio.
Assaiare per assaggiare • Ginllo d' Alcamo :
Bella, non dispregiaremi, se aTanti non m'assai. (3)
Discortdart per discoraggiare * Inghilfredi Siciliano:
Ghe di ci6 nasce che mi discoraia.
Appoiare e poiare per apnaggiare e poggiare* Lapo Gianni 9
Gui gentiiezza ed ogni ben s' appoia •
E Onesto Bolognese:
Tanto contro a me poia (4)
Peoa mortale e rea disarYentara •
Saiare per raggiare • Dante nel G. XVL del Purgat.
Vedi Talbor che per lo famo raia. (5|
Deia per deggia . Bonaggianta Crbiciani :
E non mi deia di ben &r partire • .
Ploia fer pioggia. Lapo Gianni:
Gome nel mare ogni corrente ploia.
E Dante nel G. XIV. del Parad.
Lo refrigerio dell' eterna ploia • (6)
E Fra Guittone diise Joia per gioia. (7 J Nella lett. S. perchi non ha nuUe^
ria di tuiia Joia? £ nella lett* T6. uccioccK io mi confordejoiaprenda • (8)
E nel modo stesso che si aggiunsero ii G e T L, cosi pmresilolsero.
Folgore da S. Gemignano ha daio per doglio:
Per& s'eo mi doio, eo so ben onde.
(i) Si trovano {mre iiegti Antidbi aggiiinte itisieme h G e lai I#, come (fiaglia e
giogUoio per gioia e gioioso, nogUa e nogUare per noia e noiare. Guida GuuucsUi:
£ va nel Ciel, dov' ^ compiuta gioglia^
GiogUoso il cor, fuor di corrotto e d' ira,
Fra Guittone:
Se non che 1* ^ lo meo aervife a nogKa.
E Inghilfiedi SicOUiio.
Como di duo congianti Amor mi no|(lia/
SPer eo cio^ io. (3) D Proreazale, assafar* (4) Poiar in Pro?eittale. (5) 1 ProTen-
i raiar, e rai e raia il raggio del Sole: la raia del SoleiL Fra noi ^ rimaso tl
poeta rai per raggi^ ma non raiare. (6) II Provenzale, pluia. (7) Al.modo del Pro-
venzale ioi . (8) U toglieie il G ^ comunisaimo ai Napiditani che dicono si^noreiare ,
leiere,.leitorej saecheiare ec. I Fiorealiiii, il Maio per il Maggio, £ i Gfeci modemi
diOi per ^yio^ , iyixoUXo't per iux^X^yiov ec.
XXXI
Dante in nn Sonetio:
Sol dimofitrando clie di me si doia .
E Lapo Gianni disse ma per voglia:
Ballata, e' non h donna, alia mia yotay
Che tanto degna sia da onorare.
Ebbero pure i nostri Antichi il cdstnme di togliere o agginngere
qnalche sillaba aile pirole. Tolsero verbigrazia it di^ 9cr'tyeaio spensare
per disptnsartj sinoutre per distribuirCj sturbo per disturbo €C« Fra
Jacopone :
£ seco port6 ceae da spensare.
£ in altro luogor
Ed ai membri ha stribuito
Onde yita possan trarre*
II Viliani lib. 3, c. I. davano t/uanio sturbo poieano alia detta re^i/icM->
%ione* [\) E mesUcare per dimesiicare si ba nelle Vite de' SS. Padri: recos^,
sele in grtmbo ^ e mesUcavaii con loro •
E talvoUa lo aggiansero, dio^do diseniirc per senUre, disporrc per
sporrcj dicenarc per cemire ec« II Pucci nei G. 4. St. 2, della guerra.
IPisana :
Che I'oste Fiorentina 8*era mossa
Gontr'al Pisan, per dargli a disentire ee.
Helle Vite de"* SS. Padri : disponendo loro le proftzie , e ogni co$a che a
im era vrofeiaio da* santi profeti . &» IHcenanao co' diicepoli suoi • . • « la
Maddatena stava con Madonna • (2)
Aggiunsero eziandio la preposizione In j la quale molte volte nega ,
ma alle iM>lte accresoe e ik piii forza alia Toce , alia quale i a<^eempagnaU •
Cosi dissem Urfuiuro ferfuiuro, ingendrazhne per generazioncj inodiare
per odiarcj ilm^umerarc per num^rare ec«.Il Pacci nel Centiloquio, G. il.
Ed e'l parlar degV infnturi mali eo.
II Barbeiino:
Non 81 dee V uom turbare ,
Ma del nemioo la loda inodiare •
Fra Giordano sella Predica XVL ora 'iniers^nnc che ifuesU suoi figliuoU
inodiandolo procuravano la morte sua . Filippo Sasseiti in una lettera tra
le Prose Fiorentine, P. IV. Vol. III. mare a me il propria di tuUe guesie
ingenerazionL II Buti nel Gomm. al G. XXV. deir Int. q^ando EraUe si
penne aoariirej innomerb le sue pecore* Gosi innarraxione per narrmor
ne i nel Viliani lib. 4, c* 48. tit. innarraaione di pih cose che furono a
auesii tempi .% innarramento e innarrare nel yolgarizz. di Tullio pub-
blioato dal Fiaccbi; e innasoondere e innascoso neiGradidiS. Girolamo*
Aggiunsero talora anche la preposizione Con* Gosi conchiarire per
chiarire si legge nelle Vite de' SS. Padri ; Ju adornato di opere di vertU'^^
dij come d oonchiatirk in questa operetta.
il) Oggi iturbare noa e andato in disaso, ma dioesi meglio disturbo che sturba^
Tassoai a quel verso del Petrarca,
Ben venne a delivrarml un grandeamico,
annota: „deUverare si legge nelle Novelle antiche per Uberare: ma io tengo che que-
sto fia formato da deUbro, as, che significa dibucdare e levar la soorza, e p^ meta-
fora mondar dal peccato . y. Ma egli s' inganna : deliberare e detto per sempHce lib^-^
rare J coU' aggiuata del de, come i Latini dioeyano magis • denmgis, I Francesi-^ de^
liurer* \
XVM
$. VIIL
DJU.LE PABKNTELB E AMIITA' niii LB LBTTCBB, K SSL MmrlBtf CHE FAlfllO
ti USA HI ALTBA •
AttI parentela fra FE e TA; ondtf ii legp negli Aolichi paid e
piatogQ per pi«C^ e ptetoso j sagreto per segreto^ Aiena per J?/«iti&^ aiitnen-
ti per elimeniij cioi elementi, aritropia per eritropia^ ossia elitropia , 4U'«-
sempro e assemplo per esemplo > antral^ per eniratu > msecuzione per esecu"
zione, aleggere per eleggers ec. Nelle Vite de' SS. Padri: /it ^Udi cof«
vtdendo un servo di noi, lo quale era molto piai&so 9C*i^egli commosso
un poco a piath, iscrisse una lettera eo. (4) ^ iVitm avrebbe troppo penato _,
e non sarebbe istaJto cosi sagreto. Nei Fioretti di S. Praiioesoos eomincA
a pari are cosi profondamente delle cose sagreie di Die ec. fiosone da Gubbto
neir aTYenturoso GiciliaDo: fuo/i movimenti de* deli e de'pianeii e delU
costtlladoni di contmovo adoprano sopra ie nostre corpora, tssendo dagli
oil menu segw'ti. Nel NoTeilino: e che cib sia vero , alia tornaia n' udireie
l^ assempro • Brunetto Latini nei Tesoro: dicono che Ippocras lo grunde
medico tros^asse il cHsteo a quello assemplo. Fra Guiltone oelte Lettere:
po\*eri noi alesse Bio. Matleo VilUni; sostenne I* ^ueouiione che si facea
del padre . 11 Buti nei Gomm* al C. XIL dell' Inf « gl* insegnb che porias"
se un glaomo di fUo in mono > e legasse I* uno eapo all* antraU . (2) Meo
AbbraccidiYacca :
L' uomo s' alegge adesso per talento *
Dante da Majatiot
Ond' eo di core jnh V amo c^ Pat«
Non fece Alena oon lo gran piaeQre*
Jacopo da Lentino :
N^ V atfitropk dk' & A yertudiMa . (3)
£ Yiceversa st tramiit& TA in E, come effelto per affetto* il PiMloi ««!
Gentiloquio, C. 8. St. 28.
L' arnbasciador domando Con effetto •
E cosi disM anche Giovanni delle Gelle nei lett. 26. • Antonio Bttfibae
fjli amoro^ tff^tti . (4)
Tra r E e TO, cocne soducimento e soddurre per peducimento e
sedurrej soppelltre per seppellire , .romanere per remanere o»ia rimane'^
reec.<^ioyak>Qi delle GeMe: Cristo chiamb nei F'angdo morti quai^do disse
al gitfvane che andava a soppeUire il padre suo : lascia soppeliire a* inorii
I morli suoii, l\ Malespini} B tietta Chiesa di S, Uperaia si soppelll.mm
Per soducimenio di Afanftedi ordinarono di corrompepe il popolo ii F^wit^
ze. Nelle Storie Pistoled i e quine soddusse la signora . »^ Non romase
persona n^ in citik n^ M e&nkulo . (5)
Tra 1' £ e 1' I • Non ^ a dire ^ttanto gH Antl^hi ^Msero vaghi di
tramutare TE neir I; per lo che scrissero frequentissimamente mino e
»
(1) I Provenzali pure dicevaao piatat e piatos; e gU SpaymoU piadoso. (2) ^e\
Pittojeae il pruao accesso della casa deVcontadini c chiainato antrone, cioe V ingresso^
p«r ^tr0ne, eatrata. (3) J^ nostra plel^e e ^pecialmente i contadiQi dicouo t^ttodl
TV
minart per meno e menare^ mic9 e tico per meco e tejco , cortise per
coriescj iguale per eguiUcj/rino perfrenOj sfigliare per vegliarfijm^rciiit^
per mercedcj miglio per megUo^ incrUc^re per incrc^erif ^ piso jper peso ,
sir a per *era^ riSi per iwA' «mia nctt'j /?iii«e per p^^^ j fd altri innniti .
Jacopo da Lentino:
Lo Tostro amor mi min^^.
Che 8^ io Yiglio^
O sonno piglio ec.
Amore cbe porta
£ tiene ad ogni frino ec*
Troppo son dimorato
In lontooo paiae •
Mazzeo Ricco:
Sollazzo e gtooo tnai non Tiene mine.
Rioaldo d' Aquino:
Lo moo cor non h con mico .
Fina donna , eh' io non perisca
S' io Ti prego, non y'ip^risQa,
GiuUo d' Alcamo:
G>n tico stao la sera e lo mattino.
Federigo II.
Tant* e saggia e cortise •
Branetto Latini:
Ben Tcdi gli aninuiH
Gh' i' non li faccio iguali •
Gnido Guinicelli :
Amor m'assale, e gik non Iia rignardo
S'egU face peccnto owyet mercide-
Medesmo Amor per lei raffina migUo.
Poi Madonna m' ba Yisto,
Meglio k ch' io mora in quisto •
Fannuccio dal Bagno;
N'& 81 deU'auro, che dentro y' h miso^
S' h di buon piso •
Onesto Bolognese : >
Ell' h simile che son presso a sira •
•^■"
Prender si possa dentro alle mie ridi. • a • i.-
E quasi tutti i partic^pj, che noi ora terminiamo in eso ^ dagU Antichi.
erano terminati iq iso ^ come priso^ sorprUo ^ offiso j infi^o ^ Mciso ec
Jacopo da Lentino:
Madonna dir yi voglio
Gome r Amor m' ha priso .
Pier delle Vigne :
Gom' albero che d' eilera ,i sorpjriso .
Messer Polo:
Siccome il balenato, foco acciso
T. II. ^
XXXIV
Sembra per Taerc oscnra, c poi risplende.
Fra Gttittone:
Ben mi ' morraggio s* eo non bo perdono
DairaTvinente, a cut bo tanf of&so;
Chfc non ini vale ditto reo n^ bono
In guisa alenna^ obe per lei sia intiso . (4)
Ed al contra rio TI era talvolta mnlato neli'E, come ende per indi^
vencere per sincere , lavoreo per lasHirio, Serena per Sireaa j enemies per
inimicOj en per in ec. Pier delle Vigne:
Ch^eo non poria divisare lo bene
Ch' ende nasce ed avvene a cbi ha leanza •
Rtnaldo d' Aquino:
Vence natura V Amor veramente .
Folgore di S. Gemignanot
Allora si conosce cbi ha Tento.
E Dante ne) Credo: *
Questo ci dk fortezza ed ardimento
Contro le nostre rie tentazioni.
Si che per iui da noi '1 nemico i yento*
Ingbilfredi Siciliano:
Si natural m' adombra
In layoreo e lima.
Guido Guinicelli:
Pero sacciate che 'n tat guisa pero
Com' uomo che h in lo mare )
£ la Serena sente. (2)
Guido delle Golonne:
Ben credo che mi darea lo sa'amore.
Messer lo Abate da Napoli :
Cpsi m' ha V enemico ingannato .
Ciullo d'Alcamo:
En paura non mettermi di nuUo manganiello*
E Fra Guittone disse esguardare nelle Lettere: ed esguardiamo par quafe
maggiormente cr edema. (3)
Tra r A e TO, come canoscenza e canoscere per conoscenza e conosce^
re , astrolago per astrologo , prolago per proiogo j jUosafo , per fiiosofo ,
aloroso per oloroso j ossia odoroso, arldgio per orlogio j cioh orologioy
argoglio per orgoglio ec. Bosone da Gubhio: ma conchiudendo it nostro
parlare j per piu breve iscrwere di nostra mciteria , ci * lasceremo quelle
parti J le quali s' appariengono a strolagi , Nelle Vite de' SS« Padri: ma
tgli era piib arnica di JUasafi (4) che accrescitore e manteniiore £ ido^
(1) I nostfi Gontadmi, hiato^ hinigno , JiUce , sipoitui*a, criato ec. I Napolitani:
carizze ^ friddo ec. Anche i plebei Latini, come si ha da Aula Gellio e da Macrobio,
diceano here ed heri, mane e manij wepres e vipres, germen e germing macescat e
maciscatj putescat e putiscat ec. I Greci: istiqio: per ifiqioc' e i Beozj diov per ^toc,
donde il mob de' Lacedemoni. (2) II nostro popolo usa anch' oggt dirla Serena , (^) kn."
che i Latini mutayano sovente 1' I nell* £. Varrone de re rustica, lib. I.: BusticiYe^m
dicebant pro viam^ et yellam pro villam. Quintil. Inst. Orat. lib. IV. Quid? non ft quo^
que I loco fuit, ut Menerya et Leber et magester ec. £ Seryio al secondo dell' En. Ve-
teres joennsis dicebant, non pinnas. (4) II Boccaccio Nov. 19. 9. disse Jisofolo, CQntraf-
facendo il parlare di un mercante , la qual generazione d' uomini h comaaemeate grossa
e igaoraate : io son mercante e non fisofolo .
XXXV
ti,iBt Ho preso uno stile semplice , la^ciando U predeiU prolagki • Fede'*
rigo 11.
Vftlor ^r r altre avete
£ ttttta canoscenza . {i)
Dante da Majano:
II Barberino:
Rosa e gtglio e fiore aloroso.
L' arlogio non lassare •
Ingbiifredi Siciliano;
Se per me ancor T argoglio s' omilia «
Pucciandone Martelli:
Nod mi dovresti fare
Mostrar tanf argogliaoza • (2)
£ il Pucci nel Gentiloquio G. 68. St. ^9.
Ma dico ch' era alia proTvisione
Del Dttca di Calavra per astrolago, .
Che non ayea par di qai a Vignone.
E senza far di suo' fa^ti gran prolago,
II VescoYO d'Aversa, Ganceliiere
Del detto Duca, savio e buon teolago ec»
Tra r O 6 I' I , come vilume per volume j fievile per fievole , piacevi*
le per piacevole^ durevile per durevole , disinore per disonore ec. Nelle
Vite de' SS. Padri : sarebbero tanti i vUumi de^ libri che stimare non si
poirebbe. Nell' Epistola di Papa Gregorio IX. a Federigo II. J^^^o iWe^iVi^-
se e rinforzasse gastigo ec. Fra Guittone nelle Lettere: per Dio j guarda-
te che in vaso fievilissimo avete esso > £ nelle rime:
E grave h cio ch' h pre$o a disinore •
Pannaccio dal Bagno:
Per ingannevil fatta mi fa mostra.
E il Buti : grado si dice cio^ grato ; e gralo significa piacere o piaces^ile • (3)
Al contrario si miito VI nell'O, e si disse ittole e ulolita per utile
e utilithj mobole per mobile ^ volgibole per volgibile ^ martore per mnrti^
re ec. Nelle Vite de' SS. Padri: non dicea mai parole Dane e oziose ,
ma • • • • utoli ragioni della fede . s= Un' altra fiata andando egli al tempio
de' santissimi martori Ciro e Giovanni ec. II Malespini: a frutto e utolita
di tutti colore che leggeranno . Nel Livio : e perduto quanto avea mobole
e non mobole • (4) Arrigo da Settimello: la volgibole fortuna esalta gL' in-
f^iusti. E il Passavanti : o dolce amore quel che ti fu possevole di fare • (5)
Tra rU e TI, come monimento per monumento , rimore per rumo^
re, vitiperio per vituperiotj stipido e stipidito per stiipido e stupidito ,
compito e compitare per computo e computare ec. Marco Polo nel Milione:
nel sotterraneo nel monimento (6) con gli altri Califfi passoe , Bono GiamhO'
ni nel Tolgarizz. di Vegezio Flavio; coloro che simaraviglieranno e diven^
teranno stipidi che temente assalisCano ec. Matteo Villani : il gentile U0mo
(1) Canoscenza e canoscere dicono pure oggidi i Napolitani. (2) Argoglio e argo^
glioso 8* odonb ancora nel Contado; come pure diedago, Diacano ec. (3) I nostri Con**
tadini; sprifondare per sprofondare , accomidare e comido per accomodare c comedo,
pricissione per processione ec. (4) Da mobole il Villani lib. 2..c. 37. formo mobolato ,
cioe proyyeduto, fomito: siccome popolo e cittadini male pro^veduti a guerra e poco
mobolati di moneta . (5) Utole , mobole , dovidere ^ doventare ^ possivoU , impossivole ec.
Bono yoci yiye nel Contado. (6) I nostri Con tadini dicono il munimento.
XXXVl
^fpidito e impaurito di tale comandamento . Arrigo da Settimello: quelli ^
il quale sostiene piu cose che non si possono compitare. E nelle Pistole
d'Ovidio: convienti rendere il fUaio per compito (^) alia tua donna nuo-
va . (2)
Tra W e TO. Cosi si scrisse/oi per /mi ^ altroi per altrui j coi per
cui, figora i^v figura, scora per scura, alcono per alcuno , vertode per
vtrtudcj lome per lume , mandocare per manducare ec. Pannaccio dal
Bagno:
Che giammai poscia in alcun lato foi
Ove nan semprc panto
Dal Yostro fosse viso, che sgaardai
Si, eh' eo pensar non mai potti in altroi.
Han conceduta in me serro di Toi
Perfezione, in coi
Han masso di Toiere proprio fiso ec.
Donna, poi immaginai
La piacente di vol nel cor figora,
£ st^ta mia dimora
In chiarezza lucente in parte vera;
Che prima ci<!) fosse, era
In tenebre d' orrore in parte scora .
Lo vostro prego gentil cor non sdegni
D' esto mio dir, die safficiente servo
A vostra altdzza non conosco sono
Ne d* altro alcono meo parlare indegni •
Federigo II.
Ogni conforto
Pose in prestanza
La gio' d' altroi .
BonaggiUnta Urhicielni :
Ghe Amore ha in se vertode, '
Del vil uom face prode.
Dino Frescobaldi:
Glascun si tien d' aver maggior virtode .
Folgore da S. Gemignano :
E porci morti e finissimi cochi
Mprselli ciaschedun bene e mandochi.
E Dante nel C. X. deir Inf.
Non fere gli occhi saoi lo dolce lome? (3}
E ne ahbiamo esempj anche in prosa. Cosi ponta per punta si l^gge nel-
le 8torie Pistolesi^: portatono le carni loro suite ponte delle lance.
(1) Voce tuttora in Uso fra i iContadini . (2) I Latini maximus e maxumus , opti-
mus e optuntus , lacrfmas e lacrumas , dissipat e dissupat ec. (3) £ nel G. XXX< del
Parad. uisse augosta per augusta:
Sedera T alma che fia gia augosta.
Aiidie i Latini usayano scambiare 1' U nell' O: onde nelle antiche lapidi si Icgge w^-
cotn, consoL, colpa , exales ^c, Prisciano: multis ItaLiae popuUs V in utu non eralj e
contrario utebantur O.
XXXVII
£ Yioevtsrsa ^i tramut6 sovente V nbll' U, cotnd dimura per dima-
fa > ubfiare per 6btiare , obliare j giucare per giocare j innamurare per
ifzntimotare J amoruso per amoroso j nascuso per nascoso j dunoferdono,
persoHa per persona ec« Gaido delle Colonne:
Anzi ayverria senza langa dimara
Che lo ibco stutasse.
Pi& folle ^ qaello che pi& s' ittnamura •
Maaiftaeo Ricxx>:
Qoando la fiore appare
Non poria ubriare ec.
lc*ier delle Vigne:
Non ho giucato a faglia.
Meo AbbracciaTacca :
Quclla cbe sortnontare
Mi face la natara, modo^ ed tkdO)
Qaasi dafo nascuso
Sono a nbbidir ec.
^acopo da Lent i no:
Non h pregio laudare
Quel che sape ciascuno;
A Toi, bella, tal duno
Non "vorria appresentare «
Non posso dir di cdnto parti V una
L' amor, ch' eo porto alia vostra pensuna . (1)
fra TAl} ^ I'O, onde si scrisse nuro e oro , aurato e oratOj gaudc
^e e^godere y pausare (2) e posare , Paulo e Polo ec. Dante ncl C. XVIII.
tlel Parad.
Ch' io non bonosco il pescator, n^ Polo. (3)
Fra Guittone:
£ cielo e terra mette in tc gaudere .
£ nelle Pistole di Seneca : tu non dirai che tfuella spada sia buona che
ha I* elza ordta. Oggi, verbigrazia auro , tesauro , nstauro ec. sono toci
vaghe e si adoperauo assai bene iiella poesia; xxibl gaudere , audlre , pans a^
re ec. pi A non si scriyono ; e neppure orato , Polo ec. (4)
Tm I' I raccolto e 1' L in inoite voci specialmente che vengono dal
Latino , come bias mo e blasmare ^ claro , doplOj plangere , plagere e pla-
gentCj per biasmo e biasmarcj chiaro ec. II Barberino :
Ghe doplo blasmo intrare
Poresti ec.
(1) Lo scambio dell' O neU' U e molto in nso fra i Napolitani^ che dicono^?^
suna, gvaziusOj sulo ec. £ i Frinlani dunna per donna; onde il Sacchetti: dice il
Friolano, cid che vuol dunna, uuol Signo. I nostri contadini, giucare, ugni , ugnuno ,
Ugnissanti , FurU ec. Lo stesso adoperavano talvolta i Latini . Quintiliano Inst. Orat.
lib. I. c. 4. O et U permutatae iiwicem , ut Hecoba et notrix , Culchides et PuUxena
scriberetur ec. (2) Pausare per quetaj'si ^ antico vocabolo Latino , che il volgo poi fece
Irtinsitivo. Ncllfe leggi Aleman. c. 45. si leggc: pausare arma sua josum, che noi ora
diciamo »05tf7' giu le sue armi. (3) Polo h voce Venczianaj in Franc. Paul. (4) Anche
gli anticni Latini pronunziayano 1' AU per O. Prisciano lib. L transit quoque AU in
productum more antiquo, ut lotus pro lautus, plostrum pro plaustrum, cotes pro
cautes. E Porapeo Festo lib. XVI. de verb, signijfi. Orata, genus piscis, appellator a
colore auri , quod rustici Orum dicebant, ut Auriculas^ Oriculas.
xxxvm
E colui clie caotaticio
Va , quando tutta V altra gcnte plange •
» • ^ i. >
E color che diffhini
Fiu semblaa alia fin cbe al XM>iniDciare •
Booaggianta Urbiciaiit:
Voi che avete mutata la manera
Delli plagenti detti dell' Amore ec«
Guido Guinicelli:
Risplende al suo diletto clar sottile .
E nel Tratt. delle Virtu moral i k plu per piii al mode del FnLnceae plus :
di queste trt si i attemperanza la plu alta . £ in Brunette Latioi ^lui :
Com' io riserva lui
D' altrettanto e di plui •
Tra r U e TL, come galdio per f^audiOj esaldire ^pcr esaudire , al da-
ce per audace J laldare per laudare ^ aldire per audire ec. Nelle Vite
de' SS, Padri: parendole ancora per lo subito galdio {\) saper cosa non
innanzi pensata, ss. Gloria sia a te , misericordissimo e benignissimo mio
Signore Iddio , lo quale ti degni esaldire le orazioni del peecatori • :«
Questo aldace ardire , che ti ha assalita , i morte di te •-=» Famml , Signor
m\o Gesh Crisio , sempre degnamente laldare te, Andreozzo Nori:
Non y'l dispiaccia, donna mia, d' ald.ire*
Cliiaro Dayanzati:
Ma cbi nel mal conforta sua stotnra,
Aldo cbe men li dura»
Ed algura per augura^ ossia augunaj si legge nel Novel lino: Messer
Jmberal del Balzo , grande Castellano di Frovenzaj vivea molio ad
algura^ a guisa Spagnuola • (2)
E al contrario TL si mut& neirU, come autro per altro ^ autezza
per altezza, autare per altare ec. Fra GaiUone:
Mai non faccia nh cbeggia
Alcuno all' autro disonesta cm\4 (3)
NcUe Lettere : come non sovra V autre creature ave perfezione ? =» Non i
da contristare V autrui rendendo » Chi da a te in dell* una gota , ap'
prestagli I* autra . k: In tal guisa che I* autezza dell* animo vostro ec. £
il Buti nel Gomm. al C. XXIX del Purgat. la fede che V uomo ha nel
sacrificio dell' autare del corpo di Cristo. (4}E nel Dittam. lib. 4.G. 24.
i caude per calde: ^
O con simil percosse o con pijk caude.
Tra il D e r N , come annare per andare ^ naseonnere per nasconde--
re , granne per grande , vivanna per vii'anda , comanno per comando ,
banno per bando ec. Nella yita di Gola di Rienzo : non potea liberamente
annare* (5) Gecco d' Ascoli neirAcerba:
Lo laccio per servir pure alle donne.
Ma natura T occulta ai suoi bisogni;
Non sii dolente se qui si nasconne.
(1)1 nostri Contadini dicono galdeamus e galdeanio per gaudeamui e gaudeamo*
(2) I nostri Contadini mutano il V nell' L , e aicono lipera per vipera , suale per suar'
ve, lispo per vispo ec. (3) II Provenzale autra e il Franc, autre. (4) Questo scambia-
Hiento ^ proprio oggi de' Napolitani che dicono cauzare per calzare, auto e sauto per
alto e salto, al modo del Franc, haut e scuit. Anticamente i Gandiotti^ come annota
£8ichio^ diceyano ocuxuuv per ocAxi/wv. (5) II Provenzale anar.
xxxix
Fra Jacopone:
Li miei falli son s\ granni
Gbe non sentoho pi^ affanni •
Bindo Bonichi:
Diemmi per dolce tal yiyanna a bere.
Dante da Majano:
Vidi^rer me gecchita profferenza
Cbe mi distenne tutto al suo comanno.
Gene dalla Ghitarra:'
Ogni baona Yiyanda yi sia in banno . (i)
E Ciallo d'Alcamo ba monno ^ profonno j arritonnOj prennere j incen--
nere , arrennere . (2)
Tra il D c rL,'coTne olorCj oloroso e olorare per odorCj odoroso e
odorare • Marco Polo nel Mi Hone: quello e lo moscado , di che viene
grands olore . Nelle Vite de* SS. Paari: pervcnne a un prato mollo dilet-
tevofe pieno di mold lieti e olorosi fiori* Nelle Novel leantiche: intra quali
li'mostrtiro peUle di rame stampate ^ nelle qucdi ardeano aloe ed ambra,
e del fumo che vi uscia j oloravano le camere.^ E Dante da Majano:
Bosa e ciglio e 6ore aloroso. (3)
Tra il V e il B, (4) come boce e bociare 'per voce e vociare , boto e
botare per voto e votarCj imbolare per involare , bomere per vomer e ec.
Nelle Vite de' SS. Padri: e per consiglio di un prete j ch' era venuto alia
festa J si si both a S, Francesco , che com* egli tre boci ^ cosl promise ire
cose* Nelle Novel le Anticbe: si richiamo un villano del suo vicino che li
avesse imbolato ciriegie • Gianni Alfani :
Ed bai reduto quella , cbe m* imbola
La vita, star pur dura.
Giovanni delle Gelle: il campo del cuore ^ il quale ^••.. allavoraio cot
bomere (5) del santo Evangelio. (6}
Viccversa il B si mnto nel V, come forvici per forbid ^ eivorio per
ciborio , paravola per parabola j s^astare per bastare ^ delivrare per de^
(1) Biomum, bamdre e disbannire erano voci della bassa Lajtinita. In una C^ta
di Guglielmo Arciyescoyo di Narbona dell' anno* 1250. si legge: et aUqua, (juae per
Ufiam Curiam bcumiuntur , akeri non licet disbannire * £ Donato sopra quel yerso di
Terenzio :
Quia non rete accipitri tenditur, neque milyio,
annota: iegitur et tennitur; habet enim N litera cum D comunionem. Banno e ben-
na ec. % odono anch' oggi fra i.Marchigiani; e i Napolitani monno ec. (2) Vedi il Vol.
I. p. 13. 14. 27. 32. 33. (3) Olore e olorare yivono anco]:a nel Contado. Olor dice-
vano pure i Provenzali . ' E i Greci med«simamente ftS%foi e eXa^^os - (4) Di questa pa-^
lentela tra il Y e il B, cosl il Bellini nella Bucchereide:
,£. da chi sa di lettere o di libro,
£d ha yarj tinguaggi ed ha ceryello^
Si sa che il B e il Y
Han r. istesso calibre .
(5) I nostri Gontadini dicono oggi il bombere « il bombero, frapponendo II B. II Buo->
narroti nella Tancia:
S' io layoro col bomber rappuntato ec.
E il Baldoyini nel Lamento di Cecco da Yarlungo:
S' i' aro , i' do col bombere a traverso .
E di questa frapposizione del B ne abbiamo esempj anche fra i Greet che ditevano:
^o'AiTos e ^o'X^noi , ffua$ e ffu,Saf cc. (6) Anche i Latini dissero uixit c bixit; « i Pro-
venzali vera c bera. Boce poi e bociare, boto, imbolare, corbo ec. sono tutte yooi
della nostra plebe , c specialmcnte 46* contadini .
/
X%4
liberate eo. Nella Storia di S. Gioyaniii Batista: non ei ha ni ago n?
refcj non ci ha ni forvici ni colteUo. Nei miracoli della Maddalena : di
fuor net cisKirio deil* altare era la marine del Cruafisso • U Barberino:
Paossi dir che qui claade
Sette maniere d' ingrato esto livro •
II Petrarca:
BeD Tentie a deliyiarmi an grande amieo.
II Bnti net G>iiim. al ۥ XII. dell' Inf. Firgflio nspondea alii inaenHinenii
dos^ sHLsU la ragione. E al G. XXIV* non vasia esser partUi aa colore,
Nel G>mm. poi al G. XII* del Purgat. diflse cognovsw per cognobbe , ossia
conobbe: nella quartafinge come lo eagnosfve e descrive gu^hche/e. Fra
Gaittone nella lett. h e se non vasia in parte del nUnore ec. £ nella lett
17. ba crewe per crebbe: nell* officio crevve la fama vostra. (i)
Tra il D ed il V, come avolteno, avoliero e avolierarcj per aduUeHo,
adulteroj e adulterarej, chiovo per chiodo ec. Marco Polo nel Milione:
sappiendo che iuUi gli uomini di questa provincia faoevano avolterare It
donne loro a forestieri. Arrigo da Settimello: chi i nolo d* avolterio ,
sara sempre avoltero • Branetto Latin i ;
Ben h gran vitnperio
Gommettere aTolterio
Con donne e con donzelle,
Quanto clie paian belle.
Nella tem Deca di Tito Liyio: portanti seco chiovi di ferro per qnellt
parti sulla ripa. Fra Gaittone per lo contrario tnimut^ il V net D, scriTeo-
do vidanda per vivanda , come si ha anche ne' Gradi di S. Girolamo •
Siccoine caoco baon cresce vidanda
Ove famiglia aggranda.
E nella leU« Z^^fue costumaio a pascersi di venena oon alira vidanda
misto •
Tra TN e T Ly come calonico, calonica e calonizzdte, per canomco^
canonica e canonizzare • II Male^ini : ona essendo la reina fi^U^ea la mat-
Una di Pasqua di Penticosta alia Chiesa nella ctUonaca di Fiesole alia
messa eo. » Ma il Capitolo de* Calonaci (2) di Gerusalemme nol volcano
lasciar partire . E Gioyanni delle Gelle: non voile dire il rivelatore delle
messe per lui come per uno santo , perocchi non era calonizzato . Anche
nelle yoci che sono disgiunte in tutto di lor naturaaTveniyaquestomuta'
mento per maggior liscezza di lingua, come nolle j nollij nella j nolle ]^t i
non lo J non li, non la, non /e. Dante da Majano:
Nolle spiacesse poich' io V ho seryata*
Tra il G e 11 G, come amigo per amico j^ diga per dica, siguranza
per sicuranza, agute per acute jfige per fico , sego per secOj ciego per
ciecoj piagenza per piacenza ec. il Barberino:
Non lasso ch'lo non diga,
S' altro riparo y' h, per Dio si '1 piglia.
II Saochetti:
Mi par cresciuto e di yalore amigo.
(1)1 Napolitani vuosco per bosco , uestia per bestia ec. E noi uiglietto per biglietto
dal Franc, billet. (2) La plebe Fioreatina anch* oggi dice Calonaci, e per ischerzo
chiama con questo nome i testicoli , coine li chiamd ewodio Franco Sacchetti : /' aUra
ch' eva sotto Ut scala, sentcndo gridafv il compagno, cot^re ^ da tra calonaci di To^
rello, S3 ta gotta ch' era affamataj sentcndo C odonf dd tordi, lascia i calonaci ^jb^
da d' uncino ai tordi .
Fra Gaittone:
Perch' io mi vidi in tale sigaranza .
Outdo Guinicelli:
In lei tutta piagenza
Regna, pregio iralente.
Pier delle Vigoe :
A me ferio d' an dardo
Pungente, forte, aguto.
Dante nel C. XVII. del Purgat.
Si fa con vol, come V uom si fa dego, {i)
Nel Credo i
£ tiitti quei, die del peccar son cieghi.
All ami e sciolga per sua cortesia,
£ dai lacci infernal si ne dislegbi.
Nel C. XXXIII. deir Inf.
Cbe qui riprendo dattero per figo.
£ nei Salmi penitenzialt disse al modo de' Lombardi discargare e cargo:
Se tu discargbi il cargo cbe mi preme • (2)
£ Fra Guittone ha segondo , pogo j fadiga , gosto ec«
Ed air opposto il G si muto nel G, come navicare per naw^are. Nel -
le Vite de' SS Padri : e poick* ebbe comperata la sua mercatanzia , mheia
sul legno suo , e nan}ican>a a cerio luogo. Bono Giamboni nel yolguriz-
zamento di Vegezio Flavio: ed i cavalieri navicando j/ie^^o ec. £ Fra Guit-
tone disse /i/ccen^o ^erfuggendo nella lett. 25. ma vale im ben condurlo ,
mal fuccendo, e stguitando bene . E in altro luogo ha Creci per Greci: e
dice nel Trojano Agamennone imperadore de* Creci : chi non ha guerrm ec.
E Fra Giordano: y^e un filosofo di Crecia^ ch* ebbe nome Ermoge. Cosi
confalone per gor^alone si legge nel Comm. del Buti al C. XXXIV. delT Inf.
si manifestano i confaloni del re dello *nferno. '(S)
Tra il P e il B, oome brivilegio per privUegio, doblo , doblareead^
doblare , per doppio , doppiare e addoppiare j Brocolo per Procolo , Bran^
cazio per Pancrazio ec* U Villani lib. iO, c* 94. E sulla piazza diCoinpido^
glio arsero tuld i loro ordini e brivilegi . Nelle Vite de' SS Padri: sieno
renduti i briviiegi a' Cristiani j^ e le loro ereditadi e dignitadi . Il^Polizia-
no nelle rime:
E non ti chieggo, Amor, tregua nh spazio,
Ni briviWio del mio buon servire.
II Pucci nel Gentiloquio C. 2. St. 5.
£ '1 suo pastore e Vescovo soyrano
San Brocoi feoe uccidere ec.
Fra Guittone;
Che doblo il male e quanto avia di bello.
(1) Lo SpagQuolo con iigo; e il Provenzale s^on^ diga, antigua ec. (2) Gli Spa-
fpiuoli cai'gar, e i Francesi cJuxrger e cluirge. 11 mutare il C nel G e proprio della
favella Yeneziana. Anche i Latini, come si ha da Quintiliano, scriteano Cajus e pro-
ferivano Gajus. (3) Ancfae i Latini antichi dissero lece in cambio di lege, aciia per
agna ec. come osservano "Vettorino e Fcsto. Anzi Quintiliano nel lib. I. c. 4. last.
Orator, avverte chc alcune voci scritte col G si prouunziavano come se foisero scritte
col G.
T. II. /
XLII
£ merta volontiefo
A cento dobli sempre i) meo servire. (4)
Tra il P e il V, come sa^>ere per sapere j savore per sapore j eavnr»
per cuoprire ^ ovra e ovrare per opra e oprare ec. Fra Giordano : sap£t:n^0
non & a dire altro se non cosa savorosa che da sasH>r6» Lapo Gianfii ;
Che sempre tiene suo viso coyerto ,
Onesto fiolognese:
Poi pietanza in altrui si discioyra,
E s'adovra in altrui fuor che in meye*
Fra Guittone:
Messer Marzucoo Scornigiaii, soyente
Approyo magnamente
Yostro magno sayer nel secol stando«
£ il Barberino:
Di quei che di sne oyere toccaro.
Tra r S e il C , come Cieilia e CiciUano per Sicilia e Sicitiano^ j,
vicitare per w si tare ec. II Malespini: e molte Chiese e monisteri distnMrss&
nel regno di Cieilia e di Puglia • Nelle Pistole di Seneea : se alcuno Mionio
vicita spesso /' amico suo inferrno ^ not il Lodiamo . Nei Pioretti di S. Pt'an^
cesco: (juando veniva a s^icitare q-uel santo collegh* E tra i meBO antichi
il Pulei nel Morgante, C. XXVL St. XXIV.
S' io ayessi pensato il traditore «
Marsilio in questo modo a yiettarmi
Venisse, come inginsto e peccatore ec.
Per lo contrario si oambi6 il G nell'S. Co»i Bartolommeo di & Ange^i
lo ha disc per dice: (2).
Che i' ricoglio all' anno, com' si dise,
Fra nulla e cica hen mille oarrate.
E piasentiero per piacentiero il Sacchetti : assai ignorant i essenda iodatt
nel loro cospetto da piasenlieri ^ se la crederanna. E piu spesso si camLbia
ncir S, qaando questa precedeya if C, come Assensione per Ascensione ^
fasso per fascio ec. Nella Storia di Barlaam : e mostrb a loro la falsitade
ch* era neW idole J predicando lo santo Vangelio ^ e I* Ash^enLmento di
Cristo J e la sua Passions ^ e la Surressione e I* Assensiofie . (3) Folgore
da S. Gemignano:
Voler adesso fbr d' ogni erba fasso. (4)
Tra il G e TS, come malwisio per maivaoio ^ asio per agio, adasia
per adagio J rasone per ragione j casone ^r cagione j serw'so ^t servigia e^j%
CiuUo d'Alcamo:
La gente ti chiamarano: oi periara, maWas£i!.
Fra Guittone;
S' eo )o tenesse adasio ,
Sen h sempre niio asia,
p) Noi abbian^o pggi le voci dobla e dohtone, moneta d' oro di Spagaa. Anche \
Greci inutavano talvolta il P nel ^ , ^icendo npoifsixri' e ^p»6ixvl , doade brassica . E
Plutarco nelle Questipni Greche psserva che i Delfl diceano ^ar'Tv e ^t*p^^ per Ttartiv
© ntxpov , Lo stessQ ^doperarono i Latini . Scauro de orthogr. B ciwi P etiam consent
tit: alii 9capillum^ alii sgabillum dicunt. E Cic. de Oratore: Byrrham semper En,"
niusj^ rmsquam Pyrrhun\. (2) Modo proprio de' Veneziani^ E i Napolitani, camisa, ba-^
save ec, (3J Qos\ dicoAQ t^tto^s^ \ «ostri ContAtiini. (4) E Aoi, lassare per lasciar& ec\
XL III
}1 BarWrinoi
Se vuoi piu at) asio stare
]L.t nave dbi pigUard.
£ in altro luogo:
Pon cuia che in ogni opra
Gbe fai davanti a lui) ovver serviso eo»
Fredi da Lucca:
Vadan le doglie che ho non per rasone.
Briinetto Latihi nella Kettorica: secltte omai e rfposalevi a grand* asio* «=
Qiiando il did tore da se medesimo addomanda la rasone di quel che
dice . en Assegnami la casone perche neuna cosa move lefemmine • Alberta-
tto Giudice: chi riprende lo nialvasio j vuole briga • E Dante nel Credo
disse alia Lombnrda /re5<?n' per fregiare , e presare ]^er pregiare:
r dico cbe '1 battesmo ciascun fresa
Bella divina grazia, e mondal tutto
D' ogni peccato, e d' ogni virti il presa ,
ciofe lo prtgla di o^ni virtH , in significato attivo, inyece di lo fa prege--
vole d* ogni virtii , (i)
Tra il T e 11 D, come rede per rete, sede per sete^ aida per aita,
intando per intanto, le^^ado per levalOj insegnado per insegnaiOj vodo per
voto ec. Onesto Bolognese :
£ quando vuol , lo prende in la sua rede •
• *
Se mai coglieste frulto di tal pianta,
Mandatcmeio a dlr, che n' bo tal sede ec.
Se li suoi giusti preghi non m'aida.
Bodaggittnta Urbiciani:
Adonqua dico intando,
Perch^ lo dice Ainore ec«
II Barber i no ;
E dltroTes
Dunqu<| h del parentado
Del r angel rio, che fue del ciel levado*
Uditela parlare anzi che vada,
Ch' eir h lonoceDza netta ed insegnada. (2)
Dante nel Credo:
^e delle cotpe sue solverk il nodo
Cbi del pix>ssimo suo brama la moglie,
Perche sarebbe di carit^ yodo.
E nel C. ly* del Parad. disse grada per grata:
Come tenne Lorenzo in sulla grada.
E Pra Guittone ha padria per palria nella lett. L alia padria nostra
rltornando. (3)
E Ticeversa alcune volte si muto il D nel T, come grante per gran-'
dcj strata per strada, contrata per contrada^ spata per spada ec. Nelle
(1)1 Napolitani pvesone per prigione ec. (2) Ai modo del Provenzale e dello Spa-
gnuolo ensenado> (3) Siccome si aice padre e non patre , cosi piii convenientemeate
alia sua derivazione si dovea dire padria j ma rimase in uso il dire patria. Aucor noi
abbiamo oggidk inoite voci nelle quali e mutato il T nel D, come \'oladore , servidovei
imperadore ec ma vodo > roda ec. come dicono i RomagnuoU , non sono ammessi .
Storie Pistolesi : lo iribuno col popolo tornh a Campidoglio con grmnte ft-
ata, E Fra Guittone:
Di prendere in lei gioia si grantee (\)
Fra Jacopone :
Qiial h la voce che fa risentire^
Tutte le genti per ogni coutrata?
E in altro luogo, Cantata per Cantado:
U tuo Contato in quinto h partito*
Jucopo da Lentino :
Pcro, Madonna, non YOglio soffrire
Di far sembianza in vostra contrata.
£ a 1 trove :
Anzi vorria morire di spata.
E Brunctto Latini:
/ £ guardati a ognora
Che laida guardatura
Non facci a donna nata
In casa o nella strata. (2)
Tra r R e il D, come contradia e contradiare per contrario B conita^
riare , fedita e f'edire per ferita eferire, martidio per martirio ec II Vil-
lani: i contradi Neri erana principali jifesser Rosso delta Tosa ec. Bo^one
da GuLbio: e seguendo tale contradiosa vita, le citta d' ahitazione inbtie-
ve tempo si disfanno. Nelle Pistole di Seneca; Fortana j tu non hoi nien^
te fatto J che sempre w' hoi contradiato . (3) ^s La fedita non iorna giant-
niai a guengiane . (4) £ Dante da Majano:
Gh' ^ SI crudele e piena di martede,
cio^ martidi . £ martidio si lia pure ne' Gradi di S. Girolamo.
£ il D si muto taUolta neli'R. Cos! Lotto di Ser Date Pisano Hisse
verturiosa per vertudiosa:
Prova vera vertu vertariosa
Colui, che avversit^ fernao distene. (5)
Tra il D e la Z rozza, come/ronduto e fronzuto j ardente e arzenie ec.
Nei miracoii della Maddalena : pregoti che la santa cruce allora mi liberl
dalle fiamme arzenti . « F'ollelo il Signore mettere in una fornace or-
zerite . (6)
Tra il G e il V, come pargolo e parvolo , sergente e servente , vigore
e vivore ^ ugola e uvola ec. Nella Vita di G. C. Iddio le diede vivorc in
(1) I Francesi pure, scriveiido grand ^ pronunziano gi'ont. E noi diciamo wM</rir^ e
nutrire, podere e potere e sitnili. Anche i Latiai mutaront) talvolta il D nel T. Quin-
tiliano^ Inst. Orat, lib. I. c. 4. Quid D litterae cum T quaedam cognatio? Quare mi-'
nus mirum si in vetustis pperibus urbis nosttae et ceLebribus templis legantur ALb"
xanter et Cassantra. (2) E rimaso fra noi un vestigio di questa voce nella villa di
Strata J ch' e lontaha poche miglia da Firenze, nella quale nacque quel Messer Zanobi,
che appunto da questo luogo fu detto Zanobi da Strata . La voce strata poi deriv6 da
via strata , cioe via selciata , mode del bel secolo della lingua Latina , e nei bassi tempi
fu .adoperata assolutamente nel significato di via . (3) Contradio e contradiare sono tut-
tora in uso fra la nostra plebe . (4) I Deputati al Decamerone , discorrendo de' loro
tempi , cosi awertirono : „ e le nostre donne e i lavoratori dicono ancora , secondo
quello antico uso, piii volentieri fedire che ferire.,y (5) Ancora noi diciamo prora
e prodttj raro e rado ec. e i nostri Gontadini coresto per codesto, scuriscio per scu-
discio ec. (6) Solo del vino lambiccato e rimaso titolo nel tempo nostro, e chiamasi
acqua arzente*
fUe:sto gP^ande faito . ^ S fatti patgoto ct>n Gesii piccolino . II Poliziano
aelle Stance per la Giostra di GiuUano:
Eran gi^ tutti aUa risposta intenti
I panroletti intorno ali'aureo letto •
^el MftesIrO AldobrandiDo: alquante jiate Z' us^ola cade con febbre . E
Pu^olo per Pavolo hanno le Vite de* SS. Padri : c comandando che trag-
gano fuori il libro di S* Pagolo • E tiei Pioretti di S. Francesco : imperoc^
che alcuno di toro fu rapito insino al terzo cielo , come S, Pagolo* (i)
Tra il D e il G seiuplice e raddoppiato, come agunanza j ragunanza ,
ragunare^ per adunanza, radunanzuj tadunare j seggendo e caggendo per
sedendn e cadendo ec. Ne) ^oreWlno: (juando venne il giorno dell* agunan"
tba y i Sescalchi suoi Juto tra loro con le gonnelle e con le sfwanae . H
Boccaccio : una gran ragunata di mercanti • (2) Nella Vita di G. C. non
si potrebbe esser*. riposato. sopra 'I petto del Signote, se non seggendo.
^el\e Pistole di Seneca: per dirlzzare e racconciare le cose eke ogni di
}>anno caggendo. Cosl Giov» Viliani lia chieffgendo ; Matteo Villani caggia
e caggendo ; il Grescenzio chiuggasi e rinchiuggono ec. (3)
Per lo contrario si muto il G nel D, e si disse diacere per giacere ,
diaccio per ghiaccio, diacinto per giacinto ec. (4) li Poliziano nelierime:
O Signor mio, null' altro desire,
Se non seguirti, dentro al mio cor diace.
E Pucciandone Martelii disse redina per regina:
Di tutto, bella, troyerai redina .
Tra V la e TR, come micidiari per micidiali , semprice per sempllce ^
torteUo per coltello , sprendere e sprendore per splenaere e splendore,
negrigenza per negligenzUj afflriggere per affiiggere j assembrea per <w-
semblea , fragello e fragellare per flagello ejlagellare ec. Pier deiloVigne:
Quand'egli s' ayvisaro
Agli occhi micidiari.
Ciullo d' Alcamo:
Innanti prenni e scannami, tolli esto oortel nnoyo.
Dante da Majano: i
E sprendlente sete come 'J Sole .
Marco Polo nel Mi Hone: e sono semprice gente , e hanno sozzo linguag"
gio . Nelle Vite de' SS. Padri; di la risprenderanno tutte le fini della ter»
ra^ e adoreranno te , *^ Per le quali parole ed esempri guel Prate compun-
to conobbe la sua cofpa e negrigenzia • ■= Parimente comincio a portare uno
ciliccio in sulle carni ignudcj e digiunare e orare e affn'ggere la came sua. =
Grande se* tu^ Signor e Iddio ^ in eterno , e per tutti i tempi regna il tuo
regno: Imperciocch^ tu fragelli e scUvi ec. Arrigo da Settimello: o santo
padre J ricevi I' anima che la dolorosa turba fragella. (5) li Villani: a
qudla assembrea si rifermh la lega. (6)
(1) La nostra plebe, e specialmente i Contadini, dicono nugolo,. pagone, goto e
golare, lagoro e lagorare ^ golpe^ brigidio ec. (2) JRagunanza e ragunare sono in use
tra la plebe. (3) Veggio e ifeggendo sono voci usitate: ca^ia e seggio si concedono al
poeta J ma le altre non si scriverebbero senza peccare akfuaiito di afTettazione . (4) Tut-
te voci che si sentono fra' noetri laVoratori . (5) Nei testo greco del Yangelo c ^paysXXcov
e f^y«Uwffac . (^) Sprendore J Jragello , cortello, sordato_, rimosina, negrigenza, qf^
fi^^ere, eonerusione, cwicruso ec. sono voci comanrssime fra i ecmtadini. Questa
niutazione poi dell' L neJl' R si & costantemente dal popolo quando dopo V L ^guita
* R, come ir re, der re, cor re ec. in cambio di il re ec. e cosi si troya usaloancor
£ r ft si tttuto nella L, C6me olbitrio e <i/&{Vro per arbitrio e on
Iro . (^) 11 Malespini: e ordinarono gli uffici degli tUbitri che ogni an
as^essero a correggere gli staJtuti • E Fra Guittone disse ingiulia per inginii
nella let. 39, nulla ingiulia t ^ fatta, nc nulla del ttto tolto s' e • (2) Qui
ta mutazione si usaya soprattutfo quando alia L succedeva la R, dicend
81 vedelfa per vederla , divorallo per dis^orarlo j nutrilli per nutrirl i ec, (
Nella vita di Tobia e Tobiuzzo: cd eccoti venire un pesCe crudele
divorallo . II Polci nel Morgante C. V. St. XXVII.
Rinaldo dietro pigliava il canimino
A questo vecchio, e comincio a sgridallo;
Aspetta, tu ti faggi, can raastino,
SI che ta credi in tal modo raballo •
E il Petrarca:
E cbi nol crede, renga egli a vedeUa.
Tra il C e la Z, come fazzOjfazza, sfazza, discazta j affre^zart^
hilanza , hilanzare , lanza , lanzare , brazzo ^ onza , irezza , comenzare,
bonazza^ allazza , piazza , dolze ^ dolzuraj dolzore ec. per face io ,faccia,
sfacciaj discaccia , affrecciare , bilancia, bilanciare ec. Tommaso di Sasso
da Messina:
Amore sento tanto,
Donna, cbe altro non fazzo ec.
Ingbilfredi Siciliano:
Quella c la gioia cbe piii mi sollazza ,
Par cbe mi sfazza .
E in altro laogo:
Sua dottrina m' afFrezza •
Dante ne' Salmi penitenziali :
O Signor mio , yolgi la tna fazza
Dalli peccati miei, ed ogni fallo,
£d ogni iniquitk da me discazza.
E nel C. IV. del Parad. disse torza per torca:
Se mille volte v'iolenza il torza.
Odo delle G)lonne:
Ed io, com' anro in bilanza,
Vi son fedel ec.
Branetto Latini :
Cbi C081 si bilanza
Fra'tema e disianza «
E altrove:
Lo Tesoro comenza.
dagli Antichi. Nel Vangelo di S. Matteo: conciofossecasacM ftisse nato (reiu in Be'
teUm di Oiudea ne' di der re Erode . E il Barberino :
Chi ben tease non fa torre.
Ma cittk cerca di toire;
Non h yer se trade cor re.
Anche gli antichi Greci, secondo lo Scpliaste di Arirtofane nel Pluto, diceyano «u)i^
e otu/x'l, xXi'/Savo; 6 xpidjcvof , dlyaXiov e tlpyvXioy) ed i modemi y\p^t per tTX^s.
(1) n Proyenzale, alhir, (2) I nostri contadini dicono scilocco , sciloppo, ciliegie,
cilimonie, U/rigerioj lierenxaj tortoUij avolio ec. (3) Cosi dice pure costantemente I*
nostra plebe*
XLVII
Z uella Rettorica; acdocche le cose bene e utilmente sifazza. Guidodelle
Non aggio abento, tanto il cor mi lanza
Con gU rigaardi degli occhi ridente.
^ico da Siena:
Del giomo cb' io lo vidi e scudo e lanza
Con altri oayalieri arme portare.
racopo Pugliesi:
Merobrando cb'ei (e66i) te, bella, alio mio brazzo.
i**o]caccliiero Folcaccbieri :
Ben credo cb' eo finisco , e n' bo incomenza .
[^ione Baglioni:
Suo fine non h buon, nh la 'ncomenza.
^emprebene da Bologna:
Pill bella par la mare, e piii sollazza
Quand' ^ in bonazza, cbe quand' e turbata;
La Yostra cera, cbe '1 meo core allazza,
Par cb' a voi piazza cbe m' e corrucciata •
[1 B. Jaoopone:
Gielo ni terra non mi ik dolzura*
Dante da Majano:
Gosi certo credo eo,
Cbe '1 doize amore meo ec. (i)
E il Barberino disse venzere per vencercj cioi vincere:
Tutto Amor yertu yenza . (2)
£ viceyersa la Z si mnto nel C, come sollaccio per.#o/i«zso^ tencio-^
ne per tenzone , Un^ionaiore per tenzonatore ^ 90speocionje per sospezione ec>
Rinaldo d'A^oipo:
Qaest' h lo foco d' Amgre,
Gb' arde lo fino amadore ,
w Quand' e' non ba sollaccio.
Paganino iat Sarzana:
S'eo non ritorno al loco
Oye 'n sollaccio e 'n gioco dimoraya«
Brunelto Latini:
E se fra le persone
Vai moyendo tencione eq.
Fra Guittone:
Qaando con uomo, cb' io T bo disdegnato,,
Come ta se', tale tencion fatt'aggio.
Negli Ammaestramenti degli Anticbi: non volere essere teneionaiore di
alcuna cosa • E nelle Pistole di Seneca : piu spessa e I' uomo in travaglio
ed in pena per credenza e per sospeccione che per verita • (3)
Tra la Z e rS, come bellessa , cdtessa, allegressaj^per bellezza^ altez-
zaj allegrezzaj piacensaj conoscensaj sentensaj per piaccnza^ conoscenza^
(1) Dante pure nel G. XXX. del Parad. disse dolzon:
Letizia che trascende ogni dolzore.
(^) Cosi i Latini scrissero ocium e otium, nuncius e nuntius e^- £ i nostri Gontadini
dicono comunemente Framesi ec. (3) Tincionarc % rimaso aacora in bocca del nostra
popoloj ed i Coatadini dicoao packnzia ec.
XLVlll
sentenza ec, sanne j sampognaj sufoiarCj soffo j per zannCj^ zampogn^,
zuf'olarcj zolfo ec. Rinaldo d' Aquino:
Certo, Madonna mia,
Ben saria convenenza
Cbe Amor vi distrignesse)
Che tanto par che sia
In Toi piena piacensa,
Che airuitre ik manchesse*
Fer6 se voi tenesse
Amor distrettamente^
Ben 80 clie doblamente
Varriau yostre bellesse*
Ed anco a Tostre altesse
Biasmo saria parrente ec.
Pucciandone Martelli:
Da poi eh' Amor non Tolse ch' i' avesse
Da Toi grand i allegresse, ■
Ni gioco n^ solacciOy
Marayiglia mi faccio
Che m' ba cosi ingannato.
Ora yer me yi fa mostrar feresse
E grandi crudelesse.
Bonaggtanta Urbiciani:
La cut alta piacensa
Diyisar non si pensa .
E Pannnccio da! Bagno disse terso per terzo :
Sommettendo mio albitrio, anno i ben terso.
Gome pure Resurressione per Resurrezione si legge spesse yolle presso gli
Aiitichi. Nelle Vite de' SS. Padri: per la Befarua e per la Pasqua £
Resurress'one ec. {\) .
Per lo contrario si as6 la Z in luogo deli*S, e si disse penzmre pa
pensare • Brunetto Latini:
Percio, amico, penza
Se in tanta malyoglienza ec.
Inghilfredi Siciliano:
Di piacer penza assai, poi cbe si pente.
Bacciarone:
E chi ben penza, no i parrk errore •
Giullo d' Aicamo:
E solo pur penzandoci latr' i'quando yo fore.
E nella Vita di Cola di Rienzd si legge falzi , perzona j diverzi ^ conu-
glieri ec. (2) Ed elza per elsa nelle Pistole di Seneca: tu non dirai ck
{juella spada sia buona che ha I* elza orata.
Tra la Z e il G, come ammonigione j compart gione j riformaffont,
ed altri simili cbe nel Latino banno il T« Negli Ammaestramenti (ieg'i
Anticbi: ad ammonigione suole seguitare vergogna* Nelle Declamazioni <1>
Qaintiliano: e per pid aperta dimostragione . E il Viliani: richiesono i
(1) Questo mutamento della Z nelb S h proprio dei Lucchesi e dei Pisani, ed io
parte ancora de' Sanesi . (2) Questo modo e proprio dei Pistojesi , e di qualche tits
parle della Toscana.
XLIX
Flsctni per parU del re con solenni protestagioni . = E mandarono a Firen^
ze umbdsciadori per la delweragione ec.
Xra TM e il V, come moventaneo per momentaneo ^ svembrare per
smembrare, govito per gdmito ec. Ffa Guittone nella lett. I. e 7 mondo e
Ic vaize miserie moventane. Nelle Pistole di Seneca: e convenevolmerUe sape^
re un uccello svembrare. Nelle Pistole di Ovidio? l(y^nente mi fugge ^ e li
miei %^embri divengono gelati. II Buti nel Goinm. alG. IV. dell' Inf, coman-
do^li che facesse un* area molto grande che fosse alta goviti 30. e larga
gowti 300. E al C. "SSLll. si fa ponendo to filo del govito alia mano j^
innaspando coll* a spa .
Tra CH e CC , come Anlioccia per Antiochia , Antioccio per Antioco .
Nella Storia di Apollonio di Tiro e di Tarsia : Antioccia ebbe uno re eh* eb'
be nomc Antioco > Nel Genesi: il patriarcato di Gerusalem e quello di
yintioccCa. E nel Litio: ma nel tempo del re Antioccio e dello re JFilip^
po ec. Sicchi, se Dante nel G V. del Parad. disse bieci per biechij
Siate fedeli, ed a c\b far non bieci/
e piage per piaphe nel C. XXV. del Purgat.
Che sia or sanator delle m.\t piage,
nol fec^ gi^ per necessity di rima, come hanno affermato alcuni com-
mentator i «
Tra due LL e GL, come capelli e capegli j cavagli e cavallij belli e
begli ec. Arrigo da Settimeilo : agl* irifermi piedi aiutano i cavagli . II
BarberioO:
Ma vediam ii caTCglt ,
Acciocch^ non crediam che c' ingamii egli .
E il Palci nel Morgante C. V. St. XXXIX. disse vedegli per vedelli:
La barba tutta arricciata e i capegli,
Gli orecchi parean d' astno a vedegli .
Cosi begii desinari J begli e cart libri ha il Boccaccio: (l)/a/Kiwgf/i il Vil-
lani : uccegli W PassaTanti ec. £ Fra JacopOne disse coglio per eollo:
Che t* hai posto giogo in coglio.
E midogliek per midolla:
Vadane alia midoglia
Secondo la saa voglia .
Per lo contrario- si p6se dud LL ove noi ora uslamo il GL . Cos!
Da ate da Majano ha doltia per do^ia:
Da doilia e da rancnra lo meo core
Veggio partire in loco di posanza.
E Fra Gaittone meilUora per megliora nella lett; 27. uno vene meno j
V altro meillora e cresce . (2)
Tra SGHI e STI , come stiaffix per schiuffb j stiavo per schiavo , stiat--
ta per schiatta , stiena per sckiena j mastio per maschio , stietto per schiet"
to J stiacciata per scldacciata ec. (3) Ne.i Canti Carnascialeschi :
Del Unto al tempo andiamo
Col pagnal , culate e stiaffi •
(1) B^li desinari J com' e stato avyertito, fu scrittura leziosa fino ab antico, non e»*
sendoyi ragione alcuna di schiacciare quel beUi davanti a vocabolo cominciato da con-
sonante. Non cosi hegU e cari , begli e buoni ec. esprimenti lo sdrucciolo della pro-
nunzia incontro alia vocale susseguente. (2) £ al moao de' Trovatori che dissero %foU,
doll, meil, meillorar ec. per voglio, doglio , meglio j megliorare ec. (3) Sono voci lutte
vive tra la nostra plebe.
T. II. g
II Buonarroti nella Tancia';
NaTiganti d'Amor, stiavi di donne.
VogHam noi prerenir con qualche peoa
La meritata ]or ribalderia,
£ romper lor qoest* atte ia snlla stiena ?
E di tuttt i success!
Vo' relaziooi stiette e pouderate .
II Lippi nel Malmantile:
Ben se n'aTvede, e giii mette ad eotrata
Di macioarsi e fare una stiacciata •
Pluton diede con tntti una risata
Che fecegli stiantar sioo il brachiere •
Dino Gompagni; moltt cittadini tirarono da loro , e fra gii altri Messtr
Lapo Saiterelli t e Messer Donalo Ristori giudici, e altre potenti siiaiU'
£ Benvenuto Cellini: la gual vite si getta in sul mastio di ferro»
Tra il QUE e il CHE. I nostri Veccbi pronunziavano che U ^ue^ e
scrissero soyente dovunche per dwunque , chiunche per chiunque j adun'
che per adungucj quantunche per quantunque ec. Nelle Vite de' SS. Pa-
dri: e costui che vedete , dovunche va , h accompagnaio dal p(^olq • =^ Ma
chiunche di voi vuole essere il maggiore , ^ia servo di tutti . « E adun-
che magnifkata Eugenia da tutio ilpapolo. Arrigq da Settimello: o ssn^n-
turaio J io peril , ella non mi pub dunche far peggio * (\) UButi nel Couim.
at C. VIII. deir Inf. io vincerd la pugna, difenaansi quantunca possano*
Cosi Ruggieri d'Amici disse inchirendo per inquirendo:
Che mi vanno inchirendo
La gioia, ond'eo son fino beuTOgliente •
II Pucci nel Gentiloquio C. 70. St* 98. chello per quelle:
Ed e rispose: levate diel, cbello. (2)
Tommaso Bnzzuola oblica per obliqua: '
Perchi voglia d'Amor na0¥O aggio oblica.
£ Bacciarone inico per iniquo:
Ma quanto pi& ba senso^ pi& i inico.
Omettiamo qualche altra parentela fra le lettere, ^%* %r* tra il Q e
il Gj come sequestro e s^uestro j freqMentare e/regu^ntare cc. tra V Se
r F, come sino e fino ec. tra due BB avanti Yocale e dueGG^ come deb-
bia e deggia^ suMietto e suggeMo eq. per esser esse bastantemente note.
CAP, vni.
DEI MOMl PROPRII.
I nomi proprii aU'epoca de' nostri antichi erano malamente e scritti
e pronnnziati non solameute dal basso popolo, ma anche dai letterah ,
per r ignoranza in che erano delle lingue straniere^ onde nasce taUoiia
confusione ne' loro raccoati, e chi non ha il loro Vocabolario, si crede
{\)Dunche^ adunche, comunche, caUrini ec fono voci usitatissime fra i conU'
Lini- (2
dini- (2) Chello i del dialetto Saaese.
;sere in an allro mondo* II Malespini , pi& d'ogni altro, abbonda dt
|Ucsti iiomi storpiatt . EgH scrive exv gr. Giuscasso per Eustachio , Arin^
ehni> per Anseimo , Buemonte per Beaumont, Broies per Blois , Buia-
lontf. per Bormondo . « Baldo?ino e Giuscasso fratello del detto Gottifredi
11 Biiglione, Arinselmo coiite di Baemoate, e Roberto conte di Fiandra,
» Stefano conte di Bix^ies, e Rinieri conte di S. Gilio, e Buiamonte conte
\\ Pugita . »
Oziano per Oceano , Danesmarefie per Danimarca , Ne^guercie per
Non^egia • « £ cosl k ciroondata la Enropia dal mare Oziano , tutta Spagna
IVormandia e Inghilterra, Bi^eltagna e Scozia e Irlanda e Fiaiidra e Dad-
oes march e e Nesguercie • »
Brandizio per Bn'ndisi j e Conirarne per Crotone , citt& detta dal
Villa ni Cotrone, «£ giimse rarmata, che avea fatto appareccbiare, a
Brandiftio^ e queila di Princifmto a Gdntrarne in Calavra .»
Ghirigoro per Grcgorio. (4) « U uno si chiamo papa Benedetto none,
e r altro Silvestro terzo, e T altro papa Gbirigoro sesto.n
Torso per Tours , cittii, Tranvsi per Tamigi , finme, JIfanovello per
Emmanueiie J Paglialoco per Pafeologo ec. « Per laqual cosa il detto papa,
faUo coocilio generale prima a Ghermonte ( Clermont ) in Alvergna, e poi
a Torso id Torrena ec. « E 'I cnore del detto suo fratello in una coppa
d' oro fece portare e porre in su una colonna'del ponte di Londra sopra
il fiuine Traniisi . b Nel tempo cbe reenaya in Costa utinopoli lolmperado-^
re Manovello crisHanissimo ec. «£ cio fiitto, il detto Messer Gianni ven-
ne in corte di Roma isconosciulo in abtto di Frate minore, e manifest^
al papa il suo trattato da parte del Paglialoco. »
Cosi Mittaterreno per Mediterraneo dtsse il Villani lib* L c. 4. E
dal settentrione confina col nostro mare detto Mittaterreno. E Dario , per
DaretBj storico, nel lib. L c. 9. Delia quale distruzione Omero poeta,
e Virgilio , e Ovidio , e Dario e pii altri savl fchi gli vorrh cercarej ne
fecero compiutamente menzione in versi e in prosa.
Parigi J Pari so e Pare per Paride* Nel Novel lino: onde mandiamo
a lore che ci facet ano I' ammenda; che ci rendano Talamone ed Ensio^
ha: (Esioneje questo parloe Parigi. Lunardo del Gualacca:
£ Sanson malamente
Tradtllo una lacciera:
Troja strnsse Pariso.
E Dante da Majano :
Ond' eo di core pt& y' amo cbe Pare
Non fece Alfena con \o gran piacere •
Pittieri per Poitiers . II Pucci nel Centiloquio C. 45. St. I.
Fatte a Pittieri il papa molte cose •
halda e Isoida .per Isotta . Jacopo da Lentino :
Tristano e Isalda
Non amkr si forte ^
E BoDa^iunta Urbiciani :
Innamorato son di Yoi assai
Piili che non fa giammai Tristan d' Isoida •
^ aUri moiti che s' incontrano ne' nostri primi Scrittori.
h aticora 4b noCare che gii Anticbi scriyeaoo talVoIta i oomi proprii
(1) E nellc Vite de' SS. Padri: uti altro morto risuscitd S. Francesco nelda M^r-
gna, secondo che disse Messer Ghirigoro papa.
L!I
al modo de* Latini o de' Greci ; i1 che tion h oggl pt& in nso. Cosi mi
leggiamo Paris j Diogenes ^ Empedocles , Cleopatras , Ippocras ^ Senuramis^
tiinus ec. Dante nel C. IV. dell' Inf.
Diogenes, Anassagora e Tale,
Empedocles, Eraclito e Zenone • ^
E nel C. V.
£11' h Semiramis, di cut si legge ec.
^ Foi h Cleopatras lussuriosa .
Vidi Paris, Tristano, e piik di mille ec.
E il Petrarca nel C. II. del Trionfo d'Amore:
E seco Ippomenes che fra cotanta
Turba d' amanti ec.
Come pure parecchie iroci latine, e in modo speciale qaelle che a^
sai frequentemente suoie il minuto popolo asooltare nella recita degli nf-
fizi diTini, si leggono negli Scrittori antichi storpiate . Gosi dalla Toce
latina Resurrexit , c\i h il prtncipio dell' Introito della Messa dellji Pasqua
di Resurrezione , si fece Risurresso , Resurresso , Resurressi , e Risorres-
sio • Marco Polo nel Milione: e sappiate ch* egH dimora in questo luo^
infino alia Pasqua di Risurresso. II Passavanti: obblighi pure ad una
volta confessarsi l^ anno j e questo per la Pasqua di Besurressi, E Fra
Giordano nella Predica XXXVIII. Fogliovi mostrare come si trovi la Pa-
squa di Risorressio*
Da Epifania^ festa dell' apparizione del Signore, f\ formo Befania,
Toce ancor viva tra la plebe Toscana . Nelle Vite de' SS. Padri : efacevatw
fare per lui tre volte I* anno memoria alle messe per la Befania^ e per
la Pasqua di Resurressione e per la Pentecosta, II Pulci nel MorganteC.
V. St. XLII.
Credo piuttosto sia la Befania.
E il Berni disse d' una vecchia squarquoja :
il di di Befania.
Vo' porla per befana alia finestra,
alludendo all' opinione de' fanciulli Toscani, i quali credono cbe la notte
dell' Epifauia giri la befana, una specie di fantoccio, per le strade e per
le case.
Le parole F'angelo e Vangelista si corruppero in guafinelo e gua-
gnelista. 11 Buti nel Comm. al C. XXVII. del Purgat. questa boce perk
parole che dice si mani festa che fu replica , dicendo le parole del guagneli"
sta . E al C. XXIII. deir Inf. siccome dice santo Agostlno nel libro delle
questioni del gwagTie/o. Nella Vita di Barlaam: io fo conoscere lo guagnt"
lo , ch* io v^ ho predicato • E da guagnelo si fece alle ^uagnele , sorta di
giuramento cbe vale /^er lo vangelo , II Boccaccio: disse lo Scalza: alle
guagnele non fo. II Macbiavelli nella Mandragora: che vi pare? BenCj
alle guagnele. E per iscberzo il Pataffio ba alle guagnespole, lo stesso
che alle guagnele:
Alle guagnespole egli h una trappola.
Da credo in Ileum si formo Credondeo e Credoindeo . Fra Giordano:
e sono quattro i Credondei maggiori , i quali si fecero in quattro Concilj
anticamente .
Da flagellum Dei , flagellondeo , flagellondei . II Pulci nel Gentiloquio
C. I. St. 74.
Ma poich^ Totile flagellondei ec.
E j^el C. II. St. 2.
Totil fragellondei non stette in ozio.
LlII
Da^TV Deum, Tedeo, e come dicotio tuttodi i nostri contadini Taddeo.
Il Pulci nel Morgante C. 27. St. 157.
Ad alta yoce udir cantar Tedeo*
£ it Pu€ci nel Cenliloquio C. 44. St. 7.
Allor con molta festa e giubbileo,
Suonando le campaoe e gli stormenti,
In boce tutti cantaro il Taddeo. <
Cos) da gaudeamus si fece stare in gMideamo o in giddeamo^ per
stare in allegria. II Baldoyini tael Cartello per ana maschetata intitolato
Maso da Lecore :
£ tra poco starem qaanti noi siamo
Tuiti in barba di micio e in galdeamo.
Da regnum tuum , regnontuo • 11 medesiiao oel Lamento di Gecco da Yar-
lango:
Che quel vedersi tor di mano il buo
Farebbe dar la balta al regnontuo .
jy^i sictit erat J tornare at sicutera , Cioh da capo a far la medesima cosa.
n Feroci:
Mi veggo ora obbligato
Suir antica maniera
A tornar colle baje al sicutera.
Da /kc toium , faeMo o factodo • II Lalli nell' Eneide trayestita lib. 4.
St. 47.
E detto r arcifanfano e il factodo.
Ed altre siiTatte, cbe potrebbero talyolta ayer laogo nelle scritture berne-
sche, ma non nelle grayi.
CAP. IX.
DI ALCUNfi LICENZfi CHE s' INCONTAANO NEI POETI ANTICHI INTORNO
AL BIETRO , ALLA ttlMA , ED AGLl ACCENTI .
I
DtXXe IlCBUZE DiTORltO II MEtHO .
Ci abbattiamo soyente ad alcani versi degli Antiebt^ chcL crescono
d' no piede ; il che avyiene per due ragioni .
I. Quando 11 verao ha la rima nel mezzo. Mazseo Ricoo:
~ Che s' eo canto la state
Qaando la fiore appare,
Non poria nbriare
Di cantare — alle fredd' ore . ^
Qui il quarto yerso, per la rima che ba nel mezzo, k di ottopiedi, doyen-
do essere, come gli altri, di sette. Onesto Bolognese:
Pek lo stato grayoso e dolente
Lo qual sente* — Gom'dnnque faraggio?
M ' ancideraggio — per men disconforto .
LIT
Qoi pure T ultimo terso h endecasillabo, ed esser dee, come gli akri ,
clecasillabo. Lapo Gianni:
E gli occhi 8uoi non finan di plortire,
£ lamentare — di sua debol possanza •
E in altro luogo:
Vostra presenza to' guiderdonare,
Si come suole usare — buona ragione •
II secondo e rl qnafto di questi Tersi banno an piede di pi&.Eforse per
questo,jdice 1' Ubaldini nella Tavola ai DocumenH d' Amore del Barberi-
no , if Petrarca hel suo originale scrisse :
Del suo leggiadro albergo oscendo fuore,
Con mio dolore — d' no bel nodo mi strinse .
II. Per cansa di alcune parole, cbe scritte intere in pronunziandosi
poi s' accorciaTano. Gosi le voci cbe aveano nelT ultima sillaba 1' J tra
due vocali, gli Anticbi soleano pronunziarle fino alia sillaba acceutata acu-
ta mente • Dante nel G. XIV. del Purgat.
Nello stato prima jo non si rinseWa •
Nel G. VI. deir Inf.
Farinata e '1 Teggbiajo, cbe far si degni •
Nel G. XV. del Parad.
Non era vinto ancora Montemalo
Dal Tostro IJccellatojo , cbe, com* h yinto
Nel montar su, cosl sark nel calo.
II Petrarca:
Ecco Gin da Pistoja, Guitton d'Arezzo.
Guido Gainicelli:
S' eo maojo, donna ^ a blasmare
Gredo y'ar& la gente.
E il Poliziano:
Potcb^ 'n gioja son conversi i dolor taoi •
0\e primajo, Tegghiajo , Uccetlatojo, Pistoja j muojo j gioja^ devono pro-
nunziarsi, per la giusta misura del verso, prima' j Te^gfua , UccelltUo* ,
Pisto\ muo' J gio* • Anzi la yoce gioja si scrisse talyolta ancbe tronca,
gio* o gioi* • Enzo Re :
Del mio soffrir non vejo
Ghe gio' mi se n' accresca •
Federigo IL
Gbe mi fece partire,
E dipartire — la gran gio' eb' i' ayea •
Pier delle Vigne:
Vostro amore mi tene in tal desire,
E donami speranza a si gran gioi' ,
Gbe non euro, sia doglia, o sia martirei
Membrando V ora cb' io yegno da yoi •
E Mazzeo Ricco:
G& tutto mal talento toraa in gioi' ,
Quantunque I'allegranza yien dipoi. (4)
^1) fe al modo de' Provenzali cbe scrivevaao iW, noi cc. E Fra Guittone adopero
tronche anche nella prosa le voci gioja e noja . Nella lett. XXV. la sua noi' e giojosa,
e 'I dannaggio suo prode. E nella lett. XXIV. iVi dolore grave aUegra gioi' portare.
LV
Eld altre toci pure, scritte intere, si pronnnziavano tronche. Ad alcane
per esempio che lenninavaDO in g/i, si togUeya il gli oel pronunziarle, e
come noi ora diciamo e"* per egU , que' pet quegU ec. cosi gli Antichi
scrtveano fedeglij tagli j soitigli in cambio di fedeti^ tali, sottili j e
pronunziavano Del yerso fede* j to* j sotti\ U Barberino:
Ma di riparo, o di patti, o di pace,
Se T*& rimedio, pensa,
E co' fedegli dispensa .
Tagli per veif;ogna, e tagli per nobiltate.
Ma tra sottigli poranno
Usar quel cbe savranno. (\)
Tronche parimente si pronaoziaTano aleune altre tenoinate ia 0nte ^ en<io ^
ando J anza. Pier deile Vigne:
Cbe m' ba inalzato coral mente d' amanza •
Meo Abbracciavacca :
Qual uomo k di riccore bene altero, ,
Trovasi amici, pareoti, serviziali
A suo piacere .
Mazzeo Ricco:
0>me faccio eo diveoendo geloto.
Rinaldo d'Aqaino:
In disperanza non mi getto,
Gb' io medesmo m' imprometto
D' aver bene .
Ora le yoci coralmerUe , parenti j di\feneado , diap^rawia , per la giusta
misura del yerso, yogliono essere pronunziate coral/nen* j (,2) p$ren' j dive^
ncn' (3) disperan* • (4)
Finalniente si proounziayano troncbe por le segucnti, Pretc, ajuio ,
possoj amoroso J fossi ^ fosse ec« 11 Barcbiello.:
Uccise an prete la notte di Natale. (5)
Pier delle Vigne:
Gb' eo dico: abi lasso me, come iaraggio,
Se da yoi, donna mia, ajato non aggio.
II Poliziano:
Qoal ajato cbieggo, qual misura fia?
(1) Fra Guittone 8mozzic6 anche la parola vogUa, scrivendo voi
Durar contro sua to', contro suo grato.
(2) Lo stesso Pier delle Yigne scrisse coralmetue anoie tronco, al modo de' Provenzali
che diceano coralmen:
Uno possente sguardo
Coralmen' m' ha feruto .
(3) Bonagginnta Urbiciaai ha, come appunto si pronuuziaya, iwen per {wendo, al modo
parimente de* Provenzali^ che scriveano <ufen, speran, cattian ec
BeUa, poiche fallio
Lo yostro gaio cuore,
Ayen' d' altro pensieri.
(4) Brunetto Latini disse son per sanza, ossia senza:
San faglia si convene,
(5) Nelle Vite de' SS. Padri Prete si troya scritto tronco : E Massimino , raunati tuiti
i cherici , insieme con loro e col nre' le diede il covpo e il sangue di Cristo . £ uci
Centiloquio del Pucci C. 65. st. 70.
Kel quale entratp con un pre' Baldotto.
LVI
Rinaldo d' Aquino:
In amoroso pensare
Ed in gtan disianza
Per Yoi, bella, son miso
SI ch' eo non posso posare. (1)
Nei qaali esempj i versi creseerebbero 'd' un piede, se le voci prcte^
ajutOj amoroso J posso j non si pronnnziassero pre'j aju'j amoros' j pos* •
DELLE IXXBttS, ISnOKSO AIXA RIM A •
Gli anticfai Poeti furono pi& larghi che noi nell' nso della rtma, %
stettero contenti spesse volte alle assonanze, come ora fanuo gH Spagnao-
li. G)8i ex. gr. Giullo d'Alcamo rima ventura con ora:
Alle letto ne gimo alia buon'ora,
Che chissa cosa n' h data in ventura •
II Barber i no destro con presto i
Gbe uno esperto e pi& destro
Ghe tu di leggi presto .
E altri eon aitarti:
SI che non pesi nel simil, ed altri ,
In tutti quattro aitarti
Porai, ad altre tue cose pensando.
Enzo Re segna con istagna:
Risponde chi lo segna,
£ quel momento istagna*
E sdegni con alligni:
La yirtnte, cbi Tare,
D' uccidermi e gnarire
A lingua dir non I'oso,
Per gran temenza ch' a^io non la sdegni i^
Ond' io prego soave
Pietii, cne mnova a gire
E faccia in lei riposo,
E merz^ umilemente se li alligni.
Arcolano da Perugia lusinga eon rimanga:
Ancora par che tu non ti rimanga
Di parlar |>ur cosi:
Tu credi forse per la taa lusinga
^ Ancor poter far si
Che al tuo piacere i' parli e dica si.
(i) Pos* si legge in Montuccio Fiorentino:
6he solo un p&nto non pos' ma ritrame.
Fos' iper/ossi in Giullo di Alcamo:
Dio lo yolesse, vitama, ca te fos' morto in casa.
Ufos ig%x fosse in Pier delb Vigne:
Se dello suo parlare
Non mi fos' tanto fera.
I Provenzali pure, come abbiamo osseryato in altre luogo^ scriyevaLuo pos , tunoros,
fos ec.
LVIl
Queste assonanze sono familiarissime , pi^ che ad ogni aitro,a Fra Jacapo*
ne e a Bninetto Latini. II primo, per recarne alcuai esempj , rimaz/2a^
cio^ zitteila, con fonnica:
Non discnoprire in pabblico
Maritatan^ zita.
Per toglierti da dosso
La palce o la formica.
Inganna con lasagna:
Chi gaarda a maggioranza
Spesse Tolte s' inganna:
Granel di pepe Tince
Per virtii la lasagna.
Dimosiraado €on danno:
£1 basilisco ascondesi,
Non si va dimostrando,
£ nan vedendo giacesi
£ non fa ad alcun daoiio.
Pietaie con moire:
Per la tua gran pietate,
Per r amor di tua raatre,
Deh non nii rinunziare.
E il secondo, morte con icaecoiie: -
Ma dopo la sua morte
Si son genti raccolte*
Motto con tutto
Dico con meco:
Si ch' io non dica motto
Ghe ta non saccia tutto*
Pero piu non ne dico;
Ma si pensai con meco.
Xun« con persona :
Ghe gi4 sotto la lana
rion si trova persona ec«
p^ede con ride:
Filippo con ceppo:
£ se fallir ti vede
Unque non se ne ride •
Rustico di Filippo,
Di cui faccio mi' ceppo.
Un vestigio di queste rime false h rimaso in par^cchi proverbi usati dal
nostro popolo, il quale dice ex. gr. D* Agosto rinfresca il bosco . » Jria
rossa, o la piscia o la soffia^^^AmoTj rQ^iMj ne tossa, non si pub tener
nascosta. &= Tra la paceie la tregua., guai a c hi la lieva ec. E molte pu-
re se ne sentono tnttodi in bocca degl' idioti , cbe favor iti dalla natura
di an certo estro poetico si dilettano talora d' improyyisare • .
S. in.
BELLI LIGBRZB INTOBNO AGLI ACCEHTI .
Gli Antichi diedero talyolta T accento suUa penultima sillaba ad
T. 11. h
LVTfl
alciine parole che di loro natara lo yogUono sqU' aBtipenuUima • Gosi Ja-
copo da Lent i no faa^//ilo:
£' parmi uno spirito
Che al cor mi (a aentire,
E^giammai non son cfaito.-
E Bonaggianta Urbiciani ottimo e ttrmlnoi
Onde la gioia mia patBa T otHma
Qaanf h piji d' aUa cima .
Gh'agsio perduto^ per mal ritenere,
Qael ch'acquistai in piceolo leriiil«^o. {\)
Altre volte poi trasportarono salla pennltima TafCoento cbe ya segnato
8uir ultima . Gosi Rinaldo d' Aquino disse finera per finerk oasia finira;
Chi cosl fa, oerto liene iinera.
Bonodioo Notajo da Lucca respondero per respenderb :
Latino, come sento, re8p«H«dero.
Fannuccio dal Bagno pero per pei*b , tapra per stipra :
A cumpione convien, cned t forzato,
Lui quando dimatidalo
Soccorso h par aleon, oh' ha ioeontra, fero
Lo difenda; e pero
Lo gen til yostro ajnto sper di oevto.
Che per me il proyo, e per aknri si sapra.
Fra Jacopone maiesta per majesth:
Che tntta questa toa gMta
Piacer^ alTalta majetta.
E il Barberino onesta per onesta:
Ma chero a lui che o»ore
Faccia, ch' egli aggia di sun yita onesta. (2)
£ di yecsi finiti con monosillabi, e spogliati delTaccento, seno pareochi
esempj ne' nostri Antichi . Guide Gayatcanti :
Ma quanto che da bnea perfetto toif i .
Cine da Pistoja: ^
E r anima non osa dire tort* h •
Cecco Angiolieri:
Ma yeramente come Gristo 'n Giel' &
Meo Abbracciayacca :
Chi bestia, chi sgraeiale, ohi catHv'd,
Ofai scioooo, eht inodiate sempre viye.
Che nel mondo.ha ttn solo moital oolpo,
E r altro che 4 contraro guerir nol po •
0anle nel C XXX. ^ell' Inf.
S men d'un metao di trayerso non ci ha.
(i) Ed il Pulci nel Morgante disse ostico:
. . L' andar coak del mondo h pare attico
(2) Dante nel C. VI. dell' Inf. ha podesta per podesth :
Quando yerra lor nimica podesta.
£ CiuUo d' Alcamo:.
Avere m« noQ puoi in tua podesta.
LIX
Net G. XIX. del Pntfsfki.
lo voisi gli oochi; e il buoD Virgilio almen tre
Voci t' ho messe, dicea ec.
Ncl G. XXIV.
Che andate pensando si voi soi tre*
Nel C. V. del Farad.
Cosi da un di queili spirti pii
Detto mi fa; e da Beatrice; di'di'.
E i' Ariosto :
La vergine che il fior, di che piik 2elo
Che de begli occhi e del la vita aver de' ec.
"Le qaftli license vogliono ora i^faggirsi, si perchi rartssime Tolte si trova-
no usate da' buoni Scrittori, si perch^ troppo dure e dissonanti riescono.
£ quantaoque possiamo dire in yerso Ocekno, A&amcnnhne , arietCj ec- tut-
tayia niun giudizioso poeta scriverk mal termno j ot&mo ^ rispondiroi
sapra , pitQ ec.
CAP. X.
I
DELLO SCAMBIAMENTO XXIL NtJMERK
I nostri Antichi passano soyente dal numero singolare al plairatey e
viceversa . Jacopo da Le«tiiik> :
Che s appreodesse in yoi^ o donna mia,
Che •li mostrate dar soUazzo amando,
£ yoi mi date pur pena e tormeuto.
E cerlo \ Amor fa gran yiliania,
Che non distrugge te, che yai gabbando,
A me che seryo non d^ sbaldimento.
Bonaggiunta Urbiciani :
Da yoi si dispartlo
La beiiezza e i' onore,
E non sei quella ch'eri.
Fra Guittone:
Se di yoi, doana gente,
M' ha pi^so Amor, non k giSi marayiglia,
Ma miracol somiglia '
G>me a ctascuii non hai T anima preaa .
Jacopo Pugliesi:
Mftdonna, noa ho pieftanza
Di yoi, che troppo m' inganni,
Che sempre yiyi in allegranza
E ti diletti in miei danni .
L' Amor non ha in yoi forza,
Ghe tu non hai fermagglo;
D' Amor non hai se noii scorza ^
Ond' io di yoi son selyaggio .
Ciullo d' Alcamo:
Per te non aio abento notte e dia,
Pensando pur di yoi, Madonna mia .
Sono alia tua presenzia, da yoi noa mi difenno.
LX
Nei Fiorelti di S. Francesco: padre mio , og^i quando yoi mi riprendeste
de' miei difetti , io vidi che la sfOce w dwentb fioca , credo fosse per
troppa fatica; e perb io cogltai il rimedh , e feci fare questa farinaia per
te ; pero ti prego che la rnangi . E nelle Vite de' SS. Padri: di che prela
ovs^ero di che metatlo comandl ^ Messere , che si faccia il vostro sepolcro ?
Oggi sarebbe assai biasimato chi cambiasse i numeri delle persotie in sif-
fatta guisa .
CkV. XT.
DEGL^ IPOCORISMI DATI DAGLl ANTICHI POETI ALLE LORO DONNK .
Come presso i Latini erano in pregio fra gli amanti le metafore lux
tnea J piUcherrima aura, nitens desideriunij o^illa , meum delicium , meum
suai^ium , mel meum , nieum corculum , niea rasa , mea medulla , me.as
pull us, meus passer J mea columba^ mi lepus , mens mollissimus caseus ,
ed altre assai ; cosi i nostri anticbi Poeti davano alle loro donne alcuni
blandiraenti e ipocorismi cbe oggi, tranne alcano, non sono pii in uso.
Tali erano ex. gr. chiarita spera, ossia splendente raggio. Federigo II.
E vejo li sembianti
Di yoi, chiarita spera.
E Dante da Majano:
Spera clarita, cbe M mondo himate.
/tulente cera ^ cio^ olcnte, odoroso viso, e quel ch' ^ piu singolarc , auXentt
lena, cioe odoroso fiato. Pier delle Vignc : •
Che 8* eo troppo dimoro, aulente cera,
Sark ch' io pera, — e voi mi perderete.
Jacopo Pngliesi:
Oi, aalente lena,
Poi m' avete ec. ,
Flore deW orto , rosa dell^ orto, rosafresca , rasa di Ma^s^io , rosa aulente,
rosa del giardino , giglio e fiore odoroso ec. Jacopo PugUesi:
Ben eo son morto,
E mal colto,
Se non mi dai conforto,
'Fior dell' orto.
Ciullo d' Alcamo:
Quando ci passo e vejoti , rosa fresca deir orto .
Rosa fresca aulentissima, ch' appari in ver Testate.
Rinaldo d' Aquino:
Che per voi, fresca rosa, eo non pera.
Federigo II.
Rosa di Maggio ,
Colorita e fresca,
Occhi hai Hiii.
Fra Gnittone:
La rosa del giardino, a cai son dato.
Poichfe partiste, dolce rosa aulente.
Dante da Majano:
Rosa e gigUo e fiore aloroso.
LXI
Uella d^ ctlboHj i^tella Diana, stella d* Orients • Jacopo Pagliesi:
Isplendiente .
Stella d' albore,
£ piacente
Dohna d'amore.
[>nido QuitiiceUi:
Vedato tio ta lacente Stella Diana,
Che appare anzi che '1 giorDO renda alliore.
E nelle Vite de* SS. Padri : e ota o^ni cosa mi pare scurata , perche da
noi ti se* partita J stella Diana. Saladino da Payia:
O Stella d'Onente,
Di vol m' innamorai pet notninata •
JFYor d* amore , fior d* amare , fior di conoscenza, ossia di sapienza • Bonag*
ginnta Urbiciani : z
Tante avete adornezze,
Gioco, sollazzo e riso ,
Che siete fior d' amare •
Dante da Majanof
La fior d' Amor , reggendola parlare ec»
Del mio gravoso stato
A Yoi prenda pietate
In caritate, — fior di conoscenza.
Mia intenza J ossia mia intendenza, [i] Lo stesso:
Ed eo amando Toi, dolce mia intenza.
Mio Sire e mio Signore al modo de'Provenzali, che davano alle loro
donne il titolo di Senhor* (2) Jacopo da Lentino:
Dolce meo Sir, se incendi,
Or io cbe deggio fare?
Dante da Majano:
Per Deo, dolce mio Sir, non dimostrate
Cbe in yostra forza aggiate
Lo meo disire e '1 core •
Pucciandone Martelli:
Senza pieU, mia donna, siete Sire.
Bonaggianta Urbiciani:
Tal & la fiamma e 1 foco
Lk 'nd'eo inoendo e coco, —-dolce Sire,
Che ismarrire mi fate
£ la mente e lo core.
E il Poliziano nelle rime:
Se ti piacesse, caro Signer mio,
D' esser tao servo , mi contenterei ;
Sempre mai penso a te, gentil Signore.
(1) Vedi le N'ouompreUminari Vol. I. p. XXX. (2) (Mraldo Riquiero> parUndo
deDa sua donna:
Que tenc e yuelh per Senhor^
che tengo e voglio per Signore.
LXil
lo ve^io ben , Sigdor , ch' io non son degno
D' a mare e riyerir la tua beitate.
Deh pietSi di me, Signore,
Pet* la tua molta bellezza.
Bst Diporto , Bel Cavcdiere, al modo parimente de'Provenzali, che con
sifFatti yicenomi appellayaao le loro donne • (4) Onesto Bolognese:
La partenza die fo dobrosa
E gravosa — piji d' altra m' ancide . .
Per mia fide — da voi, Bel Diporto.
Cino da Pistoja, Son. CXIV.
Alia battaglia, o?e Madonna abbatte
Di mia Tirtii quanta mi trova intorno,
Apparve un Cavalier si bene adorno,
Gbe 1 anima veggendo si dibatte ec.
E Son. ex.
AI mio parer non k chi in Pisa porti
Si la tagliente spada d'Amor cinta, .
Gome il Bel CaTalier, eh' ha oggi vinta
Tutta r alta sembiaoza de' pij^ forti;
E quei ch^ de' suoi col pi non son morti,
Ne sentono per lui T anima strinta
Campar, per cih cbe doT'egU ha dipinta
La sua figara , non ban gli occhi accorti ^
Gome li miei, cbe si fermano in freccia
Si tosto, com' avanti quel ^'apparve
Di si nobil belt&| ch'ogn* altra sparve.
Io non diro quel che veder mi parye
Del Gavaliere ardito dalla treccia, (2)
Se non ch' io porto nella mente Teccia. (3)
(1) Gimldo Hiquiero:
Toza , Belhs Beportz m' enainsji y
Que us es tres vetz autz guida^
Tosa, (fanciuUa),Be/-i)iy»orto m inalza, che vi e tre sfed (volte) cLviUO (^altaXo) gui^
c/a. E in altix) luogo:
Mod Belhs Deportz, est nom me fai mentir,
mio Bel^Diporto, questo nome nd fa mentire^ cioe trovaodovi awersa al mio amore,
vi dovrei meglio chiamare con altro nome diverso da questo. Rambaldo da Vachera:
Belhs Cavaliers, tant es cars
Lo vostr onratz senhoratges ec.
Bel Cavaliere, tanto S caro il uostra onorato signor'aggio cc. (1) U Prof. Ciampi nelle
sue Note alle rime di Cino interprata treccia: per tresca , ddnza , intreccio di hallo per
metafora di treccia e di cio ch' e intrecciato , come tuttora diciamo intrecciar contrad'
danze ec. e dice che per treccia , in senso di tresca , intende il poeta la giostra stessa.
Ma la spie^azione di quel CavaUere daUa treccia, come ha osservato il Galvani, pende
tutta, e riesce assai chiara dal vicenome di Belhs Cavaliers tanto noto presso i Pro-
vtenzali ; (3) 11: medesiido Professor Giftmpi scrive' teccia cou t pkoolo e spiega questa
voce per macchia . II sunnominato Galyani ci dice che in un suo Codicetto di rime
an|:iche, ov' 6 nominata in un Sonetto di Cino una tak M9nna Teccia, si vede che il
teccia di questo Sonetto e tutt' altro che macchia, ma sk bene il Bel CavaUere*
t
LXni
CAP. XII.
DI ALCUNI TITOLI CHE 6LI AVTICHI OAVANO A DIO , Al SAtTTI
X ALLS CUATUEE •
I nostri Antiehi dieder6 a Dio^ ai Santi e alle creatare atcani titoli
he, usandoii o^i , sarebbe an peccare d'irriTerenza, o un muover le
isa in chi H uoisse. Messere ex. gr. cioi rnio S^re o nuo Signore , fu
ma volta titolo (l*onore, e percio to davano gli Scrittori, pltre alle crea-
ure J ancbe a Dto ed ai Santi • Nei Fioretti di S. Francesco : per amore
lei nostpo buon Maestro e Signore , Messer Gesti Crista* Nel le Vite de' SS.
Padri: guatb e vide Messer l^s&^ che era gia bene a fungi con auesto
egno . = Francesco , confidandosi nella grazia di Dto e ncll* autorita , che
Messer lo Papa gli avea cpnc^uta ec« £ il Malespini: e tutio qw:Uo die
rampollb olio di sotto terra, in segno di divina grorda , dopo la morte di
Messer S. Piero, Oggi Messere i per to pt& voce da beffa.
I Santi farono pare appellati in antico col titolo di f^aroni . \\ Boc-
eaceio: vostra usanza i di mandare ogni anno ai poveH del baron Messer
Sunt* Antonio del vostro grano • Nolle antiche Leggende pore si ba il baro^
ne Abramo ; e Fra Gnittone lo diede eziandio a Gesii:
O bon Gesii, che tal barone
Vedemo lasso, preso e denadato .
Niuno Yorrebbe oggi spendere an tal titolo al modo de' nostri baoni Vec-
cbi, e neppure con Dante appellar Gristo con quelle di Abate:
Nel quale h Gristo abate del collegio , {\)
ne i Beati del Gielo con qaello di Conti:
Neir aula piii segreta co' suoi Gonti . (2]
Cosi Monsignore y titolo di maggioranza , cbe noi diamo oggi solamente ai
Prelati, fa da Brunette Latini date ad Amore:
Ghe qui sta Monsignore,
Gh e capo e Dio d* Amore .
£ Donna e Madonna , nomi di onore, che si danno alle donne, nel Bar-
berino sono titoli di cosa astratta.
£ forte h da blasmare
Quel che yaol medicare,
Se non sa ben dottrina
Di donna Medicina.
Ed a ci6 non s' accosta
Gbi crede si o sue ovre maggiori,-
OTver r altrai minori
Ghe ci dimostri Madonna Decenza .
E Dante nella Flta nuova disse Madonna pietk:
Madonna la piet& che mi difende •
Ma piA singolari sono i totoli di Messer lo /rate Sole, di frate s^ento e di
suor lurid, che si leggono nel Gantico di S. Francesco. Laudato sia, o
(1) Pared. C. XXV. (2) Purgat. C. XXVL
LXIV
Dlo mio Signorej con tutte le creature , specialntente Messer lo frau
Sole, m^ Laudato sia ^ o mio Signore ^ per suor luna e per le stelle. =
Laudato sia^ o mio Signore , per f rate vento ec. (1) E Aifrate 4upo , di
fratie pecora, Aifratelli pesci e di sirocclUe uccelli nei Fioretti di S. Fran-
cesco. Fieni qui, Fhate lupo , io d comando dtdU parte di Crista che tu
non facci male ni a me ni a persona. =sFratelli miei pesci, molto siete
tenutij secondo la vostra possibilitate , di ringraziare U vostro creatore . s
Sirocchie mie uccelli , vol siete molto tenute a Dio , vostro creatore . E nel-
le Vite de'SS. Fadri: sirocchie mie rondini , assai avete favellato ec.
(Saranno continuate nel terzo Volame.}
(1)11 Peiticari annota che „ cpiell* aggiunto dijrate yento e di suor luna, che 6
p{a* modo che abbassi il dire, e lo dilunghi dalla ecdesiastica gravita, chi bea lo noti,
non ^ usato senza ragione . Perch^ il santo poeta dell' umilta , considerando se stesso
come opera di Dio, dhiama i vent! e la luna, che sono pure opere di Dio^ con quel
nome die tengono le cose yenute da un medesimo padre. „ II che e aceennato ancbe
nelle Yite de' SS. Fadri: e tutte le creature appellava Jr'atelli e sirocchie, dicendo che
tutti weano uno cominciamento da un medesimo ci*eatore e padre . Cio Tarra per quel
tconpi; ma ora sarebbe tenuto per dicervellato chi adoperasse aggiunti sifiatti.
JLAVO OIANIVI
JLjapo Gianni , o sia Giovanni Lapo , fiorl dopo la mela
del Secolo XIIL^ e non altro sappiamo di lui^ se non che fu
Notajo Fiorentino. II Muratori lo ha creduto posteriore di un
secoio , ma pochissimo intendimento basta per ravvisare in lui
quel carattere di antichita^ che tanto sensibilmente distingue
i poeti della prima epoca.
Lapo fu terzo compagno fra Guido Cavalcanti e Y Ali-
ghieri , come si pu6 conoscere da questo Sonetto indirizzato
da Dante a Guido , dal quale siamo pure informati in clie nu-
mero cadeva la donna di Lapo fra le belle donne di Firenze.
Guido y vorrei che tu e Lappo ed io
Fossimo presi per incantamento ^
£ messi in un vascel , cli' ad ogni vento
Per mare andasse a voler vostro e mio •
Sicch^ fortuna^ od altro tempo rio
Non ci potesse dare impediraento ;
Anzi vivendo sempre in un talenlo ^ (1)
Di stare insieme crescesse il disio .
E Monna Vanna , (2) e Monna Bice (3) poi ,
Con quella ch' h 'n sul numero del trenla , (4)
Con noi ponesse il buono incantatore •
E quivi ragionar sempre d' Amore ^
£ ciascuna di lor fosse contenta ,
Siccome io credo che sariamo noi .
E da queir altro di Guido a Dante:
Se yedi Amore ^ assai ti prego , Dante ,
In parte la , ove Lappo sia presente ec.
(i) In una stessa rolontk. (2) Madonna Vanna, ossia Giovanna, era
r arnica di Guido GaTalcanti. (3) Gioi Beati*ice, donna di Dante • (4) Que-
sta era la donna di Lapo Gianni, che nel Senrentese scritto da Dante in
lode delle seesanta pi& beiie donne FioreiitinCy cadeva in sal numero
trenta . La Beatrice di Dante era la non^ •
T. II.
2
Nel libro delta wlgare eloquenza Lapo h posto per uno dd
coiioscitori del buoti volgare; ed infatti le sue rime sono det<
tale ia uno stile assai terso: le immagini sono afiettuose e
gentili: i pensieri npn triviali nh bassi: noq si riseirte in som-
ma quasi nulla della iQzzezza di quel tempo. Per lo che noo
dispiacera die rechiamo pd esempio poco meno che tutte ie
rime clie cj sono di lui pervenute.
AMORE K MADONNA
Jm. lo sono Amor^ qhe per mia libertate
Venuto sono a voi , donna piaqente , (1)
Ghe al mio leal servente
Sue gravi pene deggiate alleggiare . (2)
Madonna y e' non mi manda ; e questo k certo :
Ma lo veggendo il sub forte penare ,
£ r angosciare — (3) che '1 tene in malenanza , (4)
Mi mpssi con pietanza — a voi venendo ,^
Che sempre tene sua viso coverto , (5)
E gll occni suoi non finan (6) di plorare , (7)
E lamentare — (8) di sua debol possanza y
Mercede alia sua manza — (9) e a rae chefendo. (10)
Per voi non mora , perch' io lo difendo ;
Mostrate in ver di lui vostr' allegranza ^
SI ch' aggia beiiinanz^; (11)
Merc^ ; (12) se '1 fete, ancor poria campare ,
Mad. Non si convene a me , gentil Signore y
A tal messaggio far mala accoglien^a .
Vostra presenza — vo' guiderdonare ,
Siccome suole usare — buona ragioi^e.
(\) GugUelmo Leisdet :
Dona, niessatge ea sai,
Ben sapchatz , de celui
Que vos ani,
donna, mcssa^^io io sono , ben sappiaic , di colui che vv ama . (2) Al"
leggerire, alleviar^. (3) II yerso cresce di un piede per aver la rima net
mezzo ; e lo stesso h del settimo verso di quesU medesima stanza , e d^^
quarto della seguente . (4) Malo , caltivo stato . (5) Covrire , sco\*nre ec.
dicono pare alcuiii altri Scrittori, mutando il p in v, ma Qon sono imi-
tati, o pochissinio, almeno ai nostri giorni. (6) Gessano. Fra GuLttone^
£ gU oocbi perche mai finan plangendo?
(7) Voce lat. piangere • (8) Per lamentarsi . (9) Per ammza , amiea^ io'
namorafa. (^0) Chiedetido . [\\) Bene, felicitk. (i2) Piet&.
3
Veniste d nle coti si Itbero cuor6
Di vostro servo avendo cordoglienza : (1)
Gran conoscenzd — lo vi fece fare ,
Ond' io vo' dare — al suo nial guarigione •
Portateli lo cuor ch' avea 'n prigione , (2)
£ da rnia parte li date allegranza ;
Che stea (3) fermo a sua manza
i)i buono amore ^ puro , da laudare .
jtfm. Mille mercfe y (4) geotil donna cortese ^
Del buon response , (5) e del parlar piacente .
Che interamente — & ni' avete appagato >
Ed adoblato — (6) mia domandagione , (7)
Si ohe in ver voi non posso usar riprese . (8)
Ch^ mai non trovai donna si valente
Che suo servente — abbia si meritato. (9)
Ch' h suscitato — da morte e prigione.
Donne e donzelle , che amate ragione ,
Or ecco donna di gran valentla ^ (10)
Che per sua cortesia
Vuole '1 suo servo si guiderdonare .
Ci place di riportare uno squarcio d' una Novella Provenzale^
die in alcune parti si assomiglia generalmente a questa Bal-
lala . Essa h un dialogo fra un pappagallo spedito dal suo Si-
gnore , e la donna da questo amata . 11 pappagallo le si pre^
setita innanzi >
£ dis li : (11) Dona y Dieus vos sal ;
Messatje soi^ no us^sapcha mal^ (12)
(1) Voce antica per cotdoglio j dolore . (2) Ruggerone da Palermo :
A quel la cbe in prigione ha lo meo cuore .
(3) Stea e steano per stia e sliano ^ quantanque si trovitio in Dante ed
in altri , pare sono dismessi affatto, se non fbrse nello stile bcrnesco .
(4) Grazie • (5) Risposta , dal lat. responsum j in Proyenzale respos . Fra
Guittone :
Grazie e merci voi, gentil donna orrata,
DelP ud'ienza e del responso gente,
c'loh gentile • (6) Addoppiato . (7) Voce antica per domanda • Vnol dire :
mi arete concesso il doppio pijk di che vi area sapplicato • (8) Ripren-
sioni. Gioi: non posso riprendervi, hiasimarvi . (9) Premiato, rimeritato.
Fra Guittone;
Che non andii che mai donna altra fiata
Parlasse tanto dibonaremente,
ciofe amorevol/nente . (40) Valeuzia, yaienza, cioi valore o virt{i.(H)An-
cbe i nostri Antichi scrissero li per /e^ a ki. (42) Noi ptire^ saper ntn/e
per dispiacere .
Si vos die per que soy aisi
Vengutz a vos en (1) est (2) jardi:
Lo inielher cavayer, c anc fos,
E '1 pus azaut e '1 pus joyos y
Antipbanor , lo filh del rey .... (3)
Vos tramet (4) salut cen mil vetz,
E prega us , per mi , que 1' ametz ,
Car senes vos non pot guerir
Del mal d' Amor , qu' el (5) fa languir .
La donna Mas car vos vey (6) tan prezentier ,
Podetz a mi en sest verdier (7)
Parlar e dir so que volreiz ^
Que no y (8) seretz forsatz ni pres ;
E peza (9) m per amor de vos;
Car es tant azaut ni (10) aitan pros ^
Car m' auzetz dar aital (11) cosselh .
// pappag. Dona , et (12) ieu m' en (13) meravelh
Car vos de bon cor non Y araalz ....
Apres devetz seladamen
Amar aquel (14) que mor aman
Per vostr' amor , ses tot enjan .
La donna Papagay , trop es bel parliers ; (15)
Par me , si fossetz cavayers ,
Que jeu saupratz dona prejar ....
E pus (16) tan me voletz preiar
D' Antipbanor , vostre Senhor ,
Luy reclami pel (17) Dieu d' Amor
Anatz (18) vos en , qu' ie' us do comiatz ,(19)
E pregui vos que li diguatz
Qu' ieu en breumen m' acordaray ;
(i) En per in si disse frequentemente in antico. (2)Ipoetiy esto per
4jfuesto (3) Fra Gnittone pure ha rei per re. [4) ^oi j traFMettere perman-
dare • (5) El per i7 fa adoperato da quasi tatti i primi Scrittori . (6) I
primi poeti vejo per veggio , (7) E noi verziere per giardioo , dal lat. w-
ridarium • (8) Di qui il nostro antico i per vi , ivij usato dal Barberino
e da altri. (9) Noi: mi pesa per mi rincresce, mi displace. {iO) Donde
la nostra particella ne congiuntiva per e. (^4) I nostri Antichi dissero
pure iutale per tale^ cotale., {\2) Abbiamo ancor noi V ed o e per ancora,
(^3) Noi, men ^ me ne • (44) ^quello per quello si disse dai nostri Veo-
chi. (\5) Parliere J che oggi diremmo ciarlone , fu in antico usato in
bnona parte, ciofr di semplice parlatore. (^16) Gli Antichi, poi per poi'
chi, (47) Qui yediamo il nostro pel in luogo di per il . (48) Annare per
andare si lefiffie pure nella Vita di Cola di Rienzo • (49) Noi , dar com-
miatOy cioi Ucenza di partirsi.
5
Que pds vostres'^rccx (1) V araaray ; (2)
E si tant es que m vuelh amar ,
D' aitan lo podetz conortar ,
Que ja de luy no m partiray ec.
)» IS, dicele : Donna ^ Dio vi salvi; messaggio sono^ non vi
sappia male 9 se vi dico perch^ son qui venuto a voi in que-
sto giardino: lo iniglior cavaliere^ die unqua fosse ^ e il piu
alio CnobileJ e il piu gioioso y Aniifanore lo figlio del re ... .
vi tramette salute cento mila yeci^ f volte J e pregavi per me
che V amiate y percb^ senza voi non puo guarlre del mal d' A-
more che il fa languire . a Ma perch^ vi veggio tanto corlese^
polete a me in questo versiere parlare e dire cio clie vorrete ^
che non ci sarete forzato ne preso ; e mi pesa per amor di voi^
perch^ siete tanto alto e tanto prode icke m' osaste dar tal con-
siglio . ^ Donna ^ ed io men maraviglio perch^ voi di buon
cuor non V amiate .... Appresso dovete celatamente amare quello
che muore amando per vostr' amore^ senza tutto inganno. ti^
Pappagallo, troppo siele bel parliere; parmi , se foste cava-
liere y die gentile sapreste donna pregare . . • • £ poidie tanto mi
volete pregare d' Antifanore vostro Signore , lui redamo pel
Dio d' Amore^ andatevene^ che io vi do commiato ^ e pregovi
li diciate che io in brevemente m' accordero y che pei vostri
preghi 1' amero ; e se tanto h che mi voglia amare y d' altret-
tanto lo potete confortare y che gia di lui non mi partir6 ec. »
Gentil donna ^ cortese ^ e di bon 'are y (3)
Di cui Amor mi fe prima servente ,
Merce , (4) poi ch' in la mente
Vi porto pinta (5) per non v' obi i are .
Io fui si tosto servente di voi
Come d' un raggio gentile amoroso
Da' vostri occhi mi venne uno splendore y
({) Anticamente preco per preghiera • (2) I primi poeti : faraioy ama'
rttto ec. per faraggio , amaraggio , cioi farh , amaro • (3) Di bon* are ,
che si scrisse an che dibonair^j di buono airej di buono aiere e di buono
aert ^ dal ProYenzale de bon aire ^ Yale di ]ieto aspetto, di buon viso,
amoreTole , come dibonarieta , amorevolezsui, bont^ di Datura • Noi diciamo
di buon* aria per piaceyole e gioyiale; e di qui forse bonario che valci
di benigna natura . Gome pure : quel tale ha un* aria dolce , ha un* aria
di galantuomo , ha grand* aria ^ e simili \ a cui talora si sosfituisce !a
Yoce cent, e diciamo: costui ha cera di galantuomo o di briccone ec.
(4) Pietk. (5) II Petrarca:
Ma '1 bel viso leggiadro, che dipinto
Porto nel petto.
6
Lo qual d^ amor si mi comprese poi ^
Ch' avanti a voi sempre fai pduroso^ (1)
Si mi cerchiava la temenza il core .
Ma di cio grazie porgo a quel Signore ^
Che '1 fe contento di lungo disio ^
Delia gio' che sentio ,
La qual mostro in amoroso cantare .
In tal maniera fece dimostranza
Mio cor leggiadro deila gio' che prese ^
Glie in grande orgoglio sovente sallo •
Ma poi riconoscendo come offese ^ (2)
Cosi foUe pensier gitto in oblio .
Quando vostr' alto intelletto 1' udio ^
Siccome il cervo inver lo cacciatore , (3)
Gosl a voi servidore
Torn6 , che gli degnaste perdonare . (4)
Perdon cherendo a voi umilemente
Del fallo J che scoverto si sentio ^
Venne subbietto in vista vergognosa .
Voi non seguendo la selvaggia gente^
Ma come donna di gran cortesia ,
Perdonanza gli feste copi'osa ;
Ora mi fate vista disdegnosa y
(1) Bernardo da Ventadordo :
Lo cor ai temoros e vil^
Domna, qaan en sui deiiant vos,
lo cuore ho timoroso e vile, donna, quando io sono davanii a 7>0i. (2) Cioeif
come vi reco oHesa. (3) Riccardo di Berbezill:
Aissi col cers qae , quan a faich lone cors ,
Toraa murir al crit dels cassadors ,
Aissi torn iea, domn', en vostra merce,
cosi come il cervo che , quando ha fatto lunga corsa , torna a morire al
ffido de' cacdatori , cosi torno io , donna, in vostra merci • E Monte
Andrea da Firenze:
Hammi si preso che fo come 1 cenro,
Che ver lo cacciatore,
Quando ode sao romore,
A Ini Ta in quella parte,
Ond' egli ha morte ; ed io cofal via senro •
(4) II Felrarca:
Poichi Madonna da piet& oommossa
Begn6 mirarmi, e riconobbe e vide
Gir del pari la pena col peccato,
Benigna mi ridusse al primo state.
E guerra nuova in parte cominciate :
Ond' io prego pietate
Da Amore , che vi deggia umiliare .
D
olce k '1 pensier che mi nutrica il core
D' una giovine donna ^ ch' e' disia ,
Per ctti si fe gentil 1' anima noiia
Poi che sposata la congiunse Amore .
10 noQ posso leggieramente (1) trare (2)
II nuovo esemplo , ched ella somigUa .
Quest' Angela ^ che par dal Ciel venuta ,
jy Amor sorella mi sembra al parlare ,
Ed ogni 6UO atterello (3) ^ maravigUa •
Beata 1' alma , che questa saluta ! (4)
In colei si pu6 dir che sia piovuta
Allegrezza , speranza , e gio' compita ,
Ed ogni rama (5) di virtu fiorita ,
La qual procede dal suo gran valore .
11 nobile intelletto , ched io porto
Per questa giovin donna , ch' h apparita^
Mi fa spregiar viltade e villania .
II dolce ragionar mi da conforto ,
Ch' io fei con lei dell' amorosa vita ;
Essendo gia in sua nuova signoria ,
Ella mi fe tanto di cortesia ,
Che non sdegno mio soaye parlare :
Ond' io voglio A^or dolce ringraziare , (6)
Che mi fe degno di cotanto onore . (7)
(4) Leggermente, facUmente. (2) Per ritrarre^ espriuiere. (3) Dimi-
nutiyo di atto j piccolo atto, atto grazioso. (4) Daote pure nella Vita
nuoYa dice che riponeya la propria beatitudine nel saluto ilelia sua Bea*
trice • Sicchi appare manifestamente che nelle sue salute f cioi ne* suoi
salutij abitava la mia beatitudine • (5) Voce antica , per ramo • (6) Ga-
gHelmo di Montagoagout:
Per qu' eu V en ren mil merce de bon grad,
perche io glie ne rendo ( cio^ ad Amore ) mille erazie di buon gmdo • E
G. Faidit:
Beo deu Dieua mercejar,
beii devo 0io ringraziare . (7) II Petrarca:
r beuedico il loco e '1 tempo e V ora
Che 81 alto miraron gli occhi miei ,
£ dico: aDima, assai riugniziar dei
Ghe fosti a tanto onor degnata allora.
8
Ciom' io son scritto nel libro d^ A.niore
Gonterai y Ballatetta y in cortesia
Quando tu vederai la donna mia ^
Poi che di lei fui fatto servidore •
A
more , io non son degno ricordare
Tua nobiltade^ e tuo conoscimento; (1)
Pero chiero perdon ^ se fallimehto
Fosse. di me , (2) vogliendoti (3) laudare •
Eo laudo Amor di me a voi , amanti ^
Ghe m' ha sor (4) tutti quanti — meritato y
£ 'n sulla rota locato — vermente : (5)
Gb^ la 'nde (6) io solea aver torment' e — pianti ^
Aggia si buon sembianti — d' ogni lato^
Ghe salutato — son bonariamente . (7)
Grazie e mercede a tal Signor valente ,
Ghe in' ha s\ altamente — sormontato >
£ sublimato — su quel giro tondo y
Ghe in questo mondo — non mi credo pare •
Unqua non credo par giammai trovare y
Se in tale stato mi mantiene Amore y
Dando valore — alia mia 'nnamoranza.
Or mi venite y amanti y a accompagnare y
£ qual (8) di voi sentisse al cor dolore y
Impetrero da Amore — (9) per lui allegranza •
Gh' egli e Signor di tatta beuinanza^ (10)
Ghe qual amante a lui;iruol star fedele y
S^ avesse il cor crudele ,
Si vuole in ver di lui umili'are .
Vedete , amanti , com' egli e umile ,
£ di gentile — e d' alter baronaggio , (11)
{\) Senno, sapienza. (2) Gio^, se io fallassi, se commettessi fallo.
(3) Ver volendoU . (4) Sopra. (5) Siacope di \feramente . (6) Li onde*
(7) Con lieto viso , amoreTolmeate • G. Faidit al contrario :
De so don plus cugei esser ioios ,
Soi plus iratz, e n' ai mas de cossire,
di do di cut pH credetti esser gioiosOj sono piU tristo e n* ho piit d* of'
fanno. (8) Qualanque. (9) Questo yerso, come pare il quarto della 8tro&
seguente, crescono d' un piede, per aver la rima nel mezzo . (10) Beni-
gnity. [W) Baronaggio qui yale signoria, dal Provenzale barnagenei seo-
so stesso .
Ed ha il cor saggio — in fina conoscenza :
Cli^ me veggendo venuto si a vile.
Si mosse il signorile — come messaggio ,
Fe riparaggio — (1) alia mia cordoglienza ,
E racquisto , '1 mio cor , ch' era iu perdenza ,
Di quella die m' avea tanto sdegnato .
Poi che 1 gli ebbi dooato , (2)
M' ha poi sempre degnato — salutare .
rjLngelica figura nuovamente
Dal ciel renuta a spander tua salute , (3) .
Tutta la sua virtute
Ha in te locata 1^ alto Dio d' Amore . (4)
Dentro al tuo cuor si mosse un spiriteilo
Che usci per gli occhi , (5) e vennemi a ferirc
Quando guardai lo tuo viso amoroso ;
E fe '1 cammin pe' miei (6) si fiero e snello
. Che '1 core e V alma fece via partire ,
Doi mendo V uno e Y altro pauroso :
E quando '1 sentir giunger si orgoglioso ,
E la presta percossa cosi forte ,
Temetter che la morte
In quel punto overasse (7) il suo valore .
.»^.
(i) Voce antica, per riparo. (2) Verso alquanto oscaro . Forse che
voglia dire: poichi ella gli ebbe dato o restitnito il cuore. (3) Dante
nelie rime :
Credo che in ciel nascesse esta soprana,
E renne in terra per nostra salute .
E altroye:
E' par che sia una cosa yenuta
Di cielo in terra a miracol mostrare •
(4) II Petrarea:
Poiche Dio e Natnra ed Amor volse
Locar compitamente ogni virtnte
In quei begli occhi , ond' io gioioso tivo.
(5) Dante :
DagU occhi suoi, come ch'ella gli muora ,
Escono spirti d' amore infiamiiiati
Che Heron gli occhi a quel ch' allor gli gu»ti,
E passan si che *l cor ciascnn ritrova .
(6) Cioh , occhi . (7) Operasse . Qaesto squarcio di poesia cosi spiritoso
pone in chiaro il valore di qtiesto Fiorentino poeta.
T. II. 2
«0
Poi quando 1' alma fu rin vigorita ,
Ghiamava '1 cor gridaiido: or se' tu morto ,
Gb' io non li sento nel tuo loco stare ?
Rispondea '1 cor , ch' avea poco di vita ,
Sol ^ pellegrino , e senz' alcun conforlo j
Quasi scemando non potea parlare ^
£ disse: oh alma , ajulami a levare, (1)
£ riraenare — (2) al casser (3) deUa mente.
£ cosi insiememente
N' andaro al loco> ond' ei fur pinti (4) fuore,
Oode mi a labbia (5) si mortificata
Divenne allora ^ ohim^ ! ch' io non parea . (6)
Sentendo il cor perire iniiaverato , (7)
Dicea meco sovente ogni fiata :
Ahi! lasso, Amor, cbe gia non mi credea
Che fossi in verso me cosi spietato .
Ahi cbe , cbe crudel torto e gran peccato
Fai 'n ver di me s\ tuo servo leale I (8)
Che merc^ non mi vale
Cbe tu non mi tormenti a tutte \ ore .
B
allata , poi cbe ti compose Amore
Nella mia mente , ove ta residen^a ,
(4) Cio6, a levarmi • (2) Per rimenarmi . (3) Casstro , ohe vale
Ginto di mnra, o fortilizio, h dall' Arabo Chas$iron o Chassaron^ noo
dal lat. capsa^ come vuole il Menagio. Qui forse con metafora ardita il
poeta ha volato iodicare la testa, ove sta come in gaardia Io spirito •
(4) Spinti. (5) Voce antica che significa aspetto, faccia . Cosi os per oiu/-
tus diasero i Latini ; come anche labia in femm. da cui deriva il nostro
labbia per snso. Dante T uso frequenti volte; e il Poliziano lib. 4. st. 34.
deiia Giostra di Giuliano de' Medici:
£ qual h aom di si secnra labbia
Che fuggir possa il mio tenace vischio?
(6) Gioi , che io non parea piii essere me medesimo • (7) Voce antica per
ferito J in Prove nzate nafrat } cd h voce derivata dal veru j cone dice il
Perticari, anzi dal verutus de' Latini • Onde i rustici, per significara la
cosa tratitta dallo spiedo e dalla lancia, T avranno detta veruta^ o piut-
tosto verata^ essendo usati a cangiare la V neU'A. II Menagio poi fa de«
rivare innaverato da vulnus ; ma mala mente. (8) Folcbetto di Marsiglia:
Molt mi fatz gran pechat, Amor,
molto mi fate gran peccato ^ Amore, E Gavodano il Vecchio:
A la mia fe, Amors,
Gran pechatz avetz de me^
(dla miafe*j Amore ^ gran peccato avete verso di me.
11
Git*ai a quella^ clie somma pidccn%a
Mi saelto per gli occhi denlro al core .
Poi (1) se' nata d' Amore , ancelln tiuova , (2)
D' ogni virtu dovresti esser ornata ,
Dovunque vai^ dolce , savia , ed intesa:
La tua vista ne fa perfetta fede ;
Pero dir non ti compio Y itnbasciala ,
Che spero sei del mio ^ntelletto appresa . (3)
Se tu la vedi nel suo viso accesa ,
Non dicer (4) motto , $e fosse adirata ;
Ma quando la vedrai umiliata , (5)
Parla soave setiz' alcun titnore .
Quando cortesemente avrai parlato
Con bello inchino e con dolce salute (6)
Alia Serena f route di beltate ,
Apprendi suo responso angelicato , (7)
Che muove lingua di gentil virtute^
Vestuta manto (8) di soavitate .
Se r 6 m piacer d' avermi in podestate ,
Non fia (9) suo viso colorato in grana ; (10)
Ma fia negli occhi suoi umile e piaua ,
£ pallidetta quasi nel colore .
Appresso che lo tuo dire amoroso
Prendera la sua mente con paura
Del pensoso membrar che Amor le dona ,
Birai com' io son sempre disioso
Di far li suoi piaceri oltre misura ,
Mentre la vita mia non m* abbandona*
Di , ch' Amor meco sovente ragiona
Che fu principio d' esta benvoglienza ,
Quei che la mente e '1 core e mia potenza
Ha messo in signoria del suo valore. (11)
(i ) Per poiche • (2) Nua\^a nel senao stesso che Dante chiam6 una sita
CllDtone diletta mia novella, cio^ noveUameote , uUimamente compoftta .
(3) Ammaestrata , istraita . (4) Latinismo, per dire. (5) Mitigata , addoJ-
cita. II verbo umiUare fu adoperato spesso dagli Anticbi in senso di es-'
sere intenerito, sensibile alia compass ione , a motiyo delle preghiere al-
trui, (6) Voce antica per salutOj al modo del Provcnzale la stUut, (7) Si-
mile ad Angelo , che ba dell'Angelo; qui metaforicamente • (8) Molto.
(9) Sar& . (40) Cio^ in rosso j il sno tIso non diyenterk rosso. (\\) Ber-
nardo da Ventadorno :
Cor e cots e saber e sen
£ fors' e poder i ai mes,
wore e corpo e savere e senno e forza e podere n ho messo ; cioi in Amore*
12
Tu vederai la nobik accoglienza
JNel cerchio delle braccia , ove pieUde
Bipara (1) con la gentilezza umana^
E vederai sua dolce intellJgens^ . (2)
AUor coDOscerai umilitade (3)
Negli atti suoi ^ se non parla villana: (4)
E vederai, maraviglia sovrana^
Com' en (5) formate angeliche bellezze, (6)
E di nuovi rairacoli adarnezze.,
Onde Amor tragge V altezza d' onore.
Muovi y Ballata, senza far senlore^ (7)
£ prenderai 1' amoroso cammino :
Quando sei giunta , parla a capo chino :
Non mi donar di gelosia ercore •
A
ngiolelta in sembianza
Nuovamenle e apparita^ (8)
Che m' uccide la vila., (9)
Se Amor non le dimostra sua possanza.
Se Amor fara sentire
{i] Si ricovera, si rifugia. (2) Nel margine del Godice del P. Ab.
Alessaudri di Badia si leggeva :
E udirai sua dolce intelligenza,
e r Ab. Fiaccbi dice che sarebbe piii naturale. Ma lasciando anebe stare
vederai ^ non ^iiasta per nulla il concetto, accomodandosi al yerho vedere
il Terbo udire , come banno adoperato gU Antichi. Escbilb nel Prometeo:
IV OUTS ^WV/JV, OI^T« TOO I1.0pf/,'J ^poxdv
cio^ J dove non vedrai ne voce ne sembianza di alcuno dei mortali . E
Dante nel C. XXXIII. dell' Inf.
Parlare e lagriraar vedrai iiisieme.
(3) Queslo verso manca neU'Editore Fiorentino. (4) Scortese . (5) Enno ,
sono . (6) II Petrarca :
L' angel icbe bellezze al mondo sole.
(7) Romore. (8) Dante:
Queste parole si legge nel viso
D un' Angioletta cbe c' e apparita.
E il Petrarca:
Nuova Angeletta sovra V ale accorta
Scese dal Cielo in sulla fresca riva •
(9) Cino da Pistoja:
Angel di Dio somiglia in ciascun atto
Qucsta giovine bella,
Cbe m' ha con gli occhi suoi '1 cor disfatto •
13
Per )i suoi raggi del la sua dolcett^, (1)
( Tempo mi da cohforlo , (2) )
Minuira (3) il martire
Che in me saelta la sua giovinezza ;
Ond' io son quasi morto ,
Che son venuto a porto ,
Che chi mi scorge tiso
Puote veder nel viso
Ch' io porto segno di grave pesanza, (4)
Kon furo gli occhi raiei
Nella sua v^sta una fiata ancora
Ch' egli (5) avesser vigore .
Io gli conforterei
Con la virtu che dentro gl' innamora ;
Se non che e' fugge Amore ,
Che non par che il valore
Possa mettere in lei ;
Anzi dice , costei
E quella che la sua franchigia avanza.
Non puo vincere Amore
Di pinger nella mente gentilia (6)
(1) L'Editore Fiorentino ha:
Se Amor far^ seatir per li suoi raggi
Delia sua gran dolcezza .
E nella strofa che vien dopo*.
Non furo gli occki miei nella sua vista
Una fiata ancora.
Avrebbe dovuto osservare che il primo yeiso di ogui strofa diquestaBal-
lata h settenario e non endecasillabo, e che rima col quarto 5 e la sua
lezione , oltre all' aver gaastato il metro, ha tolto via anche la rima.
(2) Cio4, spero che col tempo ci6 segnirk. (3) Diminnirk, scemerk. (4) Af-
fanno^ travaglio, dal Proveozale pezansa. Ognuno qui ricordcrk quei
versi del Tasso nei G. I. della Gerns. ove dice di Tancredi innamorato
di Glorinda:
E ben nel volto suo la eente accorta
Legger potria: questi arde, e fuor di spene :
Gosi vien sospiroso, e cosi porta
Basse le ciglia, e di mestizia piene*
E il Petrarca:
E altrove:
Perchfe negli atti d' allegrezza spenli
Di fuor si legge com' io dentro avvampi
Onde alia vista uom di fal vita esperto
Diria: questi arde, e di suo stato e incerto.
(5) EgUno. (6) Voce ant tea, Io stesso che gentilezza . Fra Guittene:
Che gik di gentilia iion vene orgoglio.
14
T>* esta novella coBa ;
Gh& selvaggia a tutt' ore
La trova con si nuova leggiadria
Gontro di lui sdegnosa ;
E neeli atti amorosa
A chi la mira pare ;
Onde ne fa pensare
Amore ^ e cbi ne prende disianza*
Non spero dilettanza
Nh gioia aver compita ,
Se '1 tempo non m' aita ,
Od Amor non mi reca altra speranza.
iV.)
more , io prego la tua nobiltate
Gh' entri nei cuor d' esta donna spietosa ,0}
E lei facci (2) amorosa ,
SI che la spogli d' ogni crudeltate .
Odi la nimista mortal che regna
Fra lo suo core e '1 mio novellamente ,
Amor y ch' esser solevamo una cosa .
Gon si fieri seml>ianti mi disdegna
Ghe par che ''I mondo e me aggia a niente ,
E se mi vede ^ fugge e sta nascosa :
Onde non spero ca io mai aggia posa
Mentre che in lei sara tanta fierezza ^
Vestita d' un' asprezza
Ghe par che sia nemica di pietate.
Amor^ quandojti piaca^ muovi inteso^
£ se vai in parte che possi parlare
A questa che mi fa guerra sfidata ,
Ben potrai dir che senza colpa offeso
Da lei mi trovo nel mio lamentare :
Onde mia alma piange sconsolata ,
Se non che '1 cor V ha alquanto confortata^
E dicele : non pianger , mia sorella ;
Tu averai novella
Gh' Amor le porta manto d* umiltate «
(4) Per spieiata J cradele. (2) Facci ^er faccia , come pi& sollo poin
Tfer possay desineaze famiUari ai Gioquecentisti •
N
15
oveUe grazie alia novella gioia
Vestuta d' umiltate e cortesia ,
Gketa a quella y che m' ha in signoria ,
£ dispogliato dell' antica noia .
Quando sarete avanti a lei^ incbinate^ (1)
£ poi y udita sua dolce accoglienza ^
Dite: Madonna y il vostro fedel servo
A voi ne manda che ci riceviate y
Dicendo y che lo scoglio (2) di doglienza
Have gittalo y come face il cervo: (3)
Pregando che ritegnate in conservo
L' anima e '1 core e tutta sua possanza y
Ghe 'n voi ricorre tutta sua speranza
Gome nel mare ogni corrente ploia • (4)
Apjpresso le direte che la mente
rorto gioiosa del suo bel piacere y
Poi che m' ha fatto degno delF onore ;
£ nop k vista di cosa piacente
Ghe tanto mi diletti di vedere
Quanto lei sposa noveUa d' Amore .
£ non m' avviso che alcuno amadore,
Sia quanto vuol di gentile intelletto^
Ghe (5) abbia rinchiuso dentro del suo petto
Tant' allegrezza y ch' appo me non moia .
(1) Cioe inchinatevi , (2) Per scorza^ freqaente negli Antichi. (3)Bni'*
Detto Latini nel Tesoro, lib. 5. cap. 49. E quando *l ceivo vuole la$cian
re la sua vecchiezza^ ossia malattia^ elli mangia to serpentCj e pef la
paura del veleno se ne va ad una fontana , e bee molto • Ed in questa
maniera muta suo pelo , e giita le sue corna e la vecchiezza ec. (4) Piog-
gia . Dal lat. plusfia i Provenzali fecero pluia e i nostri ploiom (5) Nota il
po luoga
pericolo di dimenticarsi la connessione, che esse frasi hanno fra di loro,
iacendogliela risovTenire col la ripetizione della particella medesima • Gosi
Dante nel C XXVI. dell' Inf.
Si che, se stella buona o miglior cosa
M' ha dato 'I ben , ch' io stesso nol m' invidi ,
ove sembra di soprappi ji il che innanzi ad io . E nel Gonvito , Trat. I«
Cap. I. Lt guali priego UUti che se il Convito non fosse tanto splendido
(/uanto conviene alia sua grida , che non al mio volere , ma alia mia fa^
cultate imputino ogni difetto .
16
Ballata^ e' non e donna alia mia voia, (1)
Che tan to degna sia da onorare ,
Quanto colei , a cui ti vo' mandare y
Gui gentilezza ed ogpi ben s' appoia . (2)
N
el vostro viso angelico amoroso
Vidi i begli ocebi e la luce brunetta y
Che 'nvece di saetta
Mise pe' miei (3) lo spirito vezzoso •
Tanto venne in suo abito geptile
Quel nuovo spiritel nella mia mente^
Che '1 cor s' ailegra della sua veduta.
Dispose (4) giu 1' aspetto signorile y
Parlando a' sensi tanto umilemente
Che ogni mio spirito allora il saluta .
Or hanno le mie membra qono&ciuta
Di quel Signore la sua gran dolcezza ,
£ il cor con allegrezza
L' abbraccia poi che '1 fece yirtuoso.
v^uesta rosa novella ,
Ctie fa piaeer sua gaia giovanezza y
Mostra che gentilezza^
Amor , sia nata per virtu di quella .
S' io fossi sufiiciente
Di raccontar sua maraviglla nuova^
Diria come Natura 1' ha adornata .
Ma io non son possente
Di savere allegnr verace prova .
Dillo tu y Amor , che sara me' (5) laudata .
Ben dico una fi'ata
Levando gli occhi per mirarla fiso ,
(4) Voglia. (2) Appoggia . (3) Cio^ , occhi. (4) Disporre per deporrt
trovasi con'qualche frequenza negli Antichi) ma non e piik. in uso. (5) i(fe»
gUo, meiOj mei' , me' , II Petrarca :
Suo dlvin portamento
Ritral ta , Amor , ch' io per me n^ ho pavento •
1?
Presemi *1 dolce riso , (1)
E gli occhi suoi lucenti come stella . (2)
Allor bassai li niiei
Per lo suo raggio che mi giunse al core
Entro in quel punlo ch' io la riguardai .
Tu (3) dicesli : cosiei
]Mi piace (4) signoreggiil tuo valore^
E servo alia tua vila (5) le sarai •
Ond' io ringrazio assai ^
Dolce Signer y la lua somma gramlezxa ^
Che vivo in allegrezza^
Pcnsando a cui mia alma hai £8itta aneella .
Ballata giovanzella , (6)
Dirai a quella , ch' ba biokida la trezza ^ (7)
Gb' Amor per la sua ailezza
M' ha comandato sia (8) serveate d' «Ua • (9)
R501
D
onna!^ ae '1 prego ddla meote mia >
Come bagnato di lagrime e pianti ^
Yenisse a voi inearttalo d' atanti ^
A guisa d' una fieur a pietosa y
£ voi degnassi (10) udir sua diceria y (11)
Bagion vi moverebbe ne' sembianti ^
Percb^ udiresli U lormenti, quanti
Soffera (12) X alma mia; di voi peososa^
Con quella pena y che 1' k faticosa .
Pur aspettaodo che da v<n si mova
Una dolce pieta ^ se in voi si trova ,,
[K) Giraldetto il Rosso:
Mon cor an pres , dona oorteza e gaya ^
Vostre belh huelh plazeot e amoros,
niM cuore han preso , donna cortese e gaia j vostri belli occhi piacenii a
amoroii* (2] Dante, Inf. G. II*
LuccTan gli occlii suoi piik che la Stella.
(3) Ciok J tu, o Amore. (4) Sottintendi che* (5) Neiia tua irita, finchi ta
yivi. Guglielmo Ademaro:
De iros servir m'autrei tan can tiv,
di voi servire mi offero tanio quanta s^iiHi. (6) Giovaacella^ giovanetta, in
V roy eniAle jovincella. (7) Treccia • (8) Gio& che io sia. (9) Per di lei.
(40) Per degnaste^ come di sotto udiresti per ucRreste. {i\) Diceria si
dice oggi un ragionamento stuccbevole e proiisso; anticamente vaicTa
semplice discorso. {i2} Soffre j da sqfferare.
T. II. 3
18
In farmi grazia d' empier (1) lo disio ,
E se virtu d' Amore in voi riposa ,
Spero d' aver la grazia bella e nuova^
£ di cio moslrerei verace prova :
Che Amor non dee voler per ragion ch' io
Merito perda per lo buon servire ,
Poi (2) lungo tempo m' ha fatto languire.
Donna ^ ragion d' Amor mi da speranza
Che voi sarete ver me si gentile ,
Che non isdegnerete mio cor vile^
Meritando vie piu^ ch' io non son degno.
£ di cio si notrica mia possanza ,
Che attende die la vostra mente umile
Ver me si faccia di merce simile;
Onde^ cio disiando> mi mantegno:
Che non m' e avviso che sia altro regno
Fuor del ben , donna , che da voi aspetto^
II qual sara mirabile diletto y
Che mi terra gioioso sempre mai .
Io prego Amor^ che mi doni suo ingegno^
Si ch' io non manchi per alcun difetto ,
£ '1 ben ^ ch' io attendo ^ mi faccia perfetto
Aver da voi ^ di cui innamorai
£ntro '1 principio della mia vaghezza
Quando m' apparve vostra gran bellezza .
Donna , e^ mi duole ancor quand' io rimembro
I dolorosi colpi e li martiri ,
Che sofiriro in quel punto i miei disiri
Quando mirai ne' vostri occhi amorosi ,
£ sostenni passione in ciascun membro •
£d or convien che dolcemente miri
Verso di voi senza gittar sospiri
Per la speranza ch' ban d' esser gioiosi «
Io posso dir died ei sian poderosi
Per lo durar , ch' lianno fatto soffr endo ,
In ciascuna battaglia voi vincendo ,
Si die per uso non curan tormento ,
Ne son di cio tementi e paurosi •
Donna , voi li gabbate sorridendo ^
£ vedete la lor vita morendo
{i) Appagarc, sodisfare . (2) Poiehe •
19
Con sofFerenza fdr riparamenlo ;
E tanto soJBTriranno nel penare
Che vi rincrescera il martoriare .
Donna , quando sara per me sereno ^(1)
Ched e' v' incresca delle mie gravezze?
Non credo mai finch^ vostre bellezze
Soverchieraiino 1' altre di beltate .
le sofferenea yi venisse meno^
lacciate , donna , che le mie fortezze
Non dureranno contr' a vostre altezze :
Dunque la morte avra di me pietate:
Ed io ne prego la sua maestate
Che mi riceva senza dar fatica •
Voi rimarrete al mondo mia niniica ;
Io sconsolato me n' andero in pace .
Amor , veggendo vostra crudellate ,
Vorra servare una sua legge antica , (2)
Che qual (3) donna a buon servo non h amica ,
Le sue bellezze distrugge e disface :
. Onde , se cio vi tornasse in dispregio ,
Sarelibe per ragione a me gran pregio •
Donna , dunque vi piaccia provvedere
Al voslro stato e mio in tal maniera ,
Che vostra benvoglienza mai non pera •
S' io ho il torto , Amor dea (4) la sentenza ,
Che voi dovreste per ragion volere .
Che , quanto bella donna e pia altera ,
Tanto le cresce onor , quanto h men fera
Ver Io suo servo , die non ha potenza .
Cos! alia vostr^ angelica piacenza
Nulla virtu sarebbe a darmi morte ,
Ancor sentendo ch' io fossi piu forte .
Donna , poich^ da voi non mi difendo ,
Qui riconosca Amor vostra valenza .
Se torto fate , chiudavi le porte ^
E non vi lasci entrar nella sua corte ,
{i) Cio&y il momento felice. (2) li Petrarca nel G. III. del Trionfo
d' Amore :
Dura legge d' Amor: ma , bench^ obliqna ^
SerTar conyieDsi; pero cb'ella aggiunge
Di cielo in terra,, uniyersal^, antiqua.
(3) Qualaaqne. {4) Antiquato per dia»
20
Data sentenza in tribunal sedando ,
Si che per v^i non si possa appellate
Ad allro Amor^ che ve ne possa aiare.(l)
Canzon mia nuova^ poi ch' io son lontano
Da quella ^ ch' ha d' Amor V alma fiorita ,
Va per conforto del la nostra vita ,
E prega cbe di me aggia mercede •
II tuo sembianle sia cortese e piano ^
Quando davanli le slarai geccbita , (2)
£ conlale di mia pena infinita :
E s** ella sorridendo non li crede ,
Dille y Madonna , con giurala fede ,
Se voi vedeste suo misero slalo ,
E il viso suo di lagrime bagnato ,
E' ve n' increscerebbe in veritate ;
Ch& piangendo ne incresce a chi lo vede .
Dunque vi piaccia ghe sia confortato ;
Gh^ , se prima si muor, vostr' h il peccato , (3)
E non vi varra piu aver pielate ;
Ciie se per voi servendo e' fosse morto ,
Poco varrebbe poi darli conforto •
£ tu y martoriata mia soffrenza ^ (4)
Con questa mia figliuola (5) va plorando
Avanti a quella donna , ove li mena .
Quando sei giunta , dirai sospirando :
Madonna ^ il vostro servo ha tanta pena y
Che se voi non avete provvedenza ,
Io '1 lasclai con si debole potenza
Ched ei non crede mai vcder Fiorenza .
E in suo soccorso lo spirito mio ,
Pero da San Miniato (6) si partio ;
Ed io^ che sua difesa sono stata ,
I^ol posso piu difendere affannata •
Dunqne vi piaccia lui e me campare ,
Modonua , se merc^ volete fare •
(1) Aitare, aiDtare. (2) Gecchito j amile, umiliato, dal Prorenzale
gechit. (3j P. Vidal:
Vostr' es '1 tortz e '1 pechatz ,
Si d' aquest vostre benvoillen
Non ayetz qalqne chausimen,
vostro i il torto e il peccato, se di questo sHutro benwjlenf non wets
qualche pieta . (4) Martoriato , martirizzato , tormentato . (5) Cioi, la Can*
zone. (6) Laogo vicino a Firenze •
21
tin Godice Strotziatit^ y «egnato N. 9d3 , €lisse VII. , ha
Ganzone inedita del noslro poeta. Essa h in xnolte parti
^^soorretta, u^ c\ h venuto fatto di poterla emendare^ per essere
i]| Godice logaro in piu d' un luogo, e la Ganzone, com' e
<^Iiiaro y ^ritta da ignorante Gopista • Ecco la prima Strofa y la
sola cfae sia intelligibile y e seny/ alcun guasto ,
Amore y Y priego cir aiquanto sostegni^
E che inlander mi degni ,
S' io dimoslro ragiooe y o torto dico ;
Non ch' io ti sia nimico^
Ma gia ti fui piu y ch' or non son y suggetto .
Amor , i' so che tu grandeggi e regni ,
£ cm ti piacc isdegoi ,
Ed a cui Togli (1) ti dimostri amico.
Ahi che dolor nutrico
Tacendo qua! di te sento dilettol
Gia non face' io disdetto (2)
Ghe tu non mi distringhi ancora aiquanto;
£ cio mi tiene in pianlo y
Ghe '1 mal conosco e dipartir (3) non po&so •
Quando credo esser mosso y
Fero (4) ne' lacci tuoi , che ascosi tendi ;
Gosi mi giugni (5) e prendi ;
Poi tormentando (6) piu mi tieh distretto . (7)
(\) Voli, vttoi* (2) Cioi non nego^ in Proren^le /or esdig. Arnal-
do di Manriglia:
E DO pn€sc far esdig ni gauda ,
r non posso far disdttto ni difesa • (3j Cioe dipartirmi • Amerigo di Pe-
gaillano:
Qa'ea fneg men pro, e vaa seguen mon dan,
€h' io fuggo il mio pro ^ e vo seguendo il niio danno • £ Orazio : ifideo
meliora proboque — Deteriora sequor . (4) Ferisco, urto, m' imbatto.
(5) Giugnere J per colpire, sorprendere. II Petrarca:
£ '1 bel paese e '1 loco , ov' io fui giunte
Da dae begli occhi che legato m' hanno .
E hi qaesto seoso TQsano pare i nostri contadini. (6) Qohy iormenUn^
domi • (7) Gioi 9 tiem .
LAPO DEGLI UBERTI
T
X^apo^ C10& Jacopo^ detto anche Lupo degli Uberti,
Fiorentino , fu figlio del famoso Farinata , e padre di Fazio ,
ossia Bonifazio degli Uberti , che scrisse il Dittamondo . Egli
fiorl circa il 1270, e fu poete in quei tempi molto stimato .
II Bembo dice ch' egli senza fallo alcuno fu assai dolce dici-
tore in rima ; ed anche V autore del libro della wlgare elo-
q uenza ne ta onorata menzione^ citandolo sotlo il noma di
Lapo Fiorentino. Di lui non abbiamo alle stampe che due sole
Ganzoni , le quali sono distese con netto stile , non incomposto
nk malageyole ne' costrutti , e scevre di quei triviali intendi-
menti e di quegli accessori tratti da idee comuni, di che ge-
neralmente sono sparse le rime della piu parte de' poeti del
suo secolo •
Gentil inia donna , la Virtu d' Amore ,
Che per grazia discende
In cuore uman , se lo trova gentile ,
E viene accompagnato di valore ,
Da cui lo ben s' apprende ,
£ sentiniento da chiaro e sottile ,
Mercfe di voi , m' ha fatto tant' onore ,
Che m' insegna e difende (1)
(4) Vieta, prorbisce . L' Editore del NoTclIino, Ediz. di Milano «25
a quel luogo d^lla Novella LX. in quel tempo il re di Francia aveadi^
feso, sotto pena del cuore j che niuno torneasscj annota : « Dtfendere per
snetare e Gallicismo, e quantunqae troyisi anche in altre scrittare del
Trecento^ oggi non i da asarsi, se non forse da qualche poeta tiratovi
dalla necessity della rima » . Risponderemo in primo laogo ehe la rima
non pu6 n^ deve giustificare gli errori : in second© luogo, come bene
osserra il Perticari, che male ragionano qnci che dicono che il diferk"
dere per proibire h modo Francese ; egli 6 modo di tutti i primi poeti
c prosalon, di Dante, del Boccaccio, delFAriosto, delTasso^del Villa-
. . 23
Gh^ 10 non aggia in caler (1 ) mai pensier rile ^
£ vuol che sol di vol sia servidore ;
Ogn' allra mi contende ^ (2)
Ed io lo sento al cor dolce ed umile •
£' (3) mi conosco non ben sufBciente
Servo di voi , dov' h tanto piacere , (4)
die siete senza para ; (5)
Amor pur vuol^ cui i' sono ubbidiente. (6)
Mercede a cio vi piaccia provvedere;
£ quanta piaccia a lui vostro volere ^
Gh' altra gio' non m' h cara ,
Nel nuovo canto il potrete vedere •
ni , delleStorie Pistolesi ec. N^ V accettarooo gili dagli stranieri, ma tl
1' usaroDO perchi modo romano e noetro proprio • II vecchio Gatone iiei
libri de re rustica scrisse: Mars j pater j te precor uti morbus^ calamita''
tes prohibessis, defendas ; ed in questo significato lo ba pure Cicerone
nel 3. degU nfGc] , Vegezio lib. 4. c* \0. ed altri. Fa cosl adoperato e-
ziandio nella bassa Latin it^ . In una carta riportata dal Muratori : u«a-
rarios defendit quoqut rex Eduardus . £ defensio per inhibitio si legge
nella legge Longobarda lib. 3. tit. 4. e nei Gapitoli di Carlo Magoo
lib. 3. c. 430. Difendere dissero pure i Proyenzali • Nella Nobile Lezione:
La lei yelha defend solamen perinrar ,
la legge vecchia difende sol ante nte spergiurare.
{\) Calere, dice il Bembo , ^ voce Provanzale < D' intorno alia qual
Toce essi ayeano in usanza familiaris&ima j yolendo dire cbe alcuno non
curasse di che che sia , dire che esso lo poneya in non calere , o yera-
mente a non cole , o anche a non caltnte » Cosi y egli h yero , dicevano i
Proyenzali* Folchetto di Marsiglia:
E car no us yi, soyen ai gran doptansa
Que no us mi fass' oblidar non caler ,
e quando io non vi ko veduta , ho sovente gran timore che non vi mi
faccia obliare non calere . E Bertrando dal &)rnio :
Domna , puis de mi no us cal ,
donna f poichi di me non vi cole. Ma calere in significato di premere,
curarsi J h yeramente d'origiiie latina . Stazio nella Tebaide:
Bellator nulli caluit Deus ec.
Prosilit audaci Mortis perculsus amore ^
Arma , tubas audire calens •
IFrancesi espressero questa parola col yerbo chaloir^ e noi col pigliarsela
calda . Nel Malm. C. VII. st. 77.
E sempre ognun pii!i calda se la piglia ,
cio^, se ne prendemaggior pensiero . E il Petrarca spiegi assai bene la
forza di questo yocabolo, quando disse:
N^ dentro sento n^ di fuor gran caldo .
(2) Vieta • (3) Eo^ io. (4) Cio^ piacenza ^ beliezza • (5) Pari, egiiale .
(6]Cio^, tuttayia Amore, cui io sono ubbidiente, yuole che io sia serv«
di yoi.
34
M,
uova canto stmordso nuovamente , (1)
Ch' io mi son dalo a tal per servidore ,
Ch' ba preso vila in abito d' Amore ,
E sua beita piu d' ogn' altra h piacente. (2)
Se vai in quell a parte ove dimora ^
Io ti vo' far sentito , (3)
SI che non fa Hi a sua dolce aocoglienza .
Ragiona di virtu , che la innamora^
Se vuoli (4) esser udito;
Paria con motti che portin sentenza ;
£ s' ella trovera in te conoscenza ,
Ella t' accogliera non di cor lento ,
Che r ^ tan to in caler buon sentimento
Che lascera per te ogn' altra gente •
Quando averai di lei preso contezza ^
Che sia celatamente ,
Siavi cbi vuol , se non sente d' Antore^
Soave (5) le raccorda (G) con pianezza ,
Di^ se non 1' e spiacenle ,
Ch' io tengo in fio (7) da lei la vita e '1 Mve.
E s' ella cangia allor viso e colore,
Dira'le (8) tosto che non m' attalenta (9)
^[uir altro se non cio che lei contenta ; (10)
E quanto vuol , vogl' io similemente «
(4) Raimondo di Tolosa :
Be s taing que un novel chant fkbrec ,
ben si conviene che io fabbrichi un nuovo canto. (2) Raimondo Giordano :
Car de V autras meillors es plus plazens ,
perche delle alt re migliori & piU piacente. (3) Accorto . (4) F'uoti^ voH ^ o
ymog/ti per vuoi dissero soyente gU antichi. Di v^i/o/i si bannoyari esempi|
ma ora & yoce dismessa . Voli , adoperato da Dante da Majano ,
Ed anche cui ten yoli a morte trarre ,
non puo ayer luogo, perch ^ spetta al yerbo volare . Fogliy sebbene si
legga nel Boccaccio per yoce deir Indicative , ora h circoscritto al solo
consiuntivo ; talch^ resta la sola vuoi pregiata e comune. (5] Soavemente»
(6) nicorda • (7) Fio h yoce antica Fiorentioa • Chiaro Davaozati:
E rende tutte cose in temporale,
E noi da lui le possediamo in fio.
In fio spiegsi il Salvini in fido^ in Franc, en fief , ed 4 da feum efeur
de' bassi tempi per feudum . Da noi oggi non si usa che nel sense di
pena, come pagare il fio . Da^o il Villani , lib. ^2. c. 36. for jaii> fiato
di tre siliabe, che vale servigio che si presta dal vassallo feudatario.
(8) Viraiiej le dii*ai. (9) Non mi va a talento, non m' aggrada. (10; Peiroio;
Sai suffir et ai saber
♦ 25
Se la vedrai appresso disdegnosa^
Che r averai contato
Omaggio^ e detto qual e il mio volere^
Di y che non sia di questo dubitosa ;
Che quant' ho disiato y
E d' un dis'o non varca (1) suo piacere.
£o non poria d' allra vita gioire y (2)
Dico s' h alcuna fuor che di sua gioia ;
E maggiormente assai mi greva (3) e noia^
Che la niia doglia h cio che T k spiaoente.
Se di mercfe la trovi si adornata ,
Come d' altro valore ^
Securamente muovi la lua nota: (4)
Ben potrai dir ch' h la Ventura data
A farti piu d' oaore
Che facesse ad alcun ^ poi volse rota ) (5)
£ se la troverai per te rimota
liontan da gente^ ossia in donneando^ (6)
Eila t' accettera cio che dimando^
Se merced' e in sua virtu possente .
Nuovo canto , tu vai si umilemente^
£ segui si diritta via d' Amore ,
Che tu debbi sperar d' aver onore
Poi che tu vai a donna conoscente «
De far^ot qu^ a mi doos plaia .
90 sqffnre ed ho sapere di far tutto che a mia donna placcia .
(\) GioS, che non varca • (2) Nota gioire Hmato con ptocere. (3) Come
per grave si disse grexfe^ cosi grevare per gravare . Mi greva ; cio^ mi pesa .
(4) La tua Toce . II Buti a quel hiogo di Dante , Inf. C. V.
Ora incomincian le ooleuti note
- A farmisi sent ire ec.
annota : Note , cioi voci , perch^ Ic voci sono note delle passioni , clia
8ono neir anima . (5) Poich^, dappoichi "valse rota. Dante, Inf. C XV.
Pero giri fortuna la sua rota
Gome le piace ec.
(6) Conversaudo con donne per ispassarsi ; in Provenzale donnejar , che
Yale parlar d' Amore con donne. II Gastelvetro nelle Giunte al Bembo,
lib. I. « Donneare viene da donna ^ e significa propriamente essere incli-
nato alia parte delle donne • £ poich^ chi inclina con T animo in una
parte volenticri ancora vi usa, significa usar con donne e corleggiarle
e ragtouar con loro; e ^^o/i/ieare^i parti rsi da ragionar con donne j^ sicca*
me mostra Dante , quando dice :
E di colui, ch' e d' ogni pieta eliiave^
Avanti che sdonnei. »
T. II.
" GII10O CAVALGAIVTI
■ J * ■ n
G
uido , figlio di Gavalcante Ca valcanti , /u , dice il Boe-
caccio , uno de^ migliori loici che avesse il mondo , ed ottima
filosofo naturale si fu egli , leggiadrissimo e costumato , e
parlante uomo molto > (1 ) edf ogni cosa che far voile , ed a
gentile uom partenente , seppe meglio che altro uom fare ,
e con questo era ricchissimo , ed a ckiedere a lingua (2) ^a-
pes^a onorare cui nelV animo gli capea (3) che il scales se . (4)
Cavalcante padre di Guido era in voce di Epicureo y e tra
gli Epicurei fu pure cacciato da Dante nelF Inferno . (5) Que-
sta macchia si diffuse eziandio sopra Guido y a cagione princi-
palmente dell' umore suo fantastico e singolare. Egli era assai
dedito agli studj di filosofia^ e perci6 amava vivere solitario^
e speculando diveniva eogitabondo ed astratto^ e talvolia an«
cora malinconico e sdegnoso . Egli , continua il Boccaccio y
alcuna volta speculando molto astratto dagli uomihi diw^
niva / e percib cK egli alquanto tenei^a deir opinione degli
Epicurei, si diceva tra la gente s>olgare, che queste sue
speculazioni eran solo in cercare se trovar si potesse che
Iddio non fosse ,
La famiglia de' Ga valcanti fu involta nelle civUI discor-
die , da cui era agitata allora Firenze . Guido era acerrimo
Ghibellino ^ e s' infiammo ancora piu , sposando la figlia di
Messer Farinata degli Uberti, allora capo di quella fazione.
Gorso Donatio capo di parte Guelfa^ uomo egli pure poiente
a quei tempi ^ e nemico di Guido y tento di assassinarlo , men-
tre andava in pellegrinaggio a San Giacomo di Gaiiz^ia . (c Uo
[\) Parlante molto ^ Tale qui facondo dicitore, oratore eloquente •
(2) Chiedere a lingua ^ vale quanta dir si possa il piit. (3) Gio^ capia ,
ire, Gli capia nell* animo ^ cioe gli entraya neU'ani-
dalPantico capere per capii ^
mo . (4) Decam. G. VI. iNov. IX. (5) C. X.
\
27
gWatoe gehtiite , dice DitiO Coftipagni , figliuolo di Messer Ca-
valcante Cavalcanti , nobile cavaliere , chiamato Guido^ cortese
€ aidito> ma sdegnoso e solitario, e iDtento alio studio, ni-
mico di Messer Corso, avea piu volte delibierato offenderlo.
Messer Corso fotte lo temea, perch^ lo conoscea di grande
toinio , e cerco di assassinarlo andando (1) in pellegrinaggio
a S. Jacopo , e non gli venne fatto . 11 perchfe tornato a Fi-
renze e sentendolo , (2) inanimo molti giovani contro di lui , i
quali gli promisero essere in suo ajuto . Essendo un di a ca-
vallo con alcuni di casa i Cerchi, (3) con un dardo sprono il
cavallo contro a Messer Corso, credendosi esser seguito dai
Cerclii per fargli trascorrere nella briga, e trascorrendo il ca-
vallo, lancio il dardo, il quale and6 in vano . Erano quivi
con Messer Corso , suo figliuolo , forte e ardito giovane, e Cec-
cliino de' Bardi , e molti altri con le spade , e corsongli dietro,
e non lo giugnendo , li gittarono dei sassi , e dalle finestre
glie ne furono gittati per modo , che fu feritd nella mano . » (4)
II Comune di Firenze , stanco di queste dissensioni , esilio i
capi delle due parti; e Guido fu rilegato a Sarzana, (5) dove
per r aria insalubre cadde ammalato; ed ottenulo il suo ricbia-
mo , mori in Firenze nel 1300 dall' infermita contratta nell' esi-
lio . E tornonne malato , cosi il Villani, Guido Cas^alcanti ,
onde morl ; e di lui fa grande dannaggio , perciocche era ,
come Jilosofo , {>ertudioso uomo in molte cose, se non chf era
troppo tenero (6) e stizzoso (7) •
Guido fu appellato da Benvenuto da Imola il secondo oc-
fhio della Toscana letteratura , della quale Dante era il primo :
alter oculus Florentiae tempore Dantis . (8) Dante s' ebbe
Guido p'fimo ed intimo fra gli amici , e con tal nome il chiama
nella Vita nuova . Notissima h poi la lerzina del Purgat. C. Xr.
in cui narrando come F un Guido togliesse all' altro la gloria
{\) Ciofe metotre andavk . (2) Ciofe Giiiclo tornando a Firenze , • sen-
tendo qaella cosa . (3) Idiotismo che vale di casa de' CercM • (4) Cron.
Fior. lib. I. (5) Non sono d' accordo gli Scrittori nello stabilire sc fosse
Sarzana del Volterrano, o del Genovesato.Da una Ballata pero del nostro
Guido, composta come pare in tempo del suo esilio, nella quale egli dice:
Perch' io non spero di tornar glammai,
Ballatetta , in Toscana ^ \
si potrehhe concbiudere che fosse Sarzana del Genovesato, e non del
Voftei-rano . (6) Permaloso, che si sdegna per pooo . (7) Lib. 7. c. 41.
(8j Gomm. al G. X. delT Inferno.
28 .
della lingua^ egli ardisce append sperate che potra caceiarli
entrambi dal nido:
Cosi ha tolto V uno (1> alF altro (iuido (2)
La gloria della lingua ; ^ forse h nato
Chi r uno e Y altro caccera dai nido . (3)
£ nel X. deir Inf. Dante agguaglia Guido, si puo dire ^ a se
stesso neir altezza dell' ingegno , mettendo in bocca di Cava^
cante padre di lui queste parole:
Se per questo cieco
Carcere vai per altezza d' ingegno^
Mio figlio ov' fe , e perche non k teco? (4)
Bispondendogli Dante ,
Da nie stesso non vegno :
Colui (5) che attende la per qui mi mena ^
Forse cui Guido vostro ebbe a disdegno ,
parrebbe che Guido pregiasse poco Virgilio; il che a valoroso
poela troppo si disdirebbe . Ma intender si dee , dice il Boc-
caccio , che lajilosojia gli paresfa^ siccome ella e , da multo
pill che la poesia. (6) Ma se Guido anteponeva la filosofia alia
poesia ^ a questa pero piu che a quella va egli debitore della
fania , che ha ottenuto presso i posteri ; imperocchfe nulla h
riniaso di lui che ce lo mostri profondo filosofo^ ma solo ab-
biamo le rime , che ci fanno anipia fede del suo valore ne* poe-
tici sludj . Egli , dice Filippo Villani , dilettandosi degl{ stu*
dj rettorici y essa arte in composizioni di rime volgari e/e-
gantemente e artijiciosamente tradusse ; e vogliono i periti
di quelV arte cK egli tenesse delle Odi volgari il secondo
luogo dopo Dante. (7) E Lorenzo dei Medici: riluce dietro
a costoro ( cioe Guittone Arelino e Guido Guiiiicelli ) // dili^
cato Guido Camlcante Fiorentino ^ sottilissimo dialettico ,
(i) Gioi Guido Cavalcanti. (2) Guido Guinicelli. (3) Dante allude qui
a se medesimo, UgoFoscolo osserTa che il tito!o perpetuo di Massimo con-
cedut9 da 11' Auto re del libro della volgare eloquenza fra i promotori del-
1' idioma moderno a Guido Guiaicelli, e 1' onore fattogli da Dante come
al padre degli Scrittori Italiani nel C. XXVI. del Purgat. accrescono le
lodi del Fiorentino, die rapi al Bolognese la gloria della lin&ua. Anche
ii Petrarca ricorda il nostro Guido con lode nel G. IV. del Trionfo
d' Amore , l^ dove egli dice :
Ecco i duo Guidi , che gi^ furo in prezzo :
^ cio^ Guido Guinicelli e Guido Gayalcanti • (4) Vale a dire : se V altezza
del tuo ingegno h cagione di questo tno singolarissimo viaggio , perchi
non h teco Guido mio figlio, bravissimo anch'egU? (5) Gio^ Virgilio.
(6j Coram, al G. X. dell' Inf. (7) Vita di Guido Cavalcanti •
2i
« Jilosofo del sua secolo prestantissima . Costui per terto , -
i:ome del corpo fu bello e leggiadro , cosi negli suoi scritti
non so eke piii che gU altri bello , gentile , e peregrito ras^
sembraj e nelle im>enzioni acutissimo , magnifico , munira*-
bile , grasfissimo nelle sentenze > copioso e rilemto %elV or^
dine > composto ^ saggio ed dwediUo : le quali tutte sie beate
iurtii d^ un vago , dolce e peregrino stile , come di preziosa
veste > sono adome . // quale ^ se in piii spazioso cxmpo si
Josse esercitato, aurebbe senza dubbio i primi onQri occu-
pati. (\)
Dante celebrava Guido qual cr^atore del nuovo Uile* £^1
infalti egli fu il primo ad abbellire ^ e ipgeatiUie il nostro
linguaggio^ dando ad esso fornw novelle; iniperocchi gli Scritr
tori innanzi a lui, tuttochi Toscaui^ si meotivdoo aiujora ^
clii piu chi meuo^ deUo stile e della lingua dei Sicilian] . Z^^
gete i s^i prego , dice il Landino^ i coetanei di Guido Oaml'r
canti , e giudicherete in quelli essere insuha inf&nzia , e
niente contenere che non sia volgaUssimo ; ma in Guido co-
ininciarono ad apparire se non espressi , almeno adombrati,
non pochi ornamenli oratorii e poetici ; e potea egli essere
in prezzo del suo stile sobrio e dotto , se sopr&if^nuto da
maggior lums (2) non fosse divenuto tale, quale dis^iene la
Luna al Sole . (3) £ Mario Equicola , parlando di lui , dice
che non a guisa di torrente , ma di stagno in se raccolto e
placido lago , il vedemo quieto starsi^e sol delle sue acque
ricco . In costui ogni cosa e sincera e sana , semki adulte-
rino colore. (4) II padre Giulio Negri poi afferne che la pas-
siooe di Guido fu T arte del dire^ e che pose tutlo il suo stu-
dio a ray vivare 1' eloquenza sepolta , e spoglisrla di queila
rozza barbaric , della quale andava vestita y sico a dettarne
precetli e prescrivere regole del ben parlare Toscano , e di sce-
gliere e coUocare le parole in guisa, che rendesaero anoena ed
ornala V oraaione . (5)
f1)Episto1a al Sig iF'ederigo. (2) Cioe cla Dante e clalPetrarca. (3) Apo-
log. di Dante e di Firenze . (4) Della natura eV Amore ^ lib. I. (5) Stor.
degli Scrittori Fiorentini. II Cresclinbeni dice che &uido compose in yol*
gar lingua un' Opera di bene scrivere e delta re ; e lo stesso afFerinano
il Moreri ed il Bajle . £d in un libro rarissimo, esistetite nelia Marcia-
na di Venezia ^ cne ha per titolo : Iritroduzione alia lingua vol^are di
Domenico Tullio Fausto ^ h fatta menzione di una grammatica del nosiro
poeta . Convien dunqiia dire che realmente Guido V abb;a composta , a che
Max perduta.
Guide canto di Amore i come tutti gli altri poeli di quellsl
eta; na niuno fece trasparire ^ come lui , nella poesia tanta
f)rofondta 6 tanta filosotia. II Guinicelli avea sancito la bel*
ezza esser lume e guida a virtu , a cui niun uonip Tile puo
appress^si : questi principj deguiva pure ed estendeva il nostro
Guide • Prima di lui le dottrine di Amore non vestiano forme
delicatisdme : egli il primo fuggendo interamente gli accessor],
come dice un moderno scriltore , suscit6 dall' ebrezza del desio
i pensieri tuUi ; priitio alle potenze dell' anima , ai fantasmi ^
agli affetti die persona , vita, ed operare umano , e si creava
mitologls y direi novella , ignota ai Greci ^ ai Latini ; e bencli^
talvolta^trasmodi s\ che tocca alia faizzarria ^ pure ad ogni poco
ne trae scene soavissime. La favella seguia tanta Vaghezza , e
mentre adegua il celere incalzarsi delle idee y il numero e le co-
struzioni s' ingrandiscono e abbellano ^ e i ritmi e le parole e
i metri 8* informano dalla scolpita varieta degli affetti di un
cuore inebriate .
I versi di Guide hanno talvolta un certe colorite malin-
cenice , e certe fantasie che li distinguono . Di tal genere per
esempio % il !node col quale egli introduce F idea della morte
nel seguente Senetto:
donna mia , non vedestu (1) colui
Che sullo core mi tenea la mane y
Quand' io ti rispondia (2) fiochetto e piano
Per la temenza delli colpi sui ?
El (3) fu Amore: ch6 trovando vui
Meco, riflette' (4) che venia lontano
A guisa d' un arcier presto Soriano ^
Accencio sol per ancidere altrui •
(4) PedeHi fa. In tutte le seconde personc finienti in sti m^ appW^
sandovisi ta , si gitta via ti o si , e si congiungono le predette Toci col
Yicenome tu, rimanendo T accento solamente in sa il tu , II Petrarca:
Gia non fosti nudrita in piume al rezzo,
cio& nonfosti tu.Ei anche nella particella jccondizionalesigitli via laE,
e si congiunse Scon tu , dicendosi stu. (2) La sincope vera di rwpo/irfflv'a ,
non e che rispondea; onde il rispondia qui del Gavalcanti, fuori anche della
rima , ci fa fede che in antico si dicea rispondere e rispondire . Vedi le
JVozioni preliminari . (3) Ello , egli . Dante pure nel C. XVII. del Pargai.
Ch' el sia di sua grandezza in basso messo .
(4) Rijlettere , hti qui il significato di avvertire ^ considerare . Riflette\f oi
sta per rifkttei^ scorciato delT i finale, come compie' per compiei ,
die' per diei^ usito dagli Antichi in luogo di diedi ^ II Petrarca :
r son colei che ti die' tanta guerra ,
£ compie' mia giornata innanzi sera .
5*
£ trasse poi, degli occbi miei soapiri ^
I quai si gittan dallo cuor si forte ^
Gh' io mi parti' sbigottito fuggendo .
AUor mi parse (1) di seguir la morte
Aecorapagnato di quelli martiri ,
Che soglioD consumare altrui piangendo . (2)
P^on h pero da negare che non dia taiora nello strano ^ cOfCM
nelle terzine del seguente:
S' io priego questa donna che pietate
Non sia nemica del suo cor gentile ,
Tu di ch' lo sono sconoscente e vile ,
£ disperato e pien di vanitate :
Onde ti vieu si nuova crudeltate ?
Gia rassomigli a chi ti vede umile ,
Saggia e adorna , ed accorta e sottile ^
£ fatta a modo di soavitate .
L' anima raia dolente e paurosa
Piange ne' sospiri che nel cor trova ;
Siccb^ bagnati di pianto escon fuore :
Allor mi par che nel la meutc piova
Una figura di donna pensosa ,
Ghe vegna per veder morir lo core .
In nn allro Sonetto , che non ha ruggine di antichita , se non
forse nelle voci piacen per piacciono y ed a^gia per ahhia ,
ed h pensato e condotto con quella nativa semplicita^ che nei
poeti posteriori k si rara a trovarsi y il poeta y dice 1' Ambro-
soli, vede nella sua donna quanto ha di piu gaio la terra,
quanto ha di piu nobile il cielo; cio^, la fiorita letizia dei
{\) Parse wt parve ^ bnona voceancheqaesta, ma non si pregiata e co-
mune , specialmente in prosa ne abbiamo molti esempj in pareccbi aa-
tori • (2) Per piangente , cbe piange • Ecco il senso di qaesto »Sonetto, di-
cbiarato dal Mastrofini . Amore troyo il poeta coHa donna: Amore gU
pose la mano sul cuore ; ed io , dice il poeta, rispondea fiochetto e
piano perche temea de' colpi d' Amore , e ne temeva percb^ io riflettei
cbe Amore Tenia da lontano a guisa d' an arciero acconcio per ucct-
dere : non pero mi gioTO la riflessione, perchi Amore mi ridasse a tali
sospiri cbe io dovetti partire, e la partenza mi parre come 1' ayyiarmi
alia morte • £ da notare cbe nella Raccolta deirAUacci la lezione dei
primi due yersi della seconda quartina sta cosi:
El fu Amore cbe troyando nui ,
Meco ristette, cbe yenia lontano ec«
Cioe Amore troyandoli, si ristette, si trattenne come lui cbe yeniya con
mal auimo fin da lonUno • Questa lezione noa e da biasimarsi ; ma la
prima h migliore •
(ampi e la splendida lace del Sole : non h uomo di pregio cbi
jon ha veduta costei , la quale di bellsi e di piacevol^zza
9on ha pari nel mondo ; e porta impressa nel volto tanta bon«
ta che a mirarla nessuno piu teme di Amore. Le altre donne
{>iacciono al poeta soltanto per amore di lei , e in quanto esse
a oDorano come loro signora ; di che egli per corlesia le
pregn. Unire una tanta esagerazione di lodi colla semplicita
che si trova in tutto questo, Sonetto^ fu senza dubbio difficilis-
sima impresa. Yuol notarsi per altro che molta parte delle
bellezze ^ onde splendono questi versi , debbe ascriversi , piu
che alio scrittore^ al secolo in cui egli yisse^ ed a quella cam-
pestre semplicita che regnava tuttora , o tuttora almeno viveva
nella niemoria e nel desiderio di molti . Le nostre cittadiae
son vorrebbero forse esser lodatc cosl. (1)
Avete in voi li fiori e la verdura , (2)
E cio che luce , (3) o e hello a vedere .
lUsplende piu che '1 Sol vostra figura ; (4)
Chi voi non vede , mai non puo valere . (5)
In questo mondo non ha creatura
Si piena di belta n^ di. piacere :
£ chi d' Amor temesse^ V assicura
Yostro bel viso , e non puo piu temere^
Le donne , che vi fanno compagnia ,
Assai mi piacen per lo Tostro amore ;
Ed io le prego per lor cortesia
Che qual piu puote , piu vi faccia onore , (6)
Ed aggia cara vostra signoria ,
Perchfe di tutte siete la migliore . (7)
{i) Sooetti di ogni Secolo della nostra Letteratara . Milano 4834«.
(2) Immagine natarale e semplicissima, e assai propria degli uommi della
campagna • Gecco da Varlungo nel Lamento del Baldovini , &t. XXVIIL
dice alia sua Sandra :
Visin me*dolce, canido e fiorito.
E nella Tancia del Buonarroti att. 5. Sc. 7.
E '1 suo viso pulito par che sia
Di rose spiccioiate pieno un prato .
Questo dire di Guido i tanto piu acconcio , in quailto che la sua doniui
era per la bellezza cognominata Primavera, (3) Splende . (4) Gallo Pisano:
Le Yostre beltSi sole
Lucen pijl che lo Sole .
(5) Cioe, non puo acquistar valore, Tirtu . (6) Cino da Pistoja:
Quanto potete a prova V onorate 9
Donne gentili , ch' ella voi onora •
(7) Guido Guinicelli:
Poiche deir altre mi par la piJi gente ,
cioi , Z« piu gentile .
53
Nel seguente egli torna a cekbrare la sua donna , dicendo cbe^
in confronto della bellez^a e piacenza di lei rassembra vile
qualunque scena che possa dilettare la vista e conleotare il cuore .
Bella di donna di piacente core^
£ cavalieri armati e molto geiiti ; (1)
Cantar d* augelii , e ragiohar d' Amore;
Adprni legni in mar forte correnli *
Aere serene^ quando appar V albore ,
E bianca neve scender senza venti ; (2)
Rivera d' acqua , e prate d'ogni fiore ,
Oro e argento ^ azzurro in ornamenti ; (3)
Passa (4) la gran beltade e la piacenza
Della mia donna , e '1 sue gen til coraggio ; (5)
Sicch^ rassembra vile a clii ci6 sguarda. (G)
£ tanto ha , piu d' ogn'' altra y conoscenza , (7)
* Qiianlo lo cielo della terra h maggio : (8)
A simil di ^atura ben nom tarda . (9)
Cr. Figuiera^:
Bellia dompna, meiltor Ae las meillors^
iella donna j migliore aelle migliorl . Perdigone .
La meiller as des mon e la bellaire , \
la migliore e del monda e la piU bella. Guglieimo di Berguedanas
Qu' el meiller es del moD, e que -vat ma is,
che la migUore k del mondo e che s^ale piu, Rainbaldo da Vacllera^
Gar yos es del mondo la plus prezaus ,
perchi voi siete del mondo la piii pregevole . Folchetto di Marslgliat
G' autra domna del mon non val aitan,
ghe (dira donna del mondo non \^l tanto-, Ed un attra:
Qu' el meiller es , et ab mais de beutat
D' autra domna ,
che la migliore i jC con piit di belth che altra donna .
(i) Gentili • (2) Dante Inf. G. XIV.
Gome di neve in alpe senza yento .
(3) Qui intende il poeta delLe antiche smaltature, che tanto erano in uso
ai saoi tempi. (4) Avanza, supera. (5} Cuore .. (6} Cioe sembra vile il
detto di sopra a chi lo rimira in confronto alia sua donna. [7] Sapicnza.
(8) Maggiore . (9) II concetto di questo Sonetto di Guido si trova pure
in Francesco Ismera poeta contemporaneo :
Galee armate yedere in conservo,
Donne e donzelle in danza. gire a tresea,
L' aria ^pulita quando si rinfresca ;
Veder fioccar la neye senza yenti ,
E cayalieri armati torneare ,
Gaccie di bestie o falcon per riyiera-)
Le pratora tiorir di primaycra ,
Canti d' augelii, stormenti sonare ,*
E tutto questo sentire o yedere ,
Neieote. e yer mia donna , al mio parere •
T. IK 5
i
34
Odasi adesso come il Petrarca imito questo Sonetto di Guido ^
Nqo per sercino cielo ir vaghe dtelle ;
^h per tranquillo mar legni spalmati ;
N^ per campagne cavalieri armati ;
N^ per bei boscbi allegre fere e soelle ;
"Hh d' aspettato ben fresche novelle ;
Nh dir d' Amore in slili alii ed ornalij
ISh tra cbiare foniane e verdi prali
Dolce cantare oneste donne e Wle ;
Nh altro sara mai , ch' al oor m' aggiunga y
Si seco il seppe quella seppellire
Gbe sola agli occhi miei fu lume e spegUo ; (1)
ISoiBi m' h il viver si gravosa e lunga ,
Gh' i' chiamo il fine per lo gran desire
Di riveder y cui nonr veder fu '1 meglio .
Ecco in fine sul medesimo argomento iin altro Sonetto non
indegno per poetica fantasia di essere coUbc^to tra gli eooeU
lenti ,
Chi h questa che yien> ch' ogni uom la mira^
Che fa di clarita (2) Y aer trenaare?
£ men a seco Amor^ sicchS parlare
Nuir uom ne puote , ma ciascun sospira 7
Ahi Dio , die sembra quando gli occhi gira 7
Dicalo Amor , ch' io nol saprei contare ; (3i)
Cotanto d' umilta donna (4) mi pare y
Ghe ciascun' altra inver di lei chiam' ira .
^on si poria contar la sua piacenza , (5)
Gbe a lei s' inchina ogni gentil yirtute ,
£ la Beltade per sua Dea la mostra . (6)
Non fu s\ alta gia la mente nostra y
£ non s' h posta in noi tanta salute
Ghe propriamente n' abbiam eonoscenza ,
Nod aembra egli che il Bedi avesse dayanti agli occhi queatQ
{i) Specchio • (2) Chiariik , splendore • (3) Dante y
Qaal io diyenga si feruto , Amore ,
Sail contar tu , non io .
(4) Donna d* umilta , cio^ donna umile . (5) Vaghezza , hellezzi^ . (^ I|
Poliziano nella Giostra di Giuliaiio de' Medici, lib. \. st. 43,
Ogni dolce Yirtii T ^ in compagnia ;
Belt^ la mostra a dito e Leggiadria.
E Dante :
Beltade e Gortesia sua Dea la chiama .
35
SbhellO^ quando diescHvendio uh' aluem femtnitiile bellezza^
canlava
Cbi h costei clie tanto orgoglio mena .
Tinta di rabbia di dispetto e d' ira?
Cbe la Speme in Amok' dietro si lira ^
E la bella Pieta stretta in catena ?
Chi h costei , che di furor s\ piena
Fulmini avventa ^ quando gli occhi gira ?
E ad ogni petto , cbe per lei sospira ,
II sangue fa tremar dentro ogni vena?
Nelle Ball ate ^ spezie di carme che pare che gli andasse a ge-
nio y avendone coniposle parecchie , ^ assai semplice e natu-
rale . In una di esse egli noraina la sua leggiadra Tolosana ,
di nome Mandetta , della quale si era inyaghito in Tolosa nel
8tto pellegrinaggio a S. Giacomo di Galizia%
Egli era immerso in pensieri di Amore , quando si abbat-
te in due forosette^ che fannogli alcuni vezzi . L'* una di esse
lo dileggia j Y altra lo compiange , e dimandagli se ha conser-
Vata una memoria fedele degli occhi della sua donna . Egli le
risponde che si ricorda essergli apparita in Tolosa una doiina
chiamata Mandetta Ma pare che la lontananza producesse in lui
r usato effetto , e che la Mandetta cedesse il luogo ad un' altra ,
anzi ad altre Belle .
Era in pensier d' Amor j quand' io trovai
Due forosette nove: (1)
L' una cantava : e^ piope
Fuoco d* Amore in nui •
Era la vista lor tanto soave^
Tanto quieta ^ cortese ed umile ^
Ch' io dissi lor : voi portate la chiave (2)
Di ciascuna vet tute alta e gentile : ,
Dell y forosette , non m' aggii^te a vile:
Per lo colpo ^ ch' io porto ,
Questo cor mi fu morto
Poich^ 'n Tolosa fui .
Elle con g)i occhi lor si volser tanto
Che vider come '1 core era ferito ;
•
(lyContadinelle fresche e leggladre. (2) Portar la chiiMe d* una cam j
tale esaerne padrone , dis|)orne a suo modo • Ponzio di Gapodoglio :
E ftobre iotz portatz la claus d' amar ,
e sopra tutte portate la chiave d* anmre . £ R. Berbezill : de tokis beu-
tatz iiausj di tutte boli& chiave.
56
E comii un spiritd nald di pianto
Era per mezzo dello colpo escito. (1)
Poiche mi vider cosi sbigoltito ,
Disse r utia che rise:
Guarda come conquise
Forza d' Amor cbstui •
Molto corteseraenle 911 rispose
Quella che di me prima aveva rise ;
Disse: la douiia , che nel cor ti pose
Con la for^a d' Amor tutto '1 suo viso y .
Dentro per gli occhi ti mir6 si fiso
Che Amor fece apparire :
Se l' e grave il soffrire,
Baccomandali a lui.
L' altra pietosa , piena di m^rcede ,
Fat la di gioco in figura d' Artiore ,
Disse : ii suo colpo , clie nel cor si vede ^ ,
Fu tratto d' occhi di troppo valore , . ^
Che dentro vi lassaro uno splendore
Gh' i' nol posso mirare .
Dimmi se ricordare
Di quegli occbi ti pui ? (2)
Alia dura quistione e paurosa ,
Gbe mi fe' questa gen til forosetta ,
lo dissi : e' mi ricorda , (3) che 'n Tolopa
Donna m' apparve aecorellata (4) e^tretta,
La quale Amor chiamava la Mandetta:
Giunse si presta e forte,.
Gbe 'nfin dentro alia lAorte
Mi colpir gli occhi sui .
Vanne a Tolosa , Ballatetta mia , »
Ed entra quetamente a)la dorata ; (5); -
H) Per uscito J da escire ^ al mo^o dd kt,^ exire ^ ttiato coai comti"
nemeute fra i Toscani . (2) Per poi, ijswiece di,/?aoiu. cambifcto V \n u
che po per pub fu detto dal CastigUone nel CortigUiio :. ed,!! Petrarca, se-
coiido un antico e buon manoscritto , citato nftlla Edizione Corniniana del
4732 , scrisse costantemente po e poi per pub e puoi ; e pote per puote si
disse pur da piu d' uno . (3) Mi ricorda j mi membra, mi rimembra ec.
q«Qgi impersOBalmente, al modo de*ProvenAili che dice^b^ mi membra ec.
(4) Assettata nelle vcstimenta, e forse nel giusta«ore. (5) Cioi aila> Man^
delta, lucente come Toro, bella ; ovvero di chiome derate, cio6 biond«
©ojine r oro • Stefano Protonotaro da Messina :
Da una pulcella Tergine inaurata.
57
£d ivi cliiama one pier cortesia
i)' alcuna bella donna sia (1) menata
Dinanzi a quellai di cui t' ho pregata:
E s' ella ti riceve ,
Dille con voce lieve: (2)
Per merc^ vengo a vui .
Aveano i Provenzali una specie di poesia detta Pastoretta ^
Pastoretas , o Pastor ella , cioe Pastorale , componimento ad-
Bai gentile e grazioso^ che consisteva in un, caro dialogo frn
il poeta y quasi sempre cavaliere e in ricche robe ^ ed una
})astorella , per lo piu pecoraja y cbe al ridosso della via ^ per
a quale passava it Trovatore cavalcando^ pascolava agnelli:
oppure con un garzoncello pastore , cbe si lamentava della durez-
za della sua inoamorata « Ora , abbiamo una cai^a Ballatetta di
Guido cbe , e pel soggetto e pei colori che sono tutti dessi ^
ricorda mirabilmente queste Pastorette de' Provenzali ; ed anzi
ne sarcbbe una ^ se avesse altra forma , ed il dialogo fosse piu
avvertito. (3)Essa k la seguente^ la quale h sparsa di una si amabi'-
le semplicita ^ e di tal nitore di espressioni e d^ immagini ^ che
puo veramente dirsi una gioia del nostro antico Parnaso.
II poeta incontra in un boschetto una forosetta piu bella
alia sua vista cbe la Stella del mattino. Egli se le avvicina,
la interroga ^ ed ella gli risponde e confiessa che y qu^apdo: gli
augelli cantario ^ il suo cuore desidera un amante. Si adagiano
air ombra ; gli augelli spiegano il loro canto ; ambedue compren-
dono quell invito ^ e s' affrettauo di aderirvi .
In un boschetto trovai pastorella ,
Piu che la Stella — bella al mio parere . (4)
Capegli avea biondetti e ricciutelli ^
£ gli occhi pien d' amor y cera rosata : (5) • ' ,
E Lptto di Ser Dato Pisano :
Xante liellezze manten lo stio vise
Con si lucente chiarit& inaurato. ,
{\) Tu sia J tu sii . (2j Bassa, umile. (3) Galvani, Osservamoni sulia
foena At* Trovatori ^ Oup. XVII. (4j Dante , Inf. C. II.
Lnceran gli qccbi suoi pi& cbe la Stella •
£ n«I XtL del Purgat.
A DOi Tenia la creatara bella,
Bianco vestita, e nella faccia quale
Par tremolando mattutioa Stella •
£ Franco Saccbetti :
Sulla verd' erba , sotto ^ine e fronde j
Gioyanetta sedea
Lucente piu cbe stella.
(5) Volto di ros«,.roseo volto.
Con sua verghetta pasttirava agtielli 2
E scalza ^ e di rugiada era bagnata :
Cantava come fosse inDamorata , (1)
Era adornata — di tutto piacere *
D' amor la salutai immantinente ,
E domandai se avesse compagnia :
Ed ella mi rispose dolcemente
Che sola sola per lo bosco gla ;
£ disse : sappi , quando Y augel pia , (2)
Allor disia — lo rnio cor drudo (3) avere .
Poiche mi disse di sua condizione ,
E per io bosco augelli udio (4) can tare ^
Fra me stesso dicea : ora e stdgionc (5)
Di questa pastorella gio? pigliare : (6)
Mercfe (7) le chiesi , sol che di bascinre , (8)
E d' abbracciare — fosse '1 suo vole re.
Per man mi prese d' amorosa voglia , (9)
E dii^e che donato m' avea '1 core :
Menommi sotto una freschetta foglia > (10)
La dove io vidi fior d' ogui colore : (11)
E tanto vi sentio gioia e dolzore ,
Che Dio d' Amore — mi parve ivi vedere. (12)
Raffirontiamo adesso a questa Ballata di Guido alcune Pasiorettif
0) Datite, Pdi^rft. C. XXm.
Cantando come donna innamoraUi •
(2) Piare h il cantare degli uccelli quando sono in amort. (3) CtoA amante,
Vedi le Nouoni preiiminari . (4) Per udii , come pii sotto sentio per
sentii . Vedi le suddette Nozioni . (5) Teinpo . (6j Pigliar gioja , cioj
godere . (7) Grazia , favore . (8) Basciare e bascio si disse aiiticamdnte
per baciare e bacio ; cosi cascio per cacio ec. (g() Cioi , con amoix)sa
TOglia. (40) Gavodano in una sual Pastoretta:
£ pres me pel ponh; justa si
Assec me a V ombra d' un telfi , ^ *
e presemi pel pugno ; presso si t^sisi me all' ombra it un tiglip,* ,E i^
altro Troyatore: " *
En an vergier, sotz la faelha d' albespi
Tenc la domna son ami costa si,*
in un verziero sotto la foglia d* un biancospino la donna tenrie il suo
amico presso di se . {W) 11 Poliziano :
Mi ritrovai fra mtlle vaghi fiori*
Bianchi e vermigli e di mille colori ,
Fra' quai sentii cantare un augelletto «
(\2) II Yerso cresce d' un piede^ avendo la rima net mezzo.
39
Provodsali y onde appaia piu manifesta la imitauone > e T egua*
glianM tra V una poesia e 1' altra . Giraldo Riquiero :
Gaya pastoreiha
Trobei V autre (1) dia (2)
£n una ribeira y
Que per caut la belha
Sos anelhs tenia
^ Desotz un ombreira ;
Un capelh (3) fazia
De flors y e se^ia
Sus en la fresqueira .
Dessendey en guia
Que s' amor voKa
En caique maneira ;
Ylh foil prezenteira y
Sonet me primeira •
Dis li: poiria
De vos solats Iraire , (4) #
Pus m' etz agradiva ? (5)
Ylh dis que querela (6)
Araic de bon aire (7)
Nueg e jorn (8) pessiva . (9)
Toza, (10) ses cor vaire^ (11)
£ senes estraire
M' auretz tan quan viva .
Senher ^ be s pot faire ec.
(( Gaia pnstorella trovai Y altro di in una riviera y die per caldo
la bdla suoi agnelli tenea sotto un' ombra . Un cappello ( una
corona ) facea di fiori y e sedea su in la frescura . Discendei in
guisa che suo amor volea in qualche maniera: ella fu arditia-
sima y saluto me primiera . Le dissi : potrei di voi soUazzo trar-
re^ poich^ mi siete- aggradevole ? Ella disse cbe cercava amico
(4) Fra Guittonef autro per altro* (2)1 nostri Tecchi, dia per g&orno.
(3) Di qui il cappello di Dante per corona , ehirlanda:
e sovra il fonte
Del mio battesmo preoder6 il cappello.
(4) AnticameDte pure traire per trarre • (5) E noi , gradivo . (6) Gli aoti-
chi ckerere per chiedere . (7) Donde il nostro aDtico dibonaire , dibonare
c di bon'are cio^ di lieto aspetto, amorevole • (8) Jorno si disse pure
per giorno, (9) £ i nostri pensivo > [iO) I Bolognesi e i Lombard i Tosa
per fanciulla; e viene forse dal tonsus de'Latini, quasi proprio di chi
anoora non ha capelli • (il) Cuor vario% mutabile. rielle rime antiche:
£ non ui troyerete di cor varo,
ossia vario .
46
dibonaire , notto e giorno pensosa. Tosa^ senza cor vario^ e
senza tormi piu dall' amor vostro^ mi avrete tan to quanio io
viva (^ciohjinche i^iVro ) . Signore ^^ ben si puote fare ec. » Lo
slesso :
L' autre jorn in' anava
Per una ribeira
Soletz delichan ,
Qu' Amors me menara
Per aital (1) maneira
Que pesses de chad ;
Vi gaia bergeira
Beir e plazenteira (2)
Sos anhels gardan : (3)
La tengui carreira ,
Trobei la fronteira (4)
A for ben estan .
£ fe m (5) semblan (6)
* Al primier deman . (/)
Qu' ieu li fi demanda;
Toza , fo& amada
Ni sabetK amar?
Bespos me ses guanda :
Senher , autrejada
Mi sui ses doptar. (8)
Toza , mot m' agrada (9)
Quar YQS ai trobada ,
Si us puesc azautar ec.
(( L' altro giorno m' andava per una riviera soletta dilet^
tando^ che Amor mi menava per tal maniera ^ che peiisassk
(4) Ancbe i nostri antichi dtssero aitale per cotaie . (2) Anticamente
piacentiera, (3) Noi , guardar le pecore j per castodirle, teaerle in guar-
dia . (4) Fronteira vale in faccia , difronte; e perci6, dice il Galya-
ni, nel Trionfo della Castit^ del Petrarca, ove si le^e :
Onestate e Vergogna alia front* era ,
io leggerei yolentieri tutto nnito alia frontera o frontiera^ e leverai cod
quelTera, cbe corrisponde a un plurale, e dei modi Prove nzal i soccor-
rerei all' nopo questo laogo , che varrebbe poi qaanto le dae parole che
se ne sono con poca grazia ricavate . (5) Ancbe i nostri AnticJii dissero
tal vol ta m* per mi ^ a me m Fra Guittone i
Com* eo non trovo cosa
Che m' sia tanto gioiosa .
(6) Far buono o cattivo sembiante diciamo pur noi • (7) Anticamente di^
mando dimanda . (8) Doade il nostro dottare per temere . (9) £ noi :
mi aggrada , cioJ mi va a grado , mi piacc .
di' canto; vidi gaia pastora^ bella e piactotiera / suoi aj^ndli
guardando: la tenni camera ^ la trovai dappriesso • a' guisa/boDO-
^iante, (cio^ assai bella) e femmi btl? sembiante ml pritniero
ditnando . Che io le feci dimanda : Tosa ^ £oste anidtaieitsafiblp
amare? Risposemi senza rispitto: Sign ore ^ concessa imiiufcofllp
aenza dottare. Tosa^ molto mi aggrada ^ perclie voi lii-'l^vatii,
se yi posso esaltare col canlo ec. » Guido d' Uissel:: / /ur* i
L* autre jorn per avenlura
M' anava sol cavalcan ,
£ un Sonet no tan ;
Trobei Toza ben estan ,
Simpr e de belha faitura ^
Sos anheis gardan ec.
« L' altro giorno per avventura m' andava s^cJ^o^ cav^lcando ^ e
un Sonetto notando (cio^ cantando)\ trovai *ana fanciuila be-
nestante ^ seniplice e di bella fattura , suoi agnelli guardando »
Finalmente Giovanni Stefano di Beziero:
L' autrier el gai temps de pascor ,
Quant auzi 'Is auzeletz canlar,
Per gang que m ven de la vendor,
M' en issi totz sol delechar;
Et en un pradet culhen flor
Encontrei pastora sens par ,
Cuend' e plazen ,
Mot covinen ,
Anhel seguen.
La ilor culhen
Dizia
Qu' anc dia
De far amic non ac talan,
Quar via
S*en cria,
Don malvestatz pren naisseman •
Saludieila , quar a gensor
Non ere qu' om vis anbels gardar ec,
« L' altro giorno nel gaio tempo di primavera , quando udii
gli augelletti cantare, per gaudio clie mi viene daJla verdura,
me ne andai tutto solo a passeggiare; ed in un pratello co-
gliendo fiori incontrai una pastorella senza pari , graziosa c pia-
cente^ molto decente, gli agnelli seguendo. I fiori coglieudo
dicea clie mai ai suoi giorni di farsi un amico non ebbe ta-
lehto, perche tosto se ne mormora, donde il disonoie prende
X. II. 6
»Mcinienio . La salutai , perchd una piu gentile wm credo die
iina vedesse agnelli guardare ec, » (1)
'! I'Fra le Ballate di fiuido^ la piu affettuoaa e la piu.oatur
ilai^t di tutte b la seguente , la quale pare die fpsse ciHiKppsia
^da'^lui in Sarzana^ nelV infermita che Ip feoe ricbiamare dau es)*
Ji<i:./'EgU pari A in essa della sua mala(tia^ e della piprt^^g]^
temeva vicina.
Perch' io no (2) spero di tornar giammai ^
Ballatetta in Toscana,
Va' tu leggiera e piana (3)
Dritta alia donna mia ,
Che per ma cortesia
Ti fara molto onore.
Tu porterai novelle de' sospiri ,
Pielie di doglia e di naoUa paura ;
« f Ma guarda che persona nou ti niir^ ^^
Che sia nimica di gentil nature ;
Che certo per la xnia disavventurs^
Tu saresli contesa ^ (4)
Tan to da lei ripresa
Che mi sarebbe angoscia ::
Dppo la morte poscia
Piantp e novel dolpre •
Tu senti , Ballatetta , che la morte
Mi stringe si , che vita m' abbandona ^
£ senti come '1 cor si sbatte forte
Per quel che ciascun spirito ragiona : (5)
Tant' ^ distrutta gia la inia persona
Ch' io non posso soffrire ;
Se tu mi vuoi scrvire ,
Men a V anima teqo^
( Molto di ci6 ten preco (6) )
Quando uscira del core .
Deh , Ballatetta , alia tua amistate
Quest' <inin[ia , chq (riemai , raccomandp ; (7)
H) Questa pastorella h tutta qaella del d^yalcanti, e noi 1' aTremma
riportata qui intera, se non fossealqnantolasciTa. (2) Pfo per noii ^ a sfug-
gire ta dure^za che yerrebbe da non spero. I PToyenjAVi: no esper. {Zj Di-
inessa, modesta. (4) Yietata , ixnpedita. (5) Gio6, per le tempeste che
vi fanno dentro gli aHetti . (6) Prego . I Provenzali , us prec , "fi prego
al modq del 1&1\do precor . (7) Gino da Pistoja:
Nelle man yostre ^ dolce donna mia,
Raccomando lo spirito che muore •
43
MeDala tec6 nella stia pietate
k quella bella donna , a Jui li tilando :
Deh , Ballatetta ^ dille sospirando
• Quando le sei presente : (1 )
i^uesta yostra servente
Vien per istar con vui ^
Pariita da colui^
Che fa servo d' Amore . (2)
^ I'u , voce sbigoltita e deboletta ,
Gh' esci piangendo dello cor dolente^
Con 1' anilua , e con questa Ballatetta ^
Va' ragionando della strutta mente .
Voi troverele una donna piacente
Di SI dolce intelletto ,
Clie vi sara diletto
Starle davanti ognora .
Anima , e (3) tu Y adora
Sempre nel suo volere .
y*" ha una Ballata , cb' h stata creduta generalmenle di Dan-
te Aligfaieiri^ e come tale stampata fra le sue rime,. Altri i' as-
segnarono a Dante da Majano; e v' ^ pure chi la cita siccome
di Enzo Re . Quantunque non manchi di una certa leggiadria ^
pure J come giustamente osserva il Fraticelli , riconoscesi priva
di quella concisione e di quella robustekza , che sono distintivi
particolafi della poesia Dantesca; per lo che non ne pare che
possa esser cosa dell' Alighieri ^ Infatti non si trova in nessuno
dei molti Codici che banno le rime di Dante ; ed anche il Dio-
nisi la reputo illegittima • Perch^ sia del Be Enzo , h Iroppo
lontana dalio stile e dalla nianiera di lui: piu verisimilmente
potrebbe credersi di Dante da Majano , avvicinandosi pel co-
lore e per le forme del dire e per le immagini al carattere delle
sue poesie, se non avessimo tutta^ la ragione di credere che
possa piuttoslo esser lavoro del nostro Guido; e della sua ma-
niera infatti sente molto questa Ballata , che cosi nella materia
come nella forma k tutta in sul fare di quelle dei Provenzali .
{i) Dante nelle rime:
Poi le di', qua lido le s^rai preseiite ec*
(2) Concetto oltre modo raffinato , dice V AiiibrosoH , conforme alle idee
deli' Amore e al lingaaggio di qael tempo • Allorch^ V anima gli nscira
dal corpo, il poeta raccomanda alia Ballata di menarla all' amata donna,
dicendole: questa {Nostra servente ec« (3) E sta qui per allora ^ suhitoy ed
i uno di quel bel modi che erano familiari al Trecento , e sono quasi
sconosciuti agti Scrittori posteriori •
46'
Da ser' e de xnalin
Sur le verds arbriseln *
Tot lo monds canle
Po' qe lo temps vient ,
Si com se con vient
Vostr' autesse pris^ ,
Ch' estes angeliqat creature*
Angeliq^ semblan^a
En us, dona , repose:
Dieu ! quant adventureuse
Fut ma disiau^a !
Vostr' cara joieiiscf,
Perq^ passe et avance
Natura e accutumance , '
Bien est mirable cbosc. (1)
AUe Ballate che abbiamo addotte uniremo sincor le §^^
guenti , degne di esser notate e per le itnmagini e per V afTelto
die spirano .
La forte e nova mia disavventwa *
M' ha disfatto nel cuore
Ogni dolce pensier , ch' i' avea d' Amore *
Disfatta m' ha gia tanto della rita ,
Che la gentil piacevol donna mia
Dair anima distrutta s' h partita ; (2)
Siech' io non veggio \k , dov' ella sia :
Non 6 Timasa in me tanta balla
Ch? io dello suo valore
Possa comprender nella mente fiore . (3)
i Vien (4) che m' uccide un si gentil pensiero
' • Ghe par che dica , ch' io mai non la veggia ; (5)
Questo tormento dispietato e fieto ,
Che struggendo m' incende e m' amareggia :
Trovar non posso a cui pietate chieggia ,
Merc^ di quel Signorc (6)
Che gira la fortuna del dolore •
(i) Delia Difesd di Dante ^ Gap. XXL (2) Vuol dire, che 1' immagirte
della sua donna gli e partita dall' anima si che pii\ non la vede nel suo
pensiero; cioe, cl/ egli e si dalT angoscia distrntto, che non pensa piA
alia sua donna. (3) Vn fiore del suo valore^ cioi un filo, un apice,
un niente • (4) Invece di av^iene ^ ovvero e cagione . (5) Vnol dire i k ca-
gione che mi uccide un si gentile , cioe pietoso pensiero , che par che
dica che mai piu non Tabbia a vedere . (6) Cio^, d' Amore, che pasce
i suoi seguaci di affanni .
r
V
I
47
Pien d' ogni angoscia in loco di paura
Lo spirito ddi cor dolente giace .... ^^ *;
Per la f(Htuna , che di mse iion cu|?^ ,: < )*
C ha volta morte y dov' aasai im /spia^i;) (1)
£ d& speranza ^ ch' h atata Mlac^, . .
J^el tempo che si more , • /^r
M' ha fatto perder dibttevoli Qt^^ (^) )
Parole loie disfalte e pauroae^ : / <.
Dove di gir vi psace , ve n' aodale , ^
M a sempre sospiraodo e vergogi^osei . '
Lo nome xiella nua donna chiam^ei:. .
Io<pur rimango in tpnta avY^raiti^Q^ ..
Ghe qual mire di fore
Vede la mort^ , 90«to 'Ivm e^ore • (^ ;
Jr oJchfe di doglia cor ^4) convienr ch^ io porti ,
E senta di piacere araente foco y
Che di virtu mi tragge a si vfl lo«p ,
Diro com' ho perduto ogni valore ; •
Jo dico , che miei spiriti son morti ^
E '1 cor , c* ha tanla guerra , c vita poco :
E se non fosse che '1 morir m' h gioco j-
Fare'ne (5) di pieta piangere Amore; ■-■
Ma per lo foUe tempo ^ che m' ha giunto ^
]VIi eangio di mia ferma opini'one
In altrui condizione ;
Sipcb' io non mostro quant' i' sentp affanno y
]La 'nd' (6) io ricevo inganno :
Che dentro dallo cor mi passa amanza y
(jhe se ne porta tutla mia speran2;a •
(1) Vnole significare, che giace dolente per queliai^ fortuna, che senzci
punto carar di lui, ha rivolta e mandata la morte dove assai gli spiace,
pioi alia sua donna. (2) Cio^: e per una speranza che, nel tempo cb^
31 muore, si troya essere stata fallace, m'ha fatto perdere ditetlevoli otf,
vale a dire, m'ha fatto yivere inqaieto fra amarezze e sospiri , doye avrei
potato passare il tempo con diletto e con pace. (3)Gio^ mi yede si soolorito che
fli par di veder la morte. (4) Cor di doglia j doh dogUosO| doloroso .
^annaccio del Bagno : . . /
E 'che porti 'comun cor di doglienza .
(5) Qioh /areine J ne farei • (6) L& oude.
48
V.
eggio negli occbt della donna mia
Un lume pien di spiriti d' Amore , (1)
Ghe portano un piacer nuovo nei core y
Sicch^ vi desta d' allegrezza yiia • (2) •
Cosa m' avvien y quand' io ]e soa presente y
Ch' i6 non la posso alio 'ntelletlo dire:
Veder mi par dalla sua labbia (5) uscire
Una si beila donna y che la mente
Gomprender non la pu6 , cb' immantinente
Ne nasce un' ^Itra di bellezza nova :
Dalla qual par ch' una Stella si xnava ^ .
£ dica: tua salute ^dipartita.
lid dove questa bella donna appare
S' ode una voce^ che le vien davanti^
£ par che d^ umilta '1 suo nome canti
SI doloemente che ^ s' io '1 vo' con tare ^
. Sej^to che 'Lsuo v^or mi fa treaiare y
£ movonsi nell' anioia SQspiri y
Ghe dicon : guarda y se tu qostei miri ^
Yedrai la tua virtu nel qiel salita .
G
li occhi di quella gentil forosetta
Hanno distretta — si la mente mia ,
Gh' altro non chiama che lei^ n^ dilsia ^
Ella mi fiere (4) si , quand' io la guardo,
Ch' I* sen to Io sospir tremar nel core . (S)
(4) Dunte :
DagU occhi suoi gittava una lumiem
La qua! pareva un spirito infiammato •
^) KUa d* (dlegrezza , cioe vita ailegra . II Tasso nelle rime
' ' ' ' E piive QQ Heto raggio
Ardier ne' bei. yostr' ocohi ,
Onde pace e dolce^za e gioja fioQchi «
E il Poltmano :
Mostrasi si piacente a chi la mira
Ghe d^ per gli occhi una dolcezza al oore^
Ghe inteoder noa la puo chi oon la proya^
(3) Volto. (4} Perisce . (5) Dante nelle rime:
£ da' suoi raggi sopra '1 mio cor pioTO
Tanta paura , che xai fa tremsir^ •
49
Esce dagli occhi suoi , la ond' io ardo ,
Un gentiletto spirito d' Amore , (1 )
Lo quale h pieno di tanto valor e
Che , quando giugne , V anima va via ,
Come colei , clie soflfrir nol poria •
Io sento poi gir fuor gli miei sospiri ,
Quando la mente di lei mi ragiona ;
E veggio piover per V aer martiri,
Che struggon di dolor la mia persona ,
Sicche ciascuna virtu m' abbandona
In guisa , ch' io non so la ov' io mi sia :
Sol par che morte m' aggia in sua balia .
SI mi sento disfatto , che merc^de
Gia non ardisco nel pensier chiamare :
Ch* i' tro vo Amor , che dice : ella si vede
Tanto gentil ^ che non puo imroaginare
Ch' uom d' esto mondo 1' ardisca mirare >
Che non convegna lui tremare in pria:
Ed io , s' i' la guardassi , ne morria • (2)
Ballata , quando tu sarai presente
A gentil donna , so che tu dirai
Delia mia angoscia dolorosamente :
Di': quegli , che mi manda a voi , trae guai ; (3)
Perocch^ dice^ che non spera mai
Trovar pieta di tanta cortesia ^
Gil' alia sua donna faccia compagnia .
Jl osso degli occhi miei novella dire ,
La quale k tal , che place si al core ,
Che di doicezza ne sospira Amore .
Questo novo piacer , che '1 mio cor sente ^
H) Dante :
Dagli occhi suoi, come ch'ella li mora
Escooo spirt! d' Amore intiammati .
E Tbmmaso Bardi :
Dagli occhi d'esta donna esce sovente
Un dolce spiritel , che manda Amore «
(2) Dante :
E qual sofTrisse di starla a vedere,
Diyerria uobil cosa ^ o si morria •
(5) rr«r guai, lamentarsi . II Provenzale: trag trebalhay traggo travagUa.
T. Ih 7
' 50 ^^,_, ,j
Fu tratto sol d' una donna veduta ^
La quale e si gentile ed avvenente ,
£ tan to adorna , che '1 cor la salata «
Non e la sua biltate conosciuta
Da gente vile; che lo suo colore (1)
Chiama intelletto di troppo valore . ;
lo veggio die negli occhi suoi risplende
Una virtii d' Amur tanto gentile^ (2)
Che ogni dolce piacer vi si compvende :i
E muove allora un' anima sottile y
Bispetto della quale ogni altra e vile:
E non si puo di lei giudicar fore ,*
Altro, che dir: quest' h nuovo splendorev.
Va% Ballatetta , e la mia donna trova;
£ tanto le dimanda di mercede ^ <
Che gli occhi di pieta verso te mova
Per quel ^ che 'n lei ha tutta la sv^a fede;
ISi , S^ ella questa grazia ti concede ,
Manda una voce d' allegrezza fore ,
Che niostri quello , che t' ha fatto onore .
La famosa Canzone di Guido sulla natura d' Amore^ nella
quale sembra ch' egli abbia volutp raccogliere tutto quello che
la dottrina di tal passione ha di piu aslratlo , si levo tanto in
grido y che parecchi bell' ingegni presero ad illustrarla , e cre-
detlero di ravvisarvi delle sublimi dotlrine j alle quali per av-
Ventura il poeta non avea mai posto mente. Se vuolsi giudi<*
care da due Commenti fatti sopra di essa , V uno del Cardi-
nale Egidio Colonna ^ chiamato nella sua eta il principe de^ Teo^
logi , e r altro di Paolo del Rosso , (3) non divento in verun
znodo piu chiara^ e rimase ancora in dubbio^ se V autore vi
trattasse delP amor naturale, o del Platonico , Filippo Yillani
(i) Colore qui vale specie j qualita , maniera , od aKiclie splendore y
dal Proyepzaie color, usato nei detti signilicati • Aaierigo 41 Pegui liana;
qu' era flors , ,
De gran beutat, e de totz bes colors ,
ch* era fiore di gran delta e colore di tutti beni . G. Riquiei o ?
Lo men tenetz en color,
lo mondo tenete in splendore . (2) Dante da Majano:
BagU occhi belli dl quqsta mia dama
Ci esce una virtu d' Amor si pina ,
cio^ piena^ al modo de'Bolognesi . (3) Del Conameoto di questo Autore,
ed in parte di quello di Dino del Garbo , ci siamo serviti per dicbiarare
la suddetta Canzone , .,
51
vuole ch^ egli vada in quella Canzone didputando acutissima-
inente della natura , de' movimenti e delle passioni di quel
popolare amore , dal quale per istinto naturale siamo condotti
ad aniare il sesso femmiuile , e che nel sensp piuttosto che
n^Ila ragione consiste . Marsilio Ficino all' opposto sostiene die
vt si tratti dell' amor Platonico ^ e si studia d' illustrare e ret-
tificare le idee ed i sogni di quel filosofo sopra 1' araore.
Questa Canzone h una specie di trattato metafisico . L' au-
tore espone 1' argomento in una stanza ^ e lo sviluppa meto-
dicamente nelle altre quattro; e il fa con definizioni e division!
sotiili^ espresse con vocaboli piu confacenti alia favella scola-
stica che a quella d' Amore. Lorenzo dei Medici la esalta come
niirabilissima ^ dicendo: ma sopra tutte le nitre sue Opere e
mirabilissima una Canzone , nella quale sottilmente questo
grazioso poeta d* Amore ogni qualith^ virtu, acctdente de^
scrisse : onde nella sua eth di tanto pregio fu giudicata ',
che da tre suoi contemporanei , prestantissimi Jilosqfi , fra i
quali era il Romano Egidio y fu dottissimam^nte commen-
tata, (1) E il Biscioni V appello col titolo di divina. (2) Ma,
malgrado elogi cosi pomposi^ h forza pero confessare che, quan-
tunque Guido esponga la natura d' Amore con ricchezza di dot- '
trina y con tutto cio la sua Canzone h affatto priva di affetto
d di poesia , e dettata inoltre con molta oscurita di stile, della
quale assai colpa devono avere le molte rime segrete, cui e
legala la tessitura delle Stanze .
Si vuole che Guido componesse la sua Canzone ad istanza
di Guido Orlandi , poeta Fiorenlino , il quale a nome di una
donna gli domando che cosa fosse Amore col seguente Sonetto.
Onde si muove, e donde nasce Amore?
Qual h, suo proprio luogo , ov' ei dimora?
E ei sustanzia, accidente o memora?
E cagion d' occhi , o e voler di core?
Da che procede suo stato o furore ?
Come foco si sente , che divora ?
Di che si nutre domand' io ancora ,
Come, e quando , e di cui si fa signore?
Che cosa h , dico , Amore ? Ha e' figura ?
' Ha per se forma ? o pur sembianza altrui?
E vita questo Amore, ovvero e morte?
[\) Epistola al Sig. Federigo . (2) Prose di Dante e del Boccaccio •
52
Chi '1 serve ^ dee saver di sua naturtf i
lo ne dimando voi , Guido , di lui ,
Poich^ molto usate in la sua corte .
Altri air opposto credono che questo Sonetto fosse fattd poioh^
Guido ebbe composta la sua Canzone ^ ed attribuito a Guido Or-*
landi ; e che la donna di Guido fosse quella che a bocca o pel*
lettera V avesse pregato. Comunque si sia la cosa > Guido rispose
del niodo seguente.
Essendo stato pregato ^ egli dice ^ da una donna , mi sono
disposto a ragionare di quell' accidente ^ il quale tra gli allri
accidenti h tanto Bobile^ ch' egli s' h acquistato nome d' Xtao^
re , avvegnach^ egli sia fiero y che se alcuno senz' aterlo pro-
vato il negasse^ piaccia a chi pu6 ch' egli il provi • Desidero
in questo niio ragionamento persone inleliigenti ^ e per lettere
e per esperienza capaci di ragioni: ch^ altramente essendo uo*
mini di volgo^ per dir cosi^ non potrebbero arrivare coU' in-
tellelto alia determinazione che io ne faro ; ch^ voglio proce*
dere filosoficamente e con ragioni naturali per dichiarare di lui
otto cose^ cioe: L^ La dove egli posa. 11.^ Chi lo fa creare*
III.'' Che virtu si puo afferoiare che in lui si ritrovi, se virtu
pure vi si ritrova . IV. ^ Quanto sieno le sue forze e vigore 80^*
pra di noi , come cosa che k viziosa . V.** Appresso parlero del
suo essere . VI.^ E quindi de' suoi movimenti , cioe perturba-
zioni^ le quail nel nostro animo da lui nascono e procedono.
VII.^ Diro appresso , non essendo egli Amore , e venendo da
cosa piaciuta ^ qual h quel piacimento che lo fa chiamare Amo^
re . VIII.® E neir ultimo dichiarero se V uomo lo pud visibil-
mente vedere .
Donna mi priega; per ch'i' (1) voglio dire
D' un accidente^ che sovente — e fero (2)
Ed h si altero — ch' h cfaiamato Amore , (3)
Si che chi '1 niega possa '1 ver sentire . (4)
Ed al preseute conoscente — chero ; (5)
(1) Per la qnal cosa voglio dire , cio^ mosso da tanta autoritii mi sono
disposto a ragionare e trattare ec.(2) II Fetrarca lo chiain^ la feravo^lia:
Le fera voglia che per mio nial crebb6.
(3) Gio^ r altezza , grandezza e maesta di questo accidente tfa gli altri
simili a se ^ tale, cV essa s' ha appropiato il nome d' Amore. Orvero,
quest' altezza deve considerarsi piuttosto in questo modo , oioh atteso che
egli, come dice Dante, a cor gentil ratio s' apprende ; E: in genie di
valor lo piu si trova , come dice pii sotto il nostro poeta . (4) Acoenna
e manifesta trovarsi, come Teramente si trovano degli uomini , che noa
proyano nfe sentono quest' Amore . (5) Chiedo, desidero in questo mio
ragionamento persone conoscenti, cioe intelligenti, che possano comprendere.
53
l^erolie non spero — ch^ uofki di basso core
A tal ragione porti conoscenza; (1)
Ch^ senza natural dimostramenlo (2)
Non ho talento — (3) di voler provarc
La dov' ei posa , e chi lo fa criare* (4)
£ qual k sua virtu le c sua potenza ;
U essenza ; — e poi ciascun suo movimento ;
E 'I piacimeftto, — die 1 fa dire amare; (5)
E s' uomo per veder lo puo mostrare .
2n quella parte ^ dove sta memora , (6)
Prende suo stato ^ si formato , — come
Diafan dal lome , — (7) d' una oscuritnle ,
La qual da Marte viene ^ e f a dimora . (6)
Egli h creato , ed ha sensato — nome : (9)
D' alma costome , — (10) e di cor volontate : (11)
Yien da veduta forma ^ che s' intende ,
(i) Perch^ persona di basso intelleflo « ^ottrrna difBcilmeiite il
|>otru <:oinpreDdere . Porii conoscenza , cio^ arrivi con la conoscenza a
quel conto che io ne daro, che sark la sua definizione, cio^ il chiarire
che cosa egli h, e le altre circostanze dette di sopra. (2) Dice che vuole
procedere naturalmente per dichiarare otto cose di questo Amore , cio^,
elie quello che tuoI dire lo trarr^ dai principj della scieuza naturale ,
morale 7 e dail'afltrologia ; e pero Tauditore di questo sermone dev'essere intel-
ligente . (Sj'Voglia, desiderio . (4) Per creare^ come criatura per creatu-^
>*«, bilta per kelta ec. per soambio dell'e ueW i * (5) Invece di amore •
Cosi fior d* amare dissero gU Anlichi per fior d'ainore* (6) Per memoriae
fognata la / • (7) Per lume . Cosi Dante nel G. X. delT Inf.
Non fere gli occhi suoi lo dolce looie?
(8) Costraisci : questo amore formato d' una oscuritu , che yiene da Mar-
te 9 siccome diafano h formato dal lume , prende suo stato e fa dimora
in quella parte doye sta memoria • Dice il poeta che Amore lia I'essere
neila parte memoriale, conciossiacosache T impressione della spezie della
cosa, dalla quale si crea I'Amore, conserya nella memoria, ed in quella
si ritiene, come lume procedente da alcun corpo luminoso, il qual lume
s' infonde al suo riceyere e ritenere nel corpo diafano, ch' e illuminatot,
che prima era oscuro , ed era priyato di lume da . s^ • Dice poi questa
passione procedere da Marte in questo mpdo, perocch^ gli astrologi pon-
goijo che quando nella natiyit^ di alcuno, Marte si troya nella casa di
Venere , cio^ nel Tauro , o in Libra , e ritroyasi significatore della na<-
tlyitk sua significhera il nato esser lussurioso , e di tutte le abusioni ye-
neree scellerato. (9} Ha nome sensibile, cioe dinotante alcuna cosa sensi-
bile, perche questo nome amore dinota e stgaifica alcuna passione a noi
sensibile, come ogni altra passione sensuale ha proprio nome, come sono
ira , tristizia , timore e simili • [\ 0) Per costume . Cioe una passione che
si annoda ai costumi deir anima ; e chiama qui costumi dell' anima ac*
cidenti, che sono le dette passioni. (\\) Cioe appetite di caore.
54
Che prende — nel possibile intelletto , (1)
Come in suggetto , — loco e dimorauza . (2)
In quella parte mai non ha pesanza ,
Perchfe da qualitate non discende, (3)
Risplende — in se perpetuale affistto: (4)
Ron ha dilelto ; — nia consideranzaj (5)
Si che non piiote Inrgir simiglianza . (G)
Non e virtute , ma da quella viene , (7)
Ch' e perfezione che si pone — tale . (8)
Non razionale — ma che sente, dico: (9)
Fuor di salute giudicar mantiene j (1 0)
{\) Possibile intelleUo significava appresso gli Scolastici la facolt^ dMn-^
tendere . Ne fece uso anche Dante nel G. XXV. del Purgat ove dice di
Averroe, commentatore di Arislotele:
Siccb^ per sua dottrina fe' disgiunto
Dair anima il possibile intelletto ,
Perch^ da lai non vide organo assanto .
(2) Gostruisci : questo amore viene da veduta forma , ( ch' h il yiso della
piacente persona ) la quale si debbe intendere cbe prende loco e dimo-
ranza nel possibile intelletto, come in soggetto. (3) La qual forma essen-
dp, mediante il colore, obbietto delTocchio, si viene a coinprendere
che , entrando per qin^llo , si va a feimare nella memoria , cb' h parte
deir intelletto possibile : si va a fermare come in suo soggetto : e per& cb' ella
e sembianza, o vogliam dire spezie della cosa reale , cbe nel predicamento
delle quality si comprende, ella e qualita senza peso • Qaesta adunque
non h gravezza, e pero non discende, cioe non tende, come noi diciamo,
al centro • (4) Gio^ apparisce manifestamente questo essere un affetto ,
che V uomo ba a se medesimo verso della cosa che puo contentare il suo
appetito, come I'avaro lo ba verso di cose cbe lo possono arriccbire, ed
il goloso verso di cosa cbe gli sodisfaccia al palato . (5) Non ba diletto,
come avrebbe se fosse colore o suono , ovvero odore o sapore , o cosa
tangibile, sono quality corporee . (6) E sebbene egli ba consideranza , e
cbe sopra vi si possa discorrere, egli non 1' ba in guisa cbe possa largire
di se simiglianza, come ex. gr. il miele, cbe largisce simiglianza per se
stesso di sua dolcezza , ed il giallo ancora di suo colore . (7) Gostruisci :
questo affetto , anzi costume , non e virtii , ma viene , cio^ deriva da
quella perfezione, cbe si pone tale, cio^ si aiferma esser tale, ossia esser
virtii. . (8) Esso non e virtili, poicbe T ha appellato costume, ma bene
deriva da buona disposizione e perfezione sensuale , nel suo grado puo
ancb' essa esser cbiamata virti; che la vera virtik, come dice qui sotto,
non opera cbe T uomo giudicbi e,discorra eleggendo cosa, che gli h
nociva, come fa questa passione . E adunque un pravo alFetto. (9) Won h
virtu, dico, razionak, ma cbe sente, cioe virtii sensuale. [\0) Vuol
provare che Amore non h virtu, e puo intendersi cosi: Amore mantiene
il giudicio nell'uomo, ma non "gli giova questo mantenimento , confor-
me a quel detto =s E veggio il meglio, ed al peggior m' appiglio, =
quasi dica : discorro e giudico il vero e il bene , ma questo mio giu-
dicare h fuor di salute, poich^ non mi rale, essendo che io m' appi-
\
55 ■
E rinteuzione per ragione — yale. (1)
Discerne male — in cui e vizio amico. (2)
Di sua potenza siegue spesso morte^ (3)
Se forte — la virtu fosse impedita^ (4)
La quale aita — la contraria via ;
Non perch^ opposita a natura sia;
Ma quanto che da buon perfetto tort'^, (5)
Per sorte — non pu6 dire uom ch'aggia vita,
Che stabilita — non ha signoria : (6)
glio a1 peggio. Ofipure : e^^li mantiene il giodicare fuor di salute , cioi
egli mantieae neiruomo il giudizio falso , quasi che gli guastasse la parte
stimatiTa, ovvero giadicativa^ e lo facesse avere pravo giudizio, essendo
non buono il giudizio fuor di salute Ovvero: egli fuor di salute; cioe
in cose che non giovaoo, ovvero gli sono nocive, mantiene il giudtcare,
eine discorre bene per const'guitare quel fine, ch'egli s' c proposto ^
ma il fine e cattivo, come il ladro che bene discorre ed ha buoni spe-
dienti per fare il furto. In qiialonque modo si pigli , vuole il poeta
provare che A more non e virtu.
[i) Quasi dica die la intenzione del giudicare allora vale, cioi
allora h dtritta , quando h con ragione , cio^ buona. (2) Coloi , it
quale ha I' animo applicato al vizio^ discerne male, cioe vede male con
I'JDtelletto, e male elegge con la volenti. Onde : quel la cosa , per cui
flltri male elegge, non e virtA ; questo amore h cosa onde altri male
elegge^ dunque egli uon i virtA. (3j L'uomo conseguita spesso morte,
cioe muore spesso di tale amore. Ovvero: la morte segue spesso ruomo,
cioe lo giunge per la potenza di questo amore: cioe tale ^ la forza di
questo amore, ch'ella spesso uccide Tuomo, se la virtu ^ la quale si
contrappoue a questa violenza; fosse gagliardamcnte imped ita; la quale
virtu aiuta la vii contraria, cioh mantiene Tuomo in vita. E per di-
chiarare ch'egli non intende della morte, che separa Tanima da! corpo^
dice : non ch' ella opposita a natnra sia , cio^ non che tale morte sia
quella 011"*^ opposta a natural ma s' in tend e questa morte, della quale h>
parto : que la che in quanto che I' uomo e torto, cine sviato dal buono
perfetto, cioe manca da quella perfetta bont&, che all' uomo si conviebe,
egli non puo dire che abbia vita, cioi non pno affermare di esservivo;
e non lo puo affermare , perch^ cost stia la cosa per se stessa , ma per
sorte, cioi per accidente* (4) Cioe la ragione, la quale allora e forte-
mente impedita ch' ella h giigliardamente sopraffatta dal senso. (5) E* tor-
tOy c\oh ha piegato verso uno deg'i estremi da quella mediocrity, nella
quale consiste la virtill, ch' e il buono perfetto. (6) S' intende per essa
virtii, la quale consiste nella ragione Adunque tanto i a dire, non ha
stabilita signoria , quanto non ha stabilita la parte che in se h intellet*
tuaie e ragionevole, la quale meritamente h da Ini chiamata signoria^
I'lerche^ come dice Sallustio^ ogni forza e vigor nostro sta neir animo e
nel corpo; T uffizio deir animo in noi i il comandare, e del oorpo il
servile* Dante dichiara questo passo, dicendo:
Uom, che da se virti!^ fatfha lontana^
Uom non t gia, ma bestia ch'uom somiglia.
O Dio , qual maraviglia
Veder cadere in servo, uom di slgnore ?
T. 11. /
5<J
A simil (1) pua valor, quand'uom I'oblia. (2)
L'essere 6, quando lo volere h tanto,
Ch'oltra misura di natura — torna: (3)
Poi non s''adoma — di riposo mai ; (4)
Move, cangiando color, riso e pianto, (5)
E la figura con paura — stoma: (6)
Poco soggiorna: — (7) aiicor di lui vedrai
Che 'n gente di valor lo piu si trova. (8)
La Duova — qualita (9) move i sospiri; (10)
E vuol ch'uom miri — non fermato loco; (41)
Destandosi ira, la qual manda foco: (12)
Immaginar nol puote uom che nol prova: (13)
(i) Postoavverb. cio^ similmente. (2) Cioi il valore obliato ha simiU
mente anch'egli tal possanza, cioe che dallobliarl^ ne segue rucCistoDe
del valoroso. In somma il senso e, che questo affetto senauale o visioso
puo tanto neiruomo^ cbe spesso ne uccide in lui la ragiooe e la virtu
morale. (3) L''es8enza deli'ainore in questo consiste, ch' e una passtone
nelia quale V appetito e con fervente desiderio intorno alia cosa €h'e||li
ama, cioi come si congiunga alia cosa amata , cV h oltre misura, Cioi
oltre al termine naturale. Questo desiderio dell amore e si grande, cbe
qc^asi pare essere infinito, onde non ha termine , come le naturali oose
sono misura te e terminate (4) Cio^, egli giammai non si quieta. (5) Di-
modtra che in questo affetto, per traTagliare il nostro animo. si ritroYa
ogni movimento e mutazionot e primieramente quello di alterazione, che
ci fa impallidire e arrossire. e piangere e ridere. Tntti i poeti aono
pieni di queste mutazioni e movimenti d'Amore, G>si il Poliuano nella
Giostra di Giutiaao de'Medlci lib* I. st. H3*
Qui Tarcier fraudolento in prima nacque,
Che spesso fa cangiar YOglia e colore,
(6) ^ccenna il moto di sc«»mazione, che ci fa dimagrare, che scemare vuol
dire tornare addtetro ; e noi , quando una cosa scema che che altro si
sia ^ e mas8imam'*nte uomo o donna, diciamo ordinariamente, la torna
indietro. (7) Non ci lascia posar molto in un luogo> come si vede per
esperienza. (8> Questa passione si trova per lo piii negli uomini di yalore,
cioe che sono grandi e potenti o per la loro progenie, o per molte ric-
chezze, o per virlii E la ragione priticipale si k che gli altri uomini
popolari sono piii dediti alte cogitazioni^ che contengono intorno a lie ope-
razioni civili, che sono necessarie alia vita. Uno si Ak ad un artificio^
uno ad un altro. e pero si separano molto dal pensiere di questa passione.
Magli uomini nobili e |x>tenti, per non attendere a tali opere difarti,
sono piji atti ad incorrere nelTAmore. (9) Gioi questo affetto maiaviglioso
e straoo. (40) Gio^, fa ^ospirara. (\\) L'uomo non pu6 alcuna cosa fer-
mamente immaginare che sia altro che la immagine della co6a,[ch'e
amata, e pero non puo circa ad altra cosa pensare* (42) Questa nuova qua-
lity muove ancora la f>aite irascibile, laonde ne riboUe il sangue intorno
al coore, e Tanimo acceso fumica, che sono i sospiri. (43) E tale questa
passione, che non la pu6 immaginarc chi non la prova ; e per questo
ancora il poeta ha dimandato di sopra persone conosceiiti e praliche.
■ . 57,
E non si moya — perch' a lui si tiri , (1)
E non si giri , — per trovarci gioco , (2)
N^ cerlamente gran saper , ne poco .
Di simil tragge cohipiessione sguardo , (3)
Ciie fa parere lo piacere — certo : (4)
Won puo coperto — star quand' e sorgiunto: (5)
Non gia selvagge le bilta son dardo , (G)
Che tal volere per lemere — b sperto. (7)
(i) Vaol dire , che alcuno noD si muova ad aocostai'si a qiiesta pasaionp ,
cb' ^ amore 9 percli^ creda trovarvi soilazzq, ovvero allegreaRa; perocck^y.
0om' h detto di sopia, nell*ainante atcuoa yolta avven^oiio luullu augosce, e
moLta paura e molta trtstizia • Ne eziaudio niuno si accosti a lei^ it quale creda
troyare in essa molta sapieaza o poca ; peiocch^ in e.s$a non e niuua sa-
pieasa, ne disci iziooe, anzi piuttosto nelT animo colui ciie ama, inline
^uando e bene in fervore di amore, quasi viiene in iatuita e insipienza •
i in questo Tuole i* autore eziandio dire , cbe nulla a&tuzia e prudenza
Tale I quando T animo e feiTeutemente passionato di questa passioue, pe-
rocchi in tutto quasi perde la liberty, e fassi servile ne' pensieri , nei
quali h costretto dalla cosa amata • £ pero ottimauiente consiglia che
nessunosi debba accostarea questa passione, non essendo in essa nulla uti*
lit^^ p& sollazzo V n^ sapteuza^ ne virtu. (2) Riposo, consoUizione , o al«
leg^;ezza; ed-in tal senso i Provenzali pure dicevano loc . (3} Vuo.l dimo*
strare qual sia il piacimento, che fa dire ainore questoafielto e passioue.
Egli tragge com]f1essiane di sguardo simile, cio^ eg[i acquista natura e
f^ondizipne d' amQi*e, mediante similie sguardo ; sguardo benigno e ai^aorevole
d'afiabedue le person e che si riguardano. Complessione vale qui buona unione
^ concordanza di cosa composta . (4) Mostra quuudo egU &i acquisti tal
lM)me d 'amore, oh* e allovu che la persona che sta per inuamorarsi , si
promette dallq sguardo delTaltr^ simile al suo amoroso, ii piacere perto^
cioi assolutQ e senza dubitazioqe. (5j Qoe sopraggtunto , Sqgqxx^o il nostra
prorerbioi
Amor \ ne tosse non si puo celare •
Imperoccbi I'amante non puo celare la sua passioue, ne. puo rimanersi
cbe nun parli della cosa ch' egli ama, e non faccia i costumi ed i ge&ti
d' un amante • (6) (Quando le cose belle o piaciute si dimo&trano alia
prima vista ritrose e salvatiche , non sono damo, cioe nou Heriscono, non
iniiaiaor»nQ altrul . Onde Cino da Pistoja :
Quando gll occhi riguardan U beltade,
E trovan lo piacer , destau la mente ;
. L' anima e M cor si sente
£ miran dentro la propr'ietate ,
Stando a veder senz' altra volontate ;
Se lo sguardo s' aggiunge immantinente >
Fassa net pore ardente
Amor, che pare uscir di chiaritate •
(7) Tal volere i sperto, cioe mandato via, e quasi sparta per temere^^
ciofe mediante il timo^c . E vuol dire, che lo sguardo salvatico non puo
cauaare speranza nelT animo dubbio e non determinato , ma sibbeae spa*
vento e timore ; il cbe h un farlo-iitrarre dair impiesa • Sperto uun vale q u
T. lU 8
58 .
Consegue merto — spirito^ cVh punto: (1)
£ non si pud cohoscer per lo viso
Compriso , — (2) bianco , in tale obietto cade: (3i)
E , clii ben aude , — (4) forma non si vede; (5)
Dunque egli meno ; (6) ch^ da lei pirocede
Fuor di colore d' essere diviso : (7)
sperimentaio i ma sparito emandato io perdizione, come uti esercito rotto
e messo in fuga , o come nebbia dissip^ta e fatta sparire dai ventt . II
Montemagno :
- Che farian negli ontosi tempi sperta
L' ira d' Apollo e'l fulminar ili Giovc ,
dove apparisce ma nifesta mentis essere preso sperto in tal significato . Qtie*
sta paroia si trsa nelle donne grayide, quanao si sconciano, dicendo, ella
ha sperto; e si mantiene ancora nel Contado ed in alcune Castella delta
Toscana, che yolendo dire di uno che Ta sbandito pel mondo, dicono :
egli va sperto pel mondo .
(4) Lo spirito ch' e punto, cio^ vennto it desiderlo della piaciuta
cosa , consegue merto , cio^ grazia e favore , o mercede • (2) Compre"
so. C\oh nou'si puo mostrarlo nh additarlo, sicchi gli occhi di colui ,
a cui tu io mostri , lo yeggano . VuoL dire il poeta questo tale amora
non esser visibile, dicendo cb' egli compreso pel viso non pu6 cono-
scersi , eio^ che avere non se ne pu6 notizia medianie la vista corpo-
rate . (3) il poeta assegna tre ragioni per le quali V amore non si
ptio cofiiprendere con 1' occhio corporate ; e la prima si e questa che
obbietto delT occhio h il colore , pigliando bianco pel colore com* e la
spezie pel genere . Ora, se il colore e quelle, the per 1' occhio corporate
puo vedersi , ed amore non i, e non ba colore, adunqnd non puo veder-
si • (4] Chi ben aude, cio^ chi ben ode, dal lat. audit; vale a dire.chi
bene conosce ed h scienziato ; chi sopra di qiiesti cerca. (5) Siccome poteva
obiettarsi che non solo il colore h obbietto della vista , ma ancora la
figura, come obbietto comune, quasi che amore in qualche modo potesse
esser fignra , il poeta si oppone dicendo , che quando bene fossn figura ,
nondimeno non sarebbe visibile , perciocch^ n^ anc.he la forma per se
stessa e visibile . Gh^, ancorche la figura sia posta nel numero degli ob-
bietti comuni sensibili , ella nondimeno quanto al visibile non apparisce
air occhio se non pel colore; come n^ »nohe il moto ; ch& la nave me-
diante ii colore si vede mnovere, ma deU'-aria non si vede il moto, nh
manco si vede il moto del fiato che la muovo , per non essere n^ V uno
ne Taltro colorati.(6j Cio6 si vede.{7) Allega il poeta un' altra ragione
perche questo Amore non i visibile* Perch^, egli dice, da lei procede,
cio^ da quclla forma o immagine allegata nel possibile int^llAtto; da lei,
dico, fuor di colore, cioi quando non ha colore, e d' essere diviso, cio^
separata da materia e dal sno natural corpo . Dunque non e visibile , o
to^liam dire meno si vede questo affetto , il quale non dalT aspetto cor-
];ori)In immediate procede della piaciuta donna, mtt dalla sua sembianza,
ch' e allegata nel nostro animo, senza colore, e fueri di sua naturale es-
senza; di sua, dice, cioi delT essenza di esse corporate aspetto.
59
Asslso ^- in mezzo oscur la luce rade: (1)
Fuor d' ogni fraude — (2) dice uom degno in fede (3)
Che solo di cestui (4) nasce mercede . (5)
Tu puoi sicurainenle gir^ Canxone^
Dove ti piace: (6) ch' io t' ho si adornata^
Ch' assai lodata — sara tua ragione
Dalle persone — ch' hanno intendimento:
Di star con 1' altre tu non hai talento. (7)
Cecco d' Ascoli^ facendo nascere 1' Amore dall* influenza
del terKO cielo , ossia dal pianeta di Yenere y incolpa il nostra
Guido di avergli data altra origine^ cio^ dal pianeta di Marte.
n primo argQmento ch' egli reca y k questo : Marte crea empito
e furore e guerra , cose contrarie ad Aniore ; adunque Marte
distrugge Aniore^ non io (^ea. II secondo: Cagione di cosa
contraria alia forma di alcuna cosa y non puo esser cagione del-
la forma di q^ella: Marte ^^ cagione di privas&ione^ ch' h con-
(4) II poeta ha detto di sopra die questa sembianza h causa come quell a
cbe porge la materia, e ci ha figurata questa materia per diafano, cue per
86 stesso non h yisibile • Ora , essendo, die' egli, questo* diafano formato
d'oscurit^, Tiene a privarlo'di luce, non a dargli luce .'Questo aiFetto
dunque non puo esser compreso n^ Teduto media nte T occhio corpora le,
essendo queUo, cio^ il colore, obbietto proprio delT ocehio ; questa , cio^
la Ggura , suo ohbietto comnne ; e il diafano, ciod trasparente , mezzo
per Io quale la vista e HI visibile si pongono insieme in atto, e fanno
il senso . (2) Gioi con tutta Yerit& . (3j Gio^ degno di fede , frase usata
anche da Fra Guittone :
Ben si conosce Io seryente e vede j
Lo qual sua donua di puro cor ama ,
Ghe ci6 , che ha dentro , fuora mostra in fede .
(4) Gio^ d'Amore. (5} Dice il poeta, facendone egli stesso fede, come
persona sperimentata , che se nella cosa amata si riseute spirito a leu no verso
delTamante, cio non debha %sser chiamato amore reciproco , ma compassiorie
e mercede;il che, com' i detto, serve ancoru di prova. perch^ se Amore
trasparisse egli stesso visibile alia cosa amata, produrrebbe 1' amore
scambievole.Ora, egli non tnispare,ne comparisce di fuori, ma solodi lui appa-
riscono i movimenti raccontati di sopra ^ i quaii tutti pare che addiman^
dino compassione e mercede di servitu. (6j JSella Gauzone in tre lingue,
attribuita falsamente a Dante:
Ghansos , vos poguetz ip per tot Io mon ,
Canzone , vol potete ire per tutio lo mondo . (7) Ora , Canzone mia , dice
il poeta , io t' ho per modo piena di filosofia , e di ragioni e dimostra-
rnenti naturali, ed in siffatto stile composta e adornata, e con sibelio edotio
ordlnelio proposta e provata in te c>gni mia conclusione , che Ux puoi andar
sicuramente oire ti piace ; perciocche le persone intelligent i e discrete e
studiose non potrSi essere che grandemente non ti lodino, chi gia non
devi tu curarti che le altre, le quali per lo piu sono invidiose^ mali-
gne e ignoranti , ti tengano appressq di loro .
60
traria alia forma d' Amore; adanque Marte non puo esser ca«
gione circa 1' A^nore . II terzo: nessun effetto nalurale h ope^
raio da causa con traria a se: Amore effettua to da Marte sarehbe
operato da causa contraria a se; adunque Amore non b cau-
Sato da Marte . Dov' h da notare , per fortificare la ragione di
Gecco d' Ascoli ^ die sebbene Guido priva questo aceidente del
Home del vero Amore , egli nondimeno non lo priva di effetta
in qualche modo verso della cosa amata ; e questo h quello ,
coutro a cbe va Gecco d' Ascoli; cio^ non vuole ch' egli ge-
neri affezione n^ desiderio dell' uno verso 1' allro , ma odio e
furore .
Amore h passion di gentil core ,
Ghe vien dalla virtu del ter^o cielo,
Ghe nel creare forma il suo splendore .
' Errando scris^e Guido Gavalcante ;
iNon so perclie si mosse , o per qual zelo;
Qui ben mi sdegna lo tacer di Dante.
c( Douna mi priega; perch' io voglio dire, »
Bimostra die V Amor move da Marte ,
Dal qual procede V impeto con 1' ire:
Distrugge la pieta con la m'ercede ,
Unila cosa per disdegno parte,
Gorrompe Amore con la dolce fede •
Non 6 effettivo agente quel che priva ;
Dunque Marte non puo per lo suo lume
Amor formare in animal die viva.
Le antiche prove degli eccelsi ditti
Spogliano Marte di cotai costume ,
die tien di guerra gli atti circoscritti •
Anclie ogni gente , dico , natural^ , ,
Determinata da alcuna passione ,
Da ella dipartirsi mai non vale ;
Nel suo creare fu il Marte cinto ,
Ghe r ira trista all' impeto dispone ;
Amore dunque da lui fu distinto. (1)
Non sara fuor di proposito^ dopo la Ganzone di Guido suUa
definizione e la natura d' Amore, 1' udire adesso cio che, circa
la dottrina di questa passione , fu detto da qualche altro antico
poeta, onde si veda che via ciascuno di essi ha tenuta nel
(1) Acerba, lib. III. cap. I.
01
maneggiare un medesimp argomciito, e se ne foocia il rispet
tivo confrooto.
SONETTO
KI JAGOPO DA LE^JTINO.
Aniore h un disio^ che vien dal core ,
Per 1' abbondanza di gran piacimento ;
£ gli occhi in prima generan V Amore ^
*£ lo core li da nutricamento •
Bene h alcuna fiata uomo amaiore
Sensa yedere suo 'nnamoramenlo;
Ma quell' amor ^ che slringe con furore y
Dalla vista degli occhi ha nascimento*
Che gli occbi rappresentano alio core
D' ogni co$a che veden (1 ) |>ono e rio^
Com' h formata naturalemente •
£ lo cor che di ci6 h concepitore^
Immagina ; e pii^ce quel disio ; i
E q[uesto Amore tegna fra la gente .
SONETTO
DI S£R ,PACE. (*)
Amor discende e nasce da piacere ,
£ dona all' uomo pace ed allegranza ;
£ '1 suo cominciaraento 6 per vedere ; (2)
Nulricasi in paura ed in speranza .
Nasce di gioia forte (3^ a mantenere ;
Amore a nulla cosa ha somiglianza;
£ poi si fa all' uomo si temere , ^
Gh Amore k plena cosa di dottanza • (4)
(1) Vcdono. (2) II proverbio dei Greci: i* rod ixwpAn yAp y^ynrai iif9fln9H
ipd'j . (3) Difficile a mantenersi • (4) I Latini :
Res est solliciii plena timoris Amor .
Enzo Re :
Afaor plen' ^9 e cresce di paurfi*
Bernardo da Ventadorno:
Mas greu veiretz fin* amansa
Ses paor e ses doptansa,
(*) Fu Notajo Fioreotlno, e fior^^CA il lago.
62
Assai (1 ) ch' aman ^ e non san che sia Amore \
Creden (2) ck' Amor s' acquisti per servire ;
Serven e creden pur esser amati .
E gli (3) avvien com' chi serve a mal signore: (4)
Da pbi ch' Amore nasce da piacere ^
Mold amador d' Amor sono ingannati .
SO NE TTO '
DI FEDERIGO DALL'AMBRA. (*)
Se Amor y da cui pro^de e bene e male ^
Fosse visibil cosa per natura ^
Sarebbe senza fallo appunlo tale^
Com' el (5) si mostra nella dipintura .
Garzone col turcascio (6) alia ciniura^
Saettando cieco , nudo , e ricco d' ale • (7)
Dair ale sembra angelica figura ,
Ma chi r assaggia ^ (8) egli % guerrier (9) mortale ,
ma difflcilmente vedrcte un pura amore senza paura e senza dottanza ;
cioi timore • E R. Giordano :
Qnar qat non tem , nonl ama cojreilnieh ,
perchi chi non teme , non ama coraUnente ; cioe cordialmente ^ di cuore*
{^) C\oh molti. (2) Creden , come nei verso di sotto serven, per cre^
dono e servono • (3) Gli per loro e contro le buone regole della Gram-
matica ; tattayia si trova con qualche freqaenza negli Antichi • II Ma-
chiavelli ne fa an largo uso ; ed il Galileo : si domanda ora che aiuto
gli (cio& ai funamboli ) porga la delta asta . (4) II Petrarca :
Hp seryito a Signor crudele e scarso •
(5) Per ello, cioi egli . (6) Per turcasso. (7) II Petrarca nel Trionfo d' A-
more , Gap. I.
SoyA an carro di fuoco un garzon crudo,
Gon arco in mano , e con saette a' fianchi ,
' Contro le quai non^yale elmo ne scudo;
Soyra gli omeri ayea sol due grand' ali
Di color mille , e tutto T altro ignudo .
(8) Proya, in Proyenzale assajqf nello stesso significato. (9) Nemico; ed
in questo senso 1* usarono pure i Provenzali . Rambaldo da Vachera :
Molt estes mala guerreya
Si je muer per bona toy,
molto siete mala guerriera, s' io moro per buona fe . E il Petrarca:
Mille fiate ^ o dolce mla guerrera •
(*) Fiori iDch* rgli circa it 1290. A||
63
Ghe spoglia i cor cli liberta regnanle ^ (1)
E fascia gli^cchi della previdenza^
Saettando dis'iaDza periglipsa . . .
£ Del turcascio ti^n la gioia ascosa
Per darla si dipo' (2) lunga stagpooe ,.(dl)
Cb' eo tegoo ben garzon (4) ciascuzi aaiante •
SOksTTO
D' INCERTO, (*)
MoUi volendo dir cbe fosse Amore ,
Disser parole assai^ ma noD potero
Dir di fui in parte , oli' assembrasse '1 vero ^
N^ dif&nir qual fosse il suo valore . ,
£d alcun fu cbe disse , cb' era ardore
Di mente imiuaginato per pensierp :
Ed altjri disser cb' era desidero (5)
Di voUr , nato per piacer del core • .
Ma io dico cb' Amor non ba sustaoza ,
Nk h cosa corporal , cb' abbia figqra;
Ajsuci ^ tma passipne in disianza ^ .
Piacer di forma , dato per natura,
Sicch^ '1 voler del core ogni altro avanza;
£ questo basta fin cbe '1 piacer dura •
SONETTO
DI DANTE ALIGHIERI .
Amore e '1 cor gen til sono una cosa^
Siccome il Saggio (6) in suo dittato pon^ ;
IT y
(1) II Petrarca-t
Gosi in tutto mi spoglia , ,
Di liberty questo crudel eh' i' acoaso •
E nel C. 1. del Trionfo d Amore :
Che C091 Tita e liberty na spoglia •
(2) Dipoi, cxoh dopo. (3) Tempo. (4) Gio^ stolto, e corrisponde al gre-
eo vi»mov, cbe vale bambino e stolto* (5) Per desiderio^ fogbato TI*
(6) Intende Gaido Guioiceili* Vedi la nota 2^ pag* 75. del primo VoLum0»
(*) Qaesto SoaeltO'fa allcibaito a Oanle, ma senfs oeBsan fond«ineiilo,.aosi cootro o^^ni
ra^iuOr, come ha dinonslrato chiaramenle il Fraiicelli, non putpndo mai credersi c)?* egli scri*
Yes&e un biaticcio s'iflalto, io coi fra I» allrc cose iosigaificanti si noUno le segaenti tapressioiii
Ma io dico ch* Ainor noo ha tustansa 6c.
\
i
64 \
E cosi senza V un V altro esser osa ^ ^
Com* alma razional senza ragione.
Fagli Natura ^ quand' h amorosa y
Amor per Sire , e '1 cor per sua magione ^^
Dentro aHo qual dormendo si riposa ,
TalvoUa brieve , e tal luoga stagione ,
Beltate appare in saggia donaa poi
Ciie piace agli occbi , si che dentro '1 core
Nasce un disio della cosa piacente . (1)
E tan to dura lalora in costui ,
Che fa svegliar lo spirito d' Amore j
E simil (2) face in donna uomo val^nle .
Si sono attribuite a Guido alcune Canzoni^ le quali non possono
^sser sue per nessuna ragione. Quella per esempio che iuco*
mincia
Guarda ben , dico , guarda , ben ti guarda ,
non e certamente di lui; in priniio luogo^ pen^h^ essa h una
Canzone in Frottola ^ fl qual genere di poesia apparve lunga
stagione dopo di esso ; e in secondo luogo vi si legge
Studia nel pecorone
Chi tietie opinione d"* esser saggia ,
6 il Pecorone fu cominciato nel 1378, oioi 78 anni dopo mar-
to Guido. Un' altra Canzone alia Poverta, che eomincia
O Poverty ^ come tu sei un man to ,
iermina con quesli versi:
Canzon , tu te n' andrai peregrinando ,
E se alcun trovi che contro ti dia ,
Che povertgi non sia
Assai piu fiera ed aspra eh' io non dico.
La tua risposta sia breve pariando ,
E di' con lui se move ipocrisia ,
E poi con voce pia
Dirai , che poco men son che mendico ^
E non poss esser di me stesso amico .
Ora, Guido Cavalcanti non era poco men che mendico, ma
di nobilissima famiglia, e cavaliere ricchisslmo; siccli^ quelb
(4) Imperoocbi / come dide Aehille Tazio negli amori dt Glitofonte e
di Leueippe, gli occhi scontrandosi , rieevono come in uno apepchio \t
imagini dei corpi, e quella sembianza , che si diparte dafla bellezza, e
per la via discende net I' tin i ma, ha ana certa mistione in quel dipartirsi,
ed un piccolo coogiuugimento e nuojo iegame e abbracciamentQ di tsuo-*
re . (2; Cio^ similmcnte .
65
Canzone sara opera di qyalche poeta affazxiato del Ginquecento.
01 Ire di die la bassezza dei concetti di quella poesia non h
propria di Guido . Lo stesso h di due altre Ganzoni , V una
delie quali principia
Sempre a felice sua salute intende^
e r altra ,
II moto , il corso , e V opra di fortuna ,
che non han punto dello slile e della maniera del no$tro Gui-
do , il quale piu che ai raziocinj ^ che campeggiano in quei
componinienti ^ si abbandona alia fantasia ed agli afietti; co-
sicch^ chi qercasse bene addentro , rigetterebbe forse tutte le
rim«, che sotto il nome d' /nerf/ie furono pubblicate nel 1813.
dal Gicciaporci ^ per non aver esse affatto nh ordine^ nh acu-
tezza d' invenzioni^ n^ gravita di senie^nze, nh vaghezza e dol-
cezza di 9tile i doti tutte proptie di Quido-.
wwr— P«^W^WP^j><B^—i— iipp^—
T. li. 9
GIAIVIVI ALFAJ^I
• « ■ . ...» ••* -« -. ^ .^b
N.
an abbiamo nessuna partioolar notiau^i della vita del
nostro Alfani , di palria Fiorentinq, che fiori dopq Isi meta del
Secolo XIII. Egli nou h da confondere qon qi^el Gianni Aifa-.
ni^ ricordato da Giovanni Yillani nel X- libro della sua Cro-i
nica, che fu condannato nel 1327 nell' avere e QeUa persona,
percbe contradisse al Cansiglio di dare aiutp al Be RubertOt
Poche rime di lui ci sono rimase, le quali pero bastano
a farci fede ch' egli era valente poeta , e degno di esser consi-r
derato per yno di quelli che molto contribuirono a^li avans^a-^
mejpiti deir arte.
Guato (1) una donna dov' io la scontrai j^
Che con gli occhi mi tols^
II cor , quando si volse
Per salutarmi , e non mel rend^ mai •
Io la pur (2) miro (3) la dov' io la vidi ^
(i) Guatate^ in Prov'enzale guaiiary verbo antichissimo, ed uaafa
HDche adesso nel Gonta^do Fioreotiiio • Ancprcb^ gli Autori abbianp. ta|-
volta confuso i verbi guatare e guardare^ tuttavia, dice a ragione il Gal-
vani, non pare cbe debba distrugger«i il loro diyerso significato; paicbi
guatare esprime veramente uo guardare di nascostto e iptentivo ^ come di
colui cbe s^spetta ad os^x)\ ora cbe trapassi o si mostri quello. di cbe sta
liUa posta . Abbiamo noi pure al mndo de' Provenzali il yerbo guaitare ,
usato dai nostri Antichi ; di qui il porsi i(i aguaito Q guaito , ed il so^
stantivQ aggi^aio ec. cb' k il persii ia un luogo , donde gui^rdare e non
esser veduto. , Cos\ il guardia q guarda viene da guardare^ ( come scolta
da ascoUare) essendo essa per noi quella cbe si pone alia difesa di uq
luogo , ed i veduta ; tutto il contrario di aguaito. o agguato , cbe i Pro-
venzali nello stesso significato dicevano guayta . I Francesi antichi ^bbei'q
(imiliQente gait e gaiter. Nel Du-Cange si legge : Gaita, eapcubiaey vigil
ipse J, speculator . Gaitare , excubias agere . 1 Modanesi dicouo sguaitare
per attent£^meate osservare i fatti occulti degli altri • (2) Nota il pur dopo
la particolla , del c^c abbiamo pareccbi esempi . II Petrarca ; io ti pur
prego , Il Boccaccio : si pure a\^vedra egli = sh pure MiamQ ingnnnati =*
fe *l pur c(irb , E Dante nelle rime ;
Pero cbe '1 tuo Talor si pure avanza «
(3) Intorno ai verbi iw'rare e guatare cost il Politi « Questa voce (cioA
WWroT^ ) k WA di %\\^\k Q<^ U. <JU?lU si proYerbi^V^ ii Sanese pbe di^
fi veggiovi coii lei
tl bel saluto ^ che mi fece dllord ,
Lo quale sbigottl si gli occlii miei ^
Gh' egli incercliio di stridi '
L' anima roia , che li pingea di fuora ;
Perch^ sentiva m lui veiiire umile
tJn spirito gentile
Che le diceva ; omai
Gtiata costei , se no tu ti morriii •
Amor vi vi^n cola ^ dov' io la miro
Ammantato di gioia
Nelii riaggi di luce , ch' ella spande ,
E contami che pur convien ch' io moia
Per forza d' un sospiro
Che p^r costei debbo fare si gratide
Che r aniina smarrita u' andra via •
Alii ! bella donnia mia ^
Sentirai tu quel guai?
Che (1 ) te ne incresca , qutodo li udirai «
Tu se' stata oggimai sett' anni pura ^
Danza (2) mia nuova ^ e sola >
Gercatido il mohdo d' un che ti veslisse «
Ed hai veduta quella che m' imbola (3)
La vita ^ istar pur dura ^
£ non pregare alcun che ti coprisse ;
Pero ti convien gire a lei pietosa ,
E dirle : io son tua cosa ^
Madonna ; tu che sai ,
Fa' ch' io sia ben vestita di tuo' vai *
Se tu mi vesti ben questa Canzone ,
Donna , usciro di cuUa >
67
^^ mra , mira ; ed egU , il Fiorentino bhe diceVa guaia , gUaia ; ai*<«
gomento che la Toce nurare sia del dial^tto Sanese . Che poi guatare
significbi pi& che mirare ^ si ricaya da qael laogo del Fassayanti ; ma
non le si appressi e Hon la guati fisso y ma mirila e lascila stare •
0) Gioe, yoglia Dio chd) prego che ec. (2) Nome della Canzone, at
mode del Proyetizali, che ayeyano una specie di componimento chiamato
J)ansas J Danza , il quale , sebbene diyerso nelle forme, pure sembra che
ayesse nno stes^o seryigio colla Ballata . (3) Cioi invola , per lo scambio
del V nel B; e s' ode tuttodi nel Contado Fiorentino.
68
E sapr6 s' io serrai
Alcuna roba vaia y (1) &1 1' avraK
B
allatetta dclente ,
Ya' mostrando il mio pianto y
Che di dolor mi cuopre tutto quantd <
Tu te 11 andrai in prima a quella gioia ,
Per cui Fiorenza luce , (2) ed h pregiata ^
£ quetamenle die non le sia noia y
La prega che t' ascolti y o sconsolata :
Poi le dirai affsinnata
Gome m' ha tutto infranto
II tristo bando ^ che mi colse al canto . (3)
S' ella si rolge verso te pietosa
Ad ascoltar le pene che tu porti y
Traendo guai dolente e vergoguosa ,
Lei pingi (4) come gli occhi mia (5) son morti
Per li gran coJpi e forti (6)
Che ricevetter tanto
Da*" suoi nel mio partir ^ ch' or piango in canto •
Poi fa' si ch' entri nella mente a Guido , (7)
Perch' egli k sol colui che vede A more ,
£ mostrali lo spirito , che un strido
Meltrae (8) d' angoscia del disfatto core .
E se yedra '1 dolore
(\) Fatte di pelle di yaio, ch' h ud animate col dosso di color higto
e la pancia bianca; e dicesi yaio anche alia pelle di questo animale, e
air abito fatto di detta pelle • (2) Kisplende • (3) Cogliere j o f^iungere al
canto J significa prendere cod inganno, o a tradimeDto, come fa chi aspet-
ta alcuno dietro al canto d' una strada • (4} Di pingi , o esponi a lei .
(5) JIlia J tua e sua^ per miei , tuoi ^ e suoi, h idiotismo Fiorentino, clie
si sente tattodl in bocca del popolo. Anche Benyenato Cellini nella sua
Vita: aveafatto mettere e mescolare nellt stanipe degli scudi quelU sua
goffi ferri colli mia. (6) II Petrarca:
Ma yoi , occbi beati , ond* io sofTersi
Quel colpo, oye non yale elmo nh scndo.
E altroye:
Dagli occbi vostri nsci '1 colpo mortale.
Contra cui non mi yal tempo uh loco •
(7) Guido Cayalcanti, amico del nostro poeta* (8) Metterae, metterk: cosi
anderae J farad ec. s'odooo di continuo fra la plebe Fiorentina.
69
Che '1 distrugge , io mi vanto
Ched' ei ne sospirra (1) di pieta alquanto .
^s^TiantO piu tni disdegni , piu mi piaci ;
Quando tu mi di'^ iaci ,
Una paura iiel cor mi discende ,
Che dentro un pianto di morte v' accende *
Se noA t* incresce di veder morire
Lo cor , che tu m' hai tolto ,
Araor , r uccidera quella paura ,
Che accende il pianto del crudel martire ,
Che mi spegne del volto
L** ardire in guisa , che non s' assicura
I)i volgersi a guardar negli occhi woi ;
Pero che sente i suoi
Si gravi nel finir ch' clli conlende , (2)
Che non gli puo levar, tanlo gV incende.
I^e quella donna , ched' io tegno a mente ,
Atasse (3) il suo servenle ,
io sarei ribandito (4) ora a Natale ,
Ma io so certo che non glie ne cale . (5)
P^ro , parole nate di sospiri ,
Ch' escon del pianto ^ che mi fende il core , (6)
Sappiate ben oanlar de' ibiei martiri
(1) Per sospiretk. Vedi le Nozioni prelimmari . (2) Verso oscaro, da
^^i malamente si cava oostrutto. L'Ab. Fiacchi nella sua Scelta di Eime
anticke dice che potrebbe intendersi cosl : perocchfe sente i suoi occhi
s\ afFaticati nel finite ci6 ch'egli si sforza di fare, cioe di vincere la pau-
ra, e fis^are gli occbi in quelli della sua donna, che non gh P^^ ?^'
(3) Jtare per aifare ^ aiutare , voce antica, rimasa oggi nel Contado Flo-
rentine . (4) Richiamato dal bando . Ribandire vale non solo nuovamente
bandire, ma anche handire il contrario di quello che prima e stato Jat^
to J cioh disfare il bando , richiamare dal bando . (5) G, Faidit :
A lieis no cal ni no so ten a dan
De perdre me ec.
a lei non cale, ni cib non tiene a danno di perder me ec. E Rambaldo
d' Orange:
Ma no us cal del miea dan guaire,
ma non W cale del mio danno punto. (6) Mi spezza, mi divide. I Frao-
cesi: le coeur me fend.
Cttl
70
La cliiave ^ che yi s^iTa ogni dolore ^
A quelle donne^ ch' hanno '1 cor gentile )
SI che parlando umile
Preghin colei , per cui ciascuna vale ^ (1)
Che faccia tosto il mio pianto mortale . (2jf
S' ella fa lor questa grazia , ch' io chieggio j
Goltii che per mio peggio
Non lascia partir 1' anima dal male ^
Perderi qudla prova dov' e' (3) sale «
(i) G. Riqaieroi
Quar per Tostin gran yalof
Valon tag Tautres valens,
perchi pel vostro gran colore ( merito ) valgono tutte le dltrt valetUi * fi
Arrigo BaldoDasco:
Si che date Inmera
Alie donne, e yalore.
(2) Cioiy che fiiocia morirey cesaare il mio pianto • (3) EgU «
DMTE BA HAIMO
D
ante da Maiano^ cosi chiamato da un luogo del Pog«
gio di Fiesole^ yicioo a Firen^e^ fiorl verso il 1290. £gli fu
tenuto da quell i del suo secolo per poeta non ignobile; ma sa-
rebbe oggi in grande imbara%zo , dice il Ginguene , chi volesse
trovare nelle sue poesie come giustificare la stima in eke fu
tenuto mentre vivea. Imperocch^ egli h assai barbaro di lin-
gua ^ essendosi valuto a larga manq delle voci piu Yolgari e
plebee , e di tutte le piu sconce licenze ; e ne' sUoi carmi si
fanno sempre sentire lo sforzo e la fatica , di rado il genio poe-
tico e r amore, I poeti Siciliani della prima epoca si stempe-*
rano generalmente quasi sempre sopra un pensiero medesimo ,
n6 il modificano che di poco e debolmente ; e avviluppansi di
continuo in concetti sempre estranei, e quando dottrinali ^ e
quando tirati in forma di raziocinj scolastici^ e radamente non
triviali ; e intanto quasi mai pensiero o dolcezza schietta d' amo-
rosi intendimenti . II nostro Maianese segue la loro scuola^ quel-
la ciofe di chi a gradire oltre si mette ; (1) e rigirandosi a
lungo sur un' idea y pare che vi t' incateni ; e avendo per le mani
I3n soggetto ridondante d' immagini alte, yarie ^ affettuose^
sembra che non lo curi ^ cbe non lo vegga ^ e vassi mendi-
caudo altrove di che commoverti. La maggior parte de' suoi
Sonetti ^ tessuti per lo piu con la rima nel mezzo dei vers! ,
non cohtengono che elogi volgari esagerati della sua donna ^^
lamenti delle sue pene^ pregbiere di aver pieta de' suoi affan
La fata Morgana avea allora grido si grande di beliezza ^ (S)
(1) Vedi il G. XXIV. del Purgat. (2) In somma sempre, come digei
Orazio, phordi^ oberrat eadem. (3j Oade Guido delle Golotine ;
Che se Morgana fosse infra la gente,
In yer Madpunii nou parriu neieute •.
cbe il nostro poeUi chiamo perGao gola morganata U coUa
della sua donna . (1)
Nel suo primo Sonetta egli dichiara di voler far mostra
se sappia cantare ^ e da tQsto a conoscere di noa sapertie graa
fatto •
Gonvemmi (2) dimostrar lo mea savere ^ (3)
E far parvenza (4) s'. eo saccio (5) cautare^
Poi (6) lo dimanda lo gentil parlare (7)
Delia gioiosa , (8) che ra' ave in tenere . (8)
Aniore prese e di^ 'ix vojstro podere (JO)
Lo core meo per vol , mia donna amare ;
Ond' eo di core piu v' attio che Pare (It)
Non fece Alfena (12) con lo gran piacere. (13),
IVfcrcfe j^ (14) mia donna j^ nQ^ mi disdegnate ;
(i) In an sac Sonetlo^:
Vise mirabit, gola morganata^
Non ho troyata «— tua par di BeHezze •
Fata Morgana presso gli Anticlii valeya prapr. Fhia Si^nora, prioeiptle;^
onde gola morgamUof pu& ftignificare anche gola^ signonle . II nostro po^
non fa il solo che adopera^se questa yoce, ayeadoJa asata anche Fra Guitr
toDC nelle Lettere; e 11 E. Jacopone disse mor^a/to/o per dir SignoFC:
Ghe non ode il gridato
Del sao moi^nato.
(2/ Gonvientmi, ml conviene . (3) Peirolor
Per qa' ieu i yoil demostra-p mon sabers
perchS io vi w)gUo dimostrare il mio soMere . (4) Propriameote apparcazfkj^
ia VroYenzade parvensa ; qui pero .vale mostra, esperinmato . (5l Napol. e
Sicth per so. Anche Fra Gnittocie ih principle alle sue rime cosi.
Ora parr& s' ed sayeri cantare,
E se e'yarro quajnto yaler gi& soglia.
(6) Poichi. (7) II Proyenzale: lo geut parlor. (8) Cioi, donna. (9J Te-
nere k qui nome sostantiyo, che yate podestSi, dominio. Enzo Re:
Distretto m' ha 1* Amore in suo tenere •
E Fra Guittone disse nel senso stesso Hnore:
Pot che '1 meo core ayi (avete^ 'n yostro tenore.
(<0) Potercj per lo scambio del T nel D. (U) Pare, Pari , Paris, e Pu^
rigi si disse dagli Antichi per Paride. (42) Per Elena j^ cainhiata la E
neir A • Vedi le Nozioni prdiminari . Giraldo Bornello :
Gui en suf fins plus qu* Efena Paris ,
eui io sonofedele piU che ad Elena Paride. E la Gontessa di Diar:
Ans am yos mais no fetz Seguis Yalensa,
ami amo yoi piii che non fece Seguin FcUenza. (43) Piaccre sta qui nel
senso di piacenza^ cio6 yaghezza, bellezza, per la quale si piace altrui. E
piacimento disse in altro luogo il nostro poeta nel senso stesso*.
Gonyemmi dir , Madonna , e dimostrare
Gome m' ha preso il yostro piacimento. -
(14) Pietk. II Proyenzale: merce, mi dons, merce, mia donaa.
73
S' Amor m' ha fatto vostro servidore ^ (1)
Per Deo consenta a cio vostra biltate .
S' eo chero (2) oltraggio , (3) donua di valore^ (4)
Cliero perdon con grande umililate^
Cb' eo son forzato da fors^a d' Amore . (5)
(\) Pietro Vidal:
E pus Deus vos fetz ses par,
£ mi us det per senridor ec.
e poichi Dio vi fcce stnza pari^ e mi vi dette per servidore eo.Girdildet-
to il Rosso:
Amors, merce us prec que us prenga
De me, que us am e us senris,
Amore , merce vt prego che vi prenda di me, che vi amo e vi servo . Al^•
naldo di MavTiglia: ^ ,
£ pus sui i^ostres leialmentz,
Venza us merces e chansimeDtE>
Que m retengas a serridor,
E prometes mi vostr'amor,
e potehi son vostro tedmemte^ vincavi merci e compassions j che mi rr-
tenghiaie H servidore j e promHteten^ vostro amore. E in altro luogo:
DoiM) si us platz, aiatz humilitat
De mi, que sui tots 61 yostre poder,
donna ^ se vi place ^ abbiate indulgema di me ^ che sono tutio net vostro
podere. E Mazzeo Rtcco)
E poi eh' Amor m'ba dato
Id Tostra podestate,
Aggiate a me pietate .
(2) Chiedo. (3) II proprio aignificato di oltraggio^ sebbene oggi sia quel-
le cb'^ cadttto in disuso, h soperchio ^ eccesso, disordine , e pereii qui
Tale troppOy eccedentemente. Gosi oltraggioso, per soverchio, disse il volga-
rizs. deile Pistole di Seneca : ma credi in ehe virth possa far guelto che
okraggiosa paura ha fatto? (4) Cioi donna di yirtji, yirtuosa . (5) II Pe-
trarca :
Peri cb' Amor mi sforaa •
Guide CaTalcanti:
E se yi pare oltraggio
, Che ad amarci sia dato,
Non sia da voi blasmato;
Che solo Amor mi sforxa «
E Nofib Bonaguida:
Perdonimi '1 geatii yostro coraggio
Se mio dimando oltraggio;
Forza le mio yoler troppo disire*
T. II. 10
^
74
Xiosa , e giglio , (1) e fiore aloroso , (2) .
Perchfe ancidete lo vostro servente ? (3)
Che piango e cliero voi, viso amoroso ^
Ferciocch^ tutlo sod vostro ubbuliente.
Quaudo lo sguardo^ (4) fammi star pensosQj^
Tant' h gioioso , fresco ed avvenente:
Yolere e core meo si h ooraggioao
Perch' ami lo rubino sprendfente . (5)
E sprend'iente siete come '1 Sole ^ (6)
Angelica flgura e dilicata ,
Civ a tutte r altre logliete valore. (7)
Se risplendete^ r alto Iddeo (8) lo Tuolej
{i) Anche Fra Guittone chiama la sua donna col oome del giglio s
Che sovra me non fu mai seryidore
D'amarri, fresoo gigUo delicato*
(2) Cioft Oloroso ossia odorosOj per lo scambio dcirO nell' A. Otore po'u
oloroso e olorare per odore^ odoroso e odararo^ sono tuttod* in oso. oei
Gontado Florentine • (3) Arnaldo di Marriglia:
Amors, e. cals honors tos es,
Ni cals bes vos pot eschazer,
S'ancizetz selai c' avetz pres?
dmore, e quale onore vi ij e che bene sn pub, awenirey $e uficidete colui
che awtc preso? (4) Lo rimiro, lo vaghcggio ; cioi il vostro V's(l imioroso^
(5) Splendiente^ per lo scambio della L nella R, il q«*le uso dura tul-
tavia nel Contado e tra la plehe Fiorentina . Splendhnte poi non tanto si
4is8e dagli Antichi per T agginnta deU'I, quanto pcrchfe in alcun caso,
dice il Salyini, splendiente puo parere pii espressivo che splend^nte;
come per es. nel Grescenzi lib 4. c. 49. ove parlando delle uve, dice; it
loro granello sia della luce trasparente e splendiente ; oiwe pare , o io na' in-
ganno , che splendiente spieghi piA che splendente il petlucidum de' La-
l^ni e il Ji««>«v^ dei Greci , e il trasparente degl' Italiani, e il resplande^
.ciente degU Spagnupli; e come qnesto sia derivato non da spiendens j joa
da splenaescens , che non h lo stesso; Giov. Villani, lib. 44» c» 3# d^sse
splendiente di splendore ^ quasi radiis sfdendescens ^ coruscans: S vidi
colui medesimo splendiente di splendori al modo del balenare . Siocome
adanque splendescens e coruscans non A la medesima di splendens j lu^
cens J cosi splendiente pronunziato disteso e di quattro sillane, non e lo
stesso , come a prima vista parrSi , di splendente . II saper qnesto fone
non ssLvh. infruttuosa cosa, per poter questa voce 9 quando che sia, a luo-
go e tempo richiamare. (6) Nelle Storie Pistolesi: ella era piii risplea-
aiente e pih bella che *l Sole . (7) II Petrarca :
Quel la che a tutto '1 mondo fama tnlle • ,
(8) Tddeo e Iddea per Iddio e Dea si disse comunemente in antioo. Ar-
rigo da Settimello: con queste Iddee quella Iddea siedA accompagnata .
Albertuccio della Viola:
Sir Iddeo, non V avessi eo aai veduta •
75
Nulla beliezza in voi h mancata ; (1)
Isolla^ne^passate (2) e Blatiziiiore . (3)
o
tresca rosa , a voi chero mercede ,
Che la mia vita deggiate allegrare , (4)
Gil' k si crudele e piena di raarlede , (5)
Che null' uom me ne puote pareggiare .
Servente voi so (6) stalo in bona fede;
Non riposando (7) voi (8) mercfe chiamare: (9)
O bella piu cb' alcun uom trova o vede^ (10)
Per cui dorrnir doo posso n^ posare . (11)
II Facet nel Gentiloqaio, C 44. St. 6.
Messer Bamondo servidor d'Iddeo.
VJL anche il Pulci nel Moigaote C. 27, St. 282.
Che HOD puo contro le fiamme amorose
Resister, che son date dagMddei.
(1) Ser Mooaldo da Soffeiia:
£ nulla mancatura
Fece a vostra bellezsa.
(2) Ayanzate, superate. {6) Isotta^ Ginevra, Biancofiore ec. erano le don-
ne piji rinomate ed in voce di tutti per i Romanzi che n' erano fotti e
trasportatt presso che in ogni linguaggio. (4) Pucciandone Martelli:
Merci , Madonna ; aggiate provvedenza
D' alleggiare lo meo gravoso male •
(5) Martirj, tormenti, afTanni; cbi martidio si disae anticamente in vece
di martirio ^ per lo scambio della R nella D, come rado per raro, con--
tradio per contrario ec. £ come si disse tormente per tormenti ^ sospire
per sospiri ec. ( vedi le Nozioni preliminari ) cosi il nostro poeta, mulan-
do ainbedDc gP I in £, di martidi formo martede. (6) Per sono • (7} Cioe^
cessando . (8j Per a voi. (9) I Pro^enzali; clainar oierce. Dante:
Gagion mi sprona cb* io rnerc^ ne cbiami.
(W) Bernardo da Ventadorno:
La gensor qn' om puesca vezer,
b fnik gentile che uomo possa vedere • G. Bornello :
Dona , '1 gensor qu' om pot yezer ,
donna , Ul piu gentile che uomo pub vedere • Raimondo di Tolosa :
La genser e la pins bona
C' oncas yezeson miej buelb ^
^ P^ gentile e la piu buona che mai vedessero i miei occhi . Blacassetto :
Vos ten om per la gensor ,
Qu' anc mires, ui mais se mir,
voi tiene uomo per la pi A, gentile che unqua mirasse > c mai si miri •
(^^) Bernardo da Ventadorno:
Mos cors no dorm ni pausa,
mio cuore non dorme ne posa • £ Vtrgilio nel lib. 4. dell* Eneide, par-
laudo di Didone;
74
Xlosa y e giglio^ (1) e fiore aloposo , (2) *
Perchfe ancidete lo vostro servente? (^
Che piango e ckero voi, viso arnory ^ /^\
Percioccbfe tutlo son vostro ubbi^Ji^ * ^ \ /
Quando lo sguardo , (4) fammi ^%f j^^^i^ r^)
Tant' h gioioso , fresco ed av;V ^ Vgx ^ ^
Volere e core meo si k oorr/ .
Perch' ami lo rubino spr /
E sprendi'ente siete come '' ""
Angelica figura e di)''
Ch a tutte V altre ^^xi pectore vuttut,
Se nsplendete , V ' ^^ memhns dat cura quietem .
f^tatti gl' inaamorati , e il solo Petrarca
'^/li . Gioyaoni della Gasa nel Gapitolo so-
/^ ra raccogliendo alcani di quel motivi pel
H) Ancbe Fra Gui* ^^/^% maoiera di dormire la notte.
Che 9' J^^fper dormire 6 ito a letto,
D'ay^'/^J',' 5ttoi sospiri a ritroyare,
(S& Clo6 Oloroso o^^^^gi il cervello a bel dilctto .
Oloroso c olorar - 0^tthhe il sonno addormentare ;
Ciontado Fiore f^ ^/ <H>nta8se allora i saoi peosieri ,
pjrehhe annoverar I' onde del mare •
^ >icconciando insieme i falsi e i veri;
U ragj^"^ ^^ **^ TandA, la stette;
dmorf Quest* e ch' i' non la yidi oggi nh ieri •
^^'^ jate V^^ tibbiaie & raro assai, e si trova una volta nel Pe-
(5) ^^j ^Sf"^
\» ^t Pero, Signer mio caro, aggtate cura.
l2)^' Per qa'iea vos prec, bona dona, si as platz^
G' aiatz da mi merce e chansimen ,
^^ io vi pregOj buona donna ^ se yi piaee , che abbiate di nU mercS
^Ziiardo* (3) Gommetta fallo. (4) Siciliano, per cono5(;f/nen/o, ct0^sen-
^ sapienza* (5) Per dimoray soggiorno . Dante Inf. G. XVII.
''^' Dimando '1 daca mio senza dimoro.
($) Ferisco, muojo . (7) Voce antica ; yalore , virtA. (8) Colpare si disse i n
latico per incoipare; e i Provenzali colpar . G. Ademaro :
£Iha m colpa e mi met ochaisos,
ella m* incolpa e mi mette accuse . (9) Antiquato , per falsitii , inganno ,
in Proyenzaleya/fiira. Bernardo da Ventadorno:
E si maer, car mos cors ama
Vos, ves cui res no m defen,
Tern que faissatz falhimen,
e se muojo , ferchh mio cuore ama voi^ verso cm nulla mi dlfende^temo
chefacciate fcdlimento • G. Faidit:
Mas una res ey, si tos m' enjanatz
Mos ev lo dans, e yostr'ey lo pechat,
ma una cosa sarkj se voi m* ingannaic^ mio sara il danno e vostro sark
il peccato. Arnaldo di Maryiglia:
Si merces no m secor,
Tern que n' auretz pechat,
xVhi genlil donna > gaia ed amorosa y
In cui fin pregio (1) e valore ripara , (2)
\ Mercede aggiate ^ sovra 1' aitre cara ^
E increscavi di mia vita dogliosa . (3)
1 dogiio (4) eo gia y perch' eo^ sopraggioiosa y (5)
!r ' ^' \tretto sia da vostra gen til cara ) (6)
^\
occorrt J temo cHe ne avrete il peeeaio. Goido Guini-
S'eo moioy doana, a blasmare
Grede t' avr& la gente •
ft a Guiltone:
Non h ragion che lial servo pera;
Se cio avTien, gran falsity fa Amore.
({) II Proventale: fin pretz. (2) Si riooyera, si rifugia . Raimondo da
Miravalle :
Pros dona conotssen.
En cui es pretz e sen,
prode donna conoscentc^ in cui i pregio e senna. Blacassetto.
En cai es pretz e beutaU^
in cui e pregio e belta • Raimondo Vidale di Bezoduno :
En cui pretz e beatatz s'aclina,
in cui pregio e beltk s' aclina; ctoi si posa, Giraldo Bornello:
Dona cninda, cors gai.
On iois e pretz estai,
donna gentile, persona gaia^ in cui gioia e pregio sta. Jacopo da Len-
tino :
In cui h pregio, senno e conoscenza.
E Pier delle Vigne :
Senno le guida e fin pregio amoroso .
(3) Amerigo di Pegaillano:
Ai geotil cors, plus gent forraatz de flor,
Aintz de mi chausimen,
alU gentil persona, piii gentilmente formala di fiorejabbiaie di me merce^
de. (4) Cioi, non mi dogiio . (5) Gio^, o donna sopraggioiosa • Giuo da
Pistoja pure 9 jper esprimere il sommo della gioia, formo il yerbo so-
praggioire:
Di che Ti stringe il cor pianto ed angoscia,
Ghe dovreste d'Amor sopraggioire?
E Fm Guittone disse sovrempiere , sovragauaere ec. Bello e nuoTO modo
di superlativi, dice il Perticari , vennto a noi dai Provenzalt cbe dice-
yano sobramar ec. per cui non solo abbiamo i snperlatiyi de' nomi, ma
quelli ancora dei verbi; e gi& noi dicisnao sovrabbondarCj sopratpendere,
soprassapere ec. Non dai Provenzali, ma si dai Latini, sono originati a
noi questi snperlativi , avendo questi detto supergaudensj supereminensj ec.
(6j Volto; Toce della bassa Latinit&, derivata dai greco xccpa, capo* Go-
rippo nei Panegirico di Ginstino:
postquam venere yerendam
Caesaris ante carom •
78
Ch* eo so ben clie di maggio (1) nfe di para ^2)
Mia speme non poria slar disiosa.
Ma che mi duole , e dammi disperanza ? (3)
Ched' eo servendo a vol di bon coraggio , (4)
Mi pur (5) disdegna vostra signoranza . (6)
Donna ^ merc^ , ch' eo moro in disidnza ^ (7)
Se non discende il vo^tro gran paraggio (8)
Alquanto ver la mia umilianza . (9)
(1) Per maggiore. (2) Vevpari, eguale • Vuol dire: so bene cli^ It
mia speranza non potrebbe desiderare un volto, ossia una donoa mag-
giore lih eguale a voi : yale a dire: non potrei trovare una donna cLe
vi superasse nh eguagliasse in bellezza. Rinaldo d' Aquino:
INon pare che donna sia
Vostra para di adornezze .
(B} Voce antica per disperamento : mi fa disperare, perdere la speranza.
(4j Di buon caore. (5) "Per pur mi* Del pure posto dopo altre partioelle
ne abbiamo recati esempj pi& sopra. (6) Voce antica per signoria. (7) Ame-
rigo di Pegnillano:
Qu' en mner per tos d' enveia e de talen >
ehe io muojo per voi di desiaerio e di voglia^ Giraldetto il Rosso s
Dona, meroe, ayinen, bel' e pros,
Que per yos mor En Giraudet lo Ros,
merci j donna 0tvvenente , bella e prode , che per voi muore Sir Girat"
detto il Rosso* Rnggiero di Vienna:
Per so ai gran temensa
Qn'el desirs no m'ancia,
percib ho gran iemenza che U desire non m' uccida « Gaglielmo di Be-
ziero :
Aciielhetz me, no us tire,
Qaar trop sai del dezire
Que ere que m vol aucire,
accoglietemi J non vi gravis perch^ troppo so del desire j che credo che
mi voglia uccidere. £ Ranieri da Palermo:
Pietanza a yoi chero ,
^' . E domando mercede, I
Ch lo meo core crede
Morire in disianza •
(8) Nobiltk , in Proyenzale paratge . G. Faidit :
Qu' es beiha' e pros e francs, d' aut paratge,
ch' i bella e prode e franca ^ d* alto paraggio, Qnesta yoce dice il Galya-
ni, yaleva da principio congrua parilitas , od egoal condizione; P<>^ ,'\
tenue solo per la nobiltSi, per cui uomini di paraggio s*'intesero uomini
nob Hi , illustri» Cos! i Proyenzali diceyano ae luec paratjos j di luogQ
paraggioso al modo del Latino summo loco natus • (9) G« Faidit :
Que ia non aarai jauzimen,
S' Amors yas mi no la deissen ,
che mai non avrh godimento^ se A more verso di me non la discende i
cioe la fa discendere . E Bernardo da Ventadorno:
El yostre rieor non descend
s
79
i m' abbellio (1) la voslra gran piacenza^ (2)
Qentil mia dopna , b\ prim' (3) ch' eo V avvisai;
Que us iaza humilitat aver
Vas mi, cui res non pot valer,
il vostro riccore ( la nostra grandezza ) non discendc che vi faccia umilth
avere verso di me , cui nulla non pub vol ere •
{\) Abbelll, piacque, c|al Provenzale alihelir nel senso stesso. Dante
nel XX.VI* del Fur^at. usb nel medesimo signifioato abbellate:
Opera nalurale e ch* uom favella ^
Ma cosi o cosi natUra lascia
Fiji fare a Toi, secondo che v' abbella,
c\oh ^econdo che vi piace • E al modo di tU?bdUre o abb^Uort nel XIX«
del r Inf. uso bello in senso di caro j, gradiio:
Ed io: tanto m' i bei, quanto a te place «
(2) Bellezsa, Taghezza. Girardo Riquiero:
Toza, fi m' ieu, tant m' agrada
La yostra plazeo paria ec.
Tosa^ diss'ioy tanto m* aggrada la vostra piacente parula ec* Raimondo
di Tolosa :
La vostra gran beulatz
M' abelhis tan e m platz ,
la vostra gran beltade m* aggrada tanto e mi piace • E G. di Gibestaoo :
Tan m' abelhis '
La captenensa '
De Yos, cui sui aclis,
tanto mi piace la maniera di voi , a cui sono sommetso • (3) Al prinMi
tempo, al primo istante che la gnardai, che Tadocchiai. II Petraroa :
Dal di che prima quel begli oechi yidi •
M prim^ per al primo ^ cioi tempo, punto, istante, h al modo de' Pr<H
yenzali che diceyano al prim . Arnaldo di Marviglia:
E '1 bel semblan que m fetz al prim,
Quan s' esdeyenc qu'amdui nos yim,
e *l bel sembiante che mi feste al primo , quando addivenne che anUtedue
ci vedemmo • E Sordello :
Ben m saup mon; fin cor emblar,
Al prim qu' ieu mirei sa feisson •
Ab un dolz amoros esgar
Que m lanceron siei oill laizon ,
ben seppe involarnd il mio tenero cuore y al primo che io mirai la sua
fi»ura , con un dolce amoroso sguardo , che mi ianciarono i suoi occhi
alia sfuggita* Cosi quando noi ora diciamo in un momenta ^ in un puin^
to ec. manca di tempo ^ cosicchi ne yenga il temporis puncto deVLattni •
Delia formazione di tali avyerbj dalla preposizione ad unita all' aggettivo
nei:^tro» gU Sorittori deila Latinitk non buona ne danno moitissimt esemn
Y) . Gensorino de die not. C. VII. Hoc tempus j quot dierum essetj oHr^^
loigi ad certum nondum reperire potuerunt .
80
Che ogi^i allra gioia adesso (1) d' obliai y (2)
E demmi (3) lulto in voslra canoscenza . (4)
Poi (5) vi fui dato , in cui tultora (6) agenza (7)
Pregio e valore piu che in donna mai,
Nel mio coraggio (8) non considerai
Ma die (9) gradir la voslra benvoglienza . (10)
Ond' until prego voi , viso gioioso ^
Che non vi grevi , (11) e non vi aia pesansia ^ (12)
(4) SubitOi dal Pnnrenzaie ttdt$ net sense stesso. (2) Arnaldo dtMar-^
▼iglia :
Tot autre ioi oblit e desempar,
oyii altra gioia oblio e disimparo . Raimonuo di Tolosa :
Tot autre ioi desconois e obi it «
ogfti altra gioia disconosco e oblio • £ Bernardo da Ventadorno ;
Lo torn que m fez rostra laudor,
Vostre pretz e yostra bentatz
Oblidar autras amistatz,
De lor en ^ai , si m vailla Diens,
Ai estat Tostre,
i7 giorno che mi feet SH)slro laudorCj \H)stro pregio e sH>8tra bdth oMiare
altri amori j d* allora in qua , cosl mi vaglia Dio , sono stato vostro .
(3) Da mi J de'mi j demmi ^ cioi rm del; mi diei per mi diedi ; cbe d&
e diei si disse in antico per diedi . Fra Guittone, lett. 35. i/ FtrUe Gad"
do e Finjo , come imponestemij it mostrai e diei scritto . E il Varclii nel
fHolgarizzamento de' Benefizj di Seneca, lib. 3. e. 37. lo dei loco a* coman,"
damenti loro o giusti e ragiones^oli j o strani e malagevoli* (4) Gonoscenza,
japienza . (5) Poicbi . Gostruisci: poichi fui dato a voi, ip cui tuttora
agenza. (6) Sempre, in Provenzale toiora. [7) S' abbellisee, s' insentilisce^
dal Prorenzale agensa . (8) Nel mio cuore. (9) Ma ehe, per piu che ^ se
non che, in Provenzale mais que j originate dal latino magis quam. Ber-
nardo da Ventadorno:
Bona dompna, plus no, us demand
Mais que m prendatz a ser^idor.
Ifuona donna , plU non vi domando ma che ( cioi te non che ) mi pren^
diate a servidore . Dante :
Ghe non ayea ma cbe un' orecchia sola •
Mon ayea pianto ma cbe di sospiri •
E nel Noyellino: elli non i ma che uno* Gli Spagnaoli dicono pure mas
que . (40) Arnaldo Daniello:
Qtt' ieu no cossir de ren al
Mas que us seryir a plazer,
the io non penso di altra cosa se non che servirvi a piaeere. E Pier di
Bargiacoo :
Non fezi rien mas que al yostre plazer,
n&n fed coea te non che al vostro piaeere. (4i) Non yi gravi, non yi sia
grave, molesto. (12) Voce antica, peso, tedio, fastidio, in Proyenzate peh
zansa .
8^
S' eo SOD di yoi fedde e amoroso^ (1)
Di piu cherer (2) son forte timoroso ; (3)
Ma doppio dono e' dona per usanza
Chi da senza cherere al hisognoso; (4)
JJiull^ uomo pu6 saver cbe sia dogli^nza ,
Se non provando lo dolor d' A more;
N^ puo sen tire ancor che sia dolzore ,
Fincli^ non prende della sua piacenza . (S)t.
Ed eo amando vol , dolee mia iutenza > (6) .
A cui donat' ho Y alma e '1 corpo e '1 core ^
H) Pietr© Vidali
Gir SOS hotn sni ett.
No i>b deu esser greu,
ferche sua uomo sono io , non Ic deve esser grave, G. Bornello*
Gar li sni fis e leials ses enians,
perchi li sono fido e leale senza inganno* E ai trover
Li.sui fidels e amovos,
lisonofedele e amoroso. (2) Chiedere. (3) Gio^ temo fortemente. Rai^
mondo di Tolosa:
\ » . De plus DO us aus preiar guaire,
di piU non vi oso pregar punto . E Arnaldo di Maryigliar
Dona, no us aus de phis preiar,
dotmaj non ^ oso di piu prepare . E in aitro hiogo:
De plus no tis prec, ni no s cove;
Mas tot si' en vostra merce , '
di pih non sn prego-, ni non si conviene ; ma tutto sia in s^stra merci .
(4) Giraldo Borneilo: ^
Que eel don ten horn plus ear,
Quan es pres ses demandar,
eke {fuel dono tiene uomo piu caro, quando e pre$o senza domandare •£
altroye:
Pus eel qui ses querer vol donar/ »
Ben fat lo don mais mil tant aprezar, >
ptHche >eolm che senza cercare vuol donare^ b&n fa it dono fnh mUle tanio
apprezzare • E Meuzzo Tolomci :
Che doplo vale don , che non s' attende .
E in altro luogo:
Ma quelle e 11 dono,: ch'uom piu ave in grato,
Qual senza dimandar trova piacere •
(5) .GiraldtfUo il Rosso:
Nuls hom no saiip que s* es gran benenansa ,
S'enans no saup cals es d' Amor I'afans,
null' uomo non sa che si ^ gran beninanza , se avanti non sa qual e
d* Amort. I* affan»Q . (6) JntenMOnCj in significato d' intendimentO; ainore*
T. II. 1 1
82
Provando di ciascun lo 8uo sentore ^ (1)
Aggio di yoi verace conoscenzR .
La fina gio' , ch' eo di voi presi amando ^
Ml fa lo ben gradito e savoroso
Piu di nessun y ch' ancora aggio provato.
Or che m' avete di tal gio' privato y
Sento dolor piu forte e doloroso
Che DoUo^ che giammai gisse penando«
l^e r a vvenente , che m' ave in balla y
Solo un piacere mi degnasse fare^
Dello mio affanno aasai m' alleggerria y (2)
Se tanta grazia in lei deggio trovare y
Ghed' io alcuna parte della dia (3)
Potease (4) audir lo suo doloe parlare ; (5)
(1) Sentimento. (2) Alleggeriria, alleggerirebbe* GIraldo diCalanaiNi;
Mas si m breages ma dolor
Ben tengra '1 joy per melhor,
ma se ella mi alleggerisse il mio dolore^ ben Urni la ffoia per miglia^
re. E Raimondo di Tolosa:
Tant qu'alenges mon afiin
Ab doass' aooindansa ,
tanto che mi alleggerisse U mio affanno eon una dolce mocoglienxta • (3) Per
dij giorno. (4} Gioi potessi. (5) Blacassetto:
E s' il plagaes que m fezes tao d'onqr,
Qa' ienoilions sopleiao humilmea
Son bel oors gai^ gen format, atlneo,
E 'I dolz esgar, e la fresca color,
Me laisses sospiran remirar,
Ben yei Jamais no m failiiria nal bes,
e se. le piacesse che mi facesse tanto d' onore , che in gfhocchtoni suppii'^
cando umilmente^ il suo gaio^corpo^ geniilmenie formaio, av\^enenie, e *l
dolce sguardo e il fresco colore mi lasdasse saspinmdo rimirare^ fam
{>eggio non mi falliria nessun bene. G. Bonielk>:
S' a leis fos plaient que m* odes,
Me feira plus jauzen estar
E mais ric que non pogra &r
Autre del mon ec*
e se a lei fosse piacente che m* udisse , mi farebbe pHt gaudenie stare e
piU ncco che non potrebbe fare altro del mondo ee» E Feirolo :
Ses respieg d' antra merce
Sol suefra qu'en leism'atenda,
stwza ^Kranza d* altra mcrcedcj solo soffra che a lei mf indiritai*
83
Poi di presente (1) M mora in fede mia ^
Me ne parrave (2) in paradiso andare .
E non poria mancar che in paradiso
Non gisse la mia alma veramente y
Partendo lei da si piacente viso ;
£ stando viyo y credo certaraente
Sovenie aver sollazzo y giooo e riso
Dal ftno Amor, cui son leal servente.
M
.ante (3) fiate puo V uomo divisare
Cogli occhi cosa , che lo cor dicede y (4)
A somiglianza como (5) udio (6) narrare
Del parpallione (7) che lo foco fiede ; (8)
Che y vista la sua spera y a innamorare
Si prende si y che gia non si ricrede y (9)
{\) Presentemente , subito • (2) Per parrebbcj da non imitarsi. (3) MoU
te. (4) Dicede e decedcj deceit j tngannay dal Jatino decipit, yerbo fami-*
lairiiiiinn a Fra Guittone:
Cbi merci vioce orgoglio e lo decede.
Che Sanson decedesti e Salomone*
Che mat 1* avrebbe altmi
Chi 86 stesso decede. ,
(5) Pier came. (6) Per udii. Vedi le Nozloni preliminari. (7) Voce antica,
ferfdlla, in Provenzale parpaii hos » yiye ancora in qualcbe parte d'ltaliay
ma in Toscana si usa in sua vece papilione , cbe discende dal latino •
(8) Ferisce, dondefedita jperferita. Inghilfredi Sioiliano:
E folle sicaranza
Mi fa del parpaglion risoyyenire
Che per clart& di foco ya a morire.
Jaoi^ da Lentino:
Si como '1 parpaglion, ch*ba tal naturae
Non si rancara — di ferii*e al focO|
M'ayete fatto, gentil criatara,
Non date cura «— s'eo incendo e coco.
Pra Gaittone:
Gionceir a fonte, parpaglione a foco
Per ispesso tornare si consuma .
E Lapo Saltarello:
Prendesti seguitando il parpillione,
La spera per piacer non ba temenza .
(9) II Monti nella Prcp&tta dice che ricredere sta per diffidare , ed al-
lega fra gli ^Itri ancbe questo yerso del nostro poeta* Ma egli h chiaro
cbe qui yale credere altrimenti di quel che s' h prtnx^ credutO) di9in«'
84
Ver lui pugnando infin che puo durare^
Onde lo foco morte li concede .
£d eo guardando voi che simiglianza
Avete di ciascuna gio' piacente y
Mi presi oltre poder di vostra amanza. (1)
Sicche r affanno della innamoranza
In amar voi pugnando y similmente
Col parpallion (2) m' ha morto indisianza .
Quesla similitudine della farfalla fu prima usata da FoU
chelto da Marsiglia^ che disse:
Al hel seniblan y que fals Amors adutz ,
S' atrai vas leis fals amantz e s' atura y
gannarsi, mutar d'opinione; led h verbo derivato a noi dal ProTenzale •
G. Faidit:
. Vos am e no m recre
Per mal ni per dolor,
vi amo e non mi ricredo per male ni per dolore . E Guglielmo di S. Dei-
dier:
Mais ea non cuid , si de leis me recre ,
Qu' antra fiel mon me pogues alegrar ,
ma io non penso j se di lei mi ricredo _, die ultra del mondo vd poieise
allegrare .
(1) Amore. (2) II Monti nella Proposta a questo verso annota cosi:
« cib pero che Togliamo si noti h la spropositata lezione col parpallion
m* ha morto, posta nel Vocabolario ad occhi serrati • Dante da Maiano
disse com^ parpallion^ troncando (il che altri pur fecero, massiraamente
gli Antichi ) la voce come innanzi a* consonante ; ed il senso n' esce bel-
Jissimo e chiaro . Ma come T aflfanno ( stancio alia lezione della Grusca )
uccida col parpallione, chi puo immaginarlo? » II Monti ha preso qui
un granchio . La lezione della Grusca col parpallion h giustissima ; ^irai-
perocch^ il nostro poeta ha usato qui col per come il al modo dei Pro*
Ycnzali che dissero col nel senso stesso. Peirolo:
Autressi col signes fai,
Quan dej murir, chan,
altresl col cigno, cioe come il cigno fa , quando deggio morire , canio •
£ cosl pure fu adoperato da Dante nel G. XXIX. del- Purgat.
E questi sette col primaio ' stuolo
Erano abituati,
tioik come il primaio stuolo • E nel G. XIII.
Par SI la ripa, e par si la via scbietta
Gol livido color della pietraja ,
cioi come il livido color ec. I Latini ancora facevano talvolta servire la
preposizione cum agli ufHcj della somiglianza. Gosi Virgil io nel IV. delF En*
oye descrive il calare di Mercurio ad Enea, dice:
Et primum pedibus talaria nectit
Aurea , quae sublimem alls, sive aequora supra ^
Seu terram ^ rapido pariter cum Jlamine portant •
Ore cum Jlamine J col vcnto, vale come il vento.
85
Qaal parpaflhos , qu'^ a tan fob natura ,
Que s met al foe per la clartat que lutz ^
0106: al bel sembiante y che falso jdmore adduce, s^ attn^
verso hi folle amante e s^ attira , qual parpaglione , che ha
tanto/blle natura, che si mette al /uoco per la clariik che
biCe* Dante, da Maiano^ come abbiamo veduto , spiego questo
€ODcetto rozzamente^ e non fu mahgevole al Petrarca 1' accrf»?
«)erlo .d' oraamenti e, farselo suo nei due, seguenti Sonetti;
Gome talora al caldo tempo suole >
£emplicetta farfalla^ al lume avvezza^
Volar negli occhi altrui per sua yaghezza, .
Onde avven ch' ella more , altri si duole ; (1)
Gosi sempr' io corro al fatal mio Sole
Degli occhi y onde mi vien tanta dolcezza ,
Ghe '1 fren della ragione Amor non prezza,
E ohi discerhe e yinto da chi y uole . (2)
£ ^^gio ben quant' elli a schiyo m' hanno;
£ so ch' io ne morro yeracemente ,
Che mia yirtu non puo contra 1' affamio .
Ma si m' abbaglia Amor soayemente^
Gh' io piango Y altrui noia e no '1 mio danno ^ (3)
£ cjeca al suo morir V alma consente •
'Oono animali al mondo di si altera
Vista , che 'ncotitro al Sol pur si difende; .'4)
Altri pero , ch^ '1 gran lume gli oflFende,
Mon escon fuor se non yerso la sera . (5)
£d altri col disio folle che spera
Gioir forse nel foco , perche splende ,
Pro Van 1' altra virtu , quella che 'ncende : (6)
Lasso , il mio loco h in questa ultima schiera •
Gh' io non Son forte ad aspettar la luce
Di questa donna , e non so fare schermi
Di luoghi tenebrosi, o d' ore tarde.
Pero con gli occhi lagrimosi e infermi
Mio destino a yederla mi conduce ,
£ so ben ch'' io vo dietro a quel che m' arde .
(i) Percfai 81 ammazza negU occbi • (2) La volont^ yuok, Jna la ra-
gione non Yuole . (3) Non doleva al Petrarca del suo danno, ma del di-
spiacere di Laura che non voleva ch'egli la vagheggiasse • [4} Le aquil^.
(5) I gua. (6) Le farfalle.
86
Ben h vero per6^ come osserva il Tassoni^ che piu propria-
xnente parvero applicare Dante e Folchetto le simititudini fora^
come quelli che non dissero che la farfalla volasse negli occhi
a ricever morte , ma nella fiamraa ; ch^ , avvegnach^ certi ani-
malucci neri la state volino negli occhi altrui^ ed ivi appor-
tando dolore s' uccidano^ non sono pero questi propriamente
far&lle chiamati «
L' Alighieri aveva avuta una visione , da lui descritta nella
yUa nuova , ed avea pregato molti poeti del suo tempo a to-
krgliela giudicare^ indirizzando lore il seguente Sonetto.
A ciascun' alma presa ^ (1) e gentil core^
Mel coi cospetto viene il dir presente ^
A cio che mi riscrivan suo parvente y (2)
Salute in lor Signor y cio^ Amore •
Gia eran quasi che atterzate (3) 1' ore
Del tempo , ch' ogni stella h piu lucente , (4)
Quando m' apparve Amor sunitamente y
Gui essenza membrar mi d^ orrore •
Allegro mi sembrava Amor y tenendo
Mio core in mano y e nelle braccia avea
Donna avvolta in un drappo dormendo • (5)
Poi la svegliava^ e d' esto core ardendo (6)
La paventosa umilmente pascea :
Appresso gir lo ne vedea piangendo .
A questo Sonetto fu risposto da molti e di diverse sentenze ^
fra i quali anche dal nostro Maianese della seguente maniera ,
che potrebbe disingannare chi credesse che la Beatrice di Dante
fosse a questo tempo allegorica.
Di cio che state sei dimandatore y
Guardando^ (7) ti rispondo brevemente,
Amico mio^ di poco canoscente^ (8)
Mostrandoti del ver lo suo sentore •
Al tuo mistier (9) cosl son parlatore :
Se san ti trovi e fermo della mente^ (10)
it I
{i) Inotitiiorata . (2) Parere. (3) Cioi, gi^ erano quasi Ic qaattro ore.
{A) Vale a dire della notte , comecche nel giorno lo spleudore delle stelle
. if cinto da quelle del Sole . (5) Cioi dormente , il gcrundio inyece del
participio, frequentissimo negli Antichi . i6) Cioi, che ardeva. (7) Con-
sideraodo. (8) Per conofcente . (9) Al tuo bisogno, al tuo fatlo. ^40) Qoh
•a tei ia certello, se non sei fuor del senno.
87
Che lavi la tua collia (1) largamente,
Accid che stinga (2) e passi To vapore .
Lo qual ti fa favoleggiar loqaendo : (3)
E se gravato sei a inflerta (4) rea y
Sol c hai farneticato , (5) sappie (6) intendo.
Gosl riscritto el mio parer ti rendo;
Nfe cangio mai d' esta sentenza mea ,
Finch^ tua acqua al medico non stendo . (7)
Oltre a pareccbi Sonetti Dante da Maiano scpsse pure alcune
Ganzoni , le quali y ancor queste , altro non hanno che YOglia
essere osservato , se non se una soprabbondanza di versi e di
rime , yuoti d' idee ; il che fu pur troppo comune ne' tempi
migliori^ ma riesce piu nojoso ne' poeti di questa prima epo<-
ca , perch^ non sapevano per anco inorpdlarli coll' incant*
dell' armonia e coUe grazie dello stile.
(jaia donna piacente , (8) e dilettosa ^
Yostra cera (9) amorosa
In ver me rallegrate , (10)
E 'n gio' cangiate — mia grave doglienza. (11)
In gio' cangiate mio greve tormento^
Gentil donna gioconda ;
Non vi deggia piacer ch' eo mora amando
Yostre adornezze e '1 gaio portamento .
(1) Per coglia, come doUia e doUiosOj per dogiia e ehgliosoj che i
Bomani e i Troyatori posero sempre due LL, ove noi ora osiarao ilGL,
e disiero voll , doll , meil ec* (2) Siingere per estinguere si troya con fre-
qaenza negli Antichi • E Dante tiel G. XXX. del Farad.
A poco a pooo al mio yeder si stinse.
Ha non i da imitani . (3) Voce Ut. parlaodo . Dello da Sigoa di«e 1^
Nod come parvo par vostra loquensa.
(4) Sincope A'infermitk. (5) FarneUcare, e freneticarej dir cose fnor di
pvoposito, ed i proprio dei febbricitanti • Qai yale delirare. 16) Aatico,
per mppi. Vedi le Npzioni preliminan, (7) Porgo^ mostro. (8) II Piw-
Tenzale, bdha dana plazeny belia donna piacente. (9) Viso* (^0) Fra
Gaittone:
Viveria in maggior gioia
Che nuiruom, donna altera.
Solo che sensa noia
La Tostra dolce cera,
Sempre ch' io la sgaardasse,
In Ter me s allegrasse ,* e pago fora«
[ii) Rambaldo d' Orange:
Dofuna, pus men cor tenetz presy
Adoussatz mi ah dous Tamar,
donna J poiche mio cuore tenete preso, addolciaiemi con dolce l^amarom
88
Merc^ non mi oonfonda y (t)
GeDtil mia donna ^ per cui vo penando :
Ch' eo noa fino (1) pensanda^ -^ dalce Aniore^
Ver lo vostro vaiore ,
Com' eo possa servire ^
Ed aggradire — vostFa benvagtienza • (3)f
Pin m' aggradisce di voi , avvenente^
Solo uno sguardo arere >
Che d' aUra donna prender dilettauza^ (4)
4 ^
(4) Fotclietto da Marsigtia:
Qae '1 bel sembian no mi confonda,
6h^ il btl sembiante non mi confonda • (2) Non cessa di pen^are • (3) Gi^
laldo, mqaiero :
Nueg e iorn pes ca pogaes. ayeait
£n far son grat , ,
' noUe e giorno penso come poiessi amvare a far suo grcUo ; cLote- ad ag^
gradire a lei • E Arnaldo ai Marviglia :
S-i que mos maiers passamens^
Betha domoa dousa* e yalens^
Es tot per far vostre plazer,
sicchi il mio piii gran pensiero ^ bella donna, doice e^ smlcnte ,, i tiMOh p»
fare il vostro piacere. (4j lu un'altra GaDzone il aostro poeta:
E qoanto pi& si duoJe
Meo cor, pii!i ama e Tuole
Di yoi ) dolcc mia amanza,,
Istare in disinnza,
Che d'altra aver cempita gto'df amort*.:
B« d^Alamanonr
Que de leis am maia Y esper,
Qae d' autra ayer guizerdon , : m •.
€he di lei amo piit la speranza, che d' ultra aver guidepchne* Arnalda di
MarvigUae
Mais am de yos sot un dezir^ • >
E 1* esperans' e 'I lone esper >
.^' ' ' Que de nitlh' autra son jazer,,
pO^ mno di voi solo un disire j e la speranza e il iungo- aspeUure^ chedf
nuW altra sua giacere ; cipfe il godere • E altroye :
Bona domna, de (otz bos aibs compUd^^ •
Mais am de yos lo talent e '1 dezir,
Que d' autr ayer tot so qu' a drud sf eschai^
buona donna , di tutie. le buone' qualila eompita , pih amo di voi la iHH
lonta e il desio , che d' altra avert iutto cib che a drudo ( amante ) av»
venga. Beltrando da I Bornio:
S' ieu mais de yos, ont ai mon cossirier^
Non am totz temps ayer lo dezirier,
Que de nulba s'amor, ni son colguar,
se io piit di voi ove ( nella quale ) ho ( fisso ) il mio pensiero , non amo
tutto tempo (sempre) avtre il desiderio , che di nulla (altra donna) it
suo amore e il suo coricare ( letto }• £ Blacassetto:
89
E ciascun' aitra patbmi neente . .
Adorna di piacerc 3
Gui tuttor servo di puria leanza y
Fate mia malenanza ~ (1) in gio' tornasse; (2)
Acciocch^ ni' alleggiasse (3)
La dolorosa pena ,
Che non allena , — (4) donna di valenza . (5)
Amor mi fa sovenle tormentare ,
£d alio cor sen tire
Pungente pena, ed angosciosa e dura.
Prendo pavento del mio inaamorare; (6)
£ temo di perire^
Si mi sovvien di voi ^ bella figura.
Pi^cente crialura, — a cui son dato ,
Del mio gravoso stato
A voi prenda pietate
In caritate , — fior di conoscenza . (7)
T
anto amorosamente rai distringe
Lo disio d' Amore^ (8)
Che mi sembra dolzore
Ciascun affanno , che di lui mi vene • (9)
Qae major lionor ai
Sol el vostre deman.
Que s' aatra m des bayzan
Tot quan de tos volria,
che ma^iore onore ho solamente pel s^stro rifiuto , che se un! altra mi
donasse baciando tutto auello die da voi io smrrei.
(\) Maressere, affiizioDe, tri&tezza. (2) Invece di iorni j moh si con-
Terta. (3) AHeTiasse, alleggerisse: qui sta per alleggerisca • (4) Scema,
allenia, dal lat* lenis^ molle. (5) Di Talore, di yirtii; cioi doona Tir-
tiiosa . (6) Per innamoramento . (7) Fior di seano, fior di sopienza. (8)Ar*
ualdo di Marviglia:
Si m destrenh, dona, Tostr* amors ,
'I mi distringe^ donna j vostro amore . Rambaldb da Vachera :
Tant fprt me destreing e m veuz
Vostr' amors , qae m' e$ plazeas ,
tanto fortemente nd distringe e mi vince \H)strQ an904X che m* c piacente •
K Fra Gutttoae :
SI mi distringe forte
U amoroso disio.
(9) Amerigo di Bellinoi:
Si m destreing Amors tan amorozamen
T. II. 12
92
Distretlo a vol mi ten , donna gioiosa ^
^ Lo dilettoso amore ^ (1 )
E lo piacer del voslro chiar ylsaggio • (2)
Dell quanto mi fu bene avventurosa
K ora ^ che lo meo core
Di voi piu fino amar prese arditaggio . (3)
Che 'n SI grande allegraggio — (4) mi ritene
La nostra mnamoranza ^ (5)
Cli' ogn' altra beoinanza (6)
In ver lo mio disio si disvene • (7)
J^onna ^ la disdegnanza
Di voi mi fa dolere ^
Poichfe merce cherere
Non mi val ne pietanza . (8)
{\) P. Milon :
Que s' amor tant fort me lia,
che *l suo amore tanto forte mi lega • (2) Voce antica per nso . Jaeopo
da Lentino:
G>si m' ave distretto 11 mio coraggio
E lo suo bel \isaggio,
Gh' k d* ogni beltk raggio , »— m' infiammao .
(3) Antiquato, per ardire. M. Giovanni dairOrto:
Ben fu pi^ ch' altra graziosa Y ora
Che per grazia discese
Si dolcemente Amore nel cor mio •
Garaldo Bornello:
Ben aia '\ temps e '1 iorn e '1 an e 'i mes,
Que '1 dolz cors gais, plazenter, gent noirrits,
Pfer los meillors deziratz e grazitz,
De leys qa' es tant complida de totz bes.
Me saup ferir el cor d' un dolz esgar,
ben 0(ggia il tempo e il f^iorno e V anno e il m^se > che la dolce persona
gala e placentiera ^ nobilmente nudrita , per li migliori desiaia e grqdita ^ .
ai lei ch' e tanto compita di tuttl i beni j mi seppe ferire il cuore d* un
dolce sguardo • £ il JPetrarca:
Benedetto sia '1 giorno, e '1 mese e 1' anno,
E ia stagioue, e '1 tempo, e T ora e '1 punto,
E '1 bel paese, e '1 loco ov' io fui giunto
Da duo begli occhi cbe legato m'banno.
(4) Voce antica, o/Ze^rezza. (5) Innamoramento, o amore* (6) Bene, fe-
licity. (7) Disvenire J Tenir meno, mancare, cbe anticamente si disse an-
cbe ifu$venire e miniss^nire . Fabbruzzo da Perugia:
Nol tegna folle, s'egli minisTcne*
(8) Un Trovatore:
Qae mort m' a una mala res ,
»3
Non mi dogli' io se Amore ,
Donna di gran valenza ,
Mi di^ core e voglienza (1)
Di gir voi disianda. (2)
Ma di che lo meo core
Aye pena e doglienza ^
Che la vostra piacenza
Mi va pur disdegnando :
Che di voi , bella , amando (3)
Lo meo cor non ricrede , (4)
Tutto (5) vostra mercede
M' aggia si in oblianza .
Gaia donna e gioiosa ,
Per merc^ soiamente
Non vi sia dispiacente
Sed' (6) eo v' amo iti disire .
Yer me non sia sdegnosa
Vostra cera ridente , (7)
Gentil donna piacente j^
GoUo dolce avvenire ; (8)
Ch' eo non fino (9) servire
Vostro nobile affare j (1 0)
Qu'anc non mi yalz Dieus ni merces,
che morto m* ha una mala cosa , ( cioi la sua donna , che gli era cagio-
ne dd siio male) cht unqua non mi vals&sDio ni merce .
(1) VolontSi''. (2} Jacopo da Lentino:
Non dole ( il cnore) ch' aggia doglia,
Madonna y in voi amare ec.
(3) Sta Invece di amare • (4) Non muta d' opinione , sta fermo nel sac
})roposito. II FroTcnzale: no m recre d* amar Ikys^ non mi ricredo d' amar
ei . (5) Per tuttoM*^[^) Se , come ched per che ec. (7) Viso ridente.
(8) Av^^nire per avs^enimento in senso di avvenenzaf grazia j come in
qnel dt Mino Maconi:
In piacer si mi tene
Lo suo ayyenimento .
E lo bel portamento ec.
E Fra Guittone:
Ahi com'mal yidi sua beltk piacente 9
E suo chiar yiso e suo dolce ayyenire,
E 'I dire e '1 far di lei pi& ch' altro gente!
(9) Gesso. {iO) II vostro affare o ilfattq vostro j inyece di voiy ad imita-
zione de' Proyenzali • Pier di Bargiacco:
£t a la fin totz temps serai clamos
Del yostr' afar,
ed alia fine tutto tempo (sempre) sarb clamoso (terro baoM memoria e
94
Nh mi credo allegrare
Che di vostra sperahza. (1)
D' ogni valor compita (2)
Fora vostra bontate^
Se un poco di pietate
Fosse in vostro cor misa : (3)
N^ cosa altra gradiCa
Alia vostra beltate
Manca , donna , ( sacciate (4) )
Che pieta : (5) cio m' av visa . (6)
ne dfrft" fcmpre bene ) del vostro off art; cloi di voi* E Ja«opo da Leu-
lino :
Mi sforzo s' io potesse
Ch' io cotanto valesse
Che a vol paresse — Io mio affiir placente •
(i) Arnaldo di Marviglia:
Jamais salat ni autre be
Non aura, si de vos no '1 ye,
f(iammai salute ni altro bene non avrh , se di vol non gli viene • (2) Per-
feita, dotata perfettamente • (3) Messa, collocata. (4) Formola comane ai
Poeti Provenzahy che di tanto in tanto inseriyano nei loro yersi so sof*
pchatz^ ci& sappiate. (5) G. Faidit:
El dolz parlar e 1 dolz rire
E totz los bed c'om pot eslire,
Beutat, gaiez' e joy en,
Honor, pretz, yalor e sen,
Res, mas merces, no i es a dire,
7*/ dfdee parlare e il dolce ridere, e tuttl li bent che uno pub scegliere ^
bellewzaj gaiezza e gioventiij onore, pregiOj valdre e senno, nessuna cosa^
fuori che pieta ^ non le manca. Blacassetto:
Qae res de bes no i fail! mas qne merces,
che nulla di bene le manca fuori che pieta. R. di Barbezili:
La o' beutatz e joyenz e yalors,
Que no i faili res mas un pauc de merce,
Que no i sian assemblat tot li be,
Ik ov* i belti J giovinezza e valore , c fuor che manca un poco di pieta ^
tutto il bene di quaggiit si raccoglie . L' Alighieri :
Perchi si troya in lei
Beltk di corpo, e d' anima bontate:
Fuorcbi le manca un poco di pietate.
£ il Poliziano nelle rime:
Altro non manca alia tua gran bellezza
Se non esser benigna e graziosa •
E in altro Inogo:
A cni dirai, se T ascoltar le cale,
G>me nuir altra. cosa
Le manca, pur che yoglia esser pietosa •
(6) Mi sembra. Di avvisare impersonale nel significato di sembrare ab-
biamo im ettAftpio nel Tesoretto del Latini:
9S
Diinque (1) eomo h dWiM
Da pieta vostr' altezza ,
Poich^ tanta adornezza
N' avria vostra innoranza ? (2)
Di negghienza m' aTtisa
Ghe nasce convotisa •
(1) Ver dunque • (2) Voce antica per onoranzaj gnore^ aome imn^rmre
per onorare • &• di Barbezill:
E pq^, dona, granz es Tostr' honor,
' -''^ Et en Tos son totz bos aibs assemblatz,
' ' CSar no i metetz un pane de pietatz?
E poich^, donna, grand' i il voslro, onore, ed in voi sono tuUe lebu^im'*
JHolita assembiate , (riunite) perche non vi mcUctc un poeo di piclik?
ambaldo da Vacbera:
E Dieus com pot formar
Tantas bellas faissos
Lai on merces non fos?
E Dio come pote formarc tanle belle faifoni ( forme o - maniere ) la 0m
pieik non fosse? G. Faidit:
Ben m meraveill « pus in ma dona estan <
Pret e yalors plazens e ditz cortes,
Com pot esser que no i sia merces,
hen mi maraviglio , poiehe in mia donna sianno pregfo e, vfdore piaoiuUe
e detli cortesi^ come pub essere che non vi sia pieta* £ altrove:
E merayeilh me de leis on es honors 9
Joirens e bentat, que no i sia Amors,
e maranngliomi di hi^ in cui i onore^ gioventii <? beltk, che non id
Amore^
LA NINA SICILIANA
D
'a Dante da Maiano non pu6 atnlar cUsgiuntH la Ni&a
Siciliana^ donna gentile e leggiadra^ bellissima sopra tutte le
altre del suo tempo , e della sua Nazione y e che m la prinaa
femmina che s' abbia notizia che poetasse in lingua volgare. (t)
Pochissimi suoi versi sono a noi pervenuti ; e se non sona
yersi d' oro , sono pero sceverati dalle plebee brutture ; per cut
znerito di 'essere annoverata tra i * fondatori della Italiana fa-
Telia ^ e citata nel Vocabolario della Grusca.
Dante da Maiano y sperto non pur di lettere , ma si di
leggiadria^ che yiveva al modo di buon paladino ^ udito ch' ella
era in fama di poetessa ^ se ne accese ; le scrisse comecche
ignotOj (2) e la richiese d' amore. Gode la donna ^^ e gll ri*
(4) La gloria di essere stata la prima tra !e donne Italiane a coltw
Tftve )a poesia volgare, puo forse esserle contra^tata daGaia BgliadiGhe^
rardo da Garni no che fin prima del ^ 254 accoglieva amorevolmente i poeti
Proyenzaiiy e di Gui fa menzione Dante nel C. XVI. del Pai^at. \k dove
dice:
O tuo parlar m' inganna, o el mi tenta,
Rispose a me, en 6, parlandomi Tosco,
Par cbe del buon Gherardo nulla seota*
Per altro soprannome i' not conosco
S' io noi togliessi da sua figlia Gaia«
II qiial luogo commentando Fra Giovanni da Serayalle della Diocest di
Rimino e VescoTO di Fermo, che fu discepolo di Benrennto da Imola, e
traslato e comment^ in Latino laGommedia di Dante a petizione di certi
Prelati della Magna, dice di Gaia le seguenti parole: De isia Gaia filia
dicU boni Gherardi possent did muliae laudes, quia fait prudens domi-
nuj literataj magni connlii et magnae prudentiae , maximas pulchritudi^
nisj quae scivit bene loqui rhytmaUce in vulgaris (2) II nostro Dante fece
come GiofFredo Rudello, che s' invaghi della Gontessa di Tripoli , senz'a-
Terla mai yeduta , ma solo sentendo ricordare dai pellegrtni le sue virtui
e la sua beilezza • Gaut6 di lei, Tiaggidt per lei a Tripoli, ma in nave
ammalatosi, fu esposto sulla riva come morto . La Gontessa lo seppe,
venne a lui, ed egli le mori nelle braccia • Onde il Petraroa nel Trionfo
d' Amore, Gap. IV.
Gianfri Rudel , eh' uso la vela e '1 remo
A cercar la sua morte .
spose c««M», poWhA^ ie' tni MtAfli fiitttio i lofo coUivatori
pari a se nmm^ « ^li cRsse: im' dlli co&tatu pef gioia F aver
tale amante : «r ft<lio desMefatla dt ted^tia ^ e cMoscere se la
8ua penna atWie buMtt ni^tk^&otktiiA col cuore . (A) Ella 1' amo
poi tanto ^ che n#ft Vdle dlie Ultri si Vailta^sd d^R' amor suo ,
e si faceva dYiatHife fa niftH di Dabte . Edco il iSonetto che il
poeta da Maiaii0 l€ Iiid^i«is6!
La lode e '1 pr^gte e '1 sentio t hi ytAtntu,
6«titii itA^ ddDtm , di vostiti piaeenza ^
to* bM fiitto tofdlnieiite itiMmoriare; (S)
S itiis^ tu<to in tostra canoseetiaiil
Di guida ul ^ che giii considerate
Nite degiio drndai ^ cbe ftfr VOstrar Ytiglietiitei ;
9i m' ha disttetto Amof d^ Vdi antate .
Dl tanfoi J>t^g<^ tMtra sigiiofi^ ;
In kico ^ mercede 6 di pi^lamf^
Piacelafiri ntAeh' eo Vd^m seriro ^b .
Poi mi teffaggio > (3) doltstf dmnk ibitt ,
Fermo d* aver compile la sperantu
Di ci6 che lo meo core ama e disia «
A 6ui la Nina coal rispMe3
QiKal sate Yoi ^ ^e caM prftflferenaa (4)
Si fate a me j senaa pur voi mostcarc ? (5)
Molto m' ageazeria (6) voMra parvenn ^ (7)
Percbi 4 meo oor potesai
(!) t^rficarl, Di)^^a S Dante. C. Vtt. (21 Per fama uom s* itimtH
mofAj dice *A P^trarCii. Gugfidmo di Beziero Jtceva pure afla sua Joniiat
Ouftr ie' Cis aln mais c|ue ttufba res qae sia,
£1 anc DO us vi , maa auzit n* at parlar ,
pf^fehi id A ofHO piijk the rtulta cosa che siaj, td unqua nan U W4f , ma
iutUO A'^bo patlate. Amadio d^Esca:
£ sabelz que yers es^
C 6m ama de car fi
Pemtiaa que ano no ti,
&>i per anzir lauzar,
e sdpeU che verO^ S che uno ama di cuOr fiJo femminm che unfua hqm
s^dej ifH^ solo pe^ udirla taudare • £ Salad ino da Pavia :
Lo Buon pregk) e lo nomo
Lo cor deir uottio — face innamorare ;
La6nd^eo fn'inifamorai.
Donna piacentei audeodoYi 1»udare«
(3) Terr&* (4) Profterta, e$4bizione . (5) Sensa mo^trarvit senza favvi ve-
Jfefe. (6j Mi {yiacerebbe, m' aggradifebbe . (7; Presenza, in Proveftaiile
patvensa, dal verbo parere in significato di apparire , mostrarsi.
T. II. 1 3
98
Voslro mandato (1) aggrada a mia iDleoza; (2)
In gipia (3) mi conteria (4) d' udir nomare
Lo vostro Qome , die fa profferenza (5}
D' essere sottoposto a me innorare , (6)
Lo core meo peosar non si savria (7)
Alcuua cosa , che stnrbasse amanza ; (8)
Gosi affermo , e voglio ognor che sia •
L' udire a voi parlare ^ voglia mia ,
Se vostra penna ha buona consonanza (9)
Col vostro gore ; od e tra lor res^a • (1 0)
Dante le rispose con un altro Sonetto , in qui ]e dice che s' ella
volea sapere il suo pome, guardasse per testa, vale a dire i
capiversi del iiiedeaimo. Ora^ ciii questo Sonetto leggera scrit-
to , un verso dopo 1' altro j secondo il nostro uso , e come si
trova stampato in tutte le Raccolte, avra certamente molto che
fare per rilrovare 1' acrostico del nome Dants , ii quale sta ,
come abbiamo detto , ne' capiversi • Si legge dunque all' anlica^
cio^ due versi per riga^ nella forma seguente, e si avra nelle
iniziali dei primi cinque versi il nome Dante « >
Di cio ch'aadivi dir primieramente, geiitil mia donna,di vostro 1aadorey(1 i)
Ayea ta lento di saver lo core, se fosse ver cio ben compitamente .
Non com^audivi i\ troTO certamente, ma per nn cento (42) di menz^gna fore;
Tanto v'assegna saggia lo sentore, (1 3) che move e ven da voi soprassaccente •( H)
E poi {i 5) vi piace ch'eo vi parli, bella, se '1 cor va daila penna svariando, {i6)
(i) Sincope di dimandatOj cosa dimandata, nel significa(o di diman'^
da J ovvero cosa mandala, (2) Inienzione dal lat. inlentio. (3) Pronanzia
giV per la misura del verso. (4) Valaterei, ripnteret . (5) Profferenza 4
qui ripetato in rima , contro le buone regole dell' arte • (6) Per onorare,
voce antica • (7} Sapria, saprebbe, da savere per sapere. (8) Amore.
(9j Conformity, corrispondenza • (40) Oiscordia; cioi, se la penqa e il
cnore discordano fra di loro. La voce haeresis j^ da cui vieno la nostra
resiaj presero i Latini dalla greca ac/9t9i«, e fu tratta a significare non
solo setta o opinione discordante dal comane sentimento in a cuo dom«
ma, ma ancora fa usata per contesa o dissensione . II Borgiiini nel Tn^t-
tato de'Vescovi Fiorentini : « la parola eresia, la qualCj CQ«ne altre mol-
te, levandone per un nostro proprio uso la prima lettera, diciamo resia,
o che dalla forza propria della voce, o pur da questa occasione nascesse,
o da qualunque altra si fosse , fi' nostri Antichi discordia valeva , e dis^
aensione e scanJolo; e si 4 ancora in molti , che dell' antica e natia fa-
\ella ritengono, mantenuta; e questo intendevano, e intendonQ ancora
dicendo : niettere resia fra mogUe e marito ^ o fra' congiund* » {\\) Lode,
voce antica, in Proveitzale laudor . (42) Cioh cento volte piuj in Proven-
zale per un cen. Folchetto da Marsiglia ;
Aissi vaira son ric pretz per un cen,
cosl varra il suo ricco ihcrito per un cento . E il Petrarca :
E dcgli amanti piii ben per un cento.
(13) Romore, fama . [M] Soprassapiente . (45) Poich^. (16) Discrepando,
discordando •
99
Sa4^ciate mo(4)cbe ben son d* an volere.E se T*agen«i (2)|el yt^\ro gran savere
Per testa le meo dir vada cercando; se di Toler lo meo nome y* abbella;('3)
II Perlicari^ per dimostrare che un medesimo volgare illustre.
s' adoperaya ia Italia nel primo secolo della lingua , cita ad
eseuipio i ^due primi Sonetti ^ che abbiam recati , ch' egli chi»*
ma battuti ad un conio uguali di r6zzez:&a^ eome d' eleganza;
e quei di Palermo, egli dice, puoi credere scritti a Firenze^
come quei di Firenze scritti a Palermo . Ed afferma liberameote
la lingua della donna di Sicilia e quella di colui da Maiaoo
essere la medesima: e le voci^ le terminazioni , i costrutti^ e
le forme, derivarsi tulti da una sola sorgente. (4) Ma^ per
poco che uno sia addentro nella favella , ravvisera quanto sieno
diversi e per la frase e pei modi della lingua. £ cbe non sieno
di purita in tutto eguale, e che vi si discerna gia il principio
di quelle diversita^ che doveano cogli anni la Tosca favcUa
dalla Sicula e dalla Lombarda distinguere , lo ha cbiaramente
dimostrato il Tommaseo. (5) Dopo aver confessato, egli dice^
che il Sonetto della Nina, come Sonetlo^ e migliore, veniamo
alia lingua . In quel di Dante null' altro io scorgo d' improprio
che il miso in vostra canosceriza, e la wstra piacenza ; il
qual secondo modo ognun sente esser simile alia vostra rive-
renza, alia vostra paternith, e a tutte le altre ceremonie so*
ciali , che serapre furono , sono , e saranno ridicole e barbare.
Nel Sonetto della Nina all' incontro si osservi:
I. L' agenzeria, ch' h vocabolo usato anche dai Toscani,
ma che nei Toscani esempli, connette all' idea del piacere, 1' idea
d' un' azione piacevole, o d' una gradita agevolezza .
II. Quel parvenza che non e gia , siccome ne' Toscani ,
sinonimo d' apparenza , ma di presenza ; modo ch' io non oso
dir barbaro, ma che niuno, io spero, vorra dir elegante.
(\) Ora, modo Lombardo, troncato dal modo de' Latin i. (2) Vi pince.
(3) V aggrada. Di siflatte bizzarrie, cbe quanto ora appariscouo insipide e
di niun momento, altrettanto ullora erano vagbe e spiritose, si diletta\ario
pure i Proveiizali. Dalle lettere final! per esempio dei prinii quattro yersi
d' una Canzone di R. di Barbezill si rileva il nome della sua donna, cl.ia-
mate ANNA .
Lo iorn qu* el nom en mon cor tent s' imprimA,
Fo aquel '1 iorn de ma destructioN,
De ma rujna e ma perditioN ,
Qu* ai ma persona exequalida e primA,
il giorno che il nome nel mio cuore tanto s' impresse , fu quello il giorno
della mia distfuzione , della mia rovina e mia perdizione j che ha la mia
persona isquallidita e oppressa. (4) Della Difesa di Dante, G. VU. (5) U
Perticari confuteto da Dante , Lez. III.
wo
IXU V intern , cbe altna ivi mm amm m ptm AiMk^
zicmfif 4»id' h m dive: «^ox/ra iiumi&ito mggrada^ alta nUa in^
temuene ^
IV. M^^^^^ P^i* dimando , o^ » vii^i ^ per C05ii mon-
dattti frase gpflb, cui n«l Sooelto del Rorentiiia non pqossi
tytiTttre la tinMgliante .
V. In gioia mi centeria , per diro sarei tieta : oacnra
BMdo c contortD . (I)
YI. II vojT^ra iMnw s&ttopo$io a me &netw^ / disdboe clie
tieue del ftils0 .
VII. ^ ^ra ifMi0 • Dante dice lo meo core / e quanto sia
pra vising alia vera tlegaim , nmn h uqie eh^ io ^ dica .
Vlli. £^i>^ m s^i parlare / modo ebe oea aaria ^ credo |
afiuggito pi biion l>aQle .
IX. Quanto a resia per diseerdia, V essere (ptella irpce
adopraia dial ¥o1go Tosoaqo , non preira ae nxm die il Sicttla
iUitatre $* appressa al volgere Toscaiio .
Appare da ci6 manifesto che V anlico primate dirf fficiiB
non pertiene alia Kngua , ma piuttoet& alio aUle •
Qfgm^ ma^Ia Banfte in wnn su& CkMisoaac
Um^ m Wi^vei cio ^m' h V^^
Mifio wnESCimtiJ^^
Uoi
^me la qu^iotr gloria di w iti^pa^ 4ige Jl Negri > (1)
^ far pompa deUa mM hi^ 9Jmw% ^ &wto dA Sole , cosl la
i;loria di questo ScrittfiW la fa QOippArlf o iUtt«tl0 il» ficcia di tanti
suoi Gonteniporanei letterati . i)gjii QA^pqae da lianibertuccio ^ di
aaticbissipM^ (9 oobttiaMmA iHirpe Fii)9eiitma> deUa dei Fresco-
baldi ; fieri sul finira 4ii Saci^o XllL ^ cM>e la fortuna di
Tivere e risplendere in queUa ^oaia (5t«§WHie elM apandeva tanti
raggi d' illustre faiw Danta Alighi«ri, U S^Wdbo If loda com^
assai fanioso poeta j aalapoqendola « Jawpe figlittOflo di Dante^
che giudica molt^ al djfiotto wf^m ^hmto di Iw; e il Boccac**
cio nel GommeQUi 41a divmi €^iMn?dla lo app«ttf famosissimo
dicitore in rima ; «(i jnfiiUi Mlla me poe^ie «i WTYisano lampi
di poetica elocuzi«»e , «l)f I0 inat^am aopra |^ allrl lirici del
6U0 tempo ; ed ^ a 4o\m^ fbe mm m Abbia uaa maggior quan-
tita di sue rime • Non si vuole parkMOto ka^ei^ |^r sua gloiua,
ch' egli opero obe Isanti ripigHas$^ il «aQ po^nM 9 mandando
al Marehese Morello Mala^iaa i artie priwi hwbAi , ritrovati in
un fonuere stato hhms^U^ in €a9a dA frateUo d^Ha moglie di
Dante ^ per sottrarlo alia rapaditadttta pleb9 tumidtiiante^ quan-
do assalto la ^m» daU' AUg^ieH , omdaiimti^ all' f siiio ; e con-
fort6 il Marehese cba itaaameiitaas? a Daote cbf compiesse
un' opera cosi bella • Dantf veggettdD il ([|(ttadamo , se ne ma-
raviglio ^ ch* era^o ben oinqua anni oka biaciato' I' avea , e ri-
spose al Marehese » a lo eatimaTa YCHramonle cJie questi , con
altre mie cose e wAttme aaaai p foasai^o jmI tempo , che rubata
mi fu la casa , perduli ;. e p(^ dal tutta n' af^a It animo ed il
pensiero levato ; ma pofcb^ a Dh> h piftQiuto ^ oba perdu ti non
sieno , ed hammegli rijasM^Mii inoanai ,. io adofaiew eio . »
(4) Storia degli SarittPri FiafenAioi .
\
102
U Barbieri nel suo libro delV Origine detld poesia ri^
mat a cita due Canzoni del nostro Dino^ 1' una delle ^uali in*
Gomincia :
L' alma mia trista seguitando 1 core ,
e r altra:
La foga di quell' arco cfae s' aperse ^
ina esse non sono fino a noi pervenute • Di quelle die abbiamo
alia luce, quattro solamente di numero^ addurremo ad esempio
le due seguenti:
Un sol pansier , cbe mi vien nella menie ',
Mi da con suo parlar tanta paura ,
Ghe 4 cor non s' assicura
Di volere ascoltar quant' ei ragiona .
Perch^ mi move parlando sorente '
Una battaglia forte e aspra e dura ,
Cbe SI crudel mi dura ,
Gh' io cangio vista , ed ardir m' abbandona «
Gh^ 4 primo colpo , cbe quivi si dona ,
Riceve i\ petto nella parte manca
Dalle parole , cbe '1 peusier saetta ;
La prima delle quai si fa si franca ,
Ghe giunge egual con virtu di saetta ,
Dicendo al cor; tu perdi quella gioia ^
Onde convien cbe la tua vita moia .
In questo dir trovo tanta fermezza ^
Ghe dove nascer suol conforto in pria ^
Or piu tosto si cria
Quel y cbe mi fa di vita sperar morte ;
£ quivi cresce con tanta fierezza
Questa speranza , cbe cosl m' h ria^
. Gh' ogni altra fugge via
Yinta e tremando , e questa riman forte «
£ se le mie virtu fussero accorte '
A far di loro scudo di mercede ,
Vienne un disdegno , die lo spezza e taglia ,
£ questi h quel cbe duramente fiede ^
Ghe dice alia seconda aspra battaglia :
Io tolgo pace a tutti tuoi desiri ,
£ do lor forza di crudel martiri «
La terza vien cosl fera parlando ^
£ di tai crudelta signoria porta ^
Gh' assai piu mi sconforta ,
Ghe non faria di morir la speranza •
10^
Questa ml dice ^ cos\ Tagionando :
Vedi pieta , ch' io la td reco. sgorta y
La qual fedita (1) e morjta .
Fu nel partir della tua bella axnanza ; (2)
Iq te convien che cresca pgni pesanza (3)
.TantOy quanto ogni ben tuo fu '1 disio,
Gh' era fermato nella sua bell^zza ;
Che quel piacer j^ chepria '1 cor t' aprio
Soav^mente con la 3ua dolcezza ^
Cosi^ come si mise umile e piano y
Or disdegnoso s' h fatto lontano .
CanzQa ^ di quello , ondq molto mi duole y
Tu porterai novella
A quella giovinelta donna bella ,
Che piu bella k che '1 Sole. (4)
Tu la vedrai disdqgnosa ridendo
Render grazie a cqlui.
Che co' martiri sui
Mi fa cosi per lei morlr piangendo •
p
oscia ohe dir eonTiemmi cio ch' io sento ,
E ch' io sostesno faticosamente^
Per la vita dolente^
Che piangendo alia morte mi conduce ;
Qual sia e quanto il mio crudel tormento |
DiroUo a voi, mia donna ^ solamente^
Gui paurpsamente
Guardar disio , che negli occhi mi Ince .
Se questa doglia , eh' a parlar m' induce ,
Puo sostener y che non m' uccida intanto y
Gomincer6 '1 mio pianto;
Gh^ so che r ascoltar vi fia soave y
Yedendo quel ch' Amor per voi mi face ;
Se non vi fosse grave
La fine y oy' io attendo d' aver pace .
Io sento plover nella mente mia
Amor quelle bellezzie y che in voi vede y
E il disio y che vi siede y
{\) Ferita. (2) Innamorata, amante. (3) Peso, affanno. (4J II Pelrarca:
Una douna pi& bella assai che '1 Sole •
Crescer tttittti cm la sut rti^tutm,
£ coDOsemdcr dhe BcAlesta sitf ,
W s' innamora ; diif piaumtf ! cmde •
Gosl ifdft tua fedd
li0 ffl|afitMi Aflttof Mfla ro^tt^ iferc!2%d«
€fire M! 1 ptt^tt Vt tragge a m!i gfave^Sa ,
Questo tmri! il dolor, dne t! contehtai
E fified c^ flor ri} m' alldtfta ,
Men par ch' n sentd ; dnde poeo tni iralfe »
Yoi diadegttate a! tX htskw t! gaau ,
A cui taotCf tie Oafle ,
Che ttai tion posa y A t'^ fia mnsdatft .
II consolar , che fa la vosdta ti^Ca ,
£ che per niez20 il fianeo u^ apfH e fende ^
£ quivi tantQ attende ,
Ghe '1 cor eoflftriett che rimanga a^operto ^
Poi si dilunga , ch^ Vd1or6 ac<|afftta ,
Gridando fortq, un aUO dltfar cfOnteodej,
£ la aartta* pfMde ^
Tal che uccidermi ei crede esser certo ^
EkI apre verso questo fianco aperto y
DioeadOi fuggi all' aniflia ebe tdi ^
Ghe campav msA porrii «
Ma elia allende il suo crudial fiedira^
£ laatfia U eor oel paato^ eli» aMUa^
0i fttd f(aite disite ,
Gu4 aoB uccida «olpo di aa#Ua ^; (SQ
Poi che nel cor la percoaaa vai k gionto^
£d i« l?iflofaiig(» «o^ naUa vite ^
€i06i' u)wn ^ da c«i partiU
Fmso o||»' alti^ vtrttt Soirie # akun^
Perch^ dinanzk all' affilaUi> p&Ma ^=
Gredendoch' alWr aaal k mill toitaf^ (8}
GUraoiMia ar' ^ ftiggita «
(1) PantOy nulla. (2) Oantd ticftle rime.
E qaedta slMtkleggiata Jl faii tMfter,
Signor, non cum oolpo di ttio aCeala •
(3) Per /f/te, cioi morte, a I modo delGreci che dicevano il morire rtXr/ify
fimrcy da xihifine. E gli Spagaaoli, fenecerj finar .TkinUi nel. G. Ill .del
Puri^W
O ben finiti , o gA spiriti etetti j
benfiniti, cio4 che arete &tta unH buona fine, una baona morte .
105
Cosl facesse quella ^ ch' aacor dura ^
La qual di me altresi poco cura
In coosumarmi ^ quanto faccia Amore •
Chh per lo suo valore
lo posso dir y clia io non sia or morlo ;
Gfa^ sarei faor del male , ch' io sostegno ,
Dove m' h fatlo torlo,
Gb6 r iixtiilta vi ia creacer disdegno .
Dunqiie se T aspro spirito ^ che guida
Quesla apielata guerra e fatkosa ^
Vi vede disdegnosa
Di quanto cheggio per aver di)etto^>
Gome coal nella morte si fida ^
La quale esser non puo taoto gravoaa.^
Se la vita i noiosa
Ghe non sia pace ^ ed io cosl \ asj^fio ?
Yoi udirele: che sen(ir mi pare
Una voce cuiamare y
Glie paria con pieta y vinla e tremando y
£' vieiie a voi per pace di colui y
Ghe la morle aspeltaodo
Vede la fine de' martlri sui •
Abbiamo pure del noslro Diiio alquanli Sonetli, i quali splcn-
dono in molte parti di non poche bellezze si per la condotta ^
che per la soavita.e la polilezza dello stile ^ e per l^immagini
yivaci e gentili. Becheremo i seguenti;
l^a Stella con si nuova bellezza y
' Glied il.Sol vince, ed ombra la sua luce y
Nel ci^ d' Araqr di tanta virtu luce (1)
Ghe. m' innampra della sua cbiarezza . (2)
£ poi si trova di tanta lierezza y
Veggendo come nel cor mi traluce ,
Ghe lia preso con quei raggi y ch' ella induce ^
Nel firmamento la maggiore altezza •
Oh come^ donne^ questa nuova stella
Sembiante (3) fa che '1 mio viver le sptaccial
£ per disdegno cotanto h salita I
(1) Splende. (2) Cino da Pistoja:
La bella stella, cbe '1 tempo misqrat
Sembra la donna, che m' ha innamoratOy
Posta nel del d' Amore.
(3) Fa vista, fa segno.
T. II. 14
/
10«
Amor ^ che nella mente mi favelh , (1)
Del lume di costei saettd face^ 02)
K segno fa della mia poca vita • '
Q
uesta e la giovinetta ^cli' Amor ffuida->
Gh' entra per gli occjii a ciascun cbe la virde;
Questa e. la donna plena di mercede ,
In cui ogni virtu bellac^i fida.
Vienle dioai^i Amor ^;Cl^e par dbe rida $
Moslrando il gtran valor .dov' ella siede.;
E quaodp giimg^ ove;umiUa la chiede ^ '
Par che di lei ogni vizips' uocida.. (3)
E quanda a salutare Atuor la ipduce ,
Onestamente gli occhA move alquanto >
Che danno quel disio c^e ci favella •
Sol dov'. k nobilta gir9 sua luce > (4)
II suo contrario (5) fuggeodo altrettaoto.^-
Questa pietosa giovinetta bella ^ : . ; >
«
Jl er tahto pianger ch^ i miei Ocdii fanno \
Lasso ! faranno V altra gefite accorta ' ^
Deir aspra pena , che lo mio coi^ portti ^ f(S)
Delli rei colpi^ clie ferito Y hanno.
Ch^ i miei dolenti spiriti , che vannb
Pieta caendo ^ (7) che per loro h mortia ^ '
Fuor della labbia (8) sbigottita e smortd
Partir$i vinti , e ritoirnar non sanno •
(i) Dante ; ' ,
htaot, che netla ment^ mi ragiona • '
(2) Fa. (3) Dante:
Questa e colei che umilia ogni perrerso •
(4) Gioi, i suoi occlii. (5) Ciohy non h nobiltk. Fra Gnittone a8& lo
stesso modo:
Acciocclii osanza e natnra ba 'n lei miso
Quanto pi& pu6 di bene,
Ed ogni contrar ten d' essa diyiso •'
(6) Sopporta, (7) Cercando; antiquato, di cui non esiste cbe il geruodio*
(8) Volto, faccia.
107
,Qfie3to e qpel pianto , cl^e fa gU occhi tristi ,
' £ la mi^ oiente paurosa e vile ^
Per la pieta die di se stessa prende •
d[ispietata saetta e sottile ^
Che per mezzo lo fianco if
Com'
f i
Clhe per mezzo lo fianco if cor m' apristi ^
i^om' e ben morto chi '1 tuo colpo aULendel
(1
N
on spero di trovar giammai pietate
Kegli occbi di costei; tanto^ leggiadrai'
Questa si fe^ per me si sottil ladra ,
Che '1 cor mi tolse in sua giovihe etate.
Trasse Armor poi di sua nuova beltate
Fere saette in disdegnosa quadra ; (1)
Dice la mente, che non h bugiadra ; (2)
'Gh^ per naesszo del fianco son passate.
lo non rilrovo lor^ ma il colpo aperto
CoR'iina voce^ che sovente grida:
Merc^ y donna crudel , giovine e bella .
Amor mi dice , che per lei faveUa^,
Nuovo tormento convien che t' uccida y
Poi (3) non se' morto per quel ch^ hai sofferto •
p
oscia ch' io veggio T anima partita
Di ciascheduna dolorosa asprezza.^
Diro come la mia nuova vaghezza
Mi liene in dolce ed in spave vita •
Ch^ per lei m' k nella mente salita
Una donna di^gaia giovinezza , .
Che luce il lume defia sua bellezza
Come slella Diana , o margarita •
Ques^ta mi pon conle sue man nel core
Un gentilettp spirito soave
Che piglia poi la signoria d' Amore.
Qoesti.ha d' Ogni mip spirito la chiave ^ (4)
Accprnpagnato di tanlp valore
Ch' esser ooa.pup coo lui< spirito grave.
(<) Maniera . (2) Per bUgiardaj metatesi da noa imitarsi. (3) Poichi.
(4) II Petrarca :
Del 9il&'eaQr,> jbaHa, Tuna e 1' attta chiaye
Avete in jnano •
108 .
Dino ebbc un figlio ^ di nome Matteo , 11 quale camminandci
per le vestigia del padre , Suisse d' Amore con molta dolcezza
e leggiadria; e quantunque egli fiorisse qualche anno dopo il
Secolo XIII. con tutto cio crediamo far cosa grata ai nostri
lettori ^ riportnndo qui una sua Canzone^ per quanto aappiamo^
inedita , che abbiamo trascritta da un Codice Stroziano p
gnato N. 993 , esislente nella Magliabechiana •
Amor 9 dacch^ ti piace pur ch' io dica
Quanto Natura di virtu cwona
La donna che mi sprona
A farmi di se servo asaai contento f
Dico cbe gentilezza la notrica
Naturalmente soyra ogni persona;
E queslo effetto suona
Per tutto r universo ^ e io '1 conaento ;
Percb^ , quando la miro , nel cor aento
Una dolcezza ^ ch' ^ tanto soave ^
Cb' io ne ringrazio te ^ e lei dico : ave •
J& di bellezze adorna costei tanto ,
Quanto a figura umana si conviene;
Che y a chi la guarda bene ,
Visibil prova ne dimostra il vero ;
E non I cor villano non sia affranto ,
Ch^ , quando per fortnna a lei s' avviene^
Prival d' aflfanno e pene
Tanto che monta di virtute altero:
E questa e la cagione perch'. io spero
Vivere in pace senz' alcun difetto ,
Mirando sempre fiso al suo aspetto.
Gome fin^ oro a paragon fa prova , ,
Similemente in lei face onestate^
Donde la sua beltate
Sormonta innumerabile vittoria .
Dunque creder si puo che da lei mova
Quanto di £& ^ speranza e caritate
Onora umanitate ,
Yeggendo lei di tanta fama e gloria ;
Amor , chi rimarra in sua memoria
Dappoi la fine della nostra vita
Ogni virtu V ha Iddio stabilita •
Poscia che data fu al mondo luce
Per,lo sommo fattor ddla Matura^
Sovr' ogni criatura
r
Bi senno e cortesia costei avanza ;
Pero. chi segue lei come sua duce ^
Iscorge quanto porge dirittura y
E.fuor di vita oscura
Vive sempre giocondo in all^anza.
A chi % accende di falsa speransa ^
Disiando sua vita fuor d' onore ^
Segue stoltizia e non verace amore.
Ganzon mia bella ^ pulita ed adorna y
Segretamente troverai costei ,
£ quando T hai parlato ci6 che dei ^
Prei^di da lei commit to y e poi ritoraa • (1)
(1) Dn*altn Canaone, pure inedita, di Matteo si troya nel suddetla
Godice; ma per esser esso scorretto e guasto assai in quaiclie parte, non
abbiamo potato ricayama alcana sana iezione •
FRA ^ACOPO»fE
r '
T. •• ■'
JLl beato Jabopone nacque in Todi / citta dello Stato Pon-
tificio^ dalla famiglia dei Benedelti. Egli fu per lo innanzi uomo
di secolp^ lelterato , e avvocato nel foro; anzi di quell i , che
per art! furl)esche fan sorda guerra ai cHenti piu che agli av-
versari: razza perversa , e non esdnta giammai . Narrasi ch' egli
vesli la Serafica divisa^ dappoicbe perdette la sua bella e casta
nioglie: la quale feritasi nelle ruine d' una sala di hallo , fu da lui
dopo molta renitenza oppostagli slacciata^ e vista sotto le gentiti
{^onne cinta di crudelissimo cilicio. N^ guari ando che per la
rimembranza delle colpe antiche divenne quasi pazzo. Mortifi-
«o$si con austerita senza esempio : ed era vago di comparire il
piu abietto degli uoinini neir operare e nel dire . E tra le altre
cose raccontagi ch' egli una volta impegolossi tutto nudo di
liquida resina^ e poi si ravvolse in molte piume^ che addpsso
alticcaleglisi^ lo facean comparire un moslruosissimo uccello;
e cosi n' ando in mezzo ad una piacevole brigata^ che n' ebbe
flcbifo e dispelto assai grande. Standosi povero e lacero un' al-
ira volta a servigi di piazza , e richiesto da un tale che certi
poUi a casa sua ne portasse , presigli e gitosene , cacciolli den-
Iro alia sepoltura di lui.E in altro tempo avvenne che aven-
dosi comperato interiora ^i capretto^ delle quali pativa assai
gola ^ appiccoUe alia sua cella ; ove per molti giorni si dilet*
lava di fiutare quel fracidume ^ e di conversare co' vermi: fin-
che sparsosi il fetore ogni dl piu crescente pel monistero , ne
raostro ai tapini Frati la sozza origine come un trofeo : di che
riscosse improperi e penitenze da mentecatto. (1) Giva per le
(i) Egli fu imprigionato nel luogo comune; ed in qaella occastone
serisse il Cantico che incomincia:
O giubbilo di core
Che fai canlar d' Amore •
m
contrade in Iraccia di cbi k) vitupevsE^se o il ibattesi^^ e i fao« \
eiuUi gli correan dielro con urla e fiscbj gridando Jacopoasi \
Jacopone y il quale era niiserabilmente dirvennto il saUazzo
della ciiU. (1) N^ sotf da passarsi sotto silenzio le svenUiro *
che aofferse pel suo troppo libero dire contro Papa Bonifazto • '
Mentre questi^ sdegnato coniro i Golonnesi ^ assediara Pale» ^
strina^ Jacopone alia vista de' danni , ond' era tribolala laGhie-'>
sa\y Don poi^ frenare il suo zelb , e scrisse coulro qiiel £onle<*,
fice alcuni Cantici ^ tra cui quello che incomincia: »
O Papa Bonifazio ,
Quant' hai gioc^tb al mondo! > »
AcceM d' ira il Pontefice , poich' ebbe in mano^Palestrina^ fe' i«i«:
carcerare estrlngere tra' ferri Jacopouey condannandplqa viverv
solo di pane e acqna , .e p6rcuolend)o}0'iaiiol9e di anatenul; e'
Jacopone descmse in alcpnt Gantici qoella wsl cattivita. Iq'
queni du?a! carcere egli stelte^ finch^ BoniSazio* no» fo egli>
slesso imprigionalo dar Colounest: auai dicesi cheFra Jacopone
glie V avesse predetto, e ohe, areadolo un^ giorfo Bonifaiiot
interrogatOy al passare innarizi alia -prigione, nelU quale en
cbiuso : quando ne usoirai tu? Jacopone gH riapoqdesae: (fuan^^
do tu Q* entrerai : La predizioue si vepificd > compiulameiite ;
poichd poGo tempo dopo^ essendo il Bapacadoto' ndie. naani*
dei Francesi e dei Golonnesi ^ fu da loro ihcarcerato^. (2) Fra:
• X
(4) Giorn. Arcad« (2) Gioyer^ qui il dichiarare^ per la Stori^ Jella
poesia del Secolo XIIL, cbe Bonifazio Vfll.fa'poeta notil dispregevole. Ecea-
un sue* oomponimeoto, sooperto da Girbiaiho Amati in^ oa AiUico Gadiei)
VatioanOy e pubbiicato dal Perticari • , .. . ,
Staya la Vergin sotto della Grace:
Vedea patir Jes«!i, la vera luce:
Madre del re di tatto \ tthlVerso • ' >
Vedeva il «apo cbe staya tnchinato^ / i . r \
£ tiftto, if.corpo ch' era tc^ffientato ; . /
Per riscattar questo mondo perrerso*
Vede lo figlio, cne la guarda e dice:
Oh! donna afflitta, amara ed infelice,
Ecco il tuo figlio: e Joan le mostraya •
Vede Taceto, cb' era col fiel misto,
Dato a beyere a! dblce JesA Cristo,
E on gran coltello il cor le trapassaya •
Vede lo Dglio tutto passionato
i Dicer colla Scrittufa: h, consnmato. ^
Fiume di piant6 dugli occhi disserra-.
£ Cristo pate e Muor tra le flagella.
Piange la matre yergine pulcella
II redentor del cielo e della terra.
112
Jaoopone oUenne la ! sua liberazi<me ^ aUa qude sopravvisse tre
mxki y e ioQori circa il 1306.
i In mezzo a . queste avversitadi , stravaganae e traveFsie Ja*
copone acrisse il siio divoto , ma in gran partS rozzo Ganzo-
nierb ^ assai dal lato deila lingua prezioso: e cio mostra quel
ch' b yerissimo , die se un viliano impazzisce , prosegue villa*
namente a parlare ; quandoch^ un elegante dicitore diveiiuto
paszQ y meaoera sempre a pazzesclii modi scelte e graziose pa<-
role.
Alcuni moderni hanno assai vilipeso il nostro Jacopone^
e fra gli altri il Perticari il quale y sebbene in una parte della
su» Opera (1) aflpsrmi ch' egli splende per molti iMghi di
molto ono , tuUavia in altra egli si scaglia a modo di rioghioso
botolo addosso al povero poeta da Todi ^ non ne facendo oiente
iueno cbe uno Zanni . Odansi le sue parole, a Pochi piii di Ja-
cdpone ardirono allargar la lingua^ e di varia e divisa farla Or
mile e a^la . Inipcrocdie usando egli per umilta un dire iutto
inchinaio.al plebeo, parlo sempre tra il Todino e il Romane-
sco> e.riempi^ quelle sue scritte di voci e di forme Unabre^
Latine, Campane^ Sicule^ Galabresi, Tosoane: siccbe ne uscl
poi di sovente un sermone tuHo mescolato > e senza cura, come
di did , per fare una bella gbirlanda y meitesse a un fasqio coUe
rose le ortiche » (2) s( « Nondimeno crederemo obe Dante y
avendo in mente di parlare de' suoi coetanei y non dimenlicasse
Fra Jacopone da Todi^ del quale sono a noi pervenuli tanti
lit>ri dji vqrsi divoti^ serbatici piultoslo dalla cristiana piela^
ebe daU' amore del bello siile y seguendo colui le care peste
de'sttOi vicini^ e ^mo&irandosi pur assai goffo e squisilaoaente
plebeo. E ci sia buono 1' osseryare di cbe pellegrine vooi egli
arriccbisse talvolta il lesoro della favella; la quale allora tuLta
fresca e recente potevasi con poco senno fornire di molli e sani
t necessarii vocaboli. Ma costui fabbrieavali alia libeni, o piu
Teramente alia pazza^ e taiito atrani e ridevoli da disgradarne
Grandbsiinp dolore al core avesti,
Vergine madie, come tu yedesti
II caro %lio, qnaiido era spirata.
Questo dolor fu di tatita possauza,
Clie mi lie volte ogiii mar tire avansa
Che fosse niai per te martiriziato .
Madre di misercordia, uraile e pia.
Sola speraiiza dell' anima mia,
Contra '1 nimico donami vittoria .
(1) Delia Difes0. di Dante j Cap, XXV. (2) Loc. cit. Cap. id»
J
115
il Zai9M ^Ife^'QBibU)di6i: cooiier qUando ^ trovandosi stretlo ad
una. c|esinton«a m ini , 905i venoe cbiudeodo le stral:4) d' una
sua GansKHi^'; *:
. • , i Cadono in malsanini .
.t I. Per 1« tracce volpolini.
Primogenitura vendini .
Le bellezze Bersabioi •
• Conipagnia de' Sodoniini.
Messe le sue radi«:iui •
iN^ per .questo plebeo il decoro delJo stile era migliore che quello
de' vocahi>li . Percb^ trattaftdo materia teologica e santa , e do*
Yendo .aovra tuUo ^guagliare colla dignita dello stile quella delle
iKUtuagini ^ adopero un' arte tutta sua e novissima , cbe oUe-
neva appuoto il contrario del suo propasito. Onde cosi lodafa
Maria e il misterio della sua verginita.
pregna sensa seniina
Non fu mai falto in femina.
O parto inaudito I .
)l figliuol partorito
Da entro del ventre uscito
Di matre sigillata .
A non romper sogello ^
Nato k lo ligliuol bello >
Lassando il suo castelio
Colla porta serrata .
Ma non ingosziamo piu questo fango^ ehe gia ne siamo
sasi u (.1) Quest' aspra censura del Pesarese^ contro il nostro
poeLa^ h affatto ingiusta per piu ragioni . In primo luogo ^
come ha bene osservato il Cav. Alessandro de Mortara , (2)
egli lo ha giudicato e seuteneiato cosl qrudelmente suir Edizione
delle Opere di Jaqopone pubblicate dal TresaHi; la quale e si
fatiamente scorretta^ da non vi si trovar quasi nessuna Ode
che DOD sia dal principio alia fine orribilmente svisata • La
3ual cosa non sarebbesi per lui fatta ^ se qualche buon Codice
elle sue poesie avesse prima consultato • In secondo luogo y
egli avrebbe dovuto riflettere che al tempo di Jacppone parec-
cbi Frali, e Monache non pure^ scrissero molte poesie sacre
[\) Scrittori del Trecento^ Lib. I. Cap, IV. (2) Poesie iiiedite del Beato
Jacopone da Todi . Lucca , dalla Tipografia Bertini MDCCCXIX.
T. II. 15
i
414
ftd ifnitfizione di Ini ; le <{ttali dappoi MieodMi Mr niovtti fte»
ligiosi di«ordinaianienie raccolte^ in ua con qiiene del «ostra
Todino ^ vennero quasi tuUe senz' alcuna distinsiooe a que*
8t' ultimo attribuite. E siecome erao elleao^ quali d' ordinario
sogliono essere le imilazioni^ catttre cose^ cosl tutto il bia-
simo , di <^l^c parvero degne a taluni , sopra il Beato Jacopone
ei riverso, Laonde niolta parte di quelle Laudi, le quali paft-
sano sotto il nome di lui^ non sooo $ue; e in questo uumero
stanno appunlo le due^ di eui egli riferiace alcune strofe^ per
irridere e malmenare come fango tutto il rimaaenle . la terao
luogo , comunqtie si fosse stata la faccenda di qiiesle rimey noa
panni che ad tinCritico impanciale coiiyemsee giamniai di an-
dar trascegliendo in un grosso Volume due del passi pi^ dao-
nabilt , per dire infiamia del reslo . Se altrettanto at pmticasse
inlorno air Alighieri ed al Petrarca , che aono i prlaii Gl«jaici
nostri , non potrebbesi ferae dir queilo stesso eh' egli ha detto
di Jacopone? Sicch^, per la riverenza ohe ai chiari iagegai 6
dovuta^ sembrami dicevole cosa che faceiaai ragione a questo
glorioso; il quale ^ peritissimo com' era della professata giuri-
sprudenza e della teologia, e libero e franco tanto da non ri-
manersi dallo improyerare paiesemente ad un Pontefice de' suoi
tempi i danni che travagliav^an la Ghiesa , essere non doveva
uomo SI da poco e plebeo , che solo di pazze , strane , e ri-
devoli cose si dilettasse, come il Perticari ha osato affermare.
£ qui agli esempj , da lui addotti j dello stile goffo e plebeo
del nostro poeta ^ noi vogliamo contrapporne alouni altri, onde
si Teda chiaramente ch' egli non striscia sempre umilmente a
terra , ma sa pur aoco ^ quando egli vuole ^ spiccane in alto il
suo Tolo.
% forse un concetto che manchi di coneisione e di forza,
quando il poeta 'rivolto a Gelestino^ inalzato alia digniia poa*
tificia , esposta a tante fatiche ed a tanti pericoli y gli dice cha^
se sara uomo virtuoso y forte e costante y non resterJi vialo dalie
difficolt&^ a guisa del valoroso soldato^ che portando la b«i-
diera^ e trovandosi ove la pugna k piu pericolosa a feroce,
non si perde e non cade y ma tien forte if gonfelone in maoo?
Quando V uomo virtuoso
Posto h in luogo tempestoso ,
Sempre il trovi vigoroso
A portare il gonfalone •
Quando grida a Papa Bonifazio y che lo avea scomunicato e
imprigionato ,
II pastor per raio peccato
m
Posfo m* lift fiior AttW o^Ue , (1)
Ish mi f lova ako bdaito ^
Che lu' ammeEta pes 1' oatile. (2)
O jrastor ^ die n&n ti sve^Ii
A qjJuM* atto into bekto ^
Che mi tragghi di senlenaa
Dello taO' 9GiomMGBA» 1 (3)
Se star amupvc i«nprtgiiMi«tio>
Q%i^a fetia nocr. ti &«s4a ^
Pttoi {Wirmi con alttr' asUt^ (4k)
Gome piace al luo sedile . (5)
E non h forse bella V immagine^quaink^neir ftscendere un' ani-
ma virtuosa ai ParadSsO^ ai figura egli die le si facdano in-
coiilro per onorarla^ e la ioviilkia ad andar^ a godere della ce-
leste beatitudine, i Santi padri^ i Pcofeti^ gli Apostoli^ i Mar-
Uri ^ e le altre schiere dei Ck)ofessori deUa fede ?
Da poi dfte della> fede ^ (6)
Alma ^ tn set; sptetide&te ^
Lk fodth santi int ilaali
Che sia (7) della lor gente •
Boil venga naetrft eognito ,
£d aaaica e fiiareiite;
Deg^ti esseir piaceBte
Gov not di nposaf e .
1^01 cbe dcUa^^ apesanza (8)
Tw hai ai belb» omatfK ^ {9}
Li prafeli b' inniitaiM>
Gbe vadi abiafo stato «
Vieni con noi , bellissima ,
Al nostro gloriato , (1 0)
Quail , h $k sflliiii0a40
Non (1 1 )' A' pdrk eoMure .
fit) Medkaat^k soManka che itpara lo seoolatnaatQ)'' daUa ^^
nione della Chieto, detta dal poeta oi^ile per istar nella metafora, •'■■^
cbiamato il papa, capo della CUttta^cdt nana ia pa^iore . (2) Porta, dal
lat. ostium. (3) Cio4 della tua st<mmmi€^j iwaodtf if participio sostanli-
Tato iftveea defc aame ./Vtdi: W Nwdmi prdiminarl. (4) Cioi ^wtigaritoi
coo alUa peaa. (5^ Alia ta* sedia apastoiicft, ossia » to. (6) II poetn ai«^
tribaiice la ftdelt^ at Padvh antiebi , «d itoitaziao^^ finrse deU' ^o«tohi»
obe ekiama Abiamaj^af^in Mtic&on cire^ii€»u/7i . (7)Ci0e elie tu aii de-Mar.
lota aahieoa, 4d( Ibiio mimeiai.^ (8) Atbribuiioa 1* spewida* ai Pit»fclif how
94 dwi: in: eiM« «>» SiMro ancoi» alta i^vt & . ia» noiaia* in leoo- ka pid^
insigne. (9) Ornamento. [\0) Gloria. [W) Cioi cAc /ion n poria.
Bacch^ di cariUte (i)
Tu porti il vestinipnto , '
Li Apostoli t' invilano
Che vadi al lor convento. (2)
Yieni^ alma nobilissima'^
A tal dilettamento ,
Che ogm inteDdimetito •
6i annega nel pensare .
Con quanta robustczza e con quai viyi colori non ci dipinge
egli il peccatore atterrko dal giudizio ^ che verr^ Grislo a fare
nella fine dei tempi?
Chi ^ questo gran Siie^ • ' ' *' •
Rege di grande altura ? (3) . i « • *
Sotierra i' vorria gire , . ' '
. . . Tal mi mette paura . •?
Ove potria fuggire • - -^ • ' r •
Dalla sua faccia dura? (4)
Terra , fa^ copritura (5)
Cli' io nol veggia adirato.
E \n altro luogo: .
Udii una voce , che pur qui mi chiama ^
Sorgete , morti , venilje al giudizio . (6)
Qual h la voce che fa risentire
Tutte le genii per ogni contrata?'(7)
Sorgete, genti, venite ad uidire i
La gran sentenza , che deV esser data .
Or e il tempo che si de' sceverire (8)
Chi dee gire -^ in gloria od in supplizio •
(1) Molto bene h aitribuita qui la caritii agU Apostoli, nei quali di-
scese lo Spirito Santo in lingue di.faooo,
Verbis ut essent proftui ^
Et charitate fervidi y
•ome dice T Inno della Cbiesa. (2] Goncilio, congregazione, ossia scbiera.
(3) Voce antica per alfezza* (4) Severa. Doe Godici della Riccardiana
hanno: •
Or cbe sarii egli a adire
:. Qnella sentenza dara? . / «
(5) Goperta; cio^, .terra ^ ouoprimi . Neil' Apocalisse : DioeHi moniibtu et
petris : cad lie super' nos, et abscond Ue nos a facie sedentis super ihronum
et ab ira ^gni : ejuoniam vemt dies magnus irae ipsorum j et • qnis poterit <
stare ? (6) Surgite j gentes , venite ad judieium . (7) Per contrada^ per lo
scambio del D nel T, (8) Sceverare, separare, cio^-i baoni dai cattivi .
S. Matteo: separabit enim vos ab imicem , sicut pastor segregat oves ab
haedis • . «
117
Non trove loco dove mi nasconda , '
Monte, ne piano ^ uh grotta o foresta , (1) . ...^ . ' ,
Che la veduta di Dio mi circonda^ (2)
£ in ogni loco paura mi desta .
Orvmi conviene davanti a lui gire, '
E riferire — lo mio raalefi/Jo . (3)
N^ con minore energia souo espresse le cose di grande orrore
che precederanno il detto giudizio •
Tutti li monti saranno abbassati • ;
E r aire (4) strelto e i venti contarbati ,
£ '1 mare muggira da tutti i iati .
Con r acque lor staran ferrai adunati
I fiumi ad aspetlare.,
Allora udrai dal ciel tromba sonave ,
£ tutti i morli vedrai suecilare, (5)
Avanti al tribunal di Cristo andare ,
E '1 foco^^td^nte per V oria volare (6)
Con gran velocitate.
Dope che r alme saran radanate
In valle Josaffatte apparecchiate y (7)
UdrassiCristodir dalle beate
Sedie alia gente: or ben mi risguardate \ ^ .,,
Come fui mal concisito .
£ i suoi ministri (8) standogli da lato
Ne additeran le piaghe del costato,
Le mani e i piecTi come fu forato, .'
E d' acuta corona incoronatp (9)
Con segni che ancor lene .
/ n , E mostrera alia gente le sue pene , , ,,( .
, £ le fruste e le fuue e le catene .
.1 suoi tormenti e le sue male mene. (10) ,, ' •
L' anime di tristizia allor ripiene
. Piangecan disperate. (11)
., I
< »
, . , ' . -'II
(i) Netr Apocalisse : absconderunt se in speluncis et in petris montium*
iln'ergico e l)antesco. (3) Cio^ raccontare il .mio male, i miei ^eccaiu
(2) En'erg
» /■ rt — --— ■■r-"— -—■-—■ - y ■ -^ ——-■»■ V v« ^» -^' ■— ' —V — -^ , — — — — — ' - — ■■ WW — ■•ir T wm — » — - — _> V •— ' <^ — — w _ 'v
S. Pablo: omhes enim nos manifestari oportet ahte tribunal Chri^stv ut' ri-'
fer(U unu€(fuisque propria corporis , (4) Gio^ IVaere iDgrossato e m'rachiato
di mali yapori , i quali non saranno dai yenti rimossi. (5) L'ApostpIo:
canft enim tuba ^ et mortui resurgent incorrupti . (6) II Salmista : ignis
ante ipsum praecedet ^ et inflammabit in circuitu inimicos ejus ^ (7) 11 Pro-
feta Joel: congregabo ornnes gentes ^ et deducam eas in vallem Josaphat .
(8) Gli Angioli • (9) Cioe. delTa corons^ di' spine. MOj Maneggi, tratta-
menti. (44) S. Matteo: et nunc plangent omnes tribus terrae •
A
lis
Si poteva con piu breri parole dipittgere ta corta daraCa del 601 e
die eon quesli due vtm ?
Lo fior ta mane h frato ^
La sera il re\ (t) seecato . (2)
E si diranno eglino versi di poetar gojffh ephbeo i seguenti sul
nalale di Cristo r
lie^gicmrchie stiperne
Dal cielo eva»» disieese];
Lueean coni^ Focerne
K fbca ardenfe accese
Le foro ale cKstese •
Qaesti altri suUe sf esso argomento ?
Lassiam d' esser tilkini^
PigKam^ la corfesia •
And'iam ttrtti a yeder& '
Jesu y quando dormia*.
La terra , V aria e flf
Fiorir, rider faciV,(^
Tanta dolcezza e grazfar '
Dall^ sua fecczra tiscla .
£ r affettuosa e naturale pittora in fihe^ eh/ eg^li^ei fa di Maria
accanto al bambmo Gesn cfae dbrme?-
Quando un poco talora iF dV dormiVff ,
E tu dfestar Tolenda il paratfi^o^
Pian piano andari die nt>n ti sen-tf?^,
E la tua bocca ponevi aV suoi viso .,
£ poi dicevi con materno risor:
Non dormir piu: , ch^ tf sarebfee rwi .
Questo non e certamente un parlare da Zannv, iih uito scrivere
da poeta , die solo di pazze, strane e ridewfi cose si diletti .
Che se uno sr valesse sdiegnare contro if ndstny Jacopone per
aver egli usato talvolta delle vocf insolite, dfelfe frasi non mai
udite e dei modi bassi di dire^ hr qdaK coster acmo in gran par^
te del tempo , sarebbe il medesimo che se si pigliasse coUera
contro un albero , perch^ incominciando a mandar fuori i suoi
fifutti,, non subito ce li douasse dal heV principio maturi. Ma
se Qgll luith ^ sempre beUou dl £aori nelF apparato delle paiwle^
e^ daUer fnaaij, k peror quasi sempre belki< dl deotno- nei siwiiflaeiMi^
(4) At>tkQ per \^edi. f3) >b Pdlizna»o f
Fnesca' h he rosw di^ merttinQy e a' ffirtt
£11' ha perdvta miar hfAknam allei»*
(3) Per faccM .
c nelle immagini; a somigUaaza (ki tabecoacoU tli Salomouej
che di luori coperti erano di .rozze pelU, ma di dentro splen-
dent! d' oro e di gemooe . £ si potrebbero aiiehe assomigliare Je
sue coniposizioni a certe frotta , ie quali Ja iiatura ricoprendo
con dura scorza , par €he oe abbia Jtenuto non poco conto , «
ci abbia dHlo ad intendere ch' elle soiio piu durabiii delle altre^
e meno atle a jmtreSarsi deatro al corpo di chi le riceve; •ed e$7
sendo di fuori Mi^i dure , banno pero di dentro molto dolce e
profittevole cibo.
Jacopone scrisse moiti Ganlici che sono di un procedere as-
sai poetico; ed oltre aUe seutenze maravigUosa ohe dentro ri
sono^ egii usa ael dire ass^i dolei affietti e dagoi di essere non
Bolamente lodati p 'o^b imitati aocora ^i buoni e leggiadri acrit-
tfiri< Sono deUati iBoltre coo esLro aopraoaaturale e con tal
yeemenza , che allri per a v Centura non ne ha la nostra lingua
nh piu g^gliardi n^ piu efficaci a sgridare i vizj^ e infiam-
mare le abime aU' acquisto della grazia divina. Forse la loro
bdlezza si nei pensieri che nei modi di dire non apparira gran
fatto agli occhi di certuni, che alia santita degli argoraenti^ o
alia etK in^cui fiirono scritti non hanno riguardo ; xna sendo essi
da aversi in conio di ciechi^ non sono tenuti a giudicar dei co-
lon • E il fatto si ^ , che chi voira giudicare dirittamente e li^-
gere le opere del nostro poeta su buoni e eorretti testi , vi po-
tvk raocogliere non poche gemme ; nh egli h per nassuna ragione
da vilipendersi e gittarsi nei fango ^ come dal Perticari si h fat-
to. £ ben mostr6 di noo viiipenderlo il Tasso^ ma di averlo
letto ^ e di avervi , come in un altro JSnnio , racoolto dell' orp ,
eome si fa manifesto da alcuni luoghi della sua Gerusalemme ;i
che noi vogliamo qui riportare.
Jacop. Gia non fa mai veduto
Amor si smisurato>
Che , allora quando h nato
Aggia tanta potenza •
Tasso . O marayiglia ! Amor , ch' appena h nato ,
Gia grande vola , e gia trionfa armato .
Jacop. Questa rosa vermiglia (1)
Da alta virtu piglia ,
Onde Gooqepe a figlia . (2)
(1) Inteode la Vei^ioe Maria. (2) Partorisce; ma si dice piik propr.
d«IW bestie. Aoche Daote nei G. XXVIU. del Purgatoria:
coQcepe e figlia
Di diyerse tirti diverse legna.
12D
Tasso .
Jacop.
Tasso ,
Jacop.
Tasso .
Jacop.
TassQ .
£ de' tiepidi fisiti , o maraTiglia ! •
Gapidameate ella coocepe e figlia .
Non si trova uom st securo
Cui non generi pavore . (1)
Alma non e cosi secttra e forte
Cfae non pav^enti.
Crude) morle h 'I suo sguardato . (2]^
Quant' ^ negH occhi lor tei^rore e mortet
Ne venisti (3) pellegrino,
Nudo , povero e tapino .
Insin dal primo d\ che pargotetto -
Sen venne a farsi peregrin del mondo .
£ Dante pure in piu pavti della sua Commedia noct mosfm egfi
di averlo letto e imitato tal?olta in aleune frasi e- in alcuni seali^
nienti? (4)
Jaeop. ' Magno e dormo e vesta penni .
Dante • £ magna e bee e dorme e veste panai .
Nave senza uocchiera
Si rompe in tempestanza .
Ahi serva Italia^ di dolore ostella^
Nave seaza noccbiero in gran tempesta^
L^ altro Ddn fu cortese^
Mi saetto di vagiia
£ me saetti di tulta sua forza .
Cliiegga perdonamento
Pentulo e ben confesso.
E pentuto e confesso mi rendei . '
Or dite in cortesia
Chi voi siete SI belle ,
Che a cantar melodia
Mi p^rete sorelle ?
un Dio lodiama
Nella melode y che lassu si canta.
Imbianchi duiique il bruno
Chi vuol cor (5) questo , che ora guastate •
Fa' pero che t* ingegni
Di mostrar loro il vero.
Jacop.
Dante .
Jacop.
JJante .
Jacop.
>
Dante.
Jacop.
Dante .
Jacop.
[\) Latinismo, Y^ev paura . (2) Sguardo . (5) Cioi, al moiido . (4) Nar-
ra, se non isbaglio, il Corbinelii che Dante leggera e spiegava \\ nostro
Jacopone alia Regina di Fraucia , quando egU coli si trovava . (5j Corre^
cogliere .
m
E di. y ^rde e di npro
, . . pi. far bianco ^
Dante • £1 j^eigfitr^di al prin^ipio di ciascuno ,
. fio^i^.riguacdi U dov' e Ir^scorso^
, . ' Til. vederai del bianco falto bruno .
Jacop^ .0 ^^^ol, dunque a dicer m' apparecchio «
Dante. . all' atlo
Che fa eolui , che a dicer s' argomenta . (1)
Jacop* : .!>' ogni virtu repleta
..A Qia '1 capo china va.
Dante « £ .9PP^^ f u €reata , fu repleta
3^ la ^(la mente di viva virtute ec.
Ma egli '^ psfOf^ oramai di udire il canto di quesLp si calpe-
stato e vituperato Jacopone, Noi recheremo prinoiteramcnte due
sgoi Gantici^icbe^ip^Dcano nell' Ediziooe del Tresatti , e si leg-,
gooo nel Giorps^le Arg^dico. In essi trovaasi parole e modi
asiai fchietli.e $bayi, che poscia suonarono, altri piu graride^^
mente in boeca di Dante ^^ altrf in bocca del <P^(pf(!A e, (jl?l
Gertaldese, , • . . '
Jacopone essendosi grave^ente.inferfaa^o, e gia vicino alia
morte lanto , che pareiva che non pc^tesse apdare molto innan-
21^ i Frati veggendolo si aggravato^; yollerq dargli i santi Sa-
cramenti. Ma egli rifiuto di rice.verli per allora, dicendo die
Don era ancora venuto, il tempo* Ed; essi, che vedeanoil gran
bisogno^ e qhe dubitavano che non si morisse senza , tuttavia
glie ne faceano istan^a maggiore . pode egli maggiormente ii
ricusava . Disse allora un de' su^i Frati: O Fra Jacopone, deli
non vedi che tu mori a guisa di Qiudjeo? ]^d egli alzando gli
Qcchi e la voce disse:
lo credo in Dio padre onnipotente
£ tre persone in on essere solo ,
£ che fe\li uni verso di noa<niente>
E credo in Gesu Cristo suo fig^iuolo ,
£ nato di' Maria e orucifis^,
Morto y e sepolto con tormento e duolo .
Allora dissero i Frati che non bastava solamente credere , ma
che bisognava ancora pigliare i santi Sacraoienti della Ghiesa
prima che altri morisse. A questo egli rispose, lasciandosi me-
glio intendere^ che a4)etlava • il suo carissimo Fra Gioyanni
d' Alverniaj per le cui -sante mani volea comunicarsi.. I Fralij,
(1) Che it Petrarca pure traesse suo pro dalle rime del nostra poeta>
il Tsdremo in seguito.
T. a. 16
122
questo udendo^ tanto piu si contristarono^^ l^eroiocch^ parea
loro iiDpossibile die Fra Giovanni ci si potesse trovare prima
che egli morisse , per stare molto discosto da CoUaa^zdne^ dove
Fra Jacopone si trovava jnfenno ^ tanto piu nott potendo aver-
ne avulo nuova alcuna^ e per questo maggiormetlte lo stimo-
lavano . Ed egli ^ senza piu atteddere ai Frati y cbminci6 a can-
tare il seguenle Gantico^ cte noi terremo per modeilo di estem*
poranea poesia^ nella quale veggidmo ayverato.il f^Voloso canto
de' cigni^ che diconsi allorch^ muoiono pi& soavemente can-
tare . Ne dee far niaraviglia y se questa Gan:£one ^ piu netta di
ogni altra che di lui ci rimase^ perchfe fec^la Fra Jacopone in
eta veramente consumata^ ed in un puntd,^n cui gli uniani
sentimenti intender sogliono alle ultitne provd; mentre 1' anima
si scevera dalle corporali miserie , e tutte al cupre le virtu si
restringe . Nfe piccolo argomento potremmo di ' q6i trarre : che
la poesia nasce dalle passioni deli' animo, e piti' quelle sono
intense , piii questa ne sorge orgoglibsa ^ ^[K>ntanea ^ e vera fi«
glia della naiura . (1) ' \'
Anima benedetta '
Dair alto Creatore ,
Bisguarda il tuo Signore , ^
Che confitto t' aspelta ,
Bisguarda i pife forati ,
Confitti d^ un chiavello, (2)
Si forte tormentati
Di cosi gran flagelld ! (3)
Pensa ch*. egli era bello
Sovr' ogni creatura ,
£ la sua carne pura
Era piu che perfetta.
Bisguarda quella piaga y
Ch' cfgli ha dal la to drittb ; * : .
Vedi '1 sanjgae che paga
Per tutto il tuo difetto . (4) *
Pensa che fu afflitto
D' una laucia crudele , '
(1) Giorn. Arcad. (2) Chiodo. (3) La Raccolta anticastampata in Bo-
logna per Pellegrino Bouardo e un Godiee Riccardiano tianno:
Pe*co1pi del martello.
(4) Rhna falsa, consonando con afflUto . Qui difetto vale colpa^ % \n tal
9enso fu adoperato da Dante, dal Petrarca e dal Boccaeeio, non essendo
couosciuta ai tempi di Jacopone ia parola dclitto.
I'
E per ciascun feilelc
Passo il cor la saetta .
Bisgu^rda quelle tnani^
Che fecerti e plasmaro ; (1)
Vedi come quei cani
Giudei le conficcaro .
Allor con pianto amaro
Grida : Sjgnor , veloce
Per me corresti in croce
A morir con gran fietta . (2)
Risguarda quella faccia
GU' era si rilucente:
Vella (3) piena di sputi
E di sangue corrente !
Pensa^ anima dolente^
Come ]o tuo Signore
Fu morto dall' A more ,
Solo per darti vita ! (4)
Risguarda il santo capo , (5)
Ch' era si dilettoso :
Vedil tullo foralo (6)
Di spine ^ e sanguinosol
Anima , egli h il tuo sposo . (7)
123
\
{i) Plasmare fu antioo verbo ora obliato, del qaale si hanno molti
esemp), specialmente in caso a questo consimile, quando si & voluto dire
di Dio cbe fece un suo simulacro di faogo; e yale ritrarre le immagini
in crcta . I Latini dissero plastes j dal greco, i fabbricatori di statue in
creta , « plasUca ne cbiamarono V arte. (2) Abbench^ sia molto propria
qoesta maniera, per dinotare il graa desiderio deila Redenzione, cbespin-
geva Gristo a farsi crocifiggere, non ostante la giacitura k troppo bassa;
e quel cbe deesi perdonare airinfanzia, spesso non puo condonarsi alia
virilitJi. (i)P'edila, dair antico verbo i^e/o^ impeiut. \^e\ Questa pittura
i sconcia e schifosa; ni alcun nobile pittore ba dipinto mai gli sputi in
faccia del Nazzareno nel Pretorio, nh sul Galyario; cb^ non quanto leg-
gesi nella Storia ^ argomento di , pittori e di poeti • II sangue carreaie
per& del verso die segue h il vero dire • (4) Questa strofa , cbe si legge
Del Giornale Arcadico, manca nella Raccolta del Bonardo citata di sopra,
come pure nel Godice Pucci e nel Riccardiano^..'^E> si noti cbe T ultimo
verso della medesima ba la rima in ita a di^i^renza di tntte le altre cbe
1' banno in etta ^ e cbe il primo ed il terzo non rimano fra di loro,
com'esser dovrebbe. (5) Rima vagabonda cbe consnona con forato. {6) Se-
gue, una pittura vera e severa. Diciamo severa, perchi se considerisi il
*^§mnoso capo ed il sangue. corrente della iaccia detto di sopra, ye-
drassi come il pennello imiti ben la natura. (7) Quest' apostrofe airani-
i&a penitente di cbi, parla, ed i versi cbe seguoao toQcano il . cuore di cbi
124
Dunque , perch^ non piagni ,
S) die piangendo bagni
Ogni tua col pa in fretta? (1)
Vedil Lutlo piagaio(2)
Per le in sul duro legno ,
Pagando il luo peccato!
Mt)rl il Signer benigno , (3)
Per menarti al suo regno
Volse esser crucifisso !
Aninia y guardal fisso .,
Ed in lui ti diletta .
II qual Cantico appena finite , ecco che videro venire due de' lor
Frati forestieri, 1' uno dei quali era il sopraddetlo Fra Giovan-
ni d'Alvernia; la qual cosa mosse tulti a maraviglia e diiro*
zione grande. Bicevuli i Sacramenti ^ maggiormente Jacopone
riscaldato e confortato dal Signore, comincio di nuovo a can-
tare un altro Cantico^ che principia:
Gesu nostra fidanza ^
Del cor somma speranza ,
il quale non h fino a noi pervenuto.
La Canzone che segue e piu bella e spiritosa di quella che
abbiamo recata , e senibraci di rinvenire in essa una eleganza con*
tinua ed un lafl^tto straordinario dell' Autore . JN^ con cio vo^
gliamo dire che qualche nea non vi apparisca ^ e che ella sia
poelica al maggior segno: perch^ il tempo non richiedeva si fat-
te perfezioni. Pare che questa fosse da lui fatta ne' primi tempi
della sua conversione « Dio . La prima idea di fatti r;»ccolta dal
poeta fu quella d' impetrare dalla Vergine che gli togliesse d' in-
nanzi il velo , che acciecava la tapinella anima sua . Or m aiuta
e coHsiglia contro i mondani ascosi e molti lacci .... porgi sot^
corso , porgi il tue santo raggio all* errante e debil nai^icella
della vita, sono le preghiere di chi nuovo sentiero imprende,
nei quale spera salvezza . E son figli delle stesse intenzioni V ar*
gomeoto per : dio^andar la grazia benedetta , e quella piu che
umana familiarita di parlare alia madre di Dio^ pre^andola a
legge ed aseolla • Dt ohe non dabitando , dieiamo che Jacopone consegal
il gran vanto de'poeti, di rentier comuni agli altri le one^te c generose
passioni .
[\) Il'Gioroale Areadico legge: ogni tua colpa infttta. Abbiamo pre-
ferita^ come migUore, la lezione del Bonardo in fretta jcio^ senm indu-
S'lare: eseendo infeUa ^fxXi&Xo insignificante • (2) Questa ultima strofa senre
i epilogo b1 compontmento e mira alio stesso oggetto d^l sno ptincipio*
(3)^R]ma>falsa anoor questa , consonando con regno.
«6
ricevere le sue tagrime amare ; per^bi gli h prosinio e fratel-
lo: perch^ Carith non suol patir dimora ; chiudendo la vagliis-
sima stanza col dire: non aspettar quelV ora eke il lupo man-
gi la tua pecorella . £ oosi sembraci cbe da capo a piedi questa
Canzone sia il primo frutlo della conversione di quell' uomo,
del quale grand! cose avrebbe mostrato 1' Italia ^ se quel cbe di
lui avvenne non fosse accaduto. Giie direnao poi della somiglian-
za cbe v' ba tra questa Canzone e quella notissima del Petrarca
f^ergine bella? II Petrarca ricorrea pur esso per non tanto di-
verse cagioni alia Madre di Dio . Ma egli era uomo piu dotto ;
avea poetico ingegno; possedea F arte del versi^ e mollis pria
di quelli^ ne avea nobilissimamente cantati: il Petrarca infine
quasi ottant' anni scrivea dopo Frate Jacopone; e questo lasso
di tempo, cbe due secoli coUega, ne' quali la Italiana lingua
giunse alia piu perfetta maturity y vuol essere a quest' uopo con-
siderato. (1)
Maria Vergine bella ,
Scala cbe ascendi e guidi all' alto iCicila ^ (2)
Da me leva quel velo , (3)
Cbe fa SI cieca V alma tapinella •
Vergine sacra , del tuo padre sposa ^
Di Dio sei madre e figlia : (4)
(1) Giorn. Arcad. (2] Ausia i
Maire de Diea tu es ^quela . scala
Ab que '1 pecaat lo Paradis eacala,
madre di Dio, iu sfi quella scala, con la quale ilpeecantt al Patadiso
ascende. (3) Non dissinulmeote cautava S. &Foardo per bocca di Dante
nel G. XXXIU. del Parad.
Perchi tu ogni nube gli dislegbi
Di sua mortal itk co' pregbi tuoi ec.
{4) Pier di Corbiacoo ;
Dieu espoaui, filh'e maire,
di Dio sposa, fielia e madre. In un antioo Prego:
O Maria, Dieu maive,
Deus t' es e 6l8 e paire ,
o Maria, di Dio madre, Dio (^ i figHo e padre • Fnrte Aogelo da Ga-
merino :
Perchi se' madre di cni ta sei figlia.
II Petrarca:
Del ttto parto gantil figiiuola e madre*
E altrore:
< Madre, figiiuola e sposa,
Vergine gionosa.
E Dante nel G. XXXIII. del Paradise:
Vergine madre, figlia del. too figlio.
4«6
Ojtmo plcciolino , in ciii si posa (1)
Colui , die il Ciel non piglia , (2)
. Or m' aiuU e consiglia
Gontro i moDdani ascosi e molti lacci .
Priegoti che ti spacci , (3)
'Nanzi (4) ch' io muoja , o Vcrginetta bella.
Porgi soccorso, o Vergine gentile,
A quest' alma tapina ,
E non guardar ch' io sia terreno c vile j (5)
E tu del Ciel regina ,
. .0. Stella mattutina-^ (6)
O traniontana del mondan viaggio, (7)
Porgi il tuo santo raggio
Alia niia errante e debil navicella . (8)
II Ciel s' aperse , e in te sola discese
La grazia benedetta : (9)
(f) Pi^r Cardinaie :
Per que Diea en te s'es mes,
per cui Iddio in te s* c messo . Frate Angelo da Camerino s
O yaso eletto di tanto tesoro • *
E il Petrarca:
E di colai che amando in te si pose •
(2) Gontiene, comprende. (3) Spacciarsi in significato neutro passivo per
Io spcdirsi, sbrigarsi ^ non senza esempj ne'Fioretti di S. Francesco, e
nel Decamerone . (4) Quanto sia bel modo (' anuch^ e I' innanzi che , Io
mostrano gli Antichi e i moderni poUti Scrittori • (5) Se non c' ingannia-
mo, paiono molto pi& semplici qnesti qaattro tersi, di qaei due del Pe-
trarca I eke rinchiudono i sdntimenti stessi :
Soecorri alia mia guerra,
Benchi i'sia terra, e tu del Ciel regina ^
at Ti manca la sobria e vera poesia • (6) Bernardo di Venzenacco , par-
lando delta Vergine:
Belh' estela d* Orient, Diea vos sal,
bella Stella d* Oriente , Dio vi salvi . (7) II Poliziano in una Ode alia
Vei^ine :
Tu sei degli afiannati baon conforto,
Ed al nostro nayil se' yento e porto .
(8) Qui 8* innalza assai la musa del yaloroso autore sopra i gradi de' yersi
. ealelirati di ^pra; ne. crediamo cbe maggior nobiltk possa desiderarsi di
questa • Udiamo ora il soayissimo Petrarca:
Vergine chiara e stabile in eterno,
Di questo tempestoso mare Stella;
D'ogni fedel nocchier fidata guida :
Pon niente in cbe terribile procelia
r mi ritroyo sol senza goyerno •
(9) n Petrarca:
al sommo Sole
Piaoestt si che iii te sua luce asoose.
£ tu dal Ciel disc^fidi^ • viea (1) tQrtese
A chi tanto i' aspetta .
Per grazia fusti eletta .
A si sublime ed eminente seggio :
Dunque a me non far peggio (2)
Di quel che a te fu falto^ o VergiQalla. *
; Bicevi , donna , nel tuo grembo bello •
Le mie lagrime amare ^ .
Tu sai che.ti son prossimo e frateUo , ^ '■ -
E tu nol puoi negare . ' < , . .
Yergine, non tatdare/(5) , ,
Che Carita non suol patir dimora : / ,
Non aspettar quell' ora, . ..' ; "*
Che il lupo maugi la tua peeorella •
Porgimi mano, (4) ch' io per lofi )tiqn posso
Levar , (5) che altrui mi prieme : {&)
La carne , il mondo , ognua mi gr2|V}a (7) addasso y
II lion rugge e freme : (8) :/')
L' anima debil teme ! )
Si gran nemici , e di virtu sodi Qtldo •
Vergine , fammi.scudo , (9) • /.
Ch' 10 vinca quel , die sempre a te ribdla . (10)
Donami Fede ^ Speme e Caritate ,' i
Notizia di ma stesso. (11)
(i) Fieni troncato in viem^ BtOQnio il Manttofini, non c troppo a«-
concio e reca ambigait^i « e quando non h aceompagnato dal pronome tu^
h da scbiyarsi . Qui pero il tu non manea • (2) Peggie tta qui pav m$no;
ma QOD e da imitarsi. (3) II Petrarca:
Vergine sacra ed alma,
Non tardar.
(4) II Petrarca: > . . ' i
Beh porgi mano all'afiannato iDgegna.
(5) Cioi Us^opmij alzarmi . (6) Preme^ incalza., (7) Parana $i\grm^ay.mi'
si aggrava • (8] Quia advers^tius vister diabalus j Uunqmwi 1^0 rugiem
circuit quaerens quern devoret. (9) II Tasso: ,
Di gua yaga. bellez^ a lai fa scndo. .
('1 0) Gioi si ribella . II Petrarca :
{
Ed ho ^\k da ricin V ultime Mrida :
pur in te T anima mia si 6da,
Ma pur
Peccatrice, i^nol niego,
Vergine; ma ti preeO;
. Che 'I tuo nemicq del mio mal non rida •
{W) Notizia J quiyal^ coscienza di quel che uno abbia fatto in bena od
in male. No^ce te ipsumj£vL assioma.di ogni reliaione e di ogni civilU •
La.sola ptosa perb ai noatrL giorni , pu6 rinchiadara questo mado asiai
prezioso , che non sa risplender nel r^rso • .
Fammi en k> piatign ed trbbra in Dio pietate
Del peccato commesso. <1)
Slammi ognora da presao
Gb' io pill noil daschi nel prbfondb e basso: (2)
Poi neir estremo passo
Guidaiiii sue (S) dila supema cetla . (4)
II Cav. Alessandro d^ Mortara pubblieo in Locca nel 1819 set^
te Cantici inediti del nostro Jacopone ; dat qnali trasceglierema
i due seguenti , che ci pakino Ron meno pieni di estro e di
amor divino di quelli che abbiamo addotti . II primo massima-«
inente h di un procedere assai poetioQ e di forme schiette Q
el^anti «
Cbi Gesu vuole amare ,
CiO» noi venga a far festa j
Ed ifi que$ta foresta
Si gli potr^ parlare ,
, o, . ; ' . ^ , > Or diit6^iii' coHesia
Cbi voi siete si befle
Che a caotar melodia
• < -M* j^te sordle ?
Allor lii^a di quelle
' V ^ ^ Ndte danssa s affisse ,
Edr a' trie aperto f5)' disse:
Vuolti (6) testifi^are .
Me , che vedi si bianca ^
^' £ d' oro ho la corona y
E te scheggiale (7) all' ancn
Pdi' ornar itiia persQfia\
(h) U Petrarca:
Famariv ^ pttdi, ddtk tinh gt^alia Aegli6,
lAir Gddlaa P'licoi' i primi qcMttsr^ terdt di qaesta SHc^ slaMO ^dait
Banatni CAfMk oon ¥tAt tiya,
Notizia di me alesso,
E fa, eti' id pianiga ad abbia in odio a a schira
II peccato commesso,
E la stessa lezione ha - pare iii altro I'odgo » (2) H detb Codioe ba :
Che pla non caschi flitto stanoo a lasftOk
(3) Per $u. (4) Gioe al Paradtso. (5) Apeftamente^ (6) Pel* ti n vuolc «
(7] Scheggiede^ detto dal Boccaccio, aiiehe sca^&ale , ^ lo stesso che ci/i"
tu,ra . Qui i preso dal poetA per oibtb di ndbile ornamento, come par
fecero afl^i Scrittori del Trecento. Gli Antichi davaa<> il cintO) o scihtfg*
giale a Ilk Verginitk, il quale em dai Greei appellate ^^^^ 9 totia* Peri»
ie donzelle Atentesl, andando a marilo^ depod^aitO la toro cintva nel
tompio di Diana Atfoi;&jy9Uy sals^izohd.
\\ 'Il
Sovra ogni iilira sou buona ^
Yirginita chiamata ,
die amar Die mi son data ,
E in questo trionfare .
Allor d' un tal dolore
Mi sentii esser ferilo ,
Biguardando all' errore
Ond' io fui gia marilo^
£ d' essermi parlito
Di SI alta donzella .
Disse allor la sorella
Per me sol conforlare :
Me ciie yedi si alta
Retina imperiale ,
Ch' ogni virtu m' esalta ,
Sotto To celestiale (1)
Pace sei con la guerra ;
Umilitade in terra
Dai buon mi fo chiamare.
£ quesla era gioconda ,
Onesta e mansueU ,
£ con la treccia bionda ,
E a cantar la piu lieta .
D' ogni virtu repleta (2)
A me '1 capo cbinava:
Tanlo m' assecurava
Cb' i' presi a favellare.
Or mi dite , si (3) Dio
Vi lassi Si godere ;
Poria fare tan to io
Che a lui fosse in piacere
Che con voi qui manere (4)
Potessi con dimora ?
£ Caritade allora
Incomincio a gridare :
(i) Per Io celestiale pare che abbia qui inteso il poeta di signkficare
la immensa orbita de' cieli cbe T Aligbieri nel C. XXII. del Pa rad. chiamo
Lo real manto di tutti i volurai
Del mondo .
(2) Ripiena ; latiiiismo* (3) Per cosi; il sic de' Latini, particella di pre-
gbiera y di desiderio . (4J Restare, voce latiua adoperata pure da Duiite 9
nel C XXIX. del Paradiso :
Uuo mauendo in se come davauti.
T. II. 17
130
Dispietato e crudele ^
Senza niuno amore ^
Di quelli se' che '1 fele
Desti alio Criatore
Com' piu puoi avaccio (1) fore
Ti parti d' esta stanza .
Allora la Speranza
Per me prese a a vvocare : (2)
Gofitui si h 'ngancato ;
Potrassi ancor pentere ;
Da noi sia aiulato
Secondo lo potere ,
A me non h in piacere ^
Disse la Povertade,
Che scrisse che hontade
Senza denar non pare. (3)
10 voglio '1 simigliante;
Si disse r Astinenza ,
E cosi fii parlante
Anche 1' IJbbidlenza .
Allor la Pazienza
Si mi disse palese : (4)
Se imbracci 4 mio pavese , (5)
Potrai su penetrare ,
11 vidi 11 ornato
Contro al ferir ben saldo.
Con berillo intaglialo^
£ diaspro e smeraldo .
Adornavan lo spaldo (6)
Carbonchi rilucenti y
Sarde e topazj ardenti ,
Ed or (7) per tramezzare ,
E ligurio (8) e zaOBiro
Ed ametisti tanti j^
E onichino per giroj
{i) Lo stessQ che tostOj adoperato tVequepiemente dai poeti a pro*
satori del buon secolo. E Dante nel G* XXXIII. deir Inferno:
Ond' egli a nsc: avaccio sarai dove
J)i cIq ti far& V occhio la risposta .
(2) A far da avvocata , a parlare in favor mio . (3) Apparisce , (4) Pa-
leseraente. (5) Scudo . (6) La parte pii rilevata dello scudo • (7) Oro.
(8) Sorta di gemma poco nota , 1^ nientovata nel Cap. XXVIIL dell' Esodo
oome una delle do^ici} che formavano il razionale di AronnCt
Ml
Agdte 6 diamanti
Eran dall' un de' canti :
D' argento h intarsiato
£ d' acciar si fodrato ,
Che non si puo falcare. (1)
Le braccia eran con fede
Fornite di giacinto:
Porpora Ji si vede
£ bisso ancor bi^tinto •
Di vaio era ben cinlo
Con perle sopra modo ^
£ nella nappa un nodo
Vidi a Prudenzia fare.
Duo poi vid' io venire
A vagheggiar costoro ,
Ed archi in man tenire ; (2)
Saetle avean con loro ;
Le penne erano d' oro ,
Ed i ferri d' argento:
£ ciascun vidi altento
A sue faccende andare •
A me , ciascun vedente y
A saettar 1' un prese^
Ed io incontinente
Inibracciai il pavese.
L' altro non fu cortese :
Mi saetto di vaglia : (3)
Mancommi la scrimaglia y (4)
Ne Io potei scampare.
D
i', Maria dolce, con'quanto disio
Miravi '1 tuo figliuol Cristo raio Dio .
Quando tu il partoristi senza pena ,
La prima cosa , credo , che facesti ,
Si r adorasti^ o di grazia piena ,
Poi sopra ii fien nel presepio il ponesti;
(\) Piegare. (2) Anlico, per tenere. (3) Posto avverbialmcnte vale
Jbrtemente, gagliardamente . (4) Da scrima ^ in Provenzale escrime, die
vale scherma, si form6 scrimaglia, come da ciurma, ciurmaglia ec. Si
disse anche schermaglia da schermirsij difendersi ; e qui appanto vale
difesa •
132
Con pocbi e pover panni lo involgesti ,
Maravigliamib e godendo, cred^ io.
O quanlo gaudio avevi e qiianlo bene^
Quando lu lo tenevi nelle braccia!
Dillo , Maria ; che forse si conviene
Cbe un poco per [nelk mi salisfaccia«
Baciavil tu allora nella faccia ,
Se beo credo ^ e dicevi: o figliuol mio!
Quando figliuol ^ quando padre e signore y
Quando Dio , e quando Gesu lo cbiatnavi ;
O quanlo dolce amor senlivi al core
Quando 'n grembo il tenevi ed allattavi!
Quanli dolci alti e d' amore soavi
Vedevi, essendo col Uio figliuol pio!
Quando un poco lalora il di dormiva^
E lu destar volendo il paradiso ,
Pian piano andavi che non ti sentiva ^
E la tua bocca ponevi al suo viso ,
E poi dicevi con materno riso :
Non dormir piu che ti sarebbe rio . (1)
Ma nulla ho detto, e tutto h una frasca (2)
Avendo al minor luo piacer rispetto .
Ma un pensi«r nel cor par che mi nasca
Sopra d' un singolare tuo diielto ,
Tal ch' io non so come per quell' effelto
II cor non ti scoppio e non s' aprio . (3)
•
(i) Dopo quests) Strofa il Godice Pucci ha di piii le dae seguenti:
Oh mi credo cbe tu penAvi. tanto
Qtiando Ges& la mattina vesttvi,
J'ercb^ a toccarlo avevi piaoer. tanto -
C/ie da .te rnal volentieri il dipaitivi :
Non so come di te tu non uscivi ,
£ come 'i cor da te non si partio.
Oil quaote Tolto esseodo co' fanciulli^
In tretta^ credo, che Ges& chiAfHasiiy
Fratel , dicendo, tu pur ti trastulli>
E questo non e gi& quel che mi basti*
Allora con piacere T abhracciasti ,
Che altro che toccar mai non sentio*
(2) Un nulla . (3) Anche dopo questa Strofa il medesimo Codice Pacci ha
la seguente:
Quando chiamar tu ti sentivi mamma ,
.Come non ti moriTi di dolcezza ?
Come d' amor non t* ardeva una fiamma
433
La sua figliuola il soittnvo €t«rao^ padre ,
Ed il SigDor la sua, amile anoilla
Pietosamente la chiamava madre ,
Ghe , a} sol pensarlo , il cor se ae disliUa
A chi sente qualche dolce fa villa
Di queir amor ^ dal qual sempre mi STiOt
Vanne a Marid , nostra avvocata cara ,
E inginoccliiala a lei per me la prega
Cbe non mi sia del suo figliuolo avara^
Poichfe a lei nulla neg6 , nh nega .
£ dille poi : deh lega ^ oggimai lega
Collii , che sempre da te si fuggio . (1)
Daremo adesso altre ire Ganzoni di Jacopone , per <}aanto sap-
piamo inedite^ che abbiam trascritteda ua Codice Kiccardiano.
Mirami , sposa , un poco
In suUa croce ignudo ,
Gon tormento si crudo ^
Per dare a te del mio divino foce.
A me ragguarda omai ,
Prima che passi il tempa:
I' so ben che tu sai
Gh' i' ti chiamai per tempo.
Perduto t' hai il tempo
Delia tua giovanezzaj
Piglia di me dolcezza ,
E lascia ogni mondan sollazzo e gioco.
Dopo il tempo passato
5on ti varra il pentere: (2)
I' t' ho sempre aspettato
Ghe mi venghi a vedere ;
Ma tu dei ben sapere
Ghe non tr se' curata^
E non ti se' levata ,
Ghe per te ist6 confitto in qupslo loco •
Alma mia y t' ho pregata
Glie osservi tuo onore^
Nel qual tu se' creata
Simile al tuo fattore .
\ Che f avesse scoppiata d'^llegrezza?
Vero allor grande fa la toa alle^zzaj
Poich^ la yita e '1 car non ti finio,
(4) Qaesta ultima Strofa manca nel Codice Pucoi. (2) Gio)&* penfirft*.
f34
Scrittase' nel mio core
Con lettere di sangue ,
E pero cosl laugue ,
£ muor per tua cagione a poqo a poeo •
L' amor tuo mi coslrinse
Yanire in questo mondo ;
A morte non s' infinse
II mio cor santo e mondo ^
Tan to fu '1 zel profondo
Gh' io salii in questa croce
O' (1 ) con pena feroce
r t' ho tanio chiamato ch' i' son fioco«
GoUe mani e co' piedi
E '1 capo sanguinoso
Tutto il mio corpo vedi
Per te esser penoso . (2)
Ma piu i' son doglioso
Che vedi il mio dolore ,
£ me ^ tuo Redentore ,
Apprezzi meno che un granel di moco . (3)
Non prender piu diletto
Di quella mortal vita ;
Pensa che a tuo dispetto
Di qui farai partita ;
£ se non fai unita (4)
A me verbo divino ,
Farai il tuo cammino
Giu alio 'nferno nel cocente foco •
A chi debbo me dare
Se non a te ^ mio sposo ?
Tu sol mi puoi men are
Neir eterno riposo .
Questo mondo dubbioso
Deh fammelo sprezzare ;
In te solo sperare , (5)
Nel cui amor con gran fervor mi coco*
(4 ) Oye • (2) Penato , tormentato . (3) JMoeo h specie di biada simile
alia veccia, (4)t'artic. sostantiTato femm. per unione. Nelle Storie Pistolesi :
facqiasi la iregua con unita dc* dttadini e de* contadini. (5) Sottintendi/ammi*
c
m
hi vuol esser salvato
Da Gesu saivadore^
Pianga con gran dolore
Ogni colpa e pecoato ,
Pianga con gran dolore
Ogni suo fallimento^
II quale egli ha commesso ,
E con conlrito core
Chiegga perdonameilto ,
Pentuto e ben confesso ;
E con lagrirae spesso
Dica : o Signore mio ,
Merc6 t' addiniand'' io ,
Ch' V V ho molto fallato •
I* ho molto fallato ,
A' tuoi comandamenti
!Non volendo ubbidire ^
£ sono stato ingrato y
Degno di gran tormenti ,
D' ogni pena patire .
Pregoti , o dolce Sire ,
Che tu non m' abbandoni j
Per pieta mi perdoni
II mio grieve peccato ,
£ fammi conoscente
Di tanta caritade ,
Quanta m' hai dimostrato,
Tu se' in croce pendente
Per la mia iniquitade ;
Tu se' stato straziato ,
Di spine incoronalo ,
Signor mio piacente ,
E di lancia pungente
Tu hai '1 petto forato,
Battuto e fragellato
Fosti per me tapino
Con tanta crudeltade ,
Ed in croce chiovalo (1)
Per me sta' (2) a capo chino
(1) Chiodato, inchiodato, da chios^Oj chiodo. (2) Sui
1
136
Con tanta umilitade:
Chi noD ave pi«Ude
A SI fallo Signore ,
II quai G0n tanto aoiore
Per noi stato h stcaziato?
O Gesu ioDamoraio
Di me vil peccatore ,
Iteh Ssktami innamorare
Di te , che m' bai crealo
Con cosi graode amore:
Ch^ i' noD ¥oglio peosare
S6 non di te 9 Gpesu j
E seguir la virtu ,
Che ta m' hai insegnato.
(1)
D
'eh! peccalor^ moveraHi (2) tu mai
A seguir me , che ti ricomperai ?
lo ti ricomperai del sangue mio
In sulla croce con crudel tormento ;
Ma tu se' tanto ingrato e tanto rio
Ch' ubbidir non vuoi mio comandamento ;
Dov' io t' ho posto vo' che sie contento ,
Ed in eterno meco viverai .
Io t' ho forma to alia mia simigtianza ,
£ posto f* ho sopra ogni criatura :
Perch^ non m^ ami a tutta tua possanza ?
E la mia madre che per te procura ? (3)
Deh ! non tener la mente tanlo dara ;
Leva alto gli occhi, e 'n croce mi vedrai ,
Deh! pensa nn poco al grandissimo amore
Ch' i' t' ho porta to , e porto tutta via :
Perch^ non m* ami con pei^etto core ?
Ch' io te difeudo d' ogni cosa ria ;
Non ti partir daiia volonta'mia,
E del mio amor sempre ti pascerai •
(i) Qu£sta Strofa nel Cod ice e mancante di iin verso- (2) Mox^raitij
ti moyerai. Questo oomponimento i aiiche nel Godice Pacci, ma yi man-
cano la seconda, leiza c quaita Strofa. [3} Patracina*
13T
lo feci cielb , sole , luna' e stelle^ '
Gome con gli occhi tuoi tu puoi vedere ^
Ed altre cose , che son vie piu belle ^
Perch^ tu le venissi a possedere . (1 )
Ora mi segui y se t' este (2) in piacere ,
Ed in eterno meco goderai .
Leva la tua speranza ed il tuo affetto
Da questo mondo y che.non puo durare,
Tu vedi ch' egli h pien d' ogni difelto ,
£ nessun ci si puo mai contentare .
Dunque mi segui ^ e piu non dimorare ^
E meco in eterno viverai .
Se non ti parti y prima die tu mora /
Da questo mondo y che non h durante y
E poi (3) sara venuta V ultim' ora y
U tuo pentere non ti varra niente :
Nello 'nferho n' andrai eternamente
La dove h strida e pianti con gran guai. (4)
Addurremo in fine un altro componimento del nostro poeta y
che il Mazzoleni nella sua Scelta di rime oneste appella col no-
ma di Frottola , perch^ non tien saldo y egli dice y il primo
proposito^ ma d' uno in altro passa continuamente. Parlando
pero rigorosamente y esso non puo tale esser detto : h un carme
che contiene ammaestramenti morali y assai simiglianti ai versi
d' ofo di Pittagora .
Perch^ gli uomin dimandano
Detti con brevitate ,
Favello per proverbii
Dicendo veritate ;
Percio non voglio ponere
Nei detti oscuritate y
Perchfe in ogni detto
Si trova utilitate .
Ragione^ uso y arte e grazia
Insegnano ogni cosa ;
Ma certo dov' fe dubbio ,
Vita fe pericolosa:
0) Onde Dante nel C. XIV. del Pnrgatorio:
Chiamavi '1 cielo e 'ntorno vi si gira,
Mostrandovi le sue bellezze eterne .
(2) Per h , dal lat. est ^ frequente negli Antichi. (3) Poiche. (4) Vbl erii
Jletus et stridor dentium . S. Matt. II Cod ice Pucci ha:
hk dove son grandi stridor! e guai •
I. II. 18
A chi k dolce lo vivere
La morte gli h dogliosa: (1)
Ove temi pericolo
Moa fare spesso posa . (2)
Sappi di polver toUere
La pietra prezi'osa ,
£ da uom senza grazia
Parola graziosa ,
Dal folie sapYenzia ,
E dalla spina rosa : (3)
Prende esempio da bestia (4)
Chi ha mente ingegnosa ,
Vediamo bella imma^ine
Fatta con vili dela ; (5)
Vasello bello ed utile
Tratto di sozza creta ;
Pigliam da' laidi vermini
La prezi'osa sela ,
Vetro da laida cenere ,
E da rauie oioueta - (6)
Non dimandare agli uomini
Che (7) lor nega natura:
Di sambuco o di ferula (8)
Non far mai paratura ;
E non pregar la scimia
Di bella porlatura ; (9 )
JS'e il hue n^ V asino
Di dolce parladura . (10)
Ogn' uomo ha la sua grazia, (11)
(i) Allude al detto dell' Eoclesiaste : o mors, quam amara est ««-
moria tua homini pacem habenti in sustantiis suis . (2) Perchi chi ti Yuol
nuocere, saprk dove trovarti, e dove tenderti insidie , e percii non fer
posa, cioJ nou riposaiti, ma sta* in guardia . (3) Cioi, come chi sa ben
cercare, trova la pietm preziosa nascosta nella polvere, e la rosa tra la
spine, cos\ non h uomo tanto disgraziato e gofFo, onde un prudente ed
ingegnoso giudizio non possa cavarne qualche cosa • (4) Crislo c' uisegno
a filosofare la nostra salute per questa via , dicendo : respicite volaidia
coeli. (5) Per ditaj, da non imitarsi. (6) Vuol dire ohe non i al mondo
alcun che si vile e dispregevole, che di esso o con esso non possa farsi
qualche degna e bella cosa : nulla dunque e tra noi che meriti dispregio.
(7) Ci6 che. (8) Voce lat. bacchetta, verga. (9) Atteggiamento del la per-
<K)na. (<0) Parlare, favella. voce antica.Vuol significare con queste sen-
tenze che non si dee dimandare dagU uomini quelle che non sanno, o
h loro impossibile di fare, (1 \) Gr^xdo, qui vale dono dato dalla natura.
f3f
Chi ben V usa non erra ; (1)
Altri fa 1' ago all' uomo ,
Ed altri fa la serra ; (2)
Incontro al vento il pallio ,
L' usbergo incontro a guerra :
Tal cosa trovi in pelago ,
Che non la trovi in terra . (3)
Troppo k gran di£ferenzia
Intra lo bene e '1 male: (4)
Non credere che '1 bene
Sia da per tutlo eguale :
Di lungi e dal povero
La sedia impefiale:
Per altro vaglia il ferro ,
E per allro lo sale .
Nelli cori degli Angeli
JVon trovi equalitate:
Nh le stelle risplendono
Con una claritate: (5)
Le pietre , V erbe , e gli alberi
Han varia ulilitate:
Cosl in tutti gli uomini
Trovi diversitale. (6)
Chi vuole il cor sicuro , (7)
Porti la puritate :
Chi vuole essere amato
Moslri stabilitate: (8)
Se vuoi ch' io ti creda ,
(i) Adoprandola a quel motivo, pel quale T ba ricevnta dal cielo*
Non erra percio chi si pone a quegli studj , a qnelle arti ed & quegU
esercizj « pei qoali si rede dalla natura favorito , e dalia inclinazioiie ti-
rato. (2) Voce lat segft. (3) Medesimamente si vede tal diversitii nelle
parti del mondo • (4] £ diiferenza fra bene e male e fm male e male, e
fra la capacity di questi e di quelli in ricever 1' uno e V altro, e tra la
disposizione di uno e di an altro in operarlo. (5) 5. Paolo: alia quidem
coelestium gloria j alia auiem terrestrium . Alia claritas Soils ^ alia claritas
lunae , et alia claritas stellarum • (6) Nel mondo yi sono tutte le sorte di
cenrelli } tutte le sorte di gusti, di pareri e di sensi* (7) Quasi seorsu/n
a cura, la quale in una mala coscienza h traTagliosissima« (8) Percb^
senza la stabilitk e la costanza, non e degno di essere annoterato nella
scbiera de'yeri amici.
140
^ Di' sempre vcritate: (1)
Che molto vero h dubbio
Per poca falsi tate .
Se vuoi saiire in grazia ^
Aggi ^2) umilitate , (3)
£ dal peccare guardati ,
Se vuoi securitaie; (4)
Sii buono ^ ne ti scappino
Parole y enenate : (5)
Non avere con femmina
Molta familiartate . (6)
Quel clie non si conviene ,
Ti guarda di non fare: (1)
Ne messa ad uomo laieo ,
K^ al prete saltare , (8)
Non dece (9) spada a femmina ,
Ne ad uomo lo Glare ;
(<) Pcrchi, come dice Fedro:
Quicumqut turpi fraitde semel innotuitj
Etiamsi verum dicitj amittit fldem .
E Brunetto Latini nel Tesoretto:
£ in qual che parte sia,
Ttt non usar bugia;
Gh' uom dice che menzogna
Kitorna in gran vergogna,
Pero ch' ha breve corso .
' £ quando yi se' scorso ,
Se tu alle fi'ate
Dicessi veritate ,
Non ti sark creduta •
Nota h la sentenza di Aristotele : EiWTyj&et? n Ttsptyhsmi ^ipSo^ wT« t{;cuJ[0/ui<yot« ,
orav, lff)vi, >^7&i(r(tf ocW^ciKv, /mvj 7ri$sus9drai. (2) Antiquato, per abbi . (3) E quelle
virtii che la segaono, come la tacitarnitk, iu riverenza, it rispetto e si-
mil i. Onde I' Ecctesiaste: audi tacens , et pro reverentia accedet tibi bona
gratia, (4) Perch^ madre della sicurezza e V innocenza. (5) Avveleoate ,
cioi di sdegno, rabbia, inyidia ec. (6) Sincope di familiaritate , II nostro
poeta in nn Gantico :
Di fuggir con paura
La femmina gli place;
£ per aver pii^ pace,
Quantunque sia pur santa,
Da lei si fugge e scbianta .
(7) L' uomo dee guardarsi dal fare non solo quel ch' h disconyenevole in
se, ma anche quelle che h disco nyeneyole per ragion del tempo, degU
uf&Z], delle persone, deU'eccesso, del difetto ec. (8) Danzare. (9) Gon«
viene, dal lat. dccet , disusato. '
Hh di ballare all' asino ,
Ne al hue di celerare . (1)
Barha dispare (2) a fenimina ,
Che non la dee avere :
Quant' ella piace all' uomo
Bene lo puoi sapere :
Cb^ quel , che in un ti piace ^
Puo in altri dispiacere :
Neg]i esempi , che ponemo y (3)
Poteraolo vedere,
Non si conviene a nionaco
Vita di cavaliere:
Ni a veterano 4) stombolo , (5)
N^ a cherico sparviere .
Predicare al teologo , (6)
Dolare (7) al carpentiere: (8)
Va' per siroppi al medico y
Per pelli al pellicciere .
Se non puoi altro , (9) paremi
Partito buono e fino :
Deir acqua suole bevere
Chi non ave del vino :
Restringesi lo prete ,
£ y assene al molino : (1 0)
(i) Suonar la cetra, e si disse anche cetrare; ma ni 1' nno ne T al-
tro or si usei^bbe piii. I ProTenzali pure diceyano cttrar , toccar di pe«
tra , viular J toccar di viola ec. Fra Guittone:
Non convien pentolajo auro ovrare,
E non di baronia,
N^ di Olosofia
Alpestro pecorajo uomo trattare*
(2) Non istk bene, fa brutto vedere , non par bello . (3) Per poniamo •
(4) Per \feterano noi intendiamo oggi un soldato cbe ba lunso servizio
d' arme ; ma anticamente si usaya nel senso di lacero per yeccniezza, as^
sai yeccbio. (5) II Tresatti dice che lo stombolo h lo stesso che il trot-
tolo^ onde giocano i ragazzi . In alcnni luoghi di Lomhardia significa
bastone contadinesco • (6) Gio^ , yi conyiene . (7) Voce latina , che yale
piallare • (8) Voce lat. e franc, legnajnolo , e propr. fabbricatore di carri.
Vaol dire che si dee consegnar T ufficio alle persone che il sanuo, e non
gualunque persona air ufficio • (9) Gio^ , se non ^ puoi far altro , parmi
partito buono il fare quel che tu puoi. (10) Quantunqne abbia detto di
sopni che gli ufficj delle persone sono distinti , e che quel che ad uno
conyiene, non conyiene ad un altro, pu& nondimeno occorrer cosa o ne-
cessity , che uno deggia fare V ufficio d' un altro , essendo uiBcj compa-
tibili • Anche il prete , stretto dalla necessity, fa per campar la ytta quelldf
che non ^ del suo ufficio , andando al molino .
142
E '1 pover cavaliere
Da se si carpe (1) il lino.
Nod piace , se n suo loco
Non ponesi la cosa :
Innanzi cbe ti calzi y
Guarda da qual pi& h X uosa : (2)
Se leggi ^ non far pun to
Dove non h la posa : (3)
Dov' h piana (4) la lettera ,
Non fare oscura glosa . (5)
In ogni cosa al prossimo
Ti moslra mansueto :
Se odi dime male ^
Non te ne far tu lieto : (6)
Questo deir avversario
Fa r uomo , ch' h indiscreto :
Da nimistate guardati y
Se vuoi viver quieto . (7)
Soccorri air avversario ,
Se tu '1 trovi in ria presa : (8)
Se ti dimanda venia y (9)
Perdonagli 1' offesa ,
Gh^ bene h chi la vendica; (10)
Dal ciel vien la difesa :
Delia misericordia
Sempre fa' larga spesa. (11)
Procura buon compagno ,
Se dei far lunga via : (1 2)
(1) Pettina, ossia scardassa il lino. (2) Spezie di stiyale,o disoprac-
calza. (3) Vuol dire die nei negozi non cessi V uomo dall' operare« fin-
ch^ non li abbia finiti ; ch^, siccome h brutto a sentire chi le^e far la
posa dove non ^ , e ne resta chi ascolta quasi offeso ; e chi in tal modo
legge h riputato per ignorante o balordo; cosi fermandosi V uomo nelle
imprese otc bisogna seguire , il negozio ne rimane storpiato , e chi il
maneggia , biasimato e schernito • (4) Chiara . (5) Glosa, ^lossa e chiosa,
dichiarazione, interpretazione . (6) Bartolommeo da S. Goncordio negli
Ammaestr. degli Antichi: dell' altrui male non fare a/Zegrezswi* (7) S.Ago-
stino: inimicitiae vitandae cautissime , ferendae aequissime, finUndae ci-
tissime. (8) Attacco, zuffa. (9) Voce lat. perdono, grazia . (40) Gioi Id-
dio, cbe disse: nuhi n)indictam . [\\) Spendi, fai uso largamente della
misericordia, secondo il detto di Gristo: estate misericordes , sicut et pa'-
ter vesler nusericors est, (<2) Gosi anche Tobia, mandando il suo figlto
uella Media, gli disse: sed perge nunc, et inquire tihi aliquem fidtUm
^irum , qui eat tecum , salva mercede sua .
143
Sii dolce ed amorevole
Alia sua compagnia : (1)
Comportalo , (2) ed onoralo ,
Gh' egli h gran cortesia :
£ di lui mal non dicere ^ (3)
Gh' egli h gran villania .
Gome ti senti in camera ,
Sii largo in donamento : (4)
La scarsezza dispiacemi
Ov' h lo molto argento:
£ larghezza non piacemi
Ov' h poco fruraento : (5)
Mille soldi non spendere
Per guadagnarne cento •
Non dare come povero ^
Se sei ricco , una mica : (6)
Non fa lo struzzo gambero ^
Ne ovo com' formica :
Altr' ovo feta (7) 1' aquila ,
£ altro fa la pica : (8)
Non e fatlo lo spendere
Per uomo che tuendica .
Nelri^ne , che t' h in dubbio ,
Non far grandi le spese :
Al povero e all' afflitto
(4) Idipsum invlcem serUientes , come dice S. Paolo . (2) Sopportalo ,
soffrilo di Duona yoglia . (3) Voce lat. dire • Branetto Latini nel Teso- ,
retto :
Non dicer yillania,
Ne mal motto cbe sia •
(4) Q)Oie ti senti di potere, cosi sii largo o ritenuto in dare • Cosl To-
l>ia: quomodo potueris J ita esto misericors* Si multum tibifueriij abun-^
planter tribue • Si exiguum tibi fuerii j etiam exiguum libeiUer imperiiri
atude* In somma, come dice ii citato Brunette Latiai,
Per6 in ogfni lato
Ti membra di tao state.
(5) Gioi , poca ricchezza • (6) briciola , minnzzolo , qai , pioeola cosa •
(7) Voce lat. partorisce • (8) Voce lat. gazza • Vuol dire cbe la diversity
delle cause produce diyersit^ negli effetti ; quali le cause, tali gli eiTetti*
Quando ba da farsi un' opera , ban da considerarsi le cause atte a dare
ajuto e a produrre eifetti conyenevoli al bisogno. Facendo al contrarioy
sark come ud pretendere cbe lo struzzo faccia il gambero, e cbe le ova
delta gazza siano generate dair aquila ; il che h impossibile e contro na-
tura.
i
A44
Fa' risposta cortese .
A quel modo conformati
Che trovi nel paese ;
Al Genovese , in Gen ova ,
Ed in Siena, al Sanese. (1)
La cosa ^ se t' ^ data ,
In queir ora la loi ; (2)
Cb^ r uom spesso si muta >
£ non te la da poi :
Ma ci6 die t' h proferto
Non toller , se tu puoi ; (3)
Che niolti con istudio
Danno li danar suoi ,
Ogni cosa che fai ,
' Aggia tempo e misura : (4)
Non prender tu per medico
Uom y che non sa far cura :
Chi dal male si guarda ^
(4) Allude a quel detto:
Cum fueris Romae j Romano vivUo more:
Si fueris alibi ^ sdvito sicut ibi •
Ed al Dostro proverbio:
Oyanque andrai ,
Fa* che yedrai .
Bartolommeo da S. Concord io : a qual Chiesa vienij sua costume seroa^
se tu non vogli essere scandolo ad cUtrui ^ ne che cdtri sia a te. ■■* iVu-
trica Concordia lo formare de^ costumi secondo gU animi degU abitatori,
II Barberino :
G>nYiensi a chi beo viye
Spesse fiate in Ghiesa ritrovarsi :
£ per questo acconciarsi
A tutto cio che si convene al iooo .
I Greci : vJ/ems xa! ywpa la iegge e il paese ^ $i«o« «« ecxoX^u^cc xA^ imx^ploti viffion ,
straniero essendo j seguita i costumi del paese. Perchi la disconformiti
asli nsi del paese , nel quale nno si troya , massimamente se h pubblica,
da indizio di ceryello strayagante. (2) Togli . II Petrarca:
E fuggendo mi toi quel che pi& bramo • ,
E il Boccaccio G. VIII. Noy. If. dunque toi tu ricordanza al Sere ? E
Toce adoperata dagli Antichi , e proyiene 4^11' infinito tojere o toire ^ o da
torre o tore, gittatone il rre , o re , e supplitoyi un i, per conformare
la seconda singolare nel presente delT Indicatiyo, con seguire il ptik che
poteasi la regola . (3) Non accettare tutte le cose che ti yengono profferte^
n^ da tutti , percbi ^ come dice Seneca , beneficium accipere j liberiatem
vendere est . Ma il Poeta ne assegna nn' altra ragione , che molti cioi
danno con istudio, per fini indiretti , per loro interesse* (4) Se non sari
fiitta a tempo , sar^ importuna ; se sensa misura , riuscirk sconeia o iii-
comoda o fastidiosa , e in qualunque modo inutile •
■T«-«Btfii3Hft>
De' Re non ha pauta; (1)
Ogni cosa soperchia
: La mente ^ ch' e sicura .
Pestilenzia , (2) fuiuo y e pluvia (3)
Dalla tua casa caccia ; (4)
Gridator oontenzioso
Voglio che ti dispiaccia :
Lb'cuccio (5) abbaja all' uomo ^
Lo levriere caccia : (6)
Intra cornacchia ed aquila
Ben sai chi piu minaccia . (7)
Uomo y che spesso volgesi , (8)
Da tuo consiglio caccia :
. Se vedi volpe correre ,
Non dimandar la traccia: (9)
Non ti sforzare a prendere
Piu che non puoi con braccia :
Che nulla porta a caea
Chi la montagna abbraccia . (1 0)
L' acqua non si puo figere (11)
Dallo cerlo condutto : (1 2)
Meglio h un poco scendere
Che di cadere in tutto :
Meglio h bagnar lo piede »
145
(4) S. Paolo: nam Prineipes non sunt titnori boni opens sed mali.
(2) Per la misura del rerso dee pronuaziarsi ;?e*^i7tf/i'. ^ p) Voce lal. piog-
S;ia • (4) Perchi o ti fanoo per forza uscir di casa , o rimaneadovi , ma- •
amente yi yiti • Albertano Giudice nel Trattato della Ck>DSolazioae C. III.
invece della /7e5^//e/»za pone la moglie: tre cose sono te quali eacciano
I* uomo dalla casa^ cioe lofumo e lapiova cK entra irk castk^ e la mala
moglie m E Menandro: da'Aa99«, xeu iszp mci yuvvi, rpiu xaatai, it mare^ il fuoco,
e la donna sono tre malanni. (5] Caoe piccolo e giovane* (6) Perseguila le
£ere per pigliarle. (7) Glii pi& grida e ba piil parole, ha manco fatti ed
i pi& impoteDte • (8) Si cambia, e iocostante . (9) Percfae, dato che tu la
dimandi, e ti risponda dove and^, noa pero tu potrai ritroyaria per yia
di traccia, ma solamente a caso o per altra yia. Vuol dire che non si
Tadano curio$amente investigando i fatti altrai , e particolarmente degli
uomini caiiti e pradenti , i fini e i pensieri dei quali ordinariarnenie sa-
per non si possono • (^0) L simile a quel detto : chi troppo abbraccia ,
nulla stringe • G' istruisce con questo a non pigUare pi& di queUo ehe
basta, e che migUore e la meaiocrit^ che la superfluity, perchi quella
pu& ritenersi, e non questa. {M) Ficcare, fermare. (12) Gondotto, acqui*
doccio. Sono nel mondo certe cose, ch' ^ impossihile a fade andarecome-
noi vori*emmo, come^ per es« che T acqua non yada alia china.
T, II. 19
t4a
Che annegarsi tututto: (1)
£ chi cade nel pelago ,
Non se ne leva sciutto • (2)
Sc* puote picciol sorice (3)
Leon disprigionare ^ (4)
Se puo la mosca piccola
Lo Due precipitare ,
Per mio consiglio donoti ^
^ Persona non spregiare ;
Ch^ y se non ti pud nuocere ^
Potratti ancor giovare .
Li pesciarelli scampano
Delia rete nel mare ;
Grande uccel prende Y aquila ^
Non puo il mosGOn pigliare.
Incbinasi la vergola , (5)
Lassa Y acqua passare ;
. Ma fa giu cader Y arhore ,
Ghe non si pu6 inchinare . (6)
Ancor to' (7) per sentenzia
. Questo clie h provato ;
.f ' Di battezzalo nasoere
Figliuol non battezznto ,
E di corrotia , vergine ,
Di cieco , illuniinalo : (8)
Non curar di nazione ,
Se V uomo e infatuaio . (9)
(-l) Voce accoK^jj^ta di tuUo tutto , quasi superUtiYO di tutio^ ctoi
tutto affalto . (2) Per asciutto , tuttodi in uso tra la nostra plebe . Non
Tuol dir aitro se non che del due mall si elegga il minare ; e che in
oerte cadute ed in certi infortunj qualche oosa pu& bene sperarsi , ma
qnalcbe cosa no . (3) Sorcio , topo . (4) AUude alia lavola di Esopo del
leone e del topo, ove^si yede olie il minore pu6 giovare al magglore , e
che qudlche Tolta puo fargli anche rornpere il collo . (5) Piccola verg?i .
(6) Avendo naostraio di sopra che i! minore puo nuocere c giovare al
maggiore, mostra ora che il maggiore alle volte non pu6 nuocere al mi-
nore, perchi la stessa sua piccolezza lo salva; al contrario del maggiore,
la cui grandezza lo'espone a piA pericoU, e la cui forlezza e potenza h
oegione della sua caduta. (7) Togli » (8) Vuol dire che da buona cagione
nasce talyolta cattivo effetto, e da cattiva cagione effetto buono. PerciA
nessuno dee negli uomini dispregiare ne la causa ne I' efFeltor non la
causa cattiva per Teffetlo che genero; n^n T effetto caltlvo per la buona
causa onde derivo. (9) Preoccupato a tat segno che non puo facilmente
venire disingannato «
}
147
Mon affligger li sudditi ,
Se son lua signoria ; (1 )
Dimostrati amorevole ,
Questo in te sempre sia:
Ogni male dispiacciati ,
Gk' el ti mena in foUia :
Non lievemente (2) credere
A cki va per tal via .
Non far per poco vizio
La nalura perire :
Non.animazzare il prete
Per la mosca ferire : (3)
L' infermo non uocidere
Per volerlo addormire; (4)
, Gosi fa quel ch« non sa
Corregger n^ ammonire .
Quando puoi esser umile ,»
Non ti dimostrar forte : (5)
II muro tu non rcmpere^
Se aperte son le porte .
Quel che Dio di te voglia
Non dimandar per sorte: (0)
Ch^ li grandi filosofi
^Non.sepper la lor morte.
Nel dare e nel tollere
Abbi ragione ed arte: (7)
L' uomo, che non sa radere
Disonora le carte : (8)
(i) Cioe se tu loro comaDdi, se dipendono da te . (2) Facilmente • '
(3) Proverbio preso da quel caso che si racconta, che uq villano, ve-
dendo una mosCa sulla testa di un prete , tiro con una mazza alia mo-
sca, e la uccise insieme col prete, dicendo: un di lorOjC un de* nostri,
(4) Addormentare • (.5) Cio^, potendo con T urniitk e^ con la modestia ayere '
il tuo intento , non nsar la forza ; ch^ cio sarebbe come , volendo en-
trare in casa , rompere il muro , essendo aperto V uscio • (6) Non usar la
sorte per sapere quel che Dio TOglta da te o di te; imperocche , se pet
via umana saper si potesse la sua volont^, i filoso6, che furono curiosis-
simi e sapient issi mi , gi& V ayrebbero saputa ; eppur non la seppero •
(7) Nel conferire i benefizj ad altri e nel ricererli, o sieno di roba, o di
consigli , o di favori ec. si richiede considerazione e osseryanza di non
pocbi docnmenti • (8) Come alcuna volta ayviene a chi scrive, che avendo
errato, c yoiendo emendar i'errore, lo rade prima con la punta del fem-
perino, ma non sapendo ben radere, accresce Y errore e non 1' ammenda ;
cosi avviene a colui, al quale insegnandosi il rimedio di alcuno >^rrore,
e non sapendolo osare , quando il yorrk mettere in opera, commetter^
maggior faUo .
148
II mele e I' ape perditi ^
Se non riservi parte :
Da quella casa parti ti
Onde Dio ti diparte . (1)
Ciie sei polvere e suddito
Non ti dimenticare : (2)
Giudica te medesimo ,
Altri non giudicare:
Non offender lo prossrmo ^
Se vuoi vita campare:
Se n' odi male dicere^
Non lo tu rapportare . (3)
Lo sorcio corre ^ avvolgesi
Tra le gambe al leone: (4)
Con Signore non prendere,
Se tu puoi , quist'ione ;
Ch' el ti ruba ed ingiuria
Per piccola cagione ,
£ tiitti gli altri gridano:
Messere (5) ha la ragione .
Da 11 a ira del popolo
Ti guarda quanto puoi :
E quando tempo toccati , (6)
Fatti chiamar de' suoi : (7)
Non essere superbo
AUi vicini tuoi :
Vedi die 'I tempo mutasi ,
E guarda a quel dipoi. (8)
(i) Idilio pu6 far nascer cagione che tu debba parti rti da un laogo^
dove ta sii vivuto per qualche tempo ^ o abbandonare una cosa di tuo
piacere; in tal caso partitl di buona voglia • (2) Memento , homo, quia
pulvis es • (3) Non lo riferire, acciocche tu non sii seminatore dt zizzauie
e di scandoii. Brunetto Latini nel Tesoretto:
Non sie inizzatore,
N^ sie ridicitore
Di quel , ch' altra persona
DaTanti a te ragiona •
(4) Ma non ti ci ayyolger tu. Per leone Jntende 1' uomo potente^ tra le
gambe poi del potente s' ayvolge colui, che con esso piglia lite e questio-
ne , o intriga con lui i suoi negozj . (5) II mio Signore , cio& quel po-
tente . (6) Cio^, quando Tedi che e tempo, o che ti toccaa farlo. (7) Gioii
del popolo . Neir Eqclesiaste : esto tamquam unus ex Mis . (8) Cioi al tem-
po, che ha da venire.
149
Se non ti puoi distendere ^ (1)
Sappiti umili'are : (2)
Meglio h lo piede infundere (3)
Che tutto s' annegare : (4)
Dove non hai potenzia ,
Per arte dei operare : (5)
Peggio h pietra perlundere , (6)
Che '1 monte raggirare . (7)
Per la semita (8) dubbia
La slrada non lassare : (9)
Spesso allunga fastidio
Glii vuole abbrevl'are:
Disceudi pianamente ,
Non ti preclpitare:
Per uno detto guacdati
Non ti vituperare. (10)
Gui bee Y acqua torbida
Non li creder (11) la cbiara: (12)
Golui dolare insegniti
Ghe sa della mannara : (13)
Se vuoi d' arare imprendere , (14)
Imprendi da chi ara :
Gh^ rade volte h savio
Ghi dallo malto impara .
(4) Ailargare. (2) Vuol dire, qnando non pnoi spendere e Tiverealla
frande, yIti come ti h possibile, e secondo le tae forze. (3) Voce lat.
tagnare. (4) Annegarsi • (5) Dove non Tale la forza, adopera Y arte e
I'ingegno* (6) Voce tat. battere, forare , scavare. (7) Per trapassare di
1^ da un monte, ch' ^ tutto scoglio, peggio ^, per accorciar la strada, di
a^erto a rompere per lo mezzo, che aggirarlo, ancorchi quello si al"
lunghi . G>8i 81 procede ancora in certe faccende degli nomini; propon-
Sono partiti, cbe per un rispetto son buoni, ma per dieci altri sono
ispendiosi e cattiyi . (8) Voce latina , ticoIo y yia stretta . (9) II nostro
proyerbio :
Cbi lascia la via yeccbia per la nuoya
Spesse yolte ingannato si ritroya •
E il Greco: jSo^^i^c niv c'udsi'av, cammina per la dritta via* Per unacosa dab-
bia non lasciare la certa, ancorchi pi& lunga e alqnanto piu difficile*
liO) G)me fanno alcuni, cbe eleggono perder prima un amico cbe un
detto. ('Il} Dal lat. credere j in senso Aijidarej affidare • (12) G)rrispon-
de al nostro proyerbio: A can che lecca cenere «» Non glifidar farina:
ed airaltro: a gatto che lecca spiede non gli fidare arrosto;e significano
cbe a cbi toglie il poco e cattivo, non h da ndare V assai e il buono*
(13) Scure, yoce usata in^ Lombardia. Saper d* una cosa yale esser dotta
in quel la . Vuol dire: qaalun^ue cosa imparar tu yorrai, imparala da
maestro cbe ben la sappia • (14) Per apprendere j imparare .
150
\
Per fa villa cominciasi
Nel castel grande arsura: (1)'
Intianzi che sia grande
L' uom poco se ne cura :
Cresce lo male ^ e muori
Per piccola lesura : (2)
Nfe a povero nfe a infermo
Non dir parol a dura . (3)
Uonio senz' amicizia ,
Castello e senza mura :
Sguarda 1' araico e vedilo
Per piccola apertura : '
Queir h buona amicizia , ^
Che d' ogni tempo dura :
Poverta non la parte , (4)
TSh nulla ria venlura. (5)
Quel che tu dici in camera
Non dire in ogni loco :
A piaga metti unguento ,
Non vi mettere il fuoco : (6)
Dal maggiore ben guardati ,
Se sei leso (7) dal poco.
Matta (8) piaga ed ingiuria
Non ricevere in gioco .
Non li levare in gloria
Per matto lodamento : (9)
Gh^ umana lauded vana ,
E piena di gran vento : (1 0)
(4) Incendio • Cicer. de Mnibus: Omnia return principia parva suntj
sed suis progressihus usa augentur . E Dante nel C. !• del Parad.
Poca favilla gran fiamma seconda .
(2) Lesione . (3) 1/ Ecclesiaste : Animam esurientem ne despeocerisy et non
exasperes pauper em in inopia sua. (4) Divide, sciogiie • (5) Questa strofa
manca neU'Edizione del Tresatti. (6) II Greco: ou x^^ ^rup iizi nvp sytrivuv,
non bisogna aggiunger fuoco a fuoco; e noi i metier carboni sopra^ td broF*
ce, Non aggiungere alTaddolorato dolore sopra dolore, stizza sopra stizza
alio scorrucciato ; e cosi d' ogni altra cosa . (7) Offeso . (8) Cio^ grande,
come matte bastonate e simili, cio6 grandi, come da matto e furioso .
(9) Quid enim prodest si te omnes laudent , et conscientia te accuset ?
(40) Dant6 nel C. XI. del Pargat.
Non i il mondan romore altro che an fiato
Di vento, ch'or vien qninci ed or vien quindi
E muta nome, perche muta lata.
Quel che ti piace dicoli ,
Ma non ({uello ch' io sen to : (1)
Perci6 s' inganna V uomo
Per dolce parlamento . (2)
Molti uomin son lodati .
Che Dio sa quel phe sono :
Molti ponemo in settimo
Che SOD del primo tono : (3)
Percio per laude umana
Non ti tenere (4) buono :
Lo carro molto stride^
Ma tu conosci il suono . (5)
L' uoo) buono k nelle ingiurie
Gome argento in fornace; (6)
Lo provato (7) filosofo j
£ lo cristiaa verace
Ride di sua ingiuria , (8)
£ r altrui li dispiaoe :
Quel campa (9) dalle ingiurie
Che ode, vede, e tace. (10)
Guarda non esser pigro
Dove dei guadagnare :
Sicuro spendi dodici
15i^
(1) II lodare nno in faccia, dice Aristotle nella Rettorica, lib. 2. &
segno di adulazione • E Dante nel Gonyito, Tratt. I. Cap. IL c Yillania
fa chi loda, o chi biasima dinanzi al viso alcuno, perch^ n^ conseDtire
ni negare pnote \o cosi estimato, senza cadere in colpa di iodarsi o di
biasimarsi • » (2) Discorso • Catone :
Fistula dulce canit volucrem dum deeipit auceps •
(3) Forma di cantilena de' salmi che si cantano in coro. Vuol dire: esal-
tiamo molti, i quali sono di poco o uian momento • (4) Stimare, ripa-
tare • (5) Gio^: dove h meno yirti, k pi& suono di parole: come per lo
contrario , dove sono meno parole , sono piji fatli • (6) L' ingiaria h al
baono, com' & la fornace all' argento^ cioe lo prova e lo pai^a • (7) Messo
alia prova, sperimentato • (8) S* Gregorio il Grande: doctrina viri per
patientiam nascitur . E Filemone : niJwv ou*«v , o'uW» fnoDaonSrtp'i^ sV ti Juvaa^idi
XoiSoporjfuivoif fdpM , nulla S piu dolce e piudegno di uomo sagf*ioclie il poter
sopportare chi dice ingiurie. (9) Scampa, si salva. (<0) Qui cade a pro-
posito cio .cbe la Filosofia narrava a Boezio, cbe volendo cio^ un uomo
asiato provare ad un altro come falsamente si era vestito del. nome di
Filosofo, rand& a ritrovare , e di prima giunta gli scaglio molte ingiu-
rie, dicendo tra se: adesso conoscerb ben io se sei filosofo o no . II Fi-
losofo ebbe pazienza un poco, ma poi irritato per quelle ingiurie gli
disse; non sai tu ch' io son Filosofo? E V ingiuriatore ; troppo mordace-
mente tu rispondi: ben ti avrti tenuto per tcXe^ se tu fossi stato cheio .
T52
Per cento guadagnare:
Ove senti pericolo^
Lassa altri cominciare; (1)
Gb^ spesse volte h utile
Lo dubbio ritardai^ ..
Tu da colui partiti
Che vedi che ti coce : (2)
Per mio consiglio cessati , (3)
Se al foco star ti noce :
L' uomo fugge alia tenebra , (4)
Se li fa mal la luce : (5)
Ogni eosa hai da fuggere , (Q)
Che a mal far ti conduce .
Se se' rio , '1 ben ti noce ; (7) •
Provotel con pianezza . (8)
Noce alia ria femmina
La propria bellezza :
L' uomo , che non h savio ^
Pere (9) per sua fortezza :
Null' uom caderia d' alto ,
Se non fosse in altezza •
Ad uom , cli' i ben disposto ^ -
Ed in Dio trasformato ,
Lo bene e '1 mal gli giova ^
£ sempre sta in suo stato «
Molto giovo a Stefano (10)
Gbe fu martirizzato :
Ed a lob , che 'n vecchiezza
In tutto fu peuato. (11)
In tutto quel che fai
Sii sempre ammisurato:
Lo ben si mi dispiace 2
(\) fvLTchh in non faccia per& come quel soldato di Terenzio, cli6
disfte: ero post principium , mostrandosi coaardo.X2) Ti molesta , ti af-
fligge. (3) Allontanati . (4) Ora si adopera piii ebniunemente nel plurale .
(5) Luce e conduce rimano con noce j per assonania. (6) Per fuggire^ al
modo del lat. fugere . (7) In questa e nella strofa segaente pone if poeta
una dtfferenza ch' ^ tra il buono e il cattiyo ; all' iino gioya e all' altro
nuoce cosi il male come il bene; onde a quello tanto e il mandare il
bene come il male, perchi V uno e T altro gli gioya: e a questo, tanto
il male come il bene^ perchi T uno e i' altro gli nuoce. (8) Te lo provo
con chiarezza. (9j Perisce. (40) S. Stefano fa lapidato • {ii) Tormeo*
tato.
193
Se DOii h iHoderato':
Se vudi Cristo seguire ^
Ed essere beato ,
A te ed alio mondo
Sii mortificato . (1 )
Par ben che 1' uomo attaccbisi ^
Se discende dal monte: (2)
Per la piscina torbida
Si parte dallo fopte : (J)
Quando Y acqua t' h dubbia ,
Bigira dallo monte ;
Fa' bene , e non lo dire , (4)
die bene h chi lo conte • (5)
Ov' h lo tuo tesauro
Lo tuo core averai: (6)
Sii avveduto e savio
Di quel che amerai: (7)
In quello cbe tu ami
Si ti irasformerai : (8)
O buono o reo cbe sia ,
Con esso ne girai .
Non iscoprire in pubblico
Maritala nh zita , (9)
Per toiler ti da dosso
(4) MortificarCj reprtmere gU appetitl disordioati • (2) Par beor fatl^ '
che r uomo per se stesso proclive al male, trovandosi in luo<^o e in oc-
casione di cader npl male, yada molto ritenuto , attaccandosi per txitto, e
servendosi d' ogni minima occasione che possa ajutarlo a non tracollare.
(3) Quando il fonte piglia 1* acqua dalla piscina, se la piscina h torbida,
torbida ancora h qiiella delta fonte; e pero non si lascia il fonte per se,
ma per lo intorbidamento della piscina. Gonsideri percio V uomo d' in-
iorno a se stesso, se i fonte o piscina: cb^ sempre h piscina, se altri da
lot dipende o deriya; e non sark mai torbido e tristo a se solo^ se sara
come piscina ad altri . (4) Nei proTcrbii di Salomone : Laudet te alienus
et non os iuuni; extraneus et non os tuurn • (5) Lo conti , lo racconti .
(6) S. Luca: id}i enim thesaurus vesur est, ibi et cor vestrum erit. E
Bernardo da Ventadorno :
Gar lai on cm a son tesor,
Vol om ades tener son cor,
perehS la ove una ha il suo tesoro , mole uno adesso tenere il suo cuore.
(7j Cioft intorno a quello che bai da amare. (8) S. Agostinos scio, anima
mea, quia in ejus^ quent amas , imaginem transformaris • (9) Zitlella,
fancialla. Vuol dire che non si debbono discuoprire i difetti di ncssuua
donna, siasi maritata o zitteiU«
T. II. 20
y
154
La puloe o la formica: (1)
Nqn si pu6 mai piu pren4ere
Parola , quale h gita : (2)
Ne mai fama ben rendere ,
Dopo cli' eir h perita .
Leggieri (3) h lo distruggere ,
Tardo r edificare :
Tosto piaga non ourasi , (4)
Che tosto si pud fare ;
Guarda eke in pericolo
JVon ti lassi cascare:
Perocchfe gli (5) entra a libra ,
E ad oncia esce lo male . (6)
Se ami il Ciel y se' celeste y
Se terra , se' terrenb : (7)
Del biado (8) che vi metti
Farina fa 'I molino: (9)
S' empi d' acqua la botte,
Non ne trarrai el vino : (1 0)
Di che parla la bocca y
Pi quello "'l core k pieno . (11)
(\) Cioi per leggieri rispetti. Fbrmica riina con zitUj per la ragione
addotta piu sopra • (2) Orazio nelF arte poetica: nescit vox missa res^crii.
E neir Epistole :
Et sernel emhsunp si^lat irrevocabile verbunt.
Menandro : pi^uq Xoyov n^, oZr. dmipeXrKi itdiit . Jaoopo da Lentino:
Che la parola non pufr ritornare •
E Branetto Latini nel Tesoretto :
Gbe non ritorna mai
La parola, oh' ^ delta,
Siccome la saetta ,
Gbe va e non ritorna •
E nel Tesoro, lib. 7« c. ^3. E cerio le parole sono sinuli alle saetie j k
guali I* uomo pub balestrare leggermente, ma ritenere no: coA i la pa-
rola , che va senza ritornare . (3 J Leggiero , leggiere e leggieri , facile .
(4) Non si medica . (5) Per egli , modo Fiorentino ; (6) U male viene fii^
cilmente e in gran quantity , ed esce a sfeento e a poop per yolta . (7) S.
Agostino: $i caelum ^ coeluui es ; si terrain, terra es j $i Deum^ Deus €«•
(8) Biada . (9) In altro luogo il nostro poeta :
Di qual metterai lana,
Tal averai yestito •
(<0) II nostro proverbio: La botte da « Del vin ch' ell* ha . E V altro:
il tino da ^ Del mosto ch^ egli ha. Corrisponde a quel detto della Scrit*
tura: quae ^eminaverit hgmo , haec et metet . (il) S. Luca: ex abundanr
tia cordis os loquitur. Amerigo di Peguillano :
155
Ogn' uom sia buono ed umile
Secondo lo suo stato: '
. Chh a Dio ^1 superbo h in odio>
£ 1' umile gli h grato :
L' uomo secondo Y opera
Sara remunef&to: (1)
Dunque a far ben ti studia ^
Guardati dal peccato .
Suddito con Signore.
J\on contenda in paraggio : (2)
Gh^ di piana ragione
Potralli fare oltraggio:
. £ non si pensi : (3) in Gorte
Buono aijaico io aggio :
Gbe la Signoria passa (4)
Sopra ogni comparnggio • (5)
Quelli , in cui piu ti fidi ,
Si (6) ti verrebben meno : (7)
A proya di destriero
Non correra ronzino : (8)
£ gallina con volpe ^
£ con nibbio pulcino '
Non entri in questioned
N^ '1 grano col molino •
Stagione e temperanssa
Ogni cosa de' avere: (9)
Soperchio sale in cibo
Ades vol de Tabondansa
Del cor la boca parlar,
tosto vuole dell' dbbondanza del cuore la bocca parlare • E Bartolomineo
da S. Goocordio; doll' abbondanza del cuore parla la lingua, mm p^uoi
tu sapere del f rate tuo che cuore egli ha? AUendi di che piit volentieri
e pm spesso parli j perocch& daW abbondanza del cuore la bocca parla •
Nota terreno e pieno cbe riotiano con molino e vmo .
(^) S. Matteo : et tunc reddet unicuique secundum opera ejus . (2) In
paragone , in eguaglianza : non si sforzi di yoler essere o comparirgU
eguale, per es* in riccbezze, in isfoggi ec. (3) E non dica e pensi cost:'
io ho in G>rte buon amico cbe contro questo Signore mi favorira e mi
difender^ ec. (4] Passa sopra , non cara • £ cosi una tale tna speranza ha
poco fondamento . (5) Lo stesso che- comparatico , V esser compare. (6) Ger-
tamente • (7) Anche qui meno rima con ronzino* (8) Gontinua a dire che
il minore non se la pigli col maggiore o col piii potente, come il ron<;-
zino non pa6 correre del pari col destriero, n& la gallina colla volpe/
n^ il palcino col nibbio. (9) Ogni cosa dee ayere il suo tempo e la sua
misara •
\
156,
Buono nol & sapere: (1)
Mulo o troppo parlante
Non potria mai piacere :
Nod vedere ogni cosa ^ (2)
Se pace vuogli (3) avere.
Non sicurar (4) la nave ,
Fincb^ non giunge al porto:
Santo non adorare
Innanzi che sia morto : (5)
Cb^ '1 forte puo cascare ,
E ''1 d^itto farsi torto :
Se air uom non puoi ben fare
Dagli almen buon conforto .
Se tu se' posto in alto y
Minor non disprezzare . ;
Chi^ fa picciola pietra
Gran carro riversare : (6)
E picciola bestiuola
Fa destrier stramazzare :
Tal nuocer ti puo in Corte
Che non ti puo giovare.
Picciol e lo garofano y
Mnggior h la castagna ;
Qual sia di piu efficacia (7)
Dicatel chi ne magna :
Chi guarda a maggioranza
Spesse volte s' inganna : (8)
Granel di pepe vince
Per virtu la lasagna •
[i) Non lo fa a?er huon sapore . In somina consiste V ayyiso in qae-
sto: ne quid nimis , p.riUv oTyav, perch e , come dicono le donoe , il soper*
chio rompe il coperchio • £ : ogni troppo si versa j secondo il detto pure
di Orazio :
Omne supervacuum pieno de pectore manat •
(2) Perchi in qnesto ancora daresti nel troppo. (3) Antico, per vuoim
(4) Non ereder sicura • (5) S. / Ambrogio : dicit sermo divinus , ne lauda^
veris hominem in inta sua; tamquam dixerit: lauda post mortem; mor'
mifica post consummationem . (6) Rovesciare. (7) Un Manoscritto Riccar-
diano ha:
Ma quale ha fiii possanza •
(8) Vuole che sappiamo discernere maggioranza da maggioranza 9 qaella
di Yirt& da quella di quantity, e che non ci lasciamo ingannare dall' oc-
^cbio nel giudizio s\, che doy' ^ una maggioranza, pensiamo che yi sia
r. altra ; e che dove una non e , n^ anco V altra yi sia • Nota inganna ri**
mato con castagna ec«
157
Di vite torta e piccola
Nasce 1' uva matura :
A bete dritto ed arduo (1)
Seoza frutto ha statura :
Gonsidera piu 1' opera
Che la grande figura :
Fa cera 1' ape picciola
E mele con dolzura . (2)
Ama Dio supra omnia^
Che benedetto sia :
Sua bonta e tua miseria
Bipensa notte e dia . (3)
Non cessar da buon' opere ,
E va' per questa via : (4)
Questa h specialissima
E gran filosofia .
La nostra vita h misera ,
E '1 mondo h dubitoso: (5)
L' Inferno profundissimo ,
Lo sito tedl'oso :
U ai^ima nostra k condita (6)
Pel regno glorioso ,
Ov' h luce perpetua ,
E lieto e gran riposo •
O Signor della gloria ,
Gristo , luce serena ,
Tranne dalla miseria
E guardaci da pena :
Per amor di tua Madre
Al tuo regno ci mena ,
Dov' e tutta letizia
Gon visi'one piena •
{i) Alto, dal lat. arduus, (2) Dolciura, dolcezta; Toce antica. (3) An-
tiquato per di , giorno . (4; Cio& delle buone opere • (5) Dubbioso, in-
certo . (o) Greata dai lat. conditus •
. I
SER (1) BRVXETTO LA.TINI
B
^runetto Latini hacqae da illustre famigliai iii Firefize ter^
so il 1220. (2) i Fiorentini lo ebbero in grandissima stima^ e
ricoiioscendolo per maestro^ e onorandolo col titolo di talen^
te^ di grande^ di savio e di sommo^ lo fecero Dittatore del
Gomune. Giovanni Villani ce lo dipitige gfan filosofo e mae-
stro sommo in rettorica > e tottke quello che comincio a digros^
sare i Fiorentini ^ € a farli scorti in ben parlare , ed in sapere
guidare e reggere la repubblica ^ecofldo la poiitica. (3)
Brunetto si reco in Francia^ ^d h da dime la cagione. H
Boccaccio nel Commento alia divida Commedia, dice: a Que-
sto Ser Brunetto Latino fu Fiorentino ^ e f u assai valente uo^
mo in alcune delle liberali arti ed in filosofia ; oia la sua prin-
cipal arte fu notaria , nella quale fu valente molto : e fece di se
e di questa sua facolla si grande stima^ che avendo un contrat-*
to , fatto per Jui y errato , e pet quello essendo stato accusalo
di falsita^ voile avanti esser cOndannato per falsario^ ch' egli
volesse confessare di avere errato; e poi per isdegno partitosi
di Firenze^ e quivi lasciato in niemoria di se un libro da lui
coniposlo, chiamato il Tesoretto , se n' ando aParigi, e quivi
dimoro lungamente » La stessa cosa ripeterono e Benvenuto da
Imola , ed altri commentatori di Dante ^ tra' quali h ancbe il
Landiuo. Ma questa asserzione, dice F Ab. Zannoni^se anche
si esamini di per se sola ^ tale non apparisce cbe meriti fede .
Ed in vero^ come puo mai pensarsi che un uomo^ sia quanto
(^) Sere e lo stesso che Site o Signore^ ed era il titolo, che si dava
al semplice prete e al Notajo . Venne a noi dai Provenziali , che dal *e-
nior de' Latini fecero Senor , Senher j Ser. (2), Cosl opina F Ab. Zan-
noni. Ma se la notiziia trovata dal Biscioni h vera, che Bianca figUuola
di Ser Brunetto Latini fosse moglie di Gaido di Filippo da Castiglioochio
nel 4248, pare che dovesse essere anteriore al 4220 la nascita del nostro
Notajo. (3) Gron. Fior. lib. VIII. Gap. X.
159
fii Tuole superbo del suo sapere^ preferis^a F infamia all', inge-
nua confessione d' un errore^ onde puo da quella andar iibero?
La vera cagioqe dall' esilio di Brunetto h questa. Egli era di
parte Guelfa^ che trionfo da principio e ^qaQqio i GhibeUmi^
1 quali jBi rivolsero a Manfredi re di Sicilja , che invi6 loro aju-^
to. I Guelfi avvisarpno allora di dovergU opporre Alfonso re
di Gastiglia , al quale inandarouo ambasciatore Srunetto . a Per
}a quale cagioqe^ gos^ il Malespipi , i Guelfi di Fir^n^e gli iqanda-
rono ambasciadori per sommuoverlo del paese, promettendogli
grande ajuto^ aociocch^ favoreggiassie parte Guelfa, e 1' amba-
aciadore fue Ser Brunetto l^atini > uomo di grande senno » (1) Ma
ilinanzi , che fosse fornita Y anabasciata , i Guelfi furono rotli a
Monte Aperti a di 4 di Setlembre del 1 260 , e Brunetto uscito
di patria con gli altri Guelfi , riparo allora in Francia • (2) il
testimonia egli stesso nell' Introduaione al suo Gomniento
3u parte del primp libro della Invenzion^ di Tidljo^ da lui
Tolgarizzata (cLs^ cagipne^ egli dice, perch^ que&to libro h kt^
to^ ^ cotale^ che questo Brunetto ILalino per cagione delta guer^
ra , la quale fue tra le parti di Firen^ie , fu sbandito da Firepzo^
quandp la sua parte Guelfa , cbe si tenea qol Papa , e coq la
Ghiesa diRoma^fu oacciata e sbandita della terra I'annoMCGLX.
Poi se n' ando in Francia per procacciare le $ue vioende. »
Non puQ definirsi precisamenle quando Brunetto rilornasse
in patria. Solamente il troviamo restituito nel 1269^ dove dopo
aver sostenute onorevolmenle alcune pubblicbe cariche^ morl
nel 1294^ e fu sepolto in Santa Maria Maggiore, sua parrocchia;
e falsamente crede il Boccaccio ch' egli si morisse in Francia ,
Brunetto ebbe la gloria di essere il maestro di Dante. Per-
ch^ nel giorno 14 di Maggio del 1265 ^ nel quale avea Dante
aperti gli occhi alia luce, il Sole era entrato nella costellazid-^
ne dei Gemini , Brunetto tanto piu di buon animo prese ad
istruirlp , che formandone 1' oroscopo , (3) avea preteso di pre-
(1) Stor. Fior. G. GLXVII. (2) Non sappiamo se Brunetto, fornita
1' ambasceria, tornusse in Firenze, e di qui poi si trasferisse in Francia;
OTTero se^ partito dalla patria net ^260, qui non tornasse che dapo av^er
jlimorato appres30 i Francesi • L' Ah. Zannoni h del prime parere • Ma
se, come dice il Malespini, innanzL che fosse fornita I* ambasceria i /^q-
rentini furono sconfiUi a Monte Aperti a di 4 di Settembre -1260 ; se i
Guelfi si ritirarono dalla Gitt^ a di 43 del medesimo mese, cio^ nove
9oli giorni dopo la sconfitta, e lecito dabitare se Brunetto avesse tempo a
ripatriare innanzi la cacciata de' Guelfi • (3) « Gemini , dice TAnQnimo,
e significatore , secondo gli Astrologbi, di scrittura e di scienza e di co-
gnoscibilitate. » Dante medesimo nel G. XXII. del Parsed, si congratula
V--
160
vedere a quale alto segno di gloria sarebbe Y animo alio per
aali^ nel corso della sua vita.
Dante aggirandosi per 1' Inferno (1) tra i vei d' infamede-
lilto^ dice che vi riconobbe Brunetto.
Gosi adoccbiato da cotal famiglia
Fui conosciuto da un die mi prese
Per lo lembo , e grid6 : qual maraviglia 7
£d io y quando '1 suo braccio a me distese y
Ficcai gli occhi per lo cotto (2) aspetto ,
Siccb^ 1 viso abbruciato non difese (3)
La conoscenza sua al mio intelletto:
E chinando la mia alia sua faccia y
Risposi : siete voi qui y Ser Brunetto 7
Dopo alquante parole dettesi reciprocamente fra loro y Brunetto
predice a Dante una gloria immortale:
Ed egli a me : se tu segui tua Stella y (4)
Non puoi fallire a glorioso porto^ (5)
Se ben m' accorsi nella vita bdila .
£ Dante y parlandogli con parole di affetto e di pieta y e di*
mostrandogli la sua gratitudine^ gli risponde:
Se fosse pieno tutto il mio dimando y (6)
Bisposi io lui y voi non sareste ancora
Dell^ umana natura posto in bando : (7)
Gh^ in la mente m' h fitta , ed or m' accuora (8^
La cara e buona immagine paterna
Di voi nel mondo y quando ad ora ad ora
COD le ftelle di quel segno inflaenti gran yirtiiLt e dice che da quest!
astri, ^ome da seconda causa, egli riconosce le forze del suo ingegno.
O gloriose steiie , o lame pregno
Di gran virtiii , dal quale io rioonosco
Tutto , qual che si sia , il mio ingegno .
Gon TOi nasceva , e s' ascondeva vosco
Quegli) ch' i padre d' ogni mortal vita,
Qu^i^^' ^* sentii da prima V aer Tosco •
(4) C. XY. (2) Abbrustolito dal f uoco . (3) Non viet6, non impedl .
(4) Cos\ dice il poeta secondo le opinioni astrologiche di quel tempi, nei
quali credevasi poter arguire il futuro destluo di uo uomo daUa costel-
laziooe, sotto cui era nato . (5) Bel modo per sienificare: non puoi man-
care di giungere a glorioso fine. Ed era pure oei Provenzaii • Bonifazio
Calvo :
Non dey a bos motz fatllir,
nqn deggio a buoni motti fallire . (6) Per dimanda , preghiera . (7) Al-
lontanato, e quindi fra i morti* (8) Per la compassione che mi desta il
\cdervi posto a tal pena •
161
M' iosegnavate ,come 1' uom s' elerna :
E quanto io 1' abbo (1) io grado ^ roeotr^e io vi^p ^ ^
Coovieu che o^lla lingua mia si scerua, (2)
Ma «ome conciliare qui Dante gr^to al suo diletio uei^estip, qoA
Dante che txamanda alia posterita , cop^rto d' infamia , ii nor
me di colui^ dal quale ^ secondo le ^u^ sle$se eapreasioni, ap^
preso esM avea quelle cose , per cui V uomo s' eterna ^ cmdiaiir
dolo oeU' Inferno tra i pederasti? Dante ^ diconq alcuni^ fm^
conoepl odio contro Brunetlo, percli^ egU apparteneva alia &r
sione Guelfa ^ autrice di tutte le sue calamita ; o perchi^ nel hor
do Pataffio egli fece F apologia dei Sodomiti. (3)i< EdirenM^
cosl il Perticari ^ quella sua dannazioae non tantp essere im?
maginata da Dante Ghibellino e4 esuliB coi»4.ro BruneUo Gpelfii
c Fiorentino , quanto da Daple poela nobilissimo contrp Bi*Ur
netto y autore deir osceno e plebeo PataiSo » (4) — <i ImpuU «
ae^ che dovesse poi Dante qacciarloj beocUe gia suo 9iaeatn»^
fra' dannati ; ch' ei opo dov^a nel suo laido Pataffio fare V apo-
logia dei Sodoxniti * ))
Ma queste ragioni sarebbero iqgiwiose a Dante ^ al pioeta
dclla Rettitudine ^ se si. credesse mosso da odio di parte ^ o da
private e parlioolari passiooi. U faltp si e, che s' egli coccw
neir Infeino liruneJtio, i) fece pecciii^ il Stiiio maestro era juaacr
chiato yerameia^be di quel delitto. II Yillani, che fa gius,to elo-
gio air ingegno e al sapere di Brunetlp^ noa si astiene dal di«
re ch'ei fu mandanQ uomoj (5) ^colle quali parole sesibro w^
che al Tiraboschi ciu: ulludesse V istorico M somq delUfv 4i
cui DufUe Io incodpa. £ che il YillflH^i »ion caliiouiaase Brj»-
netto in chiamarlo mondano , questji il testi^iea di se nel Tesio^
retto , dicendo nel G« XXL air aoiica $i/bi^ ^ dppo airergli aai>
rata la jiropria cQuversione >
£ poi -ch' i' son mutato ^
Ragion' ^ che tu muti ;
Che sai chu slain teouti
Un poco «iondanetti • (@)
IVIa 4e Dante non nienll nel fBL]c teo Brnneiltto di ^ vei^ognoM
deliUo> gli si dara rimp^vero per non avctr crfldato debito di
[i] Antiquato , per ho • (2) Nel bene che io ne diro, o nella gratt^
tuciine, che io faro manifesta parlando . (3} Vedremo a suo iuogo che i4
PatafliQ noo e opera di BruneUo. (4) ScriU* dei Trecento, lib. i. cap* 4.
(5) Lib. 8. cap. ^0. (6) MonUanettOj dimiuutivo di mondano, che valcva
la$cisH} e dissoUuo. £ noi pare diciamo oggi mondana^ o donna di /non--
do la meretrice • . ^
T. II. 21
162
gratitudine il celare il vizio del proprio maestro^ rendendolo
con tanta solennita manifesto . Quegli che ci6 dicesse , mostre-
rebbe di conoecer poco Y indole dei tempi , nei quali visse Dan-
te^ e il divisamento eh' egli ebbe e 1' altissimo scopo che si
I propose nel dettare il suo divino poema^ onde faceasi materia
a Rettitudine. Dante non anlepose mai alia Terila n^ parentis
tih amici ^ n^ benefattori ^ e su di essi cadde sempre giusto ii
giudizio della sua mente . Parlo senza riserva di tuiti coloro
ch' erano acconci alia sua materia , celebrando la virtu dei Var-
lorosi y ma non tacendone i vizi . Quindi egli loda ii magnani-
mo Federigo II. e lo appella quel signor che fu d! onor si rfe-
gno ; (1) ma com' egli fu dispettoso alia religione ^ estimo T ani«
ma morire col corpo^ lo chiuse dentro un sepolcro ardente nel
cimiterio d^ Epicure. (2) Confessa che il gran Farinala fu ua
magnanimo y e ch' egli solo a viso aperto avea difesa Firenze^
dove gli altri sofferivano ch' ella fosse distrutta ; ma perche si
sapeva ch^ egli ebbe in dispregio la cristiana pieta^ if punian-
cora delle debile pene. (3) Non risparmi6 Gavalcante ^i ch' era
in voce di ateo j n^ guardd se fosse padre di Guido , primo ed
intimo fra' suoi amici. (4) Non tacque dell' adultera Francesca^
quantunque egli vivesse alia corte di Ravenna. (5) Pose tra quei
santi che sono degni di salire alle stelle Buonconte da Monle-
feltro^ perito nella battaglia di Gampaldino^ (6) contrd il qua-
le egli stesso avea guerreggiato y e forse 1' aveva ucciso ; e di*
pinse con le membra tronche ^ quale si coaveniva ad un semi-
natore di risse , Geri del Bello ^ abbench^ suo consanguineo . (7)
£ eosl adopero con Brunetto . Dante non lo froda della debi-
ta lode : gli promette di far manifesta al mondo la sua gratitudi-
ne^ per avergli insegnato come V uomo s* eterna : 6\ duole del-
le sue pene^ e Jo commenda pel suo Tesoro , nel quale egli
ancora viveva • Ma come Brunetto era stato lordo di certi vizi ,
che non erano da portarsi in trionfo in mezzo le genti y cosi
egli non Ii nascose , e dann6 il maestro alle disperate angosce
delle fiamme eternali. Per lo che conchiuder si dee che Dante ^
dice XJgo Foscolo^ non perdona n& a ciechi di nienle che na-
turalmente non possono vedere la verita^ne agli uomini buoni,
e di nobile anima , se hanno talora travialo ^ nh agli amici suoi ,
nh a' benefattori ; e quasi provocando il genere umano^ inlinia
(<) Inf. C. XIII. (2) Inf. C. X. (3) Inf. C. X. (4) Inf. ۥ X. (5) laf
C. V. (6) Purgftl. C, V. (7) Inf. C. XXIX.
J
163
in nome dei «ieU la dannazione eterna anche a Principi lontania*
sinii, alcani de' quali per avvenlura non 1' udirono mai. (1)
Le opere , che abbiamo , di Brunetto scritte in versi , ^no
U Tesoretto (2) e il Favoldlo . (3) .
JL TESORETTO
II Tesoretto^ o piccolo Tesoro^ h cosi cbiaxna to dal Boc-
caccio, dai copiatori dei Godici, e da tutti quelli che oe. han-
no ragioaato. Ma Brunetto lo appella Tesoro , siccome rilevasi
dal verso 75 del C. I.
A voi mi raccomando i
Poi vi presento e mando
Questo ricco Tesoro ^
Che vale argento ed oro.
£ dal primo verso del G. II.
Lo Tesoro comenza .
£ distingue da questo il Tesoro , che scrisse in prosa Francese ^
col chiamarlo al verso 89. del G. XIY. // %ran Tesoro:
Di tutt' e quattro queste
Lo puro sanza veste
Diro in questo libretto .
Deir altre non prometto
Di dir ne di ^ntare;
Ma chi '1 vorra trovare >
Gerchi nel gran Tesoro ,
Gh' i' faro per coloro
Gh' hanno lo cor piu alto .
La faro il gran salto
Per dirle piu dist^se
Nella lingua Francese .
II Mazzuchelli ed il Quadrio scrissero che il Tesoretto h ua
compendio del Tesoro ; ai quali si oppose il Tiraboscfai , afFer*-
mando ch' esso contiene solo alcuni precetti morali . L' opi-
nione dei primi due non h rigorbsamente vera^ non proceden-
(I) Illnstrazioiit Storiclie sal Poema di Dante* (2) Tesoro e Tesoretto
erano i soiiti noini che i Troyatori e i dotti di quei tempi davano alle
loro opere didascaliclie. (3) Le Raccolte di rime anticbe riportano pure
del noatro Bmnetto ana lAuda per un morto , ed un Sonetto ; ma sono
ben poca cosa.
164
doti nel Tesoretto col medesimo ordine che nel Tesoro , e non
tenendo^gli sempre dietro con passi minori . Ma d* altra parte
cgli h (also cbe il Tesoretto contenga solo alciini precetti mora-
li , trovandovisi molte cose^ che in certo modo Brunetta ha
conipendiate dal Tesoro; cosicchfe non devesi al tutto rifiulare
r asserzione del Mazzuchelli e del Quadrio.
Non vi ha dubbio che il Tesoretto non sia stato tessuto da
Brunetto al modo di certi componimenti dei Provenzali^ che
nclla fine di ogni stanza apponevano una prosa piu o meno
Itinga , che dicbiacava meglio il senso dei versi , e ajutaya il lor
servigio^ aggiungendo esempj ^ confront] e disvelamenti piii ma-
frifesti . Le prose cosl collocate davano il destro al poeta di spiiv
garsi meglio , e di afforzare con confront! e novelle i dettati
suoi ; il che forse per rima non avrebbe potuto con decoro egua-
le e facilita conseguit^. (1) II Barberino ^ tanto dedito ai Pro-
venzali , pare che di qui traesse Y idea de' suoi Reggimenti del-
{i) Percb^ il lettore abbia un' idea di s&(fatti compoaiineiitt dei Pro*
venzali ^ eccone un esempio di Rambaldo da Vachera •
Escotatz , mas no sai que s' es ,
Senhor , so quel vuelh comensar ;
Vers, EstHbot, ni Siryentes
Non es, ni n9Yn no '1 sai trobar,
Ni ges no sai c6l me fezes
S* aital no M podi' acabar.
Que ja bom ma is no yis fach aital per home ni per femma en est segle,
ni en 1' autre qu' es passatz •
Si tot m' o tenetz a fades*,
Per tan no m poirih laissar*
Que ieu mon talan no disses;
No m' en poiria bom castiar :
Tot quant es, no pres ni poges .
Mas so qu' ades yei et esgar •
E dir Tos ai per que ; quar s' ieu vos o avia mogut, e no us o traizia a
cap, tenriatz m'en per folb; quar mais amaria VI. deniers en mon punb,
que milh soltz al eel ec.
AicotttUe J ma non so che si e j SignorCj cih che voglio cominciare;
s^erso ^ strambotto , tie Slrventese non i , ne nome non ti so tros^are , nc
gia non so tOfne *l mi facessij se altrettalc *nol poteafare. Chi gikuomo
mai fatto altretiale per uomo j nt per femmina in. questo secolo, ne nell* al-^
trb che e passato . Sebbene mi teniate cih a follezza, per tcitito non mi
potria lasciare che io mio taiento non dicessi ; non nie ne poirebbe uom
riprendere ; tutto quanto e non pregio un pogese , (specie di moneta Fran-
c^se ) se non, cA che adesso ( sublto } vejggio e sgUardo . E dirovvi per^
cite; percke se in do vi avea mosso ^ e non do vi tratva a capo, ierre-*
stemcne per folic ; perchi /wA amerei p^I.denan in mio pugno; che mUU
soldi al cielo ec. Ma d^l congiang^e la proaa ftl vecti tanto i ProvenBali
che gr Italiani ebbero esempio da Boezio.*
165
le donne , componimento tessuto di yersi e di prosa . E cosl
pure sarebbe il Tesor^to del liatini y se lo avessimo inlero y e
quale egli lo scrisse ; ppicli^ chiaram^ite si scorgd a certi luoghi
mancarvi le prose , ch- egli inframesse per ispiegar forse le co-
se y che non snpea dire per rima , e che dai copisti y vagbi sol-
ianto della poesia y saranno state intralasciate • Ed infatti la Na«
tura nel C. V. corisiderata la difficolta della rima y oude per essa
si asconde spesso la sent^za^ e mutasi la intendenza^ dice a
Brunetto :
Ma percio cbe la rima
S^ stringe a una lima
Di Qoncoraar parole y
Come la rima vuole y
S) die molte fiate
Le parole rimate
Ascondon la seotenza y
E mutan la ''ntendenza ;
Qaando vorro trattare
Di ca$a y che a rimare
Tenesse oscuritate y
Con bella hrevitate
Ti parler6 per prosa ,
£ disporr6 la cosa
Cod siffatto volgare y
Cbe ben potra^ imparare .
IL nel G. X. la medesima cosi parla a Brunetto :
Appresao t' ho coatato
Del ciel com' h Stella to •
Ma quando sia stagione y
Udirai la ragione
Del ciel com' \ ritondo y
E del si to del raondo •
Ma Bon sara per rima.
Gome scritt' ho di prima ;
Ma per piano volgare
Ti fia detto l' affare .
E Brunetto sorpreso dalle raaraviglie y che operar vede alia {{a*
t«ra ^ dice oel G. XI.
Ond' io aggio talento
Nello mio parlamento
Ritrar cio che ne vidi.
Non dico ch' i' m' affidi
Di contarlo per rima
166
^ Dal pii fino alia cima ;
Ma ^u bei volgare e puro ^
Tal die non sia scuro ,
V vi diro per prosa
Quasi tiitta la cosa .
£ enalmente nel C. XXII.
G)si un di di fesla
Tornai alia foresta ,
E tanto cavalcai
Che io mi ritrovai
Una diman per tempo
In sul monte d** Olempo ^
Di sopra in suUa cima.
£ qui lascio la rima
Per dir piu cbiaramente
Cio , cli' i' vidi presente ec.
Dai quali luoghi si fa manifesto che Brunetto dir volea appieno
c per prosa delle cose che avea innanzi leggermente toccate.
II Boccaccio dice (1) che Brunetto scrisse il Tesoretto pri-
ma che uscisse di Firenze ; ma questo h falso : imperocch^ egli
certamente lo scrisse dimorando in Parigi , alia qua! citla recos-
si dopo la rotta di Monte Aperti ; della qual rotta egli fa men*
zione nel C. II. di quella poesia^ come vedremo in appresso.
II Tesoretto h scritto in versi settenari ^ rimati a due a due,
che per lo piu sono fluidi abbastanza ^ ma a luogo a luogo alcu-
ne Tolte duri ed oscuri; vizio nato dalla difficolta di esporre
in quel tempo con versi rimati materie di severo argomento:
della qual difficolta non tacque Brunetto medesimo al Gap. V.
Ma certamente mostro egli ardimento in iscrivere questi versi;
G il buon esito estimato, siccome estimar si dee, in riguardo
air eta , fa manifesto ch' ei non ardi piu che patissero le forze
dal suo ingegno. II Tesoretto h pieno di vocaboli e di forme
al tutto Provenzali, e talvolta di modi derivati dal Francese;
lo che h piu presto vizio del tempo che dell' uomo • E sebbene
non abbondi di vena poetica e di fiori di grazia, con tutto eio
^ cosa per la nostra letteratura assai veneranda , e tutto pieno
di quella ingenua sempliciti, gon che i nostri buoni Veaphi usa*
vano serivere; ed in fatto poi di bella moralita forse non si
(1) Gomm. al G. XV. della dtvina Goniinedia.
161
appose male il rigidb Castelvetro , allorch^ rassernigliollo ai ver-
si di Pittagora e di Focillide. (1)
Datasi da Brunetto nel C. L sua lode a quello^ cui h io-
titolato ^ (2) narrasi per lui medesimo die ritornaudo per la Na-
varra dalla Spagna^ dov' era state ^ dopo la sconfitta e 1' esiglio
del Ghibellini, inviato aaibasciatore del ComuDe di Firenzead
Alfonso re di Castiglia per dimandargli aiuto> sentl per via^
nel piano di Roncisvalle y da uno scotaro cbe yenia da Bolo-
gna ^ che i Ghibellini y coU' aiuto di Manfredi e delle insidie or-
dite da Farinata degli Uberti y aveano riportata una coinpleta
vittoria y e che i Guelfi erano stati sbanditi. U dolore y cagiunato-
gli da cosl infausta nuova.^ iix si forte che smarrl la via .
Lo Tesoro comenza • (3)
Al tempo ciie Fiorenza
Fiorio e fece frutto y
SI ch' eir era dd tutto
La donna (4) di Toscana y
Ancora che lontana
Ne fosse 1' una parte y
Rimossa in altra parte y
Quella de' Ghibellini y
Per guerra de' yicini ,
l£i%so CooAune (5) saggio
Mi fece suo messaggio
Air alto re di Spagna (6)
Ch' or e re della Magna y (7)
£ la corona attende^ (8)
Se Dio non gliel cOntende;^
(4) Se noD che spesse yolte ayyieae che altro si scrira ed altDO ai
adoperi: nel che Branetto non sarebbe stato molto diyerso dal Romano
SallastiO) il quale dettando opere tatte grayi d' ana singolare monle, cor
stumaya poi.nu yiyere oosi laido, che ne fa ignominiosamente oaccialo
dall'ordine Senatorib. Giorm, Arc. (2) Non a Rustico dt- Filippo, poata
Fiorentino e amico di Brunetto, come han creduto gli Editori del Teaor-
retto, ma, come TAb. Zannoni ha chiaramente dimostrato, a Luigi 1X*«
di Francia, od il Santo j che asceso al paterno soglio il 27. Noyembrto
del 1226. lascioUo insieme coUa yita il 4. Luglio del 4270. (3).Antico,
per comi/tcia^ ai modo de' Proyenzali ehe diceano comensa. Duodo di
Prades :
Aissicomensa lo prologre dels auzels cassadors,
qui comincim io prologo, degli augelli cacc^aiori , [4) Signora, regioa. (5) Cio&
di Firenze. (6) Alfonso. (7) Alemagna. Alfonso fu acclamato re dei Ro-
mani alia met^ di quaresima dell' anno 4257, cioe tre anni prima che
Brunetto fosse. a lui spedito ambaseiatore • (8) La corona, ch' egli atten-
deva, mai non Tebbe, e yide promosso al)a dignitli di Germania e dai
Roman! Ridolfo..Gonte d' Absburgo 1' anno \23i* . .
168
Ghe gia soUo la luna
Nod si trova persona y (1)
Che per geatil legnaggio ^ (2)
M^ per alto bamaggio ^ (3)
Tanto degno ne fosse ,
Gocn' esto re Nanfosse • (4)
£ 10 presi compagna ^ (5)
£ andai in Ispagna ^
£ feci r ambasciata ^
Che mi fu comandata .
£ poi sanza soggiomo (b)
Ripresi mio ritorno
Tanto cdie nel paese
Di t«rra Navarese
Venendo per la calle (7) *
Del pian di RoncisTaUe
Incootrai imo scolaio (8)
Sovr' an muletio bmo y (8j
Ghe venia da Bologna ; -
£ y sanza dir raen^ogna ^
[t) Persona consuona con lima, Di queste rime false ye n^ha paree>»
chic nei Tesoretto, e baster^ V averlo qui accennato, seiiza notarle via
via. (2) Legnaggio o Hgnaggio , dal Fraoc. lignagej eke nasce da ligne
nel significato di discendenza: signiBcato cbe ba pure la voce linea nel
hiL e neir Ital. (3) Baronagij^io , in significato dt nobiltSi, signoria, dal
Provenzale barnage • (4) II Redi neile Anuotazioni al Ditirambo scrive :
Nella lingua Provenzale ad aicune voci, cbe comtnciano per iettera yo-
cale, era costume di aggiungere in principio la Iettera iV, come per
asemplo iiwees di Vgo dioeasi Nae ^ e invece di Alfonso o di Jfnfolso
aoi^iyeanii JATara/bop . « ^ - Qaindi h cbe Ser Brunetto Latini nel Teioretle se^
coodjn la a&asitera Broveo'zalle : Esso comune 'sa^gio «c. «.]Mon b vaDo .eke
>tfelta 'WKX Nanfos quell' N sia vggtunta fuerob^ la parola comtneia -da va-
cate . Qaeiri/V h scofcio di En^ perche dal Senior de* Lattm t Proven^
lali pmma fetero Sen, e poi En e *Ny cbe valeva presso di loro Sirz
onde sorissero ^'N dnfm , cto6 Sir AifoMo, *N i0c , Sir Noc, *JS Qno^ Sii*
Ono , *1!f Sertrand , Sir Bertraodo ec £ siei Godicu k if fti troira aciitU
unita al Dome come Nanfos , Nuc «o« Ancbe Gvotf. ViUani lib* 7«je. Wli
laseih re d^Amgona Nan/us »uo primeigsnUo, (5) Per oojnpofma^fagoato V I.
(6) Indugio . (7) Ancbe Fra Guittone si valse di questa voce in femmkiino;
ma ora e riomsta faari dell' a80.» 'qaantunque in i^irenae adoperata fosse
generalmente negli anticbi tempt , come argoir ai po^ dalht yo€>e >Calt-
mata J con che si cbi^ma ancora una stmda di qfMtta ciUli, coal detta
dalle due voci caiie e mala > perobi per quelia sfeiada andavasi al Lupa-
nare , poflto ove iwa h 41 Obetto . i VenoBiani dicoaoluttodi la eaUe % (^) Sco-
laro , eauat danaro e danaio > para e ypaio ec. (9) i%eesi baia il jmasleUa
(» il pelame dei cavalli a mull, oke'e colore teadente jil naasigno.
let
Molt' era savio e prode .
Ma laecio star le lode j
Che sareb)>6ro a^ai •
lo la fW dimaadai (I }
Novelle ^t Toscana
Ii» dolqe lingua e piana •
Ed e' (2) corteaemenbe
Mi diase immanteipente
Gh' e (3) Guelfi di Fioiensa
Per mala pr0v.edeQ2;a ^
E per forza di guerra ,
Eran fuor d^la terra ,
E '1 dannaggio (4) era forte
Di prigiooe e di morte , (5)
Ed io poQendo cura , (6)
Tornai aUa Natura ^
Cli' audivi (7) dir die ttu&
Ogn' nam , di' al Rioxid^ T^t .
£' na^ce primamente
Al padre e al parie^e (8)
E po^ bI auo CkHuuno . (9)
Oad' 10 Doo so nessftiaa
Cb' i' F<>l«s$i ved^e
La mia cittade avese
Del tutto alia sua guiaa , i(iO)
Nk (due fosse divisa ;;
(<) Nota costruzione innsilala. (2) Egli . (3) E per i; cd errano assal
quelli che a questa E aggiungono V apostrofo: imperocche E coir apostro-
fo vale ctV, ovvcro e i. (4) Danno, dal Pravenaale 4anifm<Uge . (5) CioA:
ed ejeaao condannati alia prigiooe e alia morte ooloro ,olie wi fosswoiirieil^
lrati> ^) {Jura in sigrtificato di 4Uigenza. U BarberiB<» no' Doowweuli
d'Amore. E s' un bm cura pone. (7) tat. per udii. Vuol dire; i^torw
alia Natura la quale, per cid ©te u^i raooontare., ritiene e seguita ognu-
no che Yiene al mondo, U qu^le nasce iprima ppl pad«e e pel parente e
poi ec. [%) Kel Tesoro lib. 7. is. 54 . dice Bruaetto oKe wi Haseuim0 pris-
ma a Dia,p6i a nostra p4^e « .mos^ri parenti . V MOmo dee /one fuHo
suo podere per io comune pr^eHo (prqhtto) 41 suq p9fif^ fi di ^* ^''^ *
Ed a (fuoste dose ci mena forza di JVatura e non forza di legg^^ .(^) Per
C&inune. L' autore del libro della wig. eloq. apppne questa parola aiLucr
<jli«il, scrtiQiida cbe ditH>no : fo voto a Dio che Jagras^aria eje la Comu^
m>,di jLuccs. (rtO) Al *«o pia^jimentp, alia wia awikMltk, al i«uQ ar^Jitno;
modo de'Provenzali, che diccTano a nostra gjdis»^ a vostapa gaisa vcc.
T. II. 22
/
170
"Ida tutti per ooinune (i)
Tirassero una fane (2)
Pi pace e di ben fare :
Gh^ gi^ non puo scampavo
Terra rotta di parte . (3)
Gerto lo cor mi parte (4)
Di cotanto dolore /
Pensandp '1 grande onore
£ la ricca potenza
Gbe suofe aver Fiorenza
Quasi nel mondo tutto .
Ond' 10 in tal corrotto (5)
Pensando a capo chino
Perdei '1 gran camniinOji
1^ tenni alia traversa (6)
W una selva di versa . (7)
BitQrnato in se ^ e giunto alle falde della tnontagna , aoorge una
turba innumerevele di animali di ogni specie, uoqiini ^ dona^ ^
))e$tie , serpenti , uccelli , pesci , e gran copia di fiori , d' erbe ,
di frutti^ di geoime, di perle, e di altri og^etti. Li vede tut-,
ti ubhidire, finire e ricominciar^ , generare e morire al cenno
4' unsi dpnna che $embra quando toccare il cielo ^ servirseno
come d' un ve]o, quando estendersi sopra la superlicie della ter->
ra, a tutta tenerla nelle sue braccia. Ardisce di a^pr^s^nUtl^^A
% \e\. ^^ dimandale chi ella sia.
Ma tornando alia mente, (p)
Mi volsi , e posi mente
Jlitorno alia mbntagna ;
]pl yidi turba inagns^ (9)
(4) In oomune, d'aooordo. (2) S' acoordassero nei medesimi sentcnen*
tt, lenclessero ad tin medesimo fine, come quei che tirano latti d*accoiH
do una fnne. Anche il Paeci nel Qentiloquio G* 76,. ^t. 4^ Xi9^ fum^ in
iensQ 41 partita y accordo :
^ qaesti fii dl tal dffetto lercio ;
L'efFelto il mostrn, oy' el tir6 la ftiae.
fl nelkk ftesso modo hs6 qaesta voce in altri laoghi • (3) Cioi terra lace-.
Tat^ da partiti • (4) Per mi si parte j mi si divide per dolor oosl gran-^
de^ (5) Pianto^ doloire, I Fraacesi ayeano la parola oorot , e iProvenzali
cof^rofet^ sigiiigcante ernccio^ cioe Ibrte e capo dolore ^ (6) GirardoRiqaie-
ro.^ U^rai '^ia fraverMj, terr^ via traveraa • (7) Gap. II. (ft) Gio& riayen-
domi dflUa ^n^i^rriY^entQi cagionatomi dal dolore, ritornando in me • (9) Mot-
ta% d«l magnusk de^Latini, che vale taWoltti 1q stea^o. ^W Apocalisie C.
Ylft^ y'i4i twr^ank magnam^
171
l)i div^irsi animali ^
Ch' i' noa so ben dir quali ,
Ma uomini e mogliere , (1)
Bestie , serpen ti e fiere^
E pesci a grandi schiere ,
£ di tutte maniere
tJccelli Yoladori >
Ed erbe e frutti e fiorij
lE pietre e margherite ,
Che son molto gradite ^
lE» altre cose tanle^
Ghe null' uomo parlantd
Le poria nominare ^
N^ 'n parte divisare .
Ma tanto (2) ne so dire ^
Ch' i* le vidi ubbidire
Finire e 'ncominciare^
Morire e 'ngenerare^
£ prender lor natura ^
Siccome una 6gura ,
Ch' io vidi > comandava t
Ed ella mi sembiava , (3)
Come fosse incarnate ^
Talora afBgurata . (4)
I'alor toccava il cielo , (5)
Si che parea suo velo >
(i) tiobtie, dal lat. mulieres • 11 BarberiuO disse fHdglieii i
N^ coJor cbiB moglieri
HaDno tolto pur ieri .
(l2) Solattient^Y qUesto solo 4 dal lat. taiUuAi cht ha lo steissb sigiii(i(iJitOj
(3) Per sembrava. (4) L'Ab. ^naooi legge: talora sfigurata^ ^ ^condaDiia
^uei Codici che kanno ^gur^tfa e affiguraia. E^\i cade in errore: ch^ la
seeonda leeioQe h la vera^ e tiioI dire; ella mi sembrava talora kA^ara-
ta, come fosse incarnata; vale a dire, talora nai semhrava che aveM6
figura, come fdsse di came, ossia figura umdna . (5) Severino Boezio neU
la prima prosa del lib. L dice qu^dto della Filosofia: nunc quidem ad
communem se se hominum mensuram coMbebat ^ nunc yero pUlsare eoelum
iummi verticis cacumine videbatur ; quae cum caput altius extuUsset , ipsUm
etiam Coelum penetrabat * Lo stesso Braxietto nel Tesoro lib. I. c. Lpercioc-^
ch& dice Boezio nel libro della d^nsolazione ch* elU lU vide in sembianzd
di donna in tal abito e in si maravigliosa potenzia che Cte^ceva, //uando
le piaceva, tanto che ^l suo capo a^giungeva di sopra alle stelle e sopra
il cielo, £ Arrigo da Settimello, lib..IIL parlando medesimamente della
Filosofia :
Ecce nitensy probaque^ salomonior ct Salomone^
172
E talor lo niiitara ,
£ talor lo turbava .
Al sue comandamento
Movea il Fermamento ,
E talor si spandea ;
SI che '1 mondo parea
Tutto nelle sue braccia •
Or le ride la faccia ,
Un' ora cfuccia e duole^ (1)
Poi torna come suole . (2)
Ond' io ponendo mente
Air alto convenente (3)
Ed alia gran potenza ,
Ch' avea , e la licenza (4)
Uscii del reo pensero , (5)
Ch' V area in primero , (6)
E fe^ (7> proponifnento
Di fare un ardimento ,
Per gire in sua presenza
Con degna riverenza ,
In guisa ch^ io vedere
La potessi , e savere
Certanza (8) di suo slato .
E poi ch' io r ei (9) pensato,
N' anddi davanti a lei ,
E dritzai gli occfai.miei
jitUe mtunv midier limen amoena stei/ti*
Quam facies helenat ^ variat ^fuam foPma s^icissim ^
Nunc caelum j nunc plus j nunc tapit ilia solum •
(4) Gia^si cruccia e si dude. (2) Cloi) com' e soUta di essere, osm net
•no slato nakuTale. (3) Stato, condizioDei (4} Uoema vale qtii arbilrio dl
fw cA che vuoIh; ed ^ in baoD senso. (5) Pttnshra; ctoi di qoell^ the
tflstato la'ayeano le triste novel le delJa luia ^atria^ PenHervt qui taleo/^
fanao • Gosi Folcaochiero de' Folcacchieri (
SoUazzo m' ii tmrsatD in peii»ieri«
{6) Jmprimero J in primero e in primeri dissero gli Aatichi p«f ^Abs pH^
8M> in prima . (7\ Per fei^ feci. (8) Voce antica per cetttzm. {9) Sincop^
di «&6i\ Jacopo Ptigliesi i
Allora Vei, bella,
In mia balia •
£ Dante da Majano:
Che uiai in ci& Hon ei consideraoza •
173
A mirar soo visaggio , (})
E tanto ri diraggio , (2)
Che troppo par gran fesla
II capel della testa ;
Si ch' 10 credea clie '1 crino (3)
Fosse d' an oro fioo ^
Isparto sanza trezze : (4)
E 1' allre gran bellezae
Ch' al Toho son congiunte
Sotto la bianca fronte^
Li belli occhi e le ciglia ,
E 1« labbra vo^miglia , (5)
£ lo naso aSilaU>>
E lo dente argentato ; (6)
La gola bianctcaote^ (3)
E r altre billa tante
Gomposte e aasettate , (8)
£ 'n stto loco ordinate , (9)
(1) Ftso; IB tSrotenlftle visaige.V kh. Zannoni legge malamente: At
mirttt suo cor saggio. (2) Biro. (3j Per crintj terminazione familiare ai
PkN^titini. (4) L'Ab. ZaniMini ha: partiPo senza trezze, malamente. DeT6
leggersi i$pmrio j e raol dire, a()ar8o pel oollo, senz^ essere oostretia in
treccia* Qui Brutietto dlpinge tutte le bellezze della Natnra, la quale ei
rappresenta come una bella donna . (5) Per vermtgliej al modo de' norai
neutri de'Latini. (6) Bianco come rargento. (7) Bianclieggiante . Arnaldo
di Maryiglia.
& '1 Tostre fron ptis blmnc que lis,
Los Yostres hnelhs vairs e rizeos,
£ '1 naz qa' es dreitz e be seaiens.
La fassa fresca de colors,
Bianca, Termellia ptis que florS)
Petita boea, bellas deos,
Pus bianca qu' esmeratz argens ,
Mento e gola e poitrina
Elan^ eom tieus e flort d'espieia m*
t it 9dsird froPOt pUi b/aHM the pglio , li iMsiri gcchi v£erU e ridenti , e
a nato tA'« dnito e ben sed&itt , ia faxmU fresoa di cotore , bianca,
termi'^ia pid che fiore , piceolu bocea , bdli diemti, piA bianchi eke miu-
frgikuo ftrgenid, mento e gokt e pi^id bianco c^fMe nape e ftefr di fpina'ce.
Nota quel I a espressione naz be sezens , naso ben sedente, da cuFi mm 'hh*'
biamo tolto il sedere e risedere ia senso di tcffi^nhe. Mareo Polo nel
Milione : egli bae lo sno ti^ bianeo « TdtmlgHo come rosa, gli occbi
Aeri « belli, lo iiafso ben fetto, e ben gli siMe. I Francesi; il hit md
bimt • II Sftcelietfti : come risiede bene che v^n gioPane ec. E il Barberttiat
Gosi dirai che quel pariar lifen seggia •
(8) Acconclate , accomodate • (9) JMsposte in <yrdifie •
174
Lascio ^ che non le dica y (1)
Nou certo per fatica ,
N^ per altra paura ;
Ma lingua ne scrittura
Non saria sofficienle
A dir compiutamente
Le bellezze ^ che a vea >
N^ quant' ella potea
In aria e 'n terra e 'n mare^
In fare e in disfare y
E n' senerar di nuovo
di concetto (2) o d' uovo ^
d' altra comincianza ^ (3)
Giascuna a sua sembianza «
£ vidi in sua fattura
Che ogni creatura ^
Ch' avea coininciamento ^
Venia a finimento . (4)
Questa donna i la Natura, che comanda a tutti gli enti^ ma
che ubbidisce a Dio^ che 1' ha creata e del quale ella non fa
che eseguire i comandi. Essa dopo avere spiegati a Brunetto i
tnisteri della creazione y delta riproduziooe ^ e della redenzione ^
gli parla della caduta degli Angioli> e di quella dell' uomoi
sorgente di tutti i mali della razza umana; delle potenze deV*
r anima^ della sua sede nel cuore e dei cinque sentiment! j; e ni}
tira alcune considerazioni morali a norma del vivere *
il y comincio da prima y (5)
Al sommo e alia cima
Delle cose credte^
Di ragione informate y
Ila angelica sustanza y
Che Dio a sua sembianzal
(^) Gtoi, traiaseia dal dirle^ (2) doiicepimeDtd, dal lait. cdhdepiui^
Aei Tale k> stesso. (3) Antiqaato, per oominciameDto, princ^pio. Gicf ^
deito dal Latini secoodo T antica opinione che gP insetti fossero dalla ter-<
ra prodotti o dalla pntredioe : opinione combatlata dal Redi nella sua
lettera salle Esperienze irUorno agl* inseiii • (4j Gap* III. (5) L' Ah. Zanh'
noBi leggfc;
E cominci^ da prima t
Al sontuno e alia cima eo«
e dice etie sottintendesi il verbo i y modo assai sforzato . La nostra /e-
zione, ch' & pi& natarale, non richiede che si sottintenda nulla. II seosa
h : (a Natura cominci6 a dire: alia testa delle creature ragionevoli sta la
sostanza angelica che Dio cre6 da prima a sua iQimagine*
N
' 175
Gr§6 air imprimiera , <1)
Di si ricca maniera
14 fece in tutte guise y (2)
Che in essi furo assise (3)
Tutte le buone cosa ^
Yalenti e prezi'ose y
E tutte le vertute y (4)
£ r eternal salute:
E diede lor bellezza
Di membra ^ e di chiarezza ^ (5)
Si ch' ogni cosa avanza
Biltate e beninanza . (6)
E feoe lor vantaggio (7)
Cotal ^ chentQ (8) dira^gio j ^
(0 Att. antico per imprimieramente . (2) Nota la costruziooe. It
poeta avenclo detto di sopra 1' angelica tustanza , avrebbe doyuto scriTere '
la fece in tutte guise ec. e dice tifece, avendo avuto in auimo )a parola
angeli; della qual costrazione mentale sono esempj in scrittori di ogni
lingua e di ogni eik. Gosl Tito Liyio disse: capita conjurationU virgis
caesi in yece di caesa ^ perch^ si riferisce ad homines. Orazio, lib. I.
Od* 34. parlando di Cleopatra dice ohe Gesare la insegai ditret ut caie^
nis B FaUde monstrum; quae generosius =? Perire fuoHnns ec* ote nel
monstrum ^ ch' & neatro> intendendo. Cleopatra, dice pecoio quae in fiemmr
e non quod , come avrebbe doyuto dire. Anacreonte nell' Ode sopra l\Ar*
more cne batte alia sna porta in tempo di DOtte, dices xot /ipc'^os yi*« ■«
St'ffopS ^/povra T^ov .• ove ^pifoi h neutro, e fipomu, masooHno • E Bicordano
Malespini, Gap. CXXXV. Zo re Enzo , figliuoio di.Federigo^ mssendo ri-
maso F^icario e Capitano della Ta^ia in Lombardia j seenne a oste alia
citta di Bologna , i quali teneano con la Chiesa. Avendo detto la cittk di
Bologna, dovea dir la quale ^ ma avendo « avuto in naira la parola citta^
dinij per^id disse i quali* Ma sifTatte oostrazioni non yogiiono essere
imitate. (3) Assiso per disposto, collooato gentiimente^ istallatoy dalFro--
venzaleoMtf nel senso stesso. Pier delle Vignes
Di qnella , in cui son mise
Tante bellezze assise .
(4) Per i^HuH ^ deainenza familiare ai FiM^atini che dicono per es. le
laoce per le nod ,^ le genie per le genii ec. (5) firunetto d^ qm membra
agli Angioli; ma nel Tesoro, lib. !• cap. 42. loro non d2i corpo, dicen-
do : che non ebbero carieamento di nulla> carne jf n^ di nulla malizia .
(6) Benigoitk • (7) Diede loro qnesto vantaggio . (8) Chenie vale propr. cha
in forra di quale, come eomente^ oome Moisente, Mosi. Questo nto^dioe
il Pertioari, h paragoge nsata dai Romani, i quali amarono tal uso an-*
che ai tempi Lattni, e di che fecero chenie per fuggire F asprezza di.
Sueir E aocentata . E male interpreto ii Ferrario che disse chenie ora
erivare da quanta hofa. Chenie ora vale che ora ^ e nuiraltni; e benr
chi alcuna volta significhi quanio^ pure si dee conosoere ohe alcun'altra
yolta significa'^Ae in forza di quale* Coisi nel Boccaccio:. io\ non vi poU'iU
inai divisare dienii e quanti sieno i dold saoni .
\ I
il6
Che non posson morire ,
N^ unque mat (1) fiaire^
£ quando liucifbro (2)
Si vide ooal clero , (3)
£ in s\ grande stato ,
Gradito e innorato , (4)
Di cio s' insuperbio ^
£ incontro al vero Dio^
Quelle , cbe V avea fatto ,
Pensao (5) di mal tratto , (6)
Gredendoli esser pare . (7)
Cosi volse (8) locare (9)
Sua sedia is aquilcme: (10)
Ma la sua peiiaagione (11)
Li venne si falluta^ (12)
Che fu tutta abbattuU
(f) VfUfuemaij giammai, mai mat. (2) Propriaiaeiiite at promMMi
<9aN' aeoenta suli'antipennltima, e qui i traafMirtala suUa .pennltima in
waua ielUt rima. Fauo degli Uberti nei Dittaiaoiido^ lib« L C XXVIU«
disse LuQiJerro :
O <j(raccfai acellerati ed kifelici !
Saperbi , ingrati oome Luciferro eCL
(3) Per daro , chiaro • Anche Goido GaioicelG :
Ba foi cbe mi fa stare
A If 01 fedel serfcote
Amer, vedendo il TOftro <vi8o olero«
E Paoniioeio dal Bagnot
ImaiagimaiiAol ctero.
L' Ab« Zannoni dice cbe i An fiorsa della rioKa; (ma m aom cwifii fMttli
Anticbi, nei qaali e adoperate aaobe fiaori di rtma . Bonaggiuata Urbi-
ciani : -
Okra aavra 1e «ltre rischiarate^
E'fier .Uoaaldo da Soffena dise chiero per chiaro ^
Angelica figuta ,
D' ogm piacer sovrana ^
fiembra stella Diana
Vostio bet Tiso cbiera^ tanto apreade..
{4) Yooe .aniioay per onoraio. (&) Fensb • Qui penMore h nei aeato di
pensar difarcj macchinnre; e cosi in adoperato atiche dal Boccaccio net
^iiocopo^ degno di grandissima ripreruione sarebbe chi a cosi MberaU
uomo pensasMC villoma; cioe pensasse di farviilania, (6)Cioe ia reo mode
contra quel Dio cbe I'aTea create. (7) Fftri, egoale. (8) Voile. (9) Col*
locare . (iO) baia, XIV« Sedtbo in motUe Testamanti^ in 4aieribus Jfui'
lonis. (\\) Voce antica j^t pondero . ^M) Fallita iafaUere per
177
Sua folle sorcodanza (1)
In SI grau malenanza y (2)
Che , s' io voglio '1 ver dir<; ^
Gbi lo volse seguire ^
tenersi con esso , (3)
Del regno fuor fu messo \
E piovvero in Inferno ,
In fuoco sempiterno ,
Appressp prinianieute
\ In guisa di serpenie
Inganno con lo ramo (4)
Eva , e poi Adamo .
E chi y cbe neghi , o dica (5)
TuUa la gran fatica ^
La doglia e 1 marrimento , (6)
Lo danno e '1 pensamento , (7)
E r angoscia e le pene
Chela gente sostene?
Lo giorno ^ e '1 mese , e 1' anno ,
\enne da quelF inganno . (8)
E '1 laido ingenerare ,
E lo grave pcMrtare*, (9)
E '] parto doloroso ,
E '1 nodrir faticoso ^
{i) L'Ab. Zannoni legge: sua fotle concordanza j e annota: Caneor^
danza vale qui accordo, e dinota la lega del principe de' Demon i co' ma l-
vagi Angioli, che lo seguirono. Abbiamo preferita la lezione proposta dal
GiorDale Arcadico, come migUare e piii confacente a dinotare it peccato
di Lucifero, cbe fu la superbia • Sormdq^nza ^ la stesso che sopracogi'"
tanza , da soPj sopra, e cuidanza o coitanzaj die si dissero anticamente,'
dal Proveo2ale cmdansa^ originate dal lat* cogitarc^ da cut V antico coi-^
tare e coitoso • I Roiaani rustici dissera anche oltrecuidanza , oltrecogi-'
tanzdy inyece di oUrecotanza , (2) Qui malefizia, loala opera. (3) Esser
del suo partita. (4} Gio^ persuadendo Eva a mangiare il frutto delT al-
bero della scienza del bene e del male. (5) Gioi, y'l h alcuno cbe neghi
o dir possa ee. L' Ab. Zannoni ba meno naturalmente, E chi, che neghi
o dica, interpretando: E chi h che negar possa, o abbia capacity e forza
d' esprimier con parole tutta ia gran fatica ec. (6) Smarrimento. (7j Lo
stesso ohe pensiero in significato di affanno. (8) Gio^ dal punto in cut
Adamo peoc6 ebbe principio la raisura del tempo; cio^, che egU ed i
posteri suoi diveonero mortali ; quando, s' egli mantenevasi fedele a Dio,
sarebbero stati immortali. (9) Gio^ lo grave portare del figliuoli nel yen-
tre. I Latini dissero /«rre partum; e da quest' uso del rm^bo portare de-
riya il sostantivo portatOj che la Grusca dice esscre il portare ia signifi-
ed to di produrre ^ e il parto stesso •
T. M. 23
179
Che Toi ci soatenete ,
Tutto per cia 1' avete ^
]£ '1 lavorio di terra ^
Astio , inyidia e guerra^
Omicidio e peccato ,
Di cio fu coininciatQ ,
Cb^ innanzi queato y tutto
Facea la l^rra frutto
Sanza nulla semen te ^ (1)
O briga d' uom vivente . (^
Ma esta sottilitate
Tocca a Divinitate;
£4 iQ non m' intranietto
Di punto cosi stretio ^ (3)
1^ npn aggio ialento (4)
Di al gran fondamento
Trattar con poniQ.nato ; (5)
Ma queUo y cbe la' ha qato ^
lo lo faccio sovente • (6)
Che ^ se tu poni mente ^
3en vedi gli animal!
Gh' 10 non li faccio iguali , (7)
N^ d' una concordansa (8)
In vista n^ in sembianza ;
J^A. erbe , e fiori , e frutti ^ (^)
CqsI gli alberi tptti ,
(i) Seme; senca esser seminata. Ovidio Metam. lib. i.
Maop eUam fruges Hllus inarata ferebat .
E altTQTe:
Jpisa qi^oifue immums^ rasiroque intacta, nee hUU
Saucia vomeribu^f per se dabat on^nia tetlus •
Ed Esiodo nella Teogonia ;
(2) IJoma snvente e creatura viv^eiUc tal^ nessuno. Nel TesorOf Iib» 7, o.
^5* Tuo segretOj di che in non $i dei eansigUare , non dire ii4 uomo vin
^nie. (3) Ma <]ae3ta k materiel che appartiene a Die, ni ia m' iotra-
mettQ d' eptrare in ragioparaenti qosi sQtUli e in panti oosl difficilt«
(4) Voglia, desiderio. (5) Gio^, con oesfliaoo • I Latini diceyaao io que-
tto senso nento natus ; e noi: non \d ^ uomo natOj non sfi i anima naia;
i^ioi nessuno. (6) lo aden^plo ai mio ufficio, eseguisco i comandi di Diot
(7) Iguali per eguali; cosl in auUco • (8) Gonforoiitii, oon^enienza, ac-
cardo. (9) Cioe: e yedi Terbe, e i fiori e i frutti, cbe medeaimamente
nop fo eguali.
17«
Vedi che iloti divisi
Le nature e li visi. (1)
A cio y che t' fao contato ^
Che X uoaio fu plasmato (2)
t)opo ogni creatura ,
Se ci ponessi cura ^
Vedrai palesemeiite
Che Dio onnipotehte
Volse tulto laboie (3)
Finir nello migliore:
Ch^ , cbi bene idcom^^sa ^
Audito ho per senlenza
Cbed ha ben niezzo fatto ; (4)
Ma guardi poi il tratto; (5)
Ch^ di reo compimento (6)
AvTi^n dibassamento
Di tutto il convenente. (7)
Ma cbi orratamente (8)
(4) Cio^: soho dlvisi ))ier le nkttiris 6 le seitibiaoEi^ • Noia la oostrti^
fctone greea, passatli poi Hi Latiai^ dai quali T ebbero i tiostri. (2) Por*
inato, creatq, dal lat. plus mare j originato dal greco yerbo vlokrtiv .
(3) Fatica, dal lat. labor. Dante nei C. XIIL del Parad.
E per trovar lo cibo, onde gli pasca.
In the i gravi labor gli soqo aggrati .
E labor Auiertino pare i Protenzdli. (4) Quegli che bed ptineipia, ha
beo mesftO il &tto, cioe T opera ch' egli ha preso a fare: ovvero egli faa
gi^ latto la met& delT Opera. Orazio, lib* I. £pist. 2. dtmidiumfacU qui
cuepit, hdbet; e il proverbio greco: »px^ ri'fuw Tracvro^. Bonaggiunta Uf'*
btciani :
Che chi incominciay meas' ha compimento •
11 Tatoo:
Chi ben comincia h alia tnetk deir opra •
£ BarloloiUmeo da S. Concord id; la metk dti foMo ha chi ha comincia^
to .s^Lo principio i lu metk di tutto . (5) Intende dire del compimento
dell'dpera, presa la metafora dalla bilancia, la cui parte, in che k il
peso, Ta in alto, qaando la materia, chest pone neir altra,tanta ^ quan-
ta se ne richiede . M Compimento di tutte le cote , dice lo stesso Brunet-
to net Tesoro, lib. 7. c. 9. pensa la fine^ che I* uomo non deie tal cosa
cominciate^ che sia male a perseveraria * (6) Di cattiyo fine. (7) Sebbene
chi Ak buon principio air opera, mezzo egli T abbia fatta, p«rdebb'egli
ayer Tocchio al compimento ^ il quale, se cattiyo sia, T opera si sconcia.
Onde P. Gardinalet
Qa* el comens ab la fi aj' acordansa ,
che il principio abbia accordo col fine . (8) Onoralamente , gloriosamente V
180
Ffna (1) sue cominciato ^ (2)
Dalla genie h lodato ,
Siccome dice un motto:
La fine loda tutto . (3)
E tutto cio , ch' uom face ,
O pensa , o parla , o tace ,
In tutte guise intende (4)
Alia fine che attende .
Dunque b piu graziosa
La fine d' ogni cosa ,
Che tutto r allro fatto .
Pero ad ogni patto
De' uom antivedere
Cio che poria seguire , (5)
Di quello^ che 'ncomenza ,
Cli' aia (6) bella parlenza.
E r uom > se Dio mi vaglia , (7)
Creato fu san (8) faglia (9)
La piu nobile cosa ,
E degna e preziosa ^
Di tutte creature.
Cos! quel , ch' k in alture , (10)
Li diede signoria
D' ogni cosa che sia
(i) Dul Terbo finare^ nsato qui uttiirametite , che vale cotidurre a
fine. (2) La cosa cominciata, il cominciamento . (3) Oyidio: exiius t^cU
probata Raimondo di Tolosa:
Car totz bon faitz vei ]aazar a1 finir,
perchi tuttl i buoni fatti s^edo lodare al finire . (4) Tende , e riTolto *
(5) Cio^ r aomo dee prevedere U fine dell' opera, che incomincia a fare,
)a qaale bella sia in salle mosse • Bartolomnieo da S, Goncordio : questo
i sapere : non seeder solo quello che t' k innanzi ai piedij ma nu'rare
guelio che dee s^enirc . (6) Per abbia , usalo anche da Dante nel G. XVII*
del Parad.
N^ ferma fede per esempio ch' aia .
(7) II ProTcnzale: si Dieus mi vcdha , e vale la tatina formola : sic me
Deus adjusfet . 11 se h quel la particella di preghiera, o di affermazione o
quasi giuramento, che spesso si trova in Dante e in altri Antichi, e che
vale cost; il sic de'Latini. (8) ^er-sanzay senza, dal Provenzale sans.
Anche Guide Guinicelli :
Pero san dimorare^
, Ganzonetta piacente ec.
(9) Fallo, in Provenzale /a//ta • (^0) In altezza, in alto; cioi Iddio: qui
hakitat in excelsis Deus .
In terra figurata . (1)
Ver h ch' e yizmla
DeU6 primo peccato ^
Dond' h il mondo turbato .
Vedi ch' ogni animBle
Per forza nalufale
La tesla e '1 viso bassa (2)
Versa la terra bassa ,
Per far signifiicanKa (3)
Delia grande bassanza (4)
Di lor Gondiaione ,
Gkeaon sanzn ragione: (5)
£ sieguon lor Tolere
Saaa^a misura averev
Ma r uomo ha d' altra guisa
Sua natura divisa
Per vaniaggio (6) d' onore ;
Che 'n alto a tutte F ore
Mira (7j per dimostrare
Lo suo Dobile affare^ (8)
Cbe ha per conoscenza
lia ragione e la scienza .
Deir anima dell' aomo
lo ti diraggio como'(9)
£ taato degna e cara ,
E nobile e preclara , (1 0)
isi
\\) Ctie abbia %uiti. (2) Cioi^ ablbassa, tien basso. (3) DimAStrazione^
t4) Abbassamento, abiezione • (5) IrragionevoH • (6) Giunlia . (7) Ovidio
Met lib. L
Qs homini sublime dedit j coelumque tueti.
Nel Tesoro, Ub. I. c. 46. Fuce Domeneddio V uomo in tai maniern^ ehe
la sua veduia isguardi tuUavia in alto per significanz^n della sua noMiade.
Ma gU altri animkli fece egli tutti chinaU in verso la terra j per mosira^.
re lo podere di sua condizione > che non fanno aliro che seguire le loro
volonia J sanza niuno sguardo di ragione. E Bariolom. da S. Goooordio:
Dio diede all* uomo la statura e laformadirittajocciocchequellacorpora'^.
le dirittura del vile corpo j lo quale si vede dijfuorij ammonisse I* uonto
dentro lo quale ^ fatto alia immagine di Dio , di cons^rvare la dirittura
sua • as Tutie le bestie sono della terra ^ e perb sono inchinate a terra ; ma
altra cosa S la pianta celestiale j cioi I* uomo , il quale quanto e da lunge
dalle bestie per forma corporale j tanto dee esser^ per bonta d' anrmo .
(8) La sua nobile condizione. (9) Come. (40) Ulustre, ragguardeyole dstl
lat. praeclarus .
182
Che puote a compitnento (1)
Aver conosciinento
Bi cid y eh' bae (2) ordinato
Se '1 sen no fue servalo^
La divina potenza . (3)
Pero sanza fisillensa (4)
Fu r anima locata y
E messa , e consolaU
Dello piu degno loco ^
Ancor che paia poco ^
Che e chiamato core . (5)
Ma '1 capo n' e signore^
Ch' h molto degno membro!
E ^ s' io ben mi rimembro ^
Es£io h lume e corona
Di tutta la persona .
Ben h vero y che '1 nome
E divisato y come
La forza e la licenza y
Che r anima in potenza
Si divide e si parte ^
E ovra (6) in plusor parte. (7)
Che y se tu poni cura y
Quando la creatura
(h) A compimtnio yale compiutamente j pienaPnenie . Ancbe Pazio degli
Uberti n^l Diftam. I. 3« c. 2.
Poi per veder V Italifii a compimento €ii»
(2) Per ?ia. (3) L'Ab. Zantioni legge: in dix^ina potenza jespieffit I'ani-
UUL pu& aver pieno conoscimento di cio, c^he ha iii se ordinato, otoi, a
ehe eosa i ordlfiata, per yirtii della diyina potenza, ae il serfno si conser-
vi in lei . La Lezione, che abbianato adottata , suggeritaci dal Gicrrn. Arctfd.
h pi& naturale e pi& yerai . Yaol dire il poeta : V anima umaoa h eosa
i4 nobile e pireelara che pa& compiutamente eotioseer^, se non abbia
perduta la ragione, le cose die la diyina potetiza ha ordinate, cio& a
dire le opere i^he Dio per sua onnipotenza ha create, le oelesti sfere, ei
^nesti portcnti che ne circondano, e che ci fanno benedird e marayiglia-'
re la mano del Creatore. (4j Infallibilmente, senza dabbio. (5) Fa men-
te di Pittagora 8?vae niv efpx"^^ '^^i ^^x^i «7t^ x«/95i«« fUxp*- syxif eiXou , eke il
principlo dell' anima sid did cnore fina dl cer^llo . (6) Opra, opera.
(7) In pi A partly in Proyenzale plusors e in Francese plusieurs, Fra Gaii*
tone t la gratia sua acquistata hai di buono religioso , seeondo plusori *
U Boccaccio itella Teseide, 6. 2\.
Vi yenne a<$c{OKtipagnato dd plnsori •
£ Chiaro Dayatizdti disse plusora per pi& ora, ctoh pi& yolte:
Ch' eo lo credo , e yisto V ho plusora .
.-^
Vieden (1 ) vlvificata ,
£ anima cbiaroata .
Ma la yoglia , e Y ardire
XJsa 1% geote dire
Quest' h V aoimo mio ,
Questo vogKa e disio .
]E r uom savio e saccente (2)
Dicon ch' ha buona mente ,
E chi sa giudicare ,
E per certo triare (3)
liQ falso dal diritto ,
Ragione <k '1 nonie ditto. (4)
E chi saputameote (5)
Un grave punto sente
Id fatto^ e 'n ditto ^ e 'n cenno ^^
Quello h chiamato senno •
E quando 1' uomo spira , (6)
La Iqna manda , e tira ,
£ spirito chiamato ,
Gosi t' aggio contato
Che 'o queste sei partqte (7)
Si parte (8) la vertute ,
Gh' air anima fu data y
£ cosi oonsolata ,
Nel capo son tre celle : (9)
lo ti diro di quelle •
Davanti h lo ricetto (10)
Di tutto 1q *ntelletto ,
E la forza d' apprendere
Quello , che puoi intend^re «
l^eJl mezzo h la ragione ^
E la discre^i'one ,
(i) Per vedemo, yediamo. (2) Sapiente. (3) In Provenzale triar, e
in Franc, trier j vale scegliere • (4) Per deito. (5) Gon sapere. (6) Gioi,
quando V uomo spira , mandando fuori e tirando a se V aria • (7) Per
jmrtite in (ignifieato di parti • Meo Abbracciavacca :
Gome risprende in iscara partuta
Gera di toco appresa ec.
(8) Si divide. (9) Nel Tesoro, lib. I. c. 15. Dicono li savi che *l capo ,
eh' ^ magione dell* anima j ha tre celle j una dinanzi per imprendere ,
I' altra nel mezzo p$r conoscere j e la terza driete per memoria • (10) Rieet-
iacolo •
184
Che cerne (1) ben da malv^
E'l torlo dair iguale . (2>
Di dietro sta cor gloria
La valente memoria^
Cbe ricorda e ritene
Quello , che in essa veiie ^
Cosl y se tu ci pens! ,
Son fatti i oinque sensi ^
De' quai ti voglio dire;
Ix> vedere e V udire ,
J^ '1 toccare ^ e 'I gusLare^
E dipoi 1' odorare .
Questi hanno per uffizia ^
Che lo bene e lo vizict
Li fatii e le favelle
Rapportana alk eeUe/
Gh* i' t' aggio nominate^
E loco (3) son pensate . (4)
La Natura prosegue a parlare a Brunetto delte varie eonn
plessioni degli uomini , degli* elementi ^ de' pianeti , de' quatlra
numi^ che scaturivano dal paradiso terrestre*, delle varie gene^
Fazioni degli animali , deir Oceano , delle colonne d' Ercole , e
della navigazione al di la di esse. Dopo qin^to gli da com-
miato^ e gli comanda di far viaggio per la vicina selva ^ dicen-
dogli che vedra Filosofia , le quattro Virtu , Iddio. d* Amore ^
e, se piacciagli , la Ventura e la Baratteria . Quindi, dopo aver-
gli data ua insegna , che a lui servisse di scudo contro ogni
pericolo che potesse avvenirgli , si dilegua . Brunetto , passata
una valle deserta e tenebrosa , trovasi il quarto di in una pia-
nura gioconda nella quale scorge Regi^ grandi Signori^ e mae-
stri di scienze^ e sopra tutti vede stare ua' imperadrice chiama^
ta Virtu ^ che ha quattro figlie regine; cio sono Prudenza^
Temperanza^ Fortezza, e Giustizia , corteggiata ciascuna da
donne reali^ delle quali egli nomina sole quattro^ cioe Cor-
tesia^ Larghezza^ Leauza e Prode/^^a: le quali daano bejconsi-
(i) DUtingue* (2) ToHo , ingiusto, ingiastizia; iguaie o^ eguale j f^kik^
sto, in lat. aequus . (3^) Aw. locale, ohe vale H o quis^i. Galla Pisana
r usQ per la ove :
Or son caduto, lasso!
Loco non ebbt parte •
(4) Gap. VII* Dice qui Brunetto che i sensi riportano alle ceUe gU oIk
bietti che cadono sotlo di laro , e che qiiesti sono in esse pensati , noo
essendo nulla nelT iotelUtto, che pricna non sia stato nei sensi.
185 •
gli a Brunetto e ad MHo straniero, cui si era cgli acGompagna-
ta. Quesli va in sua terra., € Bruaetto seguita 1' intrapreso viag-
gio per brama di veder Ventura ed Amore. Bitrova questo, e
assai persone vede appresSo lui, quali liete, e quali triste.Nel
goggiorno incerto ^ xnutabile deir Amore inqQi\tra Ovidio,
Vidi Ovidio m^geiore , (1;
Che gli atti dell' Amore ,
Che son cosi diversi ,
Rassempra , (2) e mette in versi , (3)
e dopo essersi intertenuio alcun pogo con lui, vuol lasciare
quel luogo; ma vi si senle come attacuato suo malgrado^ e
non gli sarebbe venuto fatto di uscirne senua V aiulo di quel
poeta • Allora , fatto senno , risolve di ritornare a. Dio , da cui
eras! per sue trasgressiooi allonlanato ; e qui si posa , chiedendo
al Signore, cui dedica il libro^ che cio nop vogUa essere a
lui grave, dicendogli:
E voi , caro Signore ,
Pri^go di tuttocore,
Che noa vi sia grav9^Q
S' 10 alquanto mi poso ,
Finche di penltenza
Per fina conosqenza
Mi possa consigliare
Con uomo , che mi pare
Ver me intero (4) amico , ^
A cui sovente dico
E moslro mie credence , (5)
E tegno (6) sue sentenze . (7)
Narra quindi a questo suo amico, che per avventura e Rusti-
co di Filippo, come in Monpelieri confe§s6 i suoi peccati, e
lui pur e^orla a convertirsi, noverandogli i J^li ^ che puo aver
c^owm^ssi , ^ mpsU:a[iidogliene la gravita .
' Cos! tutto pensoso
Un giQmo di nascoso
(4) E dctto maggiore per la sua eccellenza nel poetare di Amore,
ed lia qui Vaggiuoto medesimo, che detlero i nostri Anticbi al libro
delie sue Metamorfosi ^ che fa dettq 1' Ovidio maggiore j per esser questa
la sua opera pii voluminosa . Dante nel Convito, Tratt. III. Cap. Ill,
Onde si Ugge nelle Storfe di Ercole, e nello Ovidio maggiore, ein Luca^
no J e in altri poeti ec. (2) Rassembra^ raccogUe. (3) Cap. XIX. (4) Sin-
cero, puro, leale, dal lat integer. (5) CioS segrell: serretum quod fidei
alUrius creditor, (6) Fo conto, osseryo . (7j Cap. XIX.
T. II. 24
186
I ♦
Intrai (1> in Monposlieri^ (8)
£ con questi pensieri
Me n' andai alii Frati y
E tutti i miei peccati
Gontai Ji xnolto in motto . (3) /
Ahi lasso! che corr^tto (4)
Feci , quand' ebbi' inteso
Com io era compreso
Bi smisurati mail
Oltre che criminali ! ' .
Ch* i' pensava taj cosa
Che non fos^e grtivosa ,
Ch' era peccato forte
PiA quasi che di niorte .
Ond' 10 tutto ^coverto
Al Frate mi converto,
Che m' ha penitendato .
E poi ch' i^ son moiato , . ,
Bagion ^ che tu muti j (5)
Ch^ s^i che siani tenuti
Un poco mondanetti . (6)
Pero vo? che V affl-etti
Di gire a' Frati santi .
Ma pensati davatiti . '
Se per mbdo d* orgoglio
Enfiasti'ttuque 10 scoglio^j (7)
SicIieTtuoCreatore
Noil anora^si di core \
t . 1
\K] ttttinlsilie, W»*rfai\ (2) Montpellier. (3) Di parola ib pprola ^ ad
tino ad uno • (4) Fianto. (-5) Per m ti muih (6) fKiriihtttko di rmimAmij^
lasciyi , dissolati . (7) L' Ab. Zannoni legge .« i isa/fd^ in aueilo scogliOj^
e annota^ « Credo esser sanji le%U>f)f que|Ja< J^ib^ bo io eietto • Allorcbi
i gonfi flatti del mare yanoo a percuotere gU scogli, sono etti rotti da
questi. Di qai parmi tolta la metafora . Fensa tra te, dioe Branetto, ae
gOnfio d' orgoglio andasti contro Dio , che i scoglio in cbe rompesi ia uma-
na superbia.9 Questa iuterpretazione h tanto jEor^ata cbe auUa yiil: daU
]a pdstra lezione discende assai plana . Scqglio yale qui scorzaj spogliay
ptllej come 1' usa Dante nel G. IL del Furgat.
. Correte al monte a spqgliaryl To scoglio . . .
E i) Poliziano nella St. Y. della Giostra di Giuiiaoo de^ IVledici , parlaudo
del serpente,
UscUo pur mo fuor dal yeccbio scoglio .
Siccbi Bi*nneito non yuol dir altro se non : pensa da prio^a se gonfiasti
mai la pelle, cioi se ti gonfiasti mai per orgoglio.
187
£ non fossi ubkidienti (1)
A' suoi comandamenti :
£ se ti se' vantato
Di cid , ch^ hai operato
tn bene o 'n foUia;
O per ipocresia
Mostravi di ben fare ,
Quando volei (2) fallare:
O se tra le persone
Vai movendo tencione (3)
Di fatto o di mioaccie ,
Tanto cbe ollraggio faccie: (4)
O se t' insuperbisti ,
O in greco salisti (5)
Per caldo (6) di ricchezza y
per tua gentilezza , (7)
O per grandi parenti ,
O percb^ dalle geuti
Ti par esser lodato :
O se ti se' sforzato
Di parer per le vie
Miglior cbe tu non sie : (8)
O s* bfli ten u to a schifo
La gente ^ o torto '1 grifo (9)
Per tua gran mattesia : (10)
O se per leggiadria
Ti se* solo seduto
Quando non hai veduto
Gompagnia cbe ti piaccia :
O s' hai mostrato faccia
Crucciata per superba > (11)
£ la parola acerba
(4) Per ubbidiente. (2) Per mle\^i> 11 Pctrarcar
O fido sguardo, or che volei tu dime?
Ma era siffatte voci non sarebbero che licenziosamentc del verdo . (3) Per
tenzone. (4) Tu faccia. (5) L' Ab. Zannoni annota : Salire in greco
pare esser detto ad espolizione del verso precedente, c significar per que-
bXo salire in orgoglio . (6) Pumo. (7) NobiltJi, o beJIa maniera, leg-
giadra, (8) Sia , sit. (9) Grifo h propr. la parte del capo del porco
dagli occhi in gii, e si dice per ischerzo o scherno del viso dell' uomo,
ed in particolare della bocca . Torcere il grifo vale , col volto torvo mo-
Btrare di disapprovare o disprezzare alcuna cosa, (10) Matteria, maltezza .
{\\) Invccc di superbia^ fognato VI. 11 Francese, la superbe .
188
Vedetido dllrui (^Mtkte^
£ te stesso peccare:
O se ti se* vantato y
detto (1) in alcim lato
D' aver cio che non hai ,
O saver che (2) non sai
Amico , or ben li membra (3)
Se tu per belle membra ,
per bel veslimento
Hai preso orgOgliamertto . (4)
Queste cose contaie (5)
Son di superbia nate ,
Di cui il Savio dice
Che h capo e radice
Del tiaale e del pecdato . (6)
E '1 Frate m ha contato,
Se 10 ben mi rammcnlo ,
Che per orgogliamento
Fallio r Angel matto , (7)
Ed Eva ruppe il patto ; (8)
E la morte di Abello ,
E la torre Babello ,
E la guerra di Troja - (9)
Cost convien che moia
Soperchio per soperchio ,
Che spezza ogni coperchio* (40)
Amico ^ or ti provvedi; (11)
Gbe tu cono£ici e vedi
(^) Sottihtencii hai ])^r qaelTa fjgui'a the i 6reci chiatilatiO ^(vy/A«> 6
Gitintura i nostri . II Villani lib. 9. c. 45. E' per certo se allorA avesse
lasciata la *mpresa deW assedio di Brescia, e venuto in Toscana; invece
di dire : e venuto fosse in Toscana . E il Pulci nel Morgante, G. X. St* YL
£ gi& Faburro incontro gll e irenuto,
E dismontato , e fatto il suo dovere ,
.ciofe, Jiafaiio^ (2) Ciofe, do cAe. (3) Ti ricorda . (4) Voce aotica pei*
orgoglio • (5) Raccontate. (6) Nell'Ecclesiaste, C. X. v. i5 * Jnitium omni^
peccati est superbia . £ Dante nel Credo :
Prima k superbia d* ogni mal raclice.
(7) Cio^ Lucifero. (8] Di non nsangiare delP aIb6ro della scienza del bene
e del male. (9) Sottintendi il verbo vennerOj o sjmili. Vuol dire che la
morte data da Caino ad Abele ^ V inalzamento della torre di Babelte, e
la guerra cli I'roja vennero dalla superbia. (iO) II nostro proterbio il 50-
perchio rompe il soperchio • (14) Pensa al casi tuoi , provvedi a te, can"
suh tibi •
Che d' df goglidse ptove
In?idia nasce e move, (1)
Gil' k foco della mente . (2)
Vedi , se se' dolente
Deir altrui beillnaiiza ; (3)
O s' avesti allegranza
Deir altrui turbamento ; (4) ''
O per tuD trattamento (5)
Hai ordinata cosa ,
Ghe sia allrui gravosa ;
O se sotto '1 madtello
Hai orlato il cappello (C)
Ad alciin tuo vicino ,
Per metterlo al dichino ; (7)
O se lo incolpi a torto ;
O se tu dai conforto (8)
Di male a^ suoi gueiTieri ; (9)
£ quando se' dirieri (10)
Ke parii laido male ,
Ben nostri cite ti cale (11)
189
(\) t)eriVa, (iotainvia . (2) Cio^, la qnille inyiclia h fuoco della
Miente. (3j Vale propr. benignita; ma qui, bene, felicity, prospera for-
tuna. (4) Gioe danno; preso T effetto per la cagidne di esso k.(5} Maniera
di tr'attare, o di portarsi . (6) Orlart il cappello sotto it mofitello j dice
TAb. Zann6ni , sembrami doTer signiBicare lo sti^^so cbe tendere insidie^
macchinar contro altrui; credo dal cappello del falcone • Qnesto cappello
^, siccome dice la Crusca, quella copetta di cuojo , che si mette al capo
vl falcone , perche ncn Vegga lume , e noh $i dibatta e si svaghi • Onde
ttspettare il cappello dicesi degli spars^ieri , simili animali , quando sono
agevoii e mansueti , e per m eta for a vale lasciarsi aggirare* oe pertanto
aspettare il cappello signified lasciarsi aggirare ; orlare il cappello sotto
il manto , t\o^ naScoiameMe j potrk yvAeve preparare macckine ed insidie
per aggirare altrui » Tntte queste giraTolte aell Ab. Zannoni non conduce-
no ad una ispiegazione sodisikcente . Orlare il cappello "vale far vergogna
rab buffo. Come si ba da quel luogo del Pucci nel Gentiloquio, G« 76«
St. 64.
Onde 'I Pisaii yeggendosi rubello
Del Bayer, come dinanzi ^ contato,
I Fiorentin gli orlarono il cappello.
Cos\ date o fare , o simili, un cappello o un cappellaccio a uno^ h dar^
gli o fargli un rabbuffo ^ farlo rimanere in vergogna • (7) Per farlodicbi-
nare , andare all' ingiJi , rotinare . (8] Incitamento . (9) Guerriero qui
vale nemico dal Provenzale guerrcr nel senso stesso. [^0) Di dietro, dal
Franc, derriere . (H) Ti preroe, ti sta a euore. Gioi: parlandone male,
ben mostri che ec.
m
Di metterlo ia mal name • (1)
Ma tu non pens! come
Lo spregio , ch' h lev a to , (2)
Si possa esser levato . ,
Nfe h pur , die mai s' ammorti (3)
Lo biasmo , chi cbe il porti ;
Cbe tale il mal dir ode ,
Cbe poi non lo disode • (4)
Invidia e gran peecato;
Ed bo scritto trovato .
Cbe prima coce (5) e dole (6).
A colui , cbe la vole •
£ certo , cbi ben n^ivai ,
D' invidia nasce 1' ira ;
Cbe quando tu non puoi
Diservire (7) a colui ,
N^ metterlo al disotto , (8)
Lo cor s' imbrascia (9) tutto
D' ira e di mal talento ,
£ tutto il pensamento
Si gira di mal fare , (1 0)
E di villan parlare ;
SI cbe batte e percuote ,
E fa '1 peggio cbe puote «
Percio, amico^ penza (11)
Se 'n tanta malvoglienza (12)
Ver Cristo ti crucciasti ,
O se lo bestemmiasti ,
O se battesti padre ,
Od ofFendesti madre ,
(4j In cattiva fama. (2) Cioh: tu non pensi come jfossa toglidrsi Id
spregio altrui alzato, cioi diffoso mercfe la tua maldicenza. (3; Si am-
morzi, si estingua, si, cancelli* (4) Fa conto di non averlo udito. (5) Tor-
menta, affliggc. (6) E celebre il detto di Alessandro Magno: invidos ho-
mines nihil aliud quam ipsorum esse tornienta . (7) Far mali servigi,
nuocere. (8) Deprimerlo. (9) S* imbracia, s' accende; tolta la metafora
dalla brace. Cos! si disse basdare pqr baciarej cascio per cacioec. (10) Si
rivolae, si occupa tutto di mal fare, (il) il Penzare , dicel'Ab. Zannoni,
non 1 a«l Vocabolario . » fi pero in altri poeti del primoSecolo> al modo
Pistojese e Lucche^e • Bonagginnta Crbiciani :
Gbt ha invidia di se ^ d' altrai mal penza •
E Inghilfredi Siciliano :
Di placer penza c^sai^ poi cbe si pente •
[\2) Malevolenza, malignity.
191
cherico sagralo ,
Segnore , (1) o Parlato • (2)
Cui r ira da di piglio (3)
Perde senno e coasigUo .
In ira nasce e posa ' f
Accidia niquitosa; (4)
Ch^ cbi non pnote in fretta ' '
Fornir la sua vendetta ,
Nfe offender cui vuole , (5)
U odio fa come Sole , (6)
Che sempre noonta e cresce ^
Nfe di menle non es«e ; '
Ed h 'n tanto tormento ^
Che tion ha pensamento
Di neun (7) b^n , che sia ;
Ma tanto si disvia ,
Che non sa miglidrare , -
Nh gik ben coifiinciare ;
Ma croio (8) e nigbittosb * '
£ ''n Ter Dio glorioso .
(i) Per Signorcj al mo^p del PDOveniale A«Aor. (2) Parlaio e
» ♦
ni difender cu^vuole . (6) Gio^i perobebci in qtiello cbe non pn6 in fretta
fornire la 8na yendetta ee. V odio fa oofane il'Sole. (7) Antioo, per
niuno . (8) Sulla voce croio j in Provensale crpy , coal il GaWani . Pres-
80 i Provenzaliy che .molte volte nsarono, <jaesta voce, essa ha il si-
gnificato di malvagio , crude j meschino e rozzQ : daro in somma a quel
modo che il Sacchetti disse i vi{lani crdi e grosvij,^ e il Passavantt ia
fa^ella eroia e '1 partior bassxesco -e- croio j cvok' aspro j e per quello
che Gatallo direbbe serbar troppo i^MteM ruris^P^ la derivazione poi
della voce io sto col Minocci,/Qlie la i'lsse da corium: e in verity
dair ablativo corio essa si fa per qaella metatesi stessa , per la qua-
le da fornire iemmo fronire y da lagrime, gralimej, e Dante da pugna ^
punga. II verbo incroitu^ infatti non vuol dir altro che porre il cuojo
al fuooo si che si aggrjnzi, tanto che incroiata possiam dire qualunque
pelle , e per sim^iUtudine qualunque altra . cosa arricciatasi » ristrettasi ,
raggrinzatas^ e fatta vizza • Il crpio dnnque e nighittoso. del t*atini paf^^
per nudsfogio ed ikdur,0to ,nel vizio siw ;meDtre nel Dittamondo la Paur^
che si parte dolente e croia, pare ad intendersi sgangherata nellemascel-'
ie, e arricciata nella pelle; e T cpn croia di Dante non k in . senfliQ nes^
sun (iguratOy ma si reale, ed ^ da spicgare per la pancia delT idropicQ»|
che pel troppo umore si i indurata e tesa, e non e .pi& ced^svole^ m^
si e nella propria tensione iirigidita siccome cub jo . I jVIodanesi dicono
oggi< croi ad un vecchip cadente increspato; e in aleun luogo dl Boina-*,
gna questa voce ha foiza di mescliino^ povtro , infarmo j dicendosi : e'' •ia
croi , per dire , ei sta malaticcio •
m
Quest! non va a messa j,
N^ 8a qual si sia essa ,
Jih dicer paternostro (1 )
In chiesa , n^ ia chiostro •
Cos! per mal' usan%a
Si gitta in disperanza
Del peocato , cW ha fatto ;
Ed h si stolto e matlo ,
Che di suo mal non crede
Trovare in Dio mercede; (2)
per falsa cagione
Piglia presunzlone ,
Che 1 mette in mala via
Di non creder , che sia
Per ben , n^ per peccato
Uom salvo ^ o condaimato;
£ dice a tutte Y ore ,
Che gia giusto Sigqore
Non r averia creato
Perch^ fosse dannato «
Ed un altro prosciolto . (3)
Questi si scosta moUo
Dalla verace fede .
Forse che non s' avvedcji
Che 'I misericordiosQ ,
Tuttoch^ sia pietoso ^
Sentenzia per giuatizia ,
Intra 'I bene e le vizia , (4)
£ da merito , (5) e pene
Secondo che s' av vene 7 (6)
Or pedsa , amico mio ,
Se tu al vero Dio
Rendesti grazia , o grato (7)
Del ben , che t' ha donato ;
(4) Da Pater noster^ cV h il principio dell' Orazioae dominicale, detto
BiWk mantera del nostro vokar parlare, ammettetido gU artiooli, nameri ,
proposizioni ec. II Palci nel Morgante , C. XXVI. St» Hi .
£ infilza Saracio per paterhostri •
(2) Grazia, piet&. (3) Assolto, Uberato, salvo. (4) Per vizj ^ oome peccaia
'per peecati ec. (5) Premio, ricompensa • (6) Avs^nirsi ft qui nel significa-
to di con\fenirsij e nel famiiiare discorso T aso n' ft assai freqaentissimo •
Diciamo per es. quella moda^ quei discorsi non s* avvengono a colui o a
colei^ per non si convengono* (7) Grratitudine: se ringraziasti , o fosti
grato •
Chfe Iroppo pecca forte ,
Ed h degno di qiortie
Chi noD coQOsg.e '.Mx^ne
Di U, dpAdeli y^pe:
E guarda , s* Uai $p^ranza
Di trpyar perdp^aq^a ,
S* hai algun raal cqmipe^sp ,
E non ne se' coAfe^so ^ {1 )
Peccal' hai malameple
Ver r alto re pot^nle (2)
Di negghienza (3) m' a v visa (4)
Che nasce convotisa ; (5)
Gb^ quando per negghieiiza
Nod si trova poletiza (6)
Di fornir sua dispensa|.(7)
Itnmantenente peosa
Come potesse. avere
Si deir altrui avere , (8)
Che fornisca. suo porLo
A dirittoe a tpr.to:.(9)
Ma colui , cV ha dovizia ,
SI cade in avarizia ,
die dove de' (10) non spende;
N^ gia r altrui non reode;
Anzi ha paura forte ^
Gh' arm'(11)ohe vegiKi a morte^
L' aver gli venga meno ; (j2)
.£:pur ristrignejl,|i(ffi.OM(^3)
(4) Ck)nfes8ato; non le ne Mi coofessato. (2) Gio& 'IdSto. (3) f^egli-
Senza* (4) Mi pave; posto avvlsare impersohalmente . (5) ConsH^tisa viene
al Francese convoitise , iJhe ydile cupidigia , desiderio disordinato.. (6) Gio&,
3aando T uomo non si trova pptenza ec (7) .11 $eiiso dt questo verso,
ice TAb. Zannoni, h di per $e daUbio pei fiiversi signi6cati delle paro -
le fornire e dispensa , la prima delle quali puo liubitarsi se valer debl^
qui pros^s^dere od eseguire j e la seconda se stanza ove si tengono lecose
da mangiare^ ovvero, spesa j dispendio. Preferisco in anibe'due ie paro-
le il primo degli esposti .significati , e a cii> fare mi muove il verso 213.
ill cui parlasi di fornire il. porta ^ vale a dire di provvederequel luogo,
ove ricorresi pel vitlo, cioe la dispensa, Parmi in somma voler dire'Bru-
netlo clie colui, il quale per sua negligenza non ha onde vivere, cerca
il modo di averlo, anche frodaiido altrui. (8j FacaU2i, ricqiicaae . (9) Con
giustizia o con in^iustizia. (10) Dee, dove. {\\) Avanf i , prima. (12) Gli
maocbi • (13) Cioe restringe le spese.
T. II. 25 *
\
194
Cosl rapisce e fura (1)
£ da falsa mi sura ,
E peso frodolente ,_
E npvero fallente , (2)
E Don tcme peccato
D' avvistar suo mercato , (3)
N^ di commetter frode;
Adz! '1 si tiene in lode
Di nasconder lo Sole , (4)
E per bianche parole (5)
Inganna altrui sovente;
E molto largamente
Promette di donare
Quando nol crede fare,
E un altro per empiezza (6)
Alia zara s' avvezzaj,
E gipca con inganno ;
£ per far 1' altrui danno
Sovente pigne il dado ,
E non riguard' a guado : (7)
(i) Ruba. (2) Dar novero fallente yale ingannare altrui nel contar
danarOm (3) Avvistare il mercato^ cio^ 1e grasce, 1e yettoyaglie ec. si-
gn! 6ca esporre al mercato le cose yendibili in modo che attiriuo gli oc-
chi de' compratori , ponendo al di sopra e nel piii favorevol luogo il
meglio di esse, e di sotto o in oscura parte il peggio. (4) Gioi di por le
cose yendibili in laogo renduto oscuro ad arte per trarre in inganno i
compratori. (5] Inganna parlando con parole d' uomo schietlo e leale;
dik sid intendere una oosa per an' altra . II Barberino :
E quel la graza h bianca
Che non nascosa, ma palese &i.
E Cecoo Angiolieri:
Sicchi mi panre ayer bianca ragione
Di non amar se non cbi mi yuoT bene •
Parola bianca potrebbe anche interpretarsi parola yuota d'effetto, tratta
la metafora dalle pollize dei lotti , che quando non son beneGziate, son
bianche . (6j Empietii . (7) A modo , a mezzo . Guardare e riguardare a
ttna cosa yagliono ugualmente aver riguardo ad ^ssa • Bartolommeo da
S. Concordio nel Catilinario di Sallustio, C. XXIX. F'erantente perdonaie
alia dignita di LentulOy s' egU perdonh o si riguardo mai alia sua ones ta ,
o agli Dli ^ a uomo niuno . Il gloco della zara facevasi con tre dadi ;
e che questi dadi talora si falsasseio , h noto dalla prima Noyella del
Boccaccio, che parlando di Ser Giappelletto dice , cb' egli giaco/ore e met-
titore di malvagi dadi era solenne.
195
£ ben presta a unzino , (1 )
£ niette mal fiorino . (2)
£ se perdesse un poco ,
Ben udiresti loco (3)
Beslemmiar Dio e' Santi^
£ quei cbe son davanti . (4)
tJn allro e , die non cura
Di Dio ^ n^ di natura ;
Si diventa usuriere ,
E in ogni maniere (5)
Ravvolse suoi dannri ,
Cbe 11 «on roolto cari.
Non guarda dl , uh festa ,
ISh per pasqna non resta ^
£ non par cbe 1' incresca ,
Pur cbe moneta cresca •
Aliri per simonia (6)
Si getta in mala via ,
£ Dio e' Sanli offende^
E vende le prebende , (7)
E sante Sagramente , (8)
E mette 'nfra la gente
Assempri (9) di mal fare •
Ma questo lascio stare ,
Cbe tocca a ta' (10) persone^
Cbe non h mia ragione
Di dime lungamente ;
^ Ma dico apertamente
Cbe r uom , ch' h troppo scarso^ (11)
Credo cb' ba '1 cor tutt' arso , (12)
[\) Ptestare a unzino o a uncino vale prestate a grande interesse j o
ton inganno e ruberia; e mani a uncino diciamo le man! del ladro.
(2) CattiTo fori no . /^or/no^ moneta d'oro e anche d'argento della citt& di
Firenze, cosi delta dal giglio fiore, impresa di delta cUt&, impressovl
deatro. (3) IX o quivi , (4) Cioi gli astanti . (5) Ty ogni accordato col nu-
mero del pi& si nan no esempj di prosa nel Vocabolario • (6) iVIercatanzia
delle cose sacre e spirituali , oos\ delta da Simon mago . (7) Prebenda h
rendita ferma di cappella o di canonicato. (8) Per santi Sagratnenti , ch&
alcuni nomi terminati in O nel singolare, escono nel plurale in I, in £,
ed in A • (9) Arcaismo per esempj ^ da exemplum , cangiata la prima
lettera £ in A, e la L nelT affine K pi& comoda a prononciarsi dope il P •
('10) Tali J icd J ta' . (11) Avaro. (12) Gioe: io dico apertamente cbe T ava-
ro, (che io credo aver arso tutto il cuore ) il quale non lia pieta n^ del
poveri, ni di quei che sono in carcere, cade tutto intero ueir Inferno.
1Q0
Che'n povere persone^
Kfe 'n uom ohe sla 'n pregione
Non ha nulln pietade^
TuUo in inferno cade.
Per iscarsezza sola
Vien peccato di gola , (1)
Gh' uom chiama ghiottornia , (2)
Ch' h quando Y uom si svia ,
Si che monti in ricchezza:
La go]a SI s' avvezza
AUe dolci vivande ,
E a far cocine grande, (3)
E mangiare anzi V ora , (4)
E molto ben divora .
dhi rnangia piii sovente
Che non fa Taltra gente,
E' lalor niangia tanto ^
Che par da qualche canto
Li duole corpo o fianco y
E sUnne lasso e stanco ,
E inebria (5) di vino ,
Si ch* ogni suo vicino
Se ne fide d** inlorno,
E meltelo in iscorno .
Ben h ieniito Bacco
Chi fa dd corpo sacco , (G)
E mette tanto in epa (7)
Che lalora ne criepa * (8)
Certo per ghiottornia
S* apparecchia la via
Di commetter lussura . (9)
Chi mangia a dismisura
La lussuria s' acceiHle ,
SI ch' altro non inteifde (10)
(I) Dice Brnnetto che dalla parsimonia, od ayarizta , deriva il peccato
di gola, e il prova in questo modo • L' uomo che vive scarsamente, ed
lia ihai cuore, arricchisce. Arricchito si d& a banchettar lautamenfe, cioh
si ciba di quelle yivande, da che in avanti si era al tutto,per non ispen-
dere astenuto, e tanto fa che vi s' inyizia. (2) Golosit^. (3) Per grandi ,
(4) Prima dell* ora. (5) S' inebria, (6) Dante chiama il corpo, il tristo
sacco. Far sacco del corpo vale mangiar soverchiarnente. (7) Pancia. (8) Cre-
puj aggiunto I'l per dolcezza di lingua. (9) Per lussuria. {iO) Mtro se
non, a modo d' avverbio, come altro che. Intcnde , ha volto il pensiero,
attende .
£ eerca d' ogoi lato
Gome possa comfiiire' (1):
Quel sii» laido volere •
£ yeoehio^ che s' iaipaceia-
Di eosi laida taecia ,-(2) ^
Fa ben doppio pecealo ^
Ed h tcoppch bla^maiO'. (3)
Ben h grauvltuperw'
Comoietteve avoltevio^ (4)>
Con dom&o con do&aeUe^^
Quan.titti()iU£» paicwit iMsUe.
Ma chi 'l&'coaparenie^
Peceapiix^ laidamtDls .<
Ma tra quest i peccali ,
Son vie piu eonduBos^i^
Quc^ cbe son sodeouti .
D^b come son peiHli'
Que' ., cbe eontipa^ cxMora
Bi9ig»&<S> colal la68u»l
O' vedi^ caro' arnica ,
E 'nt^i em, eh' i' ditsa^:
Vedi'Cpaatji pcceair
XaV ag^io coiUati;
E tutti S0tti iBoriali:
E sai cbe ci ha^di tal»(6)^
Che ne eura» ben* poco .
Yedi cbe non h gioco
Di cader in peccato :
E pero da bupn lato
Gonsiglio (7) cbe li guardS ,
Che 'I mondo non t' imbardi . (8)
(4) Accentato sulla penirhiiHa , eotte ael I«t. compere. II Bttrbenno
disse impiire ossia empiere:
Quaii^*ei comtijAi', proiite
Sien \& tw Tistte a ve4eii4fi«r kopi^re *
(2) Pecca, oolpa. (3) Biasmato^ biasimato; ne abbiamo pareecbi cscmp)
in quasi tutti gli antkhi pocti. (4) Avolterio , as^otiero e «wZterarc disscro
gli Antichi per adutterio^ adnlUro e adulter are . (5) Cercano, (6) Che ci
sdn di tali , alcuni . (7) Consigliar da buon lato tale dar consigU che ua-
scono da parte buona, dalV amote cio* e dalla pr«*»^^^ ^®' hene altrui.
(&) Imbardare h propr. mettcre le barfe ai cavalli: metafoncamenie, come
qui, ydAe pi^Uare ^ adlettare •
198
Or a Dip V accomaado y (1)
Che' i' non so V ora ^e quando
Ti debbia ritrovare ;
Ch' i' credo pur tornare (2)
La via ^ ch' i' m' era messo ; (3)
Che cio che m' e promesso
Di veder le sette Arti , (4)
£ altre molte parti ^
lo le vo' pur veoere ,
E iraparare e savere;
Che poi che del peccato
Mi son peDilenziato ^
E Sonne ben confesso y
E prpsciolto e dimesso y (5)
I' nietto poca cura
^ ^' andare alia Ventura . (6)
Brunetto, compiuto il racconto della confe^sione de^ propr|
peccati , ed esortato V amico a darsi a vita casta e virtuosa ,
ripiglia la interrolta narrazione del suo immagiDato viaggio. Ed
ip questa ripresa narrazione dice di non voler piu andare alia
Fortuna , a cui gli aveva la Natura dato arbitrio di recarsi , a
non vi si recare, e fermo sta nel proponimento di veder le
sette Arti , giusta la promessa che gli ha fatta essa Natura . Egli
pertanto torna alia foresta, e tanto cavalca, che alia fine
irovasi in sulla cima del monte Olimpo^ ove vede Tolomeo.
E io guardai piu fiso^
E vidi un bianco. viso
pri-
nia era Dieu us salv ^ Dio vi salyi; la seconda a Dieu vos comartj a Dio
VI comando, cioe vi raccomando : oppure a Dieu us siatZjO a Dieu siatz,
a Dio siate, cioe raccomandati . Ora a noi basta il dire soltaato Addio ,
come gli Antichi scrissero A Dio. (2) Tornar la via invece di tornar
nella via . (3) Cio^ nella quale io m* era messo . Cosl il Petrarca;
Era '1 giorno che al Sol si scoloraro;
vale a dire tiel quale si scoloraro. (4) Cioe perch^ voglio pur vedere
quello che m'e promesso, ed 6, che io vedro le sette Arti. Queste erano
dette anticamente la Scienza del Trivio e del Quadrivio, che formava
1 orbem doctrinarum di quel tempi, Scienza del Trivio cbiamavansi la
Grammatica, la Rettorica e la Dialettica: del Quadrivio, l' Aritmetica,
la Musica, la Geometria, T Astrologia. (5) E assolto e perdonato. (6j Cap.
199
Con una barbsi gfande , '
Che 'n sul petto si spande . t. ^
E tanto il domandai ,
\ Che nel siiO dir trovai
Che la dove fu nato ,
Fu Tolomeo ohiachato ,
Mastro di storlomia^ (1)
E di Filosofia . '
Tolomeo h messo da Brunetto in ragionamento dei quattro
elementi ;
Ed e' con belle risa
Rispose in que^ta guisa . (2)
Qui termina il Tesoretto; ed ognun vede che le parole, con
chc Tolooieo fingeasi rispondere a Brunetto sugli element! , e
su tutt'altro, che riguardi la natura della terra e dei cieli ,
debbono esser perite, e indovinare si puo agevolmenle la cagio*
ne, onde i Copiatori le tralasciassero . Dovettero eglino ttovar-
le ripetute presso che a parola nel Tesoro . Esse non poteano
essere che di prosa; ed in prosa, ora perita, dovette pur ra^
gionarsi delle sette Arti , che dice esso Brunetto" volere ad ogni
modo vedere.
Vorrebbero alcuni che a Brunetto debba attribuirsi la glo-
ria di aver fatto a Dante concepire il disegno della' dis>ink
Commedia ; conciossiacke ^ il suo Tesoretto abbia la forma
di una visione y ove V Autore si smarrisce per una t6ha..^*
describe i luoghi fantastici ^ e dipinJge immaginevolmente i
vizj e le virtic . (3) Ecco dunque , dice il Ginguenfe , parlando
del Tesoretto , una visione del poeta , una descriwone 'di luo-
go e di oggetti fantastici, uno smarrimcnto in una foresta,
una pittura ideale delle virtii e dei vizj , lo sooiitco di un anti -
CO poeta latino che serve di guida al raoderno , e qaello d' un
antico astronomo, che gli spiega i fenonieni celesti: ed ecco
per avventura il primo germe del componimento del poema
di Dante, o almeno che sia, T idea generale, nella quale get-
to e fuse in alcun modo le sue tre idee parlicolari delF Infer-
no, del Purgatorio e del Paradiso. Avra una visione coiiie D
suo maestro : si smarrira in una foresta , in un luogo deserto
e selvaggio^ d' onde si Irovera trasportalo suUe ali del pensie-
(\) Storlomia per Astronomia dissero a\i Antichi . Nel Novellino: E
fece una ta\*ola per i storlomia . I Provenzali diceauo strolomia. (2) Cap.
XXII. (3) Fer. di S. Cost. Spettat. Ital. V. I.
200
ro dove lo richledera il sue disegno^ o lo varra il suo genio.
Gli k necessaria una scorta: Ovidio era^ atato la guida di Bru^
netlo: in un argomento piu grande ^agliera un piu gran poe-
la, quello che era roggelio de' suoi stadj^ e che avea max
senipre tra le mani . Eleggera Yirgilio , al quale la discesa di
Enea all' Inferno dava anobe una maggior conveniensa per con-*
dur lui. Ma I'esser egli pagano, lo exclude dal luogo delle ri*
^ compense . Un' altra scorta pertanto condurra il viaggiatore , e
questa sara Beatrice, oggetto del suo pritDO amore, edella qua-
le avea promesso di dir cose non mai dette innanzi di'^ffiruna
donna. (1)
Se pero questo vogUa pur sospeltarsi, dee insieme tenersi
ofae una leggiera e presso dbe invisibile favilla suaetbaio alo^ii
grandia^iino incendio: in che h assai piu da oonaid^^re>ia ini»te-^
ria atta a ben ardere, che cio onde mosse la priaia .fiammeU
la. (2) : iGoaiunque sia la faccenda, non puo pero. dttbikafsi che
•Dante wt9n pur vedesse il Tesoretto, ma lo studiasse, ed in
aleuni luogbi aaear .lo < mitasse . Gos^^ a modo di -««ae£Qpaaj,
<lice rBruoetto : \
;Cio8i ho posto Gura
Che amico di ventura
"Cooa^ ^roia si gkra .
E Dante «el C. II. dell' Inf.
L' iHfftico.mio , e hon^^della v£u»tora ^
JSrunetto :
Or:^e ne va il maestro
Per locameaino a> destro ec«
Dante Inf. G..X.
; Oca aen (V!a>p^ luno atreito caile
XiO.anio^niaeatro ec.
JBruiiQtto :
Nott:8ii};knto ne iardo ;
'Glii^(gia ucmo^oodardo
Non GonquLsto onore ,
'He divenne maggiore •
Dante, Inf. C. XXIV.
Ora convkn clie tu cosi ti apoUre^
Disse '1 iniaes^ro ; toh^rseggendo ifi piuma
In fama non si vien^ n^ sotto collre.
(i) Stor. delia Lett. Ital.,Tom. II. (2) Zann. .PEefaz*.al.Te80retto.
Brunetto :
E 10 guardai piu fiso ,
E vidi un bianco viso
Con ana barba grande
Che $ul petlo si spande .
Dafite^ Purg C. I.
Vidi presso di me un veglio solo ^
Degno di lanta riverenza in visla .
Che piu non dee a padre alcun figliuolo .
Lunga la barba e di pel bianco mista
Portava a' suoi capegli simigliante ,
De' quai cadeva al petto doppia lista .
Brunetto :
Che per neenle avete
Terra , oro ed argento .
Dante ^ Inf. G. I.
Questi non cibera terra nh peltro •
Brunetto:
Ma tornando alia ment^
Mi Tolsi ec.
Danle , Inf. C. VI.
Al tornar della mente , che si chiuse ec.
Brunetto :
E posso dire in somma
Che 'n voi , Signor , s' assQmma
£ compie pgni bootate ,
E ^n voi $olo ass^mbiate
Son si compiutamente ec.
Dante , Parad. G. XXXIII.
in te s^ aduna
Quantunque in creatura h di bpntate .
Brunetto :
O s' hai tenato a spliifo
La gente , o tor to *1 jgrlfp .
Dante , Inf. C. XXXt
Pero ti china , e npn torcer lo grifo .
Brunetto :
Or va mastro Brunetto
Per lo cammino strettp ....
£ non fui guari andato
Ch' i' fui nella diperta ,
Pov' i' non Uroyai cer^a
Ke strada uh sentieip .
T. II. 26
202
Deh che paese fero y
Trovai in quelle parli .
Che s' io sapessi d' arli ^
Quivi mi bisognava , '
die qiianlo piu inirava
Piu mi parea selvaggio.
Quivi non ha viaggio • . • •
E 10 pensando forte y
Dottai ben dt;Ila morte •
Dante y Inf. C. I.
Mel mezzo del cammin di nostra vita
Mi ritrovai per una selva oscura ,
Che la diritta via era smarrita .
Ahi quanto a dir qual era h cosa dura
Questa selva selvaggia ed aspra e forte y
Che nel pensier rinnuova la paural
Tanlo h amara che poco h piu morte .
Brunetto :
E yidi tante cose y
Che gia 'n rime n& 'n prose
Non le poria ritrare .
Dante ^ Parad. C. I.
Nel ciel che piu della sua luce prende
Fu' io ^ e vidi cose che ridire
N^ sa y nh puo qual di lassu discende •
Brunetto y passata una valle oscura arriva ad una gioeonda pia-
nura y nella quale vede Imperadori ^ Re ^ gran Signori y e mae-
stri di scienze:
Ed 10 presi ardimento y
Quasi per avventura
Per una valle oscura y
Tanto y ch' al terzo giorno
r mi trovai d' intorno
Un grande plan giocondo,
Lo piu gaio del mondo y
£ Io piu dilettoso .
Ma ricontar non oso
Ci6 ch' io trovai e vidi,
Se Die mi guardi e guidi •
Io non sarei creduto
Di cio ch' i' ho veduto j
Ch* i' vidi Imperadori ,
E re , e gran Signori y
203
£ mastri dl scienze ,
Che dittavan sentenze •
E Dante nel primo cercliio dell' Inferno ( G. IV. ) traversato un
fiumicello^ ed entrato per sette porte in un nobile castello,
giunge in un verde prato , ov' erano genti con occhi gravi e
di grande autorita nei loro sembianti:
Venimmo al pi^ d' un nobile caslello ^
Sette volte cerchiato d' alte mura ,
Difeso "^ntorno d^ un bel fiumicello •
Questo passammo cotne terra dura :
Per sette porte intrai con questi Savl ^
Giugnemmo in ptato di fresca verdura.
Genti v' eran con occbi tardi e gravi ,
Di grande autorita ne' lor sembianti^
Parlavan rado con voci soavi .
II Quadrio pretende che Brunetto abbia preso molto del suo
Tesoretto da un poema insegnativo di scienza ^ intitolato T'e*
soro , di certo Pietro Maestro di Corbiacco , detto altrimenti
Pier di Corbiacco , Poeta Provenzale . Ma , dice a ragione ^l
Galvani , da principio in alcun Capitolo , allorch^ Brunetto
paria alia Matura , si potrebbe vedere in dileguo , da cbi pure
il volesse a forza , qualcbe punto di soiniglianza col Trovatore;
ma in tutto il rimanente di questa^ si puo dir^ gran visione^
e che puo aver essa meglio somministrata a Dante la sua , e
che , secondo il nostro modo d' intendere , si potrebbe quasi
dire un Galateo , non vi ha nulla che faccia pur risovvenire il
Provenzale. Poich^^ oltre il soggetto tutt' altro ^ il Tesoretto
non e un secco ammaestramento scolastico, ma si una gran
scena nella quale , oltre V Autore , tante Virtu , e la Natura y
e r Amore^ e Ovidio^ e Tolomeo ec. agiscono^ parlano, e son
descrilti ; tanto che 1' Opera ^ da questo lato originate del tut-
to . Sui rimanenti Capitoli poi , che altre volte corsero sotto il
Dome di Penitenza e di FasHiletto , sarebbe cosa degna di riso
il volere istituire un confronto . (1 ) A mostrare adunque quanto
sia insufficiente la opinione del Quadrio , produrrenio in mezzo
quei pochi luoghi del poeta Provenzale , dai quali si potrebbe
forse credere che Brunetto abbia presa 1^ idea d' alcuna parte
del suo lavoro ; e da ci6 apparira manifesto quanto sia poca ,
fi »a meglio dire ^ assai lontana la somigUanza dei passi del
poeta Fiorentino con quelli del Provenzale .
/'
{\) Osserv. sulla Poesia de' Trovafori , Cap. XUIl
/
204
PlCR DI CoRBfACCO
Aquest sobran seignors , qu es us Dieus veramenz ^
Criet X. ordes d' angels preclars e resplendenz
Se lauzar e servir: e per so maiormenz
Los fis de se conoisser alegros e jauzenz .
Mas los sobeirans ordes , qu' era plus bels e geoz^
Sellui trobet orgoill y enveia e nosenz ,
Que s cuget egaler ab Dieu comunalmeDz:
En eiss' dra que venc sos oulracuidamenz ^
Perdet sa gran beutat , e fou del sel casenz
Oribles et oscur e negres e pudenz .
» Questo sovrdno Signore ^ ch' h un Dio veraraente, cre6 diect
ordini di Angeli preclari 6 risplendenti per lodarlo e servirlo ;
e percio inaggiormenle li fece del conoscerlo allegri e godenti.
Ma lo sovrano ordine , cii' era piu bello e genlile, questi trovo
orgoglro^ invidia e nocenza^ che si penso eguagliare con Dio
comuualmente . Nella stessa ora che venne sua oltracotanza ^
perJette sua gran belta , e fu del ciel cadenle , orribile e scuro
e negro e puzzoleDte »
Brunetto
^y comincio da prima ,
Al somnio e alia cima
Delle cose create ,
Di ragione informate^
L' angelica sustanza ,
Che t)io a sua sembianza
Creo all' impriniera .
Di si ricca maniera
Li fece in tutte guise ,
Che in essi furo assise
Tulte le buone cose
Valenti e prezi'ose ,
E tutle le vertute ,
E r eternal salute :
£ diiede lor bellezza
Di membra e di chiarezza >
SI ch' ogui cosa avanza
Biltate e beninanza •
£ fece lor vantaggio
Gotal , chente diraggio :
£ quando Lucif%ro
Si vide cosi clero ,
£ in si grande stato \
205
Gradilo e innorato ,
Per cid s' insuperbio ,
E incontro at yero Dio ^
Queilo die 1' avea falto ,
Pensao di mal trailo ,
Gredendoli esser pare •
Cosi volse locare
Sua sedia in aquilone :
Ma la sua pensagione
Li venae si falluta ,
Che fu tutla abbatluta
Sua folle sorcodanza
In SI gran malenanza ,
Che , se io voglio *1 ver dire ,
Chi Io volse seguire ,
tenersi con esso^
Del regno fuor fu tnesso ,
E piovvero in inferno ,
In fbco sempiterno. (1)
Pier di CoebiaccO
Criet Dieus ^ quant li plac , los calre elemenz ,
Fuec et aer e terra , e la mar eissamenz .
» Creo Dio , quando gli piacque , li quattro element! ^ fuoco
ed aere e terra ^ k Io mare istessaraente »
Brunetto
Altresi tutto '1 mondo ,
Dal oiel fin Io profondo y (2)
£l di quattro elimente ^ (3)
Fatto ordinatamente
D* aria , d' acqua e di foco ,
E di terra in suo loc6 . (4)
Pier di Corbiacco
Pueis fes soleil e luna et estellas lusenz;
Peissons , auzels e bestias de manz deguisamenz •
» Poscia fece Sole e luna e stelle lucenti , pesci , uccelli e be-
slie di inolte guise. »
Brunbtto
Al quarto di vegnente (5)
Fece compiutamente
i\) Cap. VII. (2) Ciohfino alio profondo. (3) Per elimenU^ e qacsto
per elementi; chh elimento e alimento disscro sovente gli Antichi per c/e-
mento . (4) Cap. IX. (5) L' Ab. Zannoni legge erroneamente s al quarto di
presence .
206
Tulle le luminarie , (1)
Slelle diverse e varie .
Alia quinla giornata
SI fu da lui creata
Giascuna creatura ,
Che nuola ia acqua pura. (2)
Pier di Corbiacco
£ canl de lolas res fou failz lo criamenz ,
Formel de limo terrae , lot derrairauamenz ,
Adara^ que fes seignor de tolas res vivenz ,
E mes r en paradis que fou bel et olenz . • «
Adam manget del frug pels amonestameuz
Que '1 fes Eva sa femna ^ et a lei la serpenz •
E car a son fa tor fou desobedienz ,
Guasagnet a son ops e a tolz sos siguenz
Trebals e cailiviers e pen as e turnaenz ^
E perdet paradis vergoignos e doleuz . ^
^ E quando di' tulle cose fu fatlo lo creamenlo j formo de limo
terrae, fdalfango delta terra J tullo da ultimo, Adamo, die
fece signore di lulte cose viventi , e miselo in paradiso che fu
bello ed olente.... Adamo mangio del frutlo pegli ammoni-
menli che gli fece Eva sua femmina , ed a lei il serpenle . E
perche a suo fatlore fu disubbidiente , guadagno a suo uopo
(^per sej e a tutti i suoi seguenli fposterij travagli e calli-
verie e pene e lormenli^ e perdetle paradiso vergognoso e do-
lente »
Brunetto
Lo seslo di fu tale ,
Che fece ogni animale^
E fece Adamo ed Eva y
Che poi ruppe la Irleva (3)
[\) Nella Geoesi: FecUque Deus duo luminarla magna, •••et Stellas.
(2) Id. Et pisces qui natant in aguis . Cap. VI. (3) Trievd ossia tregua ,
dal barbaro latino treva, e ia Francese trc^t j surtti donnee en justice
entre Its parties . Lo Zannoni leggtt : che poi ruppe la tregua . Gi e pia-
ciuta piu ia lezione del Giornale Arcadico^ da noi adottata, poiche moili
altri Francesismi sono stati adoperati da Brauetto nel Tesoretto. Di piii
trieva rima con Eva meglio cbe tregua j e trieva si legge pure in uno
dei Godici, tattochi non sia ii pi& antico,* e romper la trieva del suo
comandamento significherebbe romper la sicurtk e il patto fra Dio e
ruomo, che quest! cio& non mangiasse dell' albero della scren^a del bene
e del male.
207
Del suo comandamento .
Per quel Irapassamento (1)
Mantenente (2; fu miso
Fora del Paradiso,
Ov^jjfa ogni diletto ^
JHbza neuno eccetto (3)
Di freddo o di calore ,
D' ira nh di dolore:
E per quello peccato
Lo loco fu vietato
' Mai sempre a tutta gente.
Cosl fu r nom perdente .
D' esto peccato tale
Divenne V uom mortale ,
E ha lo male e lo danno ,
E lo gravoso affanno
Qui e neir altro mondo .
Di questo grave pondo
Son gii uomini gravati ,
E yenuti in peccati ,
Ferch^ '1 serpente antico ,
Che h nostro nemico ,
Soddusse (4) a rea manera (5)
Quell a prima mogliera . (6)
Pier di Gokbiacco
Cest es us Dieus , us Seignors , us Dieus onipotenz ,
Que anc non comenset , ans es comeusamenz
E fin de tolas res , que non a finamenz^.
» Questo h un Dio, un Signore, un Dio onnipotente, die un-
qua non comincio , anzi h cominciameuto e fine di tutte cose^
che non ha finimento • »
(i) Cioh trasgressione . Colla stessa metafora adoperarono i Orreci i\
yerbo TtoLpoL^Klvti't e il nome wopapaffK; ; metafora assai viva, perocche ben si
esprime il prevaricamento di alcuno, dicendo ch' egli h ito al di 1& di
qoello cb' i prescritlo dalle leggi dell' onesto e del giusto . Peccato ^ dice
lo slesso BruBetto nel Tesoro, lib. 7. c. 8i. nan e altro che passare di*
sfina legge e disubbidire al celtstiale comandamento* (2) ImmaDtineDte •
(3) Eccetto non vale qui eccezione , ma ricevimento , dal latino exapio >
ricevere . Vuol dire: Adamo fu posto fuori del paradiso, nel quale era
ogni diletto, e non vi si accogliea, non vi si sentia ne freddo, ni caldo,
nfe moto d' ira , n^ impression di dolore • II medesimo Brunetto nel Te-
ioro lib. 3. c. 2. discorrendo del paradiso : la non v* ha ne freddo , nr
caldo , se non perpetuate tranquillitade ctemperanza. (4) Sedusse* (5) Cioe
con r^a maniera, (6) Cap« YI,
208
BRUNErro
Ma la sua gran possanza
Fu sanza comincianza •
E' non fina (1) ne muore. (2)
Pier oi Coabiacc^^
e fa acordaiiljjpz
Dels humoros ab freg , oar es sees e calenz ,
D' aquestas acordansas nais uns atempramenz
De calor ab humor e sos consebemenz
De tolas creaturas , o' al segle son naissenz .
» £ fa accordamento degli umorosi con freddo , perche h secco
e calido; da queste accordanze nasce un attempramento di ca-
lor con umore e suoi concepimenti di tutte creature , che ai
secolo son nascenti . »
Bhunetto
Ch^ per fermarlo bene ,
Sottilniente convene
Lo fjreddo per calore ,
E '1 secco per V umore ,
£ tutti per ciascuno
Si rinfrenare ad uno,
Che la lor discordanza
Ritorni in agguaglianza ;
Che ciascun h contrario
Air altro> ch' e disvario.
Ciascun ha sua natura^
£ diversa fattura ,
£ son talor dispari .
Ma io li faccio pari ^
E tutla lor discordia
Ritorna in tal concordia 3
Che io per lor ritegno
Lo mondo ^ e lo sostegno . (3)
Pn^R Dl CORRIACCO
E de Iqs YII. planelas , cals sont contra correnz ^
^oms e proprietatz « Iocs et «istaniienz :
£ sai dels XII signes lo cals es pins pCMkns>9
E cpm lis fan lAs homes danz e profetamenz^
Tot aissi con il son d"" estranz deguisamenz^
Et augas dels planetas lo lur devisamenz:
{\) Cessa, ha fine. (2) Cap. IV. (3) Cap, IX.
?
209
L'useschauzrautr' estreiz,i autr'es seql'autr'eshumenz^
L' us es bons V autr' es mals, V uns tarz V autr' es correnz :
Aquestas discordaasai; e ds ootitrariAmenz
A las autras estelias , qui fan aiudatnenz ,
Fan los Irons e los foussers « las plfoias e 'Is venz .
» E delli sette pianeti y i qtiali sono contra correnti ^ ( io so )
nomi e proprieta e luoghi ^ istati: e so deidodici segni^ qual
h piu potente^ e com' egli fanno agli uottiini danni e profeta-
mend^ tutto cosl com' egli sono di strane guise. Ed udite delli
)ianeti lo loro divisamento: V un h caldo , V altro ^ freddo ,
' un h secco , 1' altro ^ umido , V un h buono , V altro h malo,
r uno h tardo, V altro h corrente. Queste discordanze e li con-
trariamenti alle altre stelle^ a chi fanno aiutamento^ fanno li
tuoni e le folgori e le piog€[ie e li veuti. »
Brunetto
Ben dico verametite
Che Dio otinipotente
Fece sette pii^nete (1)
Ciascuna in sua parete ^ (2)
£ dodici segtiali . (3)
r ti diro ben quali.
E' fti il suo vol ere
Di donar lor podere
In tutte creature , (4)
Secondo lor nature .
Ma sanza fallimento
Sotlo mio reggimento
£ tuUa la lor arte ;
Si che nessun (5) si parte
Dal corso > ch' i' ho daio
A ciascun misutato .
(1) Ver pianett ^ al modo de' Provenzali , che diceano in feinm. las
planeias . (2) La parete , die qui Brtinetio attribtiisce a ctascun pianeta ,
e il cerclito, or' egli £i suo giro. Ed infBitti iiel T^Miro^ lib. 2v o. 39.
dice : t $0ppi<Ue che ciascun pianeta ha suo cerchio dentin a qutUo aete
puro . E ciascuno fa suo corso intorno alia terra , V uno piu alto j e I* al*-
tro pill basso , secondo che sono assist run cerchio dentro atl' altro . (3) Se-
gni . Nel Tesoro, lib. 2, c. 41. Infra V altre sono dodici steltCj che soft
chiamate li dodici segni . (4) J^l Tesoro , lib. 2. c^ SO. Ond* elli hanno
Si grande potesiad^ sopra alle cose terrene , the crniviene che elle s^adano
e s^egnano secondo lo loro corso; che altrimenti non avrebbero elle nulla
forza di nascere j ne di finire j nS d* altre cose. (5) Di sopra ha adope-
rafo la voce pianeta .in femm. e qui per costruzione incntale 1' usa in
masc. dieendo nessuno iovece di nessuna*
1. U. 27
210 ,
E dicendo lor veto ,
Gotal h lor miRt^i^ro (1)
Clio lueiton forza e cura
^ In dar freddo e c^lura , (2)
E piova , e neve , e vento ,
Sereno , (3) e turbaoiento :
E s' altra provvedenza
Fu messa in lor potenza ^
Non ne faro nienzione ;
Che picciola cagione
Ti poria far errare ;
Ch^ tu dei pur pensare >
Che le cose future ,
E r aperte , e le scure
La sorama maestate (4)
Ritenne in potestate . (5)
Ora dai luoghi , clie abbianio arrecati , potra ben conoscere
ognuno quanto poco ^ per non dir nulla , si sia Brunetto gio-
vato del poeta Provenzale . Meglio potra dirsi che la Genesi gli
abbia servito di guida in quei Capiioli^ nei quali egli parla
della creazioue delle cose.
IL FAVOLELLO
Questo componimento di Brunetto , che malamente si e
creduto da alcuni Editor! che facesse parte ^ e fosse una conti-
nuazione del Tesoretto ^ h una poesia ^ che non ha che far nul-
la con quello; ma h una specie di lettera indirizzata dal nostro
Brunetto a Ser Bustico di Filippo^ poeta Fiorentino^ e suo
grande amico.
L' Ab. Zannoni muto il nome di Fas^olello , che avea nel-
le altre Edizioni^ in quelio di Favoletto , dicendo in una nota
della sua Prefazione al Tesoretto: « si h ancora chiamato Pbco-
lello, ma contro 1' autorita dei Codici^ almeno di quelli che
ho io veduto; e parmi essere errore nato dair aver letto per
due / i due t, cui o per inavvertenza non fece taglio il copiato-
re , o questo svanito era per sua sottigliezza . » Ma , risponde
assai giudiziosamente ilGalvani^ dandogli egli il nome di Fav(h
(i) Arte. (2) Caldo. (3; Screnita. (4) Cioe Iddio. (5) Cap. X.
211
letto , ha cos) allonianata la voce da quella che eertamente le
di^ origine . Aveano i Provenzali una specie di componimento
intitolato Flabels , ch' era un' Epistola^ nella quale si spiega-
ya alcun nuovo racconlo^ o alcuna moralita per esempj ^ mol-
to simile in somma al sernione, se non in quanto questo si
dirigeva al generale degli uomini^ quello ad un singolare . Ora
Brunetlo Latini^ stato cotanto in Francia , ed anzi grande
scrittore in quella lingua^ die il nonie di Fawlello, ad imita-
zione dei Provenzali^ a quesla sua quasi Epistola indirizzata a
Ruslico di Filippoj poicbe Flabels (1) non vale che breve
parlalti^ novelletla ^ favoletta, piccol racconto ; e viene d^fabu^
la, e nejtto netto dal suo niinprativo/a6e//a . Ed infatti , come
i Latini dicevano fabulari , e no\ \fa\fellare , cosi i Provenza-
li usarono anche fablar unitamente agli Spagnuoli , che ne
hanno poi tutti i derivati: ed a prova leggesi nel Glossario
Romano del Roquefort alle voci fable y Jlabel eo — • Conte ,
sornette , discours , fable , fabliau ; — ond' h che da flabe o
fable, scorcio dXfabula, sembra che derivar possa la nostra
voce y?a6a ^ spiegata appunto nei Dizionarj ^Qvfas^ola, menzo-
gna. (2)
Pare che a questa lettera abhia porto motivo Y avere , o
veramente o in apparenza , Rustico di Filippo dimenticato Brur
netto ; quindi vi si parla delle diverse specie di amici • £s-
sendo essa assai breve , noi la riporteremo qui intera , molto
piu che contiene dei bei precetti intorno all' amieizia .
(<) Abbiamo un Pavolello o Flabelto di Amerigo Ai PegaillanO) in-
clirizzato a Sordello, il quale doyea esser ben noto al nostro Brunetto,
die ne imito questo luogo : .
No m par qu'Ectors ni Tidens
Fazes doas jostas negus
Plus tost, en un besoign, qu'cu fatz,
non mi pare che Ettore ne Tideo facesse due giostre nessuno piuttosto, in
un biaogno , ch* io faccio • E Brunetto nel G. I. del Tesoretto :
E '1 buon Ettor Trojano,
Lancialotto e Tristano
Non valser me' di voe,
Quando bisogno fue .
(2) Ossersfazioni sulla Poesia dei Trovatori,
212
CAP. I.
Forse lo spron ti move ,
Che di seritte (1) ti prove (2)
Di &F difesa e scudo .
Ma se' del tutto igaudo ; (3)
Che tua difensione,
S' ho mente , di ragione , (4;
Fallati diritlura.C5)
Una propia natura (6)
Ha dritta benvoglienza ,
Che riceve crescepza (7)
D' amoife ogni fiala:
E luoga dan[u>rata , (8)
^ ]\^ pae^e lootano
Di nionte , nh di piano
Non m^tle oscurilate
In verace amistate .
Dunqqe pecca e disvia (9) '
Chi buon amicd olu^ia ; (10)
Che ira li buoni amici
Squo li dritti oifici
Volere e noo volece (i1),
CiasA:UKio.) ed attei^re (12)
Quello che 1' altro vuole
In fatlo e in parole .
(i) Scritta e scritto dissero indifferentemente gli Anlichi per scrit-
tura . L' uso odierno vuole che si adoperi la voce scritta solamente quando
si tiatta di obbligo o di contraUo in iscritto. (2) Cio^ tu faccia esperi-
mento . II y erho provare h qui in signiiicato di neutro passivo . (3) Cioe
di dijesa e scudo, ossia non puoi for nessuna difesa, non puoi giusti-
ficarti . (4) Se ho intend imeato. (5) Cioi la tua difesa inganna il diritto
vedere dalla tua ragione. Fallare vale qui ingannare da I iM:. fallo; e di-
rittura i nel signiticato di accortezza* (6) Cioe un uomo, obe si governa
con aggiustatezza . (7) Accresoimeato . (8) Per dimora. Vedi le Nozioni
ptyliminari . (9) Travia, si allontana dalla dritte via. (40)Per o6/ia^ cam-
Liata la L nella R. {W) Cicerone: idem velit et idem nolle ea demum
ftrma aaUcitia est . Bartolomine^ da S. Concordio : s^olere quelle medbsime
cose , e quelle ntededme noa volere, quella k la ferma amis$k . E Bernaiv
do da Ventadorno:
En agradar et en voter
Es r amors de dos fis amans ,
in aggradare e in volere e I' amore di due fedeli amici. (i2) Osservare,
secondare •
213
Quest^ amista h certa .
Ma deUa sua corerta (1 )
Va alcuno aiatunantato ,
Come ramo (2) dorato«
Cosi in molte guise
Son 1' aaiisU divise ^
Perchfe la geote invizia (3)
La verace amicizia .
Gh' amico , ch' 6 maggiote^
Vuol esser a t«tt' cjre (4)
Parte , come leone . (5)
Amor hassa e dispone ^ (&)
Percli^ in fi<na araanza (7)
NoQ. cape (8) maggioranza .
Dunque riceve iDgaiino,
NoQ credo sanza danno ,
L' amico , cio mi pare ,
Ch' k di minor afl^re^ (9)
Ch' arna veracemente ,
E serve lealiDente ;
D' onde si memJbra rado
Colai, cfa' e n alto grad;o. ^10)
Ben son aaiici tali ,
G^e saeltano straK ,
£ danno grandi lod<B ,
Quando V amico K ode;
Ma nuir altro piacere
Si pu6 di loro avere ."
Cos! fa r usignolo ;
Serve del verso solo; (11)
Ma gia d' altro mestero (12)
Sai che non val guero. (13)
(<) Copcrta, manto. (2) Per rame. Yeii \q Noiionipreliminan. (3) Fa
viziosa , corrompe . (4) Sempre . (5j Go* nelP essqr uno dalle, due parti ,
in che ft U legame 4 amicizia, yaole avere qaella saperioriti, che. ha il
leone tra gli altri animali . (6) Cio^: Amore abliassa e pon alA^ & dir
menticaj-e TeminenM. del grado, uguaglia il grande al yiceohx . Dispor-
re sta qui per deporrt , cosi adoperato spesso dagU Antichi • (7) Pctrfettp
o leale ambre, amicizia. (Sj Non hajuogo, non eatra., dal lat.. cap^r^
ndl medesimo significato. (9) Di minon condlzione^ oomc nomty d' dto
affare,A\ alta condizione. {\0) CioJ, del quale raramente ricordasi quegli
ch'i in alto grade. (W) Perchi con esse ne r^ca diletto. (42) Mestiero j
arte. (43) Punto, nulla, dal Francese guire.
214
In amico m' abbatto
Che m' ama pur a patto; (1)
£ serve buonameate ,
Se vede apertaraente
Com' io riserva lui
D' altrettanto , e di plui . (2)
Altrettal ti ridico (3)
Dello ritroso (4) amico ,
Che alia comincianza
Mostra grande abbondaaza ;
Po' a poGO a poco allenta , (5)
Tanto che anneenta ^ (6)
E di detto e di fatto
Gik non osserva patto .
Cosl ho posto cura
Ch' amico di ventura (7)
Come rota si gira ,
Che mi pur guarda , e mira
Come Ventura corre : (8)
E se mi vede porre
In glori'oso stato ,
Servemi di buon grato ; (9)
Ma se caggio in angosce ,
Gia non mi riconosce. (10)
Cosl face 1' augello ,
Ch' al tempo dolce e bello
(i) Gob petto. (2) Per piu, in Proyenzale e in Pr^ncese plus. KinaU
do d' Aquino disse piui :
Che gi& non posso piui
Soffrir la pena dura •
Gome pure Guido Guinicelli:
Da me fanno partota, e yenno in vui
L^ u' son tutte e piui .
E nel Tratt. delle Virti!i morali si ha plu: di queste tre si e attemptraw*
za la plu alta ec, (3) Cio^ il simile ti iiarro . (4) Ciofe quegli che si riti-
ra . Viene dair adiettivo retrorsus j che si dice dell' acqua de' fiumi , che
aggirandosi torna indietro . Per metafora poi ritroso dicesi quegli che si
ritira dall' amicizia, quegli che vucle ogni cosa al contrario degli altri,
colui che semplicemeute repugna'. (5) S' allenta. (6) S'annienta, diyenta
un nulla . (!) Secondo quel proverhio che ahhiamo : Amico da starniUi
= // piii che ne cavi <* un: Dio t* aiuti. (8) Secondo che corre, che gira
la fortuna. (9) Di buona yoglia. (\0) Sono noti i yersi latini :
Tempore felici multi numerantur amici;
Si fortuna peril ^ nullus amicus erit.
215
Con noi gaio dimora y
E canta ciascun' ora •
Ma quando vien la ghiaccia ^ (1)
Gh^ non par che li piaccia ^
Da Doi fugge e diparte . (2)
Ond' io n' apprendo un' arte ,
Che come la fornace
Prova r oro verace , (3)
£ la nave lo mare ;
Cos! le cose amare
Mostran veracemente
Chi ama lealmente.
Gerto r amico avaro ,
Come lo giocolaro y (4)
Mi loda grandemente^
Quando di me beo sente : (5)
Ma quando non li dono ,
Portami laido suono . (6)
Questi davanti m' ugne ^ (7)
£ di dietro mi pugne^ (8)
£ y come 1' ape in seno ^
Mi da mele e veleno .
(4) n ghiaccio, Q\oi rinverno. (2) Si diparte. Bartolommeo da S.
Concordio: siccome le rondini nel tempo della state sono presenti , e nel
freddo si partono j cost i falsi amid al tempo della chiara vita presenti
sono ; ma si tosto che veggono lo verno della ventura , si volano via •
(3) Ovidio: fulvum spectatur in ignibus aurum* E Isocrate: to f*t» y«>
X/9V910V e*« Tu TOipi Joxi/AA^o/Asy, re\J« ^c ^Aou$ ev roTf dx\»%Ui^ ^taytveJ^xo/iitfi imperocche
noi prosnamo V oro nelfuoco, li amid poi li conosciamo nelle sventure •
(4) GiocolarCj che giocola, baffone, dai lat. joculator • (5) Cioi quando
risente yantaggio da me. (6) Fama; parla male di me. (7) Gioi mi H-
scia, il palpare de'Latini, mi piaggia, parla a grazia; mi dk il burro j
direbbesi oggi in modo basso. II Barberino disse nello stesso aenso pu^
lire :
Onde ti guarda da qael , che '1 sao dire
Gomincia dai pulire •
(8) Cioh con aspri detti • li Fortigaerri nel Ricciardetto :
Non s'odono per quelle amene piagge
Furti, Teleni, e sporchi tradimenti;
Ni cbi, presente voi, vi palpi o piagge »
£ poi lontan yi laoeri co'denti.
£ Bonaggianta Urbiciani:
Dayanti so f sono J amorosi,
4 Dirieto son pungenti
Com' aspido serpente •
2i6
E r amico di vetro (1)
L' amor getta di dietro (2)
Pier poco offendimenio ;
£ pur (3) per pensainento
Si rompe e parte (4) tulto ,
Coine lo Tetro rotlo .
£ r amico di ferro
Mat non dice : diserro , (5)
Infin ciie pu6 trappare ; (ii)
Ma e' non vorria dare
Di molt' erbe una cima . (7)
Natura k della lima . (8)
Ma r amico di fatto ,
£l teeo a ogni patto ;
E persona e avere
Puoi tutto luo ienere ; (9)
Cb^ nel bene e nel male
Lo troTerai leale .
£ $e falLir ti vede ,
Uu(}ue (10) non ae ne ride ;
Ma le stesso riprende ,
£ d' al<Ttti ti difende .
Se fai cosa valente ,
La spande (11) fra la genie ^
£ M tuo pregio raddoppia .
Gotal h buona coppia ; (1 2)
Gfae amico di parole
Mi serve quando vuole ^
(4) Vamieo di i^tro h T amico, che d'ogni ptooota cosa st oflende •
£ ti*atta U inetafora dalla fmgiUtk del vetro; onde par dicesi a modo di
proyerbw: giaventi^ e bwcbieri^ mercanzia fragile. (2) GeUatsi le case
aietro\, o dopo le spalle, rale metterle in non cale, dimenticarle . (^1 So«
kmente. (4) Si divide. (5) Schiudo, apro . L* amico di ferro h V amico
di daro cuore, il quale non apre mai il sao scrigno per far bene all' ami-
co, ma 8\ piuttosito ingegnasi di aver da lui obn in^nnevole industria •
(6) Trappare h lo stesso cbe atirappare , ed ha il medesimo significato
che trappolare • Viene dal Franoese attraper > che vale cogliere al laccio ^
giuntare , ingannare • La radice i trappa , che in latino barbaro valea
decipulum avium ; da cui la nostra irappola . (7) Un minimo che. (8) Giofe,
il far questo & aver la natara della lima , che sempre co' suoi denti porta
via dalla materia che palisce . (9) Stimare , considerare tatto tuo, lui e
le sue facolt&. (10) Mai. {i\) La divulga, la pubblica. (42) Gioi di
amici •
247
E non ha fermamento , (1)
Se non come ]o vento.
CAP. II.
Or die ch' i' penso , o dico ,
A te mi torno , amico
Rustico di Filippo ,
Di cut faccio mi' cep^^o* (2)
Se teco riii ragiono ,
Non ti cbero (3) perdono ;
Ch' i'non credo ppterfi
A te mai dispiacere j
Che la gran conoscenza
^ Che in te fa residenza ,
Fermat* a lunga usanza ,
Mi dona sicuranza
Com* io ti posaa dire ,
E per detto ferire :
E cio ^ che scritto mando ,
E cadone e dimando (4) ' . ,
Che ti piaccia dittare (5)
E me (6) scritto mandare ^
Del tao trovato , (7) adesso
Che 'I buon Palamidesso (8) *
{\) ftabiiitk. (2) C^o h propr- la }^sq 9 il pie4e 4^11' ^IJI^rp^ etiaor
dio qv^an^'^ tqgliato da esso s^lbejrp . Qui per tr.9i$I^ta v^iq fi^^gP^,>^p
come dlceTa Orazio a Mecenate':
et praesidium et dulce dtcus meum .
(3) Ghiedo. (4) Dimanda. (5) Scriyere, comporre • (6) Gio6 0, /{»e • Sono
OTV] ncgli Anticbi i pronomi di persona, costratti ^epza i I segno , del ter-
zo caso- (7) L'Ab. Zannoni annota: non so indovinart dt quat troyato'si
parli. l*cr iDdovinarto non c* h bisogno diEdipo: trovato h qui particlpip
sostantivato, cbe derita da trovare , che presso gll Antichl valea ppetare ^
dal Provenzale trabar ; laonde suoiia cosa trovata , oioh scritta in poesia,
ossia }a poesia stessd • (8) Palamidesse Berlindore , antjco rtmator^| di cui
fa menxione Meo AbbraeciaTacca in una sua Canzone, d^cendo:
Quale meti^no a paragon si frega,
Sua proprietate lo cernisce purp ;
Gosi son di te, mia Ganzon, sicuro
Ghe ne sra fatto dritto e puro ^aggio ,
Poich^ a Fafamidesse fai viaggio-;
SoK> a suo paragon ti saggi , il prega •
T. H. 28
I
\
218
Mi disse , eV ho creduto ^
Che sie' 'n cima saluto: (1)
Ond' 10 me n' allegrai .
Qui ti saluto ormai ;
E quel tuo di Latino (2)
Tien (3) per amico fino (4)
A tutte le carate ^ (5)
Clie Yoi oro pesate^
IL PATAFFIO
Abbiamo i^n' Opera in terza rima, divisa in dieci Caplto-
li^ e intitolala^ ignorasi il perch^, Pataffio ^ Essa k scritta in
lingua furbesca^ e tessuta tulta di riboboli e d' idiotisnii Fio-
rentini di quel tempo ^ presso cbe adesso iniotelligibili . Questa
Opera ^ cbiamata dal Monti il sozzq brev^iario de* bagascioni
e de' pederasti , e dal Perticari una d^lle piU triste e pazze
cose che s^abbia mai vista I* Italia, si h lungamente reputa^
ta^ e ancora da molti si reputa^ lavoro di Brunetto: ma essa
non fu composta da lui^ come ba dimostrato il Del Furia in
una sua Dissertazione ^ inserita negli Atti dell^ Accademia della
Gruscd^ della quale daremo qui un breve sun to.
Da ire principal! fonti , egli dice , procedono i dubbj cir«
ca r Autore di qqesto strayagante componimento: primieramen*
te dair esser sempre sembrato alieno dal genio e dall' indole
di Ser Brunetto ; in secondo luogo , dal non trovarsi fra gli
antichi Scrittori non solo chi glie lo attribuisca^ ma neppure
chi ne faccia espreasa menzione; e finalmente dall' osservare
(4} Antlco, per ^alitOj da salere detto per satire. (2) Da questo irer-
fo, e dn un altro del Tesoretto, ia cui Branetto ohiama 8^ fi di Latino,
ossia figlio di Latiao, credettero alcuni eh' e&U fosse liglio di Latino La-
tin!, ma eglipo s' ingaanarono ; Imperoccbi il padre di Branetto si cbia-
inava Bqonaccorso. Branetto dice s^^^ di Latino secondo 1' oso di quei
tempi, ne' quail si cc^nominaTano da colui, dal qaale a\eano origine,
era coir^giuntQ ii fiii ^ or dell' accorciato fi, come i JFlUpe^ri j, i Ftri^
dolfi ec. E medesimameqte egli si nomina di Latino dal costume stesso di
chiamare i discendenti di un tale dal noma di questo col solo aggiua-
gere T articolo del secondo caso. (3) Per tieni ^ da usarsi sobriamente
sen^ il tUj^ per non confonderlo col titn , terza persona singolare. (4)Fe-
dele, leale. (5] Oggi si dice meglio in masc. carato • Intender si debbe
del fiorino d* oro della repabblica Fiorenlina, cbe era a tutta bonti^ cioi
a 24. carati «
219
t\\e alctitie co$e in esso ricordate non convengono certamente
ti^ ai costumi n& ai fatti dei tempi ^ nei quali egli visse^ mft
&d un* eta assai posteriore piuttosto si debbono riferire*
Quatito al primo capo^ noa h mai da cred^rsi che ad un
Uomo di tanto ingegno e valore , qual era Brunetto ^ che poae-
Va ogni suo studio in ben saper dire e Saper bene dettare , e
in digrossare i Fiorentini ^ e farli scorti a bene parlare ^ cades-
5e in mente ]a ridicola e frenetica idea di Scrivere un cosli
disadok*nO , osceno e laido componiniento , in cui le voci per
la massiraa parte son sempre in gergo , stranamente accozzate ^
vuote affatto di senso^ e pet se stesse o nulla coochiudono^ o
sono di dubbio ed incerto significato. £ per verita, da qual
sentina uscirono mai i vocaboli gnignignacca , bulinacca ^ con^
fredislia , cuccuino , ciacchillare , conteccare , allichisare ,
gherbellire , e mille e mille allri , de' quali ritrovasi il Paiaf^
fio tutto quanto ingeramato? Oltre a questo^ il depravato gu-
sto di poetare per frottole e per raotti non ^ tanto antico da
doversene ripeter F origine fino dai tempi di Ser Brnnetto Lati-
ni; perciocch^ tutte le poesie di simil genere, oioe i bisticci^
i gerghi^ i riboboli, gl indovinelli^ gli slrambotti ec. comin*-
ciarono ad essere in uso molto tempo dopo, vale a dire dopo
la meta del secoto XtV; cosicch^ anclie per questo il Patuf"
fio non h lavoro dell' eta di Brunetto.
Quanto al secondo^ non si trova mai del Pataffio fatta
nienzione da alcuno degli antichi scrittori^ i quali al tempo di
Brunetto , o poco dopo fiorirono y e che sovente si di esso ^
come de' suoi scritti ebbero campo di ragionare y come Domeni-
CO Aretino y Francesco Buti y Giovanni e Filippo Villani ec. II
primo, che del Pataffio fece autore il Latini fu Benedetto
Varchi, che nell' Ercolano , laddove ei ragiona de' vocaboli
disusati ed antichi^ affermo: a Ser Brunetto Latini ^ .maestro di
Dante y lascio scritta un' opera in terza rima y la quale egli
int]tol6 Pataffio , divisa in dieci Capitoli , nella quale sono
migliaja di vocaboli^ proverb) e riboboli^ che a quel tempo
usavano in Firenze^ e oggi di cento non se ne intende pur
uno . » Ma non si trova nesaun testo a penna di antica data y
nel quale si legga a chiare note espresso il nome di Ser Bru-
netto
Secolo
Salvini
commento scrisse questo titolo y come si legge nel suo origina-
te: KVocaboIi Fiorentini, distinti in dieci Capitoli chiamati
Pataffio, detlo di Messer Brunetto Latini , » Li un Codice poi
220
della Laurenziana, ehe dalla forma del carattere apparisce scrit«
fb nel Secolo XV. si trova il Pataffio coir indicazione del siio
vero aulore, poichfe nel suo titolo si leggono queste precise
^role: a Vocaboli Fiorentini^ dislinti in dieci Capitoli, chiamato
Pntajjio , fatlo per .... de' Mannelli , sendo in prigione . » Ora
the r Autorc componesse il Pataffio quando era in prigione^
%\ accorda con quanlo egli dice nel Cap. Y., dove parlando di
se slesso y acCenna la delta sua prigionia con questi yersi :
Non gite a genti broccole , (1) mie rime ,
Perclife non porterebbon la gorgiera ,
E farebbon di voi picciole slime.
Ma gite come fa del dol la spera
A tnogtiema (2) raiglior che concubina ;
£ sl^le a lei m isulla primavera .
Com^ d fa di rose della spina ^
Faccia di voi gbirlande a calafascio ; (S)
L' amico i^esar abbia la piu fina ,
Che in prigiob mi vide con ambascio ec.
Qu'anlo al terzo^ finalmente ^ s' incbnlrano nel Pataffio
alcuni delli o fatli , che all^ eta di BrOnello hoh possono
Inpparlenere • YersO U fine del YI. Capitolo si leggono questi
\^rsi :
Ma quello Dio , che morte ricevelEe,
Gl' ipocriti sconfonda e i traditori ,
E li bugiardl falsi in pal'olette •
E a me dia grazia ch'^ io passi i furori
Per peggio nod sentir^ che niiove tresche.
Ed il Caca da Reggio (4) fe de' Priori .
Qni 1' aaiore fa parola dei Priori della Liberth ^ i quali veglia-
van'o al buon govern6 della citta di Firenze. Ora, questo
Magistrate) fu stabilito nel 1282, ossia cfrca 13. ahni avanti
la morle di Brunettb. E nel Cap. IV. fa menzlone delle due
nostre porte Faeiitifid e S. Gallo, le quali furono edilicate,
come narra Giovanni Villani , lib. 7. c. 98. nel i284, cio^ 10.
anni pHtua della morle di Brunetlo.
II messerino storpio col maneo
Sguazzer^ sorso (5) a sbacco , e Faentina:
Ndn dabo a te ceterucolo (6) meo .
{\) Genti znordftci e ^tiriehe • (2) Mia jnogUe • (3) A ^rM» 'fiisci •
(4) Famoso assassino • (5) Sguazzer^ Del vino, bevendo a piili noa posso •
(6) Cetriuolo, uomo senza garbo ne grazia.
221
Mencia non ^ la buona padicliina? (1)
Al nome di San Gal co' gran bendoni (2)
Egli h pur cuore e cuffia , e non hd gina .
Se dunque Brunetto scrisse veramente il Patciffio, esser dovea
in eta mollo avanzala; ma nel Cap. IX. l' autore parlando di
6e medesimo ci afierma esser egli nel piu bel fiore di sua gioven-
tu y dieiendo :
Povero iti canna son , col capo biondo.
Non h dunque il Latini lo scrittore di questi versi . Nello sles^
so G^pilolo si legge ancora il seguente terzetto:
Pero usa chiarello (3) la taverna:
Araore ha nome V oste ; un soldo rotto
Spendi^ e non bere acqua di cisterna •
11 sloklo , di cui qui fassi menzione , non puo intendersi certa-
tnente di quelLi moneta immaginaria cosi denominata, die
faceva la ventesima parte del fiorino d' oro. L' aggiunto di rotto
moslra evidentemente die 1' autore intese qui di parlare del
soldo , o soldino , moneta effettiva , xtiescolata d argento e
rame del valore di 12. danari. Ma questa fu coniata per la
prima volta nel 1462. £ anche che il soldo qui noitiinato fosse
quello che comunemente veggiamo^ e che h tutto di rame,
allora ci allontaneremmo piu dai tempi di Brunetto, peroh^
fu fatto coniare per la prima volta dal Duca Cosimo, in oc*
casione di far porre in mare le galere dell' Ordine - di S. Ste-
fanO| e pagare gli stipendi ai soldali e marinaj delle medest'*
me. Nel Cap. VII. parlando d' un tosator di monete, dice:
Tu ti fai beffe de' grossi tonduti •
Ma il grosso fu battuto per la prima voUa nel M&6 y quando
gia Brtrnetto era morto.
Brunette fu tmO de' pin caldi faiitori ed amid della parte
Guelfa . Or, com' h possibile che uscisse dalla sua bocca la piu
disonorevole ingiuria e la piu laida villania coutro ai Guelfi
inedesimi nel C. III.?
Non frottolar (4) che tu gli hai trabaldati : (5)
Quando V asino ragghia , un Guelfo ^ nato .
Findimente nel C. IX.. egli dice:
£ Moiina Bdcolore e Andreoezo
(1) "k uii titolo che sri 3aol date scherz^iiclo a ana donna. (2) Striscey
cbe pendono da!le cuflS'e . (3) In gergo vule acqua. (4; Non ci tender
frottole . (5) Li hfii trafugati .
222
In guardaspensa (1) entraron quinciritta , (2)
Mostrando '1 disioso e '1 berlingozzo . (3)
Qui r autore allude al fatto scandaloso del prete da Varlungo ,
cbe diede materia al Boccaccio per la Novella di Monna Belco^
lore. II fatto, intomo al quale questa Novella s' aggira ^ ac-
cadde circa il 1320. o 1330. come fu dimostrato dal Manni;
non s' accorda dunque col tempo ^ in cui visse il Latini.
Ecco uno squarcio di questo , creduto da akuni , rnonu*
mento il piu venerabile di nostra lingua , (4) e giudichi il let*
tore assennato se gli strani gerghi e bisticci^ de' quali h tes-
suto^ e cbe crederebbonsi usciti dalle strozza di Platone o di
Nembrotte^ potean sonare sulla bocca dotta e gentile di Ser
Brunetto, cbe fu uomo per senno e per dottrina eccellentis^
simo ^ ed uno de' primi padri e maestri della risorgente nostra
letteratura .
Squasimodeo (5) introcque (6) e a fusone (7)
Ne bai , ne bai , (8) pilorcio y (9) e con raattana : (1 0)
Al can la tigna ; (11) egli h un mazzamarrone . (12)
La diffalta (13) pareccbi ad ana ad ana , (14)
A cafisso ^ (15) e a busso ^ (1 6) e a ramata : (17)
(1) DUpensa. (2) A diritfo. (3) Pasta coU' oyo in forma di torta^ fatta
a spicchi • Qui metaforic. in senso osceno. (4) Fra gli altri , f Editore
del Parnaso Italiaao, Venezia i849. per Francesco Andreoia , netrAv^iso
al Lettore, Vol. II. afferma che il Pataffio molto spirito ci manifesta ,
molti argutissimi fiorentini frizzi e proverbj ci fa diventar fimuliari , e di*
sUnguere ci fa poi soprattutto quanta doviziosa fatta omai si fosse la non
per anco adulta nostra favella. Chi si contentera di leggere alia sfuggita
i primi Capiioli del Pataffio j a^ immaginera facilmente di ngn poterne
raccapezzare senso veruno , di non trarne verun profitto o diletto , e si
dispensera quindi di terminarlo ; chi avra la costanza di ponderarlo ^ ar^
riverh forse ad intendere quanto basta per for mar ne un retto giudizio , e
per non pentirsi d' essersene seriamente occupato . Risam teneatis, amici?
(5) Per DiOj Toce contadinesca • II Salyini intende scusimi IddiOj salvo
mi sia. (6) Intanto, dal lat. inter hoc, usato anche da Dante nel G. XX.
deir Inf:
S\ mi parlava, ed andavamo introcqne.
(7) In gran copia . (8) Gioi del danart . (9] Oggi spilorcio, cioi ayaris-
time. (^0) Gio^ hai danari, e tantl ne hai, che te ne vien la mattana^
Mattana h noia prodotta da non sapersi che fare. (W) Prorerbio, per
signifioare che niuno dee lamentarsi de' mail , che deriyano dal suo me-
desimo naturale, come nei cani la tisna . (^2) Babbeo. Gli sta bene che
lo tormentino i danari, glacchi h cosi babbeo che non se ne sa veder
bene. (43) Mancanza, sproposito, bestiality. (14) In egaal porzione:
cio^., val manipolando le tne bestiality , una non men grossa dell' altra •
(45) Alia disperata. (16j In gran copia. (17) In abbondanKa • Ramata h
pala di yincni per colpire gli nccelli al friignnolo.
)
223
Tutto coteslo e della pelronciana . (1)
Bituschio , Scraffo , e ben V abbiam filata (2)
A chiedere a balante (3) e gnignignacca , (4)
PuDzone (5) e sergozzone (6) e la recchiala . (7)
Bindo mio ^ no ^ che 1' h una zambracca : (8)
In po^zanghera (9) cadde il muscia cheto ; (10)
E pur di palo in frasca , (11) e bulinacca. (12)
lo mi vo ciaechillando (13) e non fo eto : (14)
In confrediglia (15) andiam garabuUando : (16)
Pisciata 1' ha (1 7) chi fugge pel faeto . (18)
Punta nel legno, e va dimergolando ^ (19)
E no 'I farebbe naccbi ; (20) e a scbimbeci (21)
A Dio riveggio (22) va dirupinando . (23) ^
Egli ha cotte ie fave (24) il lavaceci , (25)
£ sara cuccuin : (26) va egli al lecca 7 (27)
(i) Petonclanoj piii comanemente melenzana: cio^ tatto cotetto h ef^
fetto della tua pazzia . Maestro Taddeo nel Noyellino dicea che chi cod*
tinuamehte mangiasse per noye di petonciano, diyenterebbe matto. (2) Ab«
biamo veramente fatto assai a stnzzicare qaest' uomo inetto. (3) Uomo in-
concludente. (4) Uomo inetto • Yolendosi significare 1* inettitadine dt nno^
si dice : e' mi fu intorno due ore, e gni gni gni non raccapezzeva mai n^
io nk esso qael ch'ei volesse. (5) Forte colpo di pugno. (6) Colpo nel
gozzo, o nelia gola , a man chinsa all' ins& • (7) Pngno uelT oreccbio ; o'
tiramento d' oreccbia . (8) Meretrice, da zambra j camera. (9) Piccola
Sozza: propr. le bucbe delle strade, ripiene d'acqaa pioyana, dette nel
Talmantile osterie dt* cani . (40) Gatta morta; chi muscia e mucia si
cbiama la gatta . Quel la gatta morta c' k gi2i data dentro a cotesto pan-
tano. {W) Saltar di palo in frasca yale passar senz' ordine o proposito
d' an ragionamento in nn altro,* qol, girando e rigirando. (42) Una delle
piji cattive erbe, cbe nasca da cipolla puzzolente. Yaol dire cbe il mer-
lotto, girando e rigirando, and& giasto a cader nel peggto, cadendo' in
cotesta donna. (43) Voltando e riyojtando, come fa il ciacco, cto^ il
porco. (44) Non fo un et^ non ne cayo nnlla • (45) Combriccola di gente
pooo buona . (46) Ingarbagliando, ingannando. (47) L' ba indoyinata .
(48) Mera paura: T ba indoyinata cbi n' h faggito per mera paura , cbi
al puzzo 8* h accorto subito dell' aria cattiya. (i9) Va dimenando il cbio-
do puntato nel legno . (20) Crich : non gli farebbe far nacchi ^ cioi non
lo smoyerebbe nn tantino • (24) A trayerso, per le rotte • (22) In preoi-
pizio , come a babboriveggioli ^ qaasi andare a riyedere il babbo nell' al-
tro mondo . (23) Lo stesso che airupare , precipitarsi • (24) Par cb' eqiii-
yalga al proyerbio addio fave , cioe il caso h disperato, il botio h fatto.
(25) Uomo scimunito . (26) Forsa dal Fi<an. cocu ^ corn ato , becco* (27) Va
doye lo tira 1' appetito?
224
Egli e il gran Ser Mazzeo (1) e Gapodieci . (2)
Borbotta , (3) cionca^ (4) millanta e contecca (5)
GofUtorno^ cuticagna y e cbiappuzino
AUichisalo (6) cbe sempre la becca .
Lasciam andar giu 1' acqua per lo cbiuo : (7)
Tu li bai di bazza , (8) non lo sgaozzicare (9)
A baccbio^ (10) a micca ^ a gratia '1 cul Giannino.
Galellon^ catellon (11) non abbaj^re,
Che se' inciprignito (12) e straniaccato . (13)
Vuomi (14) tu gberbellir? (15) Son cespicare . (16)
Tu se' fancel naarin , (17) garzon boUato: (18)
Non tutti quei cbe gridan sia sia : (1 9)
Egli e un bebo , r20) e fu aggralagliato . (21)
' lo non bo fior , ne punto , ne oalia , (22)
(f) Persona caratteristica nota in quei tempi . Nel Tolgar FiorenttDO
fe nsitatissimo il trar de' modi di dire dal carattere di certi soggctti noti
fra la plebe: per es. // guadagno del Tinea j perche costui Tendea le
frittelle alio stesso pr^tzzo che le comperava, conteatandosi solameate di
leccajrsene ie dita* Ma dt mblti se n' h poi perduta memoria, come di
q^^to Ser Mazzeo . (20 Decuriope , capo di dieci . (3) Brontola seco stes-
80. (4J Bfe scor\ciamieote • (5j Contecca j e nel verso di sotlo contorno j
cuticagM e cJuappu^ir^o ; seberza sulle prime parole co cu per ridargU
del Quccuino ^ come pii aopra . (6) Liscio , stropicciato . II Ridolfi 4ice
ohe aUichisare vale perdere il tempo ipy^no. (7) Lasciamo andar le cose
come yanop- (8) Gli hai fatto un colpo, cbe non era da sperarsi: meta-
fora tolta dal gioco de' trionfini : quando la carta h presa nh con trionfO|
i$k. sei^a, h di hazza. (9^ Smozzicare , togliere alcana parte o membro
di cbecckes^ia. (iO; Alia pje^VQ? dal b?^cchiar 1^. noci , phe s^ fii senzii
discrez^ne. Lq stesso valgono a micca e a gratia H cul . [\\) Cagnaccio^
cbe se ne va qaatto quatto^ facendo il fatt(> suo . (12) Indiavotato, con
&CQia ai-figiia, come una c^pra. (43) Stralunato. fuor di se . (41) F'uoi"
mi , mi vuoi. (45) G^rmire, dar di mano. (16) Non in.ciamp^r^, bada
a te^. (i7i Tu sei un fanticello di marina , o di galea. (48) Una birbac-
cbiola, boll^ta daj boja, p^rcb^ tutti t* abbiano a conoscere . (19) Come
amen rni^n. . ]S<)k|i tutti quei che dicono Domine Port^ine ec. e vi si sottin*
teode 9on bwm. Dante nel G. XIX. del Paradise:
Ma vedi, molti gridan Cristo Ci^isto,
Ch^ saranno in giudicio assai men prope
A lui, cbe tal cbe non conobbe Cristo.
(20) Egli h VLU becco. Babo ^ cosi detto dal belar delle pecore . (24) Fu
serr^to in una carcere; detto dalle graticole o ferriate delle prigioni .
(22) lo non ho fior j ne punto j ne caliaj minuzzoli ^ ne scamuzzolo jiwl-
ti modi per significare la minlias^ parte di quaUisia cosa, e yogliou dire,
io non ko un briciolo di cervello. Caiia e minutissima p^rticella deli' orO|
cbe si spicca da esso nel layorarlo.
225
Minuzzol, nh scamuzzolo: (1) sta'masso^ (2)
Ritenso (3) con rimeggio (4) e ricadia. (5)
E spalancato gli h di palo il passo;
Tu m'hai ben raffilata la ghiandaja; (6)
lo nbn farei a parlacocco un asso. (7)
Or tu ti mostri delle sei migliaja; (8)
Egli h casalananna> (9) e dice duto: (10)
Non t^affannar^ ch'egli '1 vedrebbe naja. (11)
Egli h cenato^ e par pure un piovuto; (12)
Piu vago n' h (13) che la scimia de'granchi :
Eappa, (14) diluvia, (IS) e io te ne rifiuto.
Tre d'accia, e due di porro tu abbranchi; (16)
E non gli crocchia il ferro a Yincolanza : (1 7)
Egli b al verde (1 8) con dolci arri granchi ec. (1 9)
(4) Minima parte di checchessia. (2) Sta'sodo. (3) Ritennto. {4) Sta'
salle tue con rimeggio y ossia remeggio, quasi con remi tesi > con cut si
rompe il corso dclTacqaa. (5) Ritegno. Aver ricadia si dice di coloro i
quali, perchi apprendono, cosi non operano se non con ritegno i6} II
seutimento de'dae versi di qaesta terzlna e tale che megiio e il facerio
che il dirlo. (7) Gioe, son cosi sfortanato che non mi riascirebbe mai
nn buon colpo. Parlacocco & sorta di gioco. (8) Yale lo stesso che delle
cento nu^ia. Yaol dire, ta fai il balocco^come se non avedsi capito.
(9) Sempliciotto, bambino ; forse da sa la /tait/ta , cantilena delle balie*
(40) Sa dire: Dio i*ajuti. (H) Non ti pigliar pena' a provare ch* i un
furbo^ perchi lo conoscerebbe un nanni, un cieco^ {\2) Gotto fracido
dal Tino. (43) Gioi del yino, di cui h tauto ingordo , cbe si cuoce come
una bertuccia. (I'l) Mangia smoderataraente, (45) Z>/7imare si dice dun
mangione cbe divora. (l6)Detto di chi avendo prr le mani cose dispa-
raKssime, ne confonde una con Taltra. (17j Detto di chi h bravo di sua
persona, e non teme. p^incolenza, forse un paese, in cui alle occasioni
ben s'adoperassc il ferro, (48) Ha date fondo a tutto il suo. (49) j^rri
Ihj ya'lk^ voci de'yetturali per istimolar gli asini al corso. Granchi:
dicesi d'un aVaro, hail granchio alle mani, Vuol dire: egU i diyenuta
miserabile con tanto pungolar I'ayarizia. '
1-. II
29
SCRITTORI VARII
RANIERI OA PALERMO
Fi
iorl circa il 1230. fe citato dal Trissino nella Poetica,
e dall' Ubaldini nella Tavola ai Documenti di Jmore del Bar-
berino.
D' un amoroso foco
Lo meo core fe si preso, ^1)
Che m'ave tutto acceso. (2)
Languisco innamorando^ (5)
» Ond'eo non trovo loco;
Chfe Amore m' ha conquiso , ( 4)
Tolto m' ha gioco (5) e riso,
Preso m' ha tormentando ;
A cid pensando vivo si doglioso^
Gh'ardo in foco amoroso; (6)
E vassi consumando la mia vita
(1) Bernardo da Ventadorno:
Lo cor ai pres . d*amor ,
lo core ho preso d* amore. (2) G. Ademaro :
Pero m'escalfe m'ahranda
Sa fina amistatz corans, ,
^ perb nU scalda e nd brucia il suo fino amore corale. (2) Arnaldo di
MarTidlia;
Gel qne per vos languis e mor,
quegli che per voi languisce e muore, (4) Blacassetto :
. Le dous amor qae m'a conquis,
il dolce amore che m*ha conquiso. (5) Letizia , gioconditii, Id Protenzale
ioc^ nel senso stesso. Odo delle Colonne:
La sua persona bella
Tolto m'ba gioco e risa.
(6) Jacopo da Lentino:
Ed eo gi& per lungo uso
Vivo in foco amoruso.
227
Per voi, chiarita ^— ' (1) mia donna valente^
A cui sono ubbidiente; (2)
Merc^ vi chera^ che aggiate pi^tanza. (3)
Pietanza a voi chera^
E domando mercede ;
Cd (4) lo meo core cred^
Morire in disianza. (6)
Ma in tutto non disp^o (6)
t
\
0) Risplendente , di rara l^eHezza. (2) G. A Galestano; devoseui
sui aclis, di Toi, cai sono sottomesso. E P^trQlo.*
Si ben trai greu martire
B'Amor^ cui sui seryire,
* se ben traggo grave martlre d? Amort ^ cui souo rervidore. (3) E Galel.*
Per qa'ieu us prec, bona dona, si b^ platz,
Qu'aiatz de mi merce e chansimen ,
perehi io 9i prego , buona donna^ se vipiufic , che abbiate di me merci e
fneik. Folchetto da Marsiglia ;
Per que us prec que merce n'aiatz ,
perehi vi prego che merci n*aobiate. Bernardo da Ventadomo i
Ai, dona, per merce U9 plaia
Aiatz de yostr'amic merce ^
ahi , donna , per merci sd piaccia abbiaie del vostro amico pietiL E G.
Faidit.
Que us aiatz, avmen, merce
De mi^ que us am per bona fe,
che voi abbiate , o awenente , merce at me che vi amo per buona fi*
(4) Che, percbe. (5) Roggiero di Vienna:
Per so ai gran temensa
Qu'el dezir no m'aucia ,
percib ho gran temenza che il desire non m*uccida, G* Faidit:
Cfab pauc denan no us mor de dezir,
che per poco dinanzi non vi moro di desire* Folcbetto da Afa^sigliai
G'ader ere que morrai
Del dezirier, que m ye,
che tosto credo che morrh del desidtrio che, me ne viene. Giraldo Bor-
nello .
Adoncz , dona , yailha m yestre secors ^
E venza vos merce e cortezia,
Am qtt'el talen ni i dezir m'aucia,
adunque, donna, vagliami il vostro soccorsq, e vinca voi merce e carte*
sia J avanii che la voglia e il desire m'uccida* E Amerigo di Peguillano •
Aiatz de mi cbansimen,
Qu'enmor per vos d'enyeia e de talen,
abbiate di me pieth • che io moro per voi di desiderio e di voglia (6) G«
Faidit .-
Pero no m deses per ges,
perb non mi dispero punto. £ Arnaldo di Maryiglia :
Pero no soi del tot desesperatz,
perb non sono del tutto disperato.
230
Che amar senza temer non si eonvene. (1)
£ se la mia temejaea
Nasoe di hen ^uiiare^
Ben deggio piu oanieure -^ inn^momto; (2)
£ lo hw, ma sexiza
Vano dismisurare , (3)
SI ch'alla donna mia ne serva in grato. (4)
Gh'uomo dismisurato
Non DUO gran gio'acquistare (5)
Che duri lungamente;
Pero h piu laudato
Quello, clie sa gyardai^
Lo suo acquistato (6) anmu^umtamejEite. (7)
f:
(^) R. Giordano .-
Quar qui non tcm^ non ama cei^laieB^
perchi chi non teme , non ama coraimcnte. £ G, .F%idtt.-
C'om non pQt h^n i^mar
Leialmen sens doptar,
che una non pub ben amare lealmentesenzatemere,(2) Giraldo Bornello.-
Ben deu chantar plus soven,
ben deggio cantare piU sovente. £ Mazzeo Ricco .*
£ ben posso cantare pii!i amoroso
Che noD cauta giammai nuiraltro amante*
3) Putfsar la misura^ eccedere i termini conv^novoli^ (4) In gmdo .
5) L. Trab.
Gar qui voill desmesurar ,
Son pretz non pot darar gitaire;
Mas mesnra enseigna faire
Per que sos'bos pr^tz pot dmAr,
perche chi vuole dismisurare^ suo preffo nan pnh duicar guari;mami~
sura insegna fare per cui suo buon pregio puo dur^e. G, di A'l^iWta-
gnagout .-
Mas amans dretz hod es (J^esmeaitratz 9
Enans ama amesuradamen^
ma amante sincero non i dismisurato , iuizi ama iMfi|9'>CArii^<ti7i6iil0« Ar-
naldo Daniello :
Gar qui non sap amesiwi^r ,
Non es ges dreich amoros ^
perch^ chi non sa nminisurare, non e puHto sin^eto ifyiam^raio. (6)Co8a
acquistata, acquisto.(7) Lo stesso che mifuraUunenU.r cm misura, ia
Provenz, amesuraf/amen- Marcabrua:
De cortezia s pot vantar.
Qui ben sap meaura gardar-,
di c^i)ietia si pub vaniare, cM ben sa misura guardane, Fakhfiltp da
Marsiglia :
Per so m par fol qui son sep jpeteoier
So qu'om conquer,
Pero^ bella^ temendo
Voi laudo in mio cacilare;
Che certo cfedo che p^co i$aria
Gio^ ch'io di ben dicendo^
Potesse voi avanzare. (1)
Vostro gran pregi(\y'avan2ei ed invia; (2)
E ci6 ch'io far poria,
Gire' (3) per lunga piTte^i
Laudan (4) vostro valore:
£ cosl cresceria
Vostro pregio per arte
Gome lo mare per lo scofridore. (5)
RUGGERONB DA PAlEBLMO
Fieri anch'egli verso il 1230^ ed h appellato dal Trkfthio
col nome di Messer Ruggieri.-
Oi lasso ^ non pensai
Si forte (6) mi parisse (7)
Lo dipartire da Madonna mia.
Da poi ch' io m* allungai^ (8)
Ben paria ch'io morisse^
Membrando di sua dolce compagnia : (9)
per do miparfolle cfie non sa Hienere do che una acquista. £ G» Faidit :
Greu es Tafan a conqaerer^
Mas a gardar es maestria,
grave e I'qffanno ad acquistare , ma a guardare ^ maestria*
(i) Accrescere^ ingraadire^ esaltare. (2) Ugo di Saint-Cjr.*
Mas Tos, cui totz bos pretz gaida,
ma voi$ cut tutto buon pregio guida. G. Faidit.*
Yos J en cui bos pretz s*enansa,
voij in cui buon pregio s'avanza4 Bernardo da Yentadomo;
Vei qu*el Tostre pretz enansa,
veggio che il vostro pregio avanza. E Ponzio dalla Guardia .-
E sobre totz yssaussa son pretz gen,
e sopra tutte inalza suo pregio gentile. (3) Girei, andrei. (4) Per lau^
dando^ a1 modo de'Proyenzali ^ ohc dicevaiio lauzan ec^ Yedi le Nozioni
preliminarii, Gap. Yd. $• YL (5) Rio, fiume^ o flusso. In questo signi-
ficato manca nel Yocab* (6) Gravoso,.doloroso* (7) Per paresse, dalKan-
tico parire per parere ; e pi& sotto paria per parea. (8) AUontanai , dal
Prove nzale iunhar nel senso stesso. Arnaldo di Marviglia:
E can me soi de yos lunhatz,
e guando mi sono da voi allungato / cioe allontanato* (9) Ponzio di Ca-
podoglio :
Silh qne m'es dolz e de beiha compainkai
quella che mi e dolce e di bella compagnia.
232
E giammai tanta pena non durai (1)
' Se non quanto alia nave addimorai :
£ Q]r mi credo morire certamente
Se da lei non ritorno prestamente.
Tutto quanto eo vio (2)
Si forte mi dispiace^ (3)
Che non mi lascia in posa in ness\in loco ; (4)
Si mi strigne il disio
Clie non posso aver pace (5)
E fammi reo (6) parere riso i\ gioco.
Membrandomi suoi dolci segnamente^ (7)
Tutti diporti m'escono di mente; (8)
E non mi conto (9) che a disdotto (1 0) sia
Se non la ov'^ la dolce donna mia.
O Deo ! come fui matto ,
Quando mi dipartivi (11)
La ov'era stato in tanta dignitate*
Ed or caro Taccatto , (12)
(0 Sostenni, soffersi. (2) Veggio. (3) Un Trovatorc;
Tot quan yei m'es desplazensa,
tutto quanto veggio m*i dispiacenza* E il Petrarca :
Quant'io veggio m'h noia a quant'io ascolto.
(4) II Petrarca .-
Noa spero del mio alTaQiio aver mai posa.
(5) Arnaldo di MarTiglia ^
Quan non ai loc de tos yezer ,
loi ni deport non puese aver,
guando non Ho opportunitk di s^oi vedere , gioia ni diporto non posso
averes (6) Gattivo, di^piacente* (7) Per segndmenti , cioi segni coatras-
segni .• manca nel Vocab. Bernardo da Ventadorno .*
mos cossiriers
Que m recorda sos belhs semblans,
il mio pensiero che mi ricorda i suoi belli sembianti» E il Petrarca;
Menibrando ii suo bel viso e I'opre sante.
(8) Arnaldo di Marviglia .
Tuit solafz me son estranh ,
Pus de lioys iois mi sofranh^
tuttl sollazzi mi sono strani > (Ionian i) potchi di lei gio^a mi manca.
(9) Reputo. (40) Cio^ diporto|, dal Provenzale desduit. {\h) Per dipartU.
Dante t^el C. XII. del Purgat. disse givi per gii^ andai :
Quant'io aalcai finchi cbinato givi.
Ed h al m«do della conjugazione latina: e non per epentesi in grazia
della rinta, come annotano i commentatori. (42) Ii yerbo accaptare nel
medio evo fu impiegato nei diversi significati di comprare, prendere ec
Vuol dire: mi costa cara*
J 233
E so«|)gtio <1^ eome nivi ; (2)
Pensando jdi' uliri 1' aia (3) in poieslate :
Ed a me pare mill' anni la dia (4)
Ched eo fitoini a voi^ Madoi^na m'm .
Lo reo pensero (5) si forte m' atassa , (6^
Gbe rider n^ giocai^ (7) o4h^ mi lassa .
GUDwneUa gioiosa^
Va* alia fior di Soria , (8)
A quella clie in prigione ka k> eom^ core . (9)
Di' alia piu aoHftosk
Ga per «ua corlesia .
Si rimembri del aiio ^servidore ,
Quelli clie per su amove --^ va peoattdo j
Mentre mi faccio tutto al suo <;oaiaiidQ • (10)
• \
(i) Gioi mi sdaglio. (2) Alia SicUiana por aswi • (3) Abbia • Dante
nel C. XVII. del Paradiso:
Ni ferma fiede per esempio c^'aia.
(4) // <fl. (5) Gio^, che aftri T abb fa in , polestate • (6) Turba, opprime,
tniTaglia: manca nel Vdcab. QtAio GttiiiiteTHt
Ma s'elia pur si tene
Ad ano, e 1' altro lassa,
Chi disperahdo atassa — k sofferente
Del mal d'amor gratoso.
(7) Oiverttraai, prendertni spaaso, dilelto; nel qual leooo i * Proiisozatt
pare dicevano /ogor . Cln Ti^tatore: '
Ab ctti totz temps pogues jogar e Vire ,
con cui tutto tempo poiessi giocare € ridere* (8) La donna , dalla quale il
poeta si duole d' e^§er ionNano , eome appare da quetto Yeiso , era partita
cxin la Grociata per la Soria. Raimondo Bistarec
GhaMofe, vai tan a la geMor qnM sia,
Canzone, vaiiene alia pii gentil€ che sia, £d E. OaMl:
Vetis, lost e oornm ten passa
Tot dreg 'en lerm gt^ga,
Ferso, tosto e correndo ten passa tutto dritto in terra greca<* (9) G.
Faidit :
Domna , lo edr e i 6en
E 'Is iiciela e '1 pessamea
Ai en Toatra preizo,
donna, il cuore e il senno e gll occhi e il ptneamento ho in vostra pri'
gione» {iO) Ugo di Saint-Cjr:
Voilh lar tot al aoa connan,
voglio far tutto al suo comando. Bernardo da Ventadorno:
Veiis Dial T03lre mancUiinon,
ecconii al vostro comandamenio* E P. Vida4:
Soy a son mandaaaen ^
sono al suo comandamento .
T- 11. .30
234
£ la mi priega (1 ) per la sua bontate
Ga mi deggia tenere lealtate . <2)
MESSER POLO (S)
«
Non si conosce il qome della sua casa , nh sllto sappiamo
se non che fu da Castello , e nativo di Baggio di Lombardia ,
Fiori circa il 1230. »
La gran nobilitate
Che in voi y donna , ho trovata ,(4)
M' inforza ogni fiata — di trovare , (5) •
E donami ardimento . (6)
Per6 con umiltate
Nuova canzon trovata (7)
I' ho per voi , pregi|ita
Sovra d' ogn' altra di meglioramento ;
£ vogliola can tare ^ (8)
£ far cantare altrui , (9)
. Gentil donna , per vui
Siccome augello , che per gran frescura
Diletta (10) in dolci versi,. che li place.
(i) La prega, pregala per me* (2) Fener lealta, cioi& fede: mantener
la fede. (3) Gi<>^ Paolo; e cosi dicono tutlodi i VeDeetaoi. l4) Pacdigone:
La gran beutatz e 'I valors qu' en leit es,
la gran bclia e il valore che in lei i .'(5) Poetare. Ponsio daGipodoglio;
Lo solatz e V avinen companha -
£ '1 gen parlar e les humib fasaos
Me fan cantar^
il sollazzo e I* awenente compagnia e il geniil pariare € le undU faziom
nd fan cantare • £ Arnaldo di Marvigliaf
Dat li baudeza de trobar e de chantar d' ela,
gli donb ardire di poetare e di caniare di lei. (6) Bertrando dal Boroio
il figlio:
Mi dona ardimen Amors,
mi dona ardimento Amore. (7) Composta. (8) Guglieimo di Bergaedan :
Per Tos Yuelb un sonet braire,
per voi voglio un Sonetto cantare • (9) Guglieimo di Berguedan :
Chanson ai oomensada,
Qae sera leing cbantada,
Canzone aggio incorninciata j che $ara lunff, cunkUa. Ed gin altro Trova-
tore: ( .
£n a quest son fas ooindeta Balada,
E prec a tut que sia loing cbantada,
in questo suono faccio gentile tta BaUaia, e prego a tutti che sia lungi
cantata. (10) Gioe gi diletta »
235
lo .canto e mi conforto ^
Speraado bene avere ^
Com' uomo ch' ha grand' avere (1) campato
Di periglioso loco y
Ed h arrivato a porto ,
Che tutto^ in siio piac6re ,
Pensando che il noc^re
Li tornera in gran soliaazo e gipco .
SioiiJlwiente avviene
A me che sono stato
In un mar tempestato -
Or sono a porto , e son git(ato paro^
Sovr' ancora , che mai non M lasciare . (2)
M^donn? y poi (3) vi piace
CV 10 dica qpertamepte ,
Lo meo core e la mente
Di^iormio con voi ogmi f^ta « (4)
£ '1 fino amor verace,
A cui sono uhbidiente ,
Mi fa di voi presente
Gh' eo vi tegna stretta ed abbracciata .
Ben mi par que) ch' eo dico
Non perch^ '1 verso sia ,
Che, non vo' dir bugia ,.
Ma faocio cOQ^e faniolin che crede
Quanto lui sogna esser gran veritate.
L' adorno portamento
£ k gaia sembianza
Mi da ferma speranza
D' avere vostra buona volontate .
Pero mi rappresento
A voi con sicuranza ,
Pensando che onoranza
Si vi s' accresce di tale amistate •
£ dico a voi palese (5)
Gh' audito ho tenzonare ,
Golui h da biasmare
(i) Facoltii, sostanze. Gosi ha il Codice Riccardiano, il GodicePacci,
e quello della Libreria de' Monaci di S. Sistlvatore di Bologna . Ma egli h
cbiaro che il testo h scorretto. (2) L' Editore Fiorentino legge:
Or sono a porto, e gittato paro ec«
cioh paiOj sembro. (3) Poichi* (4)Gioii sempre. (5) Palesemente •
236
Che lo &U0 pregio daime , ed ha tormento^ "^
Poiche s* e messo in sua confidanza .
Eo Mtniglio a}la st^te
Che adduce foglie e fiori .
Divisa tai colori
Quella y per cui e* (1) slo fresco e gioioso .
Con ogni novitate
M' appsiron li candori ^
Che danno agli amadori — gran cimferto.
k qual sla piu pensoso
Un suo dolce risguardp
Fa ciascut)<> ftllegrare .
QuaJunqoe irnole amare ,
Sia 'n aniore geccbtto (2) e soflPerenle; (3)
Che place a me donna oi^ogliosa e ferir.
FARBRVEZOJ^A PERtJGIA
Fiorl nel 1 230 , e verseggi6 ^ dice il Perticari ^ in un modo
abbastanza scelto e sincere .
Uomo non prem mai si saggiamente
NessuHO a far do che talor convene ,
Che r usauza , die corre infra la gente ,
Nol tegna folic , se men ben n' ottiene.
Quegli y che al mondo fa piu fi>Hemente ^
E coglie il ben , che per veolura vehc ,
Secoodo r uso sara conoscente ; ^4)
Tenuto h savio sol , ctii prende il bene •
Pero intra la gente h grand' err^ntn ,
Che la Ventura sol fa parer saggk>
Ciascuno che piu piaoe a) suo. folefe:
E non guarda ragion n^ misuf anza ,
Anzi fa bene a cui devria (5) ntal maggio^
E male a oni devria piu bene avere.
{i) Eo J io. (2) llmile, dal Vroyem^sechit' . (3) Peirolf :
Grea er d' amor jauzire ,
Si noQ es francs sufrire,
difficilniente sara d* amore gaudente , se non i franco sqfferitore . E Fol-
clicUo 4i Romano:
Ni no sftb d' amor, bea jauslr
Qui no sab celar e sofcur,
n^ non sa d* aniore ben godere., chi non sck eelare s soffrire • (4) Pru-
dente . (5) Doyria, cioi, fare male maggtore^
» 237
INGHILFREfH SICIIUNO
Fa da Palermo^ e fioB verso il 1240. & citato dal Tris*
sino nella Poetica.
Audite forte (1) cosa che m^ avvene: (2)
Eg vivo in pene , — standi in aUegransn ;
Saccio ch' i' amo , e sono bw»U> bene (3)
Da quella , cbe mi ten^ in disianea.
Da lei neente vogliomi celare;
Lo meo tormentare
Come piene (4) indurisce ,
E vivo in foco , come salamandra. (5) -
Sua eanoscenu , e lo dolce pariare ,
£ la bellezza e V amoroso viso ,
Di cio pensando , fammi travagliare. (6)
Gesu Gristo ideolla in Paradiso >
E poi la fece aogelo incamando. (7)
Tanlo di lei membrando
lo mi COD sumo ed ardo ,
E rinnoveJIo , (8) com' fenice face . (9)
L' uomo $<}lvaggio ba in se cot^ej natura,
Cbe piange quando vede il tempo cbiarO;^
Per6 che la tempesta lo spaura . (10)
Simile (11) a me lo dolc«? tornn amaro^
(1) Gravosa. (2) Cina da Pistoja: .
Audite la Gagion de' miet aosptrt . ^
(3) Bi«His$etlo$
Am fori, e soi per leis amalE,
amo fart^^ e soma per lei mmato. (4) Ciofc^ ceinc pic lodnrtsce, incal-
lisce €^ (5) V^i il Vol. L p. 450. nota 7. (6) Afii>Mo di Majpvtglia:
la oorleti' e la beotefaK^
E 'I gen parlars e '1 bds aaJaU,
L' emenbaiiientz , e ]a Talors,
Lo hil rhy Kesgajrt amoros^^
' E r autre benestaa de tos,
Li boD fuit e M dig agradia
Mi &n la naeg e 'I joni pensiu^
la cortesia e la belta , e il gintil pariare , c il bd sollazzo , V insegna''
meMta, e U vahrc, il bel riso, lo. sguurda amoroso , e l* aitto behesianU
di voij (cioe le altre yostre bellezze ) li buoni fatti e li detti ag^ade^i
mi fan la notte e il giorna pensisio • (7) Cioe inearnandola . H Provenz.
encarnar. (8) Ciofe, mi rinnovello. (9) Vedi il Vol. L p, 69, nota <1.
(.^Oj Vedi il Vol. I. p. H2. nola 4. (41) Gtoe similmente , ii» siarU modo.
233
Ma sono atnato da lei senza inganno: (1)
A cid mia mente mira ^
SI mi soUeva (2) d' ira ,
Gome la tigra (3) lo speglio (4) sguardando . (5)
Gioia aggio presa di giglio novello
E vago^ che sorroonta ogni ricchezza* }
Dono ro' ^ senza noia lo piu bello; '
Per tanto noQ ^' abbassa sua grandezza.
Alia mia vita (6j mai non partiraggio .' (7)
(i) II Proyenz* ses eniafij ses bauzia. II Monaco di Montandon:
Que saubessetz qa'ieu ros am ses baazia,
che sapeste che io vi am a senza, bugia; cioh senza in^tttio. (2) Mi toglie
Tira, in Provenz. me tolh'ir* (3} Per. iigre. (4) Specehio. (5) Riccardo
di Berbezill : .
Si com la tigra el mirador . . ^
Que per remirar son cor gen,
Oblida 81 6 son tormen;
Aissi, can yei' lei?, cqi ador,
Obi it mon mal e ma dolor, .
si come la tigre nello specehio che per rimirare suo cuor gf^ntile ^ oblia se
e il suo tormento ; cosl ^ (juando vedo lei j cui adorOj oblio il mio male
e il mio dolore • £ il Poliziano nelU Giostra di Ginliano de' Medici, lib.
I. St. 39. ,
Qual tigre a cui dalla petrosa tana
Ha tolto il cacciator sno cari figli,
Rabbiosa il segue per la selva Ircatia,
Gbe tosto crede insanguinar gli artigli:
Foi resta d' uno speccbio alTombra yana,
Air ombra , cbe i suoi nati par somigli ;
£ mentre di tal yista s' innamora
La sciocca, il predator la yia diyora*
II fatto h narrato da Brunetto Latini nel Tesoro, lib. 5. « Ed elli fit cac^
ciatorej gitta per la yia molti speccbi, uno di qua ed uno di 1& • E
quaado il tigro yede negli speccbi la sua immagine , cveAt ^^W el sia el
suo figliuolo. Eya alio specehio intorno intorno; e yedendo cbe non soho
li suoi figliuoli, si si parte e corre per troyare li cacciatori, cbe ne por-
tano suoi figliuoli • E quando elli h assai corso, ed elli troya ancora di
Juesti speccbi, cbe li cacciatori yi hanno posti: simigliaotemente egli ya
'intorno, credendo troyare suoi figliuoli. E tanto fa cosi cbe il caccia-
tore iscampa la persona « (6) Per tutta la mia yita, per fin cb' io yiya.
(7) Partiro, Guglielmo De la Tour;
Que ja, tant quant en yiyrai,
• Mon cor de yos non partrai,
che mai ^ tanto quanta io vivrb j il mio cuore da voi non partirb • E an
altro Troyatore:
Selha, dont.ja no m partrai'
Tan can yiyrai,
guMttj da cui mai non mi partirb tanto qnanto nvrb.
239
Sua dottrina ni' affrezsca ; ^1 )
Cosl mi coglie e olezza , («)
Gome paotera Ip bestia selvagge . (3)
Pogna ben cura ^ dicam' (4) di buon coore ,
Per soffrire iion perda malamente:
Lontanamente — ^ m' ha tirato Ainore , (5)
Perch^ vil m' aggio lo ditto presente ;
Lo sofferir m' na ccindotto a buon porto
Lo meo lavor non smonta , (6)
Ma cresce , e toUem' (7) oata ,
£ spine e fiori a cerlo prdine grana • (8)
A R RIG TESTA
II Crescimbeni lo cbiama da Lentino , ma la Gronaca anti-
ca di Parma ^ dice il Tiraboschi^ gU da per patria Arezzo.
Egli fu Notajo^ uffizio che in quei tempi si esercitava solo da
nobili e dotte persone. L'Imperadore Federigo II. si valse di
lui in molti difficili affari y peroccb^ egli era uomo destro e
sagace^ e tanto gradi i suoi servigi che^ divenuto padrone di
Parma ^ ye lo creo Podesta • Ma i Guelfi ^ ohe n' erano stati
cacci'ati, corsi ad assalirla^ uscinne fuori il Testa per combat-
terli: si yenne alle mani^ ma la sorte non fu ai Gbibellini
{>ropizia^ e il Podesti perd^ ,nel tempo stesso la battaglia e
a yita. Fieri il nostro poeta nel 1240^ meritandosi il titolo
di padre della poesia Ilaliana: e quantunque i suoi yersi non
sieno adorni di nobili sentimenti^ tuttayia nella facilita del
yerseggiare egli avanza molti del tempo suo.
Vostra orgogliosa cera ^
£ la fera sembianza
Mi traq di fina amai^za ^ (9)
£ mettemi in errore .
Fammi tener manera
D' uomo J ch' e in disperanza ^
^(1) Mi colpisce di freocia, m' assaetta. (2) (Mora. (3) La panfera
coH'odore preude le bestie. ,Vedi il Vol. !• pag. 483. (4) Dicam i . (5) Fol-
chetto da Marsiglia:
Cab bel semblan m' a traioat lonhamea,
che col bel sembiante m' ha tirato lunsiamente. (6) Sceode^ cade di sao
«tato. (7J Tolleiui, mi toglie. (8) II Barberino:
Ancor la spica a certo ordine grana.
(9) Di puro, di perfelto aoiore.
240
Che non ba in se tnembratnsa
D' avere alcun valore .
£ in CIO biasimo Amore ,
Ghe non mi da misura ,
Vedendo roi si dura
Ver naturale vRanza .
Ben passa costumanea ,
Ed k quasi fuor d' uso
L' afiar vostro noioso
Per levezza (1 ) di core .
Del vostro cor certansa
Ben ho veduto in parle ^
€be assai poco si parte
Vista da pensamento .
Se non fosse a fallanza (2)
Proponimento d' arte ^
Gke dimcstrasse in parte
Altro (3) ch' a ve in talento .
Ma lo fin piacimento ^
Da cut r Antor discende y
Sola Tista lo prende ,
Ed il cor lo nodrisce ,
Si cbe dentro s' accresce ,
Fomando sua inaniera ;
Pot mette fuor sua spera ^ (4)
E fanne mostramento .
Pero y Madonna tnia ^
Non pod modo passare ^
N^ stagione obliare ;
Ogni cosa in suo loco
Convien ch^ ella pur sia y
Chh manifesto pare ,
E tutlo r appostare (5)
Ver ia natura h poco .
Vedete pur lo foco ,
Che finch^ sente legna ,
Infiamma y e non u spegna , (6)
N^ puo stare nascoso .
(\) lieTitk, leggerezza. {% A fallo, cioi per ingantio. (3) Altra cosi,
diyersR da qnella che ha in talento. (4) 'Speranza . (5) Cloe il fiogere*
(6) Si s[>egnei dall' aotico spegnare per spcgnere.
241
Cos! ba r Amore in uso
Per fermo signoraggio ^
Che cui tien per v assaggio ^ (1 )
Gonvien che mostri gioco. (2)
Noo mi mostrate gioco ^
Jik gaio sembramento (3)
D' alcuDO buon talento ,
Ond' io avesse allegranza ;
Ma mi tenete in loco ,
Ond' io gran neia sento ,
Che fate infingimento
Di verace amistanza .
£ ci6 h gran fallanza ,
Cbe cosi mi tradite •
Poich^ tan to savite , (4)
Trovate alcuna guisa
Che non siate riprisa
Di si gran fallimento ;
Di vista o pensamento
Aggiate in cor fermanza . (5)
Di me fermanza avete ^
Gh' io son vostra tenuta ; (6) .
Poi (7) Io mio cor non muta (8)
Di far leale omaggio •
Dunqua , se voi mi siete
Di si fera paruta , (9)
Ben h strana partuta (1 0)
Per bene aver dano^ggio .
Poi (11) savete ch' h oltraggio,
Gacciate la ferezza ,
Ghe non h pregio altezza ,(1 2)
Verso umiltate usare :
Gb^ uom di grande affare
Perde Io suo savere :
(4) Vassallo. (2) Bernardo da Ventadorno:
A cui DOn platz iois ni solatz,
Non 68 amatz ni amaire,
a cui non place gioia ni sollazzoj non e anuUo nh cunante. (3) Seinbian-
za, Tista, aspetto. (4) Savete _, sapete. (5) Fermezza, in Proyenz. ferman'*
sa» (6) Possesso, cio^ yostro schiavo. (7) Poiche. (8) Si muta, si cambia.
(9) Apparenza, aspetto. {\Q) Strano partito. [M) Poiche. (i2) Alterezza,
orgoglio.
7. II. 31
24a f
^ Ch^ lo 'oganna ^olere
Per soverchio ooraggio *
OnO BELLE COlaNNE
Fiori circa il 1245^ ed ebbe oomune e patria e famiglia
COD Guido delle Colonne, Giudice di Messina.
Ox lassa , innemorala , (1 )
Contar vo' la mia vita ^
E dire ogoi fiata^
Gome r Amor m' invita ^ .
Ch' io son , sensa peecata ,
D' assai pena guernita
Per uno , cbe amo e voglio ,
£ non aggio in mia bagiia , (2)
Siccome aver io sogHo :
Pero pato travagtia. (3)
Ed or mi mena orgoglio ^
Lo cor mi fende e taglia .
Oi lassa , tapinella !
Gome V Amor m' ba prisa !
Gome lo cor m' infeita (4)
Quetlo , che m* ba conqaisa I
La sua persona bell a
Tolto m' ha gioco e risa !
Ed hammi messa in pene,
Ed in lormento forte:
Mai non credo aver bene^
Se non m' accorre (5) morle }
(i) Qoesta CaDzone k io nome di una donaella, a, cut h stalo siriato
il 8UQ amante, e non h quella, come abhiamo notaAo per isbagtio alia
pag. 59. nota 2. del IC Vol. nella quale la sventurata Florimonda , amante
di Pier delle Vigne, lamenta ic sue sciagare; ma e un' altra che Ta sotta
il nome di Federigo II, e che incomincia:
Mi Gonvien di duol cantare
Com' altr' uom per allegronza •
(2) BalU, potestk. Vedi 11 Vol. I. pag. 34. net. 3, J[3) Arnaldo di Manri-
glia;
Si sen d'amer las trebalhas e 'Is mals,
s\ provQ d* amore le trax^agtie ed i mati , (4) Infiela , da .felU , ^«/#/
m'amareggia. Giullo d'Alcamo:
Che r arma con lo core ttii s* iefella •
(5) Soocorre*
24S
E spcro y \k eke irenc^ (1)
Traggami d' esta sorte • (2)
Lassa , die mi dieia , (3)
Qnandt) ni' avia in celato : (4)
» Di te^ o vita mia ,
» Mi tegno piu pagald , (5)
)) Che s^ i' aY«ssi in balia
» Lo mondo a signorato • (6)
Ed or tn ha a disdegnanza , (7)
E fat la conoscenaa
Par ch^aggia d'altr' amansa . (8)
O Dio y chi ]o m' inlensa , (9)
Mora di mala lansa y (1 0)
E senza peniienea .
O ria Ventura e fera ,
Trammi d' esto penare!
Fa' tosto ch' 10 mi pera (11)
Se non mi degna amare (12)
Lo meo Sire , che ra' era
Dolce lo suo parlare:
Ed bammi innamurata
Di se oltre misura.
Ora lo cor cangiat' ha •
(i) Viene. (2) II Poliziatioj
De' mlei preghi pietosa e de' miei gnai
Si faccia nrorte, e traggami d' aiFaano.
£ Giraldo Eiquiero:
Mas d' aisso m conort almeris
Que tost m' aucira V afans ,
ma di questo mi conforto almeno che tosto m' ucciderh I* affanno • (3) Per
dicea, come nel verso di sotto ana per avea. (4j Di nascosto. (5) Appa-
gate, sodis&tto, €ontentD, da pagarcj osato in antioo ferappagi^e • (6) Si-
gnoria, domiaio. (7) L'Editore Fiorentino ha:
E dormo a disdegnaoza .
Non h a dire che orrendo straftio egli ba £itto di latta qnesta Canzone •
(8) Arnica. (9) Lo m' innamora; chi h la saa iotendenza, cioi la saa
donna. Vedi il Vol. I. p. XXIX. alJe voci imtendtrsi, inUndimento ec.
ItighUfredi SiciUaoQ mo intenzare nel senso d' intenzionare ^ metUrt in
mente:
Che Amor m' intenze
Di cio che pa6 arveaire*
Si neir nno che nell' altro significato manca nel Vocab. (tO) Lancia; cioi
di rio colpo. (14; Perisca . (12) Sordelio:
Mortz «oi , si s' amor no m deynha ,
morto sono J se il suo amore non mi de^na.
244
Sacciate^ se mi dura ^ (1)
Si come disperata
Mi metto alia ventura •
Va'^ Ganzonetta fina ,
Al bene avventuroso ;
Ferilo (2) alia corina : (3)
Se il trovi disdegnoso ,
Nol ftrir di rapina ,
Che sia troppo gravoso.
Ma feri la chi '1 tene , (4)
Ancidila sen (5) fallo •
Poi saccia (6) che a me vene
Lo vise di cristallo , (7)
E saro fuor di pene ,
E avro allegrezza e gallo . (8)
STEFANO PROTONQTARIO
Fu da Messina e fiori nel 1250.
Assai mi piaceria
Se cio fosse che Amore
Avesse in se sen tore (9)
D' intendere e d' audire ;
Ch' eo li riraembreria ,
Come fa servidore
Perfelto a suo signore, (10)
(i) Cioe, s'egli mi dara cos\ sdegnato. (2) Feriscilo. (3) Gore. (4) Cioi
in sna balia; chi lo ha innamorato. (5) Senza, dal lat. sine. (6) Sappia
io, dammi ]a nnova ec. (7) Gio^ lucido a somiglianza del cristallo, bello.
Anche Amerigo di Bellinoi assomigliava la sua donna al cristallo:
De robin ab cristaill
Serabia que Dieus la fe,
di rubino con cristallo sembra che Dio la fece • (8) Lo stesso che galloria,
eccessiya allegrezza. Manca nel Yocab. (9) Sentimen|o» (40) Rambaldo da
Vacbera :
Gar qui es leials servidor
De bon cor envers son senhorj
Deu ben per dreit trobar merces,
perchS chi i leale servidore di buon cuore inverso il suo signore j dee
bene per dritto trovar merce . E P. Vidal:
C ab servir et ab onrar
Gonquer om de bon senhor
^ Don et bon fait et honor,
Que ben sap tener en car,
che con sen^ire e con onorare ottiene uno da buon signore dono e bene^
fizio ed onore che ben sa tener caro.
245
Meo lontano (1 ) servire ,
£ fariali , assavire (2)
Lo mal y di die non oso lamentare (3)
A quella , che '1 meo cor non pu6 obliare:
Ma Amor non yeo , (4) e di lei son temente ;
Per die (5) '1 meo male adesso k piu pungente.
Amor sempre mi vede ,
Ed hammi in suo podere;
Ma eo non pos' (6) vedere
La sua propia figura .
Gh' eo son ben di tal fede ,
Glie se Amor puo ferire^
E' (7) ben puote guarire (8)
Secondo sua natura .
Gio e che m' assicura ,
Perch' io mi dono aUa sua volontate ,
Gome cervo cacciato piu fiate ,
Ghe y quando Y uomo gli grida piu forte ^
Torna ver lui^ non dubitando (9) morte. (10)
jN"on doveria dottare (11)
D' Amor veracemente ,
Poi (1 2) leale e ubbidiente
I' li fui da quel giorno ^
Gh' el mi seppe mostrare
La gio' y ch' ho sempre in mente^
Ghe ra' ha distrettamente
Tutto legato intorno:
Si come i unicorno
Da una pulcella vergine inaurata^ (13)
Gh' h dalli cacciatori ammaestrata ,
(i) Liingo. (2) /issavercj assapere. (3) Lamentarmi. (4) Veggio .
(5) Per la qual cosa. (6) Per posso^ al mode de' ProTenuili cbe diceTano
pos. (7) Egli. (8) li Petrarca:
I begU occhi ond' i' fai percosso in gaisa
Gh' i medesmi potrian sanar la piaga •
(9) Temendo . (iO) Amerozzo da Firenze:
Gosl m' ayyien col ceryio per usanza,
- Ghe credendo campare
Da morte, alluoga \k V ode latrare
Le fere , e va al morire .
Br^netto Latini nel Tesoro j lib. 5« Elli ( il cerro) ritorna indietro cor^
retido per quella parte la onde li cacciatori vegnono per morire- dinanzi
di loro piu leggermente. {ii) Temere. (12) Poichi. (43) Gioi, i legato.
246
Delia qual dolcemente s' innamora
SI y che lo lega y e non se ne da cura • (1)
Da poi (2) rtk ebbe legato ,
Alz6 gli occhi e sorrise ,
SI ch' a morte mi mise .
Gome lo basalisco
Cbe ancide cbi gli h dalo y (3)
Go^ suoi occbi m' ancise
La mi a mente cortise • (4)
Moro e poi revivisco . (5)
O Deo ! in che forte visco
Mi pare che sian prese le mie ale ;
Gh^ il vivere e il morire non mi vale ; (6)
Gom' uomo in mar y clie si vede perire ,
£ camperia , potesse (7) in terra gire .
Terra mi fora (8) porto
Di vita e sicuranza .
Ma mercetle e dottanza (9)
Mi ristringe e fa muto , \
Da poi mi sono accorto
D' amor y che non m' avanza .
£ per luoga speranza
Lo Giudeo e perduto .
Ma s' eo non aggio aiuto
{{) Branetto Latini nel Tesoro ^ Itb. 5. « E sappiate che P QDlcorno
h 81 forte e si fiero, che T uomo nol puote giagnere se non in una ma-
niera .••• II modo h qnesto, che qaaodo It cacciatori lo sentono per la
foresta,ed ellino yi mandano una fanciulla jergine , e qnando T unicorno
yede la fanciulla, natora gli d^ che incontanente se ne ya a lei, e pone
gijl tatta sua forza, e ponle il capo in grembo, e addormentasi, e dorme
si forte per la grande sicurtk ch' elli prende sopra li panni della fanciul-
la, ch' i forte cosa. Allora yegnono li cacciatori, e fanno di lui lore yo-
lontate . » (2) Dappotche . (3) Vedi il Vol. I. pag. 165. nota 4 . (4] Goiv
tese. 6. Faidit:
Et ab SOS huelhs m' a fait cortesa playa,
e CO* suoi occhi m* hafatto cortese piaga. (5) Bernardo da Ventadomo:
Gent yets mor lo iom de dolor,
E reyiu de joi autras cen,
cento volte moro cd giorno di doiore j e rivivo di gioia altre cenio» E il
Petrarca :
Milie yolte il di moro, e milie nasco.
(6} Arnaldo di Maryiglia:
Viype m'es greu, ni morir no m sap bon,
\ft¥tre mi <* grave, ne morire noh mi sn buono. (7) Cioi, se poieni*
(8) Sarebbc . (9) Timore .
247
D' Amor , che m' abbe messo in sua prigione ^
Non so a che Gorte dimandi ragioae .
Faraggio (1) come lo penitenziale , ^2)
Che spera bene y sofferendo male . (3)
II Barbieri nella sua Opera delf Origine della poesia
rimata. Cap. XI. riporta una Canzone del nostra poeta in
volgare Siciliano. Essa h la seguente, tessuta alU Provenzale ,
essendovi replicate le medesime rime in tutte le sUrofe^ come
sovente usavano i Trovatori.
Pir meu'qori allegrari
Ki mult] longiameoti
Senza alligranza e ioi d' amuri e statu ,
Mi ritorno in cantari ^
Ca (orsi levimenti
Da dimuranza turneria in usatu
Di lu troppu taoiri .
E quandu lomo a rasuni di diri ,
Ben de cantari e mustrari allegranza ;
Ca senza dimustranza
Ioi siria sempri di pocu valuri •
Dunca ben de cantar onni amaduri ,
E si per ben amari
Cantar iuiusamenti
Homo y chi bavissi in alcun tempo aaaato ^
Ben lu diviria fari
Plui dilittusamenti
Eu y ki son de tal donna inpamurato y
Dunde e dulci placiri (4)
E di bellici cutanta banitanza^ (5f)
Ki illu me pir simblanza
Quandu eu la guardu sintiria dulzuri
Ki fu la tigra in illu miratuVi ,
Ki si vidi livari
Multu crudilimenti
Sua meritura y ki illu a nutricatu y
E si bono li pari
Mirarsi dulcimenti
{\) Faro. (2) Gioe, che fa penitenza per salvarsi. (3) Folcbetto da
Marsiglia :
E segrai V aip de tot bon sofridor,
e seguirb I* abitudine d* ogni buon paziente . (4) Manca V ottaro Tcrso .
(5) Verso scorretto .
248
Dintru unu speclu ^ chi li esti amustratu ^
Ki r ublia siguiri ;
Gusi me duici mia donna Tidiri ^
Ken lei guardando metu in ubiianza
Tutt' altra mia intindanza ,
SI ki instanti mi feri sou amuri
Dun culpu y ki inananza tutifuri •
Di kieu puria sanari
Multu legeramenti ,
Sulu chi fussi e la mia donna agratu
Meu serviri e pinari •
M' eu duitu fortimenti
Ki quando si rimembra di son statu ,
Nulli sia displaciri .
Ma si quistu putissi adiviniri ,
Ch' amuri la ferisse de la lanza ,
Che me fere ^ mi lanza ,
Ben crederia guarir de mei doluri ,
Ga sintiramu egualimenti arduri .
Purriami laudari
Damori bonamenti ^
Gomomu da lui beni ammiritatu^
Ma beni e da blasmari
Amur virasementi ,
Quando illu da favur dalunu latu ^
£ r altru fa languid .
Ki si lamanti nun sa suilirlri ,
Disia damari ^ e perdi sua speranza •
Ma eo sufro in usanza ^
Keo visto adessa bon sufBrituri
Vinciri prova , et aquistari hunuri •
E si pir sufEriri ,
Ni per a^nar lialmenti e timiri ,
Homu acquistau damur gran behinanza^
Digu aver confurtanza
Eu y ki amu^ e timu , e servi a tutturi
Gelatamenti plu chi altru amaduri •
i49
SALADIfiO DA PA VIA
Fiori nel 15150.
Donna e Iff^ss^HM.
Don. Messer , lo nostro amof e
In gio' fue qonainciato ^
Or lo veggio mancato — da lu^ parte ;
Lassa! lo cop mi parte — (1) di pesanza . (2)
Messer , lo nostro amore
Fue d' amorosst voglia cominciato ; (3)
D' una mente e d' un core ^
E d' un voler lo no$tro amore e state . (4)
Ond' ho mortal dolore ;
Dalla tua parte veggiolo mancato ;
Che mi se' straniato , (5)
Di me non cliri niente ; (6)
Lasaa I lo meo cor sente — pena forte ,
Che mi conduce a mprte — di pesanza .
Mes. Donna y per meo volere
Gi4 non fora mancato il nostro amore ;
Ma fue vostro piacere
Di darmi eon)!ato a disonore:
Non ti con to a sapere (7)
A servir cootra graio (8) nocno a signore • (9)
(1) Mi si parte, mi si divide. (2) Gravezza, affanno. (3) AlWtuccio
delta Viola:
D' un^ oiBorosa voglia
D'amare iocoiBinciai,
Doona, vostro valore*
(4) Giovanni Stefano:
Et em d' an cor e d' una lei ,
e semo d*un core e d'una legge* E Dgo di Massas
Ed avemo un volere ed uao core*
1/ Editore Fiprentino ha gaastato la strofa , legsetido ;
D' ana mente , e d' an core , e a un volere
Lo nostro amore h stato •
(5) Alienate, in Provenzale estragnar. (6) Bertrando dal Bornio:
Domaa, pos d^ mi no us cal,
E partit m'avetz de vos,
donna ^ poich^ di me non s^i eale ^ e partita m* avete da vol . (7) Non ti
reputo a sen no . (8) Malgrado, (9) Gioe, non stimo che abbia senno uno
che serve suo malgrado ec. Guide Guinicelli:
Grave cosa e servire
Signer contra talento.
T. II. 32
250
£o ti fui servidore ;
Senza nulla cagione
Deslimi a guiderdone — comiato: (1)
Gosi m' hai rneritato -^ (2) di tu*amaDza . (3)
Don. Messer y molte fiate
Le donne y per provare i loro amanti y
Mostransi corrucciate
Noo di cor . ma di vista e di sembianti •
Or noD Ti disdegnate ,
Che molte donne il fanna a' loro amanti •
Partiro voi davanti ^
Da poi cbe v' h in piacere ;
Tornami a ben volere — in cortesia ,
Cbe bo gelosia — non aggi (4) altra intendanza . (&)
Mes. Donna y per mia leanza
Non ti bisogna d* aver gelosia
Cb^ eo pigli altra intendanza .
Non fui rimeritato della tia . (6)
Saccilo per certanza y
Cbe tutto il tempo della vita mia
Eo non vo' signoria
Di donna follemente, (7)
Cbe per neente — da tormento e noia ;
Per una gioia — da mille tristanza, (8)
SEMPREBENE DA BOLOGNA
Fiorlnel1250,
Come lo giorno y quando ^ dai mattino
Cbiaro e sereno , — elli h bello a vedere y^
£ gli augelletti fanno lor latino (9)
(4) Bertrando dal Bornio:
Partit m' ayetz de vos
Senes totas.ocbaizos,
pariito m* avete da sH)i senz* alcuna cagione • (2) Eimunerato • (3) ' Aaiore .
(4) Cbe tu noD abbia . (5) Arnica , ionamorata . (6) Gio^ tua • (7) Poozio
dalla Guardia :
Ni ia nalb temps aatra non amarai,
n^ mai nullo tempo altra non amerb. (8) Per Uistan'ze ^ tristezze. (9) Nel
Romanzo della Rosa:
E cil oisel cbascun matin
S' estudient en lor latin
A I'aube de jor salaer,
e gli augelli ciascun mattino si studiano in lor latino all' alha del giorno
stdutare •
251
Cantar si fino , — ch' h dolce ad audire ;
Se poi a mezzo giorno cangia e muta^ (1)
Bitorna in pioggia la dolce veduta ,
Che mostrava .
Lo peregrino , die securo andava
Per la speranza di quel giorno bello ,
Diventa fello , — (2) e pieno di pesanza ;
Gosi m' ha fatto Amore a mia certanza • (3)
Gosi m' ba fatto Araore certamente^
Che allegramente — in prima mi mostrao (4)
Sollazzo e tulto ben dall' avvenente; (5)
Alia piu gente — (6) lo cor li cangiao. (7)
Credendonii di trar tutta mia vita
Savio^ cortese , di bella partita ^
E gir per quella baldo ,
Che passa (8) lo giacinto e lo smeraldo^
Ed ave tai bellezze , ond' eo disio;
E saccio e crio — (9) che foUia lo tira
Chi lauda '1 giorno avanti che sia sira. (10)
Assai val meglio buono incominciare ^
Che poi (11) lo fare — non val ripentanza. (12)
Per voi m' ha messo ^ bella ^ Amore in mare;
Fammi tornare — a porto d' allegranza ,
Che voi m' avete tolto remi e vela ^
E travaglia (13) lo meo cor, ne medela (14)
(4) Si muta. (2) AlEitto, mesto. II Provenzale ha. fel nel senso stes-*
80 . P. Vidal :
Molt ai mon cor fel
Per leis, que mala fo,
molio ho il rmo cuore ajfflitto per lei , che maia fu • (3) Gertezza , in Proyenz,
certansa. (4) Mostro. (5) Gioe mia donna. Con qaesto yicenome appella-
vano pure i Provenzali le loro donne. G. Faidit:
£ per joy qu' ai de ma Plus Avinen ,
e per.gioia che ho dclla mia Piii Avvenente • (6) Gentile. (7) Rambaldo da
Vachim :
Qae ana domna m solia amar,
Mas camjatz I'es sos coratge,
che una donna mi solea amore j ma cambiato f i il suo core . (8) Sorpas-
sa, supera. (9) Gredo. (KO) Sera. II Petrarcat
La yita il fine, e il di loda la sera.
{W) Dopo. [\2) Ripeotimento ; qui yale pentimento , come ripentire j che
fa usato dagli Antichi assoluto per pentire o pentirsi . (i 3) Cioi si traya-
glia, si anguatia* (1 4) Latinismo ; medicina. Gianfri Rudel:
£ non puesc trobar metzina
Tro yenga '1 yostre reclam,
e non posso trovar medicina fincki venga il vostro richiamo .
Ei spera , donna mia .
Poi (1) m' hai levata la tua compagnia ,
Rendelelami ^ donna, tutta in una. (2)
Noil e in forluna — tuttavia (3) lo Faro ,
E presso a nolle viene giorno cbiaro •
Piu bella par la mare (4) e piu soUazza
Quand' h in bonazza , — (5) che quand' h lurbata
La vostni cera ^ cbe '1 meo core allazza , (6)
Par ch' a vol piazza — (7) che m' h corrucciata :
Gbe non h donna, cbe sia tanlo bella ^
Che s' ella mostra vista e gronda (8) fella , (9)
Altlne non disdica . (10)
Pero vi prego , dolce mia nemica , f 11)
Da voi si mova mercede e pietanza ,
Si che d' erranza — (12) mi Iraggiate^ donna ,
Che di mia vila voi siele colonna .
PUCCIANDONE MARTBLLl
Fu da Pisa , e fiori nel 1 250.
Signor senza pietanza, udit' ho dire,
Deve tosto fallire ,
E vana div6nir sua signoria .
Senza piela, mia donna , siele Sire; (13)
Pensier ho di parlire
Meo core e mente da tale follia ; (14)
Gb^ solo v' ingegnale m3 schernire :
Tenipestare e languire,
E lormenlar mi fate nolle e dia :
{{) Poich^. (2) Insieme. (3) Sempre, io Provent. tota ^ia* {A) Per U
mare. Vedi le Nozioni prelimmari. (5) Booaccia. (6) Allaccia . (7) Plac-
oib, placteia. (8) Groiida, dice ii Vocab. ^ propr. estremitik def tetto di* esce
fuori delta parete dcUa casa, perchcida essa gronda e versa la pi<}ggii die
cade in sul tetto. Qui e in senao meCafinrioa nel mode che disse Dante nel
C. XXX. del Parad.
E $\ come di l^i bevye la gronda
Delle pectpebre mie ec.
cio& TestremitSi delle palpebre, gronda e tetto agli ooebi. (9) Tristov
d^rtra. (iO) Non si ridica, mbn si ritratii • {ii) Ii Petrarca:
Delia dolce ed ncerbei mia nemica .
(42) Errore. (13) Gioe siete Sire, ossia Signore sensa piet&. Appella Sire la
saa donna al modo de Proveazali. Vedi le Nozioni preliminarij Cap. XL
(14) Cioe, ho pensiero di dipattire, altontanare la mente ed il ruore da
tale follia; vale a dire, dal vostro amore .
853
Talor moslranaa fatemi id servifie;
Ma non puoie gran ire ,
Siccome fior , die venlo lo disvia •
L' aibore e '1 vento siele veramente ,
Che fate '1 fior ; potelelo granare ,
Poi fatelo fallare ,
£ vana divenir la mia qperanu.
Dio vi laaai Irovar oiiglior servente ^
£ me aignor , (1 ) cne saccia meritare :
Che tropp'e greve amare
Lo mio 9 ae per servire ho naalenansa • (Z)
M. GIOVANNI DALU QRTO B^ AREZZO
Fu giudice^ ossia dottore in legge, e 6at\ nd 1250.
Non si poria conlare
Quant' k la gioia altera ,
Che mi dofi6 primera (3)
Amor , quando mi preae a ^rvidore •
Amor solo , per6 ch' k conoscente
D' alma gentile e pura ,
Sovr' easa gira , e pur ad easa toma ;
£ poi ch' ^ giunto a lei immantinente ,
D' un ben sovra n»tura
Perfettamente lei pasce ed adorna^
£ sempre ivi soggiorna .
£ cosl r alma mia
Di tal h in signoria ^
Gh' ha piu di gio' perch^ piu porta amore .
Ben fu piu ch' altra graziosa Y ora ,
Ghe per grasia disease
«
(4) L' Editore Ftarentino chiosa mi^ior ignore , legpndo me* cioi me^
glio, ma malamente« li poeta yaol dire: Dio, o doana , vi koci trorare
miglior servente, e me lasci troYftre an sijpioie , cioft una donna, che sap-
pia rimeritare, ricompensare cfai la serre. Pier di fiargiaooo:
Es ben raaoa que , ft "volelx aver
Drut d' antra part, que ni poeaca mais yaler,
leu '1 T08 aatrey:
i ben t^i^n^ che , ae volete uvere amanU d* altra parte , che vi po«M piiL
valtrej io 'I vi conceda* (2) Male, infelicitk, vale a dire cattivo riaaa»bio •
(3) Per primieramente ^ da principio. G« Faidit:
E grazic li lo joy e V alegransa
Que m det,
e gh son grato delta gioia e dell' allegranza che mi diede.
S54
SI dblcemente Amore nel cor mio :
Cbe tosto ch' ei vi fu senza dimora ,
Tan to di gioia prese ^
Quanto richiede e vuole uman disio.
Noa mai avrd in obiio
Quant' ello m' ave onrato . (1)
Non h innamorato
Gor^ die sentisse mai tanto dolzore. (2)
Deh com' moslro lo Signer dolce e caro
Sua virtu naturale y
In me veggendo fino intendimento ;
Che quando gli occbi mia donna guardaro ^
Rend^ noi due un tale
Volere puro y ond' h ciascun contento ; (3)
Ed h solo un talento ,
Che 'n noi ave suo loco;
Ancor ne sembra poco
D' ogn' altra gioia aver tutto riccore . (4)
Cbi vide mai alcun per suo servire ^
O per cbiamar mercede ,
Cui Amore si altamente onrasse? (5)
Cbe gi& non voile piu dal meo disire
Provar altro cbe fede
!NelIa donna y cui Amore a se trasse .
E vuol ch' i' ne mostrasse
(4) Onorato. (2) Giraldo Bornello:
Anc mais a nulfa aman tan be ni pres^
Ni tan no fo de fin ioi enriqaitz,
unqua mai ha nessun amante tanto bene ni pressOj'ni tanto fa di fina
gioia arricchito. E il Petrarea:
m' apporta
Dolcetza, cV aom mortal non sentii aiai.
(3) Gnglielmb de la Tour ,
Uns amicx et un'amia,
Sordel , an si un yoler ,
C a lur semblan non poiria
L' un ses T autre ioi aver,
m antico ed un' arnica, Sordello , hanno si un volere, che alor sembian"
)c ( parere ) non potria i* uno senza I* aJLtro gioia avere • (4) Bernardo da
ventadorno:
Totz antres joys fora petitz
Ves que lo mieus joys fora granz,
ofiini altra gioia sarebbe piccola in confronto di cib che la mia gioia sareb'
be grande . (5j Onorasse •
25S
Tal ben s) come degno ,
E cio dico ch' i ih segno
Che piu cbe ad alcun mai m' ha fatto onore •
Ballata y io prego te per cortesia
Che muovi tostamente ,
E vadi avanti a mia donna gentile; (1)
E poi dimostra a' buon ^ ch' ella aggradia y
E prova chiaramente ,
Parlando lor con intenzion sottile ,
CV el vostro h signorile (2)
Amor degli allri cerlo ;
Dunque non dee coverto
Star ^ allorch' hanno sol di lui sentore •
Per li buon rallegrare ,
Muovi con tua manera ,
E a si crudele e fera
Donna di me parl^rai a tutt' ore •
MESSER LO ABATE DA NAPOLI
Fiorlnel1250.
Nobile esemplo h quel dell' uom selvaggto ^
Ed a ciascun notabil documento ,
Lo qual nel tempo aspetta mutamento ,
E sempre ricooforta suo coraggio •
Similemente fa V uomo ch' h saggio:
Sempre ei si chiama e trovasi contento;
Non lo conturba nuUo avvenimento ;
Cos! comparte ii pro con il dammaggio • (3)
Lo mondo h posto in rota di fortuna ;
Cresce e decresce molto spessaraente
Gosi come veggiam che fa la luna • '
Perci6 r uomo y che face sa|[giamente y
In lui speme non posa o fede alcuna y
Ma lo dispregia , ed hallo per neiente .
Xi) Folchetto da Marsiglia:
Chansoneta, -vai ten dreit camin
Lai a mi dons,
Canzonetiaj vailene per dritto cammino la alia mia donna* P. Mi Ion:
Chansoneta, yai ten tost a ma dona,
E porta il mon messatge,
Canzonetta, vattene toHo a mia donnas e portale il mio mei saggio • (2) So
pra gli altri. (3) Al modo Napolit. per danno.
256
FOLGORE DA S. GESOGNANO
Fiori nel 1260, e fu di cervello alquanta btzzarro. (1)
Compose due Gorone di Sonetti , V una aopra i mesi dell' anno ,
e r altra sopra i giorni della Settimana •
SONETrO PROEMIALE
DELLA PRIMA CORONA DF MESi
JD VN4 HQBttM BHi^iTd 9/ 9AHMSi (2)
Aita bri gata nobfle e cortete ,
E a tutte quelle parte dove souo y
Con allegrezza stando sempre ^ dooo
Cani y ucci^lli , e deaari per isfiese •
Ronziii portanti , (3) quaglie a volo preae ,
Braocbi ^ levrier corrier y veltri abbaodemo :
In questo regno Miccol6 corono , (4)
Poich' elU h il fior delta citta Saofiae •
(4) NeT fbngo dp'saoi yersi^ dice il Monti, il grande Alighieri rai-
to\h qaalche granella 4' oro . Gosi ex. gr. Potgore lA an sue Sonetto :
Ghe somaiette ragionc a yotontatet
e Dante nel V. delF Inf.
Ghe la ragion sommettano a1 ta lento ^
(2) FoTse qaella, di cat paria Dante nel G. XXTX. dell' Inf. la quale era,
Gome dicono, oompbsta di ricchissimi giovani, che messe in danari quasi
tutte le soatanze loro, ne feocro un cumulo di dugentomita ducat i , equel-
li nel termine di venti mesi ebbero oonsumati ; onde rimasero tntti pofe-
ri. (3) Portante h una particolare andatura del cavallo, che dicesi anche
ambio o ambiadura. (4) Forse ancor egU quel Niccolo de' SaUmfceni, di
cui parIa il medesimo Dante nel Canto cit. la cnra del quale era di por-
re ogni studio in trovar nnova foggia di soavtssime e delicatissime yivan-
de; tra le quali trovo a metter ne' fagiani ed altri arrosli, garofaiii can
diverse sorte di speziene; e qnesta chiamaron la oosiuma ( V usanza , la
moda ] ricca .
E l^iccoJo cli£ U costuma ricca
Del ga rota 119 prima diseopQtse etu
257
Tingocdo , Ataia di Togno , ed Aticdiano ^
E Bartolq^ « Mugaro ^ e Faiaotto y (1)
Ghe pdioQo figliuoli del re Bano ; (2)
Prodi e corlesi piu cbe Laacilotto ;
Se bisogoasse j cod le lance iu mano
Fariano torneamenti a Gamelc^ito . (3)
DI GENNAIO
I' dono voi (4) nel raese di Gennaio
Gorti con fnoehi di salcfltd accesfe ,
Gamere e letta d' ogni bello arnese ,
Lenzuol di gieta e cop^rloi di vaio ; (5)
Treggea y (6) confetti ^ e ni^scere razsaio ; (7)
(I) Nomi di alcani de*Ca.vaFieri Sanesi, clie il poeta loda di prodezza
e di cortesia, assomi^ltatidbU ai gentili e valorosi Gayafieri if el la Tavola,
Rotonda • (2) Bano, ossia Ban dif^kioio, padi^dl Lancitlofto ,e gran Cava lie-
re della Tayola Rotonda 4 L' Alamanni nel GIrone G« VII, St 67. ram-
mentando aleuni famosi Cavalleri, dice
De' quai I' un di Benicco era il re Bano •
Neir Orlando innamorato del Bdiardo, Lib. II. C. VIII. i cbiafiiato Bando:
Tristano e Isotta dalla bionda trezza,
Gineyra e Lancillotto del re Bando •
(3) Cittk d' Inghilterra assai rinomata negli anticbi Romanzi Hon solo per
essere stata re&tdenza del famoso re Artu, quanto ancora per i tornea-
menti e le gio^re die yi si faceyano dai Gayalieri £rranti , e principal-
mente da Tristano e Lanoilotto, come si narra nella Tayola Rotonda non
molto dopo il principio. Vedi il Roroanzo Inglese die ba per titolo « Hi-
story of Arthur Prince, and of the noble acts of his yaliant Knights of
the Round-Table • Lend. ^8^64 » Questa medesinia cittA h rammeotata an-
cora da Fazio degli Uberti nel Dittamondo j lib. IV. G. XXIII.
Noi fummo a Londres, e yidi la torre
Doye Gineyra il suo onor difese,
E il fiume di Tamis, che presso corre.
lo yidi il bel caste 1 , ch' a forza prese
Gon gli tre scudi il franco Lancilotto,
L' anno secondo che a prodezza intese •
Vidi giiasto e disfatto Gamelotto ;
E fui \k doye V una e V altra nacqoe
Qudla di Gorbenich e di Scalotto.
(4) Qoi a voi, (5) Di roba fatta di pelle di yaio, animate co^l dosso dt
color bigio e la pancia bianca. (6) Treggea, nel diaketto Milanese Tresia , k
qoantitk di confetti di yarie guise. (7) Razzaio , amabiie e piocante yinc^
che i Genoyesi chiamano razzese, i Milanesi razzente, i Romagnuoli, i
Romani, e i Toscani razzantCm II poeta, dopo aijer dato^mangiare a' suoi Gaya-
lieri buoni confetti, fione fra le doleezze del yerno il triateare al fuoco
I>uon yino « Ghi '1 crederebbe? L' Editore Fiorentino ha
Treggea, confetti, e messere Arazzaio.
T. II. 33
258
Vestiti di doagio (1) e di rascese « (t)
E 'n questo modo stare alle difese
Mo' (3) ch' ha Sirocco , Garbino e Bovaib . (4)
Uscir di fora alcuna volta il giprno^
Gittando della neve bella e bianca
Alle donzelie , che stanno dattorno •
£ quando fosse la compagnia stanca ^
A questa Corte faceiale ritomo ,
E si riposi la brigata franca «
DI FEBBRAIO
Di Febbraio vi dono bella caccia
Di ceri^i , ca vrioli ^ e di cinghiari ; (5)
Corte gonnelle e grossi calzari ,
E cojnpagnia che vi diletti e piaccia •
Con de' gmnzagli (6) e segugi (7) da cagcia ^
£ le horse fornite di danari ,
Ad onta degli soarsi e d^li avari ,
Che di questo vi dan briga ed ioipaccia • (8)
£ la sera tornar co' vostri fanti
Carcati della molta saivaggina ,
Avendo gioia y ed allegrezza , e canti •
Far -trar del vino e fumar la cucina ,
E fino al prioio sonno star raggianti^ (9)
£ poi posare in fino alia mattina . .
D' APRILE
Vi do d' Aprile la genlil campagna
Tutta fiorita di belV erba fresca ;
(i) Sorta di panno cosi detto da Doagio, ciiXk della Fiandra, donde
anticamente TeoiTa • (2) Rascese manca nei Vocab. cbe ha rasciaj specie di
panno di lana.(3] Ora. (4) Borea tramontane. (5) Cinghiali. (6) GuinzagUo,
striscia stretta per lo piii di sovattolo , la qnale s' infila comttnemente nel
coUare del cane per oso di andare a caccia. (7) Segugio , specie di bracco
detto cosi dal seguitare ch' e* fa lungamente la traccia delle fiere • (8) Per
impaccio , usato alF antica in femm. Vedi le Nozioni preliminari* (9) Nob
desti e colle luci aperie , come spiega il Salvini, ma ubriachi , dice il
Monti. Raggiante e vocabolo jonadattico, adoperato a significare chi e
cotto di quella allegra ubbriachezsBa che chiamasi la brillante , veco sino-
nimo del furbesco raggianle.
259
Fontane d' acqua , che non vi rincresca ^
Donne e donzelle per vostra compagna : (1)
Ambianti , (2) palafren , destrier di Spagna ,
.£ getite costumata alia Francesca y (3)
Cantar , danzare alia Provenzalesca (4)
Con istrumenti nuovi d' Alemagoa .
£ datlorno vi sian molti giardini ^
£ gecchito (5) vi sia ogai persona .
Ciascun con riverenzia adori e 'nchini
A quel gentil , ch' liQ dato la corona (6)
Di pielri <7) preziosi li piu fini ,
Ch' ha il Presto Gianni , (8) o il re di Babilona . (9)
DI OTTOBRE
D' Otlobre nel Conti , (10) ch' ha buono stallo , (11)
I' priegovi y figliuoli , die vo' andiate :
Traetevi buon tempo , ed uccellate ,
Gome vi place , a pi^ ed a cavallo .
La sera per la sala andate a ballo ^
£ bevete del mosto , ed inebriate : (1 2)
Ghe non ci ha miglior vita in veritate ,
£ questo h vero come il fiorin giallo • (1 3)
£ poscia vi levate la mattina j
£ lavatevi '1 viso con le mani ,
Lo rosto (14) e '1 vino h buona medicina .
AUegri in grilla (1 5) starete piu sani
Ghe pesce in lago , in fiume , od in marina ,
Avendo miglior vita di Gristiani .
(i) Gompagnia. (2) Ghe vanno A* aml>io« e'dioesi de' cavalli, degli asint
e dei mali • (3) Alia Francese • (4) Alia maniera Froveozale • (5) Dmile |
basso. (6) Gioi a quel Niccol6, di cui ha parlato nel Sonetto proemiale,
(7) Per piecre. (8) II Fretejanni, un re degli Abissini; e secondo altrl un
signore de'Tartari. {9) Per Babilonia ^ fognato VI. (40)Gontado. (ii) Stan-
za; ore bene si dimora. (42) Inebriatevi • (i3) II fiorino d'oro. (44) U ar-
rosto. (45) Gioe in festa, in baldoria, da grillare in sense di Utiziarej
sealdarsi per ali^rezza. II Baonarroti nella Tancia III. 7.
O Tancia y appunto mi grillava il core.
2G0
SOISETTO PROEMIALE
DELLA SECONDA CORONA DELLA SETTIMANA
r ho pensato di fare un gioiello ^ (1)
Che sia allegro^ gioioso ed ornato ;
£ si 'I vorrei donare in parte e lato
Ch^ ogni uomo dica : e' li &la bene , h hello •
Ed or di nuovo ho trov^to uti donzello
Saggio y eortese^ bene ammaestrato^
Che gli starebbe meglio 1' imperiato y (2)
Che non ista la gemma nelV anello •
Carlo di Messer Guerra Cavicciuoli y
Quel ch' h yalente , ardito e gagliardo y
E servente comandi chi che vuoli . (3)
Leggiero piu che lonza o liopardo y
E mai non fece de' danar figliuoli , ^
Ma spende piu che '1 Marcbese Lombardo . (4)
L V N B d\
Giorno di Canti e cP Amori •
Qnando la luna e la Stella di'ana (5) ^
E la notte si parte ^ e ^1 giorno appare
Vento leggiere (6) per polire 1' a' re, (7)
E fe la gente stare alliegra e sana ;
11 Lunedi per capo di semmana (8)
Con istrumenti mattinata (9) fare y
Ed amorose donzelle cantare y
E '1 sol ferire per la meridiana ;
Levati su y donzello y e non dormire ;
Ch^ r amoroso giorno ti conforta y
£ y uol che vadi tua donna a fruire . (1 0)
(i) Corona* (2) L' imperio • (3) Non serviuato^ come spiega it SaWini,
Hiflt senvenie comandi yale servente ai comandi j oioi servvdori quanti ne
vHoi; clkh comandi qai non e Tcvbo, ma nocoe nei quarto caso, a cai
egualmente che al terzo s' adatta il yerbo servire • (4) II Marcbese d' Este
di Ferrara. (5) La steila dJsl dl, lucifer* (6) Leggiero, lesgierielieggiere.
(7) Aere, aria .. (8) Seitimana , in Provenz. setmana • (9) II cantf^re e il
sonare cbe fanno. gli amanti in sal matttno dkvanti alia casa dell' in*
iiamorata. (^0) Latinismo, godere.
\
1st
Palafreni e deslrier si€tx> alia porta ,
DoDselU e servidw con bel veslire ^
E poi far cio cW Amor comanda e porta .
MbrcolbdI
Giorno di Conviti.
Ogni Mercoledi corrcdo grande
Di lepri , slarm, fegiani c paont , (1)
E cotti maazi.^ ed arrosti capponi y
E quanta son delicate vivande.
Donne e doneeUe star per tutte bande ^
Figlie di Re , di Cbnti e di Baroni ,
E donzelktti giovani garzoni
Servir ^ porlando amorose ^irlande .
Coppe , nappi , bacin d* oro e d' argenta ^
Vin greco di riviera e di vernacoia ,
Frutta y conietti quanti 11 ^ 'n talento. (2)
E presentarvi uccellagioai. e caccia ,
E quanti sono a suo ragionamento
Sieno allegri e con la cbiara faceia •
CENE BALL A CHITA ERA
Fu d' Arezzo^ e fiori nel 1260- Abbiarao di lui una Coro-
na di Sonetti sopra i mesi delF anno , che sono una parodia
di quelli di Folgore da S. Gemignano , voltati in senso ridevole ,
come puo yedersi da' due seguenti.
DI GENNAIO
lo^ yi dono nel mese di Gennaio
Corti con fumo al modo montanese ;
Letta , (3) quali ha nel mare iV Genovese ,
Ed acqua e vento che non cali maio . (4)
Poi vi dara» fanciulle a cokno staio
Da her aceto forte Cakbrese ,
E stare come ribaldo (5) in arnese
Con panni corti senz' alcun danaio • (6)
(i) Vevpasionij fognato il V; e cosi dicono i Fiarentini. (2) Li ag-
grada, li piace. (3) Letti. (4) Per mo*. (5) Povero, mescbino. Vedi T«
ag«
le
Nozioni preliminari, pag. XV. (6) Danaro,
Ancor vi do cosiffatto soggiorao
Con una veglia (1) nera , vizza , e ranca , (2)
Gli^ a Toi gittando la neve dattomo ,
Appresso voi sedere in una banca ;
£ resmirando (3) quel suo viso adorno ,
Gosl riposi la brigata stanca .
DI FEBBRAIO
Di Febbraio vi metto in valle gbiaccia (4)
Con orsi grandi , vegli (5) e montanari ;
E vo' (6) cacciando con rotti calzari
La neve metta (7) sempre e mai disfaccia . (8)
E quel che piace all' uno ^ air altro spiaccia
Con fanti ben ritrosi e baccalari : (9)
Tornando poi la sera ad osti cari ,
Lor mogli tesser tele ^ ed ordir aecia .
In questo (10) vo' the siale senza manti (11)
Con vin di pome y che '1 stomaco affina ;
In tali alberghi (12) gran sospiri e pianti..
Tremuoti , venti ^ non sien con ruina ^
Ma sien si forte ^ che giaccian si stanti
Da prima sera infino alia mattina .
LEMMO OSSIA GUGLIELMO DI GIOVANNI
D* ORLANDI
Fu da Pistoja , e fiori nel 1 260.
Gravoso affanno e pena
Mi fai tuttor sentire ,
Amor , per ben servire
Quella , di cui m' hai preso e servo datq • (1 3)
Tutta mia forza e lena
Ho miso in te seguire ;
Di te fermo ubbidire
Non son partito , ma leale stato .
£ tu pur orgoglioso
(<) Vecchia. (2) Zoppa. (3) Rimirando. (4) Ghiacciata. (5) Vecclii e
montanini. (6]*Voglio. (7) Gada, fiocchi. (8) Si disfaccia, si scioslia.
(9) Saccenti, Satrapi . (10) Gioh, mese. ('(I) Mantelli, ferraiuoli. (12) Oste-
rie. (13) Gio^, e alia quale m'faai servo dato.
263
Ver me spietato e fero
Se' mostrato , (1) e erudero ,(2i)
Poich^ 'n bailia (3) a vest! lo meo cpce*
Eh convensi a signore
D'esser umlle in meritarservecite;
Tu poi di pene mi fai star si^ente • .
Sono stato soffrente y :
£ son ^ di gran tormento ^ .
Amor^ poi pb'il talento
Di quelfa , cK amo , cangiasti per vista
Ver mei , (4\(^e ptrimamente *
Facesti mostramento (5)
Di far meo cor oontento
Di lei J di quelle ^io' eh' or disaqquista • (6).
Si che p^r tal sembianza
Misi 1 core e la mente
A servir fermamente (7)
Tqa signoria ^ Amor ^ puro e leale ,
Ma non k stato tale
Ver me '1 ;^uo cor , come ntiostrar aembianza
Tu xni facesti , Amore ; ond' ho pesanza ,
Amor^ merc^ ti chero^
Poi cbe son dimorato
In si gravQSO stato ^ #
Com' mi tenesti si iunga stagione .
14 on sii ver me si fero ,
Cbe assai m' bai afiannato ,
£ forte tormeutato ,
Seguendoti a tuttor (8) for (9) falligione .
Moviti ormai a mercede :
Lei voler ^ che disvuole ^
Onde '1 meo cor si dole ,
Fa 4 meo servir ; (10) cbfe sol cid li dittiando ;
£ se merge chiamando
► '.
(i) Ti se' mostrata . (2) Per crudele . (3) Lo stesso che baha^poiesiky
in Provenz. baylia • (4) Per me • Vedi le Notioni preliminari . (5) Sem*
biaiiTa', vista; (6) Ck>ntTario di ac'qiustare, {7) P. Milon:
Tant'ai assis mon dezir
Fiaameii en yostr' amor,
tant^ ho assiso ( ooUooato ) il mio disire finamenie in vostro amore • (8) Sem-
pre. (9) Seoza fallo. (10) Gioi, fa lei, ossia a lei, che lo disyuole, vole-
re il mio servire .
264
Tu DOQ m' aiuti , Amore , altra non saccio
Ch' ailar mi possa , ehe La morte avaccio. (1)
Donna , merc^ diraando
A voi , che di beltadle
Fiore ^ e di nobiltade
Siete sovra ooni (S) donna , e di piagenza , (3)
Che ageiate provedenza
Sovra 1 mio stato grave e dolorosa :
In ci6 y xnerc^ , sia '1 vodtro cor jpietoto ;
PUCCIARELLO DI FIORENZA
Fiori nel 1260.
Un consiglio ti do di passa passa ; ^4)
VoUa il roantello a ^uel vento elie vene:
£ dove che non pttoi ^ molto fai bene
Se lo tuo capo flettendo (5) s' abbassa •
E prendi a esemplo arbuscel ^ die ^i lassa ^
Quando inondazion gli sopravvene :
Ello s' inchina ^ e<)os) si mantene y
Finch^ la |nena dura ed aspra passa.
Per6 quando ti vedi stare abbasso ,
Sla ceco ^ sordo ^ mtito ; e si non meno
Ci6 ch' odi e vedi*^ taci e nota appieno ^
Finch^ Fortuna ti leva da basso •
Poi taglia ^ stronca y mo%za y rompi e batti ;
E fa che mai non torni a simil atti . (6)
(f) Presto* (2) Ogni. (3) Fiacensa * (4) Questa 8Tv«rb» manca nel Yo-
cab. Pftrmi che eqaiv aglia al Frane. en paMsanl • (5) Pkgando, dal lat
fiectere* Dftnte nel G. XXVL del Puraat
Come la fronda, che flette la cima
Nel transito del yento, 6 poi fii leva ec«
(6) £ da notare che qnesto Sonetto in un Godice Laurenziano segnato N.
CXXX. ya sotto il nome di Paolo Aquilano. Sonetto di sentenzia e buon
consieliOj cosi qael Godice, /o^lo ^r Messer Paulo de la Aquila^ pn'mo
CwtUiere de la Corona , come V uomo $ayio nel tempts d^ infertudine ea^
versitate non si de* rompere ni turbare, hm^ aliO^e costanie^ e resititf^ a
li cosi di fortuna* Vna pare different nolle Tetune, che vi ai l^ono
cosi:
Poichi sventara ti serre di xappa^y
Trai fttor le aoritte, end' Imu ripdeno il leno,
E motti .6 tiita e co^li e roooa e strappa,,.
E fa co'deotiy e mai non yenir meno:
265
ALBERTUCCIO BELLA VIOLA
Fiorl nel 1260.
MSSSMRE
La dolce innamoranza (1)
Di voi , mia donna , non posso celare .
Gonvemmi dimostrare
Alquanto di mia gio' per abundanza .
Gosl come non puo tutto lenere
Lo porno lo suo frutto ch' ha 'ncarcalo
Deir amorosa sua dolce stagione y
Non posso tanta gioia meco ayere y
N^ tanto ben tener tutto celato ,
Che fora in me perduto , ed a ragione ,
Sed eo piu d' altro araante
Mon dimostrasse ^2) 1' amoroso stato ,
Ove Amor m' ha locato
Con Toi J mia donna , di tutta onoranza .
Mjdonnj
Gentil mio Sir , lo parlare amoroso (3)
Di voi in allegrezza mi mantene ,
Ch' eo dir non lo poria ^ ben lo sacciate •
Perchi dello mio amor siete gioioso ,
Di ci6 grande allegrezza e gio' mi vene ;
E altra cosa non aggio in volontate
Fuor del vostro piacere .
Tuttora fate la voslra voglienza :
Aggiate provedenza
Voi di celar la nostra disianza •
MSSSSME
D' un^ amorosa voglia
D' amare incominciai ,
m
Ed alcan de' nemici sempre aggrappa
E con parole ed ogni mal yeleno.
Tempo h da far: tempo k da sofferire:
Chi non si secca al tntto^ pxi6 gtiarire.
(4) Vn G>dice Laurenziano assegna qaesilo componimeiito a Cino da
Pistoja ; ma esso h molto lontano datio stile e da I lare di qnesto poeta •
(2) rer dimostrassi, (3) II Giampi nella sua Raccolta delle Rime di Cino
da Pistoja attribuisce questa risposta di Madonna a Selvaggia, amaote di
esso Cino. Sliamo con colore che afiermano non poter esser dettata da
quel la donna •
T. II. 34
266
Donna , quando isguardai
Lo vostro viso piacente ed adorns •
D' un' amorosa voglia
D' amare incominciai ,
Donna , vostro valore .
Or m' h tomato in doglia
Si , ch' eo nou credo mai
Allegrar lo meo core ,
Poi ^1) son di vita fore y
Donna ^ pensando bene
La vita che ^ostene
La vostra signoria ciascun giomo^
Madonna
Non pensate^ meo Sire^
Che per pena y ch' eo senta ^
Mostri core e talento ;
£1 meo cor n' h in disire •
Molto 81 gli attalenta y
Ed ^gli (2) in piacimento ^
Dunqua provvedimento
Abbiate '1 nostro amore
Di volerlo celare ^
Cb^ 4i voler senza voi non soggiorno .
JO OSSIA OTTAVIANO CARDIPfAfAlR
mGLI VBALDim (3)
Fiorl nel 1260,
Jo non so che si sia y che sopra il core
Mi stilla un sudor ghiaccio (4) che mi sfac^ji
£ trasforma la neve in calda face (5)
£ fiera sicurtade in gran tremore ,
lo non so chi si sia questo Signore ^
Che mostra darmi guerra ^ e ds^mmi pace ,
(\) PoichJs. (2) Gli k. (3) EgU fece contrq all ^atoritii Ponttficic^,
favorendo i Ghibellini; mfi non aiutato de^ essii in un sno bisogno, diss^
che 86 anima i, egU T avea perdntst p^' Ghibellini • Di lui, i^l pfirer^ di
tutti gli inteJTpreti, paria Dante nel C. X. deirinf. oye dice:
Qui^ entro h \o Stecon4o Federicq,
]£ il Cs^rdipale, ^ degU altri mi tacciq.
(4) Qhii^ccii^tQ* (5) II Petvarqa, parlando di Amore:
Che 'q an puntQ m' agghiaccia e mii I'iscalda ,
2G7
Fa<iendonii piacer quel che mi spiace ;
lo non so chi si sia se non Atnore*
Che altra polenza non aria (1) tal forza
Dare alio spirto del suo albergo bando ^
E farlo volar nudo senza scorza ^
N^ che facesse altrui arder tremando . (2)
Questo h colui ^ che li mortal] sforza , (3)
E che di sopra al ciel va trionfando .
SER MONALDO DA SOFFENA
Fiori nel 1260.
Dentro dal cor tii' h nato
Un disio tal d^ amoroso taleiito ,
Gh' ogn' altro intendimento — m' ha levato •
Al cor nato h un disio ,
Che d' amoroso piacer si tiiantene^
Ogn' altro pensamento aggio in oblio ; (4)
Si coralmente mi distringe e tene
Quella ^ per cui m' avvene ;
Non la posso obliare in alcun loco ;
Di SI amoroso foco — m' ha allumato «
Di SI amoroso foco so (5) allumato ^
Che m' arde e 'ncende si amorosamente «
Se s' attutasse ^ (6) non mi fora in grato ^ 0)
Si come consumar si dolcemente ; (8)
Gh' assai k piu piacente
Lo male^ ond' uomo aspetta guiderdone ,
Ghe '1 ben senza ragione -^ ch' h turbato .
(1) Avriaj avrebbe. (2) II Petrarcft:
E tremo a me£za state, ardendo il yerno.
(3) II PetnAca:
Qaesto Signer, che totto il mondo sforza.
(4) Pietro Bogierf:
De ren als non pens ni cossire,
Ni ai desirier ni takn,
dt nessun* altra cosa non penso ni cossiro^ ni ho desire nS talento . (5) Sono*
(6) S' estinguesse. (7) In grado, in piacere. (8) Gio^, si come mi e in
grato, mi piace che mi consomi si dolcemente; perche, come dice Ameri-
go di Peguillano:
Quar selh qu'ama de cor, non toI guerir
Del mal d'amor, tant es dons per sofrir,
perchi quegli che ama di cuore j non s^uol guarire del mal d' amore,
tanto i dolce a soffrirsi.
2G8
Gil occhi miei^ ch' abbassando risgdardare
La dolce cera e 1' amoroso sguardo ,
Al cor foco d'amore rapportaro;
Allor s' apprese la fiamma , ond' eo ardo ,
SI ch' eo mai non riguardo .
Amore y poi son dato in lua balia ^
Ah Dio^ come poria — starli in grato!
Messeue
Donna , il cantar piacente ^ (1)
Ch' eo feci dolcemente , — fu adaMialo , (2)
Pero m' h in grato — fame dimostranza .
Dimostranza in tal guisa
Faccio del meo canlare
Per V adastiare — (3) che fu tanto gravoso.
£ lal cosa indovisa
Ch' h sua speme fallare ,
E per troppo parlare
Doventa V uom noioso: (4)
Pero canto gioioso
Per rallegrar mia vita con lo core^ (5)
£ far sentore — (6) di mia 'nnamoranza .
Madonna
Messere y del tuo canto
S' allogra lo meo core ,
Ogni valore — - in gio' mi ricoufortu ,
£ di cio mi rammanto ^ (7)
(\) L'EditQue Fiorentino V attribaisce a Saladtno da Pavia , e il
Vocab. che ne cila alcuni yersi, a Riccuccio da Fioreoza; aPnostro' Mo*
natdo il Godice Riccardiano^ ii Godice I^coi, qtudlo de' Monaci di S.
Salyatore di Bologna • (2) Inyidiato • (3) II yerao cresce d' luu piede -.per la
rima nel mezzo. (4) Cadeuet:
E de trop parlar ye mak.,
e di,ttfoppo parlare ^ien male* (5) Raimoado di Mirayalle:
QvL iea chan .per mon cor alegraar,
che io canto. per mio cuore aih^rare • £d un alCno Trovatore:
E per raon cor reconfortar,
De noyel-amor chantarai;
e per mio cuore riconfortare ^ di novello amare cdnterb^ :(6) Indizio, av-
yiso* (7) Rammantare propr. ricuoprir col. manto * Metaforic* ip stgoif.
nentro pas. abbellirsi, raffazzonarsi j ripulirsi*
209
E vivone in gioiore. (1)
Ben ag|[ia dunque Amore ^
Che tal gioia m' apporta : (2)
Ond' eo mi sono accorta
Per li malvagi , die n* lianno a^tio grande:
Or fa cbe spande — (3) canlo d' allegranza.
BINDO IT ALESSIO DON ATI
Fu da Fioreuza , e fiori nel 1 270.
Non arSi mai pieta qu^s(a laia donna ,
Se tu non fai , Anaore ^
Ch' ella si^ certa del mio grande ardore •
S' ^lla sapesjse quanta peqa porLo
Per onesta celata nella mente,
Sol per Iq sua b^Uea;?;a y che conforto
AJtro Qon prende V anima doleqte^
Forse da lei sarebbero in me spente
Le fiamn;ie ^ che nel core
Di giprno in giprno m' accresqe il dolore •
TO MM A SO BUZZVOIA
Fu da Faenza , e fiori nel 1280*
S' io per can tar potessi convertire (4)
In gioia lo mio raffaono ,
Allegramenle fora il mio canlare.
Ma vogliomene in parte sofferire , (5)
(i) Gtoia. (2) Tanto l']gdi^ F4oi«Qtipo xhe TAb. Bacchi leggono:
Ben aggia Awor,^ che tfil gip*.9i\^i)f)9^|i9
B^ 81 80DO accorti che, non diyidendo in due qu^sfQ vers^, la strofii ^
guasta. (3) II suddetto Ab. Fiacchi )ia,
Or spandi canto di graiHle allegranza;
]o cbe non pu&^ture, perocchi aiaiicberebj>e cosi la rima nel mezzo ^
com' banno le altre Strofe del la BsiHs^t^ • {^) 'Xwto <p«$ta Canzone , quanto
r altra cbe segue, 1' Editors Fiorentino le ha sQtlo il nonie di Simbuo-
no Giudice. Ma la prima h assegnata al nostro Tommaso dai Godici della
Biblioteca Gbigiana; la seconda, dai Godici Riccardiano, Pucci, e Bologne**
se • (5) Astenere » dal Provenz. sufrir nel senso stesso . Bernardo da Yen-
tadorno:
Bulb om no s pot de tos amar anfrir, *
nidi* uamo non. si pub di voi amare astenere, >E Arnalde di Manriglia:
Mas ipueis no puesc de tos amar sufrir,
ma poichi non posso di voi amare astenermi.
270
Perch^ mi tornd d daiind y
' Da poi che non mi posso rallegrar^ «
Per6 d' Amore vivo contra usanza y
Che neir amanza — nod vivo gioioso ;
Ed 10 noioso
Yivendo y e amando non aggio sp^ranza .
La mia speranza m' h tutta falluta (1)
Pensando 4 vostro viso^
Che 'n ver di me si mostra tanto altero 4
Di voi amare gia non V ho perduta y (2)
Ch^ Amor si m' ha conquiso ;
Ma d' aver gioia da voi ben mispero . (3)
Lunga usanza converte uomo in natura y
Pero d' altura — non credo bassare , (4)
T^h piu montare
D' amor y che sia per corso di ventura .
Servit' ho lungamente di buon core ;
Donqua naturalmente
Son convertuto (5) si com' aggio delto ,
Che pin non son salito in vostro amore ^
Ch' era primeramente , (6)
N^ piu cadere gia non me ne spero .
Pero voi y donna y serviraggio amando y
Non aspettando — da voi guiderdone y
N^ tal cagione
Non fia, perch' eo da voi vada cessando. (7)
Spesso di gioia nasce ed incomenza (8)
Ci6 che adduce dolore
AI core umano^ e pargli gio' sen lire ;
E frutto nasce di dolce semenza y
Ch' h d' amaro sapore ;
E spess' ore — (9) 1' ho visto addi venire •
Dicol per me, che 'n Iblle pensamento
Credendomi aver gioia ,
Gaudente incominciai
{\) falliia , dair antico failcrt per fMirt . (2) Cioh la speranza •
(3) DiBpero. (4) Scendere a basso, cadere. (5) Cbnyertito. (6) Gioe piiti di
qaello ch'era eo. (7) Cioi allontanandomi • (8) Per incomincia • (9J Spesse
Tolte.
271
Amor di donna piacente ed altera .
Per uno sguardo , ond' ebbi allegramento^
Laond' eo patisco noia ; (1)
Da poi ch' eo 'nnamorai , (2)
Sempre m' h stata selvaggia (3) e guerrera • (4)
Ben mi credelti aver gioia compita ,
Quando lo dolce sguardo
Vidi ver me gecchito ed amoroso ;
Ora despero , poi ehe m' h fallita j (5)
£ di morlale dardo
Sentomi al core colpo periglioso^
Che per gli occhi passao similepiente
Gome per vetro passa ,
Senza Jui dipartire ,
£d oljtra luce^ dello Sol la spera: (6)
Come in ispecchio passa immantenente
Figura y e non lo cassa . (7)
Ma credQ , alio ver dire ,
ho meo core h partqto , (8) e morte spera • (9)
(4) G. Faidit:
Be 80 don pi as cngei esser'ioyos,
Say plas iratz, e n' at mais de cQssir,
di cibj di cui piii credetti esser gioiosOj sono piu i^t$o j e n* ho pi A di
tffanno • (2) Gio& , m' ionc^rnQrai • (3) Nel senso del Proyeaz. aehatge . La
Contessa di Dia:
Per que m'etz as tan fers ni tan selyatges?
perchk nU side i^ot tanio fiero e ianto selvaggio ? (4) Nemica ; cos\ ba anchq
11 Proveiizale. Ramjialdo da Vachera:
Molt estes mala gaerrera,
fnolio siete mala^ guerriera; cio^ nemica. Guido GainicelU:
Gio e il vpstro gu?irdare,
Che 81 amorosamente
Mi dimostrate , qU' ora m' h gnerrero .
Eriy Petnirca: ^
Mille fiate, o dolce Qiia guerriera,
(5) Rambaldo da Vachera:
Falbit soy en mey cuidado,
falliio sono in mio pensiero • (6) Raggio . (7) RoinpQ. (8) Partito, diyiso.
(9) Aspetta. Sperare yale aspettarcj attendercj dal Proyenzale sp^rar dello
stesso significfito, e esper , aspettam^ento; an?! dal latiqo sperare. In Petro-
pio dice Trimalcione a' suoi conyitati in aspettazione di quei buffoni, die
per poco 8enno chiamaya Omeristi , ^i/nif^ ^rgQ j fjuod melius estj appri^
pie hilares J et Homeristas speremus. Per lo che lo sperare doiorem di
Vii'gMio piuttostQ che temere^ detto per Ci^tacresi^ come spiegano i VocabbU-
l-isti, yale anch' esso a5^e^<ar^ .
2lZ
Sperando nforte , oh the ! poria guarire
La ittia drudel feruta ,
Si cl/eo non fosse tuttd a morte date .
Ca (1) ricevulo 1' ho per foUe ardite^
Lauddttdo iiiia vedata ,
GredendoiHi d' aver gioioso stato.
Spero che ancor poria in gio* torttate
Sol per ana sembianza ,
Che d' amoroso tov^
Perseverando da lei m' avvenlsse , (2)
Che a Pel^us (3) la posso assomigUate :
Feruto di sua lanza
!Non gueria (4) mai , se altre ore (5)
Con ella il loco (6) non si riferisse . (7)
Dunque m*^ nopo di chiamar mercede
Delto sno fallimento ,
£d umiltate id vet di lei tisare •
]Vla il suo gran pregio non lo tni conc^6
Dire che tfadimento
Potesse loco in tal donna trovare ,
In cui e sen no e tutta conoscenza , (8)
(4) CU . (2) P, Vidal :
Mas 8* a ma tlonina fos bel ,
Tener tne pogra en verdor
\ Com 8* dm e leial atnador ,
mA se a mia donna fosse betlo ( cio^ caro, grato ) tener mi potrebhe in id"
legrezza come suo uomo e leaie amxidore. (3) Alia Latiria, per Peleo*
(4) Goaria, gaarm . (5) Altra vblta • (6) La parte ferita . (7) Feirisse di
nuoYO. Bernardo da Ventadorno:
Issament m' es per semblansa,
Com de Pdeus fa lansa,
Que del sieu oolp non podia om guerir
Si antra yez non sen fezes flerir ,
egutdmenie mi i per sembianza come di Peleo ia tancia j che del suocol-r,
po non potea uno guarire , se ultra volta non se nefacesse ferine •'E GioyX"
ni dairOrlo:
Peleo con la lancia attossicata
Ferendo, V nomo non potea guarire
Se non londe ferisse eltra fiata.
(8) II Petrarca:
(hr* h tl yalor, la conoscenza e il setino.
B Raimondo Bistort:
En Tos es valors e coittezia,
Pretz e8, honotft^ e tot bon aip prezan,
in voi e valore e eortesiaj prtpo i j onorcj ed ogni buona quatitk da
pregiarsi .
a7a
Che fallir non f orin
Merci , uh senuQ , « tutt' altre T«rtate ; (4)
E non darrifi dar a&orte , a mia par(VenKa ,
Lo viso , €fai' io taut' amo ,
Sguardaodo ; aazi devria
Tutt' altre morti guar ire e ferute •
Poich^ a speranza di merce mi reodo , (2)
]^ alio auo.aignonaggio
Umilemeabe coce 9 oorpo e vila 9 (3) .
Tutto valore in ella conoaoendo ^
So cbe salute ^vcaggio , (4)
£ del mio male per moroede aita ,
Cbi aomigliaiisa tien jdel bifmi Signoie. <5)
Quand' uomo a chi combatte
Si rende per suo grate ^ (6)
Qgni fallice p tor,lQ gli perdoaa: (7)
Taoto^coiiaafio 1^ in. ella Jiobil €0009
Che del leone abbatte
Orgoclio sorjcnoniato ,' '
E nobiltate |i^ vpejsiso i^n )ei cofOM •
LOFFO O NOFFO BONAGVIBI
Fiori nd 1280. Sebbene U sue stile non sia esente in tut-
to dalla rozzezza del Secolo iX^III. aopdimeoo , dice il Grescim-
beni^ essa non'^ tanta 9 quanta se ne vede ne' poeti del tern*
po piu alto ; ed i sentimeuti spno giusli 9 e ve n' ha de' buoni
e beUi9 e spiegali non senza felicita*
(4) Per 9irMi* (2) Mi arrendo, in Proyenz. mi ir/i. (S) O. Faidit:
Qa'en franca senhoria
Ai mes mon oor e mei
efte in franca signoria ho messo mio cuore e m^* {4) Avro* (5) Arnaldodi
MarvigKa:
Car, atr€88i com bon senlior acuelh
Sod ligge ser, mi devetz aculhir,
perch^ > eosi come buon signore accoglie suo ligio servo , mi dovete accogliC'
re* (6) Di sno grado, spontaneamente • (7) P. Vidal:
Gar eel que s'humilia,
De son greu ^alhimen
Deu trobar cbauaimen,
perchi gurgli che s*umUifi, del suo grave faUimento de^e trovare pieta*
1. 11. 35
274
Provato ho assai , Madonna^ di oiaoslre (1)
Vostra biUate e lo piaoer piacetite ^
Ma allasso (2) sol la mente ,
Cb' 10 uQu la posse propiamente dire. (3)
ProvatQ ho di laudar vostra biltate ,
E ]o saver ^ ch' ^ 'n voi oHra misura ,-
E lion la posso dir com' h vertate : (4) -
Per6 di voi laudar prendo paura , (p) -
E non posso trover motto si altiero , (G)
Che piu alto non sia vostro yalore; (7)
Ed io nol vo' minore
Che sia di voi ; anzi men to' soffi'ire* (81
Mostra ragion , come non k posaente • - •
Nomar (&) vostre bellez^ ad liQiaa natb^ (10)
I «
(4) Ciausire^ dal Frovenz. - eAatfWr o cautir^ e ib l^rano. ehoisir j,
Yalepropr. «ce£/iere.*;qm i in fona dl (xlebrare j iddare ' ec» DaDle ila
Majano: :[)
Graye mi sembra, dofiaay alio ver dire, / )
Che lingua d'uqma, o pensierb di core,,
O guaroo d'occbi poBsan ben ciausire
O SI nomar com' i vostro laudore <
(2J Stance, in Provenz, laissar^P. Vidal: ' /^
Del cbantar m'era laissata,
del jCi^Uare m*cra siancato. (3) L. di Poggibot ; ^
Non sai com dir pogues i . '
Tot lo ben qu'en vos es, *''''•'*' •
non so: come dir poasa HiUo il bene ehe in wot d* (4) Verilite. Bernardo
di^ Venti^ornQ i
E si lauzar la yolria,
Ges tan dire no poiria * ' • '* ' '
De ben que mais no sia ver,
e se laudarla volessi ^ punio tantQ dire non potria di bene j ehe piA non
sia vero. (5) Blacassettos
Per qa' ieu en sui de vos lauaar doptans ,
per cui io. ne sono di voi laudore ^menU • (6) Qui In ngniSo^ di aito •
(7) L. di Montandon :
Belha domna, de Tostre gran valors
Non die en tant, que vos muU non aiaU*
bella donna j. del vostro gran valore non dico io tanio , ehe voi piU . fMH
abbiate* (8) Astenere. (9) Decantare. (40) Raimondo di Tolosas
Tan la fai prets sobre totas valer,
Ni negus om non la pot trop lau^iar,
tanto la fa il merito sopra iuUe valere ^ cbe nessun uomo non la pah irop-^
po laudare* E Folchetto da Marsiglia:
Om non pot lauzar tan gen
Com la sap formar natura,
uomo non pub laudore ianUx genHle come la seppeforibar natura..
275
Chh Iddio vi formdi;pen8atain€fiite
Ollre a natura , ed ofitf e^« . uman pehsato: (1)
£d uom tionpud per natural ragioue
Vedere o giudicare oltr' a natura : .
Dunque vostra figura
Com' si.poria per senno dichiarire?
Bendo mercede ad Amor vostro sposo >
Clie 'a voi servir ieal m'lia riteouto:
Jib VMi d' altro voler cherer (2). non oso ,
Se noD sol die da voi sia ricevuto :
E ^o die chero piu che non son degno ;
Perdonimi '1 geotil vostro coraggio
Sed io dimando oltraggio , (3)
Forza lo mio voler troppo disire .
Ispirito d^ Amor con.intelletto
Deniro dallo meo cor. sempre dimora ^
Che mi mantiene in gran gioia e diletto ,
E senza lui non viveri^ un' ora .
Ed hamo^i fatto amante si perfetto
Ch' ogn' altro in ver (4) di me d' amore h fuora .
^on ho mai pene , nk sospiri getto :
Cotanto bonamente (5) m innamora .
Lo spirito d' Amor , che meco parla
DfsUa mia gentil donna ed avvenente ,
Mi dice : non voler mai piu ch' amarla ,
Si com' ella ama te coralemente ,
E di fin cor servire ed onorarla ;
Ghc h la gioia del mondo piu piacente .
Giorno nh notte non fino (6) pensando
Di fero e d' angoscioso pensamenlo ,
(4) Pensieiro. B. Cairo:
Car lo sobraltins valors
De leis , cat sni fins senrire,
Es tent sobre tot consire ee. > ^
perchi I* altUrimo merito di lei, di cui fson fedde ser¥idore , i ianto al
di sopra d* i^gni pensiiro ec. (2)'Cercare, dimandare. (3) Soferchio,
aoterekiameiite* (4) In oodfronto, in paragone. (5) InProvenz. bonamen^
cioe in yerit&i Teramenlei oh' or si direbbe dibuano. (6) Gesso.
S\ che nerevte son fvittt di totAento ; '
A tal cofidotto m' ha I' Amore amando;
Che 'mprimameDte presemi guardattdo ,
E poi m' innamoro di piarimaifo
Di quella , per cui tanta pena stento ,
Che a morte mi conddoe so^tranda •
Ahim^ lasso ! che dolce e dilettoso
Incominciai 1' amor , cb' k tanto armaro ;
'^*i sembra al cor auo aavor venenotto.
Ah Dio, metc^! ayro giammai ripo&N>7-(1)
troveraggio (2) in vevV amor rlparo?
S) , se pi^tsi del aver d' vttftno amoroso .
Ben posso dir che 1' Amor veraraente (3)
M' ha dalo al cor ferita che ra' uccide ,
Che pianger mi cohvrene e Slar ^lente -
Alia stagion , cfae molta g^nte ride ;
E 'n fra me stesso dico : oim^ dofent^ ,
Morto m' aYesse chi pfraia ttii vide !
Ch^ mercS non mi val chiamiar neiMile
AHa mia donna ^ e giurolo ib mra fide-. (4)
Onde il mio cuore a cid se ne disd^gna^ *
Perch^ sen parte di tal loco amafe^
E non rinvegno mai in tale istikto.
Mentreche al mondo questa donil^ iH^gna ,
Si grievi pene di lei tne n' appare ,
Ond' io men parto , e "soh di^iilorald.
6IRALDO DA CASTEI^tO
Fiori nel 1280^ ed h citato nella Poetica d^l Trissino^
il quale riporta il segaente cOitiponitfaento .
' Madomi^ , hy tota\ disfo , ch' 16 ^*to
Nel piu dolente core ,
Che mai sentisse Amore ,
Mi strigne si ch' io vorrei esaer morlo •
«
{\) II Petrarca:
Che fai, jdmar? ehc |b0d8I?' svtatf floUii pace?
ATreaa mai ttegva?
{3) Tnfiffsfb^ (3) Qwesto Sdnetto inedito , per «|;aaiikr it a nosli^a nolbia , fe
akrbimiio traacfillD da vn GodioeStrozziano, efiitenteiielte Miiglnib6diMni%
segnato ^, 4a)». Q. Vll. (4) Latinisno^ piv/ofa.
m
Cos) piacesse a Dio che morto (osA j
Quando m' innamorai con tanta fede ,
£ SI lo Olio cor me^si in abbaodooo .
Perch^ con tanta ptirita mi mossi ,
Gredendo per pietst trovar mercede ,
Gh' ogni stato d' amor m\ paroa buono .
Ma or la pena mia ra' ha fatto accorto
Ghed io sono adognato : (f )
Poi voi (2) non par pecoata
Ghe servo si fedel riceva torto .
Guardate in che belta mia donna regpa ; (3)
. Null' altra h d^gna — la sua di imostrare
In qaella parte che (4) ^1 suo viso ajppare .
Eir ha con seco Amore in compagnia.^ (5)
Yalore , e gentileaza , e .piacimento ,
£ conoscenza ^ e tutta cortesia ^
Giascun' altra adornezza a con^pisnento .
Questo yi dico perch^ Dio , aento ^
Ghe la form6 , la volse accompagoarf
SI , ch' altra a lei non si possa assombrare
NVCCTO PTACENTM
Fu da Siena, e fiori nel 1280.
I miei sospir dolenti m' hanno stanco,
Ch' escon di me per £orza di iralora ;
£ quelli ^ che non posson gir di fore ,
Mi feron duramente per lo fianco ,
Cercamio s' eo di d9gUa*v«isi nwoGO,.
£ poi li scnto entrar dentro dal core ^ ;
£ m' hanno s) disfatfio ogni valor^.^ ;;
Che morte nella mente.^ yeniit'.fip^Or^
£ rompon i dolenti miei .soapiri
II cor , che dentro k tanta combatlulo , .
(4) Scfaifieito. (2)Poich& t-f«b.:^)'Anefae Melto:e6i0poiiuneiito i ine-
dito, e lo ba an Godice Strozziano, segoato N. 4487. GL VII. (4) Nella
quale* (5) Il'Poliziano, St. 45.
Ogni dolce yirti V i in compagnia ^
Beltii'Ia mostra a dito e Loggiadria* '
(6) Assomigliare .
27S
Che pur conven che morte a se lo tiri .
Amor ^ io son a tal (1) per te venuto ,
Ch' uotno non trovb , che mi degiii o miri ;
Ed ogni tuo poder m' h disaiuto . (2)
GUIDO ORLANDI
Fu da Fiorenza^ e fiorl nel 1280.
Ragionando d' amore , /
Mi convene laudare
Vostro gentile impero ^
Donna di gran valore .
Voi sete la fior , pare ,
Di bene amare intero .
Degna d' avere onore ,
Chi ben vuol contemplare
Senza menzogna il vero ;
Poi (3) d' amoroso core
In un sol loco araare
Vi fa r amor sincero -
Dunque sol siete quella
In cui r amor si desta ,
E fiore in fronda cresce ,
Che buon frutto conserva . '
A gioire m' appella ^
Membrando come presta
Virtute in voi seguisce ,
Gonfortando (4) ch' io serva .
Poi ch* aggio udito dir dell' uomo selvaggio ,
Che ride e mena gio' dello turbato
Tempo , che Y aer freddo in suo coraggio (5)
Pensa che torni in diiettoso stato :
Per la buona speranza lo dannaggio
Li par acquisto di ben riservato ;
Si come fosse il bel tempo di maggio
Si trova d' allegrezza sormontato •
Ed eo similsmente mi conforlo ^
(1) A tal puoto, a tale stato. (2) Contrario 4i aluto. (3) Poichi
(4) Cioi coDfortandomi . (5} Caere*
{
279:
Pensando spesso che Ip mar tempesta ,
E poi ritoma in gran tranq^uilliute .
Mentre che dura son ridotto al porto ;
Diella bnona speranza fo mia fiesta ,
E di freddura (1) attendo bonitate. (2)
GRAZIOIO DA FiOBENZA
Fiorlnel1290.(3) : , . ,
Gli occhi y che s(>a xne^aggj dello eor^ , (4)
Hanno portata.allo me^^ oor npyellft
Delia bellezza yostra ^ e i^el yalore,^ . !
£ del pregio ch« i;fgiia:iA vipi /DoiikeUa.
Si che orptmai sp^ £orza e ;supi vjgoire
In amar mette yoi.^, cbiaritast^a^^i
Che parete verace Dea d'. Ampre ^
Tanto siete piacente ^, adprpa ;§/$j^a .
Poi tutto complio^iitp (5) in voi 41 trova^
In voi an^ajre oertp la epr Hieo ... "
Metle pensier ^ disio ^ e piacimento • (6j
Donqua pwsp bene <}ii« ^enza pcora,^
Che gli occhi miei ban fatto s\ ched eo
For (7) voi non posso.avere allegraoientp < , , <
r t
mCCVCCW DA FJQREN^
Fiorlnel1290.
Giascun , iph' ama ^ a' allegri ,
{\) Freddo. (2) Qui bomiaie aembnmii che vagUa buon tempo o 3a-
nacda, ed in qnesto significatD m^ncherebbe net Vocab. (3) II suo stile
i facile e senza darezza e iDtralciamenti, e per quello che ulloni correTa
non manca di grazia e dolcezza : oltre a ci6 fa pai^atissimo iidia lingua .
(4) Giraldo Bornello: v
Gar I08 huelhs son dragoman del ocm*^
perchi gli occhi sono interpreii del ciiare « (5} Gompimfflito, perfezione •
(6) Bernardo da Yentadorno:
Cor e Gors e saber e sen
E fors' e poder i ai mes ,
cuore e corpo e savere e senna e forza e podere ci ( cioi in amore ) aggio
messo. Pistoletta:
Mi dons 9 on ai mes de bon cor ma cura,
mia donna ^ in cui ho messo di buon cuore la mia cura • E Rambaldo
da Vachera:
Ai mes en leis mon cor e ma speransa,
ho messo in lei nUo cuore e mia speranza • (7) Senza di yoi •
2^
C si fermi in soffHre ;
Ghe secottdo rl languire (%)
Amoct dona allegi^za •
Lung6 tempo avea piantu ,
Dtslato ii morire ;
^ Amor m' ha messo in canto (2)
^fiel per V aH« (5) fiorirc .
In quel punto partire
Fece da me 1 tormento ,
^'' \ Sitht per hki nai s^hto
Soperehiare Megt^ttVL .'
piconde ch' era aggiunto
' = Pof del doTiere andare ,
Prego *n bene ^ e ad tm putilo
Breve fosse il tomare .
E per pift rhnetxibrare ,
Dismnii deira^reilfiore:
<SI che per qael d* &more
M' ho eonbrpiula allegrezsa •
SERPACENOTAm
Fu da Pibren^a e €orl nel 1200.
Tanta bona allegrezza il cor mi tene^
Gh* lb tKHi so quasi w' fncomind a 'dire ,
Se non ch'' Amor per tutto h 'n me s\ bene ^
Gh' altro che desso non mi par sentire.*
Voslra meree y M'adonna^ da cui Vene^
Perch' eo vi deggio in vita mia servire
Con ucmlta J seoondo clie s' avveoe ,
Chi gio' VOL h piu ch' ogni iiom poria gradire •
. Pregoyj non mi sdegni vostra altezza ^
Che il primo giorno ch* eo vi risguaidai y
Gerto vostra piacensa a se mi trasae y
Qual h oongiunta a simile bellezza y
Gome di luce , che d» '1 Sol per rai ;
Qnd' Amor volse di' eo m' innamorasse .
{\) A mlsura del langnire . (2} In allegrezza. (3) //ere, aria •
281
Foi (1) sono inDamoralo J vo'wfr^e
Ed ubbidire in tale^uisa Amort ,
Che ciasctm buoD.amante pos&idiire
Gh' ogni altro avmzi in acquistare on^e .
Per vostxo pregio crascere e inantiro (2)
Senza ripresa d' sdcun falso errore ;
Ed ho fermato in Qip core e disire ^
Pensando che rinnova In me yalore •
Lo meo aervire fie (3) pon iimilUte ^
In paoe sofferendo aenza noia
Gi6 ch' eo di pena n' pcquistasse fprte .
Che '1 bono amante, ch' .aoia a lealtate^ (4)
La greve peoa a se conta per gioia ;
£ chi non ama , Tita oonta a morte ^ (5)
Novella {(oia e nova innamoranza
Mi fa di novo canto risen lire i
* Ch^ m' avea quasi messo in obliaoza
A more ^ e or vuol cb' eo li deggia servire ^
Laond' eo gioioso vivo in alleg^anza ,
Ch^ tale aspetto m' ba me^o in disire :
Chi di bellezza e pregio ogn' altra ava|i;Ea
Qnella^ cui eo son dato ad ubbidire .
Membrando la figura con le membra ,
Dentro dal cor mi fue imaginata (6)
Subitamente con un solo isguardo .
Quando la veggio , un ardor mi r^^ss^embr^
D' un foco e d' una fiamma delieaia ,
Che 'I cor tn' ha preso tanto ch' eo tutt' ardo •
Se pur saveste , donna , lo cor meo ,
E quanto per amor travi^lio seotq ^
(1) Poichi. (2) AUire, aYanzaret ^al Pro^eiiz. em^Mlir. Baimondo
Gancelmo;
E qui Toira lo siea nom enantirf
e chi yorra lo sua npme inaniire^ Giraldo Bornello:
. Per enansar vodtre prtfz e honrar,
per inalzare e onorare vostro pregio » E Arnaldo di Marviglia:
Per enantir vostre cor ei hoDrary
per inantire e onorare vostro oiorc. (3) Pta,.sar2i. (4]|CaplcaUi, Icalmcn-
te. (5) Gioi si reputa a morte la vita*. (6) Ioipr^si|.«
282 •
Noil mi dottia ddl taUt cqtA^iO t^ ,
Ma contere'mi {i)i^ j^an gioja il tortiieiitii«
Voi state in* gfoco t?d in sollazzo*^ ed eb
Sospirbypenso , doglib (V) e mi laMfento.
Quando dormite ', 60 vegiio , fe diiiiihfio Deo
Clie a tale taorte deami (3) ^lleggiamerito C"
Guardando vaido, e vegnahi qaellapartt' •
Ove credo cbesAiWye nonvt rtgp&; ' "
Ritorno lassb eoh nkortal riposo .
Sicch^ 'n vitank'^ii^eor non sento parte, .
Perch' *ed del sen no for pa'sso , e folleegif^ *
Come seirvente piu d' allro doglioso . ' -
' \ ' '. > /
FRANCmSCO ISMBRA
Fiorinel1290.(4)
Per gran soverchio di dolor mi tiiuovb ,
lo dico a dir che di viver son lasso, '
Poi che io tiisto son condotto a passo (5)
Che sovra me ciascun tormento ponda • (0)
Gosl fuor d' allegrezzB mi ritrovo
Che sbn d' ogni sovran diletto casso , (7)
E por(o dentrb formato iiel casso (8)
Amaro pianto, ch' agli occhi tOL abbon^a .
E chi dices&e: ci6 donde ti surjge?;
( •
(\) Contereindj mi contei^L (Hf^m dbgXio . (3) D^an^l'j mi dia . (4) Qnesta
poeia fa FiorentinO) ed era dell' lilmtre famiglia de' BeCGaaugt, che fino da I
^210troTaya^ fra qaqlle .che. apdayaoo perSestierivesqle.p^tevanoavere in
casa il supremo onore del Consolato. Essa 'andaya pel Sesto di S. Brancazio.
Ismeruj o Smera , come ba OMerycHio TAb* Fiacchi, non h cognome, ma
nome. In an G>dice MS. Pucciaoo delle Meditazioni della yita di G. G.
tra le altre leggende, ch^ sonovi aggUitite) si troya questat la Leggenda
di S* Smera avola 4^ nostra doffina btaU^F'trtfinc JUidorfna Santa Maria ,
E in fine : qui finisce la Leggenda di Madonna Santa Smera , mad re di
Santa Maria. Onde Jacopo Smera o Francesco Smera ^ cosa simile a Jacopo
Maria o Francesco Maria. lacopo Smera, padre 4^1 i^ostro poetat fu
de*Prl6rt'nel^t284, c 11 poeta tnedesiriio, eioe FrRlnce.s(H) di Jacopo Smera,
fa pare de' Priori nel i3ii» nel tempo cb' eira Gonfalonlere Giaiini di
Forese Alfani. (5) CioJ a.tarpasso. (6) Pesa, grava,' L'Ab. Fiacclu an-
nota.'c o yi fu in anticoT il yeth6 pondare ^ nato Aa'^pdndo^O per ficcn-
sa poetica 270/t^iB h a^porpiatjil'ra' di Ddm/(^r/t. » Gbe andaVa egli fantasticaQ->
do di dubbj (i d?'a6corcUtufe?'I?6>irfa/*c e in Franco 'Sacch6lti :
r . E tai floiore Won taot'cib^'io m'asdonda,
• 'Cbe t^nfty k1 coi' fcii J30irda.' ' ' ' ^
(7) Spogliato, prWo. (Sj'fiissa'del pAto\* ' " ' ' '
j
\
283
Onde ^^i ben^fla in^ %G£|Pi^a (l) c.fuggc.
6ifjM5i;«9fayiglift ^pfef /I ppr np^mi scqppia ,
trqv4U>dq me d! Qgn^ cpitfof tq m w4.0 > (»)
Cot%l distill. pens^r:tuf;^,p)i strug^e . .
.Ab|,miserpi<partenza fei 'i^.uq punU^, {
^^IJa )qm A9^^y « idi wfl^o^wi b^»^, (?)
E, jtpttqr, (4) cli# d*' flio /s^i ri^p vvefie , , . '
Aflp^ipi^ A angO;S^ia n^i cre^P ^ .^OMftWtoi ,
Cfiiii;ifa;(5).p con tr^Sfagljpj^Qncop^iwtp
£;^9^Q^ ch^ io disip cp/^tro m\ t«M ^ '
Cos! . jfiM'te '^y eatMrf joii : sosi^^e ^ ; . ... i *
Q^?i fti#*o. poder n4 mio'p^ggiPHfii -posta . (6)
Abi^ft^ qb'Jp pai nutricpippr. OX^V.%^^U
E . ?p§jjHrpp4p las?o , dicp ^ . ilristpii , i ^
, Che Iqtji i. »jpli: nampi^^^oed ^q^istp ,'
E fuor 4i:PiBne ppn ^scq;giamtnai,. 5
PfiBSW^ (die ' 1 . partif i^ for (8) mia VAglia .
C^l ppj^pfff $P fOi : lia: iM^tU) ^ !di)iglipk ^ / !
Che s^i^qI .€redM sia; ? .^1 mif v^dk; ,. v
Si fpjvt^ .pfSptil^zia w passed!^ 5, . : : : - >
Chepie(9).bpVita >yeder p|siteV$:Oi^i'* * -
. , Or;cbpf wia.ivita si e m tai^^> l^fr.QVf .«; . ^i
Ch' iq me mededrho consuniu^.ed.aQie^vlii >
E trpyp: vai^o.c^io a cb' io m' jnp^i^r^iiijdo^ ,
£ .t|if acu,9fi virtu a .vplermji staqpi^ • : . i
Co4 dj^QSto sp^o intal teQore.^ , : . i
Che chi nuocer mi v.ool ^ i)o^ mi difetHlo,
Ma chi ^\ aggr>^y(^ piu ^ oiea mi[ cqntAiVio .
Cosi forza e s^yer .tulip njii maiic^^^ ; ;;
E tanlq peae cpq^p^saoza te0;^p];o ,>; ' t
Che d\9ia?(Qun i:opLr?ra (ip) lip prci^p fQ^tt^a ••
<<) Si allonUna, 91 di^costa. (2) Netto, privp^ (3) Cipi fcqe .paftenza.
(4) Ogni yblta. (5) /ri qui vale fmtezisflt ^ come pel Frovepzale.. Be^Aardo
da VeQtadornO: , , , . ! « •
Sitot fas de joy parven^a,^ . ... '. .\
MoFt ai dins Io cor irat, - , • ' e «
scbbenefacaa dl gioia parvenza/n^oUq ho dentro il cuor^ iristo. (6) Spi-
gne, aggrava. (7) Solamente. (8) Contro mia voglia. (9) Qus^le. (^0) Per
contrario J fognato T I. ' '
&84
Gotal sentensa Die eofnaedim' or m* ba ^
Credo , per dair di me a! mendo esMipra . (1 )
Perehd chi vede di iM tanl6 aiente ,
S' egU ha tormento , toslo n fe contento ^
VeggeiJKlo i miei cotatiio duri e pessinSt ^
Ed io m^ appagO" s^ Dto-adempjessimi^
La speratiza ^ la quale io meco iio* seni|nt> . (2)
In che speri? poriemi (3) esset rickiesto;
JS' io no^isofvessi , (4) io saria da trtprehdere.
' Dirdnne alquatito sol per non contendere ,
Ma cid ch' io celo ^ dentro a me riserbo •
IV amor servire ; e qui fo panto e reato .
Per questo membro potete comprendere
In cid ch' io spero, j M mi vale attendlere \
Tempo chepassaben matura acetbb^.
Ondt y bel Dio d' amor > provveditdeatb
H piaccia aver di me senza disdegno^
Che a dritta aorte son di morte degno*
Non giudiear secondo il fallimento ;
£J per pieta ti chero questo donot
Non (3) fosse colpa ^ non ^aria perdbno .
Poi (6) dd partire ho tanto mal'teSeito .
Se alia mia donna ritorno per eerto >
Giammai da lei non far6 partimento • (7)
A che diritto , Amor y son vostro servo
Diro in pochesKza , (8) perchi addobli (9) e cresca ,
A ciascun i:fae d* aniare ha voglia fresca ,
y Fermo coraggio e sofFrir non sparenti »
Mialee armate vedere in eonservo , (10)
Donne e donzelle in danza f;ire a tresca ^
L' aria pulila quando si rinfresca ,
Veder tioccar la neve senza venti ^
£ cavalieri armati tomeare,
Caccie di bestie y e falcon per riviera ,
Le pratora (11) fiorir di prima vera ,
. (l)jEsemplo. (2) Per sempre. Vedi le Nozioni prettminaH . (3) Per
pdtiami , potdami. (4) Cioi, se io non sciogliessi questa dimantla <*€.
(5) Cio&, 86 Don fosse ec. (6) Poichj^. (7) Partenza; non partlr& mai da
iei. (8) In pochfi parole, con brevity. (9) Addoppi. \\0) In co««fivo manca
ne] Vocab. il qaale ha peri coriservare jiermixie di marina che si dice di
tin vascelto, <^e seguitandone un attro, dirige il soo cammiito secondo
'<)iiell6 del vascello seguitato, e cerca di non perderlo maid i vista. (11j An-
tiquatOi jier praii .
\ 285
Canii d' augdli y e stormenti (1) sonare ,
£ tulto questo sentirc e vedere^
Neirnte ^ ver (2) mia donna al mio parere,
A cui tornar sempre il volcre aflferro ,
PiiV iA\h s' 10 fossr per natura ferro ,
Ed eila calamita per tirare • . ^ ^ •
Muovi y mio dire , di lonlana parte /
E sens' arresio (3) Madonna ritrova .
Dille cbe faccin di te dritta prova ;
' E s' io fallato ave^^i in nulla parte ,
Che ti corr^gga secondo che i (4) setnbra •
Cb^ Amor la signoreggia , cio mi membra ,
Pei^ la sua sentenza sia perfctla.
Ct*li lo nome mio e sottometta ;
Di ({uesto prega molto da mia parte
Maravigliern forse alcuno percbfe fra i Poeti piu segnalati
del Secolo XIII. si sieno da noi trapassati sotlp silenzio Ugo«
lino d' Azzo Ubaldini da Faenza , (5) di cui T Editore Fiorenli-
no ed il Perlicari (6) riportaho un componimento cbe incomincia:
Passando con pensier per un boscbetto ,
6 cbe TAtanagi da per una reliijuia della purith naturah
deW antica lingua Toscana: Mico da Siena , del quale si
crede cbe sia una Ballala y pregevole e dal lato della lingua ,
e da quello de' sentiment! : e Guido Novello da Pblenla , le cui
pocbe rime cbe abbiamo alle stampe, sono detlate in uno sti-
le assai scelto^ e con delicato sentire. Ma non )i abbiamp
-esciusi senza ragione: imperoccb^ il componimento ^ cfae vi«ne
assegnato ad UgoUno, non e suo, ma si di Franco Saccbet^
li ; e sotto questo nonie lo banno tutti i Godici ^ fra' quali uno
antfco e prezioso del Maix;bese Pocci. Di Mico da SSena, il
solo cbe ci abbia conservala memeria h il Boccaccio^ che net
Decamerone (7) narra cb'egli assai boon dicitore in rima a
quel tempi compose una Canzone in nome di-Lisa^ figUuoIa
di Bernardo Puccini Speziale Fiorentino, ch'era aPabrmo^da
cantarsi al re Pietro di Raona Signore delV Isola. Ma ^
(1) Strumtnti J Yoce antica . (2) In confronto, a paragone. (3) Indugio.
(4) £i, a lei. (5) Di Ugolino di Azzo della Gasa Dbaldini> cbiarissima in
Romagna, paria Dante nel G. XIV. del Purgat. ove dice:
Non ti inaravigfiar s' io piango, Tosco,
guando rimembro con Gaido da Prata
golin d'Azzo, che yiyette nosco.
(6j Dclifi. difeta di Dante, Cap. XXVII. (7) Giorn. X. Nor. VII.
286
forte da sospeJLtare cl)e h, su4detta CaQzooe;§i^ ^lavoro deltd
stesso Boccaccio; e chi es^mipi bene le BaUate cfae sono spar-
se per r Opera d^^qpqatp l^Tellatore , vi trover^, ana gran so-
miglianza di fare e d\ stile, opa 1^. ,(^119(906 ,a|:t|ribuita a Mi*
CO. (1) Finalmente Guifio Npvello daPolenta.j Sigtior di Raven^
na^ essendo morto nel 1322, passo.di troppo il /Secolo XIIL
per potere aver luogo tra i pp^ti^di qpe3t^,.fpoQa»,<2) Gio non
ostante ad esempio (|ella ^ sua * maniera . di pqetare addurremo
qui una Canzone inedita^ che sotto il . nqipe idi lui abbiam
trovata in un Codjce Strozziftno^ ^(^atp N. 1197. Gl. Yll.
esistente nelta Magliabeclj^iand . (3J^ . vj. : . 1 >
To se^to il .^Ofliipo bene;, . i i . . >
Tal donna teae — gioip^fo/l ip>o pore . '
Quest! mi face una, donna, guardare^ , ^
£ dice: c|)i:yeder.v.uol la salute,
.. ,. , , J Fapci c^hs*gli occUi d'esLa donna miri^' . , v
( . j .V ,1 : 3e,dl,(4):nQn teme apcQ3i;ia di sospirj. / . |,> .,v ,
. , J. . ] .,T;*ov£| con^rario tal clxe lo.distrugge 1 , • i .
. , ., ; ,, , ,. Sipiil pensi^'Q che par|ar mi sqole ; . ,,. .•; j; ;.
P' un'iapgjp^a, cb' % injcielo, wwrpnat^a^
Y '.\\ .; ' ^L' aniraa pjange, si ancqr le duole, r-jA i t '
V.,. E dice : lassii me^ come , si fygge \ vAs\'\.
. .1' »; Questfi pialos3 , plue m' ha cpnpoteta ji ii> .:', .>
..; ..• D»gli opclii n>iei! Dice questa affanqiita}: ,' ,.,:n .
i»ti<. .
t . -
•^l^ed»•^:^i..S^ciIia che 'I'^artto 4282. ^)*il genctioso'G^iildoda Polenti,
anerift.dW Qtlo, dicfe il'Perticad, che il divlno Dante spwape^F^iroa
^ampiamente ammatfjtra-
J e masstmamente (juel^
. _, git aYtri' avanzaJanb >.
'AbBiatio pttrei^sclttirrCtfntitl di S. 'Ft-firtfeeScd pte^ dud ragidnl. In
i>riniOfJi^QV pewh^ il ..P, ifaeneo t&iB n^Ua sfK Dissertaziatk de", Ckntici
'^^{$^ri di, S. frartc&^co d^ Asmi ha assui b^ne. jBombattH^ta-^.la: comune
opinione, cioe che S. Francesco sia 1' autore degli accennati pbetici Can-
tici, ed ha inostrato ch' egli veramente gli scrisse in prosa, e che farono
poscia da qnalche altro posti in rinia • In secondo luogo i due compo-
niqienti a questo Santo altribuiti daU'Editore Fiorentino non. 30I0 nella
J^accolta del TresaUi,. ma eziandio ia'un.antico Cpdioe Fucciano ed in
due Riccardiani vanno solto il nome.di Fra Jacopope . /{$) |^ stesso
Codice ha pure dne Sonetti inediti di Dante da Maianb, indirizzati a
Chiaro Davanzati, e due di questo inrisposta, tna cosi scorretti in alcnne
parti che, per quanto io abbia posta ogni cura per ridurli a sana lezione,
non ho potuto venirne a capo. (4) Ellp , egU .
Qual' ora fu die tal dontfa gll hAd] •
E perche non' cretieaiio a me di Id', '
lo dicea ben : rilsgli ocichi di cbstei '
' D^' (1) star eolui^ che li miei pariucciac:
£ non mi valse? ch' it> ne fassi accorU '^
Ch'io nol vedessi tal ch'io he son morla .
Tu iiOQ se* mo(rta , taia se'?sbig6ttita ' * *
Anima nostra , the si ti Iam<inti^ ' "-''
Dice uno spiriitel d* amor geiitile :
Che questa'bella ddlmst die iter setitr; '
Ha trasmutato- in tifhto la tua vita /^ '
Che n' ha paura si sia fatta vi^e . '
Mira cpiant' ella h piatosa ed lirtiik ,'.' '
Cortese e saggia nella sua grandezza ;, -
£ pensa di chiamarla donna omai: ' ' '
Gh^ se tu non t' inganni^ veder^i
Di s\ alti miracoli adornezza ,-'''■
Che tu dirai ancor: signor verac« ,
Ecco r aoGilla tua ; fa che ti piace .
Canzone > io credo <;he saranno radi (2)
Color J che tua ragione intendin bene ,
Tanto lor parli faticoso e forte .
Ma §e per avvenlural egli addiviene
. Che tu dinanzl da persone yadi , .
. «• . Che non ti pain (3) d' essa bene accorte >
'' Jo «i ti priego che tu ti conforte, (4)
^ ' /E dica lor , diletta mia ndvd!a : . .
' F^onete mente almen com* io son bdia .
Finalmente non si vtiole lasciare di avverlire die nelle
Baccolte de' Poeti del Secolo XIII. qua ntunque non si trovi re-
gistrato il, nome di Maestro Rinuccino di- Fireiize , tuttavia
siam di parere die piu propriamente* a qiiesto ap^artenga, die
al XIV. come vorrebbero aLcuni • Di que^to rifnatore die , secon-
do il costume de' Cavalieii del suo tempo> ^si -diloftto di poetare
nella stia niatk favdla^ non ci 6 rimaso che qualdie Sonetto;
II Serassi nella sua Opera intitolata Jnecdoid' L\ttdraria ex'
MSS» Codivibus eruta ne'riporta uno che iucomincia:
Dogliomi , lassal.jHu.ch io nott so dire..
II seguente h inedito , e lo »bbiamo trascritto dal' Codice Pucci
c da qvieno di Pier del Nero,
.< •' . ' /
(<) Dec, dete. (2) Rari. (3) P^ilirto; sbtatrino. {4j Cofnforti
288
lo non fui fatto per mia vililale «
lUk perchi in questo moudo avessi bene :
Deggio servire^ e non trovar pietate,
A cbi m' offende; Amor vuol ch' aggia spene.
Cos! le mie virtu sono ordinate ,
Che piu d* altrui che di me ipi sovvepe ;
£ chi mi ferma in quesla volonlale
La donna h, c' ha in secio cbe convene^
Molli sono che nascono in tal punlo ,
Che tutto tempo gli convien languire ,
£ per ben fare pur c ampan talora •
Oh lasso ^ ch' io non sono a quesla giunlol
Che quantb piu mi sforzo di s?rvire ,
Piu m' h crudele , cui (1) meo core adora .
Al nostro Rinuccino ^ da restiluirsi un alLro Sonetto, che da
alcuni e atlribuito a Gino da Pisioja ^ (2) e cbe dice :
Amor , siccome credo , ha signoria
E forza e potestate in ver la genie ,
E non cura riccor ne gentilia ^ (3) - i
Nh vassallaggio , ue signor potente^
E ogni uom ten (4) con paraggio (5) in sua kalia .
(\) Cioi qnella, cui. (2) Cosi ban fatto il Prof. Ciampi nella saa
Ediziooe delle Rime di Cioo da Pistoja, eFEditore della Raccolta de' Poeti
antichi stampata in Palermo, ^846. Ma, iiltrecli^ la tinta di qaestuSonet-
tn k afiatto diversa da Qjiaila delle rime del Pislojeae, un anttco Godice
Strozsiano settnato N. \7X]S. Gl. VII. lo asaegna manifestamente al feostro
fiinuccino. (o) Kicchezza nh gentilezza. Bernardo da Ventadoma:
Que ges Amors segon ricor non Tai,
che punto Amore secondo riccore non s^a. Perdigone:
Mas fin amor no manda ges chautir
Gomte ni dac» rey, ol emperador,
ma fino Amore non comanda punio scegjtiere conic ne duc^j re, n$ imperado^
re • G. Faidit:
Et es nisoi dels corals amadors
Qa'en lor amors no senkorei rieors,
ed e ragione dei condi amadori cb^ in loro amore non iigmoregg^i riccore^
E Folcbetto di Romano:
Qu'om non dea gnardar en amor
Grant paratge ni aut ricor ..••
Qaar fin' amor pren a amic
Tan tost lo pannre com lo ric,
cht uomo non dee guardare in atnore p'on paraggio ni alio riccore ••••
Perehe fino amore prende ad amico tanlo il povero come il ricco • (4) Tene >
tiene« (5j Con egual condisione. Giraldo Bornello:
Paubres e rics fai Amovs d' un paratge f
poveri e ricchi fa Amore d* un paragpo •
2»9
Quest'fe d'Amor lo proprio convenenlc, (1)
Pur che d'amdr cominci Fuom la via
Con umiltate, e sia ubbidiente.
E gia non era lo mio 'ntendimento
Cihe Amor guardi riccor nh potestate^ (2)
Che non val piu che 'I core innamorato; (3)
Ma con par grado stesse lo talento
Di due amanti con fina amistate; (4)
Di questo '1 Deo d'Amore avea pregato.
(1) Via , modo, coixlizioiie. (2; £. Gatel :
Qu'Amours non garda 'i plus geiiiil ,
che Amort non guatda it piu gentile, (3j Amerigo di Peguillano :
Que tan noo val neguna tnanentia
Ell dreit d'Amors com fis cor ses bauzia ,
che tan to non vale nessuna ricchezza in diritto d'M'tiore come fino cuore
senza bugia ; cioc sincero, E Arnaldo di Marviglia :
Val lo bon cor, e lo gent parlar ,
E las merces , e las huroi liars,
Mas que riquezas ni poders,
\*aie lo buon core^ e lo gentil parlare ^ e le mercedi, e glf umillari, pih
che non ved ricchezza nipotere. (4) Bernardo da Ventadorno*
£n agradar e en voler
£s Tamors de doz Gnz amanz ,
in aggradare e in volere h I'amore di due fini amanti.
FINE DEL VOL. IL
290
CORilKZIOyi E VARlAPrri
Sono corsi in tjfuesto Volume alcuni importantl error! ch* io noterb
qui totto , lasdando al dUcreto letiorc la cura di corrcg^erne aiiri di
minor contOj come qualche lettera falta^ qualcke mala puntcggiaiura ec.
Eriou
Pag. 26. T. 5. parteoeate
39. y. 20. quercia
40. V. 35. e leverai
41. y. 23. tens par
51. y. 23. o di poesia
52. y. 39. quest altezza
53. y. 25. per scambio
» iyi y. 33. conserya
M 54. y. 32. aooo qualitk
ivi y. 39. nel suo grado
57. y. 14. n^ descrizione
58. y. 17. yenato il deiiderio
60. y. 7. priya d'effetlo
66. y. 37. si proyerbiava il Sanese che
diceya
»
If
»
n
n
n
»
68. y. 25. fatte di pelle
73. y. 37. cfae ad amarci
iyi y. 42. se mio dimando
#6. y. 42. e 43. res ey yostr'ey,
77. y. 3Z aiutz
86. y. 37. ^ cinto
88. y. 18. passamens
91. y. 38. dosyia
97. y. 8. e la yolenza
iyi y. 36. soi per
98. y. 17. si legge dunque
» 125. y. 44. saluizona
n 129. y. 17. pace sei
i> 1^2 y. 25. per queU'effeUo
» 151. y. 36. nascitur
» 162. y. 12. estimb
« 164. y. 39. mai fatto
» 165. y. 29. sia stagione
» 175. y. 41. come comente, come
» 227. y. 46. deses per ges
» 228. y. 22 la plus grezida
» 230. y. 42. s plot yantar
» ivi y. 46. sep retener
M. 23Z y. 37. pus de lioys
» 234. y. 29. dat li
ivi y. 37. leing
ivi v. 40. en a quest
235. y. 23. Don p^rchu '1 verso sia
» 236. v. 1. che lo suo pregio dan no
» 237. V. 35. li bon fuit
» 238. V. 25. suo cari
« 240. y. 39. altra cost
241. V. 10. gran neia
243. V. 28. almeris
ivi v. 40. inrenze
** 245. y. 2. e fariali, assavire
» ivi y. 36. Amerozzo
247. y. 1. che mebbe messo
ivi y. 27. innamurato >
Goiimom
perteaente
queria
e leyerei
set par
e di poesia
quest alterezza
per lo scambio
si conserva
che sono qualitk
che nel suo grado
n^ discrazione
yunuto in desiderio
priva d'afibtto
si pjoverbiavano i Fiorentini 6 i Sanesi,
mentre il Fiorentioo burlaya il Sanese
che diceva
fatta di pelle
che ad amarva
sed io dimando
res er; mos er^ yostrer
aiatz
e vinto
pessamens
desvia
e la valenza
sel per
si legga dunque
solwizona
pace fei
per quell'affetto
nosciiur
e stim6
mai non vide fatto
fia stagione
come comente, come,
desesper ges
la plus grazida
s pot vanar
sap retener
pus de lieys
det li
loing
en aquest
non perche 'I vero sia
che lo auo pregio danna
li bon fait
suoi cari
altra cosa
gran noia
almens
intenza
e fariali assavire
Araorozzo
che m'ebbe messo
ionamuratu
2di
VAMiAJYTI '
Alia pag. 36. nols 5. ho da to alia voce dorata il yalore di lueente come
TorOy beJIa;. oyyero di chiome dorate, cioe bionde come I'oro. Ora , tatta quella
nota dee togliersi yia^ per aver io sbagliato neli' i Dtevpretare la parola dorata.
Natomi il dubbio che nel patso del Cavalcanti essa potease avere il sigtiificato dl
porta, ne esseodomi yenuto fatto di raccapezzarne I'origine, mi 8ono diretto per
lettera al Ch. Sig. Gioyabni Calyani, yaleatissimo filologo^ e perittssimo delta
lingua de'Troyatori y il quale si e compiaciuto colla massima geutilezza di rispon*
dermi, cfae nel basso Bretoue^ che si yuole per alquantt il Celtico antico, si yede
dor nel sfgnificato di porte qui sert a fermer I'entree d'une maison. ou autre
lieu elos, e dordal per porte principale d'une Bglisei e che nell'antico Fran*
cese si ha pure dore e deur (1) nel significato di porta di una casa. E forse che
nel lin gnaggio Aquitanico , seguitando per conghiettura 1' indole della lingua , la
yoce era dora anziche dorada, se pero in Tolosa cosl non era detto eccezional*
mente , e se dorata non disse il Cavalcanti , badando forse piu al Francese do*
re, quasi fosse doree, che alia yoce Provenzale, comunqo9 ella si scriyesse.
Egli mi ha fatto nel tempo stesso osseryare che il Cayaleanti in quella sua
Baliata si ^ piaciuto d'interporre voci Tolosane , e tale gli sembra che sia Vao
corellata al v. 26. della pagina suddetta: ov'egli yede il basso Latino corigia, edi
il Provenzale correja, che pe'Tolosani e Valenzani era coreUa, E da questa ayrk
il Cavalcanti tratto il Verbo accorellare , ed il suo accoreUata, per significare ci6
che i Franoesi dicevano cordclee, ed i Provenzali cordats] Nk yale il dire che
se si scriveva cocella, ti pronunziaya coregUa , giacch^ se ci6 ^ di presente, noa
siamo certissimi che fosse allora; e certo poi i nostri amarono di adattarsi pint-
tosto alia scrittura che alia pronunzia , come si fece in Castelta , che lunga-^
inente si disse in voce CastigUa, Si pi|6 danqiie itleiMie cbs aumreUata. Bfla ak*
tro signiGchi che Mtrettamenta dnta da una corigia.
Aba pag. 9(K y. 35. dee cancellarsi quel passo del Petratca^
Onde Amor di sua man m'avvinse in modo
Che Tamar mi fe'dolce e '1 pianger gioco,
essendo riporkato pih sopra al y, 19. della roedesima pagina.
Alia pag. 92. y» 43. si levi parimente quel yerso di Fabbrano da Peragia*
Nol tegna foUe, s'egli minisyene,
perocche^ quantunqne I'Editore Fiorentino ed altri lo leggano. cosl, tuttayia i Go-
dici piu correlti hanno
Nol tegna foUe, se men ben n'ottiene.
Alia pag. 95. aggiungi in fine la nota seguente. Dagli esempi, che abbiamo
recati, delle rime del nostro Majanese si fa manifesto quanto egli imitasse il fare
dei Proyenzali; ed era egli stesso si addentro nella loro lingua che si dilett6
eziandio di poetare in essa^ e si ha di lui il seguente Sonetto.
Las^ so qe m'es el cor plus fis e qars',
Ades vai de mi parten e lungian;
E la pena e '1 trebail ai eu tot tes pars.
On mantas vez n'ai greu languir ploran,
.... Amors mi ten el cor un dars ,
(1) In Inglese pure porta si dice door.
Oq eu ere qa el partir non es sea dan ,
Tro q'a mi dons ab lo jen parlars
'Prenda merse del mal qeu trag tan gran.
Leu fora si in yolgues mi dons garir
De la dolor q'ai el cor tan soyen ,
Qar en lei es ma vida e mon morir.
Merse en quier a mia domna valen
Per merse deia mon precs acoilUr,
£ perdon fasa al mieu gran ardimen.
« Li^^a! ci6 chevmi ^ al core piii fino e caro, adesso va da me partendo e allon-
gj^ado \ ( aUontanandosi ) e la pena e il travaglio ho io tutto senza pari , o&de
molte Tolte ne bo grave languire [Jorsndo. Amore mi tende al core un dardo ,
pnd'io credo che il parti re non h senza danno, fino che a mia donna dal gentil
r urlare prenda merce del male che io traggo tanto graode. Lteye (Jodie) fora
sarebhe ) se mi yolesse mia donna gaarire del dolore che ho al core tanto so-
yente , percbe in lei i mia yita e mio morire. Merc^ io chero ( dimando ) a mia
^pnna yalente , per merc^ deggia mio prego accogliere j e perdono faccia al mio
gfande ardiqiento » .
Alia pag. 232. nota 10. aggiuogi: Erra perci& il Bottari, che alia nota cocfczx.
delle Leltere di Fra Guittone leggendo , sulia fede di un Codice ,
£ non mi yanto ch'io disdotto sia,
spi^ la yoce disdotto per tgnora/Ue , in senso di smemorato.
Alia . pag. 240. nota 5. aggiungi : II Bottari alia nota cbiuy delle Lettere di
I^ra Guittone legge ,
Che assai poco si parte
Vista di pensamento,
Se non fosse fallanza ,
O 'mponimento d'arte,
f inierpretfi: che ami poco syaria la yista o I'apparenza dair interno pensiero ,
9» nifti ^ che altri yoglia fallare o inganriare o imporre artifiziosamente altrui> e
dimostrare altra cosa da quella die ha in talento o nel cuore.
Alia pag. 235. noty 1 . si legge : Gosl ha il Codice Riccardiano , il Codice
Pucci , e quello della Libreria de'Monaci di S. Salvatore di Bologna, Ma egli e
chiaro che il testo ^ scorrelto. Questa osservazlpne ya non alia nota 1. ma alia 2.
AUa pag. 253. nota 3. aggiungi: Gli Antichi , alia roaniera Spagnuola, tra-
lasciayano negli ayyerbj alcune yoke il mente. Cosi Fra Guittone ha antica per
antieamente nella Lett. XIV. Ora t^edrete antica e huovamente essfr diuenuto ec.
£ tra i piii modemi il Lasca alta per altamente, Gelos. I. 2. Morendo egli per
sqrte, co*$Uoi denari dlta e ricoamente rimaritar la potrebbe. Ma oggi questi
modi sono dismessi.
Alia pag 257. nota 3. aggiungi: In diversi luogbi tenne il re Artu la Ta-
yola rotonda, ma specialmente a Carlion , a Winchester, e a Camlet, ossia Ga-
melotto, nella contea di Somersetshire. Questo Camelotto , una yolfa famosa citt^
o castello, era situato sopra un^alta collina, e si ha di esso un' esatta descri-
zidne negli Annali di Stow. Debbo questa notizia alia culta Signora Marchess
Maria Bartolommei, ammaestrala assai nelle cose patrie, ed al dotto Americano
Sig. Riccardo Enrico de Wilde: e de' suoi lumi m ha pure soccorso alluopo il
Ch. Sig. Francesco del Furia Bibliotecario della Laurenziana.
293
INDICE DEL SECONDO VOLUME
NOZIONI PRELIM INAR I
a
jp> VII* De'varii acddenti che palirono i nomi presso gli
Jntichi • • • Pas. hi
• / DelUterminazioni de'nomi. fj i^^
if. Di altri acddenti de'nomi
5 ///. Dei generi de*nomi*
$. //^. Delle vod accresdute in fine .
5. y. Delia irasposizione delle letlere „
S* fTT. Delte parole sincopate e tranche • • • . ,, xrir
S* ^// Delle parole J aile quali i tolta o aggiunta qualche let^
tera o sillaba ,j xxi
$• yill. Delle parentele e amista fra le Uttere^edel mutarsi
che fanno d^una in altra • • • • • • j9 XXXli
Cap, Fill. Dc'nomi proprii j^l
Cap. m Di aicune licenze che s*incontrano nei Potti antlclU
intorro al nwtro , alia rima ^ ed agli accenti. • • jj ^tit
J. /• Delle licenze intorno al metro j> *▼*
$• // Delle licenze intorno alia rima ,, in
{. /// Delle lic*nze intorno agli accenti • . • • ^>
Cap. X Dello icambiamento de'numeri . . . >^ ^^-
Cap. XI. Degl'ipocorismi dati dagli antichi Poeti alle loro donne ^ ix
Cap. XII. Di alcuni ti toll , che gli Antichi davano a Dio , ai
Santij e alle creature .•••..* u ^X/i/
. SCRITTORF DEL SECOLO ^Ilf.
Poeti
lapo Gianni j, ^
Lapo d^gli Vberti m 22
Guido Cavalcanti >> 26
Gianni Alfani ji ^
Dante da Majano • • • • ^> ^^
La Nina Sid liana . ...... ^^ ^^
Dino Frescobaldi jj *0i
Fra Jacopone . • • • jy ^^0
Ser Brunetto Latini . . n ^^B
Bameri da Palermo >t 226
Buggerone da Palermo • j> 234
Messer Polo • >^ 234
Fabbruzzo da Perugia >* ^^^
Inghilfredi Siciliano • *> 237
Arrigo Testa ,> 23Q
Odo delle Colonne . . ....... ,^ 242
Ste/ano Protonotaro - • jj 244
294
Saladiuo da Pawn • • • .
Semprtbcne Ha Bologna ,
Pucciandone Martdli
M» Giovanni dall'Orto d*Arezzo
Folgore da S» Gemignano* . •
Cene dalla Chitarra • •
Lemma ossia Gi^gHclmo di Giovanni d*
Pucciarello di Fionnza .
Albertuccio della Viola •
AUaviano ossia Ottaviano Cardinals degl
Ser Monaldo da Soffena. •
Bindo '^d'Alessio Donati . •
Tommaso BUzzuola • . . •
Lqffb o Noffo Sonaguidi.
Giraldo da Castello
ifuccio Piacenti
Guido Orlandi
Graziolo da Fiortnza • • •
Riccuccio da Fiorenza •
Ser Pace Notajo . . • .
Francesco Ismera • • • .
Guido Navello da Polenta
Maestro Rinuccio ....
Orlandi
Vbaldini
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AUG 3 193a